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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 11-02-2009, 20.46.50   #41
VanLag
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Data registrazione: 08-04-2002
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Riferimento: Il diritto alla morte.

Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Da un punto di vista logico queste parole

Citazione:
Non è un problema di esistenza ma di appartenenza, non si mette in dubbio la mia esistenza ma la mia appartenenza a qualcun altro: dal momento che non si smentisce categoricamente l'esistenza di Dio allora persiste il dubbio della mia appartenenza a lui, e proprio perchè persiste è dubbia la mia appartenenza a me stesso.

sono la perfetta conclusione dell'intero thread. Un dubbio fondato che impedisce di trarre le conclusioni che tutti, chi da una parte chi dall'altra, cercano.

E' chiaro che la logica, ahimè, non aiuta ad affrontare il problema contingente ma tant'è.

Che scoperta. Dio, nella sua indeterminatezza, è stato creato per fare impazzire la ragione e la logica. Se mi passi l’analogia tecnologica “è un virus che è stato inserito in un sistema, complesso quanto vuoi ma definito, per mandarlo in tilt”.

L’esempio più banale è proprio su un caso come questo dove si scontrano due parti, (due tesi), nessuna delle quali ha la possibilità di prevalere, perché nessuna delle due conosce fino in fondo il mistero della vita. Se non ci fosse Dio, nell’umiltà del sapere di non sapere, nessuno si sognerebbe di imporre il suo punto di vista all’altro e la scelta, assai logica e neppure tanto ragionata, sarebbe lasciata automaticamente e senza attriti al singolo individuo.

Se una cosa del genere non, succede è perché una delle due parti presume di sapere e presume di sapere in quanto Dio glielo ha rivelato. Ed ecco il virus in azione che genera il conflitto, e fa impazzire il sistema.

Qualsiasi sistemista, (esperto di sistemi informatici), di terzo ordine ti può confermare che è così.

VanLag is offline  
Vecchio 12-02-2009, 10.29.38   #42
visechi
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Riferimento: Deliberazioni e conversioni.

Citazione:
Originalmente inviato da Anakreon
Caro Visechi,

annoti:

“Non essendoci però neppure un’auto-evidenza che escluda la possibilità di un Massimo Fattore cui riferire la propria vita, il problema della vita particolare e del suo epilogo non può che essere affidato al sentire particolare dell’individuo, senza nulla imporre o vietare ad alcuno – questa è la norma fondamentale che il diritto civile di uno stato moderno dovrebbe realizzare -. Nel momento stesso in cui l’esistenza particolare accade, quella stessa esistenza, se non rapportata ad un’entità trascendente, appartiene a colui che vive, non dovendola e potendola riferire ad alcunché se non a se stesso e alla sua libertà di disporne, con l’unica limitazione di non arrecare danno ad altri.”


In ciò si può pur consentire.

Non di meno, quando colui, il quale alcuno dice viva, veramente non vive o, se preferisci, non vive talmente che possa conoscere e deliberare di sé stesso e della sua vita; allora è necessità che altri conoscano e deliberino per lui, siano essi genitori, tutori, medici, giudici o magistrati, e dunque è parimenti necessità che costoro, affinché possano deliberare, giudichino e stabiliscano che cosa e quando sia vita e che cosa e quando sia morte:
non sempre, cioè, è possibile affidare la deliberazione all’uomo stesso della cui vita o morte si tratta.

Ma proprio in tali casi, quando la deliberazione di vita o di morte è esterna all’uomo cui pertenga, accade quella conversione assurda, che notai nei commenti precedenti:
conversione per cui proprio coloro, i quali, in grazia dell’opinione e che sia un dio creatore dell’ordine universale e provvidamente benefico del genere umano e che l’anima umana sia destinata, dopo la morte, a sorte migliore, dovrebbero aborrire da ogni consiglio che, con artificii temerarii della medicina e della scienza, voglia dilatare i termini della vita oltre e contro l’ordine naturale delle cose disposto dal dio; proprio essi propugnano la conservazione estrema non tanto d’una vita terrena, che sarebbe pur consiglio prudente e pio, quanto piuttosto d’una tal ombra di vita terrena che chiamerebbe a vendetta non solo il fulmine d’un nume creatore, se pur fosse, ma anche l’atto puro d’un ente ignaro ed immoto.

