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Neuropsicologia dell'esperienza religiosa

Di Franco Fabbro - Gennaio 2012

Da: Neuropsicologia dell'esperienza religiosa, Casa Editrice Astolabio-Ubaldini Editore, 2010

INTRODUZIONE

 

Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli dèi.
Tempio di Delfi

 

Chi ha perso ciò che tu hai perso non sta fermo in alcun luogo.
FRIEDRICH NIETZSCHE

 

Da molti anni sono interessato allo studio dei rapporti fra neuropsicologia e religione. Così ho pensato che fosse utile raccogliere in un libro l’insieme dei risultati e delle riflessioni raggiunte. Per cercare di chiarire al lettore come un medico sia giunto a occuparsi di un campo così particolare e complesso come quello della religione, penso sia utile introdurre alcuni elementi autobiografici. Sono nato nella seconda metà degli anni '50 in un piccolo paese friulano alla periferia di Udine. Ripensando alla mia infanzia mi pare di essere vissuto in un altro mondo. Le strade non erano asfaltate. Nelle case non erano ancora arrivati gli elettrodomestici e soprattutto non c’era la televisione. La natura, il tempo, lo spazio e le nostre esistenze sembravano immersi in una dimensione sacrale.

Fin da piccolo ho provato una forte sensibilità per le 'cose religiose'. Molto presto ho iniziato a fare il chierichetto, pertanto partecipavo alle funzioni religiose attivamente, dall’altra parte rispetto ai fedeli che assistevano alle messe. Nella mia famiglia si dava molta importanza all’educazione spirituale; all’epoca la dottrina cristiana si sposava con le credenze popolari, cosicché usi e costumi erano profondamente legati alla dimensione religiosa, tutta la vita era scandita dai riti e dalle feste sacre. Durante la scuola elementare e alle medie la mia passione fondamentale, che non mi ha mai abbandonato, è stata la lettura di romanzi. Alla fine delle superiori mi sono avvicinato alla filosofia. Ho iniziato a 'dividere' il mio tempo: la facciata dedicata agli impegni scolastici, l’interiorità agli interessi spirituali. Mi sembra che questa sia una pratica molto diffusa nell’ebraismo dove viene consigliato ai rabbini e agli studiosi di materie religiose di continuare a svolgere una professione e contemporaneamente di studiare le sacre scritture.

Il primo anno di università è stato una sorta di 'anno sabbatico'. Mi sono iscritto alla Facoltà di filosofia e contemporaneamente sono stato accolto come studente esterno al Seminario di teologia di Udine. Durante questo anno, in uno splendido isolamento, ho studiato la filosofia dell’Essere di Martin Heidegger e l’esegesi biblica, due ambiti della ricerca che ho continuato a coltivare in maniera più o meno sotterranea per alcuni decenni. Alla fine di questo anno sabbatico un professore di logica mi consigliò di lasciare gli studi di filosofia e di iscrivermi a Fisica oppure a Medicina. Presi questi consigli molto sul serio. L’atmosfera culturale nella Facoltà di filosofia e nel Seminario di teologia non era delle migliori. Ciò che mi sembrava assente era soprattutto l’entusiasmo. Mi pareva che i miei compagni frequentassero i corsi con la stessa passione con cui gli impiegati di banca si recavano ogni giorno al lavoro.

Mi iscrissi dunque a Medicina e chirurgia ripristinando l’abitudine alle due vite e alle due modalità di studio. Dalle otto alle cinque gli studi di medicina. Dalle cinque fino a quando ero in grado di resistere gli studi filosofici e teologici. Influenzato dagli studi riguardanti gli interessi interiori, al quinto anno di Medicina ho chiesto di preparare una tesi di laurea in neurologia, dedicandomi ai rapporti fra cervello e linguaggio. Da allora per circa venti anni ho studiato il linguaggio, una funzione peculiare dell’essere umano e centrale nella riflessione filosofica e religiosa.

Dopo la laurea in medicina ho continuato a condurre una vita a doppio binario. Esteriormente mi sono specializzato in neurologia; ho fatto l’assistente medico in un reparto di neuropsichiatria infantile e quindi il ricercatore universitario di Fisiologia umana. Sono diventato un esperto nell’ambito della neurolinguistica del bilinguismo e dell’apprendimento delle lingue. Durante questo periodo talvolta sono emersi i miei interessi interiori. Negli anni '90 ho pubblicato una serie di studi sulla neurofisiologia dell’ipnosi e sulla neuropsicologia della preghiera. Nel 1995 ho pubblicato un libro intitolato Destra e sinistra nella Bibbia: una analisi neuropsicologica. Sebbene questo libro sia stato accolto con discreto favore negli ambienti religiosi e culturali italiani, la risposta degli ambienti scientifici mi è sembrata invece molto più tiepida. Un ampio riassunto del libro era stato precedentemente pubblicato dalla rivista americana Brain and Cognition. Il responsabile della rivista quando gli inviai il manoscritto rimase sorpreso. Lo aveva trovato interessante ma molto particolare. Alla fine aveva deciso di pubblicarlo perché, molto probabilmente, non poteva essere pubblicato in nessuna altra rivista scientifica.

