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 Storia - Fatti e personaggi, passato e attualità.
Vecchio 12-04-2002, 23.24.39   #41
784
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X Oby: non sono sicuro del concetto di potere d'acqusto immutabile nel tempo, lo potresti giustificare?
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Vecchio 13-04-2002, 03.55.50   #42
scultore
 
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La globalizzazione cammina veloce non solo sul piano economico e finanziario, ma anche su quello culturale. Lo metteva in luce, qualche giorno fa, Rita Levi Montalcini: le nuove tecniche di automazione e di informatizzazione hanno trasformato il modo di vivere e di lavorare dell'individuo. Trasformeranno anche il modo di pensare.

 
Vecchio 13-04-2002, 12.36.11   #43
ObyWan
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per 784: potere d'acquisto

Il quantitativo di soldi inteso come potere negoziabile presente sul pianeta possiamo stabilirlo arbitrariamente, supponiamo a 1000.

Questo numero rappresenta quindi il valore massimo attribuibile all'insieme delle capacità di spesa dei sei miliardi di persone del pianeta sommate insieme.

quindi sei miliardi di persone sono in grado di negoziare 1000 soldi in cambio di un equivalore corrispondente in beni e servizi.

quindi, pro capite, ognuno dispone (per media aritmetica) di una uguale frazione di questi soldi.

Quello che cambia il discorso è la distribuzione di questi soldi.

Se una sola persona possiede più di un seimilionesimo di questo capitale, allora tutte le altre avranno globalmente meno soldi. In pratica, nessuno può diventare infinitamente ricco senza che gli altri diventino infinitamente poveri, proprio perchè la quantità di soldi è finita ed immutabile, o per meglio dire, è finito ed immutabile il potere d'acquisto.

Supponiamo quindi la seguente suddivisione:

a) 10 persone hanno 500
b) 990 persone hanno 500

ogni membro di a) può accedere ad una capacità di spesa di 50
ogni membro di b) può accedere ad una capacità di spesa di 0,5

ma il potere d'acquisto pro capite è comunque mediamente ad 1.

Se la popolazione del pianeta aumenta, ad esempio del 10%, otteniamo quanto segue:

a) 11 persone hanno 500
b) 999 persone hanno 500


ne deriva che gli individui di a) possono accedere ad una capacità di spesa di 49,9 e quelli di b) ad un po' meno di 0,5.

Questo vorrebbe dire che al mondo diventiamo tutti più poveri, ma sappiamo che non è così.

Occorre allora "inflazionare" il valore complessivo, e se questo fosse uniforme sul pianeta allora all'aumentare della popolazione aumenterebbe proporzionalmente il valore globale del potere d'acquisto e le proporzioni rimarrebbero globalmente e singolarmente immutabili.

a) 11 persone hanno 550 (50 a testa)
b) 999 persone hanno 550 (0,5 a testa)


Sappiamo che anche questo non avviene: l'inflazione dell'italia, per esempio, è di qualche punto percentuale mentre quella del Brasile è un tantinello più alta, per fare un esempio.

Questo porta a riequilibrare il potere d'acquisto in

a) 11 persone hanno 570 (51 a testa)
b) 999 persone hanno 530 (0,45 a testa)

ma il potere d'acquisto pro capite è immutabile. Quello che cambia è la distribuzione.

Spero di essere riuscito a spiegarmi.


Ciao!!
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Vecchio 13-04-2002, 14.00.59   #44
Franco1
 
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Per Obywan

Obywan temo che tu parta da un presupposto sbagliato.
Tu dici “Si vocifera che nulla si crea dal nulla. Credo che sia così anche per i soldi .... Se ho ragione, la quantità globale di denaro presente sul pianeta è fissa ed immutabile, o per meglio dire, la quantità di denaro pro capite del pianeta è fissa ed immutabile.”