Anakreon.

E’ evidente che ove è posizionato il limine fra vita e morte sia questione assai dibattuta, che credo non troverà neppure in futuro una definitiva soluzione. Le due condizioni dell’essere (nel caso della morte sarebbe più corretto dire del non-essere) non attengono con esclusività alla branca delle scienze fisiologiche, interessando con sempre maggior vigore, per il crescere della tecnologia, anche la speculazione filosofica, etica e religiosa. Ma anche in questo caso, come in tanti altri, sono le assenze, i vuoti a fornire nutrimento alla disputa. L’individuo, il suo intimo, non può essere dato in pasto alla pubblica opinione, alla discussione accesa e alle conferenze, soprattutto quando la questione intorno alla quale si dibatte con fervore – spesso interessato e partigiano – riguarda aspetti tanto delicati da meritare il silenzio e il pietoso assenso all’espressione di volontà, la quale, come in un qualsiasi processo di accertamento, può essere appurata o desunta anche attraverso prove testimoniali, che però implicano un pubblico dibattimento che sarebbe da evitare in ogni caso. Ben vengano i dibattiti e le conferenze se si disputa intorno alle nozioni di vita e morte, gli stessi devono cessare quando l’oggetto del confronto è quella particolare vita o morte, perché la particolarità, o specificità, è intrisa di dolore e sofferenza, e il dolore e la sofferenza esigono un sacro rispetto che nessuna concettualizzazione può e deve violare. La politica e la Chiesa, che si ergono repentinamente a paladine di un fronte o di quello opposto non appena il caso drammatico si presenta nella sua dirompente necessità, dovrebbero meditare sulle troppe colpevoli omissioni o rifiuti che hanno caratterizzato gli anni di sofferenza di Welby, di Englaro e di chissà quanti altri sconosciuti sono stati scaraventati nel baratro lacerante della coscienza. Non hanno e non possono avere oggi il diritto di parola, sia essa consenziente o avversa alla soluzione prospettatasi per Englaro e Welby e i loro familiari. Hanno abdicato al loro diritto d’espressione nel momento stesso in cui, in assenza di urgenze contingenti, non si è curate di provvedere per i futuri casi di specie.
visechi is offline  
Vecchio 12-02-2009, 12.24.16   #43
freedom
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Riferimento: Il diritto alla morte.

Citazione:
Originalmente inviato da VanLag
Dio, nella sua indeterminatezza, è stato creato
Dio è stato creato? Quoti e poi non leggi? Non capisco. Riquoto:
Citazione:
Originalmente inviato da Gaffiere
dal momento che non si smentisce categoricamente l'esistenza di Dio
Questo passaggio logico, come detto, impedisce di giungere ad una univoca e incontrovertibile conclusione.

Citazione:
Originalmente inviato da VanLag
è perché una delle due parti presume di sapere
La presunzione non riguarda solo una delle due parti in causa ma, viceversa, è reciproca.

Citazione:
Originalmente inviato da VanLag
Per quanto ne so la costituzione è stata frutto di innumerevoli confronti, dialoghi e dibattiti tra tutte le parti e non è stato un dictat numerico della maggioranza di allora. Se ci pensi bene le due cose sono un po’ diverse.
Come può sfuggirti che, in democrazia, ci si conta e si vota?

