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I non guru del non culto del non metodo

Di Isabella di Soragna - Jubal editore

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Forse ora comincerete ad intuire il significato del titolo: “I non guru del non culto del non metodo”. Se lo spazio-tempo è una creazione mentale, se la separazione tra me e gli altri è dovuta ad un concetto che non ha fondamenti reali, anche se convenzionalmente deve essere accettata, se ogni nozione di progresso e di cammino spirituale si rivela apparente, mentre solo l’immediato esserci è la porta del reale, allora… tutto quello che percepisco proviene dal mio o tuo computer-cervello che crea spazio-tempo e vibrazioni luminose che generano l’arcobaleno delle infinite manifestazioni della coscienza. La coscienza non è una collezione di fatti e di cose che si allineano da zero all’infinito, è un ologramma, in cui il più piccolo contiene l’infinito, dove lo zero racchiude tutte le variazioni, com’è stato matematicamente verificato dai più grandi fisici moderni. Allo stesso modo, un istante contiene milioni e miliardi di anni, ma per sperimentarli è solo possibile farlo nella linearità dello spazio-tempo. È come un immenso museo che contiene ogni sorta di cimeli e avvenimenti, ma per percorrerlo si deve farlo di stanza in stanza. È questo che gli indiani chiamano Akasha, le memorie collettive avvenute e che avverranno: eppure è solo così in apparenza. Tutto è ora e sempre e… non succede nulla!
Date tutte queste premesse, le ricerche scientifiche e le certezze intuitive, non è più possibile parlare né di evoluzione né di storia, né di antenati, a meno di considerarli una nostra creazione attuale.
E allora dove sono finiti i guru, i culti ed i metodi? Dove sono finite le religioni, le speranze di un aldilà, le relazioni a volte buone ma difficili, a volte accaparranti e perfino degradanti tra maestro e discepolo? Incontriamo solo quello che “sappiamo” della realtà circostante, ma è un sapere personale, imparato e filtrato dai nostri meccanismi psico-fisici: non esiste realtà separata da noi.
Il guru è solo lo specchio del nostro cuore profondo, lo incontriamo, senza saperlo, quotidianamente in ogni evento o incontro. Inoltre, la manifestazione è costantemente il riflesso di qualunque nostro aspetto. Di questo tratterò in dettaglio più avanti. Viviamo solo un’allucinazione collettiva. Quanti sono disposti ad ammetterlo e soprattutto a verificarlo?
Le esperienze – da quella più umile dell’“io esisto” agli stati estatici dovuti a meditazioni, trasmissioni di energia di guru, o a sostanze chimiche – sono sempre esperienze che appaiono nel tempo e spariscono nel tempo e mascherano solo il grido di angoscia e di insicurezza dell’essere umano, anche il più spirituale, che sottilmente cerca ancora un’identità con cui proteggersi. E se c’è ancora un’identità, anche la più “cosmica”, ci sarà sempre un altro, invisibile, che c’impedisce tuttavia la vera visione. Se l’“Io” è solo un’idea, dov’è l’“altro” e dove sono finite le domande? Non c’è più nessuno che fa una domanda, perché non c’è più nessuno a cui fare la domanda e soprattutto non c’è più nessuno che deve essere illuminato o che deve percorre un sentiero spirituale attraverso azioni, pratiche ecc. Nonostante questo, qualunque cosa uno faccia è esattamente quello che c’è da fare in quel momento, dato che c’è solo un avvenimento generale, in realtà… onirico.
Inoltre, ogni tentativo di rimanere in uno stato, foss’anche il più sublime, ogni esperienza liberatoria a cui ci si aggrappa, è solo uno stratagemma dell’Io per poter rimanere indisturbato, sia nel passato che nel futuro. La stessa ricerca del silenzio e della pace è ciò che impedisce allo stato naturale di rivelarsi, perché è quello che già siamo prima di… nascere!
L’Ego si può solo consumare attraverso l’investigazione, finché ogni appiglio concettuale è svanito. Solo la constatazione profonda della nostra totale impotenza, l’assenza di controllo che ne deriva, può permetterci di toccar con mano che la nostra vita è uno dei tanti sogni che la luce bianca unica ci presenta come arcobaleno e di cui siamo invaghiti.
Vediamo ora i meno radicali di questi personaggi, quelli che ancora si attengono ad una visione intuitiva di coscienza unificata, sopraggiunta a volte in modo inatteso e sconcertante. Sono Stephen Jourdain e John Wren-Lewis.
Man mano incontreremo personaggi che hanno vieppiù dimenticato nome e storia personale: sono autentici, ognuno con le sue particolarità di carattere e di cultura, ma si nota che vivono totalmente qualcosa di misterioso che elude qualsiasi descrizione. Ho avuto il privilegio di incontrarne alcuni, altri sono così al di là di ogni giudizio che li ho inclusi anche se appartengono ad epoche più lontane ed ho potuto incontrarli solo attraverso le loro opere, o video, riflesso del loro atteggiamento semplice, ma anche del loro modo infallibile di sradicare qualunque concetto la mente si arrabatti a ricreare.

Nota dell'editore:
nel libro sono riportati cenni biografici, conversazioni, discorsi e scritti di Stephen Jourdain, John Wren-Lewis, Meister Eckhart, Poonjaji, Ramana Maharshi, Nisargadatta Maharaj, Ranjit Maharaj, U.G. Krishnamurti, Dilgo Khyentse Rimpoche, Karl Renz e degli scienziati Alain Aspect, David Bohm, Karl Pribram, Stanislav Grof, Michael Gazzaniga, Fred Alan Wolf, Amber.

 

I non guru del non culto del non metodo
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