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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 19-06-2009, 11.46.25   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
il senso del nostro essere

Il senso del nostro essere

Quale senso ha oggi essere? Essere o avere? Essere o non essere? Limitarsi a esistere o imparare a saper essere? E oggi , ha senso accanirsi a parlare invano di un Essere astratto, metafisico, idealistico, qualsiasi senso soggettivo gli si assegni, occidentale o orientaleggiante?

Essere o avere? E stato un fortunato bestseller di Fromm che oggi nessuno ricorda o rileggerà. Infatti tale alternativa è diventata priva di senso in una società che impone esclusivamente il possesso delle cose e delle persone come suprema aspirazione. Anche i residui barlumi di sentimento sono usa e getta o fin dall'inizio decisi a scadenza. Le donne, da parte dell' etica imperante, sono state ridotte a oggetti, mezzi e non fini, semplici utensili. Stato di cose da loro non più subito ma accettato , salvo qualche isolata voce veterofemminista di coraggiosa ribellione.
I libri classici che forgiarono il nostro essere di generazione superata li ho scorti confusi tra gli altri, ammassati a tonnellate in depositi e messi in vendita a un euro. Nessuno più li accetta nemmeno gratis, anche se li conosce di nome ma mai li ha letti e nemmeno più si ristampano. Si comprano piuttosto le copertine di cartone che racchiudono mille pagine di nulla, i romanzi dozzinali costruiti dal computer o scritti da insulsi ed esaltati ospiti tivù. Sempre meglio di quelli che ricominciano a parlare di libri al rogo:sono cattivi maestri che avvelenano le menti. La cultura vera per loro è spontaneità, naturale e anarchica.
L'obbligo imposto è l'avere, il sembrare, l'apparire per quello che non si è, né mai si potrebbe essere. Maschere e non più anime, nel senso junghiano. Da quelle comiche trapela talora un smorfia tragica e quelle ipocritamente tragiche, da circostanza, muovono al riso. Già Amleto avverte quanta fortuna possa avere un sorriso accattivante. “Uno può sorridere ed essere un furfante”.
Ho cercato di spiegare cosa, secondo me, significa essere e soprattutto come si manifesta. Oggi il mondo è popolato da ruoli vuoti privi di individualità, perchè è proprio l'identità a essere entrata in crisi irreversibile, anche per quanto riguarda il genere: cosa significa essere “uomini”, essere “donne”? Nessuno sa chi è, ma sa bene quali modelli vincenti si devono imitare per competere e avere successo. Importa recitare su di un palcoscenico con reciproca e legittimante complicità. La cultura è ridotta a banalità ipersemplificate, scorciatoie logiche oppure grovigli di parole che celano povertà di ideazione. Ogni finzione è scambiata per vera: l'immagine visiva stessa ha sostituito la realtà: si fotografa perchè osservare con assaporata lentezza il paesaggio e gli umani non vale più quanto il dedicarsi allo scatto multiplo, talora ossessivo e fuori luogo. Per altro accumulo di cose, e non di sensazioni. Ciechi verso la vita che circonda.
Finzioni scambiate per “verità; verità amare che si sconfessano come finzioni, se fa comodo.
Ho già detto che amore non c'è se non c'è autenticità, se non si è capaci di essere, se non s'impara giorno per giorno ad essere e non solo a esistere quali zombi, come transiti di cibo, come uomini destinati solo a consumare.
Lo so che un uomo che oggi “è” se stesso, pur immerso nel suo tempo storico, e che non si volge certo a guardare indietro con nostalgia vana, ma che sa vivere con oculate scelte al presente, senza soccombere per suggestioni gregarie né comportamenti indotti, non avrebbe alcuna fortuna, né tra gli uomini né presso l'universo femminile. L'essere oggi è allinearsi alle temperie capricciose dei tempi. Ne mi si chieda in cosa consista l'essere, se finora non lo si è compreso. Concetto anacronistico e arduo da spiegare, così come da assimilare e far proprio.
arsenio is offline  
Vecchio 24-06-2009, 00.06.44   #2
Il_Dubbio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,706
Riferimento: il senso del nostro essere

Arsenio io ti ho già risposto in altri argomenti, è la nostra ragione,la razionalità, il nostro modo di conoscere il mondo, con le nostre stentate descrizioni, che preclude l'esistenza dell'essere, mentre solo il nostro vissuto interiore lo testimonia. Così l'essere non ha alcun senso poiché non esiste.

