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La fascinazione di Thanatos: desiderio, morte e stati modificati di coscienza.

Di Giuseppe Perfetto

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Margnelli [1996] descrive l'estasi della passione, che è l'acme della transe estatica dove il mistico assiste alla passione del Cristo partecipandovi <<fino allo stato di morte apparente>>, come di una <<esperienza drammatica>>, un vissuto in cui <<si accompagnano tutti segni fisici e psichici della morte (allucinatoria, ovviamente), dando all'esperienza un contenuto chiaramente diverso dalla pace e dalla gioia che abitualmente (anche la cultura popolare) attribuisce all'esperienza estatica>>.
Questo tipo di dinamica, e questi vissuti, seppur in forma più attenuata confronto alle esperienze di confine, è meno inconsueta di quel che si crede. Riteniamo comunemente che l'alterazione della coscienza sia un'esperienza generalmente preclusa a noi membri delle società occidentali industrializzate, mentre l'esperienza della transe non è una mera curiosità etnologica, ma costituisce una modalità dell'essere, una risorsa umana potenzialmente alla portata di tutti. Con Lapassade [1976], possiamo considerare la transe un'esperienza più comune di quanto si crede, se si ammette che l'orgasmo sia un'esperienza generale. Lapassade arriva a sostenere l'ipotesi che la nostra società ha incanalato e nascosto nell'orgasmo, privato, ciò che altre società possono ancora vivere pubblicamente nelle transe di possessione. Georges Bataille [1987] fornisce una formidabile e suggestiva descrizione di tale stato di coscienza erotico: <<La transe degli organi turba un ordine, un sistema sul quale riposano l'efficienza e il prestigio. L'essere in verità si divide, la sua unità si spezza, fin dal primo istante della crisi sessuale. In quel momento, la vita sovrabbondante della carne urta contro la resistenza dello spirito. Non basta più neppure l'apparente accordo: la convulsione della carne, al di là del consenso, esige il silenzio, esige l'assenza di spirito. Il moto carnale è singolarmente estraneo alla vita umana: esso si scatena al di fuori di essa, a patto che essa taccia, a patto che si assenti. Colui il quale si abbandona a tale movimento non è più umano, si fa, al modo delle bestie, cieca violenza che si riduce allo scatenamento, che gode d'essere cieca e d'aver dimenticato>>.
Qui possiamo ritrovare molte caratteristiche tipiche della modificazione dello stato di coscienza.
Il richiamo all'istintuale bestialità indica la rottura con l'ordine culturale verso un ritorno al primitivo, all'originario: da qui la portata eversiva della transe che turba l'ordine e l'ordinario, conducendo il soggetto verso un superamento dei comportamenti abituali e delle maschere sociali. Vi è poi l'elemento della divisione della coscienza, della rottura dell'apparente unità e continuità della coscienza: è il meccanismo psicologico della dissociazione che dà l'innesco all'esperienza di alterazione. E l'eccesso di piacere smargina dal somatico investendo la coscienza che quasi quasi s'annulla, si fa muta e senza memoria: l'oblio, l'amnesia, che rinvia alla "perdita di coscienza" è il segno dell'oltrepassare il limite, dell'entrata nello "stato altro".
Ma soprattutto nell'acme dell'amplesso vi è l'esperienza della con-fusione, dove quasi i confini dell'Io dell'uno si compenetrano in quelli dell'altro, v'è una coscienza che collassa su se stessa (implode/esplode) e v'è l'idea dell'invasione della propria personalità che, "simbolicamente", muore. Bataille [1987] scrive: <<Il significato ultimo dell'erotismo è la fusione, la soppressione del limite... La voluttà è così simile allo spreco rovinoso che chiamiamo "piccola morte" il momento del suo parossismo>>, e Lacan [1986]: <<Senza dubbio in quest'atto [genitale], in un sol momento, qualcosa può essere raggiunto per cui un essere è per un altro al posto, vivo e morto assieme, della Cosa. In quest'atto, e in questo solo momento, egli può simulare con la sua carne il compimento di ciò che non è da nessuna parte>>. E' qui palese l'analogia con la transe di possessione, che viene comunemente descritta come una morte del soggetto che lascia il posto all'entità possedente. E chi nell'amplesso non riesce a "morire nell'altro" erige difese contro "das Ding" (ma sul tema v'è tutta una letteratura sessuologica e una "tecnologia" erotico-spirituale orientale a cui rinvio [Perfetto 1999]).
Del resto è nota la stretta associazione fra l'esperienza sessuale e la transe dei mistici, basti ricordare la descrizione delle estasi fornitaci da Giovanni della Croce o Teresa D'Avila [Margnelli 1996]. Becattini scrive a proposito: <<L'esperienza mistica si connota come ineffabile: l'incomprensibilità dell'oggetto, Dio, la rende inevitabilmente incomunicabile: lì l'eccesso di luce impedisce la visione quanto, e più, delle tenebre. Da qui il linguaggio simbolico, erotico-sponsale, paradossale ("raggio di luce", " luce nascosta", "visione nelle tenebre", ecc...), forse talvolta bizzarro, che i mistici sono "costretti" ad impiegare nel tentativo di esprimere l'"indicibile"... linguaggio mistico che enuncia l'"Essenziale" attraverso i "fenomeni" [somatici] ma che spinge ad andare oltre perché la "Cosa", Dio, non è qui, non è afferrabile: è "Altro">>, concludendo che <<L'esperienza mistica è conciliazione misteriosa di Presenza e Assenza, di Unità e Alterità>> [Becattini 1984].

 

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