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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 21-10-2011, 22.16.44   #11
Tempo2011
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Riferimento: La pazienza del filosofo.

Citazione:
nemesi
Ciò non toglie che l'uomo saggio abbia la sua emotività e il suo modo di essere. Tanto per dirne una, mi sembra che Schopenhauer prestò i propri occhialini ai soldati prussiani affinché prendessero meglio la mira per sparare contro la folla dei dimostranti dei moti del '48 (alla faccia della convivenza civile e senza traumi).
Non ricordo chi abbia inventato il proverbio che afferma: Una rondine non fa primavera; e per completare il mio assunto, mi sembra di comprendere che per te la filosofia non dia particolari attributi a chi la pratica, poiché il comportamento del filosofo dipenderà, sempre e comunque, soltanto dal carattere, emotività e modo di essere ecc.? Sinceramente, io non pensavo che il filosofo fosse un tizio senza un carattere, una emotività e un modo di essere, e che abbia acquisito queste peculiarità soltanto con lo studio della filosofia, ma più semplicemente che, quel tipo di ricerca gli portasse dei valori aggiunti a quelle caratteristiche preesistenti. Diciamo come un extra; ma, a quanto sembra per te non è così?
In ogni modo, per comodità, ti faccio il copia e incolla, con piccole correzioni, di quello già postato, dove spiego il perché di questa domanda rivolta al forum.
Citazione:
Tempo2011Ho aperto questo thread, perché guardando delle trasmissioni televisive (R.A.I. Educational), riguardanti i filosofi moderni, mi hanno piacevolmente colpito delle peculiarità che ho notato in tutti. Ovvero: la calma, la lucidità e la saggezza riscontrate nelle risposte date ai giovani che l'interrogavano. Da quest’osservazione, a pensare che la ricerca filosofica possa donare quelle caratteristiche è stato un tutt'uno. Per altro, fare dei confronti con filosofi del passato, non potendo veramente verificare la veridicità dei loro comportamenti (addirittura Socrate sembra che nasca dalla fantasia di Platone), lo vedo un po’ arduo; senza contare che in tutti questi anni di strada ne è stata fatta.
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Vecchio 21-10-2011, 22.21.29   #12
Giorgiosan
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Riferimento: La pazienza del filosofo.

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
...........
Sì, la filosofia, amore per la sapienza, dovrebbe fare l'essere umano più virtuoso.
Secondo la mia concezione la virtù che compendia tutte le virtù e da alle virtù un senso, è l'amore ed è sempre l'amore il fine autentico della conoscenza.....secondo me...che uno se ne renda conto o non.

Quando ci colleghiamo al forum non è solo la ricerca della verità che ci urge ma anche comunicare, ritrovare amici virtuali, insomma il forum è anche una piccola comunità.

Certo è richiesta pazienza a ciascuno e a tutti e la pazienza cosa è se non un patire?

Ciao Tempo (sembra una frase poetica )
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Vecchio 22-10-2011, 13.59.07   #13
nemesi1
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Riferimento: La pazienza del filosofo.

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
Non ricordo chi abbia inventato il proverbio che afferma: Una rondine non fa primavera; e per completare il mio assunto, mi sembra di comprendere che per te la filosofia non dia particolari attributi a chi la pratica, poiché il comportamento del filosofo dipenderà, sempre e comunque, soltanto dal carattere, emotività e modo di essere ecc.? Sinceramente, io non pensavo che il filosofo fosse un tizio senza un carattere, una emotività e un modo di essere, e che abbia acquisito queste peculiarità soltanto con lo studio della filosofia, ma più semplicemente che, quel tipo di ricerca gli portasse dei valori aggiunti a quelle caratteristiche preesistenti. Diciamo come un extra; ma, a quanto sembra per te non è così?

