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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 13-08-2010, 19.15.27   #1
kraMer
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Filosofia pre-razionale

So che parlare di filosofia pre-razionale risulta essere quasi un ossimoro. Anzi, direi proprio che lo è.
Tuttavia, affrontando temi come quelli della morte, dove la razionalità risulta scontrarsi con l'inconcepibile, mi domando se un ritorno ad una fase quasi animale del nostro cervello non possa essere un bene. Penso che cercare di affrontare la nostra vita in maniera pre-razionale possa essere una via per sopportare l'inconcepibile.
Non so argomentarlo perchè non è razionale, direi che è più una sensazione. E' la sensazione che vivendo ad un livello animale nulla debba essere più spiegato e che la verità si risolva nella vivere le sensazioni della vita. Come credo avvenga in un animale ad un bassissimo livello di razionalità.
Ritengo che vivendo da razionali certe cosa risultino inspiegabili e inconcepibili proprio perchè la razionalità che applichiamo al mondo, questa enorme lente con cui filtriamo le nostre sensazioni, non sia l'elemento adatto a raggiungere la verità, che sta sotto di essa, come un fiume che scorre sotterraneo.
La verità sta nella successione degli eventi e la spiegazione razionale di essi è una nostra pretesa che non trovo giustificata. Dunque credo che la verità si trovi sotto questo enorme filtro e che scorra continuamente. Non è per noi concepibile, quantomeno non a livello, appunto, razionale. Fuori da questo livello risulta essere l'unica cosa che ha senso rilevare. Lo scorrere.

Mi rendo conto che la razionalità in toto non è abbandonabile, se non divenendo folli. Tuttavia un compromesso potrebbe essere possibile, anche se non so ancora immaginare come.
Mi piacerebbe sentire i vostri pareri.

Oltre a questo scrivo però anche per un altro motivo. Vorrei sapere se qualcuno conosce qualche filosofo o filosofia che ha trattato questi aspetti. L'uomo come animalità, il valore della pre-razionalità nell'uomo e così via.
Grazie
kraMer is offline  
Vecchio 14-08-2010, 19.32.16   #2
Giorgiosan
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Riferimento: Filosofia pre-razionale

Citazione:
Originalmente inviato da kraMer
So che parlare di filosofia pre-razionale risulta essere quasi un ossimoro. Anzi, direi proprio che lo è.
Tuttavia, affrontando temi come quelli della morte, dove la razionalità risulta scontrarsi con l'inconcepibile, mi domando se un ritorno ad una fase quasi animale del nostro cervello non possa essere un bene. Penso che cercare di affrontare la nostra vita in maniera pre-razionale possa essere una via per sopportare l'inconcepibile.
Non so argomentarlo perchè non è razionale, direi che è più una sensazione. E' la sensazione che vivendo ad un livello animale nulla debba essere più spiegato e che la verità si risolva nella vivere le sensazioni della vita. Come credo avvenga in un animale ad un bassissimo livello di razionalità.
Ritengo che vivendo da razionali certe cosa risultino inspiegabili e inconcepibili proprio perchè la razionalità che applichiamo al mondo, questa enorme lente con cui filtriamo le nostre sensazioni, non sia l'elemento adatto a raggiungere la verità, che sta sotto di essa, come un fiume che scorre sotterraneo.
La verità sta nella successione degli eventi e la spiegazione razionale di essi è una nostra pretesa che non trovo giustificata. Dunque credo che la verità si trovi sotto questo enorme filtro e che scorra continuamente. Non è per noi concepibile, quantomeno non a livello, appunto, razionale. Fuori da questo livello risulta essere l'unica cosa che ha senso rilevare. Lo scorrere.

Mi rendo conto che la razionalità in toto non è abbandonabile, se non divenendo folli. Tuttavia un compromesso potrebbe essere possibile, anche se non so ancora immaginare come.
Mi piacerebbe sentire i vostri pareri.

