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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 28-06-2009, 23.30.36   #21
arsenio
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Riferimento: il senso del nostro essere

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Originalmente inviato da Il_Dubbio
Mai detto questo!

Come diceva emmeci citando Heidegger “ noi siamo gettati nella vita”, e cerchiamo di darle un senso.


A parte il cercare un pragmatico adattamento, nel profondo c'è il tentativo anche di dare una risposta ben precisa: cos'è quest'essere con il quale noi viviamo quotidianamente e che dobbiamo adattare?
A questa domanda vi è una risposta razionale che se permetti è semplicemente "materialista".
Io ho voluto dimostrare che non è possibile dare un senso materiale e razionale all'essere (ho seguito vari percorsi, che mi hanno visto partecipe del significato d'informazione, coscienza, conoscenza, fisica e biologia).
Non ho mai incrociato alcun essere perché non può essere conosciuto razionalmente, questo però è ovviamente un controsenso perché di quell'essere ne dovremmo avere coscienza.
Ora il pericolo è che la risposta da accettare, ovvia, sia quella materialistica perché razionale (più vicina alla nostra conoscenza), quando invece, ho tentato di dimostrare, prima a me stesso, quella non da risposte.
Quindi mi va bene una risposta pragmatica quando ci vuole, l'importante che non si cada nella "semplificazione", nel "semplicismo", e si perda di vista il concetto fondamentale.
Se si perde allora non va bene... perché sarei pronto a dire che le scelte fatte, di seguire pragmatismo e adattamento, sono arbitrarie e dettate dalle super esemplificazioni sulla vita e i suoi aspetti non conoscibili.
Questo è il nocciolo...


finalmente ho capito in modo esplicito i tuoi riferimenti. Buona fortuna nella ricerca del concetto fondamentale che ti sciolga il dubbio che ti assilla, vero nocciolo, o ... appena solo guscio? Se scendi tra gli umani senza più guardare il cielo come Talete, io sono qui

saluti
arsenio is offline  
Vecchio 28-06-2009, 23.33.09   #22
arsenio
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Riferimento: il senso del nostro essere

Citazione:
Originalmente inviato da Gaffiere
Superato in che senso? mi sembra di leggere Heidegger, che aveva la tendenza a non negare l'impianto teorico di un discorso, ma a dire che si trattava di superarlo, storicamente intendo. Heidegger non rilevava contraddizioni, non diceva che un discorso fosse vero o falso, giusto o sbagliato (non a caso non ha mai accennato al celebre pdnc del quarto libro della Metafisica di Aristotele, la sua ontologia è unicamente fenomenologia) solo si volgeva (e sentiva la necessità di volgersi) alla comprensione di qualcosa di più originario rispetto al discorso, in modo da discernere i motivi e le cause che stanno alle spalle della sua costituzione. Come a dire che una domanda non è sensata o meno, nel senso forte del termine, ma si tratta di guardare ai motivi storico-epocali della sua formulazione. Così Heidegger non dice che la metafisica e la tecnica siano errori. Ma che si tratta di elevarsi ad un profilo più originario, cioè nel suo caso al manifestarsi stesso inteso come dimensione trascendentale, l'apparire, l'Essere appunto. Molto simile a Hegel in questo, che negava la veracità di un discorso solo in quanto astrattamente inteso, e allora si trattava di ricondurre la posizione, così isolata, al concreto, senza che ciò significasse negarla. Anche Hegel sosteneva l'astrattezza di un discorso se isolato dalla coscienza trascendentale (e da ogni altro discorso , contenuto, momento ovviamente). L'Assoluto hegeliano è l'Essere dello Heidegger, certo quest'ultimo perde i caratteri epistèmici, necessari del primo (non a caso l'Essere stesso, cioè l'orizzonte dell'apparire degli eventi, è un che di finito, precario e instabile per Heidegger, e la riconduzione dei contenuti al trascendentale non è, come in Hegel, questione di progressiva necessità, non è l'autosvolgimento dialettico di uno Spirito ma piuttosto la celebrazione della finitudine, dell'imperfezione).
D'altra parte, se le cose stanno così, se il senso del tuo superamento non sta nel rilevare la contraddittorietà ma in una semplice decisione, per quale motivo si dovrebbe negare che la metafisica abbia a tornare prima o poi? Inoltre, quali motivi starebbero alle spalle di tale superamento? Perchè non ci si dovrebbe piuttosto opporre ad esso?


