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Vecchio 02-09-2015, 17.19.12   #31
memento
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 02-08-2015
Messaggi: 177
Riferimento: il postmodernismo e la verità decostruita

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Adesso c’è la crisi cinese, di nuovo le tendenze economiche sono asfittiche….lo risolviamo con le logiche formali?
Si,effettivamente abbiamo un po' divagato,ma da parte mia era per dire che la dialettica cela contraddizioni irreparabili. Vuoi sapere come la penso sul capitalismo,sul mercato,sulla crisi economica? Marx aveva ragione. Aveva ragione a pensare che la proprietà privata fosse un furto ai danni della collettività,che andasse abolita prima di incorrere in guai peggiori (mi chiedo cosa succederà quando non saremo più in grado di pagare i debiti generati dalla finanza). Il problema che non si è posto,e neanche chi è arrivato dopo di lui,è stato come sviluppare la futura società comunista. Come gestiamo le risorse in modo che siano veramente a beneficio di tutti? Perché basta poco al riformarsi di un nuovo squilibrio,sappiamo come un uomo tenda facilmente ad approfittarsi della fiducia riposta dai propri simili. Sembra scontato ma non lo è; il motivo per cui è nata la proprietà privata è proprio perché lo Stato ha sempre delegato l'amministrazione delle risorse al singolo individuo,che ne faceva e ne fa l'uso che preferiva. Non avrebbe potuto fare altrimenti,poiché privo di un Metodo che garantisse l'uso collettivo delle spese e dei guadagni. Il comunismo non poteva che fallire,spremuto come mezzo ideologico dal dittatore di turno. La ricerca di un Metodo oggettivo potrebbe essere la chiave in futuro per restituire lo Stato a tutti i suoi cittadini.
memento is offline  
Vecchio 02-09-2015, 22.23.47   #32
maral
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Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: il postmodernismo e la verità decostruita

Scusatemi se interseco le risposte, lo faccio per evitare che qualcuno ci senta sotto una polemica personale. Le parti quotate mi servono solo come punti di ancoraggio per il discorso in modo che possa risultare sufficientemente breve.
Citazione:
Originalmente inviato da paul11
farmi capire,ad esempio, cosa significa “altrui”.
E’ lo scafista o il disperato sul barcone?
E’ l’ultra ricco o il disoccupato?
Sono tutti uguali allo stesso modo moralmente, eticamente?
Domanda fondamentale questa.
La risposta di Levinas (riportata dalla mia memoria della lettura di "Totalità e infinito" di circa un anno fa) è che l'altro in questione (e nota bene che non è un fatto di volontà, perché con la volontà posso solo voler fare l'altro mio, magari anche pensando di fare un'opera di bene nei suoi confronti, al contrario, è un recedere dalla volontà dell'io) è l'altro che mi si presenta davanti nella sua sincera condizione umana, ossia nel suo bisogno di individuo reale, con il suo volto e la sua parola sincera, nuda. Io riconosco allora il suo bisogno che non è il mio e a questo mi inchino soccorrendolo senza farlo mio, ossia rispettandone la distanza che ci rende diversi e sulla quale si impernia ogni valore. Questo atto implica che io non ho più bisogno di un altro che diventi mio o come me, implica che io mi senta già totalmente pieno di me stesso, perché solo in tale condizione posso desiderare un altro a cui dare anziché prendere.
Al di là del condividerlo o meno credo che il discorso morale di Levinas sia estremamente interessante, non costruisce alcuna ontologia né alcuna logica e si pone ben oltre la logica io-altro della dialettica hegeliana. Andrebbe comunque letto.
Il problema non è quindi lo scafista o il disperato sul barcone, né il ricco o il povero, è chi può apparirci nel suo umano e individuale stato di bisogno a fronte della effettiva possibilità che abbiamo di aprirci alla sua umana trascendenza, ossia alla sua umana sincera e irriducibile alterità che non può essere ricondotta ai nostri modi di concettualizzare e progettare. Lo possiamo considerare una pura prassi dopotutto, la trascendenza non è pianificabile e nemmeno teologizzabile, si presenta se siamo disposti ad accoglierla. E' che in genere ci terrorizza, oggi più che mai, a negarla o chiuderla in una totalità si riempie dei mostri della follia.
Citazione:
Originalmente inviato da memento
La sintesi cosi come è pensata dalla dialettica hegeliana non è però solo logica,ma anche reale.E questo implica un enorme salto logico che trasformi la negazione fra due enti nell'affermazione di un terzo e cosi via. Questa è la grande differenza con Severino,che risolveva la contraddizione nell'identica struttura originaria. La struttura di Hegel è invece sempre in divenire perché ha una duplice funzione:logica quando evidenzia la contraddizione,reale quando la supera.
Anche quella di Severino non è solo logica, ma affronta profondamente l'aspetto fenomenologico che resta sempre in contraddizione dialettica con quello logico (tra l'immediato logico, ossia il principio di identità dell'ente, e l'immediato fenomenologico, ossia il continuo sorgere e tramontare di tutti gli enti, il flusso immane dell'apparire). La contraddizione che Severino mostra da sempre risolta nella Struttura Originaria è l'autocontraddizione del divenire (e qui certamente si discosta da Hegel), ma non la contraddizione C che determina la realtà fenomenologica del diverso apparire, contraddizione che continuamente si ripresenta togliendola. La contraddizione C è un punto fondamentale nella metodologia dialettica di Severino che riprende nei principi quella di Hegel (l'olismo semantico e e il principio semantico fondamentale del contraddittorio), da lui considerato il punto più alto a cui è potuta pervenire la metafisica dell'Occidente. E' su base dialettica che risolve i paradossi autocontraddittori, non sulla base della logica formale che non può risolverli.
Nel forum ne abbiamo già a lungo parlato. Se vuoi approfondire questa è una delle riflessioni svolte https://www.riflessioni.it/forum/filo...-severino.html
Se credi puoi riprenderla, qui penso ci porterebbe un po' troppo fuori tema.