Quel libro di Fromm me lo ricordo, lo lessi, ed è forse stato motivo di spunto personale al concetto di essere. Ma attualmente c'è un rifiuto intellettuale e razionale a riconoscerlo come qualcosa di reale. Ovvero non c'è alcun motivo per ipotizzarlo, e si sa, oggi, si agisce solo a "conti" fatti. Quindi quel libro è diventato un reperto archeologico. E' l'avere quello che conta.
Poi è chiaro ognuno è libero di "credere" a ciò che vuole... ma stando a come sono oggi le cose, chi si mette dall'altra parte è un uomo "irrazionale".

Anche se io sono ben contento di stare dall'altra parte...perché reputo e accuso la razionalità stessa di essere irrazionale e di non riuscire a guardare "oltre" il proprio stupidissimo naso.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 24-06-2009, 15.44.43   #3
Malacraine
Nuovo ospite
 
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Messaggi: 2
Riferimento: il senso del nostro essere

Ciao, anzitutto Ti invito (poi fai come ti pare) a non generalizzare troppo, ho avuto a che fare con molte persone e non sono tutte come le descrivi, alcune sì, altre so.. ma trovo che ragionando per sillogismi , specie in ambiti così vasti come quello sociale, si ottiene in cambio la simpatia delle persone superficiali.

Per quanto mi riguarda, sono più spinto a chiedermi che cosa sia l'essere anziché quale sia il sue senso o significato, poiché credo che ragionando senza basi scientifiche si sfocia diritti nella mera superstizione (a.k.a. religione).

La donna -mediamente- è oggi quello che è sempre stata, cioè l'essere con più spirito di adattamento. Tutt' oggi vive in media di più, si suicida di meno ed è più propensa a prolificare rispetto all'uomo. Accendendo una TV vediamo donne adattarsi ad ogni tipo contesto sociale presente e passato sempre meglio rispetto all'uomo.
E' un bene? per la sopravvivenza della specie lo è senz'altro..

Ultima modifica di Malacraine : 24-06-2009 alle ore 20.51.08.
Malacraine is offline  
Vecchio 24-06-2009, 17.38.33   #4
Noor
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Riferimento: il senso del nostro essere

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Ne mi si chieda in cosa consista l'essere, se finora non lo si è compreso. Concetto anacronistico e arduo da spiegare, così come da assimilare e far proprio.
Dire che l’essere è un concetto difficile da spiegare, ,trovo sia altrettanto fuorviante quanto l’affermazione del dubbio che l’essere non esiste.
Affermare,negare,descrivere,co ntrapporre,ribattere..
Ebbene:non ci stiamo mica interessando della mamma se ha comprato quattro mele ,o sei, o punto…
Mi sembra sia come chiedere ad un pesce a proposito del mare..,se ne sa qualcosa o meno..
Non son questi “discorsi da salotto” come intendebbe porli arsenio,né da negare a priori come a poter togliere il mare al pesce..che possono "mostrare" o meno l'essere.
(Eppure oltre le parole lo state mostrando,forse inconsapevolmente)
Negare a priori è una credenza quanto affermare a priori,il dubbio..
Credo che trasformare la metafisica in concetti sia pericolosamente infruttuoso se non si sa cosa si sta facendo,arsenio

Allora:Riportare tutto all’origine:
v'è un corpo che si osserva e che diciamo”mio”..
una continuità (evidentemente) che osserva il mutamento dei fenomeni..
Una continuità che sta in mezzo,che non possiamo definire..ma che c’è..

Dubitare..o affermare, credendo ad un’inferenza..
Oppure constatare-testimoniare discriminando ciò che è reale .
Ecco cosa distingue un filosofo-ricercatore da uno studioso di filosofia..

Ultima modifica di Noor : 24-06-2009 alle ore 18.57.41.
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Vecchio 24-06-2009, 18.57.44   #5
Il_Dubbio
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Riferimento: il senso del nostro essere

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Originalmente inviato da Noor
Negare a priori è una credenza quanto affermare a priori,il dubbio..
Credo che trasformare la metafisica in concetti sia pericolosamente infruttuoso se non si sa cosa si sta facendo.


Io mi stavo riferendo alla filosofia, che poi dovrebbe essere un "ragionare" con razionalità. Come si ragiona se no con gli strumenti razionali?
Gli strumenti razionali a cosa servono se no per "conoscere"? E come conosco se no attraverso una descrizione? E quale descrizione io ho di "essere"? Quale senso può avere un essere di cui non si ha alcuna descrizione e conoscenza?
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Vecchio 24-06-2009, 19.34.17   #6
Noor
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Riferimento: il senso del nostro essere

