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 Storia - Fatti e personaggi, passato e attualità.


Vecchio 09-09-2006, 21.32.08   #31
Bige
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Riferimento: 8 Settembre 1943

Weyl complimenti per il tuo intervento molto esaustivo e abbastanza imparziale.

Però non sono d' accordo con il punto 2: fondamentalmente l' errore strategico fu commesso dalla Società delle Nazioni, che si mise ad alzare la voce contro l' Italia semplicemente perchè voleva avere un impero coloniale più esteso, quando a quell' epoca praticamente tutte le nazioni europee possedevano numerose colonie. Sanzionando l' Italia per un tale motivo si garantì un nemico sicuro, e l' Italia oltraggiata protestò sonoramente per questa palese presa di posizione contro di essa. Tant' è che pochi mesi dopo la Soc delle Naz ritirò le sanzioni, ma ormai il danno era fatto.

X patri15
Chiaramente parlavo dal punto di vista militare

Bige is offline  
Vecchio 10-09-2006, 03.10.08   #32
Weyl
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Riferimento: 8 Settembre 1943

[quote=Bellerofonte

Quando sostieni,nel punto 9, che dopo il 10/06/40 i tedeschi nei nostri confronti furono"generalmente molto corretti",ti riferisci all'atteggiamento politico-diplomatico, oppure al comportamento collaborazionistico tra i due eserciti in battaglia?

Non ho capito bene cosa intendi al punto 18, quando sotieni che l'italia non corse mai il rischio di "essere divisa a metà"come la Germania.

Personalmente ritengo l'8 settembre un atto "dovuto", oggettivamente obbligato,visto l'evolversi del conflitto e le condizioni in cui era l'Italia in quel momento,cioè nell'assoluta impossibilitò di continuare un conflitto forse già perso in partenza. Non fu una "vigliaccata", ma una resa.[/QUOTE]

Ringrazio te ed anche bige per il riconoscimento: non sono uno storico, ovviamente, ma ho voluto nel corso della mia vita cercare di comprendere ciò che mi pareva incongruo nelle spiegazioni "scolastiche".
Sono un lettore veloce ed ho buona memoria: il resto, credo, venga di conseguenza.

Sul punto 9. Mi riferisco essenzialmente alle decisioni degli alti comandi, i quali si riconducevano direttamente alla volontà di Hitler.
Vorrei sottolinearlo questo fatto: in ogni momento del suo agire bellico, l'Alto Comando tedesco operò sempre non "dietro delega" del Fuehrer, ma sotto la sua personale e indiscussa direzione.
Questo strano e bizzarro modo di gestire la guerra fu "unico" nello scacchiere del conflitto: Hitler fu l'unico capo di Stato che, operativamente, prese il comando diretto di ogni operazione bellica.
Al di là di tali concretizzate intenzioni, i "quadri" direttivi dell'esercito tedesco non erano affatto così omogeneamente schierati.
I vincoli di fedeltà, tuttavia, erano tanto forti da saper trascurare l'anomalia della situazione, senza uguali nè allora nè dopo per tutto lo scenario mondiale.

I quadri militari dell'esercito tedesco non vedevano affatto di buon occhio i contingenti italiani.
Il nostro contributo non era quasi previsto, le decisioni dei nostri generali (i quali operavano, invece, con "delega" di Mussolini) quasi sempre non considerate.
Difficile, tuttavia, dare torto all'oggettività storica: i nostri soldati agirono quasi sempre con incredibile eroismo, con "puntate" a volte quasi geniali, ma sempre, purtroppo, nella confusione e nella disorganizzazione generale.
Il più perfetto commento a questo stato di cose venne da Rommel (responsabile delle truppe in nordafrica), il quale disse: " L'esercito italiano è composto di ottimi soldati, mediocri ufficiali e pessimi generali".
Prima di essere povero di mezzi (fatto solo in parte vero), il nostro esercito era privo di intelligenza, di buon senso e di strategia: soffocato dalle farragini burocratiche, da una carriera militare ingessata in un'ottica ottocentesca, dispregiata dalle menti migliori che il Paese produceva.
Sarebbe un lungo discorso, che vorrei invece contrarre in brevi giudizi: formati, in generale, alla tradizione militare piemontese, i nostri ufficiali del tempo trovavano le proprie collocazioni ideali alle rappresentazioni operistiche, alle inaugurazioni e durante la parate.
Altro era, evidentemente, condurre operazioni belliche sul campo.
Per i tedeschi noi fummo un grave impedimento.
Potevamo risultare imprevedibili, efficaci, ma mai determinanti in battaglia.
Questo era il punto di vista di chi combatteva al nostro fianco.
Ciononostante, fino al settembre 1943, i tedeschi furono leali: accorsero in nostro aiuto quando fu necessario e riconobbero il valore di molti tra i nostri soldati.
Molti furono insigniti delle onorificenze militari germaniche: quasi tutti uomini della cosiddetta "truppa".