Mi sono espresso male, la metafisica non è “superata”, anzi, per Popper e Lokatos può rivelarsi un “programma di ricerca”, leggi qui sotto il mio post “l'essere postmetafisico”.Così le contraddizioni e lo stesso errore sono utili per imparare. La metafisica intesa come indiscussa verità sarebbe Fuori moda. Popper non mi sembra brillante. E' ritenuto un grande dai “grandi” perchè sollevò un problema rivoluzionario che non si può ignorare, difetti e lacune compresi ,e senso di provvisorietà come ogni scienziato dà per scontato. Come Freud, revisionabile, ripreso ora per altri filoni di indagini dalla Klein, da Lacan, ecc. onnipresente nei manuali pure filosofici , poco creduti i suoi miti come l'Edipo,ma, molti concetti, e altro gli sopravvivono. Non “scientifico”.
Il linguaggio condiviso è un'altra chimera filosofica ora ereditata dai teoretici, ma con scarsa speranza.

saluti
arsenio is offline  
Vecchio 28-06-2009, 23.36.56   #23
arsenio
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Riferimento: il senso del nostro essere

L'essere nel pensiero postmetafisico

Seguo da anni le dispute tra credenti e non credenti, laici ed ecclesiastici, che spesso sono finite in fortunati saggi ai primi posti in classifica. Sono sempre incontri e scontri dialettici di gran interesse, tra studiosi a volte di sterminata cultura e conoscenze. Eppure alla fine, nel rispetto e comprensione delle altrui ragioni e con il vantaggio di comprendere meglio la visione dell'altro, ognuno rimane nelle proprie posizioni di partenza, con conseguenti dilemmi che saranno in seguito riproposti anche da altri, circa sempre quelli e con gli stessi risultati , sia pure dopo gran sfoggio di cultura.
Le conclusioni sono più o meno le stesse: l'epoca postmoderna è improntata al pensiero postmetafisico, non solo per ragioni di ideologia ma perchè il progresso tecnologico stra spazzando via le pretese metafisiche e propone ben altri assoluti, che tutti conosciamo.
Resta l'antica decisione che risale all'illuminismo, per cui la Rivelazione non contribuisce alla conoscenza del mondo, bensì, e casomai ,le scienze naturali, sociali e le scienze umane che per convenzioni si dicono “scienze dello spirito” o idiografiche.
Religioni e cosmologie non possono essere razionali, anche nel rispetto di un democratico pluralismo. Un tempo si credeva che i contesti teologici creassero verità, ma non possiedono più tale supremazia a fronte di altre discipline. Un pensiero illuminista, già secondo Kant, insieme alla società, può assicurare libertà e pace. Per diritto razionale dello spirito umanista e non per idealistici spiriti assoluti. La filosofia si stacca dai contenuti proposti dalla religione e decide ciò che è razionale e ciò che non lo è. Così i credenti non possono accettare una religione sottomessa alla filosofia. Il problema viene ripreso con Ratzinger in modo molto esplicito: “Il Dio nel quale noi crediamo è un Dio della ragione” ribadisce nel recente discorso tenuto ad Auswitz, in conflitto con il pensiero postmetafisico che si attribuisce con maggior diritto intelletto e ragione e assegna alla teologia il limite della verità rivelata.
