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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 30-06-2009, 11.59.01   #31
Giorgiosan
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Riferimento: il senso del nostro essere

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Originalmente inviato da arsenio
gentile giorgiosan, sagge parole. Importa soprattutto come si affronta la vita, non tanto chiedersi perchè e cosa sia la vita, consapevoli di possibili cambiamenti. Il dove ,la meta importa meno che le nostre esperienze di viaggio. Il nostro traguardo finale è l'estinzione, o comunque un'ignota metamorfosi, ma conta esistere nel migliore dei modi fino ad allora.

Le scienze sono tecniche necessarie, che ci permettono di interagire oggi a distanza. Le teorie sono da revisionare, altrimenti perpetueremo ancora il mito del buon selvaggio felice fuori dalla civiltà. Quello che è criticabile è l'omologazione tecnologica con le prevedibili implicazioni, macchine che tengono artificialmente in vita comprese. Oggi di “ignoranti” socratici ne vedo pochi. Ci sono molti che non sanno di non sapere ma vi si illudono, e quelli consapevoli di non sapere sono sempre più rari.
Che significa “ideologia? Non ha un unico significato: mitologia e folklore ,illusione e autoinganno, senso comune, menzogna e oscurantismo, truffa, pensiero falso, filosofia stessa, visione o intuizione del mondo, ecc. Oggi si assume più come pensiero distorto, insincero di idee che travisano o mascherano la realtà delle cose, perlopiù per interesse. Ma in senso più neutro è qualsiasi sistema di credenze. Ideologo sarebbe l'uomo che annulla la sua identità nell'idea che sostiene, con uno stato cognitivo poco aperto a mettersi in discussione. Ma in tal senso gli schiavi delle ideologie sono sempre ... gli altri, Noi tutti siamo per fortuna illuminati e flessibili pensatori.

saluti

Come si fa ad affrontare la vita senza interrogarsi?
Forse che quando sei in strada non ti domandi dove vai e perchè?
Come fai a ritrovare la via di casa?
Forse qualche povero senzatetto lo fa, ma solo perchè si è "perduto".

E cosa vuol dire che basta vivere e soprattutto vivere bene ....senza sapere il perché?

Per ideologia è sufficiente un dizionario.... o dopo aver usato tante categorie hai dimenticato proprio questa?

(N.b. il mio nick ha la maiuscola: Giorgiosan)

Ultima modifica di Giorgiosan : 30-06-2009 alle ore 16.37.09.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 01-07-2009, 09.25.35   #32
arsenio
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Riferimento: il senso del nostro essere

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Originalmente inviato da Noor
Sbagliava Bobbio,c’è da indagare piuttosto che pensare .. non è esattamente la stessa cosa..
“gnỗthi seautón” c’è scritto davanti all’oracolo di Delfi.
Ciò è molto più del lavoro dei conseulor che indichi.
Anche lavorare sulle emozioni,per conoscerle e per conoscersi è la base di tutto ciò,dunque non negavo,né sottovalutavo..Ma tutto porta all’indagine di se stessi.
Ciò è molto più che un’esercizio dialettico,e almeno in un forum funziona bene (te lo posso confermare)come esercizio di rispecchiamento,quando sorge fiducia reciproca,ma qui non è il luogo,né il settore giusto.(Non dico ciò per disprezzare..non vorrei essere frainteso..)
Ti ripeto che ciò che è oggi filosofia non è di mio interesse..non seguo le mode,ma il motto per cui è nata la filosofia:
Conosci te stesso.
Se Conosci te stesso ,conosci il mondo..è un unico atto..
Non mi riferisco alla psicoanalisi,che può solo fungere da base delle basi,ma di..metafisica,soltanto metafisica..
Nietzsche stesso non ha compreso (o non ha voluto ammetterlo perché amava tanto contrapporsi) che la metafisica non è idealismo ma comprensione della vita a tutti i livelli esistenti.
Zarathustra fa metafisica,pur volendo forzare il significato della sua indagine in direzione opposta(che ,se così davvero fosse,sarebbe soltanto studiare la fisica fenomenologica e lo storicismo umano).
L’Eterno Ritorno è metafisica. L’amor fati è metafisica.
Mi parli dunque con interesse della filosofia dell'oggi..che è stravolgimento del significato insito nella parola:
è qui la crisi..non in ciò che si osserva negli studi specialistici di tali nuove tendenze-credenze,che avran unicamente un valore secolarizzato.
Ma è scomparsa la capacità prospettica.