Oltre a questo scrivo però anche per un altro motivo. Vorrei sapere se qualcuno conosce qualche filosofo o filosofia che ha trattato questi aspetti. L'uomo come animalità, il valore della pre-razionalità nell'uomo e così via.
Grazie

La forma prelogica di pensiero è quella in cui le connessioni non sono regolate da leggi logiche quali il principio di non contraddizione che impedisce di identificare una cosa con un'altra o il principio di causalità che cerca nessi necessari tra eventi determinati e che quindi "supera" associazioni dettate dalla concomitanza spaziale o dalla sucessione temporale.
E quello che caratterizza la mentalità primitiva e secondo Piaget una fase dell'infanzia. Potrebbe essere anche un pensiero psicotico.

Se ho capito quello che vuoi dire ti riferisci a quegli stati mentali in cui la ragione analitica si ferma, o quando il pensiero non procede in modo dialettico né coi suoi riferimenti storico-cultorali.
Quando il pensiero non disturba più insomma e si vive una sorta d'immersione nel flusso della vita, in sintonia con tutto...

Forse lo si può vivere in una esperienza sessuale o in quelle fasi di super-salute fisica dove il corpo diventa uno strumento agile e senza peso...per così dire.

Non mi viene in mente ora alcun filosofo che abbia trattato questo tema ... il filosofo antropologo Levy-Bruhl ha riflettuto sul pensiero prelogico...dai una occhiata e vedi se t'interessa.
Ciao
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Vecchio 14-08-2010, 23.07.51   #3
Aristippo di Cirene
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Riferimento: Filosofia pre-razionale

Essere pre razionali è certamente un modo di far fronte a questioni difficilmente risolvibili, tuttavia questo modo non ha molto a che fare con la verità. Ad esempio mettiamo che ci troviamo di fronte ad un problema che razionalmente non riusciamo a risolvere, e mettiamo che ad un certo punto noi smettiamo di ragionare e diventiamo pre razionali disinteressandoci del problema: ebbene, non l'avremmo, con ciò, risolto. Per risolverlo non abbiamo altro mezzo che la ragione.

Comunque io ci vedo una riflessione wittgensteiniana: "la vera scoperta è quella che mi permette di smettere di filosofare quando voglio" , "V’è davvero dell’ineffabile. Esso mostra sé, è il mistico" , ecc..
Aristippo di Cirene is offline  
Vecchio 15-08-2010, 00.43.42   #4
Il_Dubbio
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Riferimento: Filosofia pre-razionale

Citazione:
Originalmente inviato da kraMer
La verità sta nella successione degli eventi e la spiegazione razionale di essi è una nostra pretesa che non trovo giustificata. Dunque credo che la verità si trovi sotto questo enorme filtro e che scorra continuamente. Non è per noi concepibile, quantomeno non a livello, appunto, razionale. Fuori da questo livello risulta essere l'unica cosa che ha senso rilevare. Lo scorrere.

Mi rendo conto che la razionalità in toto non è abbandonabile, se non divenendo folli. Tuttavia un compromesso potrebbe essere possibile, anche se non so ancora immaginare come.
Mi piacerebbe sentire i vostri pareri.

In questo forum ci ho provato a suscitare questa profonda verità, o che comunque io sento come vera.

Io credo che noi come uomini abbiamo due distinti modi di guardare il mondo: attraverso la "razionalità" e attraverso l'intuito.

Quest'ultimo è un termine controverso, alcune volte è descritto come un "calcolo" razionale che la mente inconsciamente formula.

Io credo invece che l'intuito sia quel pre-razionale a cui ti riferisci. Non è una forma animalesca, o come si dice istintiva, anzi è una forma di pensiero fondamentale, alta, imprescindibile. La razionalità umana, senza di essa, non potrebbe sorgere.

Non significa tirarsi indietro o credere che il pensiero razionale sia inutile, è solo un voler soffermarsi un attimo sul nostro pensato, concentrarsi e immaginarlo come un blocco unico, senza relazioni. Così com'è, nella sua unicità.

Quante volte ci è capitato di pensare, invece che alla morte, alla "vita", senza relazione alcuna, così com'è? Quella è l'essenza del nostro pensiero, "identico a se stesso", nudo, infinito... senza contorni. Ogni particella del nostro pensato non ha relazione con nessun altro, è quello solo perché rappresenta il nostro pensato. La razionalità vien dopo; forse è la razionalità ad essere una forma "animalesca", un appiglio per la sopravvivenza.