Oggi la tendenza sarebbe a favore di un'antropologia non teocentrica e non fondata sulle salvezze ultraterrene. Fede e ragione legittimi e separati, senza misconoscere che il pensiero postmoderno possa ispirarsi in qualche occasione anche a contenuti religiosi. Sono tuttavia ambiti distinti con differenti giustificazioni. Consiglio la lettura di “Disputa su Dio e dintorni” di Augias e Mancuso, ma anche di rileggere le posizioni laiche di Habermas ricordato in occasione della sua recente morte. Anche lui fu a favore del rispetto reciproco e all'apertura alla carità pure nel proprio agire comunicativo.
Mi sembra che oggi il posto della spiritualità lo abbia preso lo spiritualismo nelle sue molteplici forme dove può entrare tutto ciò che si desidera. A loro volta gli spiritualisti accusano la scienza di scientismo, dimenticando che se di vera scienza si tratta, sono gli scienziati stessi scettici verso gli idola delle verità oggettive o delle presunzioni razionaliste. Altro è la spiritualità di un cristianesimo democratico e progressista in antitesi con quello dei reazionari antiilluministi. Tale conflitto rende deserte le chiese ma non le piazze del folklore mediatico.
Il problema dell'assoluto non potrà mai essere risolto dall'intelletto, né vi può essere un legame tra Dio e la moralità umana, già secondo gli antichi ,si amano gli dei perchè sono buoni e non perchè sono dei. Concetto che sarà ripreso da Kant e Hume. Anche oggi teologi illuminati come Enzo Bianche ammettono, se non sono a favore, un'etica fondata su “vivere etsi deus non daretur”.
Già Heidegger ammise la necessità di liberarsi dell'identificazione dell'essere con le strutture oggettive della realtà, così Max Weber è a favore di un politeismo di valori. Il Dio morto di Nietzsche significa la fine delle autorità definitive delle norme eterne, e non altre trascendenze.
Anche per il nostro discorso è importante Popper. Nemmeno dai fatti si possono trarre norme. Ma è un filosofo della scienza piuttosto frainteso. E' al di fuori di logica e senso, e le contraddizioni le ammette ,come gli errori, proficue alla critica e alla ricerca della conoscenza: “imparare dagli errori” è un suo concetto fondamentale, assieme al falsificazionismo, il resto è secondario, se non digressioni non utili all'economia del nostro specifico iniziato discorso. La verità è continua rettifica dell'errore. Né s'interessa degli effetti o dei fatti se non sono ricavabili norme certe: Tutto rimane congettura. Ad esempio anche se la psicoanalisi avesse effetti clinici sorprendenti e inequivocabili, l'inconscio non sarebbe verificabile, non si potrebbe dire né se esiste o non esiste, non sarebbe misurabile, visibile quantificabile, perciò non scienza. Ma tutto ciò in senso provvisorio, in un futuro ciò potrebbe essere possibile, oggi no. Infatti gli scienziati, sempre cauti nelle loro affermazioni, dicono che finora Dio è estremamente poco probabile ( quello convenzionale delle Scritture) ma non dimostrabile né in negativo né in positivo. Ad esempio Geymonat indica una “verità assoluta” , ma la identifica nella infinita serie di successive verità relative che si avvicinano sempre più all'assoluto senza raggiungerlo mai.
Popper è un teoretico ma considera la metafisica positiva per la scienza,come punto di partenza trasformabile in ipotesi scientifica come per l'atomismo, e programma di ricerca. Quindi è una concezione lontana dalle convenzionali trascendenze.
arsenio is offline  
Vecchio 29-06-2009, 08.08.12   #24
Noor
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Riferimento: il senso del nostro essere

