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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 26-01-2008, 13.12.56   #41
kore
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Riferimento: Lo Dice Il Rettore Di Harvard... [donne biologicamente inferiori agli uo

Citazione:
Originalmente inviato da misterxy
Per saperne di più:

WILSON EDWARD O., Sociobiologia. La nuova sintesi, Zanichelli, Bologna, 1979.
WOLF ARTHUR P., Sexual Attraction and Childhood Association: A Chinese Brief for Edward Westermarck, Stanford University Press, 1995.
GOULD STEPHEN JAY, The Mismeasure of Man, W. W. Norton, 1996.
LUIGI LUCA CAVALLI SFORZA, L'evoluzione della cultura, Codice edizioni, Torino, 2004.
FRANS B. M. de WAAL, LE SCIENZE dossier, n. 7, primavera 2001 (pag. 80-85).

Prendiamo il primo.

Citazione:
Secondo la sociobiologia: la cultura umana non è che un prodotto statistico di singoli atti coi quali si prendono decisioni, le quali hanno motivazioni inconsce (genetiche), necessarie alla riproduzione. Per sopravvivere siamo costretti a fare delle scelte.

Con buona pace degli amici che discutono sul forum di filosofia!

Citazione:
Wilson si rende conto che questa pretesa può creare problemi di tipo "riduzionistico", analoghi a quelli che crea la neurofisiologia quando cerca di assorbire la psicologia umana. Ma la riconduzione dei fenomeni più complessi del mondo materiale a quelli più semplici - spiega Wilson - è una caratteristica necessaria del metodo scientifico nelle fasi iniziali di sviluppo di una nuova scienza.

Allora siamo più tranquilli.

Citazione:
Osservazioni critiche

Fra gli avversari più attivi di Wilson, dopo la pubblicazione del suo libro Sociobiologia. La nuova sintesi, del 1975, vi furono i cosiddetti "critici di Boston": E. Allen, M. Sahlins, R. Levontin, R. Levins ecc.

La prima critica era quella più scontata: la sociobiologia, partendo dal darwinismo, cerca di trovare nelle forme del comportamento animale le leggi biologiche del comportamento sociale, animale e umano, ma questa applicazione, nel caso degli esseri umani, non funziona, proprio perché la differenza tra animale e uomo non è semplicemente di tipo "quantitativo".

Impostata in maniera così riduzionistica, la sociobiologia finisce col diventare una branca della biologia evoluzionista o della moderna genetica della popolazione, scienze che dal punto di vista propriamente "sociioumano" sono in grado di spiegare ben poco.

Il "sociale" infatti è legato per origine al lavoro e, proprio per questo, si presenta come un fenomeno "storico-sociale", sovrabiologico, appartenente soltanto all'essere umano.

E' vero, anche l'esperienza storico-sociale viene trasmessa alle generazioni, ma in maniera indipendente dalla trasmissione biologica: lo dimostra il fatto che mutamenti sociali radicali possono avvenire in presenza di un'eredità biologica immutata. Non si può spiegare il "sociale" col "biologico" e neppure il "biologico" col "sociale", benché esistano tra i due aspetti dei condizionamenti reciproci.

In un ambiente socialmente sano, sicuro... la riproduzione è certamente agevolata, ma questa, di per sé, non contribuisce a modificare un ambiente che perde progressivamente di sicurezza. A problemi "sociali" bisogna dare soluzioni "sociali". Idee complessivamente esatte sul comportamento degli animali si rivelano del tutto errate se usate per spiegare i fenomeni umani.

Basti pensare che nella sfera della riproduzione sociale il momento della "produzione" vera e propria costituisce per gli esseri umani un aspetto qualitativo di gratificazione, che è quasi del tutto sconosciuto al mondo animale. Gli animali vivono come di "riflesso" nel mondo della natura: il loro obiettivo inconscio è quello di adeguarvisi nel migliore dei modi, certamente non quello di operare dei mutamenti consapevoli. Nel mondo animale la "produzione" (p.es. costruire un nido o una diga) ha sempre per fine la "riproduzione". In tal senso, p.es., l'omosessualità come scelta di vita viene esclusa a priori.

