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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 23-09-2013, 15.29.09   #11
maral
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Riferimento: Scienza e filosofia (fisica e metafisica)

Per tentare una risposta alla domanda di questa riflessione (è ancora possibile una metafisica oppure la fisica ne ha cancellato completamente il senso? e se sì, questa possibilità va ricondotta a una scissione di campi ove filosofi e fisici lavorano in base alle rispettive competenze: da una parte un nomos riabilitato, dall’altro la physis?) vorrei innanzitutto tentare di capire in cosa consiste questa tanto maledetta metafisica che da più di un secolo si pretende fallita e senza più senso, mentre d’altra parte si sente il bisogno di farla resuscitare magari in diversa forma.
C’è una domanda fondamentale che precede e apre la questione metafisica (e lo stesso pensare filosofico che penso non si possa concepire senza metafisica): C’è qualcosa che sta alla base del molteplice e transiente apparire di tutte le forme che separatamente si manifestano esistenti? Qualcosa che possa legarle insieme dando ad esse una consistenza di riferimento stabile, unitaria e onnicomprensiva?
Il mito aveva già tentato di rispondere a questa domanda e la risposta del mito era stato il simbolo (noi filosoficamente svezzati lo chiamiamo simbolo, ma il mito lo chiamava dio, mana, tao ecc.), ossia il segno capace di generare per continua metamorfosi innumerevoli significati come fenomeni ad esso ascritti. Ma il simbolo del mito finisce troppo presto con il frantumarsi generando e diventare un segno insignificante, ucciso dalle forme stesse che ha generato, perché a un simbolo se ne sostituisce subito un altro, oggetto di nuova arbitraria venerazione. Per questo il filosofo rigetta la soluzione del mito (proprio come lo scienziato rigetterà poi quella del filosofo), per cercare qualcosa di più stabile che sappia reggersi da solo, non un segno arbitrario, ma qualcosa che abbia in sé la certezza tautologica dell’episteme. E questo sub-strato il filosofo non lo cerca più come il filomito nei segni del mondo, ma in segni che astraggono sempre più dal mondo per sempre più estesamente afferrarlo: si parte dall’acqua e dal fuoco che sempre meno sono acqua e fuoco mondani, fisici, si arriva al nous, all’essere, al divenire stesso (così stabile nel suo eterno fluire), al logos, all’io pensante, alla dialettica più o meno trascendentale o storica… tutto questo sempre alla ricerca di quel principio unico e indefettibile che tiene insieme gli essenti, ma che appena è mostrato e definito, appena è calato dal cielo della sua indefinibile trascendenza astratta nel mondo concreto per poter lì generare, sembra invece svanire tra convulsioni di ogni genere, malato della stessa malattia di qualsiasi altro esistente, per cui l’inviolabile episteme così disperatamente cercata deve arrendersi al violabilissimo fenomeno e alla doxa che lo descrive, anche se dietro al fenomeno il filosofo continua a cercare il fenomeno primo, come l’io trascendentale di Husserl alla luce del quale poter costruire una scienza davvero fenomenica.
Sempre nel 900 Heidegger che aveva tentato di fondare una possente ontologia esistenzialista alla fine si arrende e scrive “La fine della filosofia e il compito del pensiero” in cui vede la filosofia ormai trasmutata in scienza e può solo auspicare che questa scienza possa comprendere l’uomo rigenerandosi essa stessa come filosofia umana (e la filosofia non si riduca quindi a strumento di un sempre più disumano fare tecnico). Un auspicio, solo un auspicio è stato il prodotto della ricerca millenaria dell’episteme!
