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Riflessioni Filosofiche

Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

 

Non avrai altra Scienza all'infuori di me

Alle radici dell’assolutismo scientifico occidentale

di Claudio Messori*

 - Settembre 2021


Viviamo in una società tecno-centrica, dove la scienza e la tecnica, in virtù dell’efficacia dei loro mezzi, possono trasformare ciò che si pensava naturalmente (o divinamente) predeterminato [1]. Dove gli apostoli della Conoscenza Esatta sono lo scienziato, il ricercatore e il tecnico specializzato. Dove Tecno-centrismo fa rima con Teo-centrismo. Dove l’asset vincente è l’academic/industrial/military iron triangle (Vannevar Bush), quel sistema di alleanze tra il mondo accademico, industriale e militare messo a punto negli USA nel corso della Seconda Guerra Mondiale, che ha fatto degli USA il leader mondiale nel campo della ricerca e della innovazione tecnologica.
Ci sono voluti poco più di 250 anni, quattro Rivoluzioni Industriali e due guerre mondiali più altre guerre minori, tutte sfruttate come banco di prova per soluzioni tecnologiche innovative, perché la civiltà occidentale riuscisse a sviluppare i cosiddetti “agenti intelligenti", vale a dire sistemi artificiali (ad es. automa, robot), progettati e realizzati per simulare (Intelligenza Artificiale) alcuni aspetti comportamentali animali e umani, interfacciati con l’ambiente esterno grazie a:

  • uno o più sensori (ad es. meccanici, di temperatura, di prossimità, induttivi, ottici, di movimento) che captano una determinata gamma di segnali ambientali e li traducono in sequenze di segnali elettromagnetici che vengono trasmessi (anche su lunghe distanze, grazie a infrastrutture di telecomunicazione via cavo o via antenna, terrestri o satellitari) a

  • un elaboratore (ad es. bit-computer, quantum-computer, dispositivi digitali in genere), che grazie al programma del software installato ed eventualmente al cloud computing, ovvero alla nuvola informatica, aperta o chiusa (Cyber Physical System), implementata mediante infrastrutture fisiche dette data center (i luoghi dove vengono installati i server), dove sono condivise le esperienze (dataset) generate da tutti i sensori, elaboratori ed effettori (incluso l’attore umano) messi in rete nel cyberspace, li processa, li classifica e istruisce una serie di dati in uscita (output) che vengono trasmessi (anche da remoto) al

  • sistema effettore, per essere traslate in una serie di azioni (meccaniche, elettromagnetiche o di altro genere) che consentono al sistema artificiale alias agente intelligente di svolgere le funzioni per le quali è stato programmato e realizzato.

