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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 30-05-2007, 09.42.09   #21
benedetto
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Citazione:
Originalmente inviato da fealoro
Sono costretto a dissentire ancora da queste affermazioni, e dalle posizioni che vorrebbero la scienza animate da sentimenti e desideri.
La scienza è rappresentata da un metodo di indagine che può essere condivisibile oppure no, ma che è quello che ha permesso di ottenre dei risultati. Il metodo filosofico, metafisico o religioso è un metodo diverso che può dare risultati differenti.
Quando la scienza rigetta una ipotesi raramente lo fa per chiusura mentale o per sentimenti antireligiosi. Lo fa semplicemente perchè non soddisfa il criterio di ricerca che la contraddistingue.


non capisco il senso di questa affermazione. Mutazione casuale non significa priva di una causa, ma una mutazione la cui frequenza e tipologia non è predeterminata. In pratica le mutazioni avvengono senza una precisa predeterminazione, dipendono da una tale quantità di fattori esterni concorrenti da farli definire casuali, come il lancio di un dado.


La scienza nata nel sesto secolo a.c. era la filosofia, ed aveva una criterio di ricerca differente dalla scienza contemporanea (anche se ha contribuito a formarla). Non nasceva in antitesi alla religione, ma con un tipo di speculazione diversa, in cui la razionalità gioca un ruolo fondamentale nell'indagine della realtà. Filosofia e religione inoltre si sono spesso sovrapposte. Dopo secoli di speculazione filosofica si è giunti alla sintesi attuale ceh è il metodo scientifico, in cui la premessa principale è quello di indagare le leggi naturali, tralasciando la realtà metafisica, qualsiasi cosa essa sia. Questo non in contrasto con la religione, ma per meglio affinare la propria capacità di indagine.


Nella scienza non c'e' proprio spazio per insinuazioni religiose, non le tratta. Non è una congiura ateistica, è proprio che la scienza non può trattare argomenti religiosi perchè il suo metodo di ricerca non lo ammette. Le ipotesi religiose diventano ipotesi scientifiche quando sono suffragate da prove, esperimenti, studi, e coinvolgono leggi naturali, altrimenti non possono venire considerate.


Il cui significato da un punto di vista scientifico è equivalente.
E comunque non riesco a capire quale sia il problema con la mutazione 'casuale' (che tra l'altro è una spiegazione più banale ripsetto ad una spiegazione 'deterministica').

Non è che la scienza sia animata da desideri e sentimenti, quasi tutto nella vita degli uomini è animato da sentimenti e desideri, altrimenti cosa ti farebbe studiare? Se ci sono scienziati che pretendono anche di dimostrare l'inesistenza di Dio come si può affermare che non esista un sentimento antireligioso?

Nella lingua italiana mi sembra che caso e causa siano in qualche misura contrapposti.
La radioattività causa mutazione, così si dice almeno.

Mi sembra che ciò che disse Talete oppure Pitagora non fosse solo filosofia.
Che la scienza sia un'antitesi alla religione lo dico adesso, ovvero col senno di poi. Io pongo l'antitesi come emersione spontanea di una moda mentale diversa da quella che fino ad allora esisteva e che si costituì (l'antitesi) a poco a poco. La moda mentale fu appunto quella di lasciar perdere la metafisica nell'indagine scientifica (come tu dici, in cui la razionalità gioca un ruolo fondamentale nell'indagine della realtà).

"Nella scienza non c'e' proprio spazio per insinuazioni religiose, non le tratta." Beh, ci mancherebbe altro, altrimenti saremmo proprio messi male, avremmo infatti due religioni nella stessa casa

Concludo invitandoti alla riflessione proprio sulle prime parole che tu dici. Cos'è che anima tutto il nostro dire, pensare ed agire? Quando tutto questo sarà chiaro forse ci troveremo d'accordo; probabilmente è su questo piccolo dettaglio che nascono molte incomprensioni. Ciao
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Vecchio 30-05-2007, 14.01.14   #22
fealoro
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Citazione:
Non è che la scienza sia animata da desideri e sentimenti, quasi tutto nella vita degli uomini è animato da sentimenti e desideri, altrimenti cosa ti farebbe studiare? Se ci sono scienziati che pretendono anche di dimostrare l'inesistenza di Dio come si può affermare che non esista un sentimento antireligioso?
Certo, gli uomini sono animati dai sentimenti, ma non la scienza. Uno scienziato potrà anceh cercare di dimostrare la non-esistenza di Dio, ma questa non è scienza. O meglio, se la dimostrazione è corretta allora lo è, ma essendo Dio trascendente la realtà fisica non c'e' pericolo che ciò accada. Ovviamente uno scienziato potrà affermare il proprio ateismo, ma questo non ne fa una teoria scientifica. Non troverai la dimostrazione della non-esistenza di un dio in qualche rivista scientifica. Il sentimento antireligioso forse c'e', ma è una posizione personale della persona che studia, ma ciò non può inficiare i risultati, a meno che non si pensi che tutta la comunità scientifica sia in combutta per far passare dei risultati non-scientifici per scientifici al solo scopo di denigrare la religione, ma non credo sia il caso...