Il pensiero scientifico il cui sorgere ha accompagnato e poi favorito questo tramonto filosofico metafisico, nasce certamente da quel pensare empirico che intende il fenomeno per come semplicemente si manifesta al fine di poterlo funzionalmente controllare con la minima spesa (nasce, lo sappiamo, nelle botteghe di barbieri cerusici, nasce tra gli assistenti incaricati di calcolare le effemeridi per le profezie degli astrologi, nasce anche negli orti dei conventi ove si seminano piselli per le zuppe dei monaci), ma sotto di esso, per quanto negata, resta sempre la stessa richiesta: trovare la ragione prima (la singolarità originaria) che tiene in pugno e fa sussistere tutta la molteplice transitorietà fenomenica. E’ per essa che lo scienziato, a differenza del filomito, non si limita a guardare i segni della natura, ma come un giudice interroga la natura per costringerla (il paragone non è mio, ma di Kant) anche a mezzo tortura a confessargli ciò che lui vuole sentire che si badi bene, non è ciò che lui auspica di sentire, ma ciò che in quella confessione estorta con i mezzi indicati dal metodo appare oggettivamente credibile al metodo stesso. E’ un test di credibilità alla luce del metodo che la natura-imputato deve superare, e la confessione è la prova che il metodo sa funzionare, per cui la verità confessata potrà anche non essere vera, ma sarà oggettivamente assolutamente credibile, dunque sarà utile. E’ per questo che la fisica vince sulla metafisica, non perché trova verità più vere e stabili, non perché riesce ove ogni precedente filosofia ha fallito, ma perché trova verità più credibili, più credibili perché più utili e quindi ci dice che la verità di tutte le verità (la verità più utile) è l’utilità, un’utilità che diventa ontologia, per cui ogni discorso vero può essere solo discorso utile, ossia discorso economico che fa il bilancio dei pro e dei contro di quanto afferma.
Eppure proprio l’utile assunto a ragion prima, di nuovo fa risuscitare contro di sé il fantasma dell’inutile, del non funzionante, dell’incontrollato che ancora sommerge e frantuma, proprio come prima erano finiti in frantumi i simboli mitici e tutte le verità epistemiche, anche l'utile sente il suo venir fatto a pezzi da ciò che genera nel mondo.
E allora è proprio in questo continuo andare in frantumi di ciò che continuamente si vorrebbe tanto trovare che la ricerca filosofica non solo penso possa rinascere, ma pure affermare la propria indispensabilità, indispensabilità che non nega né il mito né la fisica o l’economia, ma che le comprende e le intende nel loro continuo reciproco intrecciarsi e implicarsi (quanto deve risultare scandalosa a molti fisici questa affermazione! La fisica che si intreccia con i miti! L’acqua santa con il diavolo che dovrebbe esorcizzare! Eppure è proprio così che l’oggetto si lega al soggetto da cui è inseparabile).
I filosofi non dovranno allora ritagliarsi una specie di riserva indiana negli scantinati accademici, implorando la clemenza dei fisici e dei tecnici, ove coltivare il loro perverso e inutile hobby metafisico che produce nomos a denominazione controllata da salvaguardare come il succulento lardo di Colonnata per la gioia di sempre più rari buongustai, ma al contrario è chiamata ancora, insieme a fisici e filomiti a costruire una autentica intera cosmologia, perché solo la filosofia può riuscire a tenere insieme quel progetto unitario che coinvolge l’uomo e il mondo, osservatore e osservato, unità e molteplicità, significante e significato, materia e spirito e ogni altra antinomia. Certamente un progetto infinito.
maral is offline  
Vecchio 23-09-2013, 15.50.35   #12
maral
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Riferimento: Scienza e filosofia (fisica e metafisica)

