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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


"Parole alate".

Conversazione con Piero Boitani
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - luglio 2005
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Geoffrey Chaucer (nato tra il 1340-45, forse a Londra, e morto nel 1400) è uno scrittore modernissimo. I personaggi dei Racconti di Canterbury, lo diceva già Blake, "sono sempre immutati, sono le fisionomie o lineamenti dell'universale vita umana, descrizioni dei Principi eterni che esistono in tutte le epoche". La Donna di Bath potrebbe essere un'antesignana del femminismo, per esempio. Il Canonico e il suo Famiglio giocano con gli elementi dell'alchimia come gli scienziati moderni con la chimica. La Criseida di Chaucer, giovane vedova, si innamora di Troilo, a Troia, con l'esitazione, i dubbi, la passione travolgente di tutti i tempi. E Chaucer lo sa, perché dice, proprio nel Troilo e Criseida, che in mille anni il linguaggio cambia (egli pensa alla distanza fra l'antichità troiana e il proprio tempo), eppure gli innamorati riuscivano a conquistare l'amata allora come adesso!
"Inoltre, sono moderni i modi di narrare e i temi di Chaucer: i suoi racconti, anche quelli dei primi poemetti, sono sempre obliqui, reticenti, ironici, un po' alla
Borges, pieni di citazioni esplicite e implicite come quelli di T.S. Eliot, disseminati di digressioni erudite e buffe come quelle di Sterne. Talvolta creano il loro stesso pubblico, gli si rivolgono direttamente, lo conducono per mano, lo prendono in giro garbatamente": è ciò che afferma Piero Boitani (medievista, dantista, studioso del mito e della letteratura moderna), che insegna Letterature Comparate nell’Università di Roma "La Sapienza" ed ha curato magistralmente le Opere di Chaucer pubblicate da Einaudi (in due volumi, nella collana "I Millenni"). Egli prosegue: "Spesso l'autore parla addirittura ai propri personaggi, li esorta, li compatisce, li ammira, se ne fa beffe. Una delle più belle scene del Troilo è quella, nel Libro III, in cui i due amanti si ritrovano finalmente per l'incontro supremo. Ebbene, Troilo è così impacciato, timido, pauroso, che Pandaro e Criseida devono letteralmente ficcarlo nel letto di lei e spogliarlo. Poi, Pandaro va verso il caminetto con una candela in mano: Chaucer non ci dice se esca dalla stanza o no, lasciandoci quindi liberi di immaginare una scena erotica con o senza spettatore. In compenso, primi che i due comincino a fare quel che vogliono, Troilo pronuncia un inno d'amore nel quale cita addirittura il Dante della Preghiera alla Vergine in Paradiso XXXIII: 'che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua disianza vuol volar sanz'ali'. Dico: in Dante si tratta della Madonna e della visione di Dio; in Troilo dell'Amore e della vista del corpo di Criseida! Quanti autori moderni oserebbero tanto?
Infine, ovvio: i racconti di Chaucer trattano questioni che ci interessano ancora, come l'insonnia e il sonno, la lettura, la fama, il passato, l'amore, la
morte, l'illusione. Ci sono dei momenti nella Casa della Fama in cui sembra di trovarsi nel nostro mondo contemporaneo di pettegolezzi, mezze storie, menzogne, verità, propagarsi di notizie: come nei media di oggi, con la radio, la televisione, ecc. La 'Gabbia della Diceria', lunga sessanta miglia e ruotante su se stessa, mi ricorda l'immenso Web, la ragnatela di voci in cui siamo immersi noi".
Tra i libri di Boitani, vanno almeno ricordati: Il tragico e il sublime nella letteratura medievale (1992), L’ombra di Ulisse. Figure di un mito (1992), Ri-Scritture (1997), Sulle orme di Ulisse (1998), Il genio di migliorare un’invenzione (1999), Parole alate. Voli nella poesia e nella storia da Omero all’11 settembre (2004), definito da
Pietro Citati “un libro bello e singolarissimo, che raccomando a tutti coloro che cercano nella letteratura il fantastico e il divertente, il mitologico e lo stravagante, il religioso e l’uccellesco”.
Nel 2002 l’Accademia dei Lincei gli ha conferito il premio Feltrinelli per la Critica Letteraria.

Chaucer fu un poeta pieno di calda riconoscenza e ammirazione per i suoi modelli. "Fu un gran poeta della gratitudine", lo definì Mario Praz. Grato a chi, precisamente, professor Boitani?
Fu poeta della riconoscenza e della gratitudine, sì, ma solo a metà. Mi spiego: Chaucer riconosce i suoi debiti nei confronti dei modelli classici, di quelli francesi e di quelli italiani (scrive ad esempio con straordinaria autocoscienza quasi pre-umanistica, che

nei vecchi campi, come si suol dire,
spunta il grano nuovo anno per anno,
e dai vecchi libri, a non mentire,
gli umani nuova scienza impareranno

 

ma è sempre ambiguo verso i suoi "autori", e mentre proclama la sua ammirazione, si discosta anche molto da quei modelli. Per esempio, non menziona mai Boccaccio di nome, pur avendo preso da lui intreccio, struttura e intere sequenze di versi un po' dappertutto, ma in particolare per il Troilo e Criseida (dal Filostrato) e per il Racconto del Cavaliere (dal Teseida). Lo chiama invece "Lollio", eppure doveva ben sapere chi era, avendo visitato Firenze quando il Boccaccio vi era il maggiore intellettuale vivente.

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