Prima di proseguire un discorso esteso sul tema distingui l'accezione psicologica dell' autoconoscenza, da quella della autocoscienza filosofica. Con Kant assume anche il significato gnoseologico dove il soggetto pensante è centro di elaborazione della conoscenza, quindi non si tratta di consapevolezza psicologica, tema che ho affrontato nei vari risvolti a psicologia e che qui sarebbe off topic, ma certezza che l'io è la condizione di ogni conoscenza; vedi la Soggettività infinita, lo Spirito, l'assoluto idealistico. ecc.
Il conosci te stesso socratico e delfico è maieutico e si fonda sulla ricerca delle ragioni del proprio pensare, dove è impossibile un sapere relativo alle essenze: si sostiene su dialogo e distacco dalle cose.
Tra l'altro la psicologia è scettica sull' autoconoscenza perchè illusoria, e se tiene conto degli altri, si riconosce che possono dare di te valutazioni erronee. Unico metodo, che io premetterei, è l'autoosservazione nelle proprie azioni e comportamenti da cui risalire, senza reticenze con se stessi, ai propri tratti di personalità
Temi della metafisica oggi ammessi sono l'essere (ontologia di ciò che si è) e Dio (teologia) Quindi lontani da un'ontologia sociale di cui comunque deve tenere conto un' autoconoscenza psicologica.
Tutti i grandi filosofi si avvalsero di metafore e miti, geniali similitudini e simboli ma non per questo li definirei “metafisici”, rischierei di rinchiuderli in schemi impropri.
Nietzsche esplicitò sempre la necessità di tralasciare il cielo per scendere sulla terra (dice proprio così) Splendida la metafora del dionisiaco Zarathustra che danza leggero travalicando fossati e siepi.
arsenio is offline  
Vecchio 01-07-2009, 09.26.49   #33
arsenio
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Originalmente inviato da Giorgiosan
Come si fa ad affrontare la vita senza interrogarsi?
Forse che quando sei in strada non ti domandi dove vai e perchè?
Come fai a ritrovare la via di casa?
Forse qualche povero senzatetto lo fa, ma solo perchè si è "perduto".

E cosa vuol dire che basta vivere e soprattutto vivere bene ....senza sapere il perché?

Per ideologia è sufficiente un dizionario.... o dopo aver usato tante categorie hai dimenticato proprio questa?

(N.b. il mio nick ha la maiuscola: Giorgiosan)

In una bellissima poesia di Kavafis, Itaca, si dice che mettendosi in viaggio verso una meta precisa, si deve approfittare delle bellezze, delle avventure, delle varie opportunità che può offrire il percorso in se stesso, perchè giunti alla meta, essa potrebbe deludere sebbene raggiunta, o proprio per questo.
E' una sorta di nomadismo che pur avendo un progetto di arrivo, sa anche prendere strade divergenti, ritornare sui suoi passi, forse decidere anche un tragitto alternativo, sul momento, che si rivela per sé più vantaggioso o più adatto. E' la filosofia del viaggiatore, contrapposta a quella del turista ottuso che oggi prevale.
Infatti per ideologia ti ho fornito definizioni da dizionario, a significare che tante sono le sfumature di un termine,anche 50 numeretti, che sarebbe opportuno accordarsi sempre sul senso da assumere in comune prima di iniziare un discorso