Scusate, per mio errore il mio precedente intervento è apparso replicato.

Ultima modifica di maral : 23-09-2013 alle ore 22.05.35.
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Vecchio 23-09-2013, 18.45.09   #13
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Riferimento: Scienza e filosofia (fisica e metafisica)

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
Si ha spesso l'impressione (talvolta la si ha anche leggendo gli interventi in questo forum) che, nell'età
contemporanea, non si sia più capaci di distinguere la filosofia dalla scienza.
Si ha l'impressione che le persone pensino che la filosofia sia, come dire, sorpassata dai tempi. Che tutto
il sapere; tutto l'amore per il sapere; riguardi solo e soltanto la scienza. La quale, disponendo di strumenti
efficaci di osservazione empirica, ha ormai completamente sostituito una filosofia che, mancando degli stessi
strumenti, poteva soltanto intuire, o ipotizzare, quel che, oggi, è "dimostrato".
Naturalmente, questa visione, diciamo, "nazional-popolare" ha il respiro corto. E lo ha proprio a partire
dal concetto di "dimostrazione".
Il concetto di "dimostrazione" è il concetto classico che la filosofia greca ha della scienza.
Platone affermava che le opinioni, nel momento in cui vengono "legate" (da nessi logici) diventano "fisse",
e che quindi diventano scienza. Aristotele (in concordanza con il principio della "sostanza") affermava che
la conoscenza è conoscenza delle cause per cui un oggetto non può essere diverso da com'è. E chiamava tale
conoscenza "conoscenza dimostrativa"......
Ma è senz'altro vero (un po' come l'acqua calda) che un oggetto non può essere diverso da com'è...solo che bisognerebbe sapere com'è...e Aristotele proprio non lo lo sapeva!
Comunque, forse Aristotele e Platone ai loro tempi avevano ragione: il dover sempre dimostrare non era all'altezza del loro divino pensiero...sarebbe roba troppo popolare...anzi ...populista!
Solo che tali tempi e questo loro "pensare" si sono protratti troppo a lungo...la non necessità di dimostrare...sperimentare...il rifiutare ogni pragmatismo, ecc...ed solo l'elucubrare con la metafisica sarebbe vero sapere...ecc...
Questo loro pensare...dicevo...ha condannato il nostro mondo alla sterilità per oltre 1500 anni...ed anche oggi ne subiamo gli epigoni: non è un caso che i paesi del nord fioriascano... e noi... antichi ionici...piangiamo sul nostro elevato sapere!


Naturalmente ci si è resi conto, in seguito, di come tale teoria poggi proprio sul concetto di "sostanza
necessaria" (Aristotele), e quindi ci si è resi propensi a considerare una metodologia diversa da quella
classica di "dimostrazione": la metodologia della "analisi descrittiva" (Bacone, e in seguito Newton, per il
quale l'analisi descrittiva consiste: "nel fare esperimenti ed osservazioni, e nel trarne conclusioni
generali per mezzo dell'induzione").
Di particolare rilievo, in seno alla metodologia dell'analisi descrittiva, sono le tesi del fisico, e filosofo,
Ernst Mach, che afferma: "i metodi attraverso i quali il sapere viene a costituirsi sono di natura economica
(poichè nascono dalla situazione di squilibrio tra il numero delle reazioni biologicamente importanti e la
varietà illimitata delle cose esistenti - ecco perchè la "categorizzazione" è alla base di ogni sapere). E'
da questo concetto che egli arriva ad affermare "addirittura" la decadenza di ogni differenza fra l'elemento
fisico e quello psichico...


Citazione:
Successivamente a ciò, si è meglio esplicitato il carattere dubitativo della scienza, nonchè il suo
carattere "autocorrettivo". E si è proposto come criterio della validità scientifica il concetto di "falsificazione",
cioè il concetto secondo il quale una proposizione è scientifica solo se si pone, preliminarmente, la
condizione che essa possa essere contraddetta (la scienza, dice Popper, non è diretta alla verifica, ma alla
falsifica - cioè lo scienziato non cerca verifiche ad una tesi che egli dà per certa, ma cerca elementi
che quella tesi potrebbero contraddire: la prospettiva è ribaltata rispetto all'induzione, propria dell'analisi
descrittiva).
CArto è steno per chi abbia formazione filosofica che crede nell'assoluto.
Chi invece abbbia formazione scietifica sa (ne ha esperieza) che l'assoluto non esiste: tutto è solo un tendere al limite.

Ecco quindi che la miglior "strategia" per sempre più implementare la conoscenza è la falsificazione!

Ogni teoria, enunciazione, legge, trovato, non è mai il meglio e quanto di massimamente conforme alla esplicazione del'universo...per cui la critica continua non può che portare al superamento: io esprimo questo dicendo che non fai in tempo a scalare la montagna che, arrivato in cima, subito scorgi oltre una nuova teoria di cime....da scalare...e che quindi fai il possibile per scalare...se non tu, chi viene dopo.
Di qui l'esplosione più che esponeziale della conoscenza scientifico/tecnico che sostiene, con proprie opere la a nostra attuale civiltà.