Citazione:
Nella lingua italiana mi sembra che caso e causa siano in qualche misura contrapposti.
Su questo ti devo contraddire, la scienza stessa postula che vi sia una causa ed un effetto per ogni cosa, ciò non significa che non si possa usare il concetto di casuale.
Il numero che esce dal tiro di un dado si definisce 'casuale', ciò nonostante esistono cause ben precise per cui esce un numero piuttosto che un altro, cause che vanno dalla posizione iniziale alla forza che si applica al dado. Il fatto che non si conosca con perfezione i dati iniziali e che questi possono variare in maniera del tutto indipendente, ci fa dire che il lancio di per sè è casuale.

Citazione:
Mi sembra che ciò che disse Talete oppure Pitagora non fosse solo filosofia.
Che la scienza sia un'antitesi alla religione lo dico adesso, ovvero col senno di poi. Io pongo l'antitesi come emersione spontanea di una moda mentale diversa da quella che fino ad allora esisteva e che si costituì (l'antitesi) a poco a poco. La moda mentale fu appunto quella di lasciar perdere la metafisica nell'indagine scientifica (come tu dici, in cui la razionalità gioca un ruolo fondamentale nell'indagine della realtà).
Ok, sono d'accordo se intendi la nascita del metodo scientifico degli ultimi secoli, ben diverso dalla speculazione filosofica precedente.

Citazione:
"Nella scienza non c'e' proprio spazio per insinuazioni religiose, non le tratta." Beh, ci mancherebbe altro, altrimenti saremmo proprio messi male, avremmo infatti due religioni nella stessa casa
Per questo la scienza non dirà mai 'Dio esiste' o 'Dio non esiste'. Al massimo potrà dire che certe rappresentazioni o nozioni religiose non sono compatibili con le leggi naturali e fisiche. Ma dell'esistenza o della sua non esistenza non se ne occupa.

Citazione:
Concludo invitandoti alla riflessione proprio sulle prime parole che tu dici. Cos'è che anima tutto il nostro dire, pensare ed agire? Quando tutto questo sarà chiaro forse ci troveremo d'accordo; probabilmente è su questo piccolo dettaglio che nascono molte incomprensioni.
Nel mio caso è il desiderio di tenere ben distinti gli ambiti scientifico e religioso, e di evitare che un'idea sbagliata della scienza (animata da sentimenti antireligiosi oppure priva di rigore scientifico) prenda piede.

Tu invece consideri erronee le posizioni scientifiche perchè non prendono in considerazione il lato metafisico. Posso chiederti perchè ritieni che la scienza debba considerare il lato metafisico per ottenere delle risposte alle sue domande (ad esempio come funziona l'evoluzione) e soprattutto potrebbe utilizzare ancora il metodo scientifico in questo caso?


Ciao
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Vecchio 31-05-2007, 11.34.00   #23
trismegistus
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Vorrei dire che già con Platone e definitivamente con Aristotele si ha una divisione tra metafisica e scienza.
Inizialmente c'era solo la Filosofia, e i Presocratici ci mostrana come sia possibie fondere la scienza con la metafisica e spiegare i problemi dell'una con l'altra e viceversa; tuttavia con l'ampliarsi del corpus degli studi filosofici si arrivò al punto di delegare ad "altre" categorie di studi il compito di occuparsene; comunque si disse che esse potevano essere più specifiche e utili ma nessuna di esse sarebbe stata generale come la scienza madre: la Filosofia (la quale era ed è ancora la meno applicata e la più disinteressata).
In seguito dalla Filosofia vera e propria si distacco un ramo particolare della metafisica e da essa nacque quella che oggi è chiamata Filosofia.
Affinchè si tenga conto dei vari aspetti dei diversi campi di studi bisognerebbe tornare ai Presocratici, oppure la Filosofia dovrebbe perdere digeneralità, allora essa però non sarebbe più Filosofia ma solo "un'ibrido di idee umane".
Si mostra che anche la più generale e disinteressata delle scienze: la matematica ha comunque un lato pratico che porta ad occuparsi del reale, il fatto che si occupi del reale pone il problema che si viene a perdere il lato puramente speculativo e per così dire disinteressato, appunto per questa perdita la scienza non può avere un lato metafisico vero e proprio poichè essa ha in gran parte perso ( e purtroppo con la strada che ha preso di carattere "utilitaristico" stà perdendo) il suo lato speculativo in senso proprio e per via di questo soggetto fondamentale mancante non può presentare un vero e proprio lato metafisico.

