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Vecchio 16-10-2009, 11.19.17   #1
emmeci
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C'è un male minore?

La questione del male minore ha impegnato religiosi e filosofi ed è tornata a porsi dopo che Eyal Weizman – architetto inglese che insegna all’università di Londra - ne ha fatto oggetto in un suo piccolo ma stimolante libro.
In sintesi: nelle sue considerazioni sul processo Eichmann, Hannah Arendt ha affermato come proprio attraverso questo argomento del male minore i “buoni cittadini” possono essere resi partecipi di politiche del male. Naturalmente la Arendt si riferiva a ciò che poteva capitare in uno stato totalitario – come era la Germania nazista – dove i Consigli Ebraici, che avevano optato ogni volta per il male minore della mitigazione degli orrori nazisti, avevano invece lavorato alla distruzione della loro stessa comunità, mentre se si fossero organizzati senza scendere a compromessi avrebbero avuto maggiori chances di sopravvivenza. L’argomento del male minore, dice la Arendt, è così diventato il più importante armamentario terrorista e criminale ed è stato usato per abituare la popolazione ad accettare il male in sé a un punto tale per cui “chi sceglie il male minore dimentica rapidamente di aver scelto a favore di un male”.
Eppure la teoria del male minore ha una storia di tutto rispetto, con l'espresso sostegno di filosofi e teologi. Come Spinoza (proposizione LXVI dell’Etica: ("Sotto la guida della ragione appetiremo un bene maggiore futuro piuttosto che un bene minore presente, e un male minore presente piuttosto che un male maggiore futuro”) e Sant’Agostino che, dopo il ripudio del manicheismo, si convinse che il male fosse relativo e differenziale e, poiché non è assoluto demoniaco o perfetto, è sempre misurabile su una scala di maggiore o minore presenza. Anche se è certamente l’opposto del bene, il male minore può dunque essere tollerato: in questa “economia del male” è meglio tollerare le prostitute nella società che rischiare l’adulterio ed è meglio uccidere un aggressore prima che questo riesca a uccidere un innocente. Infine una guerra potrebbe essere considerata giusta se coloro che la intraprendono agiscono con l’intento di fare del bene (come nel caso delle Crociate).

Ho introdotto questo argomento avendo notato che il tema etico ha una forte presa sui partecipanti al forum ma che è generalmente estremizzato (Bene assoluto – Male assoluto). Forse può essere considerato più filosofico in questa forma di un' "economia del male"?
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Vecchio 16-10-2009, 13.17.34   #2
PassioNova
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Riferimento: C'è un male minore?

Citazione:
una guerra potrebbe essere considerata giusta se coloro che la intraprendono agiscono con l’intento di fare del bene (come nel caso delle Crociate).

Anche importare la democrazia potrebbe essere considerato un intento giusto, ma chi ci dice cosa è giusto per chi?
In questo ambito, quasi più della Harendt, tirerei in ballo l'etica nicomachea: Questo male minore potrebbe essere considerato come una sorta di giusto mezzo, di mesotes, anche se, per Aristotele, di alcune azioni, passioni non si può parlare di eccesso o difetto (minore, maggiore) perchè esse sono intrinsecamente malvagie.
PassioNova is offline  
Vecchio 17-10-2009, 08.02.31   #3
emmeci
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Messaggi: 1,272
Riferimento: C'è un male minore?

Sì.certo, la teoria del male minore potrebbe avere larga applicazione nella politica, e in particolare in quella forma liberal-democratica che noi occidentali di buona volontà consideriamo la migliore possibile, con molta incertezza visto che siamo più o meno tutti convinti che la politica in sé non può superare una sua istituzionale, magari filosoficamente giustificata immoralità (vedi in questo forum l’argomento “miseria della politica”).
Sì, la democrazia come male minore di fronte a chi potrebbe considerare le forme politiche tutte difettose o sbagliate in quanto fondate su quel tautologico auto-referenziale sillogismo che è contenuto nell’idea di potere. Mentre Aristotele – bontà sua – poteva permettersi di considerarle tutte adottabili e degne di studio, evocando magari quella regola aurea o quella mesotes che tanto è gradita al tiranno per zittire gli oppositori.
emmeci is offline  
Vecchio 25-06-2011, 11.35.56   #4
Il_Dubbio
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Riferimento: C'è un male minore?