L'ho scritto in risposta ad ulysse, ma cerco di essere un po' meno sintetica.
Anche tu parli di caratteristiche preesistenti, quindi l'uomo (nella vaga accezione di pensatore oppure chiamamolo "apparato per pensare") preesiste al pensiero in sé (la filosofia). L'accostarsi alla filosofia e ad una "sua" filosofia è già una caratteristica che gli appartiene prima ancora di occuparsene. Il grado di apertura ad essa ed il modo con cui lo fa dipende dalle sue peculiarità personali. E' naturale che queste influenzino il suo pensiero e si trasformino mano a mano che questo suo pensiero si componga nel suo "apparato per pensare". Ma questa composizione è armonica non traumatica. Cerco di spiegarmi meglio: ciascuno di noi cambia pur rimanendo lo stesso. Come mai? Evitando la questione severiniana degli eterni che mi piacerebbe approfondire perché c'è qualcosa che intuisco ricollegarsi a questo, ma che mi sfugge e mi risulterebbe molto complicato da ricomprendere ora in questo discorso, dico che ciascuno di noi ha bisogno di riconoscere sempre se stesso per evitare una catastrofe psico-strutturale con l'incontro del "nuovo". Per questo ci apriremo al pensiero nuovo quel tanto che le nostre caratteristiche psichiche e pre-linquistiche possono sostenere. Di fronte ad un pensiero totalmente estraneo dalle nostre "caratteristiche" non ci avviciniamo neanche. Quindi non è la filosofia a far l'uomo, ma il contrario. Se l'uomo è paziente avrà un atteggiamento paziente anche a far filosofia, se è misantropo lo sarà anche nel modo in cui spiegherà la sua filosofia, se è ossessivo lo sarà anche in tal caso e così via.
Giorgiosan parla di amore. Lacan (altro filosofo-rondine, come Russell, Nietzsche...hai voglia te di rondini che fanno primavera....) giocava con la parola francese a-m(o)ur. Il muro, come altro, come limite, come nuovo. Si deve incontrare un muro affinché la spinta epistemofilica si dispieghi. Lo scienziato trova il limite della materia, dei suoi strumenti ed é grazie alla sua capacità di avvertire e dar corso alla spinta epistemofilica che scopre una nuova verità.
Se non trovi un muro, trovi qualcosa che ti appartiene già...modifica il tuo pensiero, ma non il tuo apparato per pensare.
Molto probabilmente se non avessi trovato questo muro del forum ti sarebbe bastato vedere Rai-Educational che a livello di contenuti ti avrebbe soddisfatto di più di un forum di "piacioni" politically correct. Il tuo amore é per questo muro, perché torni qui, nonostante il fatto che tu non ci trovi quei professori che vedi alla TV (ed io, fossi in te, la considererei un'opportunità e non qualcosa di contestabile).
Poi c'è anche da dire che un conto è discutere con spazi e ruoli definiti ed asimmetrici deputati a ciò ed altro è farlo "nella mischia" del caos simmetrico-democratico. Nell'ultimo caso, un po' di autocritica dei propri atteggiamenti da tutte le parti non farebbe male, invece di chiedere pazienza o preparazione adeguata come da altre parti ho letto. Ma quest'ultimo è un mio pensiero del tutto personale.

