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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 08-02-2013, 07.53.09   #71
CVC
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Riferimento: L'uomo e la tecnica

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Tecnica è un agire dell’essere umano, ma non tutto l’agire è tecnica: partendo da una definizione troppo generale il discorso sulla tecnica è già avariato.
E da escludere anche l’assimilazione dell’arte con la tecnica, in quanto categorie dell’oggi.
Se ogni parola vede stiracchiato e dilatato il suo proprio campo semantico allora l’approssimazione, il fraintendimento, vanificano la possibilità di ogni chiarimento e distinzione.

Cosa è la tecnica allora?
Preferisco usare la definizione che viene dal più pragmatico paese dell’Occidente: per me la tecnica è Know-how.

In Occidente nella sua parte più antica, il vecchio continente, filosofia , letteratura, arte e politica, lasciatemelo dire, sono più decadenti che altrove, inviluppate come sono in una classicità ammuffita e di maniera.

Se all’indomani delle guerre mondiali era comprensibile un certo atteggiamento pessimistico che arrivava a individuare nella tecnica quasi il male assoluto da cui si faceva discendere ogni errore oggi questa posizione appare incredibilmente cieca, oscurantistica e reazionaria.
Anche filosofi del nostro tempo, io credo, intellettualmente gelosi ed invidiosi del successo e del primato della tecnica, si accaniscono nel denigrare, in vari modi, la tecnica con cervellotiche quanto ininfluenti teorizzazioni.

La capacità tecnica dell’umanità manifestatasi fin da principio con l’invenzione della zappa (faccio per dire) e di altri rudimentali attrezzi, ha determinato quel progresso che ha reso l’esistenza umana più sopportabile, nell’ avere alleviato la fatica di vivere, nell’aver procurato cibo, nell’aver permesso di costruire un riparo dalle intemperie ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. .
Evidenziarlo è davvero banale se non fosse che certe teorie contorte e ridicole tendono in qualche modo ad oscurare, se fosse possibile, questa lampante evidenza.

Con deliri metafisici si cerca di collegare poi tecnica e nichilismo, attardandosi su ammuffiti quanto improbabili collegamenti libreschi.
Che siano anche celebrati filosofi a sostenerlo non cambia di un filo la mia convinzione!

I filosofi possono e devono esplorare ogni manifestazione umana però a me pare completamente insipiente non vedere che è la coscienza morale individuale la sola responsabilità del male che può essere amplificato quantitativamente da un uso immorale, appunto, della tecnica e di ogni suo prodotto.

La tecnica è in funzione dell’essere umano e non il contrario come asserisce Galimberti:
“Siamo soliti considerare la tecnica come uno ‘strumento’ a disposizione dell’uomo, quando invece la tecnica oggi è diventata il vero ‘soggetto’ della storia, rispetto al quale l’uomo è ridotto a mero ‘funzionario’ dei suoi apparati”.

In una intervista ha detto:
“Perché, per lo strapotere della tecnica il nostro modo di pensare è divenuto un “pensiero calcolante”: non ci importa più nulla della bellezza o della verità delle cose, ci interessa solo l'aspetto dell'“efficacia”, della strumentalità.”


Certamente vogliamo l’efficacia: vogliamo che il nostro cellulare funzioni, vogliamo che la rete funzioni, vogliamo che i nostri elettrodomestici funzionino, che gli aerei siano sicuri, che la scienza medica abbia a disposizione ogni tipo di apparecchiatura, che si possa coltivare il grano nelle zone desertiche, che si possa godere tutti dell’acqua corrente perché sempre più liberati dalla fatica del lavoro, dalla penuria alimentare, dalle malattie possiamo godere della bellezza in tutte le sue forme, possiamo viaggiare in ogni latitudine, possiamo incontrare, parlare, dialogare, conoscere.

Forse Galimberti è spiazzato, non si destreggia più tanto bene con la tecnologia che è a disposizione e non la può padroneggiare tutta, ma è la condizione di ogni uomo. Perché forse Galimberti può padroneggiare tutta la cultura umanistica?

La tecnica può riuscire a produrre beni e sevizi che aiuteranno gli umani ad essere più uguali.
Guardate quanti più di ieri possono produrre arte, intesa come produzione del bello, gli strumenti grafici hanno allargato quella piccola elite che la produceva, solo per fare un piccolo esempio … e se nascono geni chi impedisce loro di manifestare la loro arte superiore?

Assomiglia a quei nostalgici del passato che fanno di tutto per retrocedere, che detestano ogni innovazione, che sembrano preferire la stufa a legna, la lampada ad acetilene, la candela di cera.

Siamo ormai sette miliardi sulla terra e se non ci fosse la tecnica e la tecnologia quanti più di oggi morirebbero di fatica, di stenti, di malattia?

Chiedetelo ad uno che stende l’asfalto, ad un minatore, ad un muratore, ad un operaio qualsiasi cos’è una innovazione tecnica, chiedete a loro cosa è una gru, una betoniera, un trattore.