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Originalmente inviato da Il_Dubbio
E come conosco se no attraverso una descrizione? E quale descrizione io ho di "essere"? Quale senso può avere un essere di cui non si ha alcuna descrizione e conoscenza?
..difatti di “essere” ne hai (anzi ne "sei") conoscenza,ma non puoi descriverlo,poichè non è oggetivabile:
ce ne passa però a negarlo soltanto perché non puoi..
Bisognerebbe pur cominciare ad indagare la possibilità che la realtà conoscibile non sia tutta descrivibile e che sia una credenza autoimposta la possibilità della descrizione..
Bisognerebbe pur cominciare a rispondersi:” perché no?” piuttosto che negare al primo preambolo-difficoltà nell’indagine..
Bisognerebbe pur cominciare a verificare che la realtà non sia oggettivabile e approfondire verso altri strumenti di analisi.
Non si potrebbe cominciare a prendere in seria considerazione l’ipotesi che l’oggettività razionale come strumento sia insufficiente o fuorviante?
Ho indagato me stesso,diceva Eraclito.
Sottointendeva che così c’è da scoprire il mondo.
PS Arsenio..sento che se si parlasse di autostima ,sapresti dire davvero la tua..che se si parlasse di istruzione troppo spesso confusa per educazione sapresti dire doppiamente la tua..

A voi un caro saluto

Ultima modifica di Noor : 25-06-2009 alle ore 09.43.15.
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Vecchio 24-06-2009, 20.37.55   #7
Il_Dubbio
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Originalmente inviato da Noor
..difatti di “essere” ne hai (anzi ne "sei") conoscenza,ma non puoi descriverlo,poichè non è oggetivabile:

Io direi che dell'essere io ne ho "coscienza" non una "conoscenza" poiché non posso descriverla.

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Originalmente inviato da Noor
ce ne passa però a negarlo soltanto perché non puoi..

Nego il fatto che si possa conoscere tutto. Nego che la razionalità sia l'unico metodo per la conoscenza.

Citazione:
Originalmente inviato da Noor
.
Bisognerebbe pur cominciare ad indagare la possibilità che la realtà conoscibile non sia tutta descrivibile e che sia una credenza autoimposta la possibilità della descrizione..


E' quello che sto cercando di dire da circa due anni , la razionalità non può andare oltre se stessa, la vera conoscenza non può partire dalla sola razionalità. Un libro (per rispondere nuovamente ad Arsenio) è lettera morta senza quel modo irrazionale che è la coscienza del libro stesso e dei suoi significati. E se c'è una prova a questo modo irrazionale di comprendere le cose è che se tutto fosse razionale bisognerebbe negare l'essere, il nostro stesso vissuto interiore, quello che non riusciamo a descrivere con la ragione.
Ma allora, se questo fosse accettato da tutti, servirebbe ancora la filosofia?
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 24-06-2009, 22.21.26   #8
Noor
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Originalmente inviato da Il_Dubbio
Ma allora, se questo fosse accettato da tutti, servirebbe ancora la filosofia?
Certo che no,non servirebbe la filosofia.
Almeno non più in questi termini.
Non servirebbe per dimostrare una verità o un suo simulacro,quanto per mostrare la via per giungervi.
Poiché ,sinquando rimane concetto teorico ,la filosofia non ha assolto il suo vero compito,che è quello per cui è nata :realizzazione dell’essere.
Ogni verità approvata s’inscrive nel silenzio,non nella descrizione.
Infine la filosofia ,quando non rimane alla periferia di se stessa come mero linguaggio,diviene nutrimento veritiero ,giungendo al silenzio .
Ecco cosa constatò Heidegger quando vide dei monaci zen,dimorare in quel cerchio di silenzio ove egli stesso mai s’avvicinò in migliaia di pagine.
Noor is offline  
Vecchio 25-06-2009, 10.11.12   #9
emmeci
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Riferimento: il senso del nostro essere

