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Sul Sentiero

Anonimo - novembre 2007
capitolo 30 -
Il “caso” e il Mondo delle Cause
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Il “caso” e il Mondo delle Cause

 

In tale visione si svela anche il vero senso del “caso”, la cui spiegazione può essere trovata solo nel Mondo delle Cause:

 

Quel che noi chiamiamo caso non è altro che un modo per designare delle cause e delle regole così complesse da non poter essere afferrate dalla nostra mente.

In senso etimologico, la parola “caso” deriva dal termine “caduta” e si riferisce, quindi, a un accadimento che non dipende da alcuna causa specifica.

Si parla di caso nel gioco dei dadi, per indicare l’apparente accidentalità del loro cadere in un certo modo. Ma la caduta dei dadi non è dovuta al caso bensì obbedisce a una regola ben precisa, la stessa che determina la rivoluzione dei pianeti intorno al sole: il dado, in determinate circostanze, non può che mostrare una certa faccia.
(testo citato in La dottrina segreta dei rosacroce, Magus Incognito).

 

Nell’universo non domina la Casualità, ma vige la Legge della Causalità; Einstein affermava: “Dio non gioca a dadi” e nei testi cristiani si legge che “si raccoglie ciò che si semina”.
Uscire dalla visione casuale del mondo e scegliere quella causale cambia la  nostra visuale; ci conduce dalla rappresentazione di un universo caotico e privo di senso alla visione di un cosmo ordinato e direzionato. Questa nuova prospettiva ci avvia a una considerazione più avanzata delle nostre relazioni e dei nostri compiti. Non poteremo accusare più nessuno, né persone, né situazioni se siamo noi stessi a creare continuamente gli eventi della nostra vita! Usciamo così dall’ Aula dei giochi e ci avviamo – attraverso la presa in carico della nostra esistenza – all’ “etica della responsabilità”. Cominciamo anche a prestare maggiore attenzione ad avvenimenti “casuali” del nostro vissuto quotidiano, che potrebbero contenere coincidenze significative e insegnamenti nascosti, secondo quanto indicato da Jung nell’analisi delle sincronicità.
Afferma William Law (1):

 

Il mondo esterno non è altro che uno specchio, una rappresentazione dell’interno. Ogni cosa e ogni varietà di cose della natura temporale devono avere la loro radice o la loro causa nascosta in qualcosa che è all’interno.

 

A questo punto del cammino avvertiamo che è nostro compito favorire:

  • la nostra personale evoluzione;

  • il progresso dei nostri simili;

  • l’avanzamento dei fratelli minori degli altri regni (minerale, vegetale, animale);

  • lo sviluppo di Gaia, anch’essa parte evolvente del grande Uomo celeste.

In tale contesto, il concetto di “libertà”, tanto sbandierato nei nostri tempi, tanto banalizzato e “ridotto a misura dell’ego”, assume una nuova luce.
Per il profano la libertà è spesso la gratificazione quanto più ampia possibile dell’ego; si dice, con un’espressione che sembra ispirata alla virtù civica della tolleranza, “La nostra libertà finisce dove comincia quella dell’altro”. In realtà, la libertà, e molti altri termini “astratti” come verità, onore, dignità, si ampliano e si nobilitano ad ogni voluta della spirale; potremmo dire che sono come “contenitori vuoti” in cui ognuno mette quel che – nella tappa evolutiva in cui si trova – gli sembra il valore più alto.
Per l’iniziato la Libertà è l’adesione volontaria e lieta alla parte che può intravedere del Piano divino. Tale visione diventa sempre più elevata man mano che egli sacri-fica il suo piccolo sé per realizzare quanto ha intravisto. In sostanza, la sua piccola libertà diventa mezzo di manifestazione sulla Terra della Volontà e del Proposito divini, acquistandone, ovviamente, in ricchezza e dignità.
Il concetto di “libertà” è meglio compreso se collegato a quello di “Gerarchia”.
L’uomo è un microcosmo immerso in un macrocosmo creatore e vivificatore, variamente definito: Cosmo, Natura, Causa Prima, Grande Architetto, Forza suprema, Energia, ecc. In tale macrocosmo, cui noi tutti apparteniamo, percorriamo un cammino a spirale nel corso del quale riviviamo più e più volte esperienze “dello stesso genere” (affetti, dolori, lutti, separazioni, gioie, unità, ecc.) ad un livello sempre più complesso e avanzato; in tal modo raffiniamo e  miglioriamo gradualmente la nostra essenza, che portiamo con noi nelle successive incarnazioni.
Il macrocosmo è a sua volta inserito in un organismo ancora più grande, che è il corpo di un Grande Uomo celeste, e così via, in piani di esistenza che ancora non conosciamo.
Le entità e gli agglomerati di sostanza sono interdipendenti e gerarchicamente ordinati: il maggiore com-prende e sostiene lo sviluppo del minore. Poiché “come in alto così in basso”,  la Legge della Gerarchia, che si manifesta nell’Universo, ci indica il nostro compito specifico, che per l’iniziato coincide con la sua “libertà”. Egli sa che all’uomo dotato di consapevolezza e capacità di amare è affidata una grande, ardua ma meravigliosa responsabilità: sostenere, con l’energia della mente e del cuore, il percorso evolutivo del Pianeta.

 

Il Pellegrino sul Sentiero scopre che Amore e Libertà coincidono alla sommità del monte, poiché comprende che l’atteggiamento costante di amorevole cura, liberamente e lietamente scelto, “fa fiorire” qualità e potenzialità nel giardino del nostro mondo.

Dante Alighieri esprime questo concetto quando afferma – nel Purgatorio, cantica della purificazione – che “in Sua Volontate è nostra Pace”.

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NOTE
1) teologo inglese, 1687-1761

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