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Originalmente inviato da arsenio
Oggi la tendenza sarebbe a favore di un'antropologia non teocentrica e non fondata sulle salvezze ultraterrene. Fede e ragione legittimi e separati, senza misconoscere che il pensiero postmoderno possa ispirarsi in qualche occasione anche a contenuti religiosi. Sono tuttavia ambiti distinti con differenti giustificazioni. Consiglio la lettura di “Disputa su Dio e dintorni” di Augias e Mancuso, ma anche di rileggere le posizioni laiche di Habermas ricordato in occasione della sua recente morte. Anche lui fu a favore del rispetto reciproco e all'apertura alla carità pure nel proprio agire comunicativo.
Mi fa davvero sorridere questo tuo procedere cattedratico arsenio..
Come ti avevo già osservato,sguazzi tra le etichette evidentemente per districarti per tua necessità-sicurezza..
e per prendere posizione tra gli interlocutori,a quanto pare..
Osservo leggendoti che Spiritualisti ed altri infiniti ismi riempiono la nostra mente di pappa inutile.
Abbiamo bisogno di nomi sempre nuovi,di mode evidentemente..
Ma tu che partorisci,cosa testimoni arsenio…
te lo chiedevo,visto che hai utilizzato questo importante verbo e non so a che proposito..
Posizioni laiche da una parte,religiose dall’altre..
ohibò non sapevo che dovevo scegliere,altrimenti sono fritto. ..ohibò ma dove sto?
Qualcuno ha mai sentito parlare di libertà senza giudizio e nessuna posizioni da intraprendere e contrapporre?
Ma una domanda però mi vien da fare arsenio visto altri tuoi precedenti accenni:
v’è pure una filosofia che si occupa di emozioni dunque?
Nulla da eccepire,nessuno nega arsenio che abbiano il loro posto nella vita..
ma dove è giusto discuterne,arsenio,su Donna Moderna?

PS Che c'azzecca l'essere col pensiero?
PPS Comprai tanti anni fa un libro di Habermas che adesso esponi nei tuoi consigli per gli acquisti..
devo dire che assolve bene il suo ruolo arredativo in libreria,adesso..

Ultima modifica di Noor : 29-06-2009 alle ore 12.20.34.
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Vecchio 29-06-2009, 14.53.33   #25
Giorgiosan
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Riferimento: il senso del nostro essere

Il senso del nostro essere umani è svelato dal punto di arrivo dell'umanità.

Finché non si conosce a cosa o dove o a chi conduce il divenire non si conosce alcunché.

Se, per esempio, si pretendesse di conoscere un albero del melo senza nulla sapere dei frutti e del seme che ne rappresentano l'apice vegetativo si brancolerebbe in ipotesi assurde e tutte fantastiche.
Si spenderebbero fiumi di parole inutili ed insensate, o di descrizioni inconcludenti, come forse direbbe Dubbio.

Se non si conosce il finale di partita non si sa alcunché né si avanza nel sapere.
Per questo la scienza, tutte le scienze non sono che tecniche. ... la dimensione teoretica è inconsistente.

I più svantaggiati sono quelli plagiati da una ideologia perché come tutti gli ideologi chiudono l'essere umano in una equazioncina (come ha dimostrato la storia) e combinano sempre guai terribili all'umanità ....compresi gli ideologi religiosi.

Le varie ideologie poi si combattono senza soluzione di continuità...è una vera guerra che trova il suo fondamentale motivo nell'ignoranza che crede di sapere...la guerra culturale.

Sono le persone ignoranti, i veri ignoranti, gli umili che fanno progredire l'umanità... gli ignoranti socraticamente parlando.
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Vecchio 29-06-2009, 22.03.08   #26
Gaffiere
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Riferimento: il senso del nostro essere

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Originalmente inviato da arsenio
Mi sono espresso male, la metafisica non è “superata”, anzi, per Popper e Lokatos può rivelarsi un “programma di ricerca”, leggi qui sotto il mio post “l'essere postmetafisico”.Così le contraddizioni e lo stesso errore sono utili per imparare. La metafisica intesa come indiscussa verità sarebbe Fuori moda. Popper non mi sembra brillante. E' ritenuto un grande dai “grandi” perchè sollevò un problema rivoluzionario che non si può ignorare, difetti e lacune compresi ,e senso di provvisorietà come ogni scienziato dà per scontato. Come Freud, revisionabile, ripreso ora per altri filoni di indagini dalla Klein, da Lacan, ecc. onnipresente nei manuali pure filosofici , poco creduti i suoi miti come l'Edipo,ma, molti concetti, e altro gli sopravvivono. Non “scientifico”.
Il linguaggio condiviso è un'altra chimera filosofica ora ereditata dai teoretici, ma con scarsa speranza.