Ultima modifica di trismegistus : 31-05-2007 alle ore 12.23.50.
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Vecchio 31-05-2007, 14.45.41   #24
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Anche se Fealoro sta perfettamente rispondendo alle pretese metafisiche di inquinare le scienze empiriche non posso esimermi dall’intervenire. Devo dire che Felaoro ha il mio identico approccio alla questione scientifica, mi sembra di averle scritte io quelle risposte, si nota infatti una impostazione corretta e rigorosa di cosa sia la scienza e di quali siano gli ambiti e i metodi di indagine propri delle scienze esatte.

Citazione:
“ci sono scienziati che pretendono anche di dimostrare l'inesistenza di Dio..”

Significa che in quel momento non stanno facendo scienza ma filosofia. Un ente metafisico non è oggetto di indagine scientifica. Difatti costui farebbe lo stesso errore del noto fisico Zichichi, il quale si è buttato a capofitto nella questione religiosa, ma quando parla di fede non lo fa ne potrebbe farlo da scienziato ma al massimo da filosofo.

Devo però, mio malgrado, contraddire la seguente asserzione di Fealoro:

“la scienza stessa postula che vi sia una causa ed un effetto per ogni cosa”,

Questo vale in fisica classica, non vale più in quantistica ove il collasso della funzione d’onda ci ha insegnato che esistono eventi i cui risultati sono semplicemente incausati. Non sappiamo ne potremo mai sapere in anticipo la misura dell’autostato dell’osservabile posizione perché tale valore è “scelto” casualmente, un effetto cioè privo di causa fisica, questo anche se conoscessimo TUTTI i dati iniziali del sistema.

Ciao
Andrea
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Vecchio 31-05-2007, 16.36.55   #25
fealoro
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Lol, non so perchè ma immaginavo che qualcuno sarebbe intervenuto su quella affermazione

In effetti sono un totale ignorante in fisica quantistica, per cui ti ringrazio del commento. In effetti è una situazione anche concettualmente complessa .

Non ti chiedo delucidazioni sia perchè saremmo OT, sia perchè dovrei prima acculturarmi un po' sull'argomento (e spero prima o poi di avere il tempo di farlo)