Concludo, anche per tornare in tema, con l'ultima osservazione di paul, a cui faccio presente per inciso che è ben lontano dalle mie intenzioni attribuire etichette politiche ai filosofi, anche se è indubbio che certi sistemi filosofici possono, senza l'intenzione diretta degli autori, o addirittura in contrasto con essa, determinare conseguenze a livello politico di enorme portata. La domanda comunque è questa:
Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Adesso c’è la crisi cinese, di nuovo le tendenze economiche sono asfittiche….lo risolviamo con le logiche formali?
Probabilmente no, ma la questione non è questa, la questione è con cosa lo risolviamo? E mi dispiace tanto, ma non vedo proprio nessuna filosofia o volontà politica o religiosa o teoria sociologica o prassi tecnico scientifica che possa risolvere. Sarò post moderno? Può darsi. Un fiancheggiatore ignaro del bieco ultracapitalismo? Assolutamente no, lo sento già puzzare come un moribondo di prossima decomposizione e non mi va di affiancarmi, l'ho sempre trovato repellente anche quando godeva di ottima salute, come peraltro ogni escatologia di fede assoluta (ogni paradiso a venire di sicuro).
Non credo che siano le logiche formali, ma neppure le nostre volontà coscienti, individuali o collettive a determinare o cambiare i destini dell'umanità. Beato comunque chi ci crede e non teme la delusione.
maral is offline  
Vecchio 10-09-2015, 16.42.08   #33
SinceroPan
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Riferimento: il postmodernismo e la verità decostruita

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
La nozione di verità non può essere appannaggio del discorso scientifico: “I grandi scienziati inventano descrizioni del mondo utili ai fini della predizione e del controllo degli eventi”. ( Rorty). Come non c'è un “mondo che sta là”, così non c'è una verità; non c'è nulla da verificare, ma tutto da interpretare.

ciao.. però Un fondamento è Logicamente ed OntoLogicamente NECESSARIO: infatti "chi nega la verità dice 1 sua verità": cioè egli (per es. il Rorty) dice che "la verità è che non ci sono altre verità se non quella indicata da questa stessa proposizione".. parafrasando Cartesio se "non si può dubitare di dubitare" allora "si è certi di dubitare".. ed allora.. forse potremmo passare dal concetto di 1 Verità a quello di Molte Verità Ognuna Reale che il Linguaggio nomina come Opinioni.. ed infine si può arrivare ad Hegel che dicendo "il Vero è l'Intero" indica la Verità come Sintesi (la Somma) di Tutte le OO Verità/Opinioni..

Piero
SinceroPan is offline  

 



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