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Vecchio 01-07-2009, 16.52.30   #34
Gaffiere
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Originalmente inviato da arsenio
gentile gaffierre qui propongo argomenti senza obbligo che altri interagiscano con me. Se qualcuno mi lascia ai miei discorsi e mi legge soltanto, o m'ignora, va bene, se ad altri suscito qualche stimolo di riflessione, anche per contrasto, mi va ancora meglio. Talora la scrittura serve anche a colloquiare solo con se stessi,in vista di chi potrà accedere meglio ai tuoi percorsi di pensiero. Si scrive per essere riconosciuti, amati, gratificati, per prendere una posizione, per ideologia o controideologia, per valutazioni permanenti, per soddisfare seguaci, o per irritare chi dissente. Soprattutto per produrre sensi nuovi anche a se stessi, impadronirsi di idee in una maniera mutata, controbattere all'Idea Unica, per un pluralismo ideativo. Succede che non si possa essere, in certi contesti, in sintonia con nessuno o con rari, per diverso codice linguistico, anche se si dicono più o meno le stesse cose, per dissensi ideologici profondi, per dissonanze cognitive insanabili, perfino perchè si crede in quello che dice l'altro,anzi risulta troppo chiaro, ma per spirito competitivo o per avere sempre e comunque ragione si dissentirà sempre specie con argumenta ad personam anche subdoi, se non si hanno strumneti necessari per competere sul piano dialettico, a tono e senza glissare l'essenza del discorso. Quindi se ritieni per te più proficuo interagire con altri nick, non ti serberò certo rancore. In quanto alle mie ultime considerazioni, ti ho risposto, ma forse per voler partecipare a più post ti è sfuggito qualcosa. Popper secondo me non è noto perchè”brillante”, termine tuo, ma per altre ragioni che ho ben illustrato, credo anche nel lungo post sul pensiero postmetafisico .Non è un epistemologo rigido nelle sue teorie come mi è sembrato hai alluso, ma sempre “provvisorio”; dice che finora qualcosa con gli strumenti posseduti non è falsificabile (verificabile) come appunto la psicoanalisi.
Ho scritto che mi sono sbagliato io a dire, con un termine infelice che la metafisica era superata. In realtà ho anche detto che per Popper è un programma di ricerca se stimola un'idea da rendere verificabile, come l'atomismo. Certo che con il pensiero postmoderno la metafisica non ha più il posto privilegiato di una volta.

Va bene? ti leggo con attenzione e ti rispondo in merito,se poi c'è troppa dissintonia di vedute, come puoi capire anche dalle risposte agli altri, essendo qui discussa una filosofia, come tendenza, in modo un po' disordinato e non "sitematico", in senso coerente e nell'ambito di proprie non contraddotorie idee, non mi sento responsabile
Comunque grazie per alcune osservazioni che mi comunque stimolano a proseguire un dibattito che può essere interrotto quando si vuole.

saluti

Ma la risposta a cosa tu intenda per metafisica e il motivo per cui di Metafisica oggi non ci si occupi più (cioè l'essenziale di quel che ti ho chiesto) non l'ho ricevuta.
Nel tuo post rispondi (cito letteralmente):

Mi sono espresso male, la metafisica non è “superata”, anzi, per Popper e Lokatos può rivelarsi un “programma di ricerca”, leggi qui sotto il mio post “l'essere postmetafisico”.Così le contraddizioni e lo stesso errore sono utili per imparare. La metafisica intesa come indiscussa verità sarebbe Fuori moda

Ebbene, cosa significa quel che hai scritto qui sopra? forse che Popper ritenesse possibile riattualizzare il discorso metafisico?? Una rivelazione strepitosa direi, si potrebbe riscrivere la storia della filosofia del novecento!(ma attendo, giustamente, di capire cosa tu intenda con questa espressione).

E cosa significa che la Metafisica come verità assoluta è fuori moda? sarebbe questo il senso del venir meno dell'interesse nei suoi confronti?

Poi scrivi:

Popper non mi sembra brillante. E' ritenuto un grande dai “grandi” perchè sollevò un problema rivoluzionario che non si può ignorare, difetti e lacune compresi ,e senso di provvisorietà come ogni scienziato dà per scontato. Come Freud, revisionabile, ripreso ora per altri filoni di indagini dalla Klein, da Lacan, ecc. onnipresente nei manuali pure filosofici , poco creduti i suoi miti come l'Edipo,ma, molti concetti, e altro gli sopravvivono. Non “scientifico”.
Il linguaggio condiviso è un'altra chimera filosofica ora ereditata dai teoretici, ma con scarsa speranza.