Il momento in cui gli animali, istintivamente, meno pensano alla riproduzione è quello del gioco, che è quello però in cui non producono altro che un addestramento alla lotta e alla caccia, cioè a qualcosa che in definitiva servirà loro per riprodursi.

Viceversa, tra gli umani persino un semplice legame biologico tra genitore e bambino è da subito fondato sulla produzione della personalità. La personalità viene creata dai rapporti sociali in cui l'individuo entra nella sua attività. L'attività creativa è il cuore dell'essere umano inteso come personalità.

E' singolare come dei quattro aspetti che la sociobiologia ritiene comuni agli uomini e agli animali, e cioè aggressività, sessualità, paternità e altruismo, solo quest'ultimo venga inserito in un contesto biologico dalla sfera dei rapporti sociali. Gli altri tre partono dal biologico e finiscono nel biologico. E si noti come al primo posto venga messa l'aggressività, cioè l'individualismo egoista: anzitutto l'individuo vuole affermarsi come tale e il modo più semplice e diretto di farlo è quello di riprodursi nelle migliori condizioni possibili. L'altruismo è semplicemente una forma di compromesso con la libertà altrui, che manifesta esigenze analoghe.

Secondo R. Trivers gli elementi principali del meccanismo della selezione sessuale si riducono a tre: paternità, contributo del genitore e strategia riproduttiva delle femmine. Il contributo del genitore viene definito come qualsiasi azione dei genitori che contribuisce all'aumento delle chances di sopravvivenza della prole.

Le strategie riproduttive sono sostanzialmente due: una è basata sulla rivalità dei maschi, i quali, selezionandosi, devono dare le migliori garanzie alle femmine (non solo come capacità riproduttiva in sé, ma anche come padri); le femmine attirano il vincitore di questa selezione tra maschi per avere maggiori probabilità di procreazione riuscita.

Fin qui, secondo i sociobiologi, tutto regolare. La riproduzione è lo scopo principale della vita animale. Non c'era bisogno di far nascere la sociobiologia. Quand'è che nasce questa nuova scienza? Nasce proprio dalle discussioni sul concetto di "altruismo".

Dal punto di vista biologico l'altruismo è in contraddizione coi principi della selezione naturale e con la capacità di adattamento individuale, eppure esso contribuisce in maniera decisiva al successo riproduttivo. I sociobiologi ritengono che l'altruismo si spieghi col fatto che è negli interessi riproduttivi di un individuo essere altruista nei confronti dei propri parenti, portatori di copie dei suoi stessi geni. Qualsiasi aiuto rivolto a qualsiasi parente favorisce la diffusione dei propri geni. L'altruismo è la conseguenza dell'egoismo dei geni. I geni quindi sono l'unica entità permanente, l'unità dell'evoluzione (da notare che per gli evoluzionisti classici questa cosa era garantita dalla "specie").

Tuttavia l'altruismo più diffuso non è quello di parentela, è quello reciproco tra estranei, che fra gli animali si verifica anche tra specie diverse (p.es. il paguro con l'attinia). Si tratta di un egoismo genetico a scopo riproduttivo, una forma di "egoismo di ritorno".

M. D. Sahlins scriveva a tale proposito: "Dal XVII secolo ci muoviamo in un circolo vizioso, applicando a turno il modello della società capitalistica al mondo animale e poi questo mondo animale imborghesito lo applichiamo di nuovo all'interpretazione della società umana"(1).

Cioè l'individuo, per la sociobiologia, sembra comportarsi in maniera molto egoista e individualista proprio perché questo atteggiamento, ci si vuol far credere, gli proviene da tendenze genetiche universali, particolarmente riscontrabili tra gli animali.

Senonché cercare di spiegare comportamenti umani avvalendosi di esempi tratti dal mondo animale, serve a poco. Là dove c'è il 90% di istinto e il 10% di capacità di adattamento, qui il rapporto è inverso, anzi l'uso della ragione viene misurato proprio sulla capacità di superare gli istinti.