Questo è quanto osserviamo oggi nel nostro mondo iperconnesso e iper-tecnologico, ma la centralità della tecnologia(1), ovvero del saper fare inteso come ideazione, produzione e applicazione intenzionale di tecniche (procedure) manuali e/o strumentali finalizzate al soddisfacimento di scopi antropici, è un fatto relativamente recente nella storia delle comunità umane [2].
Le più antiche testimonianze a noi pervenute del saper fare antropico risalgono al Paleolitico Inferiore (un periodo di tempo compreso tra circa 1.3 milioni e 300 mila anni fa), sotto forma di manufatti litici (choppers, bifacciali, raschiatoi, asce e punte), resti di imbarcazioni rudimentali idonee alla navigazione in mare aperto, incisioni su pietra (petroglifi) e pittogrammi parietali, statuette (Veneri).
Si tratta di produzioni che indicano un ricorso a prassie e abilità manuali dove l’intenzionalità, se e quando presente, è solo marginale: un saper fare che si fa nell’incontro tra l’ambiente e la disponibilità di requisiti e di competenze filogeneticamente acquisite, così come la dinamica ventilatoria polmonare, la stazione eretta e il cammino non sono frutto di intenzionalità né di apprendimento ma si fanno nell’incontro tra ambiente e prerogative filogenetiche pronte all’uso.
Sarà solo nel corso del periodo di transizione tra Paleolitico Inferiore e Paleolitico Medio (tra circa 400 e 200 mila anni fa) che il processo di integrazione tra prescrizione filogenetica e intenzionalità epigenetica giungerà a maturazione, per divenire un tratto distintivo delle comunità umane di Homo Sapiens ed essere impiegato per scopi adattivi e sovra-adattivi.
Durante questo periodo, infatti, la relazione di continuità (a cui è associata la stereotipia comportamentale filogeneticamente prescritta che accomuna tutti gli animali) intrattenuta, in via quasi esclusiva, dall’animale homo con l’ambiente, viene fecondata dalla costituzione di un complesso psichico formato da un "Io distinto da un Altro dall’Io" (nascita psicologica della individualità umana; acquisizione di una identità psichica distinta), e dalla conseguente sedimentazione della identità psichica relativamente autonoma e indipendente (pre-razionale e pre-verbale) che chiamiamo funzione epigenetica del reale, o autocoscienza umana.
Ed è qui, sul terreno psichico filogenetico, che germoglia una nuova modalità di stare nel mondo, una modalità che chiamiamo relazione di contiguità, l’ingresso dell’animale homo in un mondo che si affranca dalla prescrizione filogenetica per affidarsi al discernimento. Un passo colmo di insidie, tragico, che per qualsiasi altro animale sarebbe sinonimo di malattia di morte di estinzione. Ma non per l’animale Homo Sapiens. Per non soccombere, infatti, Homo Sapiens può contare su un sistema di correlazioni psichiche che chiamiamo funzione imaginifica(2) (una funzione comune a tutto il genere Homo ma qui dotata di una diversa efficacia relazionale), sulla creazione di immagini mentali capaci di animare il mondo fornendogli un volto, e di animare il suono, fornendogli una voce. Una capacità che contribuirà allo sviluppo sia del linguaggio orale che del processo mitopoietico, grazie al quale la carica psichica destabilizzante insita nella acquisizione di una identità psichica distinta viene elaborata e proiettata nel tempo mitico di una filiazione primigenia, che contempla (a propria immagine e somiglianza) un periodo gestazionale (durante il quale gli antenati ancestrali predispongono l’avvento della loro filiazione terrena), seguito da una genesi primordiale (la comparsa della coppia primigenia dall’Uovo Cosmico, l’Utero della Grande Dea Madre), da cui scaturiscono i diecimila esseri che popolano lo spazio compreso tra la Terra e il Cielo.
Questa è l’origine degli esseri umani che possiedono una identità (che con Homo Sapiens et Faber sarà integrata da un nome), ma al soggetto umano, ovvero agli appartenenti ad una determinata comunità, gli antenati ancestrali forniscono anche un orientamento (che indica loro la direzione da seguire),  un sapere e un saper fare (che consente loro di sussistere e procreare), ma, soprattutto, un Centro, fuori dal tempo e fuori dallo spazio, l’Axis Mundi, a cui la comunità deve attenersi per mantenere vivo il rapporto di dipendenza che la lega (per non smarrire la via) alle sue origini e ai suoi antenati, e a cui l’iniziando deve offrirsi in sacrificio per poter intraprendere il viaggio iniziatico che gli consentirà di fare il suo ingresso nel mondo delle forme, il mondo di mezzo, il mondo della produzione culturale.
In ciò e da ciò prende forma la triade archetipica che fa da comune denominatore a tutte le rappresentazioni interne della realtà esterna: il soggetto umano (l’Uomo Cosmico), in virtù dei suoi legami, diviene l’anello di congiunzione, di collegamento, di mediazione (medium) tra ciò che sta sotto, la Terra (il misurabile), e ciò che sta sopra, il Cielo (l’immisurabile), tra il mondo del visibile, e il mondo dell’invisibile.
Così reciterà l’assioma di Maria la Profetessa: Uno diventa Due, Due diventa Tre, e dal Tre esce l’Uno come Quarto.
Gli antenati ancestrali hanno dunque messo a disposizione dei discendenti terreni il sapere e il saper fare che consente loro di sussistere e procreare. Un sapere e un saper fare, una tecnica e una tecnologia che si mantengono sempre simili a sé stesse, che vengono custodite e tramandate (per via orale e imitativa) di generazione in generazione, che restano invariate, non mutano, che si mantengono refrattarie al cambiamento, alla innovazione, perché così è stato stabilito sin dalle origini, perché così viene stabilito dal vincolo dettato dalla Tradizione, perché sono il mezzo e non un fine.
Almeno sino alla grande rivoluzione tecnologica che segna il passaggio dalle culture totemiche tardo paleolitiche alle culture megalitiche del Neolitico (tra i 30 e i 20 mila anni fa), quando viene adottata una rappresentazione interna della realtà esterna che contempla la possibilità e la necessità di ideare, realizzare e ricorrere all’uso di tecniche innovative e di attrezzi da lavoro più efficaci nella coltivazione cerealicola (agrotecnia), nell’allevamento di bestiame (zootecnia), filatura, tessitura, nella costruzione di abitati, nella regimentazione delle acque fluviali e nella lavorazione della ceramica.
Tanto è bastato per aprire le porte della storia (il complesso tessuto di contingenze, di avvenimenti, l’aspetto modale, processuale, di ciò che tende a rimanere invariato attraverso i millenni, la Tradizione, la parte sostanziale, l’essenza, della Storia) ad un uso sempre più articolato e intensivo della ideazione, produzione e applicazione intenzionale di tecniche (procedure) manuali e/o strumentali finalizzate al soddisfacimento di scopi antropici.
L'addomesticamento del fuoco per la lavorazione dei metalli (Età dei Metalli, VIII-I millennio a.C.); la nascita delle prime Città-Stato sumere (IV millennio a.C.) e l’invenzione della scrittura (Mesopotamia, Uruk, circa 3300 a.C.); l’elaborazione di una moltitudine di divinità e di forme complesse di organizzazione sociale di tipo piramidale che ad un Sovrano (di origine divina) affiancano l’istituzione di tre caste, i Nobili, i Sacerdoti, i Guerrieri (l’Induismo non contempla un sovrano e i nobili sono raggruppati in tre caste, in ordine decrescente brāhmana-ksatriya-vaiśya, che dominano sulla casta più bassa, i śūdra).
Decisivi per la storia delle civiltà che si affacciano sul bacino euro-mediterraneo, saranno quattro eventi, qui elencati in ordine cronologico decrescente (dal più antico al più recente):