saluti

Condivido le perplessità di Noor francamente, con un pizzico di preoccupazione in più oltretutto: con chi stai discutendo? con noi o con te stesso? sembra che tu abbia già in testa un discorso sistematico da esporre, a prescindere dalla domanda che ti vien posta, che viene semplicemente giustapposta ad esso, visto che di quanto scrivi qui sopra si capisce ben poco in relazione al dubbio che ti ho espresso.
Cosa c'entra con questo discorso un "Popper che non è brillante", un "Freud revisionabile", l'utopia di "un linguaggio condiviso"?
Ti ho solo chiesto cosa intendi tu per superamento della metafisica (e magari un chiarimento sul concetto stesso di "metafisica", in modo da capire non solo in cosa consisterebbe il superamente ma il senso stesso di ciò che va superato), questa è la domanda e non un'altra.

Saluti
Gaffiere is offline  
Vecchio 30-06-2009, 07.34.38   #27
arsenio
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Riferimento: il senso del nostro essere

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Originalmente inviato da Noor
Mi fa davvero sorridere questo tuo procedere cattedratico arsenio..
v’è pure una filosofia che si occupa di emozioni dunque?
Nulla da eccepire,nessuno nega arsenio che abbiano il loro posto nella vita..
ma dove è giusto discuterne,arsenio,su Donna Moderna?

PS Che c'azzecca l'essere col pensiero?
PPS Comprai tanti anni fa un libro di Habermas che adesso esponi nei tuoi consigli per gli acquisti..
devo dire che assolve bene il suo ruolo arredativo in libreria,adesso..
Gentile Noor risponderò con piacere a certi interessanti quesiti temi filosofici, che poni e che qui forse non sono stati ancora toccati.
Le emozioni (pathos) sono un topos mai misconosciuto dalla filosofia, anche se considerate con sospetto nel loro rapporto con ragione e volontà. Non tutti i filosofi le considerarono,come oggi, ineliminabili fonte di conoscenza (intuizione, empatia, ecc.). La riflessione sulla natura e sul potere delle passioni è centrale nell'etica.
Ricordo sempre, nella nostra epoca alessitimica alcune frasi di grandi filosofi: “Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce”, di Pascal; Rosseau disse parafrasando Cartesio: “provo sentimenti, quindi esisto”. Inutile dirti che ho fatto mie queste frasi, non solo per passività libresca, come succede in genere alla saggezza in pillole, ma per messa in pratica nella vita, pur con alcuni limiti.
Per Platone è il desidero dell'anima e quindi le emozioni sono da controllare per non correre il rischio che degenerino. E' un concetto attualissimo, anche per un filosofo dell'educazione. Si raccomanda anche ai genitori e agli insegnanti di non far reprimere le emozioni, ma imparare a riconoscerle, controllarle, incanalarle. Per Aristotele le passioni sono necessarie alla vita e all'azione, perchè la virtù non è apatia dell'anima. Cartesio ne enunciò le cinque principali: desiderio , gioia, tristezza, amore e odio. Altro che concede centralità agli affetti è Spinoza, ripreso da studiosi attuali come Damaso. La filosofia considerò perlopiù l'amore in modo riduttivo come sessualità o spiritualità. Platone tuttavia è noto anche per il mito dell'androgino e considera l'amore un “ desiderio di ciò che non si ha o di ciò che non si è”, pensiero che anch'io ho spesso ripreso. Oggi tutti i maggiori filosofi si cimentano in tali moti dell'anima, amore compreso. Bodei: “Passioni geometriche”, Borgna: “le intermittenze del cuore”; Zygmunt Bauman è critico sul declino delle emozioni che un tempo erano accompagnate da un maggior impegno; Galimberti: “le cose dell'amore”, ecc, ecc. Alcuni saggi sull'amore tra i migliori sono stati scritti da filosofi, e perfino da scienziati, ma quasi tutti ammettono che i più lungimiranti in tale campo sono letterati e poeti profondi. Perciò gli stati affettivi possono stimolare discorsi a più livelli, amore compreso. Non solo argomenti del livello da rivista femminile o incarto da cioccolatini per la festa di San Valentino.