Confido cmq che il succo del discorso ('casuale' non è simile a 'privo di causa') mantenga la sua validità.
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Vecchio 31-05-2007, 16.47.34   #26
benedetto
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Vorrei risppondere a Fealoro e a Spirito libero.
Non vorrei che questo fosse un dialogo tra sordi.
Non pretendo di dire che la Scienza sia erronea.
A livello ideale è chiaro che la scienza tenda a smascherare tutte quelle concezioni erronee che ogni giorno si elongano negli individui.
Quello a cui tende il mio discorso è di sostenere che a volte gli uomini, anche nel loro essere scienziati, si comportano proprio da uomini infantili quand'anche arroganti (gelosi della loro presunta sapienza). Potrei creare magari un dualismo Accademia/Scienza là dove a volte l'accademico è conservatore e rigido mentre lo scienziato è elastico e progressista; voglio dire cioè che a volte lo scienziato risulta essere scomodo.
Prendi il caso di Rohmer quando dimostrò a Cassini in modo inequivocabile l'esistenza della velocità della luce. Cassini e la sua cricca riuscirono, seppur per poco tempo, a rigirare in qualche modo le carte in tavola.
Quindi la Scienza, essendo fatta dagli uomini, è mossa dal sentimento di ciascun scienziato nei confronti del sapere. Al mondo esistono anche gli atleti, mossi dall'amore alla propria disciplina etc.
Se parlo di causa contrapposta a caso, non dò a questi due termini un'accezione scientifica (come li consideri la fisica oppure la statistica) bensì li prendo nella loro accezione più volgare.
Il linguaggio della divulgazione dovrebbe tenere conto di questa cosa.
Dire che la "mutazione è casuale" non è proprio come dire la "mutazione è qualcosa che non conosciamo proprio bene come avvenga".
Personalmente trovo formalmente scorretto dire "la mutazione è casuale" e poi dire che la radiazione determina mutazione. Se non si riconosce ciò, allora possiamo fare a meno di parlare, poiché ognuno interpreterà sempre a suo piacimento il pensiero dell'altro. Penso che nessuno di noi sia stupido quindi cerchiamo di vedere cosa abbiamo in comune nel nostro pensiero e vediamo quali siano le incomprensioni; se siano cioè eliminabili oppure no. Tutto il mio intervento precedente esprimeva una congettura sul carattere revanscista della Scienza (sarebbe meglio dire Accademia) sulla religione. Ebbene, posso anche rimangiarmi quanto detto, resta però un fatto importante, a mio giudizio, che a partire dal sesto secolo a.c. appaia al mondo un tipo nuovo di letteratura, la letteratura scientifica analitica, una letteratura che fonda cioè sè stessa utilizzando in modo sistematico il periodo ipotetico, una letteratura che tende a smascherare false concezioni. In Oriente, per altre vie, il Buddhismo nasce anch'esso proprio attorno a quell'epoca e anche il Buddhismo pretese di smascherare false concezioni. Possono esservi analogie.
E' da ingenui pensare all'assoluta onestà. Forse è questo il senso psicologico del mio intervento precedente e anche di quest'ultimo
benedetto is offline  
Vecchio 31-05-2007, 17.03.28   #27
spirito!libero
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Caro Fealoro,

cercherò di essere chiaro e sintetico, se qualche fisico quantistico mi sta leggendo perdoni la semplificazione estrema.

Citazione:
“Confido cmq che il succo del discorso ('casuale' non è simile a 'privo di causa') mantenga la sua validità.”

Nel mondo macroscopico si, nel mondo dei quanti no.

Il collasso della funzione d’onda è senz’altro causato da un evento, che possiamo sintetizzare nell’evento “osservazione” diretta o indiretta che sia (per completezza c’è chi asserisce non a torto, come Ghirardi, che il collasso possa avvenire anche spontaneamente con una cadenza matematicamente definita).

Quindi l’atto della misurazione “causa” certamente il collasso della funzione d’onda, ma vi è un evento in questo processo che è “incausato” ossia privo di alcuna causa.

Per inciso, quando parlo di casuale, in questi ambiti, intendo in senso ontologico, cioè intrinseco e non in senso epistemologico (come il caso del lancio dei dadi), non dovuto cioè alla nostra limitatezza e ignoranza.

L’evento ontologicamente casuale è la “scelta” da parte della particella di uno tra i possibili autostati dell’osservabile misurata. In altre parole non vi è alcuna causa, o melgio, non vi può essere alcuna causa fisica che faccia collassare il quanto in una specifica posizione spazio-temporale tra quelle che la sua equazione si Shroedinger ammette.

Saluti
Andrea
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Vecchio 31-05-2007, 20.36.47   #28
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Citazione:
Originalmente inviato da odos
Salve a tutti.
Vorrei chiedere il vostro aiuto a sviluppare un ragionamento in merito al paradigma evoluzionista. E' probabile che questo aiuto arrivi sotto forma di nozioni che io ignoro. Se è così tanto meglio, se non lo è ci si diverte di più.

La domanda è semplice e nasce dall'osservazione del colore della pelle delle popolazioni nel mondo. In Africa sono geneticamente neri e in Finlandia sono geneticamente molto bianchi. La prima cosa che verrebbe da pensare è l'azione del sole, persistente nel primo caso e assente nel secondo.
Il paradigma evoluzionista però dice il contrario. Se l'ho compreso bene, dice che la configuazione genetica che possiamo osservare oggi è il risultato della selezione naturale tra individui che in conseguenza a mutazioni genetiche casuali sono sopravvissuti all'ambiente.

Prima domanda spontanea: perchè dei bianchi in Africa e sopratutto dei neri in Finlandia avrebbero dovuto essere meno adatti all'ambiente, e non sono arrivati ai nostri giorni? Perchè è sopravvissuta la mutazione casuale del pigmento della pelle rispettivamente nero e bianco?