Ultima modifica di nemesi1 : 23-10-2011 alle ore 01.04.46.
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Vecchio 24-10-2011, 10.20.11   #14
Tempo2011
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Citazione:
Tempo2011
Non ricordo chi abbia inventato il proverbio che afferma: Una rondine non fa primavera; e per completare il mio assunto, mi sembra di comprendere che per te la filosofia non dia particolari attributi a chi la pratica, poiché il comportamento del filosofo dipenderà, sempre e comunque, soltanto dal carattere, emotività e modo di essere ecc.? Sinceramente, io non pensavo che il filosofo fosse un tizio senza un carattere, una emotività e un modo di essere, e che abbia acquisito queste peculiarità soltanto con lo studio della filosofia, ma più semplicemente che, quel tipo di ricerca gli portasse dei valori aggiunti a quelle caratteristiche preesistenti. Diciamo come un extra; ma, a quanto sembra per te non è così?
Citazione:
nemesi1
Anche tu parli di caratteristiche preesistenti, quindi l'uomo (nella vaga accezione di pensatore oppure chiamamolo "apparato per pensare") preesiste al pensiero in sé (la filosofia). L'accostarsi alla filosofia e ad una "sua" filosofia è già una caratteristica che gli appartiene prima ancora di occuparsene. Il grado di apertura ad essa ed il modo con cui lo fa dipende dalle sue peculiarità personali. E' naturale che queste influenzino il suo pensiero e si trasformino mano a mano che questo suo pensiero si componga nel suo "apparato per pensare". Ma questa composizione è armonica non traumatica.
Non per niente ho parlato di aggiuntivo, di extra, proprio perché sappiamo che l'uomo si forma fin dalla nascita, e non mi risulta che vi siano bambini che nascano già filosofi. Perciò, aver voluto compiere più dettagliatamente il tuo pensiero di quanto non abbia fatto con ulysse, non mi sembra che abbia aggiunto molto a quello fin qui descritto. Per altro, non so se l'evoluzione dell'essere sia sempre armonica e mai traumatica, l'importante è che certe esperienze riescano a cambiarci, eventualmente, anche solo smussando quanto di ostico vi potrebbe essere in noi. Per altro, Continui a portare degli esempi di altre rondini, ma i filosofi nella storia umana sono stati migliaia. Ma il passato non è tema del dibattito, poiché quello che ho registrato sono delle peculiarità univoche, piacevoli, in tutti i filosofi che ho ascoltato al presente. Al più, mi potresti contestare che le caratteristiche di una persona non si possono valutare in un dibattito televisivo durato appena un'ora e mezza, e qui ti darei ragione ma, purtroppo, quello è l'unico mezzo che ho a disposizione per entrare in contatto con loro.

Citazione:
Cerco di spiegarmi meglio: ciascuno di noi cambia pur rimanendo lo stesso. Come mai? Evitando la questione severiniana degli eterni che mi piacerebbe approfondire perché c'è qualcosa che intuisco ricollegarsi a questo, ma che mi sfugge e mi risulterebbe molto complicato da ricomprendere ora in questo discorso, dico che ciascuno di noi ha bisogno di riconoscere sempre se stesso per evitare una catastrofe psico-strutturale con l'incontro del "nuovo". Per questo ci apriremo al pensiero nuovo quel tanto che le nostre caratteristiche psichiche e pre-linguistiche possono sostenere.
Di fronte ad un pensiero totalmente estraneo dalle nostre "caratteristiche" non ci avviciniamo neanche.
Quindi non è la filosofia a far l'uomo, ma il contrario. Se l'uomo è paziente avrà un atteggiamento paziente anche a far filosofia, se è misantropo lo sarà anche nel modo in cui spiegherà la sua filosofia, se è ossessivo lo sarà anche in tal caso e così via.
Trovo un po’ contraddittorio il pensiero che l'uomo cambi pur rimanendo se stesso; poiché, anche se comprendo che ti riferisci al bagaglio principale del nostro essere, quei cambiamenti aggiuntivi, come ho già affermato, pensavo potessero "plasmare" in modo consapevole la nostra personalità. Mentre tu mi confermi che è in'influente riguardo alle positive peculiarità riscontrate. Ne prendo atto ma, da empirico, concedimi qualche piccolo dubbio, poiché anche Giorgiosan sembra che non disdegni la mia interpretazione. Per quanto riguarda Emanuele Severino, sarebbe veramente interessante comprendere perché anche un nostro sbadiglio rimanga per l'eternità nell'universo.