Rispolvero questo argomento di emmeci (che saluto con amicizia) in quanto sembra diventato ormai un grosso problema per l'intera "civiltà" umana.

Sembra esistere infatti il concetto il male minore che diventa, per necessità, la migliore soluzione.

Come sintetizzato bene da emmeci, nel significato comune, un male minore rimane sempre un male anche se viene spesso dimenticato.
Dimenticare che si sta commettendo pur sempre un male (anche se minore) in qualche modo educa il "buon cittadino" a partecipare a politiche del male.

Il male e il bene però forse derivano direttamente da "fantasie" religiose quindi io rimarrei più sul pratico (almeno per ora). Questa schematizzazione non sembra favorire la discussione filosofica quindi tentiamo di ragionarci su. Una delle questioni che credo siano più propriamente filosofiche partono dalla comprensione del concetto di "migliore soluzione". Questa migliore soluzione poi diventa (probabilmente mischiata con questioni di tipo religioso) il male minore di cui si parla.
Le prime domande, da cui partire, sono quelle solite: la migliore soluzione per chi? Per cosa?
Altre domande che ci si può rivolgere sono: la migliore soluzione è da intendere la migliore in senso assoluto oppure la migliore che si è riusciti a trovare? E come fare per comprendere quale sarà la migliore soluzione se non sappiamo a chi giova la soluzione e cosa implica questa soluzione?

Il primo esempio che si è portato (in questo argomento) è quello del concetto di "democrazia". Diamo per scontato che è esso rappresenti il male minore (in senso teologico) e ci togliamo questo problema, ma in senso sociale è la migliore soluzione? Come fare per comprendere qual è la migliore soluzione? C'è una soluzione che non è stata ancora trovata, migliore di un sistema democratico?

Chiaramente non mi sogno di dare soluzioni. Rifletto però sulla delicatezza dell'argomento. Già nel momento in cui io devo decidere se la migliore soluzione sia da indirizzare verso il singolo individuo o verso un gruppo di individui (che può essere la famiglia, un comitato e per finire all'intera società) la giusta soluzione diventa contraddittoria. Se cioè mi ponessi il problema di chi debba essere più tutelato da questa "migliore soluzione", incontro seri problemi a trovare la giusta soluzione a questo primo problema.

Una delle frasi ricorrenti (che giustificherebbero la seconda soluzione) è quella che decreta l'uomo un "animale sociale". E' probabile che ci siano anche animali non sociali (non lo so... cosa si intenda per davvero con questo concetto). A quel punto però la giusta soluzione deve concentrarsi sulla tutela del "gruppo sociale", mentre l'individuo può essere meno tutelato.

Non ho ancora affrontato nulla dei problemi che sorgerebbero quando si deve comprendere quale gruppo sociale deve essere più tutelato dalla migliore soluzione. Mi sono soffermato solo al primo gradino...e già questa soluzione mi "puzza".

Dicevo che questo è uno dei più grandi problemi della società (diciamo anche, per usare un termine comprensibile, globalizzata) moderna.
I livelli di gruppi sociali (livelli sia di importanza strategica che numerica) si sono moltiplicati. Oggi non sappiamo più se deve essere tutelato maggiormente colui che lavora o colui che paga il lavoro, se deve essere tutelato la maggioranza facente parte di un particolare gruppo sociale (per esempio uno Stato) o anche la minoranza. Se devono essere tutelati i più forti o più deboli ecc.

Così che anche il concetto di "migliore soluzione" al posto di male minore, diventa obsoleto e con poche possibilità di essere giustificato da un criterio equilibrato, che non sia quello del "caos" o del "si salvi chi può".

Forse sarebbe meglio tornare a parlare di male e di bene in senso assoluti e concepire il concetto di migliore soluzione quelle pratiche che hanno vita breve o periodi, che possiamo chiamare, di traslazione?
A me sembra una soluzione più equilibrata. Essere onesti e ammettere di non poter avere la possibilità nemmeno di trovare una soluzione migliore senza avere dei "principi" a cui tendere. Anche questi principi potrebbero non essere comprensibili immediatamente, ma sono via via scoperti dagli individui che si mettono d'accordo per trovare la migliore soluzione "transitoria" per raggiungerli.

