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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 10-09-2013, 20.22.42   #21
ulysse
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Riferimento: Libertà di pensiero

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
E’ paradossale ,ma stiamo morendo di overdose di libertà.
Ormai si può scrivere e dire di tutto e il contrario di tutto.

Popolarmente ed anche non popolarmente...nel rifiuto del metodo...in attesa dell'ineffabile Grande Pensiero Scomparso...è così come dici!
................
Citazione:
Quindi ritorno alla frase iniziale, stiamo morendo di troppa libertà. Ci stiamo perdendo in immensi rivoli e sentieri della conoscenza privi di punti di riferimento orientativi, proprio quanto lo è l’informazione , la disinformazione , la non informazione.
Non siamo mai stati così liberi come in questo tempo ed è meglio così ,è un passaggio importante, ma non sappiamo ancora utilizzarla questa libertà ,come strumento per finalizzare una cultura ed una società più evoluta e umana.
Sotto certi aspetti, hai ragione:.. per lo più la gente, libera di ragionare a piacimento, senza alcuna responsabilità e formazione...senza riferimenti orientativi...finisce con lo sragionare su tutto!...persino sulla religione...nonostante questa si sia premunita coi dogmi!

Ma non è così per chi si dedica a quel grande pacchetto culturale che è la scienza: nel perseguire scientifico, il riferimento orientativo c'è eccome!... ed evolve sulle varie linee e branche pur nella libertà di pensiero informato che la Vision scientifica incentiva e favorisce!

Pur nella più ampia libertà di pensiero, patrimonio di ciascuno (scienziato, ricercatore. ecc...), consapevolmente accade proprio quel che dici ed auspichi: nella scienza la libertà è strumento di finalizzazione di un'alta cultura per una società sempre più formata nel perseguire la conoscenza del reale universo!..."Una società cosciente, evoluta ed umana".

Solo che... "la scienza"! ...che o chi sarebbe costei!?
Citazione:
In fondo le tre servitù elencate da Aristotele, quella di famiglia dei figli verso i genitori; quella di guerra del vinto verso il vincitore; quella economica dello sfruttato verso lo sfruttatore, non le abbiamo mai superate.
Infatti... è proprio così!...e come potremmo, del resto, se dopo oltre duemila anni, le "migliori menti filosofiche" dell'HSS sono ancora rimaste ad Aristotele!?

Ma mi pare che, se dopo il grande pensiero dell'ottocento, si è affermato, ad un alto livello culturale, il pensiero scientifico e persino tecnico...la colpa, se c'è colpa, non è certo del positivismo scientifico... che ha fatto la sua strada (la relatività , la quantistica, l'evoluzionismo, ecc..)... ma del negativismo filosofico...grande pensiero certo, ma che non ha saputo interpretare e sopperire alle esigenze del nuovo mondo!

Oggi... i "laudatores temporis acti"...non possono che rimpiangere...ciò che non ha potuto essere...coò cui la filosofia non poteva portare: evidentemente quell'antico pensiero ...pur grande ...non ha avuto piu' la forza necessaria...che la nuova cultura richiedeva!
Quale lo scopo, quindi, del tanto diffuso disprezzo del nuovo?...non è assurdo?
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Vecchio 10-09-2013, 20.23.34   #22
0xdeadbeef
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Riferimento: Libertà di pensiero