Non è detto che si debba essere dei mistici o dei santoni per avvertire questa profonda essenza.
Usiamo questa essenza come base per le nostre infinite relazioni e calcoli razionali. Ma il concetto di vita non è in relazione con la morte (anche se riconosciamo qualcuno in vita se non è morto), e la morte non è un concetto in relazione con la vita (anche se riconosciamo qualcuno morto se non è in vita). Sono essenzialmente concepibili senza relazioni. Così come sono.. identici a se stessi; magari un giorno si specchieranno e scopriranno di essere fatti della stessa essenza.

Filosofi o filosofie similari non le conosco, forse il senso (da quello che mi dicono) può essere paragonato (almeno quello che intendo io) a qualche filosofia orientale. In occidente ritengo la filosofia di Fichte la più vicina al mio modo di pensare.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 15-08-2010, 11.39.02   #5
kraMer
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Riferimento: Filosofia pre-razionale

sì, il discorso è più o meno questo. un inserimento nel flusso continuo dell'essere, senza uscire da esso.
del resto considero l'evoluzione razionale (anche quella di animali, anche se a livelli minori) un particolare caso di evoluzione, per questo la verità persiste anche al di fuori della presenza della ragione nella realtà.
e questa persistenza è proprio questo flusso d'essere che in qualche modo possiamo in certe circostanze cercare di agganciare slacciandoci dalla ragione. non è però facile.
io credo che la verità più semplice, banale, immediata, stia sotto la razionalità con cui la ricerchiamo e si trovi proprio in questo livello prelogico di accettazione e fusione con il mutamento continuo.

grazie mille per il nome.
l'obiettivo è fare di questo tema la tesi del quinquennio, per questo sono in cerca di fonti e autori che hanno scritto su questo tema. oltre ovviamente al piacere personale di leggere pareri su questo argomento.

a questo punto però sorge un problema: se è possibile definire la filosofia come l'approccio della ragione che cerca di comprendere la verità del mondo, l'approccio prerazionale non è una filosofia e soprattutto esso afferma che la filosofia non è una via in grado di raggiungere la pura verità.
siete d'accordo?

Citazione:
Originalmente inviato da Aristippo di Cirene
Essere pre razionali è certamente un modo di far fronte a questioni difficilmente risolvibili, tuttavia questo modo non ha molto a che fare con la verità. Ad esempio mettiamo che ci troviamo di fronte ad un problema che razionalmente non riusciamo a risolvere, e mettiamo che ad un certo punto noi smettiamo di ragionare e diventiamo pre razionali disinteressandoci del problema: ebbene, non l'avremmo, con ciò, risolto. Per risolverlo non abbiamo altro mezzo che la ragione.

Comunque io ci vedo una riflessione wittgensteiniana: "la vera scoperta è quella che mi permette di smettere di filosofare quando voglio" , "V’è davvero dell’ineffabile. Esso mostra sé, è il mistico" , ecc..

la risoluzione del problema principale, ovvero quello della verità del tutto, è una situazione diversa da quelle in cui si risolve un problema banale. la razionalità non è per me sbagliata, solo è troppo "piccola" per comprendere la verità del tutto.
dunque quando affrontiamo un problema banale se la razionalità non riesce e cerchiamo di immergerci nel prerazionale, ovviamente non risolviamo il problema. il prerazionale non è una tecnica di sopravvivenza nel mondo (come è la razionalità), ma un luogo dove si sfiora l'intima verità della realtà.

spero di essere stato chiaro, al massimo dimmelo che provo a rispiegarlo con altre parole

p.s. se vi viene in mente qualche altro nome dite, è molto importante!!
grazie
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Vecchio 15-08-2010, 13.10.58   #6
Giorgiosan
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Riferimento: Filosofia pre-razionale

Se devo trovare un termine per rappresentare quello stato che tu ipotizzi mi viene in mente "illuminazione", sennonché il termine evoca più che la dottrina platonico dell’anamnesi esperienze mistiche di quasi tutte le religioni.
In questa accezione penso che non potrebbe essere utilizzato in alcun modo per una tesi di filosofia.