Ora, posso capire che scrivendo si possa divagare per relazionare l'essenza del proprio discorso con altri temi (anzi, lo si fa continuamente), ma quando lo si fa lo si fa per esplicitare ciò che si ha di vista principalmente: cioè, banalmente, deve esserci un motivo per congiungere il senso principale del discorso con altre questioni di carattere accidentale (rispetto al discorso principale), altrimenti sarebbe come introdurli senza motivo (cioè senza un senso), è proprio questo che non si capisce nello spezzone soprastante: cosa centrerà mai l'improvvisa introduzione sulla qualità di un pensatore come Popper (o di Freud, o del linguaggio) con il senso del discorso precedente (cioè con la domanda attorno alla definizione e al venir meno della metafisica)? da come la metti lì sembra proprio nulla, perlomeno non si capisce.

Qui non si tratta cioè di discordare o meno su certe questioni in quanto io procedo (a quanto dici?) sistematicamente e tu no, si tratta di capirsi a livello basilare (linguistico, logico-grammaticale direi, a livello di coordinate-subordinate oserei dire), anche perchè affinchè vi sia contrapposizione è banalmente necessario che ci si capisca su un accordo comune, ma se neanche riesco a capire il significato delle tue risposte come è possibile?

Saluti
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Vecchio 01-07-2009, 17.02.42   #35
Noor
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Il conosci te stesso socratico e delfico è maieutico e si fonda sulla ricerca delle ragioni del proprio pensare, dove è impossibile un sapere relativo alle essenze: si sostiene su dialogo e distacco dalle cose.
Tra l'altro la psicologia è scettica sull' autoconoscenza perchè illusoria, e se tiene conto degli altri, si riconosce che possono dare di te valutazioni erronee. Unico metodo, che io premetterei, è l'autoosservazione nelle proprie azioni e comportamenti da cui risalire, senza reticenze con se stessi, ai propri tratti di personalità
Temi della metafisica oggi ammessi sono l'essere (ontologia di ciò che si è) e Dio (teologia) Quindi lontani da un'ontologia sociale di cui comunque deve tenere conto un' autoconoscenza psicologica.
Tutti i grandi filosofi si avvalsero di metafore e miti, geniali similitudini e simboli ma non per questo li definirei “metafisici”, rischierei di rinchiuderli in schemi impropri.
Nietzsche esplicitò sempre la necessità di tralasciare il cielo per scendere sulla terra (dice proprio così) Splendida la metafora del dionisiaco Zarathustra che danza leggero travalicando fossati e siepi.
Certo,è ovvio che la psicologia trovi illusorio l’autoconoscenza,poiché si ferma alla superficie dell’essere,ovvero l’io .Ciò che è paradossale è che è proprio la personalità ad essere soltanto una veste illusoria che ne riveste proprio l’essere,ma non per questo va negata o non riconosciuta:anche i veli vanno abbattuti /riconosciuti per osservare cosa c’è dietro..
in tanti si ha paura del vuoto presunto,per questo non vi si scorge dentro....
Zarathustra checché se ne dica è metafisica..danza al di sopra dello spazio e del tempo,
per quanto pesti la terra e non il cielo..

Zarathustra è Shiva.

PS Non sapevo l’esistenza di un’ontologia sociale..c’è sempre da imparare..

Ultima modifica di Noor : 01-07-2009 alle ore 17.47.07.
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Vecchio 01-07-2009, 19.15.13   #36
Giorgiosan
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In una bellissima poesia di Kavafis, Itaca, si dice che mettendosi in viaggio verso una meta precisa, si deve approfittare delle bellezze, delle avventure, delle varie opportunità che può offrire il percorso in se stesso, perchè giunti alla meta, essa potrebbe deludere sebbene raggiunta, o proprio per questo.
E' una sorta di nomadismo che pur avendo un progetto di arrivo, sa anche prendere strade divergenti, ritornare sui suoi passi, forse decidere anche un tragitto alternativo, sul momento, che si rivela per sé più vantaggioso o più adatto. E' la filosofia del viaggiatore, contrapposta a quella del turista ottuso che oggi prevale.
Infatti per ideologia ti ho fornito definizioni da dizionario, a significare che tante sono le sfumature di un termine,anche 50 numeretti, che sarebbe opportuno accordarsi sempre sul senso da assumere in comune prima di iniziare un discorso



Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.