@ Donquixote
In una delle prime, esplicite, manifestazioni storiche del concetto di responsabilità individuale, Socrate
afferma che i generali che comandavano la flotta ateniese nell'episodio della battaglie delle Arginuse non
erano tutti egualmente responsabili di quel disastro.
E' da notare, per quel che ci riguarda in questa discussione, che Socrate è colui che verrà poi accusato di
"empietà", ovvero di traviare le persone instillandovi il dubbio sull'esistenza degli dei.
E dunque: responsabilità individuale, e quindi libertà, e nichilismo vanno a braccetto? E' un'ipotesi
fondata, e senza dubbio è capzioso chiedersi quale dei due concetti origini l'altro (concordo, perlomeno
per ciò che riguarda l'ambito di questa discussione).
Tuttavia, io vedo il discorso sulla scienza come molto più problematico di come, mi pare, lo vedi tu.
Così come molto più problematico mi appare il discorso sulla dualità materia-spirito, visto che è proprio
dal concetto di "libero arbitrio" che si originano certe concezioni, le quali vanno in direzione specularmente
opposta a, diciamo, dove dovrebbero andare se a determinarle fosse il rigido necessitarismo della "materia".
Non mi sembra d'altronde il caso di aprire una discussione in tal senso (soprattutto se non richiesta), ma
forse un paio di spunti potrebbero interessare, perchè pertinenti.
Durante il medioevo, l'ordine francescano pone al centro della propria discussione il concetto di "volontà"
(evidentemente sulla scia di S.Agostino). E la volontà non può essere intesa che "libera" (al netto dei
numerosi distinguo che sarebbero da fare, ovviamente). Dice infatti Origene (agli albori del Cristianesimo):
"causa dei movimenti umani è ciò che l'uomo stesso sceglie come movente".
Mi sembrerebbe, a questo punto, sensato tracciare un parallelo fra la concezione di "libero arbitrio", rimasta
pressochè immutata nel Cattolicesimo, e la concezione di "Grazia Divina", che trova nel Calvinismo la sua
più rigorosa espressione.
Per quel che mi riguarda, io penso non possa esservi Fede senza Libertà.
ciao
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Vecchio 11-09-2013, 02.28.56   #23
acquario69
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Riferimento: Libertà di pensiero

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Originalmente inviato da gyta
Per quanto una persona dica ciò che pensa, poiché in un sistema democratico libera di esprimersi, ciò non significa affatto che il pensiero che pensa e esprime sia un “pensiero libero” perché un pensiero è realmente un pensiero libero se la mente che giunge a pensarlo è una mente libera da pregiudizi e condizionamenti.



Comprendo ciò che vuoi dire ma al contempo non riesco a trattenermi dal dire: beata razionalità senza la quale nemmeno di un passo avremmo proseguito! Beata razionalità che mi consente di comprendere gli strani percorsi che non mi appartengono! Beata ragione attraverso la quale la mente, la mia, trova la sua libertà. Altro che gabbia! Ma visto che stiamo probabilmente su lunghezze differenti ti dirò che dicendo razionalità miro all’eccelsa luce dell’intelligenza profonda nell’uomo, quella che solitamente contraddistingue gli idealisti dai contabili, quella grazie alla quale il mondo non è ancora totalmente saltato in aria, quello che si è dimenticata al fondo di qualche libro di analisi e di storia, quella che non riempie le tasche né la pancia ma quando muori ti senti un po’ meno coglione.


Che ce ne fossero di pregiudizi tali da elevare lo spirito umano a qualcosa di più di un mero calcolo contemplativo sia questo di banca o sagrestia.

Appunto! La comprensione. Quella reale però. Sennò nessuna differenza tra quella è l’essere catatonico di tanti illusi santoni che ciechi e sordi non si differenziano poi di molto dagli sfruttatori che inneggiano alla “globalizzazione della miseria” per parafrasare le parole del Papa.

Paul11 è convinto che i “grandi pensieri” sono pressoché defunti nell’ottocento suggerirei il rammentare che se così fosse saremmo già in toto defunti. E così non è. Seppure come disse qualcun altro “dicono che dio sia morto.. ed anch’io peraltro non mi sento tanto bene”.


Permettimi una correzione: stiamo morendo per overdose di stupidità! Altro che "la razionalità che" -secondo Donquixote- "uccide il mondo o giù di lì"!