Tutti noi, credo, ricordiamo nelle nostre esperienze di studenti di filosofia, certi “cattedratici” ,alcuni degni di tale attributo nel senso peggiorativo,ma di alcuni per fortuna conservo un buon ricordo. Cattedratici furono anche Nietzsche e Schopenhauer: antiaccademici e critici verso le università. Talora assisto a conferenze in un centro di ispirazione ecclesiale,(Veritas) e ammetto che alcuni docenti di varie università italiane sono distaccati dalla vita. Mentre filosofia oggi è sperimentare le risposte ai problemi che coinvolgono più da vicino persone e società. Esplorare l'evolversi dei simboli del pensiero che fa parte di un essere al mondo terreno, la lenta modifica di problemi filosofici. Ma tali risvolti di un 'ontologia filosofico-sociale non sono riconosciuti dal senso comune nè dalla filosofia tradizionale. Oggi anche nelle università la filosofia si avvale di laboratori sperimentali; il dibattito contemporaneo sulla consulenza filosofica è vitale, pur non tralasciando mai l'aspetto teorico o pratico, implicato anche nelle scelte di vita.Ad esempio il “cattedratico” Rovatti è ormai noto per questa nuova speranza di rinnovo dagli accademismi sterili.
La filosofia alle origini fu un modo per insegnare a vivere, volto all'equilibrio interiore,oggi appunto ripreso dai consuelors. Ma il cristianesimo delegò a tale disciplina il ruolo teoretico apologetico di ancilla theologiae ed eclissò l'inclinazione greco-romana al filosofare “pratico”.Così spense l'autonomia critico-intellettuale dei singoli, sentimento della natura compreso. Tuttavia ricordo con piacere un giudizio favorevole di Kant sui “filosofi del mondo”, orientati alla concretezza del vivere. Quindi anch'io auspico un ritorno agli antichi esercizi dialettici per acquisire progressive verità dialogiche, per verificare incertezze, correggersi e correggere se opportuno, con onestà. Cosa che per ovvi motivi si rende difficoltosa nei forum virtuali.
Recentemente Ratzinger parlò di una distorta concezione di “fede adulta” ( così la filosofia ... adulta?) Un fai da te per cui si decide da soli ciò che si crede e ciò che non si crede, con incoerenze varie contaminazioni e paradossi.
Ti rassicuro:credo che nessuno debba scegliere di essere laico o religioso: si può perfino essere entrambe le cose. La differenza è soltanto , come disse Bobbio, tra “chi pensa e chi non pensa”.Il pensiero è l'essere..

Saluti
arsenio is offline  
Vecchio 30-06-2009, 07.36.25   #28
arsenio
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Originalmente inviato da Giorgiosan
Il senso del nostro essere umani è svelato dal punto di arrivo dell'umanità.

Finché non si conosce a cosa o dove o a chi conduce il divenire non si conosce alcunché.

Se, per esempio, si pretendesse di conoscere un albero del melo senza nulla sapere dei frutti e del seme che ne rappresentano l'apice vegetativo si brancolerebbe in ipotesi assurde e tutte fantastiche.
Si spenderebbero fiumi di parole inutili ed insensate, o di descrizioni inconcludenti, come forse direbbe Dubbio.

Se non si conosce il finale di partita non si sa alcunché né si avanza nel sapere.
Per questo la scienza, tutte le scienze non sono che tecniche. ... la dimensione teoretica è inconsistente.

I più svantaggiati sono quelli plagiati da una ideologia perché come tutti gli ideologi chiudono l'essere umano in una equazioncina (come ha dimostrato la storia) e combinano sempre guai terribili all'umanità ....compresi gli ideologi religiosi.

Le varie ideologie poi si combattono senza soluzione di continuità...è una vera guerra che trova il suo fondamentale motivo nell'ignoranza che crede di sapere...la guerra culturale.

