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Così parlò Zarathustra a Gesù e a Maometto

Da: I Persiani di Gerhard Schweizer - Garzanti Editore
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Zarathustra avrebbe quindi sviluppato ulteriormente, e in maniera radicale, ciò che gli eruditi indù avevano fatto germogliare; egli ha - indipendentemente dai profeti ebraici e con lo sguardo diretto all'India - impresso un nuovo corso all'idea di un "principio primordiale", di un "anima universale". Vicino a Battria, molto lontano dalla Palestina, la culla dei profeti ebrei, ha preso corpo ancora una volta, e in un geniale atto creativo, la fede in un unico Dio. Zarathustra però non diventerà per questo un genio nella storia delle religioni. Elaborò soltanto ciò che gli ebrei avevano già formulato in maniera analoga. L'idea della fede in un unico dio non avrebbe tardato a imporsi se lui stesso non fosse vissuto. Dove sta dunque l'aspetto unico e originale che, prima di lui, nessun profeta annunziò? Qual è il nuovo che influì in maniera decisiva su altre e posteriori religioni? Oggi una gran parte degli studiosi di storia delle religioni, impegnati nell'analisi delle fonti storiche, sono d'accordo nel loro giudizio su un punto: che Zarathustra fu il primo profeta ad annunciare l'esistenza di Satana. Zarathustra per primo ha considerato il mondo terreno come il luogo dello scontro tra il bene e il male e nessuno prima di lui ha chiamato gli uomini a fare una libera scelta tra queste due forze assolute. Zarathustra ha - come si espresse il suo lontano ammiratore e critico Friedrich Nietzsche in Ecce homo - "intuito per primo quella che e' la ruota decisiva nell'ingranaggio delle cose, la traduzione della morale nella metafisica". E certo che questo modello ha dei precedenti - gli indiani arii e gli iraniani operavano da tempo una distinzione tra dei del bene e del male, suddividendo così l'universo in due mondi contrapposti - ma fu peculiare di Zarathustra l'aver fissato linee precise in quell'ordine ancora vago. Lui per primo predicò la resurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale in cui l'uomo, al cospetto di Dio, deve rispondere delle sue buone e cattive azioni. Prima di Zarathustra nessuno ha annunciato l'esistenza di un aldilà, del paradiso per i buoni e dell'inferno per i cattivi. Ciò che molti di noi credevano appartenesse al patrimonio inventivo degli ebrei non venne ideato per tramite di apparizioni nei deserti della Giudea o sul fiume Giordano, bensì nelle montagne e nelle steppe dell'Afghanistan e sulle rive dell'Amu Darja. Gli ebrei ai tempi di Zarathustra conoscevano già i dieci comandamenti di Mosé e credevano che i peccatori suscitassero l'ira di Dio. La pena però li minacciava nell'aldiquà, per mano di un giudice, e spesso avveniva, come raccontano in maniera leggendaria le parti più antiche del Vecchio Testamento, che Dio intervenisse direttamente e funestasse i peccatori con la guerra e le epidemie. Una giustizia compensatrice nell'aldilà era sconosciuta anche agli stessi profeti Isaia e Ezechiele, che furono quasi contemporanei di Zarathustra. E pur vero che nelle loro scritture si trova formulata la promessa che i morti sarebbero rinati, ma quella profezia per immagini e metafore annunciava più che altro la resurrezione dello stato di Israele dopo un periodo di decadenza: il loro pensiero era quindi legato all'aldiquà, era di tipo politico. Nella fantasia degli ebrei esisteva soltanto un regno delle ombre dove tutti i morti sarebbero giunti, senza distinzioni tra ricompensa e pena, tra paradiso e inferno. Un tale regno delle ombre era in tutto simile all'ade dei greci. Gli ebrei non conoscevano ancora il diavolo quale potente antagonista di Dio. Nelle scritture bibliche di quel tempo Satana compariva soltanto quale esecutore di Jahvè e spirito della punizione, cioè doveva sempre adempiere al volere del suo supremo signore. Il diavolo non era ancora il demone ostinato che cercava di trionfare su Dio con l'aiuto degli uomini. Inoltre gli ebrei consideravano la storia dell'umanità come un unico susseguirsi di avvenimenti. Non si parlava ancora per loro della prima coppia umana, Adamo (in ebraico: essere umano) e Eva (in ebraico: terra), della svolta drammatica causata dall'apparizione del diavolo, del peccato originale e del divenire storico sulla terra che aveva come meta conclusiva il giudizio universale alla fine dei giorni. Gli ebrei consideravano la storia dell'umanità come un eterno ripetersi di avvenimenti simili, senza uno scopo intrinseco al divenire. Immagini e concetti religiosi degli ebrei di quel tempo non si discostavano molto da quelli degli altri popoli progrediti, dagli indiani ai cinesi ai babilonesi e egiziani fino ai greci e romani. Tre secoli dopo la morte di Zarathustra, gli ebrei pensavano diversamente. Nelle loro scritture bibliche si ritrovavano ormai quelle idee religiose che noi oggi consideriamo essere in tutto e per tutto ebree e, in senso traslato, cristiane, appartenenti alla cultura europea tutta. La diffusione delle idee religiose di Zarathustra venne assicurata dal sorgere di una potenza politica che riuscì a difendere efficacemente la nuova religione contro i suoi oppositori. Solo allora si realizzò per Zarathustra la possibilità di diventare famoso oltre i confini iraniani e di influenzare così in maniera decisiva altre religioni. Questa forza politica stava già formandosi al tempo di Zarathustra stesso: era l'impero dei persiani. Ma gli storici non nascondono i loro dubbi. Soprattutto uno dei più significativi esperti di religioni antico-iraniane, Geo Widengren, nega che i Grandi Re del primo impero persiano abbiano creduto seriamente agli insegnamenti religiosi di Zarathustra. Quei re, più uomini politici che religiosi, avrebbero accettato della nuova religione alcuni precetti dottrinali ma si sarebbero ben guardati dall'entrare in aperto conflitto con le tradizioni esistenti. Un'ennesima questione non risolta quindi. Com'è così frequente per tutto ciò che riguarda la storia dell'antica Persia. Una cosa però è certa: in Iran la dottrina di Zarathustra ha vissuto nel periodo seguente una fase di forte sviluppo.

 

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