Che poi sia buona o cattiva una tale civiltà dovrebbe derivare dall'elucubrare dei filosofi... i quali però preferiscono dedicare a proclamare la superiorità del loro pensiero su quello scientifico!
Ora quale sia il pensiero superiore o inferiore non saprei e poco mi interssa..il fatto concreto è pero che mentre i derivati tecnico/scientifici pervadono la nostra cultura, ...i derivati filosofici ristagnano su se stessi e tanto più quelli metafisici:...restano incompresi!

Credo le principali ragioni del ristagno filosofico sia proprio nelle sue strategie di sviluppo delle elucubrazioni e di tutto il pensiero filosofico:

1)- il rifiuto della indagine sull'attualità che non significa buttare i vecchi filosofi, (indefessi "laudatores temporis acti"), ma nemmeno contrapporli ai nuovi che molto approfondiscono il sapere, anche filosofico, profittando delle nuove scienze...che invece si disprezzano...forse i più giovani disprezzano?
2)- Puntare all'assoluto disprezzando le relatività dei trovati: al contrario la relatività degli eventi è un concetto che di sé investe tutta la nuova cultura.
3)- Non utilizzare la strategia della falsificazione che, come ho sopra cercato di far capire, è importante fautrice di ogni nuova conquista








ol dubbio e soprettutto cion la critica ..col cercare il mo




l'insistenza ...ma prorio perché non esiste




Naturalmente, questo genere di riflessione è estraneo alla scienza (la scienza, come afferma altrove Maral,
è incapace di riflettere su se stessa). Tuttavia, anche all'interno dello stesso pensiero filosofico si
tende a privilegiare un approccio (l'epistemologia) che trova nella scienza il solo fondamento possibile del
sapere.
In relazione a questo, la mia domanda è: che fine fa la "scienza prima", la metafisica? Davvero non sentiamo
più il bisogno di essa? Davvero essa non ha più nulla da dirci?
Se, io trovo, intendessimo le cose secondo una primigenia distinzione fra "physis" e "nomos", allora
vedremmo che della metafisica non è possibile fare a meno; e che la filosofia, oltre a non poter ridursi a
mera scienza (ma questo solo chi pensa in maniera "nazional-popolare" lo può supporre), non può nemmeno
ridursi alla sola riflessione sul sapere scientifico.
Un saluto a tutti voi.[/quote]
ulysse is offline  
Vecchio 23-09-2013, 19.22.25   #14
sgiombo
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Riferimento: Scienza e filosofia (fisica e metafisica)


@ Oxdeadbeef


Effettivamente é oggi diffusa una vulgata scientista che (non ripeto quanto ho scritto in riposta a Eretiko) si sposa spesso con altre tendenze irrazionalistiche più pacchiane.
Ed esiste anche uno scientismo più coerente e più limitato ad élite intellettuali colte; a questo proposito é a volte difficile cogliere la differenza fra adesione pacata e critica alla conoscenza scientifica in contrasto polemico (a mio avviso ”sacrosanto”) verso altrettanto dilaganti diversi e più sgangherati irrazionalismi (superstizioni, astrologia, “fondamentalismo ecologistico”, “taumaturgismo alla padre Pio”, ecc.) da una parte e acritica esaltazione altrettanto fondamentalistica della scienza e della tecnica dall' altra.
Per esempio il buon Diego Fusaro conduce una per me apprezzabilissima e benemerita polemica contro il fondamentalismo laicistico dei vari Scalfari e Galli Della Loggia, il quale (laicismo; includente una componente scientistica) si risolve in un' esaltazione della dominante “religione del mercato”; e in questa polemica si rivolge anche a Odifreddi.
Personalmente quest' ultimo (per quel poco che ne ho letto), malgrado una decisa verve polemica che può portarlo talora ad esagerare, non mi sembra accomunabile agli altri due essendo spesso critico anche verso per lo meno alcuni fra i più disumani, oltre che irrazionali, aspetti dell' organizzazione sociale dominante (della quale gli altri due autori citati sono a parer mio fra i più spregevoli apologeti).
Non sono al corrente di tutti i suoi numerosi interventi polemici e non escludo che qua e là possa cadere in qualche misura nello scientismo acritico.
Noto per lo meno che la sua tendenziale intemperanza polemica è molto più brillante e apprezzabile (e a me personalmente anche simpatica) della spocchiosa supponenza degli altri due personaggi citati.