La differenza tra i due paradigmi è chiara: spontaneamente a me verrebbe da pensare che l'azione persistente dell'ambiente influisce sulla configurazione genetica. Nel paradigma evoluzionista è il contrario: si nega la trasimissione di tratti genetici che non siano già presenti, e per questo bisogna ammettere l'esistenza di mutazioni casuali. Quindi prima avvengono mutazioni a caso, e poi l'unica cosa che fa l'ambiente è operare una selezione tra i più adatti.

A questo punto di fronte a questa (come tante altre) artificiosità teorica, mi chiedo perchè non si può invece ammettere che l'azione rispettivamente persistente e assente del sole abbia lentamente e progressivamente agito sulla configurazione genetica. La risposta dell'evoluzionismo è secca: ciò che si tramanda sono caratteri genetici e non caratteri acquisiti.

Ma a mio parere questa spiegazione rende tutto artificioso, e seconde me deriva dall'incapacità scientifica di pensare mutamenti a lungo termine.

Ora, forse l'evoluzionismo odierno, legato com'è alla genetica ammette in qualche modo mutazioni genetiche in conseguenza a fattori ambientali e non casuali. Questo lo chiedo a voi.
Ma se è così, allora per quale motivo fede ed evoluzionsimo dovrebbero risultare ancora in contrasto?
Togliendo il caso, e ammettendo variazioni ambientali (ricordiamo il sole, oppure l'aumento dell'altezza media per via dell'alimentazione sempre più disponibile, oppure la scomparsa della peluria per il progressivo fare uso di vestiti), ciò che l'evoluzionismo dice non è incompatibile con il disegno di un creatore. Tolto il caso, tenendo valido il processo di selezione naturale, nulla scientificamente nega che del disegno di un creatore si tratti. Ci si può credere o meno, ma non siamo più di fronte alla stessa tesi dagli uni negata e dagli altri affermata.

Mi aiutate a sciogliere questi nodi? Che ruolo giocano le mutazioni casuali all'interno del paradigma evoluzionista odierno? E se non giocano più il ruolo che giocavano in Darwin, qual è il motivo di contrasto con la fede religiosa?

Ps: non sono particolarmente mosso dalla domada religiosa, solo non capisco il motivo di contrasto.

Vorrei rispondere con un esempio che era ricorrente quando, da studente di Economia e Commercio, si parlava di una conseguenza della rivoluzione industriale iniziata in Inghilterra: l'inquinamento ambientale dovuto all'eccessivo consumo di carbone.
In uno dei centri Inglesi di maggior inquinamento, che ora non ricordo, era successo questo fenomeno: le corteccie degli alberi si erano fortemente annerite ed poichè tali corteccie erano il rifugio privilegiato delle farfalle del luogo, gli studiosi avevano notato che le variazioni genetiche casuali di alcune farfalle che portavano alla colorazione scura delle ali erano il miglior salvacondotto per la sopravvivenza dagli animali predatori perchè dette farfalle si mimetizzavano, mentre quelle che non avevano avuto tale variazione si stavano estinguendo. Ecco quindi spiegato il mistero: quando casuali variazioni genetiche avvengono in sincronia con l'ambiente che muta è più probabile che i portatori di tali variazioni riescano meglio a sopravvivere dei loro predecessori.
Non so se sono riuscito a chiarire il problema.
Saluti oznerenzo.
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Vecchio 31-05-2007, 23.54.54   #29
spirito!libero
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“Prendi il caso di Rohmer quando dimostrò a Cassini in modo inequivocabile l'esistenza della velocità della luce. Cassini e la sua cricca riuscirono, seppur per poco tempo, a rigirare in qualche modo le carte in tavola.
Quindi la Scienza, essendo fatta dagli uomini, è mossa dal sentimento di ciascun scienziato nei confronti del sapere. Al mondo esistono anche gli atleti, mossi dall'amore alla propria disciplina etc.”

Ma su questo discorso siamo perfettamente d’accordo. Nessuno pretende che un ricercatore sia scevro da preconcetti, ideali, valori, pregiudizi, anzi, a volte l’essere fermamente e intimamente convinti di una propria idea o che la propria teoria sia corretta anche avendo inizialmente prove non sufficienti o in netto contrasto con altre evidenze più immediate, porta a dei risultati straordinari, perché tale convinzione fa si che l’uomo di scienza studi con forza e a fondo la natura al fine di trovare evidenze che corroborino la sua teoria. Tuttavia, alla lunga, il metodo scientifico screma le teorie non verosimili per mantenere quelle supportate da maggiori evidenze empiriche.

