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Vecchio 16-01-2008, 16.37.33   #51
visechi
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,150
Riferimento: Oggettivo

Seguito....


DIGRESSIONE 4:
tranquilli, siamo al risveglio, una doccia scaccerà via la sensazione di violenza che, presumo, dovrebbe avervi colto se siete riusciti a resistere fino ad ora senza provare conati di vomito.

Il "CAOS" è il luogo (onirico?) in cui precipita ogni ragionamento circa "l'universo mondo" e la Realtà Assoluta che lo circonda. E' composto da frazioni di realtà (esistente) non percettibile dall'Uomo, e da altri brandelli della medesima realtà in una qualche misura raffigurata in maniera alterata. Quanto ampia, estesa e consistente sia questa zona del mondo onirico è un altro dei frammenti che compongono e costituiscono il "CAOS" che, in quanto tale, non è conoscibile o misurabile.

Abbiamo, forse, definito il "Caos" ed abbiamo sostenuto che questa sezione de "l'universo mondo" è inavvicinabile. Abbiamo, però, scordato o relegato in secondo piano la porzione del medesimo luogo onirico rappresentata dagli strati sottostanti de "l'assenza umana", quelli che, per intenderci, precedono "l'assenza ultima".

UN PASSO INDIETRO 2:
Si tratta della o delle sezioni (per semplicità concedetemi di usare il singolare) costituita da Realtà, da "universo percettibile" (per tornare all'originaria definizione) non esperibile dall'uomo senza l'ausilio di attrezzature tecnologicamente più o meno avanzate (…).

E' in questa sezione de "l'universo mondo" che si sviluppa il dibattito scientifico, filosofico, spirituale (…) che tanto appassiona gli uomini (anche noi del forum), fonte di continue discussioni e dibattiti che spesso sfociano in liti più o meno violente, se non addirittura in sanguinose guerre (basti pensare ai conflitti connaturati alla diversa percezione della religione e spiritualità).

Mi sembra di poter affermare di esser giunto alla conclusione del mio viaggio. Sono, forse, riuscito ad arrivare all'individuazione razionale (quanto me lo direte voi) dell'area che io chiamerei del "conflitto umano" e sono anche riuscito a determinare che tale area è connaturata alla "percezione" che, a sua volta, è processo irrinunciabile che ci conduce all'Uomo e alla sua essenza e da questo inscindibile. Starei per dire che il conflitto, il CAOS, l'inconoscibile, la vulnerabilità e quant'altro, siano elementi caratterizzanti e qualificanti dell'uomo che appunto è immerso in una realtà che, non so se per volere di un qualche Dio (forse burlone), è come raggiunta da un'unica luce, ma essendo "l'Universo mondo", ovviamente con l'Uomo al suo interno, posto in maniera tale da essere illuminato da questa fonte di luce solo irregolarmente, tanto da non rendere possibile che tutti i suoi angoli, spazi e strati ottengano la stessa quantità di luce, per cui abbiamo:

una zona assolutamente esposta alla luce (Realtà sperimentabile direttamente dall'uomo e in quanto tale non posta in discussione … il fuoco brucia);
una zona in leggera o accentuata penombra (la teoria della stratificazione ci consente anche di ipotizzare diverse e sempre più complesse zone di penombra … Realtà non sperimentabile direttamente dall'uomo … l'esistenza dei buchi neri, gli ultrasuoni…);
un altro sobborgo della medesima metropoli posto completamente in ombra, in cui i nostri occhi (quelli della mente) non possono arrivare e che è origine di tante sublimi speculazioni e di tanti eccelsi pensieri (basti pensare alle diverse, poetiche, incredibili raffigurazioni dell'Infinito che si è creato l'Uomo nel corso della sua esistenza).
E' ovvio che tale concezione esclude la possibilità di ricomporre i conflitti e non ammette alcuna soluzione ai problemi e dubbi che avvolgono l'agire umano.

Ho finito! Il sogno si è interrotto.
Osservo questa mia polluzione notturna, questa "scoria della mente" e non so proprio cosa farne:
Che se ne farà mai la gente di tanto pattume?
Comunque, oggi è un altro giorno?
visechi is offline  
Vecchio 17-01-2008, 04.23.05   #52
nexus6
like nonsoche in rain...
 
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Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,770
X Visechi...

Da insonnolito quale sono, accolgo le tue domande, ma non so darvi chiara risposta, almeno se prima non racimolo qualche altro pezzetto di me... posso intanto solo dire che nella piccola, ma importante per me, parolina già citata “umiltà” contro “arroganza”, sta forse parte dello sfuggevole nocciolo che racchiude la vitalità sfumata del vaneggiare dei miei occhi.

Avevo letto tanto tempo fa la tua “polluzione notturna” e volentieri tornerò a rifletterci su; intanto come piccolo contorno al mio precedente scritto, un’altrettanto notturna “creazione”...

°°°

Non so francamente chi o che cosa siamo e se siamo o no qualcosa, quando me lo domando ogni cosa si confonde e rimango con un pugno di domande e di esperienze che facilmente mi scivolano via dalle mani, pronte ad incollare i frammenti della mia identità, è ciò che sto facendo anche ora per poter comunicare con voi; la razionalità stessa mi impone una certa confusione, poiché si rende conto d’essere misera cosa ed i fondamenti sui quali si basa sono nient’altro che “sordi e privi di significato, come il vento tra foglie rinsecchite o zampe di topo sotto frammenti di vetro” (libera citazione di Eliot). Anche queste immagini sa bene che sono immerse in un certo spaziotempo emotivo, imprescindibile per comprendere cause ed azioni, che banalmente pensiamo come libere o addirittura razionali. Esperienze, nient’altro. Lo spazio si dilata, le dimensioni comprendono il tempo e chissà quali altri fluidi arbitrari metri di giudizio, come in una melodia con infinite chiavi e pentagrammi dove le note si affastellano alla rinfusa ed il virtuosismo caleidoscopico monta sempre più, senza apparente capo né coda, partorito forse dalla cattiva digestione di un musicista psichedelico, che vuol farci bere d’essere chissà... un Wagner, ma è ben di più, è se stesso.

Provate ad immaginare una circonferenza perfetta.

Visualizzatela.

E’ bellissima.

E’ silenzio.


Ora disegnatela su un foglio...

... cosa accade, cosa provate, sentite?

L’uomo vorrebbe questo: tracciare con infinita perfezione quella circonferenza sul suo foglio, fatto di mente e di parole; la grossolana approssimazione il sintomo del proprio disagio esistenziale, della propria carenza, come fosse stato privato almeno di un compasso e di una misera gomma per cancellare gli inevitabili errori. In un gioco di specchi vorrebbe che ognuno di essi rimandasse nient’altro che la propria immagine, né un fotone in meno, in modo che la propria presenza amplificasse il frastuono ed il luna park esplodesse in migliaia di frammenti luccicanti, raccolti poi nella polvere di una nuova alba.

nexus6 is offline  

 



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