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La fascinazione di Thanatos: desiderio, morte e stati modificati di coscienza.

Di Giuseppe Perfetto
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La Cosa in sé non ha forma o fattezze, ma il soggetto nel suo incontro con Essa gli appioppa un'immagine, ovvero in prossimità di "das Ding" l'uomo crea delle immagini di "das Ding", tentando di dargli una sembianza e rappresentarsela. I perturbanti volti di "das Ding" sono assai mutevoli, polimorfi e variegati, fortemente caratterizzati storicamente e culturalmente: così c'è chi vede gli elfi, chi vede la Madonna, chi vede gli alieni, chi vede lo spirito della Montagna Sacra, ecc. Del resto sono note le straordinarie similitudini tra esperienze apparentemente disparate come le NDE, i viaggi sciamanici, gli incontri ravvicinati del quarto dell'ufologia, ecc. (sono anche state sottolineate nelle precedenti edizioni di questo Convegno), inoltre sono state adeguatamente verificate dalle indagini di Kenneth Ring con l'Omega Project: si tratta di analoghe esperienze di contatto con l'Altro che condividono una <<comune struttura archetipale>> [Ring 1992]. La Cosa "appare" ma non "è" mai: le immagini di "das Ding" non sono "das Ding", sono solo illusioni, miraggi o la Sua ombra. Su questo punto hanno molto insistito sia gli orientali che gli occidentali, per esempio Giovanni della Croce (Juan de la Cruz) scrive: <<Per arrivare a questa unione con Dio così perfetta, l'anima deve star attenta a non attaccarsi ad alcuna di queste visioni immaginarie, forme, rappresentazioni o conoscenze particolari, perché non possono servirle di mezzo proporzionato ed adeguato a raggiungere tale scopo; sarebbero piuttosto un oscolo>> [Juan de la Cruz 1993]; oppure il Tao Te Ching si apre con queste parole [Watts 1977]: <<Il Tao che può essere tao-ato non il vero Tao>>, come a dire: non è possibile alcun'operazione di rappresentazione sul Tao.
Quindi, nella rincorsa del Desiderio, esattamente come nel paradosso di Zenone, "das Ding" non è mai pianamente raggiunto: <<das Ding si situa altrove>> [Lacan 1986]... fortunatamente. Se il soggetto si costruisce delle immagini di "das Ding" c'è un perché: esse sono una sorta di difesa contro la potenza accecante de "la Cosa", sono il Suo "cono d'Ombra". L'incontro diretto con la Cosa non è tollerato dall'uomo, nel senso che non è compatibile con la vita, non è umanamente possibile, perché "das Ding" uccide per eccesso di desiderio, di godimento: <<il rapporto con la Cosa è governato dalla preoccupazione di evitare, non il dolore, ma un "eccesso di piacere">> [Fachinelli 1989].
Quanto più ci si avvicina a "das Ding" tanto più si presentifica la Morte del soggetto. Man mano che lo stato alterato di coscienza "avanza" verso la Cosa, il soggetto è come se si dis-integrasse, si annullasse o, in altri termini, morisse. Superato il limite, il confine dell'"esperienza di confine", oltrepassato il bordo interno del la Cosa, o utilizzando una metafora astronomica, oltre l'"orizzonte degli eventi", si casca nel buco nero. Questo movimento, che inizialmente è mosso dalla potenza vitale del Desiderio, crescendo, sfuma in Morte. Seguendo il nostro schema, da A a B, progressivamente, in prossimità di "das Ding", il Desiderio, o Eros, si confonde in Thanatos.
Nell'ambito dell'ultima teoria economico-energetica, Freud [1992] distingue due opposte pulsioni: Eros e Thanatos. Col termine Eros sono designate le pulsioni di vita, sostenute dal Desiderio, che tendono alla coesione e all'unità dell'essere, e fan parte di esse le pulsioni sessuali e le pulsioni di autoconservazione. Viceversa Thanatos designa la pulsione di morte e rappresenta la tendenza fondamentale di ogni essere vivente a ritornare ad uno stato precedente. Thanatos è sostenuto da quello che Freud chiama il "principio di Nirvana" che promuove la riduzione completa delle tensioni e l'estinzione del desiderio, suggerendo un legame profondo tra il piacere e l'annullamento: <<In ultima istanza, la pulsione di morte agirà come una "tendenza" a voler incontrare la Cosa attraverso la ripetizione, mentre, al di qua della reinstaurazione del desiderio, non vi è incontro con nessun oggetto assoluto>> [Andrès 1996].
Negli stati modificati di coscienza, sono molteplici gli esempi di questo processo psicodinamico, che in psicoanalisi viene chiamato "impasto pulsionale di Eros e Thantos". Nelle NDE è palese: il soggetto dapprima esperisce come un eccesso di gioia o piacere, di cui conosciamo anche la neurochimica, ci sono poi le note visioni, fino ad arrivare al limite della Morte del corpo. Si pensi agli stati modificati di coscienza rituali, come quelli delle danze sacre o delle transe di possessione vudù che dalla iper-attivazione parossistica si giunge all'immobilità psico-corporea. Negli stati di alterazione indotti da sostanze psichedeliche vi è dapprima un'esperienza soggettiva vividamente caratterizzata dalla velocità del pensiero, dalle allucinazioni e da emozioni positive di felicità, per poi, nell'esperienza completa, precipitare in vissuti dove il soggetto viene a contatto quasi diretto con la coscienza della propria imminente morte. Nell'esperienza mistica dal vertice estatico si arrivata alla "morte in Dio" ben descritta da mistici di ogni epoca e d'ogni religione, si pensi per esempio a Giovanni della Croce che man mano che prosegue l'ascensione al Monte Carmelo si fa via via più "spoglio", fino all'incontro con Grande Nulla della deità.

 

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