Ultima modifica di Tempo2011 : 24-10-2011 alle ore 22.45.21.
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Vecchio 26-10-2011, 20.58.00   #15
ulysse
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Originalmente inviato da nemesi1
Ci può essere reciprocità se si considera un campo bidirezionale dell’ideologia e dell’uomo, ma l’ideologia non preesiste all’uomo, semmai è l’uomo che preesiste al pensiero, laddove per uomo si intenda l’esperienza che precede l’insorgere dell’attività del pensare.
Non so cosa s'intenda con "bidirezionale", ma forse intendi questo:
via via che una persona cresce si forma un carattere e via via assume una vision ed una ideologia che più o meno è comgruente col suo carattere giovanile (pulsioni genetiche) o con la cultura prevalente dell'ambiente, ma poi l'uomo matura e l'ideologia si evolve ed è presumibile che il pensiero originale tenda a prevalere sulle pulsioni e sui condizionamenti...ecco quindi che l'uomo diventa il suo mestiere che non è solo il filosofare, ma l'implemetare una specifica ideologia che puo' essere della violenza, dell'uomo artefice del proprio destino, della depressione, della comprensione, dell'operare etico, della esaltazione del male, del cercare un significato del cosmo, ecc...
Cito solo il caso dei filososfi della violenza...in auge nel secolo scorso...non saranno certo stati individui molto accomondanti!
Citazione:
Potrei essere d’accordo sulla reciprocità se invece di ideologia parlassimo di verità. Allora si, la verità (l'uomo) preesiste alla sua attività di pensiero e nel momento in cui riesce ad avvicinarsi a pensarla, la stessa si trasforma e la ricerca diventa una continua tensione verso l’inconoscibile.
Obietterei sull'inconoscibile...preferire i "non ancora conosciuto".
Comunque l'ho scritto prima: si cresce, si affina il proprio pensiero, ci si adegua anche nel carattere e nel comportamento: le due cose comunque sono correlate...magari, se non all'inizio, nel tempo, convergono.
Mi viene in mente, come esempio estremo, la leggenda dell'Alfieri che era un pò uno scalmanato e si autoimponeva, anche con la forza, di attenersi alle regole...ma Alfieri non era un filosofo...forse.
Qualcuno ha citato (post seguente) anche Sgarbi che "scantina" parecchio, tanto più in trasmissione, ma forse ci fà...così, del resto, è cominciata la sua fama!
Citazione:
Ciò non toglie che l'uomo saggio abbia la sua emotività ed il suo modo di essere. Tanto per dirne una, mi sembra che Schopenhauer prestò i propri occhialini ai soldati prussiani affinché prendessero meglio la mira per sparare contro la folla dei dimostranti dei moti del '48 (alla faccia della convivenza civile e senza traumi).
Ma...Schopenhauer seguiva semplicemente la sua ideologia...se era contrario agli intenti dei moti del '48...perchè non avrebbe dovuto favorire i soldati prussiani che pure erano cecati?
In quel momento Schopenhauer era la sua ideologia...e viceversa!
E' facile dare giudizi a posteriori! I fatti storici dovrebbero essere giudicati nel loro contesto: allora era abbastanza usuale sparare su dimostranti...del resto lo è pure oggi...in certi paesi.
In Italia non ancora...sembra!
Comunque non è che io sia un fanatico di Schopenhauer.


P.S.:
E' indubbio che chi è abituato alla riflessione ed all'analisi razionale affini il carattere e sappia, alla fine, meglio controllare le proprie pulsioni emotive.
Ma meglio di chi?
Direi meglio di chi non sia dedito all'analisi ed alla riflessione!
Ma anche meglio di chi già sia dotato di carettere dolce ed empatico?
Direi, quindi, che l'abitudine alla riflessione ed al ragionamento rigoroso influisce, ma non necessariamente o non sempre.
C'è sempre chi ha il "pallino" di gestire razionalmente il proprio tempo prezioso: Kant non poteva certo perdere tempo con i novizi! Sai che danno per l'umanità?

Influisce, piuttosto che il generico filosofare, il tipo di ideologia che persegui: se predichi la comprensione, il rispetto reciproco, l'amore del prossimo, ecc...non puoi poi impazientirti con chi non gioca alla tua altezza o disdegnare una qualche spiegazione...magari non ci puoi perdere neanche troppo tempo...che poi, nel caso specifico dei "novizi", si potrebbe anche prendere un qualche granchio.