Kavafis era un pessimista patologico, preso fra la sua omosessualità, con la quale non riuscì a concilarsi completamente anche per i muri che gli altri alzavano, e la sua coscienza cristiana, con la quale pure non riuscì mai a conciliarsi sino in fondo.
Per questo sembra preferire l'esperienza della vita, più che il "luogo" ove la vita conduceva.

Itaca comunque rimane metafora della maturità umana per Kavafis, anche se concede molto al dionisiaco, (un Nietzsche a bagno maria ).

Se avesse avuto più fede nell'amore avrebbe capito che omosessualità od eterosessualità sono varianti di ben poco conto.

E proprio per questo aveva un dubbio su Itaca:

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso

Ed è in contraddizione con se stesso, perchè se Itaca è la maturità, come può avere il dubbio che la maturità deluda?
In realtà aveva solo dei dubbi sulla sua maturità, cioè sulle esperienze che lui aveva fatto, proprio perché non aveva creduto fino in fondo all'amore.

Itaca però è la meta. Kavafis non è un senza meta...comunque lo si voglia interpretare.

Tutte le definizioni e tutti i numeretti non spostano di una virgola ciò che ideologia significa oggi per i più: una gabbia per la mente. Questa è la mia definizione .


Ultima modifica di Giorgiosan : 01-07-2009 alle ore 21.08.06.
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Vecchio 02-07-2009, 11.26.57   #37
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Certo, Giorgiosan, è giusto il tuo richiamo all’ordine: e se è difficile frenare l’evolversi del senso delle parole (non soltanto quel passaggio dall’essere all’avere lamentato da Arsenio), qualche limite bisogna pur porcelo perché non possiamo vivere sempre in un’evanescenza semantica come saprebbe fare Kavafis, ma dobbiamo adattarci ad essere semplici uomini dopo gli eroici furori di Troia.
Però effettivamente ci sono parole ormai troppo usurate, come è appunto il termine ideologia. Il quale oltre tutto è divenuto strumento di parte, soggetto a usi rissosi se non volgari. “Colpa della sinistra!” – direbbe….., e infatti è stato soprattutto per l’intervento di Marx ed Engels che il termine ideologia, all’inizio limpido e neutro a indicare qualcosa come una scienza delle idee, ha preso il senso di sottoprodotto della storia umana, anzi di voluto e tenace imbroglio usato da ceti interessati per conservare il loro potere, tanto che è difficile spogliare quel termine del suo alone asfittico o, come dici tu, dell’odor di prigione….A meno che, di fronte a una verità assoluta tanto difficile da raggiungere, ci si debba accontentare di quello che abbiamo, anche se si tratta di residui di vecchie battaglie, o stagnanti parole in confronto a quelle metafore che i grandi poeti sanno impiegare.
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Vecchio 04-07-2009, 06.41.11   #38
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Originalmente inviato da Gaffiere
Ma la risposta a cosa tu intenda per metafisica e il motivo per cui di Metafisica oggi non ci si occupi più (cioè l'essenziale di quel che ti ho chiesto) non l'ho ricevuta.
Nel tuo post rispondi (cito letteralmente):

Mi sono espresso male, la metafisica non è “superata”, anzi, per Popper e Lokatos può rivelarsi un “programma di ricerca”, leggi qui sotto il mio post “l'essere postmetafisico”.Così le contraddizioni e lo stesso errore sono utili per imparare. La metafisica intesa come indiscussa verità sarebbe Fuori moda

Ebbene, cosa significa quel che hai scritto qui sopra? forse che Popper ritenesse possibile riattualizzare il discorso metafisico?? Una rivelazione strepitosa direi, si potrebbe riscrivere la storia della filosofia del novecento!(ma attendo, giustamente, di capire cosa tu intenda con questa espressione).

E cosa significa che la Metafisica come verità assoluta è fuori moda? sarebbe questo il senso del venir meno dell'interesse nei suoi confronti?