Se invece consideriamo, ad esempio, il sistema (perchè è il sistema che non funziona, non il principio) "democratico" un punto di arrivo, nessuno potrebbe metterlo più in discussione e da male minore diventa il "male" assoluto e il bravo cittadino, colui il quale partecipa, incoscientemente, a questa politica del male, si ritrova, da tutelato ad essere boia di se stesso.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 25-06-2011, 13.20.13   #5
ulysse
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Data registrazione: 21-02-2008
Messaggi: 1,363
Riferimento: C'è un male minore?

Il maggior bene!
Direi che il titolo del 3d è deviante e mal posto: sarebbe preferibile parlare di "bene maggiore"..che è la stessa cosa, ma piu' incentivante!
...e dovrebbe essere questo lo scopo proposto da scegliere e perseguire.

La perfezione non è dell'umano, ma perseguibile...così è per le organizzazioni sociali: democrazia, giustizia, solidarietà, ecc...e per il loro derivato primo: la cultura, il sapere...sempre in pericolo.

Questi sono valori da perseguire anche non mai raggiunti o raggiungibili appieno...e se consideriamo di essere ad un buon livello dobbiamo stare all'erta e difenderlo e migliorarlo, il livello raggiunto, perchè se per un momento ci assopiamo... cadiamo nel baratro: dicono che accada di 20 anni in 20 anni se non stiamo attenti...ma non fidiamoci... è solo una legge probabilistica.

Il primo sintomo del badratro è quando senti qualcuno chiedersi o chiedere...innocente: ma che male c'è?
ulysse is offline  
Vecchio 25-06-2011, 15.26.58   #6
Giorgiosan
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Messaggi: 2,009
Riferimento: C'è un male minore?

La riflessione sul bene e sul male viene raccolta in quel ramo della filosofia che si dice filosofia morale, ed è una teoria della prassi: cioè un riflessione sul nostro agire, al fine che questo sia giusto, finalizzato al bene ..
Dovremo quindi stabilire che cosa sia il bene, quale è la norma o le norme alle quali dovremmo conformare il nostro individuale agire
Il fenomeno morale con la conseguente riflessione si costituisce a partire dalla realtà della coscienza (morale) e dagli effetti che induce l’agire conformemente alla norma o legge o difformemente.

Gli “elementi” che sono implicati, definizione del bene, della legge, finalità variano da individui ad individuo, variano anche in rapporto alla cultura, alla ideologie, alla storia dei costumi, ecc., motivo per cui ci sono vari sistemi morali ai quali gli individui aderiscono.

Il fenomeno morale in quanto tale è lo stesso per tutte le morali senza distinzioni, è universale.

Si può fare una distinzione fra morali eteronome e morali autonome che si differenziano per attingere le leggi morali da una autorità esterna alla persona o per elaborare la legge morale da se stessi.

Dico questo per cercare di prevenire atteggiamenti assolutistici e fondamentalismi di ogni genere o generici disprezzi..

Nella presente temperie culturale si è dispiegato un atteggiamento, il relativismo morale, che è molto antico ma che nel tempo attuale ha pervaso gran parte dell’”umanesimo” e che è un aspetto del relativismo culturale.

E’ senz’altro apprezzabile, tuttavia, il tentativo di giungere ad alcune conclusioni condivisibili da tutti, risultato a cui dovrebbe tendere ogni dialogo filosofico ma sappiamo quanto questo sia difficile…

Perciò “calma e gesso” come dicevano i vecchi muratori.

Ultima modifica di Giorgiosan : 25-06-2011 alle ore 17.09.06.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 25-06-2011, 17.15.55   #7
Il_Dubbio
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Riferimento: C'è un male minore?

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
La riflessione sul bene e sul male viene raccolta in quel ramo della filosofia che si dice filosofia morale

Io ho tentato un'azione "strategica", ho eliminato termini i "bene" e "male" e suoi derivati; il male minore quindi l'ho trasformato in "soluzione migliore" proprio per non essere minimamente sfiorato da idee filo-teologiche. Se poi molte di queste idee sono diventati principi fondamentali della civiltà non ci interessa (altrimenti la disputa ri-diventa non più sulla filosofia ma sulla religione).

Io ho provato (con un post non si può, poi non sono un gran che come scrittore) a vedere quali risvolti può avere il nostro ragionamento se trasformiamo quei termini, anzi quasi eliminandoli dalla nostra testa, in concetti "laici" e cioè se riusciamo a distinguere una soluzione migliore da una che non lo è, senza tener presente entità assolute di riferimento.
Uno dei problemi più concreti (ma che devono avere ragioni filosofiche e soluzioni giustificabili) è quello di trovare il soggetto che "meriterebbe" di gioire della migliore soluzione.
Merita di essere tutelato maggiormente, per esempio, l'individuo o il gruppo sociale?
Chiaramente uno può dire che è "giusto" trovare una via di mezzo, che sarà la migliore soluzione, ma se non esistesse? Chi meriterebbe di essere più tutelato?