Ultima modifica di ulysse : 27-10-2011 alle ore 19.28.27.
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Vecchio 27-10-2011, 10.38.38   #16
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Originalmente inviato da ulysse
Non so s'intenda con "bidirezionale", ma forse intendi questo:
via via che una persona cresce si forma un carattere e via via assume una vision ed una ideologia che più o meno è comgruente col suo carattere giovanile (pulsioni genetiche) o con la cultura prevalente dell'ambiente, ma poi l'uomo matura e l'ideologia si evolve ed è presumibile che il pensiero originale tenda a prevalere sulle pulsioni e sui condizionamenti...ecco quindi che l'uomo diventa il suo mestiere che non è solo il filosofare, ma l'implemetare una specifica ideologia che puo' essere della violenza, dell'uomo artefice del proprio destino, della depressione, della comprensione, dell'operare etico, della esaltazione del male, del cercare un significato del cosmo, ecc...
Cito solo il caso dei filososfi della violenza...in auge nel secolo scorso...non saranno certo stati individui molto accomondanti!

Obietterei sull'inconoscibile...preferire i "non ancora conosciuto".
Comunque l'ho scritto prima: si cresce, si affina il proprio pensiero, ci si adegua anche nel carattere e nel comportamento: le due cose comunque sono correlate...magari, se non all'inizio, nel tempo, convergono.
Mi viene in mente, come esempio estremo, la leggenda dell'Alfieri che era un pò uno scalmanato e si autoimponeva, anche con la forza, di attenersi alle regole...ma Alfieri non era un filosofo...forse.
Qualcuno ha citato (post seguente) anche Sgarbi che "scantina" parecchio, tanto più in trasmissione, ma forse ci fà...così, del resto, è cominciata la sua fama!

Ma...Schopenhauer seguiva semplicemente la sua ideologia...se era contrario agli intenti dei moti del '48...perchè non avrebbe dovuto favorire i soldati prussiani che pure erano cecati?
In quel momento Schopenhauer era la sua ideologia!
E' facile dare giudizi a posteriori! I fatti storici dovrebbero essere giudicati nel loro contesto: allora era abbastanza usuale sparare su dimostranti...del resto lo è pure oggi...in certi paesi.
In Italia non ancora...sembra!
Comunque non è che io sia un fanatico di Schopenhauer.

Cerco di semplificare. Per campo bidirezionale intendo un campo dove due oggetti si influenzano a vicenda. Sostengo invece che nel caso di uomo ed ideologia sia il primo a ricomprendere - per le proprie caratteristiche che preesistono al pensiero - la seconda. L'influenza della seconda sul primo sarà sempre in funzione delle caratteristiche del perimo. Non è che l'ideologia "sbatta" contro l'uomo e lo modifichi, ma è quest'ultimo a far entrare nel suo essere uomo l'ideologia che il suo essere può sostenere, ricomprendere.
Schopenhauer era la sua ideologia nel mentre dava sostegno a sparare sui dimostranti? Certo! Ma non era stata l'ideologia a far Schopenhauer.
Ed evitiamo per cortesia i moralismi sui giudizi a posteriori, che non è pertinente perché l'esempio che hai ripreso era per dimostrare che non necessariamente l'esser filosofi significa essere saggi nella convivenza civile senza traumi (che era l'argomentazione a cui stavo rispondendo con la citazione che hai estrapolato dal contesto).
Ritengo la verità inconoscibile, perché la pongo fuori dal pensiero limitato dal linguaggio. Può qualcosa di limitato conoscere l'illimitato? Ci si può avvicinare (e mi evito consapevolmente di spiegare come), ma nel momento stesso in cui mi avvicino si trasforma rimanendo nella sua eterna inconoscibilità.