Non ho mai indagato che cosa pensassero veramente i miei colleghi neurologi e neurofisiologi di queste mie 'scorribande' in ambiti considerati proibiti. Sospetto che allora, e forse anche oggi, provassero nei miei confronti dei sentimenti ambivalenti. Non si poteva dire che ero uno sprovveduto, perché ero in grado di pensare e realizzare ricerche scientifiche 'standard' (che stavano cioè all’interno del paradigma scientifico comunemente accettato e condiviso). D’altra parte manifestavo delle pericolose propensioni verso argomenti che venivano considerati con sospetto. Tuttavia l’interesse verso tematiche religiose e spirituali, fino ad ora non si è mai manifestato in maniera troppo esplicita. La capacità di percorrere due vie parallele, tenendo a bada i miei interessi filosofici e spirituali, mi ha permesso di completare la carriera accademica.

In questi ultimi anni però la situazione scientifica sta rapidamente cambiando. Sono stati pubblicati numerosi articoli e diversi libri sulle neuroscienze della spiritualità. Così qualche tempo fa ho sentito che era giunto il momento di una maggiore integrazione nella espressione dei miei interessi. Era opportuno che gli studi e le pratiche coltivati nell’interiorità si integrassero con quelli dell’esteriorità. A molti questo libro potrebbe apparire un’improbabile coincidentia oppositorum, non è così per me. Non ho mai creduto esistessero aspetti della cultura radicalmente diversi e separati (ad esempio, la cultura umanistica contrapposta alla cultura scientifica), ma che vi fosse un unico ambito integrato della conoscenza e della cultura umana, dove gli uomini e le donne di conoscenza devono muoversi con curiosità e discrezione.

Come è mia consuetudine non ho dato nulla per scontato; chiunque può leggere questo libro senza dover anticipare altre letture, sia che provenga dall’ambito scientifico, sia da quello umanistico o religioso. Mi sembra importante precisare fin da subito che non è un libro dove intendo sostenere o negare l’ipotesi dell’esistenza di una o più entità superiori. Il problema di Dio è un argomento che probabilmente si pone al di là del concetto di esistenza. Condivido a questo riguardo una modalità di pensiero che è vicina alla filosofia buddhista. Di fronte alla questione dell’esistenza di Dio il Buddha ha invitato i suoi discepoli a praticare 'la via di mezzo'. Qualcosa di simile mi sembra sia accaduto successivamente in occidente quando Platone ha sostenuto che “il Bene, non è l’Essere, ma lo supera in dignità e potenza”. L’idea cioè che il Bene non solo sia al di sopra dell’Essere ma sia più importante ed essenziale di questo. Ciò che è significativo in questa linea di pensiero sono dunque le azioni, le emozioni e gli aspetti cognitivi che gli esseri umani sono in grado di mettere in atto in riferimento alle categorie della spiritualità e del sacro.

In questo libro vengono descritte e discusse le esperienze spirituali e le basi neurobiologiche che le rendono possibili. Ho cercato di descrivere tali esperienze e il loro contesto in maniera fenomenologica, senza trarre giudizi di valore sui contenuti dottrinali delle varie religioni. I metodi filosofici che hanno sostenuto questo mio lavoro si ispirano soprattutto al pensiero di Paul Feyrabend. Secondo questo filosofo la conoscenza umana non è soltanto una conoscenza teorica ma è anche e soprattutto empirica e storica. Infatti, le conoscenze teoriche si interessano a ciò che è semplice, uniforme, soggetto a leggi universali stabili e uguali per tutti, mentre i rappresentanti delle conoscenze empiriche e storiche “mettono in evidenza ciò che è particolare (incluse le regolarità particolari). Si affidano a liste, storie, osservazioni incidentali, esemplificazioni, analogie, libere associazioni e usano regole 'logiche' quando ciò si adatta ai loro scopi. Mettono in evidenza anche la pluralità e, attraverso la pluralità, la dipendenza dalla storia degli standard logici”.