Citazione:
Originalmente inviato da VanLag
Anzi per dirla con le parole di Mercello Craveri: - Il male e l’infelicità umana sono il prodotto di un particolare assetto che, nella sua storia, la società si è data
E' un'analisi, chiunque lo può rilevare, superficiale. E' lapalissiano che l'assetto che si dà una società è frutto del particolare sentire e volere degli esseri umani. E non è vero il contrario cioè quanto sostenuto da Craveri che, conseguentemente al particolare assetto che si dà una società, si crea l'infelicità e il male.
Citazione:
Originalmente inviato da VanLag
Se i cristiani avessero aiutato a costruire uno stato superpartes questo rischio non ci sarebbe
E' meglio che tu attribuisca le responsabilità a chi ce le ha: Mussolini prima e Craxi dopo. Sono loro che hanno creato e mantenuto una politica che riconosce il primato della Chiesa Cattolica sulle altre religioni. Per esempio io sono cristiano ma non apprezzo questa cosa. In ogni caso non è questo fatto che alimenta il rischio in questione: è la natura stessa della democrazia.
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Vecchio 12-02-2009, 14.53.05   #44
epicurus
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Riferimento: Il diritto alla morte.

Mi sembra incredibile di come alcuni religiosi e politici affrontino in un modo così irragionevole questo problema.

Freedom afferma incredibilmente che non può essere l’individuo a decidere su questioni come il testamento biologico o l’eutanasia. E Mons. Fisichella gli fa eco. Nell’intervista rilasciata a Repubblica ieri, dice:

<<La libertà è un grande bene, ma deve essere libertà di decidere contro la morte e non per la morte.>>

Prima di tutto chiederei le motivazioni di questa sua affermazione: perché dovremo accettare che la libertà non deve essere applicata in queste questioni? Non basta ribadire le proprie idee più volte, senza spiegarle, per mostrare di aver ragione. In secondo luogo, tale affermazione, se letta attentamente, sembra incoerente: come posso essere libero di scegliere se posso scegliere solo un’opzione?

Fisichella continua:

<<E l’autodeterminazione non può implicare che una persona possa scegliere di non essere nutrita.>>

Ancora una volta: perché?

Freedom e Fisichella chiedono di limitare l’autodeterminazione di una scelta personalissima, e questo mi pare palesemente antidemocratico e intollerante. Tornando all’affermazione di Freedom ci può venir spontanea una domanda: ma se la questione è molto delicata, perché mai dovrebbero essere proprio i politici a decidere su questa mia faccenda?

Sempre ieri sulla Repubblica, viene intervistato anche Gustavo Zagrebelsky, giurista ex-presidente della Corte Costituzionale:

<<Il mondo cattolico enfatizza spesso il valore della dimensione comunitaria della vita, soprattutto della famiglia. E’ la convinzione che induce la Chiesa a invocare a gran voce la cosiddetta sussidiarietà: lo Stato intervenga soltanto quando non esistono strutture sociali che possono svolgere beneficamente la loro funzione. Mi chiedo perché, quando la responsabilità, la presenza calda e diretta della famiglia, nelle tragiche circostanze vissute dalla famiglia Englaro, dovrebbero ricevere il più grande riconoscimento, la Chiesa – con una contraddizione patente – chiude alla famiglia e invoca l’intervento dello Stato; alla com-passione di chi è direttamente coinvolto in quella tragedia, preferisce i diktat della legge, dei tribunali, dei carabinieri. Sia chiaro: lo Stato deve vigilare contro gli abusi – proprio per evitare il rischio espresso dal presidente del consiglio con l’espressione, in concreto prima di compassione, “togliersi un fastidio” – ma osservo come la legge che la Chiesa chiede assorbe nella dimensione statale tutte le decisioni etiche coinvolte: questo è il contrario della sussidiarietà e assomiglia molto allo Stato etico, allo Stato totalitario.>>

Zagrebelsky mostra una grande incoerenza della Chiesa: questa è sempre stata sostenitrice dell’importanza della famiglia, ma ora preferisce che sia il freddo Stato a decidere a suon di diktat piuttosto che i famigliari. Zagrebelsky prende anche le distanze da uno Stato etico/totalitario; concetto, questo, che invece sembra difeso più o meno implicitamente da Freedom: “Riduci lo Stato a mero fornitore di servizi. Lo equipari ad un amministratore di condominio. Non è così invece: lo Stato è ben altro. Non è possibile trascurare e nemmeno sottostimare la sua funzione di guida etica e morale”.

