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Il rapporto uomo-natura

Di Gianfranco Cordì - Marzo 2018

 

La filosofia si è sempre divisa tra idealismo e realismo. Sin dai tempi di Platone (il primo idealista) ci si è sempre interrogati sulla realtà delle cose. Aristotele, poi, ha tematizzato la possibilità di una considerazione organica (la sua «Fisica») delle cose. Insomma da una parte ci sono le cose e dall’altra le idee: che poi sono i nostri schemi concettuali. Ciò che abbiamo nella testa. I giudizi sintetici a priori. Ciò che ci contraddistingue in quanto esseri umani: le idee sono i contenuti della mente. Sono ciò che riempie la mente. La mente, in sé stessa, non sarebbe nulla senza le idee come l’acqua senza il bicchiere: l’acqua è il contenuto del bicchiere ma se io affermo di volere un bicchiere d’acqua io affermo di volere il contenuto, cioè le idee: il bicchiere è la mente, cioè il contenitore. E il cervello non fa altro che mettere in moto la funzione della mente. L’intelligenza, alla fine, non è che la congiunzione di queste tre cose: cervello, mente e idee. La nostra mente è diversa dalle cose. Come ci ha insegnato Cartesio esiste una contraddizione e una mancata relazione tra sostanza pensante e sostanza estesa. Esse sono fra di loro non comparabili. La mente è la sostanza pensante; mentre le cose sono la sostanza estesa; la materia; la materia che è composta da atomi: gli atomi che sono composti da protoni, elettroni e neutroni. La materia come costituente dell’universo: la materia (le cose) come oggetto cui si applica l’intelligenza. La materia come ricettacolo di tutte le forme. La materia come ciò di cui siamo composti… Alla fine, dopo Immanuel Kant, non resta da aspettarsi che un panorama globale nel quale domina incontrastata una mente che pensa rispetto a un mondo reale che viene pensato. Ma se le cose sono pensate (se io penso un computer) allora esse non sono più le cose (ma sono le idee delle cose). Se io penso un computer allora questo mio pensiero non è il computer: è il mio pensiero del computer. E c’è un’enorme differenza tra pensare un computer e utilizzare un computer reale… L’idealismo, come corrente filosofica, privilegia l’idea: quello che conta è il mio pensiero del computer rispetto al fatto che posso digitare veramente su un computer reale. Cioè sono io che filtro il mio digitare i tasti col mio pensiero. Sono io che pensando un computer sto pensando anche al fatto che posso digitare i tasti. Il pensiero del computer (nella mia testa) viene prima del computer reale… Il realismo, invece, privilegia la realtà a scapito della mente. Non contano i nostri schemi concettuali (almeno, non contano in maniera determinante) conta il computer. È il computer che dice alla mente come devono essere digitati i tasti. La storia della filosofia è stata attraversata da questo tema: vengono prima le parole o le cose? Bisogna assegnare un ruolo privilegiato alla mente o alla realtà? Sono io che vedo le cose in un certo modo perché esse sono in un certo modo? O sono le cose che sono in un certo modo perché io le veda così? È la relazione fra mente e realtà che contraddistingue la storia della filosofia. E perché l’uomo si è occupato di questo problema nel corso della sua storia filosofica?  Perché esiste una considerazione delle cose che tende a vedere l’uomo nel suo rapporto con la natura. Con le cose. Con la realtà. Le grandi domande della filosofia sono: dove andiamo? Perché viviamo? Da dove veniamo? Ma esiste anche una domanda radicale circa il rapporto tra l’uomo e le cose. Perché l’uomo si pone in relazione alle cose in un certo modo? Perché ci poniamo questa domanda? Perché l’uomo non ha rapporti solo con Dio o la natura. Egli ha rapporti anche con le cose. Egli ha rapporti anche con la realtà. E che significa questo? I grandi temi della filosofia non sono solo quelli detti: il rapporto uomo-Dio, il rapporto politica-società ecc: ma c’è anche un altro grande tema: il rapporto di un uomo con quello che gli sta attorno. Dunque interrogarsi sulla natura (ovvero sulle cose che compongono la natura) equivale a interrogarsi sul contesto nel quale si trova l’uomo. La domanda sul contesto è la seguente: perché mi trovo qui? Con questa sedia davanti, con questi alberi intorno… E questo è un tema ontologico. La diatriba idealismo-realismo alla fine è la lotta tra chi predilige la relazione (uomo-natura) e chi predilige i temi della natura che ci resiste. Si tratta di predilezioni non di posizioni di pensiero assolute: l’idealismo mette prima la mente, il realismo mette prima le cose. Non si tratta di due posizioni di pensiero che assolutizzano la loro stessa posizione di pensiero: l’idealismo come interprete della realtà tutta: no. Si tratta solo di predilezioni. In definitiva di privilegiamento di qualcosa a scapito di qualche altra cosa. Alla fine che cosa resta? Che la filosofia si è sempre divisa (nel corso della sua storia) tra chi privilegia nel rapporto uomo-natura ora l’uomo ora la natura. Non resta che capire – non ha importanza chi vincerà questa battaglia – se ha senso chiedersi: «Cos’è questa sedia?».

 

Gianfranco Cordì
Dottore di ricerca in filosofia

 

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