  • l’apparizione (seconda metà del II millennio a.C., epoca in cui i popoli semitici del Sinai inventano la scrittura alfabetica), del dio abramitico Yahweh, Colui che È, figura divina sinaitica elaborata dalla casta sacerdotale semitica, che tra il VII e VI sec. a.C., in un’epoca retta dal politeismo, verrà adottata come unico dio venerato in un unico tempio dal Regno di Giuda, con capitale Gerusalemme;

  • la nascita della città-stato greca, la Polis (VIII sec. a.C.), e del Senato romano (VIII sec. a.C.), che instaurano la distinzione giuridica tra legge divina e legge terrena e mettono al centro della vita politica e sociale dello Stato e della Repubblica l’uso della Dialettica, la serrata applicazione pratica della logica, e la Retorica, l’abilità nell’uso della parola (logos) come chiave di ogni autorità secolare;

  • la centralità post-socratica (dal III sec. a.C. in poi) assegnata all’uso della Ragione delle idee (della matematica e della geometria) e di una metafisica che viene sgravata dal fardello del Lògos (in Platone il Cielo iperuranico delle Idee e in Aristotele il Motore Immobile, metafora della anti-storicità della metafisica) e trasformata in metafisica applicata per scopi pratici;

  • l’affermazione imperiale del culto giudaico-cristiano (V sec. d.C.), basato sull’assunto che Gesù di Nazareth (predicatore e profeta ebreo itinerante, caduto in disgrazia e crocifisso per mano romana) fosse il Messia, Il Cristo (dal greco Christòs, l’Unto), il Figlio del Re dei re, il Figlio del, ed esso stesso il, Dio abramitico Yahweh (questo è quello che presero a predicare i suoi apostoli, tra i quali Saulo di Tarso, latinizzato in Paolo, ovvero San Paolo, cittadino romano di origini greche e famiglia ebraica che prima di morire - 64 o 67 d.C. - riuscì ad estendere il nuovo culto, allora praticato solo da un ristretto numero di comunità giudeo-cristiane, fuori dai confini della Palestina, verso l’attuale Giordania, la Turchia e la Grecia).