Zagrebelsky riflette anche sulla differenza che c’è tra chi è mosso dalla carità e dalla compassione rispetto a chi è mosso dal dogma e dalla Verità:

<<Le posizioni in tema di etica possono essere prese in due modi. In nome della verità e del dogma, con regole generali e astratte; oppure in nome della carità e della compassione, con atteggiamenti e comportamenti concreti. Nella Chiesa cattolica, ovviamente, ci sono entrambe queste posizioni. Nelle piccole cerchie, prevale la carità; nelle grandi, la verità. Quando le prime comunità cristiane erano costituite da esseri umani in rapporto gli uni con gli altri, la carità del Cristo informava i loro rapporti. La “verità” cristiana non è una dottrina, una filosofia, una ideologia. Lo è diventata dopo. Gesù di Nazareth dice: io sono la verità. La verità non è il dogma, è un atteggiamento vitale. Quando la Chiesa è diventata una grande organizzazione, un’organizzazione “cattolica” che governa esseri umani senza entrare in contatto con loro, con la loro particolare, individuale esperienza umana, ha avuto la necessità di parlare in generale e astratto. E’ diventata, – cosa in origine del tutto impensabile – una istituzione giuridica che, per far valere la sua “verità”, ha bisogno di autorità e l’autorità si esercita in leggi: leggi che possono entrare in conflitto con quelle che si dà la società. Chi pensa e crede diversamente, può solo piegarsi o opporsi. Un terreno d’incontro non esiste. […]
Una legge comune è possibile solo se si abbandonano i dogmi, se si affrontano i problemi non brandendo quella verità che consente a qualcuno di parlare di “omicidio” e “boia”, ma in una prospettiva di carità. La carità è una virtù umana, che trascende di gran lunga le divisioni delle ideologie e dei credi religiosi o filosofici. La carità non ha bisogno né di potete, né di dogmi, né di condanne, ma si nutre di libertà e responsabilità. Dico la stessa cosa in altro modo: un approdo comune sarà possibile soltanto se prevarrà l’amore cristiano contro la verità cattolica.>>

Speriamo che qualche politico o religioso venga illuminato dalle sagge parole di Zagrebelsky...


Come dicevo sopra, limitare la propria libertà su questioni così personali, è una questione terribilmente antidemocratica. VanLan ha accennato giustamente alle profonde differenze tra democrazia e dittatura della maggioranza: la questione è importantissima e molti fanno confusione, quindi vorrei spendere qualche parola in più sulla questione.

Premessa1: La democrazia (o, se volete, la nostra democrazia) permette, in alcuni casi e con particolari procedure, atteggiamenti antidemocratici e intolleranti. Più questi atteggiamenti aumentano, d'intensità e/o di frequenza, più la democrazia si allontanerà dal suo status. Eh sì, perché una democrazia può diventare una non-democrazia!

Premessa2: Atteggiamenti e leggi democratiche sono quelle che (qui sto dando una sorta di condizione sufficiente; NON è una condizione sufficiente e necessaria, ovviamente) non limitano la libertà degli individui se tale libertà non invade quella di altri. Si rispetta, per così dire, l’autodeterminazione o la libertà di coscienza su questioni personali.

Detto questo, è ovvio che uno potrebbe andare ad un (ipotetico) referendum e votare contro il divorzio, ma questo suo atteggiamento è sicuramente da considerare intollerante e antidemocratico. Questo per la premessa2. E per la premessa1 questo suo atteggiamento “è permesso”, ma, appunto, non è che l'esser permesso garantisca la democraticità dell'atto. Bisogna quindi distinguere tra i due concetti “norma approvata da uno stato democratico” e “norma democratica”, che non sempre coincidono.

Per rimarcare la differenza tra democrazia e dittatura della maggioranza farò degli esempi concreti. Uno stato in cui decide la maggioranza non è una democrazia se, per esempio:
- non c’è libertà d’informazione;
- non c’è libertà di culto;
- non c’è il diritto ad avere un giusto processo;
- non c'è un minimo di tutela delle minoranze;
- etc.

