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massoneriaRiflessioni sulla Massoneria

di Luca Fucini   indice articoli

 

L'impegno nella Pace della Libera Muratoria italo-francese tra Ottocento e Primo Novecento

Aprile 2019

 

La Massoneria ha da sempre perseguito un ruolo estremamente attivo nella creazione e divulgazione dei valori umanitari, sostenendo i principi di fratellanza ed uguaglianza, gettando ponti di solidarietà tra nazioni ed occupandosi in concreto di educare l’Uomo alla pace e alla tolleranza.
Per comprendere meglio l’azione concreta della Libera Muratoria nel campo umanitario, a partire dall’indottrinamento dei suoi adepti, è illuminante conoscere quanto riportato, a proposito della costruzione della Pace, in un libricino intitolato “Pensieri e aforismi massonici” edito dal Grande Oriente d’Italia a Torino nel 1901:

 

“I pessimisti pretendono, che in fondo alla natura umana resterà eternamente un germe di barbarie, cui la civiltà anche più progredita non potrà mai distruggere. Invece i Liberi Muratori hanno maggiore fiducia nella indefinita perfettibilità, ond’è dotato l’uomo. La guerra, ad esempio, non avrà fine per opera di re o di governanti, ma sì per l’azione dei popoli meglio edotti de’ proprii interessi morali e materiali. Istillate idee più sane nei fanciulli, e cominciate col riformare l’insegnamento della storia, che presenta gli uccisori d’uomini come tanti eroi; predicate ai vostri figli, che il diritto della ragione è superiore a quel della forza; applicatevi a fare delle figlie vostre tante donne, non tante bambole: ed avrete compiuto già molto per istrappare dal seno della società moderna il cancro roditore, che la dilania. Dal presepio è uscita l’abolizione della schiavitù: dalla Loggia, che in ogni paese concilia tutte le opinioni e tutte le credenze, uscirà il regno della Pace”.

 

D’altronde nelle Constitutions of the Freemasons pubblicate nel 1723, da sempre associate al pastore della Chiesa Presbiteriana Scozzese James Anderson, si legge:

 

”...Whereby Masonry becomes the Center of Union, and the Means of conciliating time Friendship among Persons that must have remain’d at a perpetual Distance”.

 

Il legame massonico quindi come inno alla vera amicizia tra gli individui, al di là delle concezioni politiche e religiose, unico vero collante per la Pace.

La codificazione della moderna Massoneria avviene proprio in un periodo devastato dalle guerre di religione quando in Inghilterra i cattolici venivano perseguitati ed in Francia oggetto di feroce inquisizione erano i protestanti.

Le logge diventarono una sorta di ‘stanza di compensazione’ dove potersi incontrare senza parlare di politica e di religione, per scambiarsi opinioni e sviluppare così nuove idee e concezioni per il progresso e per il bene dell’Umanità.

Tuttavia, forse è più di un’opinione pensare che le officine libero-muratorie, a volte vere e proprie logge militari da campo, servissero in realtà per acquisire informazioni proprio dagli autoctoni ‘arruolati’ nelle file massoniche.

Un esempio di questa tendenza lo troviamo nell’attività massonica del Duca di Warthon, il quale, con grande capacità istrionica, passò dal campo giacobita a quello hannoveriano con estrema disinvoltura, attività che può essere compresa solamente se gli si attribuisce un ruolo nella ’intelligence’ dell’epoca.

Conoscere per dominare, sempre per garantire la stabilità e la pace.

 

L’impegno dei massoni in Italia e in Francia tra Ottocento e Primo Novecento fu proprio quello di promuovere la rivoluzione dell’affratellamento, nella tensione di creare la pace universale a vantaggio di tutti i popoli e i ceti, seguendo quell’alveo di pensiero costruito già nel secolo precedente da Kant, Fichte, Krause ed altri.
Il realismo di Zola e Verga in letteratura, il positivismo di Auguste Comte in filosofia contraddistinguono i movimenti di pensiero dell’epoca e con occhi realisti i liberi muratori francesi e italiani guarderanno al mondo, individuando le sofferenze e le miserie del tempo, propugnando i valori di libertà, di tolleranza e di solidarietà quali sicuro viatico per un progresso di pace e di giustizia.