Se due briciole di quella ragione autentica anziché una sola fossero in emersione per ogni abitante del pianeta vivere sarebbe vicino all'essere paradisiaco! Libertà del pensiero? Ma quale libertà???!! Quella in cui chi vuole restare sano di mente deve combattere dieci volte di più per non vedere quella sua poca intelligenza rimasta risucchiata dal vortice del pensiero globalizzato della miseria umana. Amen.

cio che fondamentalmente manca per il confronto costruttivo e per la comprensione stessa e' l'umiltà (humus-fertilita)..ma come al solito le parole.. (e nel caso specifico quelle di donquixote) vengono sempre travisate,proprio per la mancanza di cui sopra.

a proposito,apro parentesi..sul sovvertimento delle parole il potere ne ha fatto pure il suo strumento preferito..e manco ci si accorge di questo!

mi sembra che tutte le religioni o filosofie ne abbiano parlato di umiltà,evidentemente pero il messaggio non e' arrivato: gesu disse: beati gli ultimi perché saranno i primi..credo volesse intendere proprio nel senso più profondo..di comprendere
anche in oriente gli esempi si sprecano "l'acqua che scivola verso il basso e che tutto puo contenere e penetrare...il "vuoto" che da forma alle cose ecc…

perdendo il senso del sacro che e' legato al mito,l'uomo si e' staccato dall'universo e il risultato e' quello di aver perso completamente l'orientamento..quindi non e' questione di sentirsi un po meno coglioni quando muori…ma lo e' quando si e' ancora in vita.
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Vecchio 11-09-2013, 10.27.58   #24
maral
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Originalmente inviato da ulysse
La verità!
Ma chi dice che non è pensabile?
La verità è pensabile certo!...
Il guaio è che non esiste..se non come concetto al limite...è un limite cui cerchiamo di tendere come verità delle cose!

Infatti la scienza anche questo ha scoperto per cui non pretende di cercare la verità, ma solo la realtà dell'universo di cui suppone l'esistenza e cui tende sempre più per approssimazioni successive...ma non "a caso" come pretenderebbe fare la filosofia, ma con "metodo"...il metodo scientifico!
Non è che il metodo sia un'esclusività scientifica, di metodi la filosofia a partire dalla dialettica levatrice di Socrate (ti ricordi? "So di non sapere") che permette di partorire la verità nascosta in noi la filosofia ne ha sfornati a bizzeffe, sempre convinti di aver trovato quello giusto e il metodo scientifico dopo tutto è solo l'ultimo di una lunga serie filosofica, ma come tutti gli altri è dubitabile, è contraddicibile e alla fine appare inesorabile la sua inconcludenza radicale. Tanto che, come tu stesso dici la verità diventa un limite a cui tendere, ma irraggiungibile.
Ma dici anche che rinunciando alla verità materia di infinite e inconcludenti dispute la scienza si accontenta della realtà. Ma a questo punto viene da chiedersi cos'è questa realtà? Quello che ci appare? Quello che risulta utile? Quello che la scienza dice che sia, che però non è verità?
Come si può pretendere di fare un qualsiasi discorso sulla realtà, qualsiasi linguaggio si usi, senza volere che quel discorso sia un discorso vero? Come si può separare la verità dalla realtà?
Il pensiero scientifico si avvia a essere sempre più fagocitato dal pensiero tecnico per il quale la realtà è semplicemente ciò che funziona e si riesce a far funzionare, la realtà è solo ciò che è tecnicamente costruibile e le verità (i discorsi) sono gli strumenti tecnici a disposizione per costruire ciò che serve ove ciò che serve è continuamente produrre realtà.
Mai illusione di potenza è stata finora più grande di questa (ben celata dalla maschera di finta umiltà del tecnico che simula di adeguarsi alla realtà del mondo, mentre partecipa della volontà illimitata e inebriante di creare il mondo, la realtà, come la tecnica lo vuole partendo da una materia prima da essa plasmabile a infinito piacere, basta sapere tecnicamente come) e mai delusione si prospetta più grande di questa.

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Vecchio 11-09-2013, 14.05.53   #25
ulysse
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Originalmente inviato da ulysse
..
Popolarmente ed anche non popolarmente...nel rifiuto del "metodo"...in attesa dell'ineffabile Grande Pensiero Scomparso...è così come dici!
...................