Non meravigliatevi del fatto che, durante le disastrose ritirate in Russia, gli alpini fossero abbandonati al loro destino: una "ritirata", dentro il complesso agire di una "campagna", non è una fuga.
Non è affatto un "si salvi chi può", sebbene un retrocedere strategico, finalizzato di solito alla conservazione di qualche posizione, al raccogliersi di divisioni ed al tentativo di sferrare una controoffensiva.
Tutto ciò richiedeva, anche a quei tempi, rapidità: impossibile e sciocco pretendere che i tedeschi, assai meglio motorizzati, rinunciassero a tali tentativi in favore di una "rotta" a seguito della quale curarsi soprattutto di salvare quanto più possibile delle vite umane messe in gioco nell'azione.

Al punto 18. Non corremmo mai quel rischio perchè, semplicemente, eravamo "decretati" ad essere occupati semplicemente dai contingenti angloamericani.
Nessuno, tra gli alleati, ritenne mai necessaria un'operazione complessa e truculenta come quella che si pose in essere per l'invasione del suolo tedesco.
Sovietici ed alleati comunisti restarono quindi fuori del programma bellico che ci concerneva: esclusi, naturalmente i serbi di Tito nella Venezia dalmata, in Istria e nella Venezia Giulia.
La germania, invece, venne aggredita da più fronti: da sud, dopo la nostra risolta occupazione, da parte degli angloamericani; da ovest, da parte degli stessi e dei francesi e belgi; da est da parte dei sovietici e polacchi.
Il nostro Paese, invece, fu occupato progressivamente, da sud a nord, dalle stesse forze angloamericane (canadesi, australiani e neozelandesi compresi, naturalmente, più magrebini, indiani, e quanto, praticamente, restava del mondo non slavo).

Al punto 2. Concordo, ma quello era il punto di vista della Società delle Nazioni.
Rammento che, fino allora, erano buoni i nostri rapporti con la Gran Bretagna e la Francia.
Il problema si riconduceva alle eccellenti relazioni di Hailè Selassiè con l'impero britannico ed alle speranze che questi aveva di poter ottenere uno sbocco sul mar d'Africa in cambio di un protettorato.
Ma gli inglesi avrebbero ceduto, lasciando tempo al tempo.
Bastava che la campagna di guerra durasse qualche mese in più. Del resto è noto che Mussolini chiese a Graziani di non entrare "subito" in Addis Abeba e che fu colto in contropiede dalla stupida prosopopea di quello stesso idiota che produsse il dettato dell'armistizio dell'8 settembre (Badoglio).
Possiamo dire che, come al solito, fu la sciocca sicumera dei "quadri" militari, incapaci di correlarsi alle più complesse intenzioni del Duce, a precipitare l'Italia in una gravissima e micidiale crisi internazionale.
Il mondo pareva ancora mille miglia lontano dalle fiamme che, di lì a poco, l'avrebbero avvolto.
Mussolini fece "buon viso" a cattivo gioco, anche se, di lì a poco, fece "fuori" Badoglio (mai chiesti "perchè"?) a favore di Graziani, e "rivendicò le "sanzioni" come ribadimento delle stesse meschine motivazioni che, a Versailles, avevano umiliato l'Italia.
Fu, in questo, un eccellente politico, rispetto allo scenario interno del Paese.
Ma Badoglio, credetemi, andava fermato prima.
In ogni modo.
Weyl is offline  

 



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