Poi scrivi:

Popper non mi sembra brillante. E' ritenuto un grande dai “grandi” perchè sollevò un problema rivoluzionario che non si può ignorare, difetti e lacune compresi ,e senso di provvisorietà come ogni scienziato dà per scontato. Come Freud, revisionabile, ripreso ora per altri filoni di indagini dalla Klein, da Lacan, ecc. onnipresente nei manuali pure filosofici , poco creduti i suoi miti come l'Edipo,ma, molti concetti, e altro gli sopravvivono. Non “scientifico”.
Il linguaggio condiviso è un'altra chimera filosofica ora ereditata dai teoretici, ma con scarsa speranza.


Ora, posso capire che scrivendo si possa divagare per relazionare l'essenza del proprio discorso con altri temi (anzi, lo si fa continuamente), ma quando lo si fa lo si fa per esplicitare ciò che si ha di vista principalmente: cioè, banalmente, deve esserci un motivo per congiungere il senso principale del discorso con altre questioni di carattere accidentale (rispetto al discorso principale), altrimenti sarebbe come introdurli senza motivo (cioè senza un senso), è proprio questo che non si capisce nello spezzone soprastante: cosa centrerà mai l'improvvisa introduzione sulla qualità di un pensatore come Popper (o di Freud, o del linguaggio) con il senso del discorso precedente (cioè con la domanda attorno alla definizione e al venir meno della metafisica)? da come la metti lì sembra proprio nulla, perlomeno non si capisce.

Qui non si tratta cioè di discordare o meno su certe questioni in quanto io procedo (a quanto dici?) sistematicamente e tu no, si tratta di capirsi a livello basilare (linguistico, logico-grammaticale direi, a livello di coordinate-subordinate oserei dire), anche perchè affinchè vi sia contrapposizione è banalmente necessario che ci si capisca su un accordo comune, ma se neanche riesco a capire il significato delle tue risposte come è possibile?

Saluti
Credo che la pubblicazione del mio post L'essere nel pensiero metafisico sia stato pubblicato dopo le tue osservazioni: infatti riprendo tutti i temi sollevati e ti invito a rileggerlo con attenzione.
Popper “metafisico” non è una mia geniale interpretazione arbitraria. La storia della filosofia del '900 ne vede tale aspetto da lettura diretta delle sue opere. Puoi anche cercare in ogni testo filosofica anche scolastico, ad esempio ti riporto in breve da un manuale di autori vari: “per Popper non solo ma metafisica può essere dotata di significato,ma può essere perfino un valore positivo per la scienza. Egli ritiene infatti che le tgeorie possono nascere come metafische per poi venire gradualmente trasformate in ipotesi scientifichye, e che dunque possono fungere positivamnete da programmi di ricerca”. Po certo sono necessari controlli empirici.
Freud e Marx sono fondamentali nelle concezioni di Popper perchè fu lui a contribuire maggiormente a demolirne la scientificita da scienza sperimentale,come detto piùdettagliatamente nel post citato. Non certo la verosimiglianza e l'evnetuale efficacia o predicibilità, che è altro che scienza.
La scienza non contrappone fides e ratio ma fallibilismo e infallibilismo,verità che salva delle religioni, e verità che non salva della ricerca scientifica. Si cercano soltanto smentite, mai conferme: un solo cigno nero smentisce che tutti i cigni sono bianche.
Il declino della metafisica preluse il nichilismo contrapposto al velo della apaprenze, chi aspetta illuminazini da cielo soffre di una soggettività paurosamente vuota, alla ricerca di impossibili punti di appoggio. Tramite scorciatoie pseudospiritualistiche trascurando solidità affettive, impegno, dialogo, verità. Annulandosi in ciò che non c'è: quei fantasmi metafisici cacciati dalla scienza..
il monaco zen spegne le emozioni fonte di conoscenza.
Qui non ci si preoccupa di sapere se le cose sono vere o meno, se i discorsi sono significanti, basta procedere. Si parlano di grandi questioni senza avere l'idea di cosa denotano i termini chiavi relativi. Manca una cultura classica e anche specialistica.
“siamo prigionieri di visioni metafisiche che paralizzano le nostre capacità mentali” (Wittgenstein)
“filosofia è la discussione rigorosa sui temi della vita senza egocentrismi intellettuali, in alternativa sia a scienza che a fede.(Severino)
E' forma mentis: saper vedere le proprie contraddizioni.
Il pensiero orientale è solo una moda evasiva . Al sovraccarico depressivo propone il superamento sia della felicità che del dolore nel nirvana. Né vale la filosofia occidentale che vi s'ispira ( età dell'acquario, tranpersonale, ecc.) dove ciascuno fa e dice ciò che vuole inventando e facendo dire ai testi ciò che più aggrada, surrogati di una spiritualità religiosa. “Non farfalleggiare su pensamenti irreali” ( Hegel) .E Dio non può essere il supremo pretesto per un dialogo. Abbiamo diversi quadri di riferimento e perciò è impossibile continuare il dibattito.