Einstein, ad esempio, fu accecato dal pregiudizio ideologico quando, per difendere la sua visione deterministica dell'universo ("Dio non può giocare a dadi"), iniziò la sua battaglia dialogica con Bohr. Tuttavia dopo 3 anni di dibattiti, che comunque furono utilissimi e di fondamentale importanza per la fisica in quanto sviscerarono e risolsero una notevole quantità di problematiche della quantistica, dovette arrendersi a Bohr ("non si può dire a Dio ciò che deve fare") e accettare l'indeterminismo intrinseco del mondo subatomico.

Non è il singolo o un piccolo gruppo di uomini dunque che fa la scienza, ma un intero sistema mondiale che si auto-corregge, questo è il grande merito delle scienze esatte. Nel caso dell’evoluzionismo, per non credere che sia una teoria più che valida, dovremmo ipotizzare una pazzia a livello mondiale e pluridisciplinare (fisica, biologia, antropologia, paleontologia, genetica, ecc..) oppure addirittura un complotto globale !!

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“E' da ingenui pensare all'assoluta onestà.”

Sui singoli siamo, credo , tutti d’accordo.

Saluti
Andrea
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Originalmente inviato da spirito!libero
Ma su questo discorso siamo perfettamente d’accordo. Nessuno pretende che un ricercatore sia scevro da preconcetti, ideali, valori, pregiudizi, anzi, a volte l’essere fermamente e intimamente convinti di una propria idea o che la propria teoria sia corretta anche avendo inizialmente prove non sufficienti o in netto contrasto con altre evidenze più immediate, porta a dei risultati straordinari, perché tale convinzione fa si che l’uomo di scienza studi con forza e a fondo la natura al fine di trovare evidenze che corroborino la sua teoria. Tuttavia, alla lunga, il metodo scientifico screma le teorie non verosimili per mantenere quelle supportate da maggiori evidenze empiriche.

Non è il singolo o un piccolo gruppo di uomini dunque che fa la scienza, ma un intero sistema mondiale che si auto-corregge, questo è il grande merito delle scienze esatte. Nel caso dell’evoluzionismo, per non credere che sia una teoria più che valida, dovremmo ipotizzare una pazzia a livello mondiale e pluridisciplinare (fisica, biologia, antropologia, paleontologia, genetica, ecc..) oppure addirittura un complotto globale !!



Sui singoli siamo, credo , tutti d’accordo.

Saluti
Andrea

Vedo molta sintonia con il mio pensiero.
Nel primo paragrafo tu inquadri perfettamente il ruolo della metafisica nella scienza....le nostre convinzioni, preconcetti..etc...
In relazione al problema sollevato da Odos nell'argomento in discussione, ti esporrò quindi il mio caso personale che mi ha portato inevitabilmente a chiedermi se lo sviluppo dell'intelligenza provochi mutazione genetica. Secondo una mia teoria l'uomo è diventato razionale a causa del praticare il fuoco (cioè l'uomo si è avvicinato al fuoco da scimmione, col tempo ha scoperto la verità della legna che brucia e da quel momento si è addentrato inconsapevolmente nella sua nuova lingua razionale; a un certo punto di sviluppo della lingua si è reso conto del fatto che pensava... che il suo pensare fosse cioè un'azione..e la sua razionalità si è potuta così espandere con velocità più o meno diverse, direzionandosi in culture più o meno tecnologiche).
E' chiaro che a quel punto mi son chiesto se l'intelligenza possa promuovere una mutazione genetica. E' altresì chiaro che il mio è un dubbio posto da una teoria fantasiosa (la mia fantasia metafisica), ma non è che questa teoria non trovi poi dei riscontri nella realtà. E l'arte della menzogna è proprio uno dei riscontri più eclatanti di questa furbizia umana che emerge normalmente quando l'individuo entra in crisi con le proprie risorse, con le proprie capacità di sopravvivere.

Nel secondo paragrafo, concordo ancora su quanto affermi al punto che nel corso delle mie speculazioni mi chiedevo se la Scienza avesse scelto la via giusta nel voler eliminare l'errore (la menzogna) dalle sue speculazioni, dato che il nostro mondo reale (la realtà appunto) si fonda parecchio sulla menzogna. E' sicuramente paradossale farsi una domanda del genere.... ma il paradosso mi è simpatico in generale.
Concludo, non sono propenso a pensare al complotto globale, ma a una perdita collettiva di buon senso questo sì.
Ciao
benedetto is offline  

 



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