Non è così : è possibile aggiungere ricchezza a quella gia esistente, è possibile produrre ricchezza in vari modi.
Immagina di vivere al tempo del baratto…se tu possiede un pezzo di stoffa, possiedi una merce che ha un determinato valore sul mercato del baratto, ma se sei un bravo sarto puoi aumentare il valore di questa stoffa e farla diventare vestito. I mattoni di per se hanno un valore ma sotto forma di casa ne hanno un altro, il grano ha un valore, la farina ne ha un altro, ed il pane un altro ancora.
Non si tratta quindi di vivere di raccolta di frutti, caccia e pesca e basta (in quel caso avresti ragione) ma siamo in grado di aumentare la ricchezza, di moltiplicarla, di farla crescere e lo abbiamo dimostrato nel corso della storia.
La moneta è solo la rappresentazione di tale ricchezza, la ricchezza c’è e solo che ha questa maledetta tendenza a accumularsi, ad addensarsi nelle mani di quella che già ne hanno abbastanza.
 
Vecchio 13-04-2002, 14.45.57   #45
784
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La penso come Franco, tranne che su una cosa:
Secondo me non è la ricchezza che tende ad addensarsi di per sè, ma il concentramento è probabilmente inevitabile all'interno del nostro sistema.
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Vecchio 13-04-2002, 20.08.15   #46
ObyWan
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Forse non mi sono spiegato ....

Dal punto di vista del valore intrinseco di un bene, hai ragione Franco1.

Ma io ho parlato di potere d'acquisto.

Se creo ricchezza aggiungendo il valore del mio lavoro alla bruta materia, occorre che il bene che elaboro valga più del bene grezzo, e quindi ottengo più soldi per quel bene elaborato che nella mera rivendita o baratto.

Questo naturalmente prevede che il mio mercato sia più ricco, altrimenti non riuscirei a vendere nulla.

Se aumenta il prezzo, aumenta forzatamente il danaro che il mio cliente può spendere, altrimenti non vendo più nulla.


E qui torniamo al mio discorso: il potere d'acquisto. Se cento anni fa avessi proposto sul mercato una moderna autovettura, essa avrebbe avuto un prezzo (deflazionato al periodo storico) proibitivo per chiunque. In pratica si crea ricchezza intrinseca aggiungendo, come valore, il proprio operato, ma facendo tutti così (come del resto avviene) aumenta il valore di commercio di un bene ed aumenta la quantità di danaro disponibile al mercato (i consumatori). Se così non fosse non saremmo in grado di comprare alcunchè.

In pratica, se un bene grezzo vale 100, vuol dire che il mercato possiede cento denari per l'acquisto. Se vale 1000, vuol dire che il mercato possiede 1000, e così via.

Il potere d'acquisto è quindi un'altra cosa: esprime la capacità di possesso di un bene, indipendentemente dal valore intrinseco del bene.

Ciao!!
ObyWan is offline  
Vecchio 13-04-2002, 21.08.39   #47
VanLag
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Let us go on....

Per ObyWan

Ben ritrovato anche a te..... Vedo la spada laser scintillare e questo mi fa pensare che sei in ottima forma....

Comunque sto cercando di seguire il tuo discorso, ma ti confesso che, probabilmente a causa del mio rinco..... senile, stento a seguirti.... (o forse mi sto illuminando...... sssstttttt).
Cioè ti seguo nei ragionamenti ma non capisco se tramite quelli stai indicando qualche cosa o se è solamente un esercizio di riflessione fine a se stesso.

Comunque in linea di massima partendo dal tuo presupposto/esempio di 1000 denari, per 1000 abitanti del pianeta è impensabile che vengono divisi un denaro a testa.
Cioè......... Se ripartissimo da zero forse potremmo dare, con saggezza salomonica, un denaro ciascuno ma già il giorno dopo qualcuno ne avrebbe sperperata una parte, qualcuno li avrebbe seppelliti in giardino e, qualcuno li avrebbe fatti fruttare.
Ora......... Stabilito che non si può pensare ad una uniformità di benessere, potremmo porre un limite alla sperequazione. Cioè tutto bene finché c’è chi possiede 1,50 e chi possiede 0,50. Tutto male invece se alcuni hanno 2 denari ed altri 0.