Sotto certi aspetti, hai ragione:.. per lo più la gente, libera di elucubrare a piacimento, senza alcuna responsabilità e formazione...senza riferimenti orientativi...finisce con lo sragionare su tutto!...persino sulla religione...nonostante questa si sia premunita coi dogmi!

Ma non è così per chi si dedica a quel grande pacchetto culturale che è la scienza: nel perseguire scientifico, il riferimento orientativo c'è eccome!...è il metodo scientifico!...e con esso il "pensare" e !cercare" evolve sulle varie linee e branche pur nella libertà "informata! che la Vision scientifica incentiva e favorisce!

Pur nella più ampia libertà di pensiero, patrimonio di ciascuno (scienziato, ricercatore. ecc...), consapevolmente accade proprio quel che tu dici ed auspichi: nella scienza la libertà è strumento di finalizzazione di un'alta cultura per una società sempre più formata nel perseguire la conoscenza del reale universo!..."Una società cosciente, evoluta ed umana".

Solo che... "la scienza"! ...che o chi sarebbe costei!?

Infatti... è proprio così!...e come potremmo, del resto, se dopo oltre duemila anni, le "migliori menti filosofiche" dell'HSS sono ancora rimaste ad Aristotele!?

Ma mi pare che, se dopo l'ottocento, il "grande pensiero" si è fermato, cedendo al pensiero scientifico e persino a quello tecnologico...la colpa, se c'è colpa, non è certo del positivismo scientifico... che ha pur perseguito la sua naturale strada (la relatività , la quantistica, l'evoluzionismo, ecc..)... ma del negativismo filosofico...grande pensiero certo, ma che non ha saputo interpretare e sopperire alle esigenze del nuovo mondo che, a grandi passi avanzava!...e avanza!

Oggi... i "laudatores temporis acti"...non possono che rimpiangere...ciò che non hanno potuto essere...ciò cui la filosofia non poteva portare: evidentemente quell'antico pensiero ...pur grande in antico ...non ha avuto più la forza e la vitalità necessaria...che la nuova cultura richiedeva!
Quale scopo, quindi, avrebbe il tanto diffuso disprezzo del nuovo?...non è assurdo?...schizofrenico...qua si?

Ultima modifica di ulysse : 11-09-2013 alle ore 17.23.58.
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Vecchio 11-09-2013, 16.31.23   #26
maral
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Originalmente inviato da ulysse
Solo che... "la scienza"! ...che o chi sarebbe costei!?
Infatti... è proprio così!...e come potremmo, del resto, se dopo oltre duemila anni, le "migliori menti filosofiche" dell'HSS sono ancora rimaste ad Aristotele!?

Ecco il consueto esempio della totale incomprensione filosofica di molti che si interessano di scienza. La scienza vede scandaloso considerare ancora Aristotele (figuriamoci poi i pre aristoelici!) come qualcuno che ha ancora qualcosa da dire, ormai è superato da più di 2000 anni di storia del pensiero! Infatti dal punto di vista scientifico la storia del pensiero non ha alcuna rilevanza effettiva, la scienza nella sua oggettività è senza storia, ciò che conta è solo dove si è arrivati e non da dove si è partiti, ogni nuova teoria o ingloba o cancella la precedente (se non come curiosità storica al massimo di valore propedeutico).
Al contrario per la filosofia nessuna attuale teoria filosofica può essere compreso se non attraverso il continuo rimando alle radici stesse del pensiero filosofico (dunque certamente Aristotele, Platone, Parmenide, Eraclito, ancora più indietro fino alla prima scintilla del pensare filosofico). Così la filosofia non può prescindere dalla storia della filosofia per produrre teorie, mentre la scienza può certo prescindere dalla storia della scienza.
Chi ha ragione e chi ha torto? la corretta ricerca della verità deve tenere conto dei suoi meccanismi fondanti ripercorrendo sempre a ritroso le proprie ragioni o può tranquillamente dimenticarsene tanto la verità è quella che adesso ci serve e adesso sappiamo, che abbia avuto quelle radici oppure no?
Domanda inquietante non trovate?
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Vecchio 11-09-2013, 19.37.12   #27
ulysse
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Originalmente inviato da acquario69
cio che fondamentalmente manca per il confronto costruttivo e per la comprensione stessa e' l'umiltà (humus-fertilita)..ma come al solito le parole.. (e nel caso specifico quelle di donquixote) vengono sempre travisate, proprio per la mancanza di cui sopra.
In effetti le parole vengono travisate...ed è segno che è in corso di formazione una nuova cultura: le parole non hanno più gli antichi significati semplicemente perché quei significati non esistono più…o non sono mai esistiti: spetta a noi dargliene comunque di nuovi e di veri, ma non ci siamo ancora...purtroppo!