Posizione ridicola e quanto mai decadente quella di Galimberti ( e quella di Severino).
La tecnica non è di per sè un bene o un male, dipende dall'uso che se ne fa. La tecnologia salva tante vite umane permettendo di studiare in modo sempre più preciso il corpo umano e le malattie, però esistono anche fenomeni come dark net, la rete che sfugge ai controlli istituzionali e che usano i malviventi per i loro scopi illeciti.
Le tecnologie in vari casi sono d'aiuto alle forze dell'ordine, ma in altrettanti casi ne complicano il lavoro.
Io non credo che Galimberti sia un visionario, penso che egli veda la tecnologia come una sorta di alienazione dell'uomo, un pò come Marx considerava il capitalismo.
Ciò su cui pone l'accento è la spersonalizzazione dei rapporti, come ad esempio il fatto che ci si presenti a nuove persone con profili tipo facebook, l'ossessione per l'efficienza dimenticando che errare humanum est, l'esasperazione del lavoro, come il fatto di dire 'io sono quello che faccio', 'il mio lavoro mi rappresenta', come se non fosse altro ciò che ci accomuna sia che facciamo i giardinieri o i general manager.
Non credo che Galimberti pensi che si debba detecnologicizzare il mondo, ma semplicemente riflettere su come e quanto ci ha cambiato la tecnologia e su come far sì che il fattore umano resti sempre in primo piano.
CVC is offline  
Vecchio 08-02-2013, 10.07.41   #72
Giorgiosan
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Messaggi: 2,009
Riferimento: L'uomo e la tecnica

La tecnica è l'insieme degli strumenti e delle procedure con i quali gli esseri umani perseguono i loro scopi e costruiscono il loro mondo. Per questo motivo il livello tecnologico è il segno del progresso della civiltà, della qualità della vita materiale, ma anche dei progressi della conoscenza

L'uomo è stato sempre inteso come un centro cosciente di potenza, capace di coordinare i propri mezzi in vista della realizzazione di scopi.

La tecnica può essere considerata come un’espressione della natura umana tra le più belle, grandi, luminose, profonde, il mio primo consiglio diretto ai giovani è sempre quello di guardarsi non tanto dal pericolo degli abusi della tecnica, quanto dal pericolo di una critica troppo facile della tecnica.


Io sostengo solamente che gli aspetti distruttivi della tecnica non riguardano la tecnica in quanto tale. L'energia atomica, come tale, consente delle straordinarie possibilità di sviluppo delle capacità umane. Certamente, quando l'energia atomica viene sviluppata per costruire due arsenali atomici, che, in qualche modo, dovrebbero tutelare due sistemi politici differenti, allora la pericolosità di detta forma di energia sarà dovuta alla sua gestione, ideologica della tecnica, non alla potenza dispiegata da questa forma di energia in quanto tale.


Faccio mie queste parole di Severino, che trovo ovvie.

La tecnica non è anche il mezzo con cui tutti gli esseri viventi plasmano la natura secondo le proprie esigenze? Formiche, castori, per dirne due, sono casi evidenti.
-------
CV risponderò al tuo post, appena ho tempo.

Ultima modifica di Giorgiosan : 08-02-2013 alle ore 12.53.20.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 08-02-2013, 10.43.35   #73
La_viandante
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Riferimento: L'uomo e la tecnica

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Infatti non era chiaro.
La Viandante comincia a pensare come Galimberti e cioè che:

“Siamo soliti considerare la tecnica come uno ‘strumento’ a disposizione dell’uomo, quando invece la tecnica oggi è diventata il vero ‘soggetto’ della storia, rispetto al quale l’uomo è ridotto a mero ‘funzionario’ dei suoi apparati”.


Ho espresso un post polemico contro Galimberti
partendo da quella che Galimberti ha detto.

Esatto Giorgiosan, fino al mese scorso ero d'accordo con te, ma mi sto rendendo conto che è un errore di valutazione quello di guardare alla tecnica come strumento. Tu dici:
Citazione:
Se all’indomani delle guerre mondiali era comprensibile un certo atteggiamento pessimistico che arrivava a individuare nella tecnica quasi il male assoluto da cui si faceva discendere ogni errore oggi questa posizione appare incredibilmente cieca, oscurantistica e reazionaria.
Anche filosofi del nostro tempo, io credo, intellettualmente gelosi ed invidiosi del successo e del primato della tecnica, si accaniscono nel denigrare, in vari modi, la tecnica con cervellotiche quanto ininfluenti teorizzazioni.