Ritorniamo alla questione dell’eutanasia e del testamento biologico. Per quanto detto fino a qui, mi pare banale osservare che i politici e i religiosi che si impegnano a fare una crociata contro queste questioni non possono che essere riconosciuti come antidemocratici e intolleranti. D'altro canto mi chiedo spesso: ma perché solo i parlamentari possono avere "libertà di coscienza"? Questa facoltà importantissima non può essere elargita solo a chi è stato (più o meno) votato dal popolo.

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Vecchio 12-02-2009, 15.44.44   #45
nexus6
like nonsoche in rain...
 
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Riferimento: Il diritto alla morte.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
<<La libertà è un grande bene, ma deve essere libertà di decidere contro la morte e non per la morte.>>

Prima di tutto chiederei le motivazioni di questa sua affermazione: perché dovremo accettare che la libertà non deve essere applicata in queste questioni? Non basta ribadire le proprie idee più volte, senza spiegarle, per mostrare di aver ragione. In secondo luogo, tale affermazione, se letta attentamente, sembra incoerente: come posso essere libero di scegliere se posso scegliere solo un’opzione?

Fisichella continua:

<<E l’autodeterminazione non può implicare che una persona possa scegliere di non essere nutrita.>>

Ancora una volta: perché?

Freedom e Fisichella chiedono di limitare l’autodeterminazione di una scelta personalissima, e questo mi pare palesemente antidemocratico e intollerante.
Il punto, mi sembra, sta proprio in questo: io penso come te che qui si stia parlando di personalissime scelte che devono essere demandate al soggetto visto che nemmeno la medicina è sicura entro un certo margine di dubbio su cosa accada in questi casi di vita-nonvita. Nonostante ciò mi rendo conto, entrando nei panni di un credente cattolico, che lui non può avallare questo tipo di libertà ed autodeterminazione poiché la vita non è del soggetto, ma di Nostro Signore (anche se di un dono potremmo fare quello che ci pare...); la vita di tutti, non solo dei credenti! La fede religiosa ha anche una dimensione irriducibilmente collettiva, poiché qualsiasi credenza noi la affermiamo di fronte agli altri e se riguarda questioni come queste è chiaro che riguardi anche gli altri. Poiché anche dire che “noi” siamo dalla parte del “giusto” poiché con il testamento biologico i credenti potranno giudicare quello che a loro pare corretto e giusto è, in qualche modo, un'imposizione per i credenti, visto la loro fede, nel fatto che la vita non appartenga a noi, inevitabilmente si estende a tutti. Questo tipo di religioni non sono e non possono essere liberali, pena la perdita della loro funzione e l'appassirsi della loro forza nella società.

I credenti o i preti hanno il diritto di affermare che la libertà non è libertà di decidere il non accanimento terapeutico e soprattutto cosa sia "accanimento terapeutico", anche se non credo abbiano il diritto di giudicare sulla mia di vita. Ma questa è mia, nostra credenza. Possiamo giudicare che sia più opportuna, più giustificata, più laica, più liberale, più “democratica”, ma in confronto alla credenza dei religiosi costituisce una violazione della propria fede e questa trascende naturalmente gli ordinamenti che si danno gli uomini.

Se chiedi questo ad un prete, cincischierà sempre, poiché da un alto si rende conto della separazione tra stato e chiesa, dall'altro sente bene che il diritto positivo è inferiore a quello divino, soprattutto in queste materie.

Le democrazie realizzate sono nei fatti inevitabilmente -dittature della maggioranza-, in cui la maggioranza opera sempre una forma più o meno lieve di violenza e di coercizione sulle minoranze. Non può che essere così e di questo se ne erano resi conto già i nostri padri greci, seppur il primo esempio di democrazia, tra l'altro diretta, avvenne proprio nella Grecia antica. Il concetto, poi, di democrazia rappresentativa è ancor più lontano dall'ideale democratico, poiché di ideale stiamo parlando, visto nei fatti il “governo del popolo” non esiste. Inoltre da tempo è stata mostrata una importante inconsistenza logica delle democrazie rappresentative, ma lasciamo stare, qui si discute di altro.

Saluti.
nexus6 is offline  
Vecchio 12-02-2009, 16.32.15   #46
freedom
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Riferimento: Il diritto alla morte.