Yahweh non si limita ad assumere sembianze umane, come fanno molte altre divinità, ma si fa letteralmente umano e mortale in Cristo, perché solo così l’umanità può dirsi tale, solo accogliendo Dio in sé attraverso Cristo l’essere umano può dirsi umano (di qui la giustificazione teologica a tutte le atrocità compiute nei secoli successivi nei confronti dei miscredenti).
L’aver reso mortale l’immortale e immortale il mortale (la consustanzialità della pericoresi cristologica, base del dogma della Trinità), è una operazione di metafisica applicata per scopi pratici sbalorditiva, il miracolo ispiratore, il nucleo fondativo di un nuovo paradigma di civiltà che, seguendo due strade parallele, quella ufficiale di Santa Romana Chiesa e quella sotterranea dell’essoterismo alchemico, traghetta l’Impero Romano d’Occidente verso il proprio declino, per dare i natali (basso Medioevo) ad un nuovo soggetto sociale e politico, destinato a diventare dominante, la borghesia, nel cui grembo prenderà forma (XVIII secolo) l’Homme nouveau, un Uomo nuovo, che in virtù dell’efficacia della scienza e della tecnica fonde e confonde ciò che è divino con ciò che è umano.
Autoproclamatisi erede legittima dell’Illuminismo greco ante litteram (sofisti, atomisti, scettici, stoici), tra il XVII e XVIII sec. d.C. la borghesia Illuminista inglese dà vita a un movimento di pensiero e d’azione, l’Illuminismo, che si fa portatore di un modello culturale fondato sulla fede incondizionata ed esclusiva (non avrai altro modello di conoscenza all’infuori di me) nella ragione empirica e nella conoscenza scientifica ritagliata sul modello scientifico sperimentale galileiano-newtoniano. L'Universo, per gli illuministi, è un sistema meccanico di oggetti solidi (res extensa) che riempiono porzioni di uno spazio altrimenti vuoto, posti in relazione reciproca secondo leggi di moto che, almeno in linea di principio, sono calcolabili.
L’Illuminismo, l’Età dei Lumi, confisca al clero il mandato divino di cui si era fatto depositario il monoteismo giudaico-cristiano (che a sua volta lo aveva importato dal monoteismo giudaico) e lo consegna nelle mani dei prescelti da un nuovo Dio, un Deus otiosus, un Dio logico come il suo predecessore, quello che in virtù diun dogma della fede si è fatto-Uomo-in-Cristo. Un Dio meccanico, un Grande Orologiaio accuratamente decontaminato da qualsiasi traccia di trascendenza. Un Essere Supremo, il Deus Absconditus degli esoterici, il Grande Architetto che grazie alla sublime arte della matematica e della geometria ha creato tutto ciò che popola lo spazio compreso tra la Terra e il Cielo, senza lasciare nulla al caso.
Il Tutto, sostengono gli illuministi, è stato calcolato secondo un disegno matematico di causa-effetto, per essere consegnato nelle mani dell’Homme nouveau, un Uomo nuovo eletto dal Dio meccanico, ovvero nelle mani dei maschi-bianchi-istruiti-benestanti dediti allo studio, all’addomesticamento e alla manipolazione empiristica e utilitaristica della res extensa: gli unici esseri del creato in cui questo Dio abbia compiutamente infuso la res cogitans.
Un Homme nouveau che sceglie di escludere (→dualismo cartesiano) la dimensione immateriale, fittizia (→res cogitans), vissuta soggettivamente e non circoscrivibile dalla razionalità (non traducibile in un linguaggio quantitativo universale e costante come quello impiegato per descrivere il mondo formale →res extensa), dalla propria prospettiva di conoscenza.
Un Uomo nuovo destinato a governare la, e ad essere governato dalla, Ragione (Pura?) della Scienza dell’utile e del costruttivo, tale metafisica applicata per scopi pratici di aristotelica memoria, che può modificare radicalmente la struttura dell’esistenza umana e dell’essere umano stesso; il luogo dove risiedono le Idee e gli Universali (le Idee prime, che hanno come oggetto di conoscenza la res cogitans, e le idee seconde, che si occupano della res extensa); il piano (logico) di lavoro del dubbio metodico, fulcro del procedimento analitico e deduttivo cartesiano, attraverso il quale possono essere generate proposizioni indubitabili, assolute.
Un Uomo nuovo incarnato dai banchieri-mercanti-artigiani del diciassettesimo e diciottesimo secolo, che non vogliono più essere secondi a nessuno, né al clero né alla nobiltà feudale. La borghesia imprenditoriale e liberista, che più di tutti è riuscita a sfruttare gli effetti indotti sulle dinamiche sociali dalla Riforma Protestante (XVI secolo), dalla circolazione delle idee promossa con l'invenzione della stampa a caratteri mobili (1455) e dalla lezione di economia e finanza impartita ai contemporanei e ai posteri dalla famiglia dei Fugger (XVI-XVII secolo).
Un Uomo-macchina che capitalizzerà il sapere il saper fare e le innovazioni tecnologiche sviluppate nel corso della seconda metà del XVIII secolo (Inghilterra, Rivoluzione Industriale 1.0), per introdurre e promuovere la meccanizzazione del ciclo produttivo e, con essa, il processo di integrazione uomo-macchina (tutt’ora in corso).
Un Uomo-macchina che nel corso dei cento anni che separano la Rivoluzione Industriale 1.0 dalla Rivoluzione Industriale 2.0, sottopone la credibilità della Trinità e l’autorità della casta sacerdotale cattolica ad un processo di secolarizzazione, tutt’ora in corso, che traccia i confini della loro ingerenza nelle faccende terrene e negli affari pubblici, le subordina agli interessi stabiliti dalla borghesia per il Bene Privato & Pubblico, e le pone in aperta competizione con una nuova forma di Legge divina, stabilita con criteri scientifici, e con una nuova categoria di rappresentanti del sacro (secolarizzato), gli scienziati, consegnando alla storia l’epopea della rivoluzione liberista e tecnologica moderna, dove “Government has no other end but the preservation of Property” (John Locke, 1689, Second Treatise, § 94).
E proprio l’ottimismo nei confronti della scienza, la fiducia nel progresso scientifico, contribuiranno a determinare un ribaltamento concettuale assai significativo: la categoria della naturalità, la supposta esistenza di un ordine naturale eterno e immutabile, viene incalzata da quella dell’artificialità, della modificabilità. La natura, compresa la natura umana, viene pensata come scientificamente perfettibile, liberandola dalla ferrea legge di necessità. Ciò che è scientificamente modificato e artificialmente costruito diventa desiderabile.
E sarà così che nel corso del XIX sec. verrà data alla luce la prima religione laica e scientifica della Storia, il Positivismo, l’elaborazione ideologica di una borghesia industriale liberista solidamente affermata, che fa della scienza una metafisica di certezze assolute, tanto che negli ultimi anni della sua vita Auguste Comte (1798-1857), ideologo del positivismo, scrive il Catechismo positivista e fonda la Chiesa Positivista, dove vengono trasposti gli elementi dottrinali, etici e liturgici della tradizione cattolica.
Completamente rinnovata, la ragione della metafisica applicata per scopi pratici, che aveva tenuto a battesimo la scalata sociale del ceto borghese, torna ad affermarsi sotto nuove spoglie e diventa dottrina della fede nella Scienza. Si impone, così, il mito di una Scienza super partes che contende a Dio il suo primato di Giudice imparziale, e così facendo sfila (definitivamente?) il destino dei popoli dalle mani dei teologi per consegnarlo nelle mani dei teo-scienziati, che stabiliscono razionalmente leggi assolute, obiettive e valide sopra ogni ragionevole dubbio.