Sono con te d' accordo che nell' umanità ci sia una tendenziale ricerca di certezze; anche se opera pure una (forse più debole e meno potentemente diffusa a livello di massa) tendenza contraria a coltivare lo spirito critico (che é all' origine della filosofia). Entrambe queste tendenze comportamentali contrastanti possono svilupparsi in modo più o meno moderato e fisiologico oppure spropositatamente e patologicamente: é il caso della prima di esse, di fatto oggi in Occidente anche (secondo me non solo) verso la scienza, dato il declino della religione in questa parte del mondo); ma ciò é anche influenzato a mio parere dalle esperienze individuali e dal contesto sociale.
Per parte mia, da vecchio marxista incallito, darei soprattutto importanza a questi ultimi fattori: al fatto che al mantenimento degli attuali rapporti sociali dominanti, iniquissimi e pericolosissimi per la sopravvivenza del genere umano, nell' interesse immediato delle classi privilegiate che vi dominano, é utile mantenere un diffuso irrazionalismo (di cui lo scientismo é una delle molteplici declinazioni) e mancanza di senso critico; e anche al fatto che al malessere diffuso che questi assetti sociali inevitabilmente promuovono conseguono distorsioni più o meno marcatamente patologiche del comportamento (un' altra evidente é quella per il gioco d' azzardo).

Da medico, per fortuna non personalmente coinvolto almeno finora in persecuzioni giudiziarie da presunta “malasanità”, mi trovo molto d' accordo circa la dilagante smania di sicurezza; nonché, direi, rifiuto irrazionalistico e del tutto irrealistico di ogni limite, per esempio alla salute a alla durata della vita: pensa alle penose pratiche di chirurgia estetica cui si sottopongono, con risultati a mio parere quasi sempre decisamente raccapriccianti, vecchie ex-belle donne (e che magari possiederebbero ancora un qualche fascino, ovviamente limitato, se invece sapessero invecchiare dignitosamente), o alla dilagante persecuzione dei medici per presunta “malasanità” (per fare un esempio fra i tanti, qualche anno fa a Bologna i parenti-eredi –non mi pare proprio il caso di dire “i cari”- di un novantacinquenne -dicesi NOVANTACINQUENNE!- morto per infarto un giorno o due dopo essere stato dimesso da un ospedale hanno fatto causa per arraffare risarcimenti: come se a quell' età la morte non fosse DEL TUTTO FISIOLOGICAMENTE in agguato ogni momento, e ogni giorno di vita guadagnato in buona salute non fosse da considerare un dono generoso della fortuna!

Spero che il tuo giro di domenica sia stato di soddisfazione (chiedo scusa agli altri frequentatori del forum: “cose fra ciclisti”).
sgiombo is offline  
Vecchio 23-09-2013, 19.33.50   #15
Eretiko
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Riferimento: Scienza e filosofia (fisica e metafisica)

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
@ Eretiko
Ora, non sono in grado di entrare nello specifico per quel che riguarda la scienza, ma mi sembrerebbe proprio
che Einstein, quando è arrivato alla formula dell'energia, non ha avuto bisogno di considerare la realtà o
l'irrealtà di un principio "primo". Egli, cioè, ha avuto bisogno di considerare il solo principio dell'energia,
senza considerare le relazioni che questa ha con tutti gli altri enti (ha forse considerato, oltre all'energia,
alla massa ed alla velocità, un ente come il "nomos" - o enti siffatti?).
Egli ha certamente "astratto", matematicamente, dalla realtà empirica; ma non ha certamente fatto della
"metafisica", almeno se ci atteniamo al significato "storico" di questo termine.
ciao