Quello che servirebbe quindi davvero, (e qui mi ricollego al discorso di Alessandro), è un etica dei mercati e dei capitali.



Per 784 che dice:

- Personalmente non ho nessuna nostalgia del passato, che hai presentato decisamente idealizzato Van: in passato si tirava avanti con uno stipendio, è vero, e infatti non si aveva nulla! -

........ Io......... rimpiango l’odore di stalla e di latte fresco che sentivo quando, da bambino, andavo con le mie sorelle a prendere il latte dal contadino che abitava vicino a noi. Era un latte speciale, appena munto dalla mucca e non la broda che vedo uscire dalle scatole del latte confezionato che compro al super mercato.

E’ vero che avevamo meno! Ma allora questa società ha aumentato i nostri tenori di vita o no?
VanLag is offline  
Vecchio 13-04-2002, 23.10.08   #48
784
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Quello che non rimpiango sono le malattie, le carestie la malnutrizione, la quantità di lavoro necessario solo per sopravvivere, l'incredibile mortalità infantile, l'ignoranza diffusa, la riduzione degli orizzonti a poche decine di chilometri...

Anche queste cose sono solo una faccia della medaglia, che pare che tanti si siano dimenticati, però.

Oby: Come spieghi la maggiore disponibilità di beni se il potere di acquisto è immutabile?
784 is offline  
Vecchio 14-04-2002, 03.11.43   #49
ObyWan
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Ancora sul potere d'acquisto

Io non mi riferisco al potere d'acquisto del singolo, ma al potere d'acquisto pro capite, ovvero il potere d'acquisto medio di ogni abitante della terra se la distribuzione di beni e danari fosse uniforme per tutti.

Quanto alla disponibilità di beni, è un meccanismo di saturazione del mercato: Quando tutti avevamo la tv in bianco e nero, ecco che spunta quella a colori. Quando poi tutti abbiamo la tv a colori, ecco che spunta il videoregistratore, il DVD, ecc. ecc.

Quando un mercato si satura, occorre riciclarlo con qualcosa che sia migliore, oppure occorre indurre un bisogno dove prima non c'era. (pubblicità, stereotipi, ecc. ecc.)

Ma, in tutto questo, torno a dire che il valore intrinseco globale della produzione non può superare il valore globale della potenzialità di consumo, altrimenti produco produco e poi non posso vendere perchè non c'è chi compra, o se c'è non ha i soldi per comprare, o chi li ha il prodotto ce l'ha già.

E quindi, il potere d'acquisto globale è immutabile, se così non fosse, il capitalismo si sarebbe estinto da tempo.

Tornando in base a quanto ho appena scritto all'inizio del discorso ed al titolo di questa riflessione: "globalizzazione", il punto è proprio la disponibilità di beni ed il loro consumo eterogeneo a livello globale.

Se il potere d'acquisto fosse omogeneo ognuno di noi potrebbe costruire automobili in modo artigianale ed ognuno di noi potrebbe avere il suo piccolo mercato.

Il problema nasce quando qualcono lavora per me alla costruzione di un bene. Senza tirare in ballo il concetto di plusvalore e di pluslavoro, va da se che una persona che lavora percepisce una retribuzione, che puntualmente spende in beni di consumo che produce esso stesso.