Nessun ricercatore è in grado di verificare quanto i processi di selezione, di adattamento siano in grado di ripercuotersi a livello genetico sul processo evolutivo umano, in modo tale da poterli trasmettere per via ereditaria. Ci vorrebbero dei periodi storici lunghissimi per ottenere risultati scientifici.

Viceversa noi cominciamo a parlare di "storia del genere umano" proprio a partire da una certa stabilità genetica. La biologia è sì il presupposto della cultura, come il pollice opponibile per l'organizzazione del lavoro. Se questa organizzazione crea disoccupazione non ha senso sostituire le mani con delle protesi più efficienti.

Sono pochissimi i casi in cui si può dimostrare con certezza l'ereditarietà dei geni dovuta a determinati comportamenti sociali (l'alcolismo?). Il comportamento sociale va spiegato dal punto di vista culturale; spiegarlo dal punto di vista biologico può comportare esiti non solo tutt'altro che scientifici, ma anche particolarmente antidemocratici. Per regolare il comportamento sociale umano è necessario cominciare dalle manipolazioni dell'ambiente non dei geni.

Considerazioni tratte da http://www.homolaicus.com/teoria/soc...obiologia2.htm
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Vecchio 27-01-2008, 00.52.34   #42
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E dai, sei pessimista . Vedi donne meschine dappertutto, si parlava anche di uomini normali. Chiediamo a kore. Rassegnamoci, la perfezione non esiste, quindi sempre ci sarà sempre quella che cerca prestigio sociale nell'uomo di rilievo (ma essa non è emancipata), ma ovviamente non esistono solo quelle. Sono ancora poche e di conseguenza le probabilità di essere i destinatari sono basse. Personalmente non è che abbia problemi ad approcciare io, ma mi da fastidio che ci debba essere una tradizione da osservare, in amore bisogna essere liberi. Non dimentichiamo che purtroppo gravano ancora certi pregiudizi da parte di alcuni uomini su quelle che approcciano.
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Vecchio 28-01-2008, 21.34.54   #43
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Il comportamento sociale va spiegato dal punto di vista culturale; spiegarlo dal punto di vista biologico può comportare esiti non solo tutt'altro che scientifici, ma anche particolarmente antidemocratici.
Appare di chiara evidenza - anche a chi, come me, non è un sociobiologo, un etologo, un naturalista o uno psicologo sociale (ma di quest’ultima materia qualcosa conosco) – che l’enunciato di cui sopra è fondamentalmente errato, nonché sostanzialmente orientato, nella sua dichiarata e supponente pretesa di neutralità scientifica, ad avvalorare una determinata posizione politico – ideologica che sta, tra l’altro, comodamente riparata dietro il facile ed indiscutibile schermo della “democraticità”.
Partiamo, per capire di cosa ragioniamo, da una considerazione elementare: l’essere umano condivide con ogni altra specie animale del suo ordine (i mammiferi), ma anche di altri ordini animali, una vasta gamma di comportamenti.
Esattamente come molti altri animali noi mangiamo, dormiamo, ci accoppiamo, difendiamo il territorio, troviamo rifugio nelle case (tane), ci assoggettiamo ai leader (ai capibranco) o cerchiamo di diventarlo (anche, se non soprattutto, a fini sessuali) e siamo indotti, in alcune circostanze, a salvaguardare la nostra esistenza con comportamenti irriflessivi (l’istinto di sopravvivenza).
Tutto questo è innegabile come è innegabile che alcune delle motivazioni principali del comportamento umano – la fame, il riposo, la sessualità, l’aggressività e la difesa della nostra incolumità (che “spiega” anche il posizionamento gregario o dominante del singolo all’interno del gruppo) – ne sono una diretta emanazione, seppure in termini elementari; a tutto ciò si aggiunge l’evidentissimo fatto che esse (motivazioni) hanno importanti ed inequivocabili riflessi diretti ed indiretti sul piano del comportamento sociale.
Tutto questo è ciò che ci rende “simili” agli animali o, per meglio dire, la nostra parte animale irriducibile.
Poi – ma solo dopo - possiamo individuare ciò che ci rende “diversi” dagli animali: nell’ordine c’è il linguaggio (la coscienza di noi stessi legata alla comunicazione) poi l’organizzazione sociale conseguente poi la modificazione consapevole del nostro ambiente e quindi, solo in ultimo, il lavoro. Tutto questo è, in estrema sintesi, la cultura che, se ci differenzia dal mondo animale, rimane in larga misura ancorata al nostro “sostrato” animale.
Sostenere quindi che “il comportamento sociale va spiegato dal punto di vista culturale” – ossia che l’essere umano è determinato dalla cultura (sarebbe un essere culturale) è una deformazione della realtà tanto quanto lo sarebbe sostenere che il comportamento sociale va spiegato unicamente dal punto di vista biologico (neanche Wilson si azzarda in questa direzione quando evidenzia che “la riconduzione dei fenomeni più complessi del mondo materiale a quelli più semplici è una caratteristica necessaria del metodo scientifico nelle fasi iniziali di sviluppo di una nuova scienza.”).
Appare di chiara evidenza che il comportamento sociale si spiega, sì, con la cultura, ma solo all’interno di un quadro di riferimento che è quello determinato dalla costituzione biologica dell’essere umano, soprattutto nelle sue differenziazioni tra maschile e femminile (per rientrare in topic).
Anche l’altruismo - che la sociobiologia non spiegherebbe (a questo livello di sviluppo della ricerca) – può essere “spiegato” solo all’interno di un quadro di motivazioni biologicamente date. E’ in questo quadro, infatti, che l’altruismo assume un “valore” così significativo per l’essere umano; se esso fosse una banalità biologicamente data non ci faremmo neanche caso.
Per accennare solo brevemente alle conseguenze di posizioni quale quella di homolaicus, varrebbe la pena ricordare che solo alcune settimane fa una psicanalista francese (di cui ho sentito solo attraverso i media e quindi non ricordo il nome, ma non è importante) ha pubblicato un libro la cui finalità è quella di demolire l’assunto (asseritamene culturale secondo l'autrice) secondo cui l’istinto materno non esiste ma sarebbe, appunto, solo un prodotto della cultura.
Mi limito a questa considerazione su un tema che dovrebbe essere esplorato, per le sue implicazioni nella nostra vita quotidiana, sino al midollo, in quanto espone l'interpretazione della nostra realtà al virus infame dell'ideologia.
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Vecchio 28-01-2008, 22.34.42   #44
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Citazione:
un libro la cui finalità è quella di demolire l’assunto (asseritamene culturale secondo l'autrice) secondo cui l’istinto materno non esiste ma sarebbe, appunto, solo un prodotto della cultura.