Nella seconda metà dell’Ottocento le conquiste della scienza e lo sviluppo economico diffusero nella borghesia una carica di ottimismo basato su una solida fiducia nella propria possibilità di iniziativa e sulla convinzione che il cammino dell’Umanità fosse destinato solo a progredire.

L’idea di progresso viene sostenuta proprio da tutti gli appartenenti alla Massoneria quale sicuro viatico per la felicità dell’uomo, secondo il principio che la natura umana ha in sé le facoltà di migliorare continuamente e non è condannata a sperare in una felicità oltre la morte, ma può realizzarla in questo mondo.

Negli anni tra il 1850 e il 1870 dall’idea di progresso nacque una vera e propria corrente di pensiero, il positivismo, che influenzò per molti decenni la cultura occidentale e che sicuramente ha permeato le tavole e le balaustre scolpite nei templi massonici.

Paradigmatico sarà il discorso inaugurale del IX Congresso nazionale di idrologia, climatologia e terapia fisica, tenutosi a Sanremo nel 1908, dove il massone Orazio Raimondo, allora sindaco della città, poi deputato alla Camera nel 1913, con la sua abilità oratoria affermava:

 

“La scienza assicura il progresso, sottomettendo via via il mondo esterno al nostro dominio in una guerra illustre e senza tregua.

La scienza è necessario fattore di moralità... la scienza conferisce la libertà, emancipandoci dalle superstizioni e dalle menzogne... la scienza restituisce l’uomo a sé stesso”.

 

Nel medesimo alveo di pensiero si troverà il fratello di loggia Mario Calvino, padre dello scrittore Italo, che nella rivista “l’Agricoltura ligure” del primo gennaio 1905 esorterà i coltivatori:

 

”... E la Scienza s’impone come la Vera Religione dell’Uomo.
Il Lavoro della Mente, del Cuore, e del Braccio vengono innalzando l’Umanità, che nuovi elementi di luce, di vita e di forza attinge dalla propria virtù”.

 

Ciò a testimonianza di come le tesi positivistiche influenzassero in concreto il pensiero di quei massoni che all’epoca erano impegnati profondamente nel processo di nation-building.

Sempre attingendo allo stesso filone di pensiero, all’inizio del Novecento, il gran maestro Ernesto Nathan esortava:

 

”Risvegliare nelle anime assopite quelle sante ispirazioni, informandole alle esigenze odierne di riscatto morale; temprare le coscienze col sentimento del dovere civile all’amore fraterno, alla fraterna difesa contro la ingiustizia; piantare profonde le radici della idealità che, fondendo la fede con la scienza, sollevi in alto l’essere, ecco l’apostolato educatore dell’Italia civile; e per essa, nel desiderio del bene che ci punge, dove altri non comprendano e si incarnino il compito sublime, della Massoneria … un’associazione universale, che non riconosce limiti al progresso, né ceppi alla pacifica manifestazione del pensiero, mancipia di uomini e gruppi i quali asservono progresso e pensiero a parziali, immediati, determinati fini”.

 

Nessuna limitazione al progresso, quindi, grazie all’azione della Libera Muratoria che peraltro aveva goduto di un periodo di pace sicuramente lungo, infatti, l’Europa, dopo il trattato di Pace fra Prussia e Francia del 1871, non aveva sofferto delle devastanti conseguenze di alcun conflitto, e ciò sino allo scoppio della guerra mondiale del 1914.

Inoltre, proprio all’inizio del XX secolo, con l’avvento di Giolitti al governo, l’Italia aveva compiuto una svolta democratica moderna dopo il periodo delle leggi Pelloux e il nefasto evento del regicidio, favorendo così un sicuro sviluppo nel processo di costruzione del nuovo regno.

Sarà il momento, grazie alla pace, delle visioni cosmopolite, delle grandi mostre internazionali e come evidenzia Alessandro Mola: “Tra Otto e Novecento l’area del pianeta più irrorata dal pensiero massonico compì uno sforzo gigantesco per accelerare e stabilizzare la pace e la cooperazione nella diversità.