Ho trovato però qualcosa che forse fa al caso tuo: la gravidanza come fonte d’illuminazione. Mi sembra intuitivo che la gravidanza trasporta la donna in una dimensione "più naturale", quella dimensione che coincide con la nascita della vita…direi nel più profondo della natura stessa.
In rapporto con questa dimensione profonda, la ragione non sembra un elemento rilevante di quella esperienza che la donna condivide con altri mammiferi.
Roberto Assagioli definisce questo stato come sconfinamento del proprio sé personale in una dimensione transpersonale, come stato caratterizzato da una ”pienezza di coscienza e possibilità d’avvicinamento alla natura essenziale, all’unita sintetica di tutta la realtà.
La fase della gravidanza, per le sue caratteristiche d’apertura, unione e creatività, rappresenta un momento esistenziale particolarmente favorevole all’esperienza dell’illuminazione.”
Questa teoria e queste parole sono di Roberto Assagioli ( in rete troverai tutto).

Potresti anche considerare l’esperienza artistica o quanto scrive Jung sull’esperienza prelogica, inconscio collettivo ecc. ecc.


Ciao

Ultima modifica di Giorgiosan : 15-08-2010 alle ore 16.46.39.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 15-08-2010, 16.59.33   #7
Il_Dubbio
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Citazione:
Originalmente inviato da kraMer
dunque quando affrontiamo un problema banale se la razionalità non riesce e cerchiamo di immergerci nel prerazionale, ovviamente non risolviamo il problema. il prerazionale non è una tecnica di sopravvivenza nel mondo (come è la razionalità), ma un luogo dove si sfiora l'intima verità della realtà.

spero di essere stato chiaro, al massimo dimmelo che provo a rispiegarlo con altre parole

Per me sei stato chiaro.

Non so cosa tu ne voglia fare... addirittura una tesina? Attento però perché, come hai detto, non è facile spiegarlo. Infatti per me "l'illuminazione", come qualcuno la chiama, non c'entra nulla con quello di cui io parlo (e penso anche tu). Quindi è facile rimanere incompresi.

L'illuminazione potrebbe essere soltanto un momento di pura coscienza diciamo pure un "caso particolare", ma io credo che quello di cui parlo sia alla base di molte nostre comuni pratiche quotidiane. E' alla base del nostro sistema mentale.

Richiamo soltanto alcuni argomenti aperti da me:

https://www.riflessioni.it/forum/filo...primitivo.html

https://www.riflessioni.it/forum/rifl...-software.html

La razionalità può essere "descritta" come un puro calcolo computazionale. Il cervello più sviluppato, anche inconsciamente, produrrà un elaborato migliore di uno meno sviluppato. La mente, in questo modo, sarebbe il prodotto di questo calcolo.
Invece io suppongo che la "mente" non sia soltanto un prodotto di un calcolo e quindi un sotto prodotto della razionalità. Io credo che la mente abbia una funzione diversa.
Per spiegarlo ho dovuto far leva su quello che sembra inspiegabile razionalmente. Ci sono, per esempio, molti termini, definizioni e concetti (detti anche primitivi) che se non passano attraverso la mente cosciente non possono essere "compresi" per come sono (per esempio il concetto di punto e di retta).
Io credo quindi che la comprensione non sia un calcolo... quindi non ha nulla a che fare con la razionalità.

Alla base della comprensione quindi c'è (secondo me) quello che tu chiami il pre-razionale. Ti sembra poco? A me non lo è sembrato...
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Vecchio 15-08-2010, 19.15.03   #8
Aristippo di Cirene
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la risoluzione del problema principale, ovvero quello della verità del tutto, è una situazione diversa da quelle in cui si risolve un problema banale. la razionalità non è per me sbagliata, solo è troppo "piccola" per comprendere la verità del tutto.
dunque quando affrontiamo un problema banale se la razionalità non riesce e cerchiamo di immergerci nel prerazionale, ovviamente non risolviamo il problema. il prerazionale non è una tecnica di sopravvivenza nel mondo (come è la razionalità), ma un luogo dove si sfiora l'intima verità della realtà.

spero di essere stato chiaro, al massimo dimmelo che provo a rispiegarlo con altre parole

Potresti spiegarmi cosa intendi con "la verità del tutto"? E con "l'intima verità della realtà"? E in che modo questi casi sarebbero diversi dai casi ordinari?