L’assolutismo scientifico prende il sopravvento sull’assolutismo teologico.
Se viviamo in una società tecno-centrica, dove la scienza e la tecnica, in virtù dell’efficacia dei loro mezzi, possono trasformare ciò che si pensava naturalmente e divinamente predeterminato, lo si deve in buona parte al fascino esercitato sulla civiltà occidentale dalla consustanzialità della pericoresi cristologica. Un miracolo rimasto insuperato che ha sdoganato (una volta per tutte?) il sogno recondito (l’immortalità) di una nevrosi che 20 mila anni fa ambiva a mitigare la vulnerabilità, la caducità e l’impermanenza invocando un patto di non belligeranza con le forze naturali e soprannaturali (a questo servivano gli sciamani e dopo di loro i sacerdoti), mentre oggi nutre un Ego affetto da elefantiasi che sfodera tutta la sua volontà di potenza e dichiara guerra alle forze naturali e soprannaturali, dichiarandosi finalmente capace di sottometterle. A questo mira l’occultismo, l’Eugenetica, la teosofia, a questo si ispira il Positivismo, a questo si ispira l’ambiente prometeico del nazionalsocialismo e del comunismo, a questo si ispiravano i Costruttori di Dio (Bogostroitel'stvo)(3) e i cosmisti russi dei primi del ‘900(4) [4][5], a questo si ispirano i transumanisti contemporanei, a questo si ispira lo scientismo che serpeggia nel mito tecnologico.