Errata corrige: ovviamente va letto...è quella di accreditare l'assunto....etc...
...la fretta....
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Vecchio 29-01-2008, 12.03.12   #45
kore
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Beh, Iul, io non sono un uomo e non posso parlare per nessun uomo.
Tu, evidentemente, puoi parlare a nome delle donne, invece, e asserire con forza che esiste un istinto materno.
Io non so se esiste oppure no, so che alcune lo sentono con forza, altre invece non ce l'hanno proprio per niente.
Io forse non ce l'ho, perché da bambina non giocavo con le bambole e preferivo prendermi cura degli animali, cosa che anche mio fratello faceva con autentico spirito "materno".
Io sono stanca sinceramente di queste discussioni dove certe ricerche e teorie scientifiche assumono la portata di dogmi incontestabili...
In ultima analisi preferisco, nel dubbio e nella mia ignoranza, guardarmi intorno nel mondo reale, dove ho potuto constatare una grande varietà di comportamenti a dispetto del sesso. Donne portate per le materie scientifiche e per il ragionamento, uomini sensibili bravissimi a parlare e dotati di un'empatia che pochi hanno, bambine che preferiscono giocare a pallone invece che con le bambole, bambini che si divertono a cucinare ecc. ecc.
Dove vogliamo arrivare?
Via tutti i maschi dalle facoltà di psicologia perché geneticamente incapaci?
Via tutte le donne dalle facoltà scientifiche perché geneticamente inferiori?
E cosa dire dell'asserita superiorità linguistica delle donne rispetto agli uomini?