Non siamo forse oggi proprio nel pieno di una guerra? Oltre a quelle vere nei vari Libano, Irak, Afganistan, c'è proprio quella tecnologica, nell'economia chi più riesce a produrre a minor prezzo ( sfruttando quindi l'uomo nelle produzioni) e con la migliore tecnologia (apparente, che poi c'è la programmata obsolescenza appena dietro l'angolo con l'obbligo del consumatore a tenersi al passo con nuovi acquisti) la spunta sul mercato globalizzato. Qui vediamo l'uomo funzione della tecnologia nella produzione e nel consumo, utilizzo. Gli aerei da guerra che abbiamo acquistato a così caro prezzo, e anche affatto funzionali, pieni di problemi, servono a creare un'occasione di produzione e ricerca tecnica della più sofisticata, quella bellica appunto, con le ricadute poi nelle varie aree tecnologiche della sfera pubblica. Possiamo negare che oggi la maggior parte delle nostre attività è mediata da pc, cellulari, palmari, se non proprio la totalità? Non credo si tratti solo di invidia del filosofo e accanimento nel denigrare, quanto piuttosto che più abituato a scavare a fondo non si limita alla funzionalità, all'automatismo al quale la tecnica ci ha abituati.
Citazione:
I filosofi possono e devono esplorare ogni manifestazione umana però a me pare completamente insipiente non vedere che è la coscienza morale individuale la sola responsabilità del male che può essere amplificato quantitativamente da un uso immorale, appunto, della tecnica e di ogni suo prodotto.
Ecco, nell'era della tecnica comincio a pensare che non ci sia più spazio per la riflessione, è la stessa tecnica a cancellare questo spazio, non è l'uomo a fare uso immorale della tecnica ma la tecnica a modificare l'uomo, plasmarlo fino a risicare sempre più quello spazio dedicato alla riflessione, manca il tempo bisogna velocizzarsi, o così o si resta indietro, non esiste lo spazio e il tempo per le riflessioni etiche, e nemmeno sono queste funzionali o produttive, non hanno valore .. economico.
Condivido quello che dice CVC
Citazione:
Non credo che Galimberti pensi che si debba detecnologicizzare il mondo, ma semplicemente riflettere su come e quanto ci ha cambiato la tecnologia e su come far sì che il fattore umano resti sempre in primo piano
Non è che voglia puntare ad un ritorno ai bei vecchi tempi, e dubito che sia questo il pensiero di Galimberti, quanto il riuscire a vedere bene come gli strumenti stiano cambiando la società e saperne fare uso consapevole.
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Vecchio 08-02-2013, 10.44.10   #74
La_viandante
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Riferimento: L'uomo e la tecnica

Caro amico Ulysse,
Citazione:
Amica Viandante, leggendo Giorgiosan mi pareva quasi di concordare...ma ora, nelle righe che seguono non concordo affatto con quanto dici....eppure anche tu ti riferisci a Giorgiosan.
Forse qualcosa non ho capito!?
Come ha già specificatoGiorgiosan lui si è posto in maniera critica verso quelle frasi di Galimberti, alle quali invece io mi accodavo, come ho detto si sta facendo strada in me l'idea che non si possa proprio considerare solo strumento la tecnica, e condannare magari il solo uso immorale che ne fa il mercato, ma queste due cose sono oramai talmente interconnesse da non riuscire più a vedere se è la tecnologia che fa sì che il mercato si autopotenzi o il mercato a aumentarne la potenza e il perfezionalmento tecnico, le due cose cominicano a diventare la stessa cosa. L'alta finanza non potenzia la tecnologia è un algoritmo che passa attraverso la macchina e crea interessi, mercati ...
dici
Citazione:
"Non è, in sostanza, il "pensiero tecnologico" con quanto consegue di invasione di aggeggi tecnologici e relativa gestione che ci opprime e ci impedisce di vedere il "bello"...ed esplicare lo spirito.
E' piuttosto il fatto che l'uomo attuale nella propria cultura (specie nei paesi di minor pragmatismo) è scarsamente adeguato (come proprie strutture pensanti, emotive e senzienti) a gestire una tale congerie di modalità operative e strumentali...soprattutto a livello applicativo...ne consegue che, inevitabilmente combina pasticci, distorsioni e crimini a livello ipertrofico.

Quindi non è verso il pensiero tecnologico e verso i tentativi di adeguarvisi che vanno lanciati gli strali, ma contro una massa di umani, malamente o diversamente acculturati e condizionati, ancora acerbi e inadeguati per questo nuovo mondo."

Il problema quindi, non è nei tecnologi...che comunque non sono, e non sono mai stati...nè lo pretendono... di essere filosofi...ma nei filosofi stessi, oramai incapaci, come già a volte fu in passato, di costituire il substrato etico/culturale su cui poggiare il pensiero ed il sentire delle masse.
Ecco, a mio parere è sottile la distinzione tra la capacità ( o incapacità) intrinseca delle masse o che questa sia stata piuttosto plasmata dalla tecnica, oggi riusicamo a vedere come la TV ha influenzato il nostro modo di pensare in passato, vediamo la lottizzazione politica delle reti, sappiamo disgiungere il messaggio dalle intenzioni manipolatorie che vi son dietro, così come la tv a suo tempo ci ha risvegliati dalle manipolazioni preesistenti, come la stampa ha spazzato via la cultura orale della scolastica, e così via indietro nel tempo. Ma in questo momento in cui siamo immersi in una nuova era non possiamo disgiungerci dal mezzo o capire quanto il mezzo siamo noi stessi, siamo nella rete adesso, non possiamo guardarci dal di fuori, a meno di non trovarci alle prese con una nuova invenzione tecnologica che soppiantando la vecchia ci permetta di poterla guardare come altro da noi, con obiettività. Per questo non è possibile la riflessione, la concezione etica, la capacità critica.
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Vecchio 08-02-2013, 13.07.06   #75
ulysse
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Riferimento: L'uomo e la tecnica

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Infatti non era chiaro.
La Viandante comincia a pensare come Galimberti e cioè che:

“Siamo soliti considerare la tecnica come uno ‘strumento’ a disposizione dell’uomo, quando invece la tecnica oggi è diventata il vero ‘soggetto’ della storia, rispetto al quale l’uomo è ridotto a mero ‘funzionario’ dei suoi apparati”.


