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Riflessioni sulla Mente

Riflessioni sulla Mente

di Luciano Peccarisi -  indice articoli

 

Mente, nuova memoria e anima.   ottobre 2009

  • Mnemosine

  • Nuova memoria

  • Cervelli diversi

  • Siamo la nostra memoria

  • Perle sparse

 

Mente, nuova memoria e animaI concetti della fisica sono libere creazioni della mente umana” (Albert Einstein)

 

Gli animali della stessa specie si somigliano perché hanno menti singole e isolate, senza accesso a una mente sociale. Un marziano se prelevasse un solo esemplare si farebbe un’idea dell’intera specie. Se lo prendesse del genere homo però, potrebbe incorre in gravi errori. Un analfabeta potrebbe essere non confrontabile ad esempio a un filosofo, in quel che dice e in quel che fa. La variabilità della mente umana, che ci fa dire: ognuno ha un’anima, dipende, questa è la tesi, dalla sua nuova memoria.

 

Mnemosine

Il fattore più importante della conoscenza, quello che ci rende veramente umani è la memoria. Per gli antichi la dea della memoria Mnemosine era figlia del cielo e della terra, e madre di nove muse. Tuttavia le memorie sono tante. I ricordi di ieri pomeriggio non sono la stessa cosa di quelli indelebili dell’infanzia. Il numero della targa appena letto è diverso dall’apprendere a guidare un’auto. La memoria visiva è diversa da quella delle parole, ci rammentiamo facilmente il volto ma il nome spesso ci sfugge. Sappiamo chi è ma, pur avendola ‘sulla punta della lingua’, la parola non arriva. I gattini cercano la mamma e imitano quel che fa, tuttavia l’apprendimento è nei loro geni e nascono con il saper fare innato. L’essere umano che parla è il solo ad avere la possibilità di creare nuovi pensieri non trasmessi per eredità. La sua fantasia permette nuove immagini mentali come libertà, giustizia, onestà, amore, società, democrazia, Dio, non presenti in natura. Tutti gli animali, molto verosimilmente, possiedono solo immagini mentali naturali. La mente umana pur rimanendo nel suo particolare corpo si tramuta e si allarga sempre di più a inglobare cose che nessun altro animale si sognerebbe di ritenere importanti. Gli umani creano l'ambiente tanto quanto l'ambiente crea loro.

 

Nuova memoria

Certi corvi hanno aree della memoria molto sviluppate per la necessità di ricordare d’inverno le migliaia di punti dove hanno sepolto i semini d’estate, ed è proverbiale la memoria degli elefanti. Ma la vera novità nella storia biologica sulla terra e che una sorta di scimmia irrequieta cominciò prima a gesticolare, poi a parlare e quindi a scrivere. Segnali, indicazioni, conteggi aumentavano velocemente, occorreva allora alleggerire lo sforzo di ricordare. Non solo. Le grandi costruzioni se scritte nelle procedure, passo dopo passo, si prestavano alla correzione di errori. La memoria esterna accumulata, e sempre aggiornata, diventò presto ampia e si costruirono luoghi adatti per immagazzinarla. Un altro esempio di animale dalla mente plasmata è il cane. Rispetto ai suoi progenitori anziché evitare lo sguardo, cerca quello dell’uomo e capisce i suoi gesti, persino le indicazioni quando punta l’indice, più della scimmia che l’uomo ha frequentato di meno. La mente umana è stata plasmata da un altro tipo di addomesticamento. Si sviluppa in un cervello trasformato dal modulo del linguaggio.

 

Cervelli diversi

Strutture cerebrali sono specializzate per etichettare ogni suono significante, sillaba, parola, rumore e tradurlo in linguaggio o musica. Simboli esterni mediano certe forme di pensiero, il segno zero, il segno più o il segno uguale, rendono possibili pensieri che prima non esistevano. Il leggere e il commentare un testo scritto impongono lo sviluppo della riflessione, un’attività nuova. Vista, udito, odorato, gusto e tatto non servono più per la ricerca del nemico, del partner o del rifugio. Con essi percepiamo la causalità, l’infinito, il tempo o lo spazio. La bellezza, la lealtà e la giustizia. L’attenzione visiva deve scandagliare le immagini in modo nuovo, molto dettagliato, ritmico a volte; pensiamo alla lettura o allo scorrere delle immagini nei video.
Non potrei scrivere senza computer, penna, quaderno, libri e articoli conservati, immagini e interviste su giornali ritagliati. Non potrei pensare senza linguaggio. La mia memoria biologica è solo un binario, un filo conduttore di una strategia di ricerca, ma è solo una parte del loop del pensiero creativo, l’altra parte è esterna. Una volta utilizzata la rimetto a posto, metto a posto il ritaglio di giornale come farei con la memoria biologica di un ricordo.

 

Siamo la nostra memoria

La mente espressione delle funzioni biologiche cerebrali che danno un carattere all’organismo (anche ratti, iene o leoni non sono tutti uguali) subisce nell’uomo l’impronta della sua nuova memoria, un’impronta che se qualcuno vuole può chiamare ‘anima’. Perciò ognuno ha un’anima. Un’espressione della mente molto più ricca della mente animale. Frutto dell’attività di un cervello che non è comprensibile senza pensare a un altro tipo di cognizione, in interazione con il mondo culturale. Il mondo si riempie d’idee disincarnate. Mentre i depositi della memoria interna periranno con le menti, le creazioni di Aristotele, Galileo, Darwin ed Einstein, rimarranno nei depositi esterni e potranno continuare a trasformare altre menti.

 

Perle sparse

La terra tolta dal centro dell’universo da Copernico diventò uguale agli altri pianeti, Darwin sistemò le emozioni umane tra gli istinti animali e Freud gli fece inseguire quella sessuale e infine la sua intelligenza umiliata da una macchina che gioca o a scacchi. Ci sarebbe di che deprimerci se non avessimo altre qualità, grazie alla nuova memoria estesa. Forse siamo l’ultimo anello della catena di collane di perle partita dagli Ominidi, poi catarrini, antropoidi e primati, fino all’homo. La catena però si è rotta e le perle si sono sparse. Ogni perla è diversa dall’altra. Le persone, si accorgerebbe presto il marziano sequestratore, sono, nonostante il comune aspetto fisico, molto diverse tra loro. Con il vecchio cervello e i sensi trasformati ora riusciamo, se lo vogliamo, a vedere oltre l’orizzonte, a sentire musiche celestiali, a gustare, toccare, godere di cose che agli animali non è dato sapere. Dove arriva il pensiero della memoria lì vi sono i confini del soggetto. C’è bisogno di una memoria estesa per avere un’anima: usciti dalla nicchia ecologica naturale a noi assegnata, riusciamo a fare cose che nessun animale può fare, nel bene e, purtroppo, anche nel male.

 

     Luciano Peccarisi

 

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