Citazione:
Stando alla ricerca di Gartner, le donne sono assai più portate ad ascoltare gli altri grazie al loro 'cervello bilaterale', e hanno migliori abilità linguistiche: e questo ha implicazioni sulla loro bravura come leader di gruppo e nella scrittura.

Ad esempio, Cicerone chi era? Una travestita? E Lisia? Ah, sì, il nome finisce per "a"... ma... era un uomo!!!! Due grandi oratori, uomini!!!
Non dimentichiamo poi i grandi leader di gruppo, anche loro ahimè, tutti uomini. Eppure, nonostante tutto, grandi leader (nel bene e nel male).

Tu parli di ideologia, beh, tutto può essere ideologia, anche la tua, i motivi li ho già riportati precedentemente.
La scienza non può spiegarmi l'istinto di maternità, perché non lo può misurare. La scienza non può quantificare l'intelligenza, perché non sa cosa sia il pensiero.
Poi ognuno è libero di esercitare le proprie "credenze".
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Vecchio 29-01-2008, 15.40.34   #46
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Io sono stanca sinceramente di queste discussioni dove certe ricerche e teorie scientifiche assumono la portata di dogmi incontestabili...
Trovo davvero ben strano e paradossale che, dopo 5 pagine di discussione che hai riempito tu – non io - di “certe ricerche e teorie scientifiche” dal carattere dogmatico ricercate su tutto il web, tu stessa possa poi fare affermazioni come quella in quote.
Ti ricordo che la discussione nasce esattamente dalla presunta ed eretica lesione di un dogma contemporaneo dominante: quello della indifferenziata eguaglianza di attitudini tra i due generi, la cui messa in discussione ha sollevato grida accorate di “maschilismo” e rinnovata discriminazione a danno femminile.
In ogni caso mi sembra non sussista alcun obbligo di partecipazione per nessuno, se ti senti stanca.
Citazione:
Beh, Iul, io non sono un uomo e non posso parlare per nessun uomo.
Tu, evidentemente, puoi parlare a nome delle donne, invece, e asserire con forza che esiste un istinto materno.

Ancora una volta – l’ennesima – mi attribuisci contenuti che non ho mai sottoscritto.
Non ho mai asserito – né con forza, né con debolezza – che esiste con certezza un istinto materno; condanno – questo sì, con forza – che qualcuno, in nome di astratte ed improbabili uguaglianze sessuali di matrice ideologica ne possa, all’opposto, negare con tanta superficiale ed irresponsabile certezza l’esistenza, perdipiù su basi puramente culturali.
La cultura che si autorecensisce e si autodetermina.
Solo a margine del tuo ragionamento: se non si è donne non si può ragionare dell’istinto materno, quindi, se non si è registi non si può ragionare di teatro, se non si è musicisti non si può ragionare di musica, se non si è banchieri non si può ragionare di economia, se non si è uccelli non si può comprendere il mondo dei volatili, se non si è mai sofferta la fame vera non si possono comprendere gli affamati e via discorrendo…
Citazione:
La scienza non può spiegarmi l'istinto di maternità, perché non lo può misurare. La scienza non può quantificare l'intelligenza, perché non sa cosa sia il pensiero.
Analogamente a prima, se ciò che non è misurabile non può essere spiegato mi chiedo chi glielo faccia fare ai fisici teorici, agli astrofisici, ai filosofi, agli psichiatri, agli oncologi, ai matematici agli etologi etc. di starsi a perdere dietro a grandezze astratte che, nella maggior parte dei casi, non possono essere misurate. Se la scienza si occupasse solo di ciò che è quantitativo e misurabile saremmo ancora all’età della pietra.
Citazione:
Dove vogliamo arrivare?
Via tutti i maschi dalle facoltà di psicologia perché geneticamente incapaci?
Via tutte le donne dalle facoltà scientifiche perché geneticamente inferiori?
A me piacerebbe arrivare solo a svegliarmi una mattina e venire a sapere che - se qualcuno dice che uomini e donne non sono uguali – esso possa continuare normalmente la propria vita senza essere accusato di “reati d’opinione” e perdere incarichi di lavoro.
Sembra poco; in realtà già sarebbe un bel passo avanti.
Citazione:
Tu parli di ideologia, beh, tutto può essere ideologia, anche la tua, i motivi li ho già riportati precedentemente.
Qui ti sbagli in modo davvero grossolano, oltre che offensivo.
Ideologia è ragionare per valori assoluti, piegare l’interpretazione della realtà a quei valori per conformarne il senso, evitare di osservare la realtà lì dove non soddisfa i valori di partenza.
Di tutto posso essere accusato tranne che di fare ideologia; né tu né altri potete dire la stessa cosa.
Citazione:
Poi ognuno è libero di esercitare le proprie "credenze".
Ecco, appunto. Continua a credere in quello che vuoi in piena libertà, ma non inventarti visioni cosmogoniche dove tutto è uguale a tutto e dove basta guardare la vicina di casa per capire il mondo.