Una teoria scientifica è una "metafisica", e non solo per l'astrazione matematica del linguaggio utilizzato per descriverla. E' proprio il modello che è metafisico. Chi ha mai visto o toccato l'energia? Chi ha mai fatto esperienza dello spazio a 4 dimensioni? Chi ha mai visto il tempo scorrere come un fiume indefinito? Queste qualità primarie saranno pure legate a qualcosa di empirico, ma rimangono comunque "oltre la fisica".
Ovviamente è, e rimane, una mia personale posizione (che però ho trovato in molti filosofi e in buona parte dei fisici teorici).
Eretiko is offline  
Vecchio 23-09-2013, 22.12.01   #16
0xdeadbeef
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Riferimento: Scienza e filosofia (fisica e metafisica)

@ Ulysse
Dalla tua risposta dovrei forse dedurre che per te un oggetto non può "cambiare" nel tempo? Se così fosse,
potrei dire che non sei rimasto ad Aristotele, ma che sei addirittura "retrocesso" a Parmenide...
E meno male che, nel seguito, ti dici d'accordo sulla teoria della falsificazione (non che non abbia i suoi
bravi limiti, comunque).
Non capisco, e non lo capisco nel modo più assoluto, questo tuo qualificare la filosofia come una materia
per presuntuosi: ma quale superiorità? Filosofia e scienza si muovono, con ogni evidenza, su piani diversi.
E non solo: quel tuo definire un pensiero superiore ed uno inferiore evidenzia una forma-mentis ontologica,
o almeno una "visione" molto attenta alle gerarchie (ti consigliavo, appunto, di cercare di conoscer-ti, ma
non mi illudo che tu faccia lo sforzo di comprendermi).
La parte conclusiva della tua risposta è la solita (solita perchè tema ricorrente nei tuoi interventi) "laude
al progresso", che è quanto di più finalistico, escatologico, metafisico (e chi più ne ha più ne metta) si
possa immaginare.
Penso, in definitiva, che le tue posizioni siano il frutto di una visione della scienza che è tardo-ottocentesca,
positivistica: null'altro che l'ultimo frutto del romanticismo.
ciao
(scusami la "ruvidità", ma la filosofia mi impone di dire ciò che penso (che non è, necessariamente, il vero;
ma è un qualcosa di, ovviamente, falsificabile)
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 24-09-2013, 08.52.28   #17
CVC
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E' curioso che alcuni vorrebbero liberarsi della filosofia e non capiscono che così facendo non fanno altro che continuare a tenerla in vita.
Per cancellarla veramente non dovrebbero far altro che ignorarla
CVC is offline  
Vecchio 24-09-2013, 10.30.00   #18
maral
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Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Ma è senz'altro vero (un po' come l'acqua calda) che un oggetto non può essere diverso da com'è...solo che bisognerebbe sapere com'è...e Aristotele proprio non lo lo sapeva!
Bè, se per questo non lo sappiamo nemmeno noi. Abbiamo dei modelli di oggetto che funzionano e altri meno (in progress, si spera), ma da qui a dire com'è davvero un oggetto ce ne passa! Molti sono oggi fermamente convinti di saperne di gran lunga di più di Aristotele, per correttezza bisognerebbe chiederlo anche ad Aristotele cosa ne pensa in merito, ma purtroppo non può più rispondere.
Citazione:
Comunque, forse Aristotele e Platone ai loro tempi avevano ragione: il dover sempre dimostrare non era all'altezza del loro divino pensiero...sarebbe roba troppo popolare...anzi ...populista!
Bè, sia Platone (nei dialoghi), sia Aristotele non fanno altro che dimostrare, per via logica, come si dimostra in geometria. Aristotele poi è anche un filosofo di grande pragmatismo, considerava Parmenide un pazzo, e persi in mistiche elucubrazioni sia Democrito che Pitagora: gli atomi come le idee eliocentriche erano decisamente troppo irrealistiche rispetto a quello che si vede quotidianamente con i propri occhi e Aristotele ha sempre invitato a tenere i piedi per terra!. D'altra parte come poteva non essere pragmatico Aristotele, il precettore di Alessandro Magno!
Citazione:
Questo loro pensare...dicevo...ha condannato il nostro mondo alla sterilità per oltre 1500 anni...ed anche oggi ne subiamo gli epigoni: non è un caso che i paesi del nord fioriascano... e noi... antichi ionici...piangiamo sul nostro elevato sapere!
Sterilità? cosa ne possiamo sapere cosa sia storicamente più sterile e cosa meno. Certo è sterile fissarsi nelle proprie idee, ma di qualsiasi idea si tratti e troppe accademie e università oggi come 500 anni or sono sembrano proprio deputate a questo: mantenere stabile e quindi sterile il sapere che ha consentito una certa gerarchia di potere. Forse è questo il più grosso limite di noi, antichi ionici, la cui ionicità è da tempo naufragata in una enorme cloaca, sentirci servi delle gerarchie istituite sperando di raccogliere qualcosa e del tutto incapaci di pensare fuori dal pensiero dominante che garantisce quelle gerarchie aristoteliche o no che siano.

