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Neuropsicologia dell'esperienza religiosa

Di Franco Fabbro - Gennaio 2012

Da: Neuropsicologia dell'esperienza religiosa, Casa Editrice Astolabio-Ubaldini Editore, 2010

2.  L’istinto del sacro

Gli esseri umani si distinguono dalle altre specie viventi per alcune caratteristiche comuni, presenti in tutte le culture e documentate in ogni periodo storico. Queste caratteristiche sono: 1) la costruzione di strumenti; 2) l’uso del fuoco; 3) il linguaggio; 4) l’arte; 5) la musica; 6) l’accumulo di conoscenze (con particolare attenzione ai legami di parentela); 7) l’uso di piante (per scopi alimentari, terapeutici o conoscitivi); 8) la dimensione del sacro. Tutte queste peculiarità sono associate alle particolari dimensioni raggiunte dal cervello umano nel corso dell’evoluzione. In primis il notevole sviluppo della corteccia parietotemporale, che ha incrementato considerevolmente la capacità di memorizzare episodi, eventi autobiografici e comportamenti sociali. Una parte di queste esperienze è stata registrata in sistemi accessibili a una rievocazione cosciente, mentre altre esperienze sono normalmente inaccessibili alla coscienza. Inoltre, la grande espansione dei lobi frontali ha reso possibile la capacità di inibire alcuni comportamenti, dotando l’essere umano della possibilità di scegliere se attuare o meno un determinato comportamento in una data situazione. Una seconda conseguenza fondamentale dell’enorme sviluppo dei lobi frontali umani, riguarda la capacità di anticipare il futuro, permettendo all’uomo di generare ipotesi sul suo futuro, di formulare cioè una serie di scenari possibili. Tutto questo dipende dalla grande quantità di informazioni immagazzinate nella memoria: se non c’è memoria, infatti, non c’è passato, senza il quale è impossibile immaginare il futuro. La capacità di prevedere il futuro ha dato enormi vantaggi evolutivi alla specie umana, ma ha anche drammaticamente posto l’uomo di fronte alla consapevolezza della propria morte.

I reperti archeologici più antichi che rivelano una sensibilità religiosa sono legati al culto dei morti. In numerosi siti preistorici sono state ritrovate sepolture con i cadaveri in posizione fetale e cosparsi di ocra rossa e fiori. Queste antiche sepolture indicano la credenza nell’immortalità. La morte viene, infatti, rappresentata come una fase intermedia, prima di una nuova rinascita. Anche se i sentimenti religiosi e l’esperienza del sacro non si esauriscono nel problema della morte, indubbiamente questa esperienza rimane uno dei temi centrali della dimensione religiosa, insieme ad alcune altre domande altrettanto fondamentali quali: ‘perché c’è l’essere invece del nulla?’; ‘la mia vita ha un senso?’; ‘qual è il mio posto nell’universo?’; ‘perché esiste la sofferenza dell’innocente e la crudeltà gratuita?’. L’angoscia scaturita da queste e altre simili domande ha trovato conforto nelle esperienze religiose che sembrano essere presenti soltanto nella specie umana.

 

10.6  Neuropsicologia dello sciamanesimo

... La diffusione dello sciamanesimo nei diversi continenti del mondo, dalla preistoria fino ai tempi moderni, dipende, secondo Michael Winkelman, dal fatto che questa forma religiosa manifesta una tipica modalità di funzionamento della mente umana. Questo autore ritiene che l’estasi – concetto basilare della spiritualità sciamanica – costituisca una forma integrativa di consapevolezza, in relazione con un’attivazione prevalente del cervello dei paleomammiferi e delle strutture a esso correlate, ovvero i circuiti che collegano l’ippocampo al setto, e queste strutture all’ipotalamo e al sistema nervoso autonomo (paragrafo 5.4). La trance estatica è, infatti, caratterizzata da un predominio del sistema nervoso parasimpatico, da una sincronizzazione dell’EEG con presenza di onde cerebrali lente, che partono dall’ippocampo fino a interessare la corteccia del lobo frontale, e infine da una tendenza alla sincronizzazione dell’attività di entrambi gli emisferi cerebrali.