Non riusciamo ad abbandonare il vecchio per il nuovo, e continuiamo a rimpiangere ciò che non ha funzionato: l'umiltà propagandata da Cristo ad esempio....che certo ci aveva le sue ragioni, ma se non ha funzionato allora e nemmeno in tutti i secoli a venire...perché dovrebbe funzionare ora che nemmeno Cristo c'è più a sostenerla…e non è che siamo poi così propensi e convinti!
Citazione:
a proposito, apro parentesi...sul sovvertimento delle parole il potere ne ha fatto pure il suo strumento preferito... e manco ci si accorge di questo!
Ma il potere ha sempre travisato le parole per propri fini...solo chi non conosce la storia si stupisce...e vorrebbe dare un avvertimento che tutti sanno!

E anche solo chi non conosce la storia non concepisce che la Chiesa, a bella posta, ha contribuito inculcando nei tapini fedeli quella “umiltà”, contrastante col libero orgoglioso pensiero, che i signorotti Vescovi, duchi e Conti sfruttavano per dominarli…per farli combattere per i loro Castelli e Domini in lotte continue...o per tenerli schiavi e servi delle gleba.
Citazione:
mi sembra che tutte le religioni o filosofie ne abbiano parlato di umiltà,evidentemente però il messaggio non e' arrivato: Gesù disse: beati gli ultimi perché saranno i primi...credo volesse intendere proprio nel senso più profondo....di comprendere
anche in oriente gli esempi si sprecano "l'acqua che scivola verso il basso e che tutto puo contenere e penetrare...il "vuoto" che da forma alle cose ecc…
A parte il fatto che nello “stato di vuoto” non c’è niente e che le cose, l’universo, ecc…sono l’effetto delle “perturbazioni” dello spazio vuoto...quindi sarebbe l’inverso!
….Le religioni e le filosofie, coi loro Vescovi e Principi e Imperatori (Costantino, Carlo Magno, ecc) si spartivano il mondo…sempre col beneplacito degli “umili” spinti dalla religione e che tali erano perché non potevano altro essere!
In definitiva mi pare che il messaggio di umiltà non solo non è arrivato , ma nemmeno è partito: del resto Gesù parlava di umiltà nei confronti del cielo non dei mercanti.

Forse solo Gesù allora (e non più la Chiesa dopo) rimase fuori dal grande mercato globalizzato ...che già i romani conducevano…non saprei se per ingenuità o perchè così doveva essere!

Ecco quindi che noi moderni etici e democratici stigmatizziamo pure e combattiamo la prepotenza e la voracità del potere in questo mondo, ma “Est Modus in Rebus” e perseguire l’umiltà è da fessi e tanto più quanto più profondamente la perseguiamo… in un non meglio definibile profondo!

Ci impedirebbe, l'umiltà, di esprimerci e di ribellarci alla bisogna!...proprio contro il potere...se troppo opprime!
Ovvio che umile dovrebbe essere il potere...ma che potere sarebbe!
Il potere contrasta con l'umile...inutile predicare ai sordi!