E' quindi un circolo vizioso, si produce per vendere da un lato, si aiuta a produrre per acquistare dall'altro. Per produrre pago uno stipendio, per comprare ho bisogno di uno stipendio. Più vendo più posso produrre, più produco più ho bisogno che i prodotti vengano acquistati. Il limite è quello per il quale ho raggiunto una produzione tale da soddisfare le esigenze di chi compra. In questo momento devo produrre di meno perchè i prodotti vengono venduti meno, quindi non mi avvalgo più della collaborazione di chi lavora per me e tolgo dalla circolazione i relativi stipendi, che contribuiranno a deprimere maggiormente il mercato, e così via.

In pratica, i soldi non sono nostri. Ci vengono prestati. Gli unici soldi nostri sono quelli che non spendiamo.

In un'ottica globale, avendo il prodotto occidentale saturato il mercato occidentale, i casi sono due: o si creano nuove esigenze o si allarga il mercato. Ed è a questo secondo scopo che serve il terzo mondo. Al di là di qualsiasi aspetto morale, il terzo mondo è un'inesauribile scorta di consumatori. E' sufficiente prestare loro del denaro e fare in modo che lo spendano in beni che io produco.

L'alternativa a questo è il concetto marxista, ma perchè funzioni necessita di una condizione irrinunciabile: occorre essere tutti d'accordo. (non ci si riesce in quattro su questo forum, figuriamoci in sei miliardi).

In ogni caso, prima o poi la "globalizzazione" coinvolgerà anche chi oggi vive esclusivamente del frutto delle sue mani e di ciò che offre la foresta. Quando quel giorno verrà vorrà dire che il mercato ha assunto una dimensione planetaria, e che più di così non potrà essere espanso. Sarà il collasso totale.

Spero di non avervi annoiato con questa mia lunga telenovela a puntate, a volte complicata da seguire, che è un pezzetto di ciò che vedo del mondo, e che mi sembrava riduttivo liquidare in un unico post senza intanto raccogliere le impressioni, le critiche ed i suggerimenti di tutti voi.

In sintesi:

Se desidero diventare ricco per poter comprare tutto ciò che c'è al mondo, allora devo condannare qualcun'altro a diventare povero, o a diventare ancora più povero di quello che è.

Oggi abbiamo i Rayban e il Nokia, ma per averli li abbiamo dovuti barattare con quanto abbiamo strappato dalle fauci affamate di miliardi di persone.

Ciao!


Ultima modifica di ObyWan : 14-04-2002 alle ore 03.15.47.
ObyWan is offline  
Vecchio 14-04-2002, 10.06.08   #50
Mary
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Caro ObyWan
ho letto con molto interesse quel che hai scritto. E, nella mia grande ignoranza, condivido.
Io sono per il progresso, ma solo quando questo rispetta l'uomo e non lo trasforma in uno strumento.
La strada che l'umanità sta percorrendo oggi è solo un vicolo cieco. Arriverà il momento in cui non potrà andare oltre, come quando gonfi un palloncino..... gonfia gonfia alla fine esplode.
Ma prima che esploda distruggeno tutto e tutti qualcuno dovrebbe fare qualcosa. Cosa? se lo sapessi......?!!!!
Posso azzardare?!!!
Si dovrebbe partire dal decremento demografico (la terra più di un tot non ci può reggere), poi la tecnologia dovrebbe essere veramente al servizio dell'uomo rispettando la qualità e non la quantità dei suoi beni. Poi la libertà. Non dimentichiamoci la libertà, dove manca non può esserci vero progresso. Infine l'equilibrio della distribuzione dei beni. Ciascuno dovrebbe avere quel che gli necessita come base. Ovvero anche un solo talento che sarà libero di mettere sotto terra o usarlo.
La soddisfazione dei bisogni primari e la libertà credo siano le basi su cui poggiare qualsiasi tipo di società civile.
Noi, su questo forum siamo quattro gatti... forse cinque. Ma, senza farci prendere da un eccesso di presunzione o megalomania, pensiamo che le idee sono come il vento, girano l'intero pianeta senza tanta problemi.
Voi cosa ne pensate?
Ciao
Mary is offline  

 



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