L’estasi sciamanica, responsabile degli stati di coscienza trascendente, dipenderebbe secondo Winkelman da una diminuzione dell’attività del neurotrasmettitore serotonina (paragrafo 6.4) su un gruppo di neuroni dell’ippocampo (cellule CA3). L’ippocampo, liberato dall’influenza inibitoria della serotonina, inizierebbe a generare caratteristiche onde lente. Questa attività dell’ippocampo determinerebbe un rallentamento dell’elettroencefalogramma (EEG), simile agli stati di rilassamento, che favorisce la generazione di tipiche perturbazioni elettriche del lobo temporale, che possono determinare una modificazione dello stato di coscienza ordinario. Come si è già accennato in precedenza, numerose sostanze psicoattive, come pure l’attività fisica estrema, lo stress, il digiuno, la deprivazione di sonno, quella sensoriale, la meditazione, sono in grado di ridurre i livelli di serotonina cerebrale determinando una disinibizione dei lobi temporali, la generazione di ritmi lenti e la sincronizzazione delle strutture del sistema limbico e del lobo frontale.

La disinibizione dei neuroni dell’ippocampo CA3, che è in relazione con la diminuzione della serotonina durante gli stati di estasi sciamanica, produce risposte emotive tipiche del cervello dei paleomammiferi. Vengono attivate le strutture cerebrali in relazione con l’amore istintuale e con l’amore compassionevole (paragrafo 7.8), e liberati i sistemi emotivi che raggiungono i ‘picchi’ più alti di gioia e piacere (paragrafo 7.1), così da configurare uno stato di estasi. L’attivazione del cervello dei paleomammiferi determina quindi uno stato di coscienza caratterizzato dalla compassione, cioè dal desiderio di amare e di prendersi cura degli altri, che rappresenta un tipico atteggiamento dello sciamano nei confronti degli altri e della comunità.

Questa integrazione dell’attività cerebrale, controllata dal cervello dei paleomammiferi, devia l’usuale stato di consapevolezza fobico-esplorativo-analitico verso modalità di coscienza più emotive, integrative e trascendenti. La sincronizzazione delle strutture del sistema limbico con i lobi frontali dei due emisferi cerebrali sembra essere alla base del più facile accesso alla coscienza del materiale preconscio e inconscio.

Lo stato di coscienza delle sedute sciamaniche costituisce quindi una condizione simile a uno stato di veglia sognante. In tale condizione vengono probabilmente coattivati a livello cerebrale sia lo stato di coscienza onirico (che determina una vivida immaginazione mentale), sia lo stato di coscienza della veglia (l’individuo rimane consapevole e in grado di esercitare la volontà).

 

11.  La mistica e le sue tecniche

Il termine ‘mistica’ deriva dalla parola greca mysterion, ‘segreto’, che il mystes (‘iniziato’) deve tacere (da myein: ‘chiudere la bocca’). Gli iniziati ai misteri, infatti, non dovevano raccontare a nessuno ciò che avevano visto e ascoltato durante l’esperienza spirituale. Nei misteri dell’ellenismo, e probabilmente in molte altre tradizioni religiose, ciò che vi è di nascosto non sono tanto i contenuti dottrinali quanto piuttosto i riti, cioè l’insieme delle tecniche che permettono di raggiungere l’esperienza mistica. Si tratta di uno stato di coscienza nel quale l’individuo si avvicina sempre di più alla fonte del sacro. In alcune tradizioni spirituali l’atto mistico è stato considerato come una fusione fra l’iniziato e la divinità, in altre si configura invece come l’esperienza diretta e passiva della presenza della divinità. Se l’obiettivo della mistica, nelle sue diverse tradizioni religiose, è l’unione con il divino, sul piano psicologico tale obiettivo viene raggiunto mediante un’esperienza spirituale che spesso assume le caratteristiche dell’estasi.
   Ciò che doveva rimanere segreto nelle tradizioni mistiche, dunque, erano soprattutto le tecniche per raggiungere l’esperienza spirituale. Si comprende così quanto sia difficile presentare in maniera esauriente questo tipo di argomenti. La maggior parte delle religioni ha infatti cercato di mantenere il più possibile segrete tali tecniche, fino al punto che alcune di queste tradizioni ne hanno perduto completamente la conoscenza, riducendosi a compiere vuote ritualità. Di fronte all’arduo compito di descrivere gli aspetti salienti della mistica nelle varie religioni, ho deciso di introdurre alcuni concetti fondamentali di ogni religione trattata e quindi di concentrarmi sulle principali tecniche mistiche utilizzate. Ovviamente ho dovuto ricorrere a informazioni provenienti dalla letteratura religiosa. I limiti di questo capitolo sono dunque quelli di argomentare intorno a informazioni segrete, che solo successivamente sono state in parte rivelate e trascritte.