“Il sonno della ragione genera mostri” ha scritto qualcuno che sapeva anche rappresentarli.
E’ un insegnamento che tengo sempre presente senza grandi sforzi, perché le occasioni di riconoscerne la validità sono sempre molto frequenti e, dato che mi sembra opportuno tenerne sempre conto, lo fisserò da oggi in poi nello spazio della firma.
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Vecchio 29-01-2008, 18.21.33   #47
kore
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Citazione:
Trovo davvero ben strano e paradossale che, dopo 5 pagine di discussione che hai riempito tu – non io - di “certe ricerche e teorie scientifiche” dal carattere dogmatico ricercate su tutto il web, tu stessa possa poi fare affermazioni come quella in quote.

Veramente era solo per prendere in considerazione l'altra campana.
Vedi Iul io sono abbastanza relativista per non prendere 4 teorie come oro colato. E mi sembra di aver dimostrato che sull'argomento si può dire tutto e il contrario di tutto.
Tu asserisci la diversità, io asserisco che in certi contesti non è importante, nè significativa.

Citazione:
Ideologia è ragionare per valori assoluti, piegare l’interpretazione della realtà a quei valori per conformarne il senso, evitare di osservare la realtà lì dove non soddisfa i valori di partenza.

Esatto. Dal momento che per me le ragioni delle sociobiologia non sono valori assoluti...
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Vecchio 29-01-2008, 20.00.13   #48
kore
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Citazione:
A me piacerebbe arrivare solo a svegliarmi una mattina e venire a sapere che - se qualcuno dice che uomini e donne non sono uguali – esso possa continuare normalmente la propria vita senza essere accusato di “reati d’opinione” e perdere incarichi di lavoro.

Il Rettore si è dimesso, Iul, si è dimesso.

Citazione:
Se la scienza si occupasse solo di ciò che è quantitativo e misurabile saremmo ancora all’età della pietra.

La scienza non può che occuparsi di ciò che è quantitativo e misurabile, altrimenti è parapsicologia, o teologia.
Ah, le grandezze astratte della matematica almeno hanno il pregio di funzionare!!!

Citazione:
se non si è donne non si può ragionare dell’istinto materno

Esatto. L'istinto materno, a differenza della musica, del teatro ecc. ecc. è cosa avvertita solo e unicamente dal soggetto che lo prova, o che non lo prova. E' esperienza, come il dolore, come la gioia, come l'amore. Solo chi lo prova può comprendere di cosa si stia parlando.

Citazione:
se non si è mai sofferta la fame vera non si possono comprendere gli affamati

Esatto. Io non ho mai sentito la fame vera, e non posso comprenderla se prima non la sperimento su di me.
Posso solo rispettare ciò che dice a riguardo chi l'ha provata veramente, altrimenti la mia è arroganza.