Ho espresso un post polemico contro Galimberti
partendo da quella che Galimberti ha detto.
Non avvevo letto Galimberti quindi non capivo di dove partiva la cosa!
Infatti mi pare un'idea un pò stravolta!

Tuttavia Galiberti, a volte, dice anche qualcosa di buono: per esempio nella pagina dello scorso sabato di "Donna", in un commento all'Antigone di Sofocle, mi è piaciuto moltissimo.
Se trovo il posto adatto trascrivo il trafiletto sul forum.
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Vecchio 08-02-2013, 13.37.15   #76
keykey
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Riferimento: L'uomo e la tecnica

Buongiorno a tutti, vorrei provare a rispondere a questa ultima domanda che mi è piaciuta assai.

"La tecnica non è anche il mezzo con cui tutti gli esseri viventi plasmano la natura secondo le proprie esigenze?"

Io penso di sì, tuttavia integrerei anche il quadro aprendo un ulteriore aspetto che credo meriti una riflessione in quanto mi appare una problematicità insita nella questione, perciò le domando: la tecnica stessa può arrivare a uno sviluppo tale per cui le esigenze proprie degli essseri viventi vengono plasmate dalla tecnica stessa? Io credo ci sia una sorta di reciprocità, tuttavia ritengo che le esigenze originarie e profonde dell'essere vivente umano non siano soggette all'azione della tecnica. Ho sempre trovato importante domandarmi se ci sia un fondo che si sottrae all'influenza della tecnica, nonostante sia il fondo e lo sfondo da cui la stessa tecnica muove. L'esigenza da cui muove la tecnica non è la stessa che esige di sottrarsi alla potenza della tecnica stessa quando essa potrebbe risultare ingestibile?

Ultima modifica di keykey : 08-02-2013 alle ore 14.44.38.
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Vecchio 08-02-2013, 20.24.04   #77
ulysse
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Riferimento: L'uomo e la tecnica

Citazione:
Originalmente inviato da La_viandante
Caro amico Ulysse,
Come ha già specificatoGiorgiosan lui si è posto in maniera critica verso quelle frasi di Galimberti, alle quali invece io mi accodavo, come ho detto si sta facendo strada in me l'idea che non si possa proprio considerare solo strumento la tecnica, e condannare magari il solo uso immorale che ne fa il mercato,
Amica Viandante, l'uso immorale di una qulunque cosa o concetto va condannato sempre...se si definisce che effettivamente è immorale...fuori dalle regole!

Comunque niente è solo strumento: noi elaboriamo ed elucubriamo intorno alla tecnica e la tecnica ci condiziona...come qualunque cosa con cui veniamo a contatto...concreta o astratta che sia!...Non credo si possa sfuggire...è sempre accaduto: non possiamo che costituire "sistema" con ciò che trattiamo e conosciamo...già il conoscere ci cambia!
Non noi cambiamo l'oggetto! ...l'oggetto cambia noi!

Estraniarci dal mondo esterno o dal nostro ambiente spesso invasivo possiamo tentare ed in parte la cosa riesce se riusciamo a scegliere fra ciò che ci automatizza (ci confina nella imitazione robotica) e cio' che ci arricchisce cuturalmente e spiritualmente...ma anche utilitarsticamente: dobbimo trovare l'equilibrio e non possimo dimenticare che fisicamente, concretamente dobbiamo pur vivere.

Ritornando a nostri vecchi discorsi, direi ancora che demonizzare tot court banche, mercati, pubblicità, organizzazione del lavoro e tecniche relative non è di molta utilità: non possiamo dimenticare che su di esse viviamo..concorrendo con altri paesi e altri mondi...che se non proprio superare dobbiamo almeno emulare: viviamo in una comunità di stati...sarebbe stupido per noi non cercare di prevelere onestamente...e in, prima linea, per prevalere, servono le tecnoligie!..tanto che è stupido non sponsorizare le scuole e le ricerche: noi infatti, (per ciasacuno certamente furbi) come popolo, istituzioni e stato, siamo stupidi!
Basti rendersi conto di che si discute in questa tornata elettorale...e pensar di che si dovrebbe discutere!
Si promettono meno tasse...ed è giusto magari, ma non si dovrebbero promettere più scuole?

Infatti se, invece che rifiutarle le tecnichee, culturalmnte ci eleviamo e approfondiamo, ci coinvolgiamo e ci motiviamo per rendere tali tecniche più comunitariamente note, utili ed eticamnte gestibili...pure coi necessari ed equi sacrifici a volte, allora può essere che anche il nostro mondo...sia bassamente operativo e tecnico che culturalmete e spritualmente elavato...migliori!

Immagino la tua risposta: cerco di pararla positivamente affermando che anche le nostre scelte dei leader sociali devono migliorare...se non ne siamo capaci di formare e scegliere leadr decenti, efficaci ed etici non incolpiamo le tecnologie, ma noi stessi!