Saluti
arsenio is offline  
Vecchio 04-07-2009, 06.46.11   #39
arsenio
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Certo,è ovvio che la psicologia trovi illusorio l’autoconoscenza,poiché si ferma alla superficie dell’essere,ovvero l’io .Ciò che è paradossale è che è proprio la personalità ad essere soltanto una veste illusoria che ne riveste proprio l’essere,ma non per questo va negata o non riconosciuta:anche i veli vanno abbattuti /riconosciuti per osservare cosa c’è dietro..
in tanti si ha paura del vuoto presunto,per questo non vi si scorge dentro....
Zarathustra checché se ne dica è metafisica..danza al di sopra dello spazio e del tempo,
per quanto pesti la terra e non il cielo..

Zarathustra è Shiva.

PS Non sapevo l’esistenza di un’ontologia sociale..c’è sempre da imparare..

Non esiste un 'ontologia sociale: è una mia locuzione per contrapporre la vita di ogni giorno basata sui rapporti umani, interpersonali, sociali, ecc. Alle trascendenze metafisiche che qui imperano.
E' ovvio che certa terminologia per aperture interdisciplinare risultino estranee.
Sapevo che Schopenauer e Jung hanno avuto interessi delle filosofie orientali: Anche Nietsche? C'è sempre da imparare ...
arsenio is offline  
Vecchio 04-07-2009, 06.51.17   #40
arsenio
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Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.


Kavafis era un pessimista patologico, preso fra la sua omosessualità, con la quale non riuscì a concilarsi completamente anche per i muri che gli altri alzavano, e la sua coscienza cristiana, con la quale pure non riuscì mai a conciliarsi sino in fondo.
Per questo sembra preferire l'esperienza della vita, più che il "luogo" ove la vita conduceva.

Itaca comunque rimane metafora della maturità umana per Kavafis, anche se concede molto al dionisiaco, (un Nietzsche a bagno maria ).

Se avesse avuto più fede nell'amore avrebbe capito che omosessualità od eterosessualità sono varianti di ben poco conto.

E proprio per questo aveva un dubbio su Itaca:

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso

Ed è in contraddizione con se stesso, perchè se Itaca è la maturità, come può avere il dubbio che la maturità deluda?
In realtà aveva solo dei dubbi sulla sua maturità, cioè sulle esperienze che lui aveva fatto, proprio perché non aveva creduto fino in fondo all'amore.

Itaca però è la meta. Kavafis non è un senza meta...comunque lo si voglia interpretare.

Tutte le definizioni e tutti i numeretti non spostano di una virgola ciò che ideologia significa oggi per i più: una gabbia per la mente. Questa è la mia definizione .


Se per te Kavafis è un omosessuale depresso patologico,soprattutto, il discorso poco può spaziare, oltre altri tuoi travisamenti. Nessuno nega una meta, un progetto, ma vita è approfittare di ogni percorso per raggiungerla. Mi ricordi alcuni per cui Leopardi è solo un gobbo depresso e perciò triste e malevolo. Amen.
Anche con te un dialogo è difficile. A scuola io ho imparato altro. Oltre a far chiaro sui vari significati del termine ideologia,
intendevo soprattutto dire che gli "ideologici" sono sempre e solo gli altri, noi, no, mai abbiamo una mentalità aperta che spazia senza pregiudizi, senza chiusure, senza verità assolute ...
saluti
arsenio is offline  

 



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