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Riflessioni dal carcere
Riflessioni sul carcere che è società.
Di Vincenzo Andraous


- Ruolo e utilità sociale del carcere   novità
- Carcere e altre umane alternative
- Una somma di ingiustizie della Giustizia
- I ricordi sono un plotone di esecuzione
- Volontariato e giustizia
- La dislocazione dell’attenzione
- Al mio amico Maicol
- Indulto e progetti inevasi

- Indulto o inganno?
- Macerie umane e speranza
- Riconciliazione
- Alle nove del mattino
- Pena di morte
- La pietà del perdono
- Per aspera ad astra
- Il pirata e il bambino
- Suicidi e silenzi
- Giovani a volto scoperto
- Nel silenzio delle coscienze
- Quelli dalla faccia voltata indietro
- Riformismo al macero
- Rinascere davvero
(Natale 2004)
- La grazia del carcere che c'è
- Quel cappio al collo
- Palestra di vita
- Il popolo del volontariato
- No droga , no party
(2)
- Una fune sull'abisso

- Omertà non sta a Solidarietà
- La passione di Cristo
- Domanda di grazia a Gesù
- No droga no party
- Dall'ultima fila
- Spinelli …a gò gò
- Gli imputati di domani
- A noi e non agli altri
- Crimini e minori
-
Giovani e perdere

- E' Natale
- Sepolcri imbiancati
- Intervista condannata all'ergastolo
-
Dove muore la civiltà


Di Fabrizio Dentini


Detenzione e percezione della pena

Indagine sociologica sugli effetti del trattamento penitenziario

 

Incontro con Desi Bruno, Garante dei diritti dei detenuti di Bologna

 
 
Vincenzo Andraous è nato a Catania il 28 ottobre 1954. Sposato con Cristina, ha una figlia, Yelenia, che ama definire la sua rivincita più grande.
Detenuto da 28 anni, attualmente nel carcere di Pavia.
Condannato all’ergastolo “fine pena mai”. In regime di semilibertà, svolge attività di tutor educatore presso la Comunità Casa del Giovane di Pavia.
È impegnato in attività sociali e culturali con scuole, parrocchie, associazioni e movimenti culturali.
È titolare di alcune rubriche mensili per riviste e giornali, nonché di portali on-line. Ha pubblicato libri di poesia, un’autobiografia, saggi sul carcere e la devianza. - 2002

 


Amici in carcere di Giuliana Osella
L’esperienza della Comunità di Sant’Egidio
I poveri spesso vanno in prigione. Sono persone in condizione di bisogno sociale ed economico, "sulla strada", o con gravi difficoltà personali; sono stranieri, tossicodipendenti, alcolisti, malati di AIDS. Frequentano le nostre mense, i centri di accoglienza, la strada e i quartieri nei quali siamo presenti. L'amicizia con loro ci ha condotto a visitare le carceri in Italia, in altri paesi europei ed in America Latina.
Il carcere, mondo chiuso e sconosciuto, è diventato luogo familiare, frequentato con regolarità da molti della Comunità di Sant'Egidio.
Siamo entrati in contatto anche con la realtà dei bracci della morte e ci siamo chiesti che cosa è possibile fare per cambiarla. La raccolta di milioni di firme per la Moratoria Universale della pena capitale, il sostegno degli appelli urgenti per chiedere la sospensione dell’esecuzione, la corrispondenza con chi è condannato. Queste sono state le nostre prime risposte.


- Un colloquio nel braccio della morte
- Quando gli occhi di un bambino fermano il terrorista Antonio Salvati


Giuliana Osella fa parte della Comunità di Sant’Egidio all’interno della quale si occupa di carcere e collabora alla campagna per la moratoria mondiale della pena di morte. Ha scritti pubblicati su web e da riviste che si occupano di carcere.