Questi sono problemi concreti... ma a cui la filosofia, credo, dovrebbe dare un minimo di risposta, altrimenti va a finire che il primo che si alza la mattina decide.

La mia è strategica, in quanto poi ho verificato che senza "valori" di riferimento questo atteggiamento "laico", razionale ecc. diventa impraticabile. Ma se i valori di riferimento laici fossero discordanti con i valori della media della popolazione (o della maggioranza), nemmeno sarebbe possibile trovare una soluzione laica in un sistema democratico.
Per dirla terra terra: è un bel casino!
la democrazia diventa, ad esempio, come la idealizzava Latzarus (una frase che ho scritto su un diario di quando ero bambino): In regime democratico, la politica è l'arte di far credere al popolo che è lui che governa

L'arte del potere politico, in un regime democratico, è far credere al popolo che la soluzione migliore è esclusivamente per il bene del popolo, mentre è per salvaguardare la casta.

Da un po' ce l'ho con Brunetta
Ecco lui rappresenta (assieme ad altri) bene questo potere politico; egli infatti tenta di insegnare al popolo cosa deve fare, per esempio, per trovare un lavoro. Secondo lui dovremmo credere che sia il popolo che non sa trovarsi un lavoro, e non che sia sua responsabilità mettere il popolo nelle condizioni di trovarlo.

In un sistema democratico veramente democratico che io mi immagino, un Ministro dello Stato che si esprima in quel modo andrebbe preso e buttato in carcere al posto del peggior delinquente. Questo in un sistema democratico migliore di quello di oggi. Oggi purtroppo lo fanno ancora parlare.
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Vecchio 25-06-2011, 22.51.39   #8
Tempo2011
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Riferimento: C'è un male minore?

Citazione:
Il_Dubbio
Io ho tentato un'azione "strategica", ho eliminato termini i "bene" e "male" e suoi derivati; il male minore quindi l'ho trasformato in "soluzione migliore" proprio per non essere minimamente sfiorato da idee filo-teologiche. Se poi molte di queste idee sono diventati principi fondamentali della civiltà non ci interessa (altrimenti la disputa ri-diventa non più sulla filosofia ma sulla religione).
Una soluzione "strategica" che, secondo me, non si può applicare sempre e in tutti i casi di "male minore", poiché quando si usa questo termine, si vorrebbe evidenziare che un male, seppur minore, esista o è stato attuato. Mentre, la soluzione migliore, non indicando l'accadimento infausto, è come voler nasconderlo alla propria coscienza.
Per meglio spiegare questo concetto, mi è tornata alla mente quella storiella dell'aereo che stava precipitando, per un’improvvisa mancanza di potenza ai motori.
Il comandante, dopo aver ordinato di gettare tutto il bagaglio esistente, e vedendo che non era ancora sufficiente a riprendere quota, decise di far spogliare i passeggeri e gettare anche gli abiti, per alleggerirlo al massimo delle loro possibilità e mantenere il velivolo all'altezza di sicurezza.
Nonostante tutti gli sforzi, il computer di bordo indicava che bisognava alleggerire il carico ancora di altri 80 Kg. A quel punto, il comandante, con aria mesta, si rivolse ai passeggeri informandoli che qualcuno di loro, del peso di 80Kg o superiore, si doveva sacrificare per salvare tutti gli altri.
Ecco! Questo è un esempio di male minore perché in quel frangente si doveva far del male a qualcuno. In quel caso la mia coscienza farebbe a pugni con: la soluzione migliore che invece, potrebbe essere adatta per altre situazioni.
Allora, possiamo affermare che i due modi di interpretare non possono essere scambiati, per motivi etici e di coscienza laica e non religiosa?

Ultima modifica di Tempo2011 : 26-06-2011 alle ore 21.42.10.
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Vecchio 26-06-2011, 09.11.45   #9
Il_Dubbio
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Riferimento: C'è un male minore?