Citazione:
CArto è steno per chi abbia formazione filosofica che crede nell'assoluto.
Chi invece abbbia formazione scietifica sa (ne ha esperieza) che l'assoluto non esiste: tutto è solo un tendere al limite.
E questa che dici è un'asserzione che la scienza considera assoluta o relativa, quindi scientifica e falsificabile?

Citazione:
Che poi sia buona o cattiva una tale civiltà dovrebbe derivare dall'elucubrare dei filosofi... i quali però preferiscono dedicare a proclamare la superiorità del loro pensiero su quello scientifico!
ma figurati se i tecnici vogliono che i filosofi mettano becco su quanto la civiltà della tecnica sia buona o cattiva! Certo che è buona, i prodotti della tecnica sono così utili agli occhi dei tecnici e di chi crede nel progresso tecnico! Qualsiasi tecnico sa bene che filosofare in merito al buono e al cattivo è solo una perdita di tempo!

Citazione:
Credo le principali ragioni del ristagno filosofico sia proprio nelle sue strategie di sviluppo delle elucubrazioni e di tutto il pensiero filosofico:

1)- il rifiuto della indagine sull'attualità che non significa buttare i vecchi filosofi, (indefessi "laudatores temporis acti"), ma nemmeno contrapporli ai nuovi che molto approfondiscono il sapere, anche filosofico, profittando delle nuove scienze...che invece si disprezzano...forse i più giovani disprezzano?
2)- Puntare all'assoluto disprezzando le relatività dei trovati: al contrario la relatività degli eventi è un concetto che di sé investe tutta la nuova cultura.
3)- Non utilizzare la strategia della falsificazione che, come ho sopra cercato di far capire, è importante fautrice di ogni nuova conquista
Credo che le ragioni della catastrofe che la tecnica sta sempre più alacremente perseguendo siano:
1) Il rifiuto di considerare le radici dell'albero su cui è cresciuto e cresce il pensiero tecnico, curandosi solo delle fronde perché le radici sono una perdita di tempo, roba sorpassata, fuffa insomma.
2) Far finta di considerare tutto relativo per rendere assoluto solo il pensiero economico, l'unico in grado di vedere l'utile e pertanto il vero (che è vero solo se è utile)
3) Pensare e voler far credere che non esista che un approccio tecnico per salvare l'umanità, perché solo un mondo che ha fede certa nella tecnica può salvarsi, appunto perché solo la tecnica può fornirgli ciò che gli è utile e che funziona indipendentemente da ogni altra considerazione morale, logica o ontologica ed esistqenziale che sia. La tecnica infatti taglia corto, va diritta allo scopo di far funzionare e quando non ci riesce è solo colpa di chi non ha abbastanza fede in lei.
maral is offline  
Vecchio 24-09-2013, 17.09.21   #19
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Riferimento: Scienza e filosofia (fisica e metafisica)