Basti ricordare, a riguardo, le grandi esposizioni internazionali (in un’epoca già segnata dalla statizzazione del progresso scientifico, e soprattutto di quello di valenza bellica), la diffusione di lingue universali (l’esperanto fu solo la più nota e duratura prima dell’avvento dell’”americano” quale interlingua d’uso), la riproposta delle Olimpiadi e la risonanza conferita ai Premi Nobel per le scienze (fisica, chimica, medicina), la letteratura e, particolarmente emblematico, per il progresso della pace.” (1)

 

La pace significava anche superamento di ogni confine, anche della singola cittadinanza, ed all’uopo è importante ricordare il letterato massone Christoph M. Wieland (1733-1813), il quale sosteneva che:

 

“i cosmopoliti portano il nome di cittadini del mondo, poiché considerano tutti i popoli della terra come altrettanti rami di un’unica famiglia, l’universo come uno stato di cui essi sono cittadini, per contribuire, sotto le leggi universali della natura, alla perfezione dell’insieme”.

 

Peraltro, il filosofo massone Johann Gottlieb Fichte (1762-1814), codificatore dell’idealismo patriottico attraverso i suoi Fondamenti dell’intera dottrina della scienza (1794), affermava che:

 

“come ogni cosa terrena per il Massone significa soltanto l’eterno, e solo per quest’eterno, di cui egli riconosce in essa la spoglia mortale, ha valore ai suoi occhi, così per lui tutte le leggi e gli ordinamenti del suo Stato e tutte le circostanze del suo tempo significano solo l’intero genere umano, e solo all’intero genere umano si riferiscono. Nel suo animo amor di patria e sentimenti cosmopolita sono intimamente congiunti, stanno anzi entrambi in preciso rapporto: l’amor di patria è in lui l’azione, il sentimento cosmopolita è il pensiero; il primo è il fenomeno, il secondo è lo spirito interiore del fenomeno stesso, l’invisibile nel visibile”.

 

Sicuramente il pensiero massonico tra la fine del XIX secolo ed il primo Novecento è permeato dal positivismo, che ha contraddistinto le ‘solari’ visioni libero muratorie per una società se non più giusta almeno più ‘ordinata, Ordo ab Chao, trasse il suo nome dalla parola “positivo”, cioè “concreto”, perché prese a modello la conoscenza derivata dalle “scienze positive”, cioè sperimentali, come la fisica, la chimica, le scienze naturali.

Ne discendeva che il metodo proprio delle scienze naturali doveva essere esteso ad altri ambiti dell’attività umana quali l’arte, la psicologia, l’economia e la politica.

Il primo che applicò questi principi a una “scienza della società”, cioè a quella disciplina che oggi chiamiamo sociologia, fu il francese Auguste Comte.

Ma l’applicazione del metodo positivista ebbe un rappresentante ancora più illustre nello scienziato naturalista inglese Charles Darwin.

Il suo libro “L’origine della specie”, pubblicato nel 1859, conteneva una tesi rivoluzionaria che sconvolse tutte le teorie sulle origini della vita.

Darwin sosteneva, infatti, che gli esseri viventi (individui o specie) sopravvivono o scompaiono a seconda della loro capacità di adattamento (evoluzione) all’ambiente in cui vivono. La natura, infatti, opera una selezione tra gli esseri viventi condannando all’estinzione le creature incapaci di adattarsi.

La teoria di Darwin era perfettamente in linea con la concezione positivistica, tesa a liberare l’uomo da credenze religiose per aprirgli la conoscenza della natura e delle scienze esatte, e offriva gli elementi per ricostruire una storia del genere umano in palese contrasto con la rivelazione delle Sacre Scritture.

È bene ricordare che Jean Theophile Desaguliers (1683-1739), uno dei codificatori della Massoneria moderna, era notoriamente un newtoniano e uno sperimentatore nell’ambito delle scienze fisiche che coltivava anche ricerche alchemiche ed escatologiche.

Infatti, sino dalla costituzione della Gran Loggia di Londra del 1717, non bisogna dimenticare che il fattore scienza era considerato un ingrediente necessario ed un obiettivo da perseguire e da coltivare da parte dei liberi muratori, in quanto amore del sapere significava amore della vita.

 

Luca Fucini

 

NOTA

1) Aldo A. Mola, “Massoneria e Politica” in “1805 - 2005 – DUE SECOLI DALLA COSTITUZIONE DEL SUPREMO CONSIGLIO D’ITALIA DEL RITO SCOZZESE ANTICO ACCETTATO”, Foggia, Bastogi Editrice Italiana, 2005, pag. 121.

 

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