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
Per meglio spiegare questo concetto, mi è tornata alla mente quella storiella dell'aereo che stava precipitando, per un’improvvisa mancanza di potenza ai motori.
Il comandante, dopo aver ordinato di gettare tutto il bagaglio esistente, e vedendo che non era ancora sufficiente a riprendere quota, decise di far spogliare i passeggeri e gettare anche gli abiti, per alleggerirlo al massimo delle loro possibilità e mantenere il velivolo all'altezza di sicurezza.
Nonostante tutti gli sforzi, il computer di bordo indicava che bisognava alleggerire il carico ancora di altri 80 Kg. A quel punto, il comandante, con aria mesta, si rivolse ai passeggeri informandoli che qualcuno di loro, del peso di 80Kg o superiore, si doveva sacrificare per salvare tutti gli altri.
Ecco! Questo è un esempio di male minore perché in quel frangente si doveva far del male a qualcuno. In quel caso la mia coscienza farebbe a pugni con: la soluzione migliore che invece, potrebbe essere adatta per altre situazioni.
Allora, possiamo affermare che i due modi di interpretare non possono essere scambiati, per motivi etici e di coscienza laici e non religiosi?

La storiella calza...una delle domande da porsi è: come fare a comprendere quale sia la migliore soluzione? Anche in questa storiella c'è la contrapposizione tra il singolo individuo e il gruppo. Può il gruppo essere legittimato a buttare giù (con la forza) l'individuo che pesa 80 chili?
In questa storiella c'è una certa analogia con la democrazia.
La nave sta affondando (esempio attuale: il debito è maggiore della spesa quindi bisogna tagliare la spesa) e i comandanti (nell'analogia i politici eletti dal popolo) devono decidere cosa buttare giù (cosa tagliare).
Decidono di tagliare il lavoro dei precari dell'amministrazione pubblica.

La domanda è: questa è una scelta giustificata? E da cosa è giustificata?
Nell'analogia con la storiella da te presentata, il lavoro del comandante non si esaurisce nel guidare l'aeroplano, ma continua nel ruolo di carnefice. E' davvero questo il compito che un delegato del popolo deve svolgere?

La storiella da te presentata è poi "astratta" in quanto diamo tutti per scontato che non c'è alcun passeggero che si è nascosto sotto la sedia qualche lingotto d'oro. Ma nelle situazioni concrete ciò non avviene quasi mai. Nelle situazioni concrete un comandante che deve decidere chi buttare giù (sempre che sia suo compito) non sceglie a caso, sceglie per esempio il più indifeso. Guarda caso, concretamente in Italia, chi è stato buttato giù? Chi era già in pericolo, chi non è difeso da nessuno... quello più sfortunato ecc.

Ritorniamo però all'astrattezza della storiella da te portata.
Le soluzioni migliori secondo me sono queste:
ove fosse possibile, tagliare a tutti un braccio. (nell'analogia con la spesa da tagliare, ogni cittadino che attualmente guadagna troppo rispetto a chi non guadagna una pizza, gli viene tagliata una parte di stipendio)
Questa è secondo me la cosa più democratica che si può fare, o se vogliamo la migliore soluzione.

Altra soluzione: lasciare che sia il singolo a decidere se sacrificarsi per gli altri. Se nessuno si sacrifica è giusto che muoiano tutti.
Mai però mettere ai voti. Nessuno, neanche la maggioranza, deve decidere le sorti della vita di un singolo uomo.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 26-06-2011, 13.07.50   #10
Tempo2011
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Riferimento: C'è un male minore?

Citazione:
Il_Dubbio
La storiella calza...una delle domande da porsi è: come fare a comprendere quale sia la migliore soluzione? Anche in questa storiella c'è la contrapposizione tra il singolo individuo e il gruppo. Può il gruppo essere legittimato a buttare giù (con la forza) l'individuo che pesa 80 chili?
Nel mio post mi sono limitato a sottolineare i distinguo tra: male minore e migliore soluzione, essendovi una differenza linguistica e di contenuti che riguardano l'etica. Ripeto, come si può parlare di migliore soluzione non citando il male che è stato compiuto? Sicuramente la nostra coscienza risulterà più leggera, ma non per questo più pulita.
Allora insisto: per soluzioni dove vi sarà da penalizzare qualcuno, deve essere usata la dicitura: Male minore, mentre quando non vi è la penalizzazione si potrà parlare si Soluzione migliore.
Per il resto ci voglio ancora riflettere.
Tempo2011 is offline  

 



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