Va bè, visto che repetita iuvant:
Citazione:
Originalmente inviato da Gaffiere
dal momento che non si smentisce categoricamente l'esistenza di Dio allora persiste il dubbio della mia appartenenza a lui, e proprio perchè persiste è dubbia la mia appartenenza a me stesso.
Citazione:
Originalmente inviato da epicurus

Freedom afferma incredibilmente che non può essere l’individuo a decidere su questioni come il testamento biologico o l’eutanasia
Come vedi ti ha già risposto l'amico Gaffiere. Lo so che la cosa ti appare irragionevole, specialmente se metti a confronto l'urgenza carica di dolore del problema che stiamo trattando con la freddezza della logica. Tuttavia la partita è grossa: si sta parlando di un valore fondante di una civiltà.

Mi dispiace ma la mia coscienza non mi ha ancora dato una risposta definitiva.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus

Tornando all’affermazione di Freedom ci può venir spontanea una domanda: ma se la questione è molto delicata, perché mai dovrebbero essere proprio i politici a decidere su questa mia faccenda?
Ritengo che tutti possano partecipare alla decisione ma la sintesi finale dovrà pur essere contemplata dalla giurisprudenza e dunque tradotta in legge?

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus

Zagrebelsky mostra una grande incoerenza della Chiesa: questa è sempre stata sostenitrice dell’importanza della famiglia, ma ora preferisce che sia il freddo Stato a decidere a suon di diktat piuttosto che i famigliari.
Che discorsi........il matrimonio, il divorzio, l'aborto, etc. sono normati o no?

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus

concetto, questo, che invece sembra difeso più o meno implicitamente da Freedom: “Riduci lo Stato a mero fornitore di servizi. Lo equipari ad un amministratore di condominio. Non è così invece: lo Stato è ben altro. Non è possibile trascurare e nemmeno sottostimare la sua funzione di guida etica e morale”.
Guarda le conseguenze etiche, morali, addirittura di civiltà vera e propria delle leggi riguardanti l'immigrazione, il lavoro, la famiglia, etc.
Immagina se certi comportamenti non fossero normati......
Capisco che oggi va poco di moda l'intervento dello Stato nella vita individuale dei cittadini ma se ne vedono anche i risultati........
Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Una legge comune è possibile solo se si abbandonano i dogmi, se si affrontano i problemi non brandendo quella verità che consente a qualcuno di parlare di “omicidio” e “boia”, ma in una prospettiva di carità.

Dico la stessa cosa in altro modo: un approdo comune sarà possibile soltanto se prevarrà l’amore cristiano contro la verità cattolica.
Il primo periodo è condivisibile ma il secondo mostra contraddizioni: far confliggere l'amore cristiano con la verità cattolica è del tutto arbitrario. Dio è carità. Cristo è verità. Sono in accordo non in contraddizione.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Come dicevo sopra, limitare la propria libertà su questioni così personali, è una questione terribilmente antidemocratica. VanLan ha accennato giustamente alle profonde differenze tra democrazia e dittatura della maggioranza: la questione è importantissima e molti fanno confusione, quindi vorrei spendere qualche parola in più sulla questione.
Hai fatto un lungo e articolato discorso sulla democrazia ma non comprendo, davvero non comprendo, perchè anche tu non riesci a riconoscere che il limite della democrazia è la sua implicita IMPOSSIBILITA' di garantire le minoranze. Quello che chiamate dictat della maggioranza è il suo semplice esercizio: si vota e la maggioranza decide.
E' chiaro che una classe politica illuminata cerca di attutire questo spiacevole effetto (affidando all'opposizione e dunque alle minoranze, purchè rappresentate in Parlamento, importanti incarichi) ma la sostanza è quella che ho detto e ribadito.

Se poi la minoranza non è rappresentata in Parlamento allora..........bè la democrazia nemmeno si pone il problema.

E' sufficiente ignorarlo................
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Vecchio 12-02-2009, 16.54.20   #47
Giorgiosan
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Riferimento: Il diritto alla morte.

Gustavo Zagrebelsky ha detto cose giuste e Fisichella cose piuttosto insensate.