Di fronte a domande come quella di Arsenio siamo spinti d’acchito a rispondere secondo quel po’ di filosofia che la nostra affannata esistenza ci permette di avere, senza preoccuparci di seguire una logica. Ma poi, è proprio necessaria una logica di fronte alla vita?
La cosa sicura è che, come diceva Heidegger “ noi siamo gettati nella vita”, e cerchiamo di darle un senso che alla fine sarà sempre un senso parziale e dubitabile – ciò che è dimostrato dallo stesso il dubbio che, pur dichiarando di avere precisi punti di vista sulla realtà e strumenti razionali per esplorarla, non può spogliarsi del nome che ha scelto e che autorizza qualche amichevole dubbio in proposito.
Il senso della vita è qualcosa che viene sempre “dopo la vita”: questa è la mina posta sotto qualsiasi filosofia, anche se essa preferisce, forse per abbreviare la strada, presentarsi come fede, e cioè rivelazione.
Dunque, se non abbiamo preclusioni di principio, cioè se accettiamo di attingere un aiuto dalla storia senza torcere il naso, è un fatto che la storia – cioè almeno la storia dell’uomo - sembra, dopo i primordi dedicati a scheggiare pietre per assicurarsi la vita, principiare come religione e svolgere da essa (ma campa cavallo!) una ricerca fondata sulla ragione e poi anche sulla scienza. L’obiettivo di questo immane sforzo di comprensione? E’ sempre lo stesso del primo giorno: cercare il senso del nostro essere come dice Arsenio ossia, come dice il filosofo, la verità: che tuttavia sta solo nella ricerca e quindi non sarà mai sua se non come anelito o singhiozzo vitale. Tutto il resto – essere o avere, essere o divenire, fisica o metafisica, satana o dio – sarà questione di sole parole. Ed è così fin dall’alba dell’umana cultura, come sembra svelare il rgveda: ”i saggi chiamano l’uno con molti nomi”.
emmeci is offline  
Vecchio 25-06-2009, 18.22.27   #10
arsenio
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Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Arsenio io ti ho già risposto in altri argomenti, è la nostra ragione,la razionalità, il nostro modo di conoscere il mondo, con le nostre stentate descrizioni, che preclude l'esistenza dell'essere, mentre solo il nostro vissuto interiore lo testimonia. Così l'essere non ha alcun senso poiché non esiste.

Quel libro di Fromm me lo ricordo, lo lessi, ed è forse stato motivo di spunto personale al concetto di essere. Ma attualmente c'è un rifiuto intellettuale e razionale a riconoscerlo come qualcosa di reale. Ovvero non c'è alcun motivo per ipotizzarlo, e si sa, oggi, si agisce solo a "conti" fatti. Quindi quel libro è diventato un reperto archeologico. E' l'avere quello che conta.
Poi è chiaro ognuno è libero di "credere" a ciò che vuole... ma stando a come sono oggi le cose, chi si mette dall'altra parte è un uomo "irrazionale".

Anche se io sono ben contento di stare dall'altra parte...perché reputo e accuso la razionalità stessa di essere irrazionale e di non riuscire a guardare "oltre" il proprio stupidissimo naso.

gentile Dubbio qui ti rispondo anche per quesiti tutto sommato stimolanti che hai proposto in altro post


Se non si espongono i propri confini ,limiti, premesse, ambiti di riferimento, tutti possiamo dire tutto su tutto,smentire e smentirci, tornare sui nostri passi, girare e rigirare un discorso a nostro piacimento e avremo sempre e comunque ragione, con quale soddisfazione o autostima non saprei.
Ognuno dice anche verità, ma è necessario focalizzarsi, estrinsecare senza reticenze, senza paura di una chiarezza che più può esporre, conoscere il processo storico di un termine chiave, secondo autori, tempo, ambito disciplinare specifico, ecc.

L'”io personale” può avere svariate accezioni. Ad esempio è l'istanza ultima di riferimento nella teoria psicoanalitica e nelle teorie comportamentali. Ben diversa dall'io di un Tutto , da cui cogliere illuminazioni dopo vuoto mentale.
Personalmente preferisco riferirmi ad un io come senso di un proprio essere,a un'entità sostanziale costruita dalla memoria e differenze dagli altri, ecc. Necessario per indagare su se stessi, per raggiungere ognuno ciò che propriamente è o può diventare.

“All'interno di ogni uomo non c'è nulla da cercare”, dici. In un senso è vero. Se l'uomo è limitato nell'apprendere l'assoluto, il secondo limite è la sfera umana, anche per chi se ne occupa. ( “la donna è un continente inesplorabile”, è un concetto ereditato da Freud e finora mai smentito). L'anthropos, l'anima,la psiche, ecc. è un territorio immenso e straordinario, cui “non potremo mai scorgere i limiti per quanto lo percorriamo in lungo e in largo, tanta è la sua profondità ( è sempre Eraclito) E perfino la forza dell'io,secondo la psicoanalisi, deve sottostare alle forze dell'inconscio dimostrabile solo dai suoi effetti, come talora succede anche in ambiti scientifici.

Quali sono le domande fondamentali per te? Se Dio esiste ,o qual'è il senso da dare alla nostra vita,da singoli e irripetibili individui?

Pragmatici siamo tutti, se in un dibattito cerchiamo di ottenere qualche effetto anche se non pratico, ma di convincimento.

E' vero che Fromm è uiltrasuperato, e l'ho detto. Oggi noi critici dell'esistente (rari) seguiamo Zygmunt Bauman, lucido testimone di una società “liquida”, inconsistente, abissalmente distante dal concepire un saper essere come stile di vita, o meglio vita con un certo “stile”, e di comprenderne le più profonde implicazioni.
arsenio is offline  

 



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