Mi sembra che la verità sia soltanto una proprietà di alcune proposizioni; in uno stato prerazionale non si danno proposizioni, quindi nemmeno verità.
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Vecchio 15-08-2010, 20.43.53   #9
kraMer
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Originalmente inviato da Giorgiosan
Se devo trovare un termine per rappresentare quello stato che tu ipotizzi mi viene in mente "illuminazione", sennonché il termine evoca più che la dottrina platonico dell’anamnesi esperienze mistiche di quasi tutte le religioni.
In questa accezione penso che non potrebbe essere utilizzato in alcun modo per una tesi di filosofia.

Ho trovato però qualcosa che forse fa al caso tuo: la gravidanza come fonte d’illuminazione. Mi sembra intuitivo che la gravidanza trasporta la donna in una dimensione "più naturale", quella dimensione che coincide con la nascita della vita…direi nel più profondo della natura stessa.
In rapporto con questa dimensione profonda, la ragione non sembra un elemento rilevante di quella esperienza che la donna condivide con altri mammiferi.
Roberto Assagioli definisce questo stato come sconfinamento del proprio sé personale in una dimensione transpersonale, come stato caratterizzato da una ”pienezza di coscienza e possibilità d’avvicinamento alla natura essenziale, all’unita sintetica di tutta la realtà.
La fase della gravidanza, per le sue caratteristiche d’apertura, unione e creatività, rappresenta un momento esistenziale particolarmente favorevole all’esperienza dell’illuminazione.”
Questa teoria e queste parole sono di Roberto Assagioli ( in rete troverai tutto).

Potresti anche considerare l’esperienza artistica o quanto scrive Jung sull’esperienza prelogica, inconscio collettivo ecc. ecc.


Ciao

molto interessante la cosa della gravidanza. essendo un uomo non l'ho mai sperimentata
tuttavia penso che possa essere effettivamente uno stadio in cui l'animalità più presente possa favorire il riconoscimento della prerazionalità come mezzo per raggiungere la verità.
insomma, per essere terra a terra: più si è animali, meno si è razionali. siccome qua ciò che cerchiamo di fare è proprio tentare di abbandonare la razionalità come mezzo di ricerca, la gravidanza può portarci in una situazione ideale.
molte altre cose penso lo possano fare però: situazioni, per esempio, di sopravvivenza o nel caso di reazioni istintuali.
in questi attimi si ha una sorta di fusione con lo scorrere, portandosi verso una maggiore "animalità" e staccandosi in buona misura dalla razionalità. secondo la logica che stiamo seguendo questi stadi dunque favorirebbero l'unione con la verità di fondo, quella che sta prima della logica.

gran bell'idea comunque quella della gravidanza!

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Per me sei stato chiaro.

Non so cosa tu ne voglia fare... addirittura una tesina? Attento però perché, come hai detto, non è facile spiegarlo. Infatti per me "l'illuminazione", come qualcuno la chiama, non c'entra nulla con quello di cui io parlo (e penso anche tu). Quindi è facile rimanere incompresi.

L'illuminazione potrebbe essere soltanto un momento di pura coscienza diciamo pure un "caso particolare", ma io credo che quello di cui parlo sia alla base di molte nostre comuni pratiche quotidiane. E' alla base del nostro sistema mentale.