In ogni caso, per una società migliore, operosa, istruita, felice ed etica, non è l'umiltà da perseguire, ma la propria autorealizzazione...nelle incentivazione della autorealizzazione di tutti e nel rispetto e tolleranza reciproca...della libertà di pensiero di tutti.
Citazione:
perdendo il senso del sacro che e' legato al mito,l'uomo si e' staccato dall'universo e il risultato e' quello di aver perso completamente l'orientamento...quindi non e' questione di sentirsi un po meno coglioni quando muori…ma lo e' quando si e' ancora in vita.
Il senso del sacro?....in questo mondo?...ma è il misticismo che perseguiamo?
Col misticismo usciremo dalla crisi?

Ma se si studia un po’ di storia, di fisica…di cosmologia.. credo che l’orientamento ricompare…e l’universo ce lo riprendiamo…se un poco riusciamo a sapere come funziona…sia l’universo che la società e noi stessi.

Il discorso sul perdere il sacro ed il mito staccandoci dall’universo sembra discorso vuoto e privo di senso: La realtà è tutta al contrario!

Richiamandomi al banale reale…sappiamo benissimo che il “mito” insorse quando l’uomo, non capendoci un tubo circa l'accadere degli eventi, preso dal terrore dei tanti strani fenomeni del mondo, demandò sempre più agli dei la conduzione dell’universo e dei propri destini: gli dei poterono così imperversare a loro piacimento… facendo dell’uomo un burattino…come appunto capitò al mio avo Ulisse che per 10 e poi ancora 10 anni fu sballottato in tutto il mediterraneo…finchè al Padre Giove piacque!

Fu invece con la filosofia, a partire da Talete prima… e poi con la scienza...da Copernico e Galileo, che gli umani presero e prendono sempre più coscienza dell’universo e del loro posto in esso!

Certo che chi non studia o studia altro...non ha ragione di lamentare il proprio disorientamento!

Sarà pure tutto questo da coglioni, come ama esprimersi il mio interlocutore, ma sempre meno di quando e di quanto, come racconta il mito, imperversavano gli “dei falsi e bugiardi”…che, se tali erano, come potevano tenere l’uomo attaccato all’universo?
Mi par che qui ci sia qualcosa che scolla!

Alla fine, a dir la verità e se posso esprimere il mio parere proprio fin nel profondo… questa storia dell’umiltà mi ha veramente stufato!...anche perché non ha niente di etico e, mentre i paesi forti ci opprimono, noi dovremmo sfoderare la nostra umiltà!
Oltretutto, di esaltare l'umiltà, non mi pare proprio questo il momento: è antisociale!

Ma certo è mia colpa se leggere di umiltà sono stufo...posso sempre omettere di queste letture…ma proprio qui, in argomento con la libertà di pensiero, non me l’aspettavo! …non mi sembrava in argomento

Ultima modifica di ulysse : 12-09-2013 alle ore 13.57.50.
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Vecchio 12-09-2013, 08.10.33   #28
gyta
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cio che fondamentalmente manca per il confronto costruttivo e per la comprensione stessa e' l'umiltà (humus-fertilita)..ma come al solito le parole.. (e nel caso specifico quelle di donquixote) vengono sempre travisate,proprio per la mancanza di cui sopra.
(Acquario69)