Claudio Messori

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NOTE

* Claudio Messori – Ricercatore indipendente
Indirizzo: Str. Villaggio Prinzera 1, Fraz. Boschi di Bardone, Terenzo 43040, Italia.
Cell.: +393282876077, e-mail: messori.claudio@gmail.com - Profilo
1) “Il termine tecnologia è una parola composta che deriva dalla parola greca τεχνολογία (tékhne-loghìa), letteralmente “discorso (o ragionamento) sull’arte”, dove con arte si intendeva sino al secolo XVIII il saper fare, quello che oggi indichiamo con la tecnica.” [In: Daniele Dallorto]
2) L’imaginifico (termine introdotto da Anton Maria Salvini, 1653-1729), dal greco eidolopoios o idolopeo, che produce immagini (dove per immagine intendiamo qui un oggetto fisico privo di energia-massa appartenente alla dimensione della tensione [3]),  è il territorio psichico originario e distintivo che ha alimentato e che continuerà ad alimentare il processo di individuazione psico-relazionale e psico-biologico della specie umana, il territorio filogenetico della produzione di immagini psico-percettive  che per migliaia di generazioni, molto prima di trasformarsi in materiale psichico inconscio e conscio, in simboli e in significati, dominò incontrastato sulla elaborazione delle dinamiche  relazionali degli individui e delle comunità umane.
3) Daniele Mansuino (2015) Esoterismo e cultura proletaria in Unione Sovietica, Riflessioni sull’Esoterismo.
4) Daniele Mansuino (2015) Il cosmismo in Unione Sovietica (I-II-III), Riflessioni sull’Esoterismo.

 

RIFERIMENTI

[1] Messori, C. (2018) Dall'Uomo-Macchina Illuminista alla Robotizzazione della Società, Il Minotauro, 1(1), Persiani Editore, Bologna, Italy.
[2] Messori, C. (2019) Paleoanthropology of Consciousness, Culture and Oral Language, Open Access Library, 6, p. 1-50.
[3] Messori, C. (2020) Mind-Brain-Body System’s Dynamics, Open Access Library Journal, 7(9), 1-49.
[4] Paola Cioni (2012) Un ateismo religioso. Il bolscevismo dalla Scuola di Capri allo stalinismo, Carocci Editore, Roma.
[5] Paola Cioni (2006) Maksim Gor'kij e la scuola di Capri, Toronto Slavic Quarterly,17.


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