Mi troverei in disaccordo qualora si lasciasse la scelta ai familiari.
Perchè i familiari immancabilmente amano? No

Nella loro decisione si possono ipotizzare, eventualmente, interessi economici?
Sì.

Dopo la morte di un congiunto molto spesso la famiglia si sbrana per spartirsi i beni del defunto.

Si può immaginare che i familiari possano, eventualmente, volersi sbarazzare di un fardello ingombrante? Sì.

Decida ognuno per se, col testamento biologico appunto.
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Vecchio 12-02-2009, 17.35.29   #48
Anakreon
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Buona fede e contorsioni.

Caro San Giorgio,

annoti:

"Si dovrebbe per principio e per rispetto ammettere, dal momento che non si può appurare, la buona fede di tutti gli attori dell'evento Eluana.".

Ma si può pur concedere che siano stati in buona fede tutti o quasi tutti e massimamente quelli che deliberarono circa il caso, non solo concedendo che alla natura fossero resi i suoi diritti, ma anche, di contro, ostinatamente tentando rapirle dalle mani una vita.

D'altronde, come impera la legge, la buona fede si presume.

Quello che stupefà sono certe contorsioni degne di funamboli, celebrate forse da questi per compiacere alle turbe, da quelli per dimostrare un magistero costante ed inflessibile, da quegli altri per mero diletto di contraddizione:
così che, se andiamo ad esaminare i loro principii, pur apertamente predicati, non possiamo non domandarci come abbiano potuto blaterare in tanta ed evidente contraddizione con sé stessi.

Anakreon.
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Vecchio 12-02-2009, 18.38.28   #49
viktorbond
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Riferimento: Il diritto alla morte.

Caro Anakreon
Tutto giusto quello che dici e condivido!,tu invece hai frainteso il mio intendere.
Io sono friulano come lui ,credo di capire quanto le sia costato,prendere la decisione che ha preso. Giustissima e unica.
Solo nel nostro intendere la vita,la decisione ,pur e mi ripeto giusta,tra l'altro l'esecutore di volontà non sua,non si dovrebbe mai prendere.
Credo di capire,dopo il periodo di recupero allo stres sostenuto,purtroppo sentirà un gran dolore al petto,quasi soffocante.
Ora.io d'accordo con te ,nella giustizia del suo gesto,grande gesto d'amore,quasi sovraumano,non ci posso fare "purtroppo"niente per lenire il suo dolore,fa parte della nostra razza l'essere così!
Un grande abbraccio a lui e un saluto a te
viktorbond is offline  
Vecchio 12-02-2009, 19.27.40   #50
Anakreon
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Data registrazione: 27-06-2007
Messaggi: 297
Casi e specie-

Caro Visechi,

senza dubbio lo strepito delle fazioni, attente ad ingraziarsi le turbe con sentenziuole facili all'orecchio, non giova né in questo né in altri casi;
anzi, non giova mai quando si tratti di deliberare circa le leggi o circa qual si voglia cosa.

D'altronde, la legge dispone o dovrebbe disporre sempre circa la specie, non circa il caso singolo, affinché "privilegia ne inroganto", come scrissi innanzi.

Ma poi, nei fatti, sappiamo bene che innumeri casi singoli sfuggono alle definizioni universali delle leggi, anche delle leggi più diligentemente studiate.

Quindi, il caso singolo, espulso colla forca, ricorrerà sempre, crudele ed irridente, ad esigere dagli uomini, genitori, congiunti, amici, medici, giudici, magistrati, ch'essi deliberino circa sé stesso:
e non gioverà allora invocare la legge e la lettera, essendo necessario il giudizio privato d'alcuno; giudizio privato che, inutile dirlo, alcun altro potrà sempre vituperare ed impugnare.

Ma che al meno s'eviti non tanto lo strepito delle fazioni, perché in un secolo in cui s'usa divulgare anche i fatti più intimi, è difficile sperare ch'esse tacciano circa qualche cosa; quanto piuttosto la contraddizione più ridicola tra principii lungamente predicati e sentenze temerariamente proferite.

Anakreon.
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