Ho preso spunto agganciandomi ad alcune affermazioni per esprimere parte del mio pensiero in merito alla questione. Non mi è parso di aver travisato le altrui intenzioni, penso di aver chiarito il perché della mia critica finalizzato ad una differente visione del problema, quello in cui metto in discussione che vi sia una effettiva libertà del pensiero che reputo altra cosa da una realtà di abbondanza di pensiero. Se fosse come alcuni sostengono la confusione e l’indifferenza causa e frutto di un pensiero libero e di una razionalità predominante ci si dovrebbe chiedere come mai la partizione dei beni sul pianeta non è equamente distribuita e di come questa distribuzione non equa si sorregga su monopoli tutelati da politiche violente. In questa analisi della situazione mondiale mi chiedo come si possa parlare con cognizione di causa di libero pensiero raziocinante. Questo ho cercato di evidenziare. L’abbondanza di informazione non significa necessariamente abbondanza di coscienza se togliamo a questa una capacità critica fondata sulla coscienza dei meccanismi che perpetuano sordità ai bisogni profondi degli umani e della convivenza umana. Il fatto che alcuni individui abbiano potuto contare e crescere in ambienti non direttamente ostili ad un percorso di sviluppo armonico della personalità, distanti da guerre ed evidenti prepotenze di regime, non significa necessariamente aver sviluppato quella capacità critica ed introspettiva che è alla base di una autentica coscienza sociale e politica. Spesso situazioni di grande disagio spingono a quelle maturazioni profonde dove l’introspezione obbligata diventa perno di rivoluzione profonda nel pensiero consolidandosi in forza attiva nel mutamento di un popolo. In entrambe le situazioni penso comunque si sia ancora ben distanti dal poter parlare di libero pensiero o peggio ancora parlare di libero pensiero come di una assodata realtà umana. Di sicuro la ragione dell’intelligenza umana ha posto le basi di un modello critico di pensiero che non soccomberà facilmente entro la stanchezza, l’indifferenza e la tendenza all’uniformità accomodante. E se di libero pensiero potremo parlare sarà grazie a questa criticità ora – a mio avviso- ancora in embrione.
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Vecchio 12-09-2013, 09.56.51   #29
paul11
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Riferimento: Libertà di pensiero

Ciao Ulysse.
La scienza non lo considero un vero e proprio pensiero.
Non ha una teoretica architettata da primitivi e fondamenta da cui poi svolgere una argomentazione con una propria originale teleologia.
La scienza è una metodica soprattutto fra teoria e pragmatica .
Infatti quando gli scienziati si sentono in un abito stretto allora filosofeggiano: la storia è piena di grandi scienziati/filosofi.
Quindi la tecnica e la scienza emergono al sottrarsi del compito storico del “grande pensiero”.
Oggi siamo in un sistema metaforicamente inerziale, guidato da una sorta di neo positivismo che semplicemente ha dato fiducia alla tecnica.
L’antimodernismo ha perso le sue battaglie nella prima metà del secolo scorso.
Nell’arte è ancora più chiara questa “tenzone”: dai manifesti del futurismo, dadaismo, surrealismo, cubismo, astrattismo, ecc.

Ciao Gyta
La stupidità nasce dalla prevalenza del cretino.
Oggi chi urla anche senza “connessioni” fra pensiero ed azione, si agita ha “ragione” (eufemisticamente parlando).
Ci si “parla addosso” si dice, si interrompe il dialogo continuamente. Come se la prevalenza della parola sull’altrui parola e l’urlo in sé, diano ragione, la verità di una argomentazione.
Si sa che la saggezza è invece ponderatezza se non grande silenzio.

E’ strano come nei miti e religioni, vi sia sempre già in origine un demiurgo creatore e un alter ego distruttore.
La libertà spesso nasce dall’atto della disobbedienza .
Come fu per l’angelo della luce (Lucifero) come fu per Adamo .
Qui le scelte configurano il cambiamento del destino severiniano per fare un parallelismo.
La possibilità dell’uomo di credere qualcosa di diverso , che in Severino è appunto la contraddizione logica per i miti e le religioni è la comparsa di una disobbedienza e la possibilità intrinseca di un atto di libertà, di scelta per cambiare.
Poi compare un semidio e /o un avatar .
Un qualcuno che corporeamente è materia e dall’altra è spirito divino.
La dualità quindi è il tentativo di risposta della condizione umana.
Le contrapposizioni fra bello, brutto, giusto, sbagliato, bene , male, ecc. generano il movimento , l’accadere i l succedersi degli eventi dentro un destino generale già segnato da una creazione , da una escatologia, da una teleologia: una dialettica storica.

La libertà è quindi già all’interno delle epopee dei miti e le contrapposizioni(dei e titani per i greci antichi) configurano
il sistema in cui vive la contraddizione umana.

Ma se il mito era in qualche modo consolatorio , una forma di razionalizzazione delle problematiche e condizione umane,
oggi la libertà è stata delegata alla tecnica, come ancora di salvezza, che ci guarisce , ci dà i prodotti del desiderio e persino una cosmologia che ha sostituito l'antica cosmogonia.