Sono le persone ignoranti, i veri ignoranti, gli umili che fanno progredire l'umanità... gli ignoranti socraticamente parlando.

gentile giorgiosan, sagge parole. Importa soprattutto come si affronta la vita, non tanto chiedersi perchè e cosa sia la vita, consapevoli di possibili cambiamenti. Il dove ,la meta importa meno che le nostre esperienze di viaggio. Il nostro traguardo finale è l'estinzione, o comunque un'ignota metamorfosi, ma conta esistere nel migliore dei modi fino ad allora.

Le scienze sono tecniche necessarie, che ci permettono di interagire oggi a distanza. Le teorie sono da revisionare, altrimenti perpetueremo ancora il mito del buon selvaggio felice fuori dalla civiltà. Quello che è criticabile è l'omologazione tecnologica con le prevedibili implicazioni, macchine che tengono artificialmente in vita comprese. Oggi di “ignoranti” socratici ne vedo pochi. Ci sono molti che non sanno di non sapere ma vi si illudono, e quelli consapevoli di non sapere sono sempre più rari.
Che significa “ideologia? Non ha un unico significato: mitologia e folklore ,illusione e autoinganno, senso comune, menzogna e oscurantismo, truffa, pensiero falso, filosofia stessa, visione o intuizione del mondo, ecc. Oggi si assume più come pensiero distorto, insincero di idee che travisano o mascherano la realtà delle cose, perlopiù per interesse. Ma in senso più neutro è qualsiasi sistema di credenze. Ideologo sarebbe l'uomo che annulla la sua identità nell'idea che sostiene, con uno stato cognitivo poco aperto a mettersi in discussione. Ma in tal senso gli schiavi delle ideologie sono sempre ... gli altri, Noi tutti siamo per fortuna illuminati e flessibili pensatori.

saluti
arsenio is offline  
Vecchio 30-06-2009, 08.14.54   #29
arsenio
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Condivido le perplessità di Noor francamente, con un pizzico di preoccupazione in più oltretutto: con chi stai discutendo? con noi o con te stesso? sembra che tu abbia già in testa un discorso sistematico da esporre, a prescindere dalla domanda che ti vien posta, che viene semplicemente giustapposta ad esso, visto che di quanto scrivi qui sopra si capisce ben poco in relazione al dubbio che ti ho espresso.
Cosa c'entra con questo discorso un "Popper che non è brillante", un "Freud revisionabile", l'utopia di "un linguaggio condiviso"?
Ti ho solo chiesto cosa intendi tu per superamento della metafisica (e magari un chiarimento sul concetto stesso di "metafisica", in modo da capire non solo in cosa consisterebbe il superamente ma il senso stesso di ciò che va superato), questa è la domanda e non un'altra.

Saluti

gentile gaffierre qui propongo argomenti senza obbligo che altri interagiscano con me. Se qualcuno mi lascia ai miei discorsi e mi legge soltanto, o m'ignora, va bene, se ad altri suscito qualche stimolo di riflessione, anche per contrasto, mi va ancora meglio. Talora la scrittura serve anche a colloquiare solo con se stessi,in vista di chi potrà accedere meglio ai tuoi percorsi di pensiero. Si scrive per essere riconosciuti, amati, gratificati, per prendere una posizione, per ideologia o controideologia, per valutazioni permanenti, per soddisfare seguaci, o per irritare chi dissente. Soprattutto per produrre sensi nuovi anche a se stessi, impadronirsi di idee in una maniera mutata, controbattere all'Idea Unica, per un pluralismo ideativo. Succede che non si possa essere, in certi contesti, in sintonia con nessuno o con rari, per diverso codice linguistico, anche se si dicono più o meno le stesse cose, per dissensi ideologici profondi, per dissonanze cognitive insanabili, perfino perchè si crede in quello che dice l'altro,anzi risulta troppo chiaro, ma per spirito competitivo o per avere sempre e comunque ragione si dissentirà sempre specie con argumenta ad personam anche subdoi, se non si hanno strumneti necessari per competere sul piano dialettico, a tono e senza glissare l'essenza del discorso. Quindi se ritieni per te più proficuo interagire con altri nick, non ti serberò certo rancore. In quanto alle mie ultime considerazioni, ti ho risposto, ma forse per voler partecipare a più post ti è sfuggito qualcosa. Popper secondo me non è noto perchè”brillante”, termine tuo, ma per altre ragioni che ho ben illustrato, credo anche nel lungo post sul pensiero postmetafisico .Non è un epistemologo rigido nelle sue teorie come mi è sembrato hai alluso, ma sempre “provvisorio”; dice che finora qualcosa con gli strumenti posseduti non è falsificabile (verificabile) come appunto la psicoanalisi.
Ho scritto che mi sono sbagliato io a dire, con un termine infelice che la metafisica era superata. In realtà ho anche detto che per Popper è un programma di ricerca se stimola un'idea da rendere verificabile, come l'atomismo. Certo che con il pensiero postmoderno la metafisica non ha più il posto privilegiato di una volta.