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Trovo un po’ contraddittorio il pensiero che l'uomo cambi pur rimanendo se stesso; poiché, anche se comprendo che ti riferisci al bagaglio principale del nostro essere, quei cambiamenti aggiuntivi, come ho già affermato, pensavo potessero "plasmare" in modo consapevole la nostra personalità
Chiaro esempio di rigidità di apertura ad un pensiero totalmente estraneo dalle proprie caratteristiche.
Guarda Tempo che ad uno schizofrenico od un paranoico o un bipolare piacerebbe molto cambiare struttura di personalità per mezzo delle parole di Aristotele o Kant...
nemesi1 is offline  
Vecchio 28-10-2011, 14.14.34   #17
ulysse
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Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
Se affermi di accogliere con felicità i novizi, si presuppone che tu sia uno di quei giganti cui si riferisce variabile + fisso; questo mi fa piacere scoprirlo, giacché mi consiglia di fare più attenzione per il futuro, poiché fino ad oggi non me ne ero mai accorto. ulysse! Mannaggia. Poi ti lamenti se faccio le battute? Ormai dovresti saperlo che adoro farle no?
Infatti, non sempre si vede chiaro: i sensi ci ingannano! Chi ti dice che io non sia un “gigante”? si pone il problema di chi sia legittimato a giudicare: è solo per mia implicita modestia che mi astengo dal proclamarmi "Super"!
Comunque, tranquillo! In qualche campo persino tu potresti essere “gigante”.
Pure io amo fare battute ed anche ironia…ma per comprenderla occorre un certo livello neurosinaptico: per esempio in questo caso hai trascurato le mie raccomandazioni di prudenza poiché non sempre si sa chi sia, fra la new entry e l’ospite abituale, il pivello novizio.
Sarebbe il caso di dire che il ragazzo è intelligente, ma non si applica!
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Poiché sei tu stesso ad affermare che non sei un filosofo, mi sembra superfluo, ai fini della discussione, conoscere, in tal senso, i tuoi stati d'animo, poiché se lo facessimo tutti quanti, la domanda principale riguardante i filosofi cadrebbe nel dimenticatoio. Per altro, ti prego di non modificare i miei post, aggiungendoci quegli inutili e insulsi puntini che, faresti bene a risparmiarceli anche nei tuoi. Come vedi, non essendo io un filosofo, m'inc.....o anche per dei puntini messi, dove non dovrebbero esserci.
Questa osservazione poteva essere evitata: non puoi dirmi come devo commentare!...e nemmeno come devo scrivere!
In realtà i puntini hanno un significato ovvio: di “omissis” per i tuoi post o di “sospensione” per i miei. D’altra parte anche a me reca fastidio "l’eccesso di congiuntivi"…ma sopporto benignamente da buon filosofo in erba..
Citazione:
Ho aperto questo thread, proprio perché guardando delle trasmissioni televisive (R.A.I. Educational), riguardanti i filosofi moderni, mi hanno piacevolmente colpito delle caratteristiche che ho notato in tutti. Ovvero: la calma, la lucidità e la saggezza riscontrate nelle loro risposte. Da quest’osservazione a pensare che la ricerca filosofica possa donare quelle peculiarità è stato un tutt'uno. Per altro, fare dei confronti con filosofi di duemila e cinquecento anni or sono, non potendo veramente verificare (addirittura Socrate sembra che nasca dalla fantasia di Platone), lo vedo un po’ arduo; senza contare che in questi millenni di strada ne è stata fatta.
Non dubito che i filosofi che hai sperimentato su RAI EDUCATIONAL ti siano “apparsi” dotati di calma, lucidità e saggezza…ma i caratteri andrebbero valuti sul campo: tutti sono belli e cari di fronte alla telecamera.
Ma ha valore esprimere una opinione senza supporto esperienziale e confronto?
E’ solo frutto di una tua impressione personale …magari anche dovuta ad un contingente stato d’animo o pregiuduzio …ha scarso interesse dimostrativo!
D’altra parte si tratta di un unico rilievo su persone/filosofi preventivamente selezionati: si può da questo indurre una legge generale?
La tua presunzione è logica, ma occorrono altri rilievi e dati per confermare o meno quanto presumi.