E' un fatto che il mondo fisico, e specialmente sociale, ci condiziona...con esso non possiamo che fare sistema...ma cerchiamo di non farci turlupinare: l'unica difesa è la qualità della nostra intelligenza: nutriamola con quanto di più elevato possiamo trovare...evitiamo di aderire alle schifezze mediatiche!
Citazione:
ma queste due cose sono oramai talmente interconnesse da non riuscire più a vedere se è la tecnologia che fa sì che il mercato si autopotenzi o il mercato a aumentarne la potenza e il perfezionalmento tecnico, le due cose cominicano a diventare la stessa cosa.
Le due entità infatti si autopotenziano reciprocamente: l'una è insidpensabile all'altro e viceversa!
...Ma non c'è niente di male quando va bene ed il sistema economico funziona...anzi, mercati e tecnologie sane sono beni indispensabili!...Il sistenma economico, poi, "deve" funzionare...con equo impegno di tutti...ed anche a costo di sacrifici...quando occorra.

E' quando va male (incapacità nostra di gestire) che la cosa si aggrava:
La tecnica, priva della linfa degli investimenti, diventa "povera" di idee e innovazioni...quindi incapace di sfociare in lavoro: il cane si morde la coda!
Il lavoro, quindi...nel suo concetto tradizionale... se non produce ricchezza e non è richiesto.
Ovvio che ci rimettono, in primis, i più bassi nella scala sociale e della organizzazione del lavoro...fino ai precari, ai disoccupati, ai pensionati.
Quando mercati e tecnologie non soppericono, occorre rimboccarsi le maniche da parte di tutti ....e non solo e sempre aspettare che altri provveda! ...che il demiurgo aggiusti tutto!

I mercati, infatti, dal canto loro, non nutriti dal lavoro, si rivoltolano su se stessi e diventano mercati speculativi sugli stessi prodotti finanziari... elaborando artifici al limite degli adempimenti di legge e della corruzione...ma anche nella corruzione stessa...come ben vediamo.
Si aggiunga che, coi politici che ci intingono il pane, le regolamentazioni bancarie e istituzionali in proroposito, sembrano non essere adeguate affatto....in Europa, ma, soprattutto, non lo sono in Italia.

A me pare che il pensiero tecnologico poco sia implicato in tali disfunzioni...anzi, di per sè, il pensiero tecnologico deve essere sviluppato al massimo: rintra negli scopi della ricerca scientifica applicata. Ho però l'impressione che, da parte dei pensatori classici, si combatta e disprezzi lo sviluppo della tecnica in generale...basandosi sul fatto che la tecnica di certi banchieri e dirigenti pubblici e privati nel fare quattrini per sè è molto sviluppata!...come incolpare la tecnica in generale se i rapinatori assaltano le banche con buona tecnica!

Sempre da tener presente è comunque il "Cutural Gap" che sempre contrasta una intrinseca evoluzione di pensiero verso nuove spiagge: intendo dire che si può ampliare (è relativamente facile) sulla linea del proprio pensiero usuale, ma è sempre molto difficile cambiare parere e paradigma...dificile per tutti!
Citazione:
Ecco, a mio parere è sottile la distinzione tra la capacità ( o incapacità) intrinseca delle masse o che questa sia stata piuttosto plasmata dalla tecnica, oggi riusicamo a vedere come la TV ha influenzato il nostro modo di pensare in passato, vediamo la lottizzazione politica delle reti, sappiamo disgiungere il messaggio dalle intenzioni manipolatorie che vi son dietro, così come la tv a suo tempo ci ha risvegliati dalle manipolazioni preesistenti, come la stampa ha spazzato via la cultura orale della scolastica, e così via indietro nel tempo.
In realtà una buona TV di stato è stata e potrebbe ancora essere di acculturamento e formazione anche per le masse...certo che se abbandanata ai puri sondaggi di vendita (TV commerciale)...non può essere di grande livello.
Comunque ripeto quanto sopra: noi utenti facciamo sistema coi mezzi che ci informano: l'unica nostra difesa è la nostra intelligenza e cultura, che a sua volta si è formata a contatto e bevendo da altre intelligenze da cui ha ricevuto un imprinting che ha indotto o meno una capacità critica...a volte persino troppo critica o, magari per niente... tale da permetterci di bere a garganella.

Sia nel troppo criticismo che nel poco...la soluzione è nel diversificare le fonti!
Citazione:
Ma in questo momento in cui siamo immersi in una nuova era non possiamo disgiungerci dal mezzo o capire quanto il mezzo siamo noi stessi, siamo nella rete adesso, non possiamo guardarci dal di fuori, a meno di non trovarci alle prese con una nuova invenzione tecnologica che soppiantando la vecchia ci permetta di poterla guardare come altro da noi, con obiettività. Per questo non è possibile la riflessione, la concezione etica, la capacità critica.
Ma io credo che, pur con fatica, sia possibile...almeno per chi si sforza di elevarsi... proprio sapendo che è facile restare invischiati, privi di spirito critico...in un pensiero che appare come prevalente...e per questo ci conforta!
Comunque... il percolo... se lo conosci...

Resta comunque il fatto che come individui autentici ed originali non esistiamo...non siamo mai esistiti come tali.
Siamo figli dell'ambinte sia su larga scala temporale, come specie, sia nella contingenza come individui.
Cioè sempre, nelle migliaia e milioni di anni trascorsi, l'ambiente ci ha plasmati...sia nella morfostruttura che nella psicostruttura della specie, ed anche nella psico struttura intellettiva acquisita nel contingente.