Va bene? ti leggo con attenzione e ti rispondo in merito,se poi c'è troppa dissintonia di vedute, come puoi capire anche dalle risposte agli altri, essendo qui discussa una filosofia, come tendenza, in modo un po' disordinato e non "sitematico", in senso coerente e nell'ambito di proprie non contraddotorie idee, non mi sento responsabile
Comunque grazie per alcune osservazioni che mi comunque stimolano a proseguire un dibattito che può essere interrotto quando si vuole.

saluti
arsenio is offline  
Vecchio 30-06-2009, 11.40.01   #30
Noor
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Originalmente inviato da arsenio
filosofia oggi è sperimentare le risposte ai problemi che coinvolgono più da vicino persone e società.
La filosofia alle origini fu un modo per insegnare a vivere, volto all'equilibrio interiore,oggi appunto ripreso dai consuelors.

anch'io auspico un ritorno agli antichi esercizi dialettici per acquisire progressive verità dialogiche, per verificare incertezze, correggersi e correggere se opportuno, con onestà. Cosa che per ovvi motivi si rende difficoltosa nei forum virtuali.

come disse Bobbio, tra “chi pensa e chi non pensa”.Il pensiero è l'essere.
Sbagliava Bobbio,c’è da indagare piuttosto che pensare .. non è esattamente la stessa cosa..
“gnỗthi seautón” c’è scritto davanti all’oracolo di Delfi.
Ciò è molto più del lavoro dei conseulor che indichi.
Anche lavorare sulle emozioni,per conoscerle e per conoscersi è la base di tutto ciò,dunque non negavo,né sottovalutavo..Ma tutto porta all’indagine di se stessi.
Ciò è molto più che un’esercizio dialettico,e almeno in un forum funziona bene (te lo posso confermare)come esercizio di rispecchiamento,quando sorge fiducia reciproca,ma qui non è il luogo,né il settore giusto.(Non dico ciò per disprezzare..non vorrei essere frainteso..)
Ti ripeto che ciò che è oggi filosofia non è di mio interesse..non seguo le mode,ma il motto per cui è nata la filosofia:
Conosci te stesso.
Se Conosci te stesso ,conosci il mondo..è un unico atto..
Non mi riferisco alla psicoanalisi,che può solo fungere da base delle basi,ma di..metafisica,soltanto metafisica..
Nietzsche stesso non ha compreso (o non ha voluto ammetterlo perché amava tanto contrapporsi) che la metafisica non è idealismo ma comprensione della vita a tutti i livelli esistenti.
Zarathustra fa metafisica,pur volendo forzare il significato della sua indagine in direzione opposta(che ,se così davvero fosse,sarebbe soltanto studiare la fisica fenomenologica e lo storicismo umano).
L’Eterno Ritorno è metafisica. L’amor fati è metafisica.
Mi parli dunque con interesse della filosofia dell'oggi..che è stravolgimento del significato insito nella parola:
è qui la crisi..non in ciò che si osserva negli studi specialistici di tali nuove tendenze-credenze,che avran unicamente un valore secolarizzato.
Ma è scomparsa la capacità prospettica.

Ultima modifica di Noor : 30-06-2009 alle ore 12.59.31.
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