Richiamo soltanto alcuni argomenti aperti da me:

https://www.riflessioni.it/forum/filo...primitivo.html

https://www.riflessioni.it/forum/rifl...-software.html

La razionalità può essere "descritta" come un puro calcolo computazionale. Il cervello più sviluppato, anche inconsciamente, produrrà un elaborato migliore di uno meno sviluppato. La mente, in questo modo, sarebbe il prodotto di questo calcolo.
Invece io suppongo che la "mente" non sia soltanto un prodotto di un calcolo e quindi un sotto prodotto della razionalità. Io credo che la mente abbia una funzione diversa.
Per spiegarlo ho dovuto far leva su quello che sembra inspiegabile razionalmente. Ci sono, per esempio, molti termini, definizioni e concetti (detti anche primitivi) che se non passano attraverso la mente cosciente non possono essere "compresi" per come sono (per esempio il concetto di punto e di retta).
Io credo quindi che la comprensione non sia un calcolo... quindi non ha nulla a che fare con la razionalità.

Alla base della comprensione quindi c'è (secondo me) quello che tu chiami il pre-razionale. Ti sembra poco? A me non lo è sembrato...

no, anzi! mi sembra moltissimo! proprio per questo penso che da un punto di vista delle definizioni questo possa essere uno schiaffo a ciò che la filosofia è. con il prerazionale, la riflessione razionale (la filosofia) si rende conto della propria pochezza e realizza la necessità di un ritorno ad uno stadio pre logico che è il solo a rendere conto, nella sua semplicità immediata (che consiste nel prendere atto di ciò che è) del mondo che ci circonda.
insomma, è come se dal seno stesso della filosofia, nascesse la necessità del suo venire meno.


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Originalmente inviato da Aristippo di Cirene
Potresti spiegarmi cosa intendi con "la verità del tutto"? E con "l'intima verità della realtà"? E in che modo questi casi sarebbero diversi dai casi ordinari?

Mi sembra che la verità sia soltanto una proprietà di alcune proposizioni; in uno stato prerazionale non si danno proposizioni, quindi nemmeno verità.

mi stai dicendo che prima della venuta dell'uomo (con il suo linguaggio e le sue proposizioni) non esisteva la verità? (magari ho frainteso)
la verità non è qualcosa per me da spiegare. è solo la presa di coscienza di ciò che esiste. la realtà stessa è coestensiva alla verità, anzi è la verità. per me non si va oltre: le spiegazioni razionali, le giustificazioni, le attribuzioni di senso sono derive logiche ingiustificate.
che non significa che la logica sia inutile nel mondo, anzi. la logica si può applicare alla realtà con brillanti successi. ma in altre situazioni, come la domanda sulla verità, ha dei limiti.

la ricerca della verità è diversa da problemi più banali perchè è un problema più ampio, troppo ampio, per la logica.
in questo senso credo che il prelogico, con la sua "neutralità" (per quanto mi rendo conto sia impossibile da attuare in toto) ci permette di toccare con mano la realtà, con il suo succedersi di eventi che sono tutto ciò che è. e non credo ci siano sensi razionali da poter attribuire legittimamente a questo succedersi.

kraMer is offline  
Vecchio 15-08-2010, 21.13.07   #10
ulysse
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Riferimento: Filosofia pre-razionale

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Originalmente inviato da kraMer
So che parlare di filosofia pre-razionale risulta essere quasi un ossimoro. Anzi, direi proprio che lo è.
Tuttavia, affrontando temi come quelli della morte, dove la razionalità risulta scontrarsi con l'inconcepibile, mi domando se un ritorno ad una fase quasi animale del nostro cervello non possa essere un bene. Penso che cercare di affrontare la nostra vita in maniera pre-razionale possa essere una via per sopportare l'inconcepibile.

In effetti in situazioni di estremo stress il nostro cervello và in tilt. Non è rara la situazione patologica in cui avendo compiuto o subito atti indicibili il cervello si difenda dimenticando.
Ci si stupisce a volte che un vegliardo di oltre 90 anni sia ancora estremamente lucido e pensi alla morte come ad un evento naturale da sopportare razionalmente…e invece è un evento naturale e frequente.
Non mi pare quindi auspicabile aspirare in qualche modo alla pre-razionalità o a situazioni razionali degradate pur di sopprimere la coscienza del dolore e della morte.
d'altra parte, spesso, anche all'ultimo momento la speranza non è perduta.

E vero ancheche la natura stessa provvede a volte: la continua perdita di neuroni fin dalla giovane età è propedeutica alla irrazionalità e demenza senile, se non peggio.
A tale perdita la neurologia raccomanda di sopperire, almeno in parte, col continuo impegno emotivo ed intellettuale fino alla tarda età … persino le parole incrociate aiutano.