Infatti la nostra intelligenza è plasmabile dall'ambiente...dalle intraprese ed esperienze compiute...molto in gioventù, ma anche in tarda età: questo è un vantaggio prevalente delle nostra specie: ci permette di imparare ed anche cambiare campo di senso ...cioè mutare noi stessi e la nostra vision verso ciò che riteniamo meglio e piu' elevato ed evoluto o piu' confacente a noi stesi ed alla società.

La cosa può accadere tanto più se visioniamo e approfondiamo varie tecniche e varie filosofie e stili di vita: si dice, infatti, che anche un vecchio cane può sempre apprendere nuovi trucchi.

Ecco quindi che ci possiamo disgiungere dal mezzo che sembra opprimerci e invaderci...ma solo se ci accostiamo a vari e diversi altri mezzi...facendoli nostri,...o noi loro...ma costituiamo sempre un sistema con l'ambiente....con ciò che nonoscimo e intraprendiamo...anche il giovane come il vecchio cane non è mai solo un se stesso cane.

Ultima modifica di ulysse : 09-02-2013 alle ore 13.52.42.
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Vecchio 08-02-2013, 23.10.39   #78
gyta
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Riferimento: L'uomo e la tecnica

Citazione:
Ecco, a mio parere è sottile la distinzione tra la capacità ( o incapacità) intrinseca delle masse o che questa sia stata piuttosto plasmata dalla tecnica, oggi riusicamo a vedere come la TV ha influenzato il nostro modo di pensare in passato, vediamo la lottizzazione politica delle reti, sappiamo disgiungere il messaggio dalle intenzioni manipolatorie che vi son dietro, così come la tv a suo tempo ci ha risvegliati dalle manipolazioni preesistenti, come la stampa ha spazzato via la cultura orale della scolastica, e così via indietro nel tempo. Ma in questo momento in cui siamo immersi in una nuova era non possiamo disgiungerci dal mezzo o capire quanto il mezzo siamo noi stessi, siamo nella rete adesso, non possiamo guardarci dal di fuori
(La viandante)

A mio avviso.. stai mischiando l’informazione con la tecnologia.. E’ vero, è grazie alla tecnica che l’informazione è entrata più o meno e gradualmente nella vita della quasi totalità degli individui del pianeta, che è divenuta maggiormente accessibile o alla portata della maggior parte delle persone nel globo e che ha reso ad un certo livello possibile un confronto fra differenti posizioni mentali, differenti approcci; la stampa, la biblioteca, la radio, la televisione, il collegamento satellitare, internet, tutti mezzi differenti in grado di allargare man mano quell’informazione in un primo tempo di accesso ai pochi che per posizione politica ed economica potevano accedervi; centrale in questo discorso è l’informazione non la tecnologia, seppure questa ne abbia fornito i mezzi di trasmissione. Le invenzioni della ruota, le progettazioni meccaniche, l’utilizzo della corrente elettrica, dei gas, l’ideazione dei motori, la scoperta del nucleare etc.. hanno mutato man mano il nostro modo di vivere nella quotidianità e nei rapporti internazionali, hanno messo in discussione e capovolto modi di intendere sull’universo e la vita ma sempre sono stati i pensieri a fare le rivoluzioni, a compiere le mutazioni, pensieri alimentati da realtà differenti ma sempre pensieri partoriti dai nostri sensi, dai nostri bisogni, dalle nostre ambizioni, da ciò che ponevamo centrale a ciò che abbiamo creduto poter essere il nostro benessere umano. E’ un gioco di interazioni, di protesi e sino a quando questo gioco è cosciente nessuna protesi si sostituirà alla nostra intelligenza mentre sarà semplicemente in grado di fornirci nuovi spunti di visioni, di comprensioni, di ideazione. Nessuna protesi intesa come tale sarà in grado od è in grado di manipolare la nostra capacità critica, di valutare, di pensare usando ogni nuova informazione per ciò che radicalmente assume come simbolo nella nostra elaborazione mentale.

La confusione fra simbolo-protesi e identità è resa possibile esclusivamente da un blocco
delle capacità emozionali funzionali all’intelligenza umana. Non è allora la tecnologia di per sé a fungere
da manipolatore del pensiero e dell’esperienza umane ma uno sviluppo inadeguato della sfera emozionale
in favore di quella che erroneamente intediamo(/definiamo) razionale.
Non sarà il tempo a fornirci di possibilità di elaborare il vissuto “tecnologico” a darci una maggiore maturità emotiva
anzi potrà solo far scatenare lo stadio ultimo della nevrosi collettiva.
La tecnologia e la sua apparente corsa obbligata può solo fornirci una scusa in più per distoglierci dai problemi reali
cui ogni individuo deve far fronte per poter giungere a quella maturazione in grado di renderlo umano.
Noi miriamo al dito secondo ciò che ci si presenta all’occorrenza per poter declinare in una fuga “decorosa”
da quella luna che è la nostra personale risposta di fronte alla nostra esperienza di essere. E ogni dito è buono
a reggere questa fuga, qualunque realtà che funga da catalizzatore di attenzione, qualunque realtà in posologia di droga. Qualunque complicazione meglio se grandiosa basta che ci allontani sempre più dalla strada di autocoscienza, di autoanalisi.