Ma è anche opportuno un confronto col passato che possa confortare l’ipotesi tua o negarla: in antico i filosofi erano di più, di meno o altrettanto, calmi, lucidi e saggi? ….senza una storia a riferimento come potremmo dare un giudizio qualitativo e quantitativo?

Del resto se ancor oggi citiamo il filosofi di 2000 anni fa e sulla loro poggiamo la nostra filosofia...significa che un qulche valore ce l'hanno.

Sarebbe anche logico estendere in orizzontale il campo di sperimentazione: il richiamo alla filosofia tout court difficilmente provoca una sensibile prevalenza di orientamento comportamentale in un senso o nell’altro.

Occorre definire quale tipo di filosofia/ideologia possa influire e se l’influenza sia conforme all’orientamento ideologico professato nell’ambito di una prevalente cultura dominante.
In effetti pare che oggi siamo in un periodo buonista…tutti orientati a risolvere la crisi, al rimpianto di un welfare in disfacimento…al perseguimento della democrazia perduta.

Ma, a grandi linee, abbiamo avuto, qualche decennio addietro, il periodo dei cosiddetti cattivi maestri, e prima quello dell’inneggiare al superuomo, ecc…
Tutta gente paziente e bendisposta?

In definitiva è mia opinione che non sia, in esclusiva, l’esercizio filosofico di per sè ad orientare il carattere e viceversa, ma che sia lo specifico orientamento delle ideologia coltivata, a dare l’ impronta …come del resto accade anche per l’uomo della strada che pure non è alieno da una specifica Vision.
Nel filosofo certo si presume che l’impronta sia più profonda e più consapevole…magari fautrice di grande bene o di grande male…con diretto impegno personale o meno.
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Vecchio 28-10-2011, 19.16.47   #18
ulysse
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Originalmente inviato da Giorgiosan
Sì, la filosofia, amore per la sapienza, dovrebbe fare l'essere umano più virtuoso.
Secondo la mia concezione la virtù che compendia tutte le virtù e da alle virtù un senso, è l'amore ed è sempre l'amore il fine autentico della conoscenza.....secondo me...che uno se ne renda conto o non.
Forse...è una visione interessante, ma io mi rendo solo conto che, più che altro, perseguire la conoscenza è soddisfare la curiosità...rispondere a dei perchè, incrementare il mio sapere...saper fare e dire e sentire piu' cose, ecc...La conoscenza è una virtù in sè, ma che faccia chi la possiede piu' virtuoso non saprei...dovrebbe, ma non è detto che effettivamente....
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Quando ci colleghiamo al forum non è solo la ricerca della verità che ci urge, ma anche comunicare, ritrovare amici virtuali, insomma il forum è anche una piccola comunità.
E' certo così, ma questi amici virtuali io li vedo, in prevalenza, come occasione per far funzionare i miei neuroni...così come, correndo, faccio funzionare i muscoli. Oppure sono interessato dalle diverse occasioni conoscitive, dai diversi punti di vista.
Non ci vedo molto di affettivo anche se per alcuni sento più empatia che per altri...a meno che...lassù...
Citazione:
Certo è richiesta pazienza a ciascuno e a tutti e la pazienza cosa è se non un patire?
In effetti la parola "pazienza" è un significante negativo, ma se lo spiegare o il compartecipare un evento o discussione lo sento come un "patire" allora significa che la pazienza è poca, pur avendo capacità e conoscenza...da filosofo!

La stessa azione potremmo invece chiamarla impegno, assoluzione di un compito, compartecipazione in sinergia: lo spiegare ed il partecipare a favore di qualcuno, può implicare anche imparare o soddisfare una propria esigenza pur senza arrivare a prcepire amore.

Tutto dipende dalla nostra predisposizione d'animo...al limite esplicare una propria ideologia: compito di chi sa è spiegare a chi non sa...o a chi sa meno!
C'è chi prova gioia in questo.
Si tratta solo di inviduare chi sia il saggio, ma, direi, che un pò saggi lo siamo un pò tutti...oppure... saggio è chi sa di non sapere! ...o è solo una vecchia autoconsolazione?
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Vecchio 28-10-2011, 23.30.10   #19
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Originalmente inviato da ulysse
La conoscenza è una virtù in sè, ma che faccia chi la possiede piu' virtuoso non saprei...dovrebbe, ma non è detto che effettivamente....