La neuropsicologia è una disciplina delle neuroscienze che studia le funzioni della mente umana e i substrati neurologici che le organizzano. È necessariamente una disciplina in bilico tra natura e cultura. Infatti, è impossibile sviluppare significativi studi di neuropsicologia senza considerare le variabili sociali, linguistiche, culturali ed esistenziali che hanno influito su un determinato paziente, sia per effettuare una diagnosi corretta, sia per decidere una terapia adeguata. Le funzioni cognitive superiori, come ad esempio il linguaggio, la scrittura, la musica e, per certi aspetti, anche la religione, dipendono sia dall’ambiente culturale in cui un individuo è cresciuto e vive, sia dai substrati neurologici che organizzano questi sistemi mentali complessi. Sulla base di tali premesse è quindi possibile, con opportune cautele di ordine epistemologico, pensare di applicare alcuni criteri e alcune conoscenze della neuropsicologia anche allo studio dei testi e delle opere religiose che rappresentano il risultato di processi psichici umani.

Uno dei criteri metodologici più importanti, in questo tipo di indagini, riguarda la chiara consapevolezza che un particolare aspetto della cultura umana presenta sempre differenti livelli di analisi e di interpretazione. A tale proposito ritengo opportuno sottolineare che l’approccio neuropsicologico costituisce solo uno dei possibili livelli di analisi dei fenomeni religiosi. Questo livello può essere interessante o deludente, può permetterci di vedere gli stessi dati in una prospettiva nuova e fruttuosa oppure risultare inutile e sterile. Tuttavia, ciò che un livello non può fare è assorbire altri livelli o sostituirsi ad essi. Come è noto esistono vari livelli di analisi di un testo o di un’esperienza religiosa: filologico, linguistico, antropologico, storico, esegetico, teologico, esistenziale, mistico, eccetera; ognuno con una propria autonomia, tanto che non è possibile, poniamo, applicare i metodi e le misure della neuropsicologia per analizzare o giudicare il livello esistenziale. L’opera di interpretazione di un testo o di un'esperienza religiosa deve saper utilizzare e associare il maggior numero di livelli possibili, senza tuttavia confonderli, in modo da raggiungere la migliore comprensione partendo da una specifica domanda o da un particolare problema.

Ai neuropsicologi che intendono affrontare correttamente l’analisi di un fenomeno religioso sono richiesti alcuni prerequisiti esistenziali, quali l’umiltà, la curiosità e la simpatia verso gli aspetti culturali che intendono studiare; sia un numero minimo di conoscenze per non rischiare di muoversi come un elefante in un negozio di cristalleria. Anche in questo ambito è necessario informarsi, conoscere il più possibile e praticare la virtù della cautela. Non è ammissibile, infatti, affrontare lo studio di alcuni aspetti della letteratura religiosa senza conoscere i principali contributi dell’analisi storico-critica di un testo. Un neuropsicologo non può pensare ad esempio di analizzare un testo della Bibbia ebraica senza essere al corrente delle più importanti discussioni sulle diverse fonti e sui diversi generi letterari che lo caratterizzano. Ovviamente qualsiasi azione e pensiero umano si accompagnano a sentimenti e affetti, pertanto è quasi impossibile mantenere un atteggiamento assolutamente imparziale rispetto a ciò che si sta studiando. Quindi, il lettore può desumere che nello scrivere questo libro sono stato costantemente animato da un atteggiamento di simpatia nei confronti dei testi e delle esperienze spirituali, perché ritengo tali documenti ed esperienze di vitale importanza all’interno della mia storia personale e di quella umana in generale.

 

 

Neuropsicologia dell'esperienza religiosa di Franco FabbroNeuropsicologia dell’esperienza religiosa di Franco Fabbro, Casa Editrice Astolabio – Ubaldini Editore, 2010

 

Un libro straordinario su ciò che avviene al nostro organismo durante le esperienze mistiche: neuroscienze, storia delle religioni, rapporto tra malattia e spiritualità, per descrivere i fenomeni di estasi e trance a partire dalle ricerche sul cervello e sul sistema nervoso.

 

 

INDICE

 

Prefazione di Carlo Sgorlon

 

Prima parte
Il cervello religioso

1.  Introduzione
2.  L’istinto del sacro
3.  Il cervello umano
4.  La neuropsicologia
5.  L’evoluzione del cervello
6.  I neurotrasmettitori
7.  Le emozioni e i sentimenti
8.  La veglia, il sonno e il sogno
9.  Il corpo, l’anima e il mondo
10. Neuropsicologia dello sciamanesimo
11. La mistica e le sue tecniche
12. Le piante sacre
13. Il cervello religioso

 

Seconda parte
Neurosentieri verso il sacro

 

14. Il morbo sacro
15. L’epilessia estatica di Dostoevskij
16. Nel labirinto del linguaggio
17. Il dolore del cambiamento
18. Destra e sinistra in ambito religioso
19. Alimenti sacri e cristianesimo primitivo
20. San Paolo e il dono delle lingue spirituali
21. Malattia, spiritualità e guarigione
22. Conclusioni

 

Ringraziamenti
Bibliografia

 

Prefazione di Carlo Sgorlon  -  Introduzione  -  Brani

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