Questo declinare non è la tecnologia che lo impone né i tempi frettolosi solo le scuse gigantesche di un bambino
che teme di non avere la forza di essere. Il problema è individuale, è analitico, è emozionale, i grandi temi “fuori”
non sono che i milioni di palliativi per lasciare che “la vita” scorra.. senza di noi. Nel privato quante volte
ci siamo veramente chiesti perché facciamo ciò che facciamo esigendo [da noi coi nostri strumenti] una reale risposta? Quanto fortemente da far sì che la percezione di noi stessi risultasse differente dalla solita immagine rassicurante?

Ultima modifica di gyta : 09-02-2013 alle ore 06.57.56.
gyta is offline  
Vecchio 09-02-2013, 00.30.57   #79
Giorgiosan
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Riferimento: L'uomo e la tecnica

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Originalmente inviato da La_viandante


Non siamo forse oggi proprio nel pieno di una guerra? Oltre a quelle vere nei vari Libano, Irak, Afganistan, c'è proprio quella tecnologica, nell'economia chi più riesce a produrre a minor prezzo ( sfruttando quindi l'uomo nelle produzioni) e con la migliore tecnologia (apparente, che poi c'è la programmata obsolescenza appena dietro l'angolo con l'obbligo del consumatore a tenersi al passo con nuovi acquisti) la spunta sul mercato globalizzato. Qui vediamo l'uomo funzione della tecnologia nella produzione e nel consumo, utilizzo.

Gli aerei da guerra che abbiamo acquistato a così caro prezzo, e anche affatto funzionali, pieni di problemi, servono a creare un'occasione di produzione e ricerca tecnica della più sofisticata, quella bellica appunto, con le ricadute poi nelle varie aree tecnologiche della sfera pubblica. Possiamo negare che oggi la maggior parte delle nostre attività è mediata da pc, cellulari, palmari, se non proprio la totalità? Non credo si tratti solo di invidia del filosofo e accanimento nel denigrare, quanto piuttosto che più abituato a scavare a fondo non si limita alla funzionalità, all'automatismo al quale la tecnica ci ha abituati.

L'umanità ha tratto enormi vantaggi dalle macchine utensili, ha eliminato quasi del tutto la catena di montaggio di un tempo, quella di "La febbre dell'oro", per intenderci.
Non è la tecnica ma la febbre dell'oro che fa delle cose buone strumenti di oppressione.
Palmari, p.c., lavagne luminose strumenti multimediali, lavagne interattive sono strumenti che sono troppo poco diffusi nella scuola. Sono mezzi didattici efficacissimi ... altroché la lavagna e il cancellino fra nuvole di polvere di gesso. Chi ha qualche esperienza d'insegnamento lo sa bene.
I cellulari, a parte l'uso eccessivo che ne fanno i giovani i quali, quasi tutti sono eccessivi in tutto, hanno una utilità innegabile, come il gps, come il navigatore, come ... un elenco interminabile.
Le guerre si sono sempre fatte ed ovviamente con la migliore tecnologia ... ma della guerra la tecnologia è innocente.

Come non ha alcuna responsabilità se il mercato viene adulterato dai monopoli, dai cartelli e non ne ha alcuna nella speculazione pescecane, nella marcia finanza derivata, non ha niente a che fare con la disonestà ma sempre e solo con la febbre dell'oro, con l'avidità, con l'egoismo, con la sete di potere.
La burocrazia con gli strumenti adeguati può diventare meno opprimente e più efficiente. Certo! con la tecnologia può diventare ancora più pervasiva ed opprimente, un grande fratello che controlla ogni nostra mossa.


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Originalmente inviato da La_viandante

Ecco, nell'era della tecnica comincio a pensare che non ci sia più spazio per la riflessione, è la stessa tecnica a cancellare questo spazio, non è l'uomo a fare uso immorale della tecnica ma la tecnica a modificare l'uomo, plasmarlo fino a risicare sempre più quello spazio dedicato alla riflessione, manca il tempo bisogna velocizzarsi, o così o si resta indietro, non esiste lo spazio e il tempo per le riflessioni etiche, e nemmeno sono queste funzionali o produttive, non hanno valore .. economico .
E non siamo qui a riflettere e non possiamo conoscere le opinioni l'uno dell'altro e non possiamo conoscerci grazie alla tecnologia?
E non possiamo spegnere il cellulare o il televisore per due ore e leggere un libro, o cercare in rete qualche idea stimolante?
E nel week end andare in campagna, in montagna o dovunque vogliamo a contemplare, a meditare?

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Originalmente inviato da La_viandante
... quanto il riuscire a vedere bene come gli strumenti stiano cambiando la società e saperne fare uso consapevole.

In questo sono d'accordo: dipende da noi.