 

13.  Il cervello religioso

Lo studio delle funzioni cognitive ed emotive si è basato sull’analisi di pazienti che, in seguito a lesioni localizzate nel cervello, presentavano ‘sintomi negativi’, ovvero perdita di funzioni, oppure ‘sintomi positivi’, ossia la comparsa di comportamenti patologici assenti prima della malattia. I sintomi ‘negativi’ sono collegati prevalentemente alla perdita del tessuto cerebrale coinvolto nella rappresentazione di una data funzione, mentre i sintomi ‘positivi’ dipendono dalla liberazione di riflessi, comportamenti arcaici o particolari tracce mnestiche (capitolo 4). Numerose lesioni, in particolare i tumori cerebrali, possono provocare crisi di epilessia. L’epilessia focale è in grado di determinare sintomi positivi, quali ad esempio la comparsa, durante una crisi, di allucinazioni olfattive, uditive o visive (sintomatologia critica), oppure una lieve ma più complessa modificazione degli stili cognitivi e della personalità; ciò dipende dall’attività subcontinua del focolaio epilettico durante i periodi intercritici (sintomatologia intercritica).

Alcuni anni fa ho avuto l’occasione di studiare il caso di due persone che, in seguito a una lesione cerebrale acquisita, manifestavano una complessa e interessante sintomatologia religiosa. Il primo caso riguardava una bambina di 10 anni, di intelligenza normale. Quest’ultima frequentava la quinta elementare e aveva ricevuto un’educazione religiosa normale. Progressivamente, aveva iniziato a presentare una serie di sintomi psicologici peculiari che avevano richiesto l’intervento di uno psicoterapeuta. La sintomatologia manifestata era chiaramente di tipo religioso: 1) la bambina aveva, infatti, iniziato a delimitare in casa dei luoghi ‘particolari’; spazi che essa riconosceva come sacri, inaccessibili agli altri, dove accumulava oggetti che nessuno poteva toccare (un registratore, fotografie, sassi, eccetera); 2) spesso, in maniera stereotipata, eseguiva percorsi davanti ai cosiddetti ‘luoghi sacri’; dei veri e propri prototipi di pellegrinaggi; 3) durante questi ‘pellegrinaggi’, talvolta metteva in atto rituali di benedizione e scongiuro, lanciando piccole manciate di sale dietro la schiena. Dopo circa un anno di psicoterapia, improvvisamente, manifestò una crisi di epilessia focale. Allora venne eseguita una risonanza magnetica dell’encefalo che evidenziò un tumore nel lobo temporale destro (Fig. 13.1). Subito dopo la bambina venne operata e si ebbe una parziale remissione della sintomatologia.

Il secondo caso riguardava un uomo di 47 anni di origine portoghese che viveva a Bruxelles e lavorava come taxista. Si trattava di una persona capace e rispettata. Era stato educato nella religione cristiana ma non era praticante. Una sera di dicembre del 1998, un collega lo aveva trovato mentre già da alcune ore, con il suo taxi, girava intorno a una grande piazza circolare di Bruxelles (Square Montgomery). Nonostante precedentemente avesse attraversato innumerevoli volte la piazza, quella sera, inspiegabilmente, si era perso e non era più in grado di orientarsi. Il collega lo aveva accompagnato in ospedale dove era stata eseguita una tomografia assiale computerizzata dell’encefalo, che aveva evidenziato la presenza di una lesione tumorale, riguardante prevalentemente il lobo parietale dell’emisfero destro (Fig. 13.2). Era stato quindi operato. Qualche giorno dopo l’operazione aveva iniziato a presentare una sintomatologia tipicamente religiosa. Verso le due del mattino, durante il sonno, si svegliava e gli sembrava di essere appeso su una croce accanto a Gesù. Entrambi erano stati crocifissi per espiare i peccati del mondo. Allora scoppiava in crisi di pianto che potevano durare anche alcune ore svegliando gli altri pazienti e allarmando i sanitari. Dopo alcune di queste notti, che il paziente aveva definito ‘notti cristiche’, è stato sottoposto a una terapia antiepilettica e antipsicotica. La sintomatologia religiosa era probabilmente una manifestazione di una serie di crisi di epilessia parziale. Il paziente considerava la sua malattia, l’operazione neurochirurgica e le ‘notti cristiche’ come una sorta di viaggio iniziatico che anticipava il suo ultimo e definitivo viaggio. Dopo due mesi dall’operazione il paziente, infatti, morì.