Citazione:
Ecco, appunto. Continua a credere in quello che vuoi in piena libertà, ma non inventarti visioni cosmogoniche dove tutto è uguale a tutto e dove basta guardare la vicina di casa per capire il mondo.

Eh già. Le tue affermazioni invece sono quanto di più realistico c'è al mondo.
Beh, io almeno provo a pensare, ed eventualmente a sbagliare, con la mia testa.
Si chiama anche questo spirito critico!!!
Non costa niente a nessuno farsi una piccola ricerchina per scoprire che su questo argomento è stato detto tutto e il contrario di tutto.
Per questo, ribadisco, a ognuno le sue credenze.
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Vecchio 29-01-2008, 20.33.53   #49
AntOne
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Esatto, iul. Paradossalmente nessuno ti sta dando davvero torto. Perchè quelle teorie sono in qualche modo vere solo non assolute, perchè la complessità umana o semplicemente le facoltà intellettive, nel bene e nel male possono andare al di là di questi schemi. Detto questo, certo dobbiamo mangiare per vivere e fare sesso per riprodurci. Libertà di espressione, certo. Ma il professore sembra che sia andato a scoperchiare un terreno ancora foriero di sofferenza e discriminazione. A che pro avvocare teorie che vogliono confinare a due sessi la comlpessità del carattere umano (già anche gli animali hanno i loro svarioni). Possono anche essere sperimentalmente giuste, ma smentite dal primo fatto contrario. La psicologia non è una scienza esatta. Nella nostra umiltà non pretendiamo di generalizzare un comportamento è troppo complesso per noi.
Torno a tracciare i confini del mio territorio, ahimè siamo animali, io per giunta, maschio e dovrò pur comportarmi nella mia specificità, no?
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Vecchio 30-01-2008, 19.24.37   #50
iulbrinner
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Citazione:
Il Rettore si è dimesso, Iul, si è dimesso.
(kore)
Sì, certo. Questa è l’identica giustificazione che si tira fuori dal cilindro dei comportamenti sempre privi di qualunque responsabilità, come quando si dice che “al Papa non è stato impedito di andare alla Sapienza; è lui che non c’è voluto andare”.
Così anche tu arrivi a sostenere che il rettore di Harvard non è stato messo nella condizione di dimettersi per l’ondata di polemiche e di critiche che lo ha travolto….no, ma figurati, si è dimesso da solo!
Il Papa non è stato messo nella condizione di rinunciare al suo discorso…nooo, ma rifigurati; ha rinunciato per motivi suoi!
In entrambi i casi, nessun altro ha alcuna responsabilità su quelle decisioni….ma trifigurati!

Citazione:
Dal momento che per me le ragioni delle sociobiologia non sono valori assoluti...
Credo che tu faccia gran confusione tra valori, argomentazioni scientifiche e fatti osservabili (i fenomeni) così come fai gran confusione sulle questioni epistemologiche del procedimento scientifico, che non è affatto legato alle misurazioni in modo indissolubile, per quanto esse ne siano spesso una componente fondamentale; spesso ma non sempre.
Il tuo approccio alla questione è ideologico perché tu assolutizzi il valore dell’eguaglianza (cavalcando il quale ci si sente tanto “democratici” e “giusti”), conformi la tua visione delle cose a quel “nobile” valore (“Tu asserisci la diversità, io asserisco che in certi contesti non è importante, nè significativa”) minimizzandone il senso e la portata ed eludi l’osservazione dei fatti osservabili (tra cui il defenestramento del rettore di Harvard o le statistiche sugli insuccessi femminili nel campo tecnologico) che ti sono stati messi sotto gli occhi.
Per dirla in soldoni, te l’aggiusti come più si adatta e conviene alla tua visione faziosa e parziale, finalizzata ad affermare l’astratto valore dell’eguaglianza tra uomini e donne.
Questa potrà essere pure una mia interpretazione ma, fortunatamente, è tutto annotato in queste pagine dove cosa sia cosa, quanto sia quanto e come sia come è comunque osservabile (come ogni altro fatto che si definisce, appunto, in quanto tale, “fenomeno”).
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