Ultima modifica di Giorgiosan : 09-02-2013 alle ore 11.48.18.
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La_viandante
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Cara Gyta
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A mio avviso.. stai mischiando l’informazione con la tecnologia
Sì, mischiando ma unedone proprio le identità, facendo mio quel "Il mezzo E' il messaggio" di McLuhan. La tecnologia non è la via attraverso la quale ci informiamo, è una modalità di vita stessa, si accende la tv non per ascoltarne i notiziari o scegliendo il programma da guardare, ma per tenere accesa una voce o un rumore che copra il silenzio. Ogni mezzo cambia la vita di coloro che lo utilizzano, McLuhan fa diversi esempi in gli strumenti del comunicare, come ad esempio la scomparsa della scolastica, non perché il pensiero si fosse superato, ma perché abituata alla pratica orale non ha saputo adattarsi al nuovo mezzo, la stampa, che ha invece veicolato altre impostazioni di pensiero, Manuel Castells in Volgere di Millennio evidenzia come l'Unione Sovietica è crollata economicamente per non aver saputo usare i nuovi mezzi tecnologici di informazione, e mi ha colpito leggere da Edgar Morin in La Via un riferimento agli indiani Keres del nord del Quebec le cui donne installandosi nelle case dell'occidente hanno trovato nuovi comfort e utilizzato nuove tecnologie, come frigoriferi e fornelli con la conseguenza di diventare obese per il cambiamento nel loro stile di vita. Potrei continuare con esempi perché mi ci soffermo sempre quando ne leggo da vari autori, e confermano costantemente la tesi di McLuhan.

Citazione:
Non è allora la tecnologia di per sé a fungere
da manipolatore del pensiero e dell’esperienza umane ma uno sviluppo inadeguato della sfera emozionale
in favore di quella che erroneamente intediamo(/definiamo) razionale.

Ecco, a mio parere è la tecnologia a impedire lo sviluppo adeguato altrimenti a cosa imputeresti quasta incapacità di sviluppo e consapevolezza della sfera emozionale? Emozione e sentimento, perché prendendo a prestito da Bauman dal suo Amore liquido anche la sua visione la ricerca continua di nuovi legami per romperli subito e poter restare di nuovo liberi per poter .. cercarne di nuovi somiglia tanto alla modalità di interazione in rete in cui fai cessare di esistere l'altra persona per connetterti con altre magari semplicemente chiudendo il forum e aprendo facebook.
Citazione:
Questo declinare non è la tecnologia che lo impone né i tempi frettolosi solo le scuse gigantesche di un bambino
che teme di non avere la forza di essere. Il problema è individuale, è analitico, è emozionale, i grandi temi “fuori”
non sono che i milioni di palliativi per lasciare che “la vita” scorra.. senza di noi. Nel privato quante volte
ci siamo veramente chiesti perché facciamo ciò che facciamo esigendo [da noi coi nostri strumenti] una reale risposta? Quanto fortemente da far sì che la percezione di noi stessi risultasse differente dalla solita immagine rassicurante?
Non sono assolutamente d'accordo, oggi immensi errori ricadono su individui alle prese con problemi più grandi di loro e vengono lasciati da soli a risolverli privatamente quando non colpevolizzati, prendendo spunto dall'attualità in questa frode economica nella quale precari che non possono permettersi un affitto vengono apostrofati come bamboccioni e giovani scartati perché troppo qualificati sarebbero choosy, o il clochard che viene ritenuto responsabile per scelte sbagliate che avrebbe fatto fino al razzismo verso gli extracomunitari non solo sfruttati ma che ruberebbero il lavoro. E' una mentalità criminale, e si fa sempre più strada e fa sì che si trovino sempre nuovi capri espiatori perchè nulla venga mai davvero affrontato. Sei troppo intelligente, lucida e consapevole per non accorgerti di questo lavaggio del cervello che ci stanno facendo.
Caro Ulysse
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Comunque niente è solo strumento: noi elaboriamo ed elucubriamo intorno alla tecnica e la tecnica ci condiziona...come qualunque cosa con cui veniamo a contatto...concreta o astratta che sia!...Non credo si possa sfuggire...è sempre accaduto: non possiamo che costituire "sistema" con ciò che trattiamo e conosciamo...già il conoscere ci cambia!
Non noi cambiamo l'oggetto!
Esatto, allora siamo d'accordo?
Citazione:
Ritornando a nostri vecchi discorsi, direi ancora che demonizzare tot court banche, mercati, pubblicità, organizzazione del lavoro e tecniche relative non è di molta utilità: non possiamo dimenticare che su di esse viviamo..concorrendo con altri paesi e altri mondi...che se non proprio superare dobbiamo almeno emulare
Già lunghi discorsi ma nessuna conclusione
Adesso sto leggendo il più grande crimine di Paolo Barnard, rimando la risposta a quando avrò capito a fondo il suo pensiero e valutato se si riferisca a cose reali, documentate, perché da quanto mi pare di aver capito altro che viverci di queste cose, ci stanno assassinando. Ma ripeto non so ancora valutarne la portata se vuoi darci un'occhiata anche tu, se non lo conosci già, magari ne parliamo sul thread di economia
http://www.paolobarnard.info/docs/il...rimine2011.pdf
Citazione:
Immagino la tua risposta: cerco di pararla positivamente affermando che anche le nostre scelte dei leader sociali devono migliorare...se non ne siamo capaci non incolpiamo le tecnologie, ma noi stessi!
Be' qui non posso che darti ragione, torno alla mia visione originaria, dare la colpa alla tecnologia perché crediamo alle balle ( o fabbrica del consenso) talmente evidenti che sentiamo in tv ... proprio non si può alla fine il limite di tutto l'impianto filosofico sulla responsabilità della tecnica si sfascia al contrasto con la realtà elettorale. Cioè la realtà fa il suo ingresso in questo momento con tutta la sua portata drammatica che spazza via ogni obnubilamento e narcosi in cui la tecnica possa portarci.
La_viandante is offline  

 



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