In qualche modo la potenza della tecnica nasce da una presa d'atto di libertà di espressione nella disobbedienza verso la tradizione, oggi è potenza inarrestabile è libertà senza limite poichè priva di un "grande pensiero" che ne argini moralmente il suo pragmatismo.
O andiamo incontro ad un destino prima o poi designato dalla tecnica o apparirà un altro atto di disobbedienza che romperà questa configurazione.
E la disobbedienza implica la libertà.
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Vecchio 12-09-2013, 11.49.33   #30
maral
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Riferimento: Libertà di pensiero

L'umiltà stufa e arriva a nauseare perché quasi sempre quella dell'umile è solo una maschera dietro la quale celare una sconfinata volontà di potenza per emanazione dalla verità incontrovertibile da cui è posseduto. L'umiltà si rivela allora un trucco ipocrita, sia quando è proclamata dall'umile monaco che tuttavia parla per bocca di dio, sia quando è manifestata dal filosofo che tuttavia si esprime in nome del logos, sia quando in essa si riconosce l'uomo di scienza dedito alla conoscenza oggettiva che sola tiene in pugno la realtà e la fa funzionare.
L'umiltà (e soprattutto l'esaltazione di essa) è figlia di quel pensiero cristiano che fonda anche il pensiero dell'occidente laico (cristianamente laico e cristianamente ateo) e che vuole convertire alla verità superiore che l'umile è convintissimo di possedere e di avere il dovere morale di diffondere e imporre a tutti i recalcitranti per salvarli comunque. Cosicché mostrandosi umili senza pur tuttavia assolutamente esserlo si riduce l'altro che ancora non crede ai nostri meravigliosi principi a qualcosa di davvero umile e pertanto disposto a farsi riempire della sola vera verità, che esalta di superbia chiunque ne sia partecipe.
Allora sarebbe molto più onesto non mostrarsi umili, proclamare sinceramente al mondo il sentimento della propria superiorità, sfidare nobilmente il mondo e disprezzare gli umili (che questo, se fossero sinceri, sarebbe proprio ciò che vogliono), ma mostrarsi umili funziona bene finché non si scopre il trucco, quindi non si smetterà mai di farlo, è economicamente conveniente perché consente più facilmente di aggirare le difese altrui.

Non credo che il pensiero mitico sia così fondamentalmente erroneo, il primo tentativo mal riuscito e appena abozzato di dare un significato all'esistere e dunque al sentirsi gettati in un mondo sconosciuto e angosciante, destinato a essere superato in verità dall'evoluzione filosofica e scientifica, entrambe a inseguire la realtà delle cose, ossia la perfetta controllabilità della cosa in sé. Tant'è che il pensiero mitico permane da sempre nel sotterraneo del razionale e a nulla serve negarlo chiudendolo a doppia mandata nelle cantine della mente: c'è, è lì, fa parte di noi e c'è perché ha un suo profondo senso che integra quello razionale e anzi lo alimenta di continuo tanto da far pensare che in fondo la razionalità non sia che un mezzo per meglio tutelare le nostre soggettive mitologie, rendendole più condivisibili. Il pensiero mitico dopotutto è quello che meglio rispecchia nelle sue incongruenti e cangianti rappresentazioni il sentire soggettivo di ogni evento, il sentire interiore dell'anima e anche questo è realtà, anche se la stessa parola anima pare ormai figura mitica, ma proprio per questo risuona in modo ben più pregnante di "attività psichica".
Tagliare i ponti al pensiero mitico è fare della realtà una marionetta caricaturale razionalmente controllabile e pensare che proprio quella marionetta è la realtà. E il bello è che questa marionetta così razionalmente costruita finisce sempre per venire controllata da quelle forme mitologiche spogliate dai miti che le rendevano presentabili e che si credeva di aver sepolto definitivamente sotto terra tra una risata di incredulità e l'altra. E invece sono sempre qui, nello stesso mondo razionale che fa finta di non vederle.
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