 

22.  Conclusioni

... La dimensione spirituale potrebbe rappresentare una tensione, costantemente presente negli individui, verso l’unità dell’Essere. Essa tende a controbilanciare una forza, uguale e contraria, presente in tutti gli esseri viventi che li spinge verso l’autonomia. Le prime forme viventi si sono, infatti, costituite sulla terra più di tre miliardi di anni fa, sviluppando una membrana cellulare che ‘separava’ l’ambiente interno della cellula dal resto dell’universo. Questa forza vitale verso l’individualità e l’autonomia ha superato un primo stadio di complessità circa un miliardo di anni fa, dando origine ai primi esseri pluricellulari. Ora è giunto il tempo di un nuovo salto evolutivo, quello volto a comprendere che l’universo non è un luogo dove l’io si possa comportare da padrone assoluto, ma un ambiente nel quale è fondamentale imparare a ‘collaborare’ e a muoversi con meraviglia, rispetto, cura e devozione.


FRANCO FABBRO (Pozzuolo del Friuli, 1956) ha compiuto studi universitari di filosofia, teologia e medicina. Laureato in medicina e specializzato in neurologia, è stato ricercatore di neuropsichiatria presso l’ospedale infantile di Trieste. Dopo diversi anni all’estero (Montreal e Bruxelles), è attualmente professore ordinario di neuropsichiatria infantile presso l’Università di Udine. Autore di numerosi articoli e libri pubblicati a livello internazionale, ha pubblicato in questa collana Il cervello bilingue (1996) e Neuropedagogia delle lingue (2004).

 

Su questo sito, nella rubrica "Riflessioni sul Senso della Vita" intervista al Professore Franco Fabbro

 

Neuropsicologia dell'esperienza religiosa di Franco FabbroNeuropsicologia dell’esperienza religiosa di Franco Fabbro, Casa Editrice Astolabio – Ubaldini Editore, 2010

 

Un libro straordinario su ciò che avviene al nostro organismo durante le esperienze mistiche: neuroscienze, storia delle religioni, rapporto tra malattia e spiritualità, per descrivere i fenomeni di estasi e trance a partire dalle ricerche sul cervello e sul sistema nervoso.

 

 

INDICE

 

Prefazione di Carlo Sgorlon

 

Prima parte
Il cervello religioso

1.  Introduzione
2.  L’istinto del sacro
3.  Il cervello umano
4.  La neuropsicologia
5.  L’evoluzione del cervello
6.  I neurotrasmettitori
7.  Le emozioni e i sentimenti
8.  La veglia, il sonno e il sogno
9.  Il corpo, l’anima e il mondo
10. Neuropsicologia dello sciamanesimo
11. La mistica e le sue tecniche
12. Le piante sacre
13. Il cervello religioso

 

Seconda parte
Neurosentieri verso il sacro

 

14. Il morbo sacro
15. L’epilessia estatica di Dostoevskij
16. Nel labirinto del linguaggio
17. Il dolore del cambiamento
18. Destra e sinistra in ambito religioso
19. Alimenti sacri e cristianesimo primitivo
20. San Paolo e il dono delle lingue spirituali
21. Malattia, spiritualità e guarigione
22. Conclusioni

 

Ringraziamenti
Bibliografia

 

Prefazione di Carlo Sgorlon  -  Introduzione  -  Brani

 

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