"Dovrebbe" è un modo condizionale e le condizioni sono legate alle intenzioni.

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Originalmente inviato da ulysse
ma io mi rendo solo conto che, più che altro, perseguire la conoscenza è soddisfare la curiosità...rispondere a dei perchè, incrementare il mio sapere...
.........
E' certo così, ma questi amici virtuali io li vedo, in prevalenza, come occasione per far funzionare i miei neuroni...così come, correndo, faccio funzionare i muscoli. Oppure sono interessato dalle diverse occasioni conoscitive, dai diversi punti di vista.

Sono intenzioni che condivido...chiediti però a cosa tendono.
A cosa tende far funzionare i neuroni, i muscoli dialettici, la curiosità (questa parola deriva da cur, in latino perché), la conoscenza?



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Originalmente inviato da ulysse
Non ci vedo molto di affettivo anche se per alcuni sento più empatia che per altri...a meno che...lassù...
L'empatia è una forma di amore.

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
In effetti la parola "pazienza" è un significante negativo, ma se lo spiegare o il compartecipare un evento o discussione lo sento come un "patire" allora significa che la pazienza è poca, pur avendo capacità e conoscenza...da filosofo!
La stessa azione potremmo invece chiamarla impegno, assoluzione di un compito, compartecipazione in sinergia: lo spiegare ed il partecipare a favore di qualcuno, può implicare anche imparare o soddisfare una propria esigenza pur senza arrivare a prcepire amore.

La faccina che hai messo alla fine significa "io so", ma in questo caso direi che "non sai".
Forse che l'impegno non costa fatica e quindi pazienza.
Compartecipare significa avere un qualche rapporto costruttivo/positivo ed ogni rapporto col prossimo richiede pazienza.

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Tutto dipende dalla nostra predisposizione d'animo...al limite esplicare una propria ideologia: compito di chi sa è spiegare a chi non sa...o a chi sa meno!
C'è chi prova gioia in questo.
Quando ne ho l'occasione ne provo gioia come chiunque altro (credo),
anche i cattivi maestri...

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Originalmente inviato da ulysse
Si tratta solo di inviduare chi sia il saggio, ma, direi, che un pò saggi lo siamo un pò tutti...oppure... saggio è chi sa di non sapere! ...o è solo una vecchia autoconsolazione?

Per quanto mi riguarda ho individuato chi siano i saggi.
Sapere di non sapere è una forma di umiltà intellettuale ed è certamente un buon inizio per diventare saggi.

Da come ti esprimi sembra che tu giudichi l'autoconsolazione non troppo soddisfacente...e concordo....ma allora da chi dovrebbe venire la consolazione?

Ultima modifica di Giorgiosan : 29-10-2011 alle ore 18.29.27.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 29-10-2011, 13.30.56   #20
Tempo2011
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Riferimento: La pazienza del filosofo.

Citazione:
Nemesi
Chiaro esempio di rigidità di apertura ad un pensiero totalmente estraneo dalle proprie caratteristiche.
Guarda Tempo che a uno schizofrenico o un paranoico o un bipolare piacerebbe molto cambiare struttura di personalità per mezzo delle parole di Aristotele o Kant...
Terapia completamente sbagliata; poiché le condizioni di tali malattie sono risapute anche dai non addetti ai lavori, perché chi è affetto da tali patologie, pur sofferente, sta bene nel proprio brodo, giacché nega di esserlo. Mi fa specie che una che si professa un’esperta faccia di questi errori; salvo che...
Per altro, se ti piace analizzare il comportamento psicologico dei tuoi simili, poiché lo fai in continuazione, se ne hai le capacità apriti uno studio, almeno guadagneresti dei soldi, invece di….altro.
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