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Non so argomentarlo perchè non è razionale, direi che è più una sensazione. E' la sensazione che vivendo ad un livello animale nulla debba essere più spiegato e che la verità si risolva nel vivere le sensazioni della vita. Come credo avvenga in un animale ad un bassissimo livello di razionalità.

In effetti la mia gatta, il cui livello di pre-razionalità non è poi così degradato, è felice quando le faccio i grattini sulla testa o le verso i croccantini, ma non credo possa disquisire sul senso della vita: per lei l’espressione “senso della vita” non esiste. E' solo felice al momento e tanto basta, non ha problemi…e certo non pensa alla morte o al dolore…ma, ovviamente, credo che nessuno aspiri a scambiarsi o rinascere gatto.

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Ritengo che vivendo da razionali certe cosa risultino inspiegabili e inconcepibili proprio perchè la razionalità che applichiamo al mondo, questa enorme lente con cui filtriamo le nostre sensazioni, non sia l'elemento adatto a raggiungere la verità, che sta sotto di essa, come un fiume che scorre sotterraneo. .

In effetti pur nella razionalità della scienza, molto del biouniverso riesce per ora inspiegabile ed è vero che il filtro della razionalità non sempre ci fa vedere e percepire giusto, ma è per ora l’unico e più affidabile strumento d’indagine e ricerca di cui disponiamo: è con tale filtro che perseguiamo la conoscenza anche attraverso il caos dell’irrazionale…magari aggiustando il tiro quando necessario.

In questo senso il “pre-razionale” è solo un “razionale” imperfetto o non ancora raggiunto…forse una caratteristica dell’infanzia e adolescenza dell’umanità o del singolo individuo che, maturando, assume quel grado di razionalità che la specie ha conquistato nel perseguimento evolutivo della libertà dagli istinti… questi sì offuscanti.
Credo che la pre-razionalità della specie umana e dei singoli individui sia ampiamente trattata dalla antropologia, dalla psicologia, dalla neuroscinze ecc…o forse se ne parla nella teologia circa il sorgere delle religioni.

Banalmente, comunque, è improbabile che un pre-razionale di grado inferiore avrebbe suggerito che la terra è una sfera orbitante attorno al sole…fino alle esplicazioni sconcertanti della m.q…..o è il filtro ci inganna?

È vero anche che l’intuizione, il pensiero laterale, sono potenti mezzi di esplicazione…risorse preziose della genialità…. ma la verifica della razionalità non può mancare…se non vogliamo costruire il nostro sentire, il nostro conoscere, la nostra formazione e aspirazioni… anche in senso emotivo, sulle sabbie mobili.

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La verità sta nella successione degli eventi e la spiegazione razionale di essi è una nostra pretesa che non trovo giustificata. Dunque credo che la verità si trovi sotto questo enorme filtro e che scorra continuamente. Non è per noi concepibile, quantomeno non a livello, appunto, razionale. Fuori da questo livello risulta essere l'unica cosa che ha senso rilevare. Lo scorrere.

Questo lo aveva rilevato già Eraclito: il fiume scorre e ci bagnamo sempre in acque diverse, ma sono trascorsi 2500 anni e nel frattempo molto si è capito di quest’acqua…per quanto molto resti da capire: spetta alla nostra razionalità, alla scienza, procedere è coordinare conoscenze e spiegazioni in modo da non cadere nel caos.

In ogni caso è questa la direzione verso cui siamo cerebralmente evoluti…non è questione di pretese o giustificazione: solo questo, o tutto questo, possiamo.
Forse in diverse condizioni ambientali, con diverse condizioni di sopravvivenza, su un altro pianeta, saremmo evoluti diversamente…magari con altra logica, con altra razionalità, con altri mezzi percettivi e capacità intellettive…ma il biouniverso resta comunque eguale per tutti…basta vedere Star-Trek,

Citazione:
Mi rendo conto che la razionalità in toto non è abbandonabile, se non divenendo folli…..
….appunto!
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