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La Scienza dei numeri di Pitagora

Estratto del testo “I Grandi Iniziati” di Schurè, ed. Laterza
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Si può affermare che essa costituisce la pietra angolare della. Scienza esoterica. Tutti i grandi iniziatori religiosi ne hanno avuto coscienza, tutti i teosofi l'hanno presentito. Un oracolo di Zoroastro dice:

 

II numero tre regna ovunque nell'universo e la Monade è il suo principio.

 

Il merito incomparabile di Pitagora è di avere formulato questa legge con la chiarezza del genio greco. Egli ne fece il centro della sua teogonia e il fondamento delle scienze. Già velata negli scritti esoterici di Platone, ma del tutto incompresa dai filosofi posteriori, questa concezione è stata compresa appieno, nei tempi moderni, solo da pochi iniziati delle scienze occulte. 14 Vediamo fin d'ora quale ampia e solida base la legge del ternario universale offrisse alla classificazione delle scienze, all'edificio della cosmogonia e della psicologia. Come il ternario universale si concentra nell'unità di Dio o nella Monade, il ternario umano si concentra nella coscienza dell'io e nella volontà, che raccoglie tutte le facoltà del corpo, dell'anima e dello spirito in una vivente unità. Il ternario umano e divino riassunto nella Monade costituisce la Triade sacra. Ma l'uomo realizza la propria unità in un modo soltanto relativo. Infatti, la volontà che agisce su tutto il suo essere non può agire simultaneamente e pienamente nei suoi tre organi, cioè nell'istinto, nell'anima e nell'intelletto. L'universo e Dio stesso gli appaiono solo di volta in volta e successivamente riflessi in tre specchi.
1) Visto attraverso l'istinto e il caleidoscopio dei sensi, Dio è multiplo e infinito come le sue manifestazioni. Di qui il politeismo, dove il numero degli dei è illimitato.
2) Visto attraverso l'anima ragionevole. Dio è duplice, cioè è spirito e materia. Ne nasce il dualismo di Zoroastro, dei Manichei e di molte altre religioni.
3) Visto attraverso l'intelletto puro, è triplice, cioè costituito da spirito, anima e corpo, in tutte le manifestazioni dell’universo. Ne derivano i culti trinitari dell'India (Brama, Visnu e Siva) e la trinità del Cristianesimo (Padre, Figlio e Spinto Santo).
4) Concepito dalla volontà che riassume il tutto, Dio è unico, ed abbiamo così il monoteismo ermetico di Mosè in tutto il suo rigore .A questo punto, niente più personificazione, niente più incarnazione: emergiamo dall'universo visibile e rientriamo nell'Assoluto. L'Eterno regna da solo sul mondo ridotto in polvere. La diversità delle religioni proviene dunque dal fatto che l'uomo realizza la divinità solo attraverso il proprio essere, che è relativo e finito, mentre Dio realizza in ogni momento l'unità dei tre mondi nell'armonia dell'universo. Quest'ultima applicazione dimostrerebbe di per sé la virtù in qualche modo magica del Tetragrammaton nell'ordine delle idee. Non solo vi si trovavano i princìpi delle scienze, la legge degli esseri e il loro sistema di evoluzione, ma anche la ragione delle diverse religioni e quella della loro superiore unità. Era veramente la chiave universale. Perciò l'entusiasmo di Liside, che ne parla nei Versi dorati. I Pitagorici giuravano in nome di questo grande simbolo: Giuro in nome di colui che incise nei nostri cuori la Tetrade sacra, immenso e puro simbolo, fonte della Natura e modello degli Dei. Pitagora si spingeva molto più in là nell'insegnamento dei numeri. In ognuno di essi definiva un principio, una legge, una forza attiva dell'universo. Ma diceva che i princìpi essenziali sono contenuti nei primi quattro numeri, perché addizionandoli e moltiplicandoli si trovano tutti gli altri.

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14 Fra i quali un posto di alto rango spetta a Fabre d'Olivet (autore dei Vers dorés de Pythagore). Questa concezione delle forze dell’universo come forze vive che lo attraversano dall’alto al basso non ha niente a che vedere con le vuote speculazioni dei puri metafisici, come per esempio la tesi, l’antitesi  e la sintesi di Hegel, semplici giochi di parole intellettuali.

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