@ Maral
Dunque, a tuo avviso, è l'utilità il "principio primo"?
In un altro post affermo che i "moventi" originari sono il piacere e il dolore (pag. 4 del post su Severino,
rispondendo proprio a te); ma questo vuol dire che ognuno di noi, visto che ognuno di noi ha una diversa
percezione del piacere e del dolore (non necessariamente, ma certamente in possibilità), ha un suo concetto
di utilità (dicevo appunto che in questo consiste l'impossibilità di qualsiasi fondazione razionale delle
cose). Dice Hobbes: "ciascun uomo è, per diritto naturale, arbitro circa ciò che gli è utile".
Se così fosse, il Kaos sarebbe la Verità, e dunque la metafisica non potrebbe individuare che in esso
l'oggetto proprio del suo discorso (comunque decretando la Verità non negli enunciati scientifici, ma nelle
"deliranti" (...) parole di Nietzsche, con la volontà di potenza che assurgerebbe al ruolo di principio che
condiziona la validità di ogni altro principio, cioè che assurgerebbe al ruolo di Verità metafisica).
Personalmente, sono convinto non solo della "possibilità" di tutto ciò, ma della sua "probabilità". Ed è
per questo che dicevo a Sgiombo di apprezzare il suo porre l'accento sulla questione dei rapporti sociali.
Ma è proprio sulla base di questo ragionamento che non penso, assolutamente, che la fisica "vinca" sulla
metafisica (non lo potrebbe, come non potrebbe avvenire il contrario). E' la metafisica -e lo sarà sempre-
ad aver l'ultima parola, e semplicemente perchè è essa a "comprendere" le scienze particolari (una com-prensione
ontologica, naturalmente non certo qualitativa).
Certamente, sarebbe assai poco "utile" andar a dire in giro che il Kaos è la Verità; che la volontà di
potenza (che altro non è se non la legge del più forte) è l'unica "legge" che una "physis" staccata dal "nomos"
(un "nomos" che "perde", irrevocabilmente, il confronto, se è la filosofia a soccombere) riconosce.
Dicevo: sarebbe assai poco utile, ma lo sarebbe per la volontà di potenza dominante, la quale ha, invece,
tutto l'interesse a far credere che le cose si svolgano secondo un "ordine" (un Kosmos).
Quindi io porrei al centro del discorso sull'utile non il suo contrario, l'in-utile, ma questa domanda
precisa: utile a chi?
Naturalmente, l'utile della pecora non è quello del lupo (Sgiombo direbbe- e francamente, penso, molto
a proposito -: l'utile dello sfruttato non è quello dello sfruttatore), ma la filosofia empirista anglosassone
(che, oggi, è a fondamento di tutta la weltanschauung occidentale) sembra aver come "obliato" una tale,
elementare, constatazione (a beneficio di un utile considerato "ontologicamente", tant'è che non è insolito
sentire, nelle "pieghe dei discorsi" degli economisti contemporanei, la convinzione che l'utile individuale
coincida con quello della collettività.
Prima di proseguire su questo genere di discorso (che mi appassiona molto), voglio però essere sicuro di
aver ben interpretato e focalizzato le tue riflessioni (non ne sono certo). Per cui attendo tue considerazioni.
ciao
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 24-09-2013, 21.13.16   #20
0xdeadbeef
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Riferimento: Scienza e filosofia (fisica e metafisica)

@ Sgiombo
Non hai anche tu l'impressione che questo bisogno di certezze (che, metafisicamente, si esprime nella
ri-costituzione della "Verità" negli enunciati scientifici; mentre, esistenzialmente, nella ricerca della
sicurezza "fisica") sia frutto più delle strutture "innate" che non delle condizioni materiali?
Voglio dire: non che io pensi che le condizioni materiali non influenzino per nulla questo atteggiamento, ma
mi sembrerebbe davvero colpevole ignorare che questo bisogno di certezze dura da millenni, ed abbraccia
le cosiddette "fasce sociali" più disparate.
E qual'è, secondo te, il movente originario che spinge certe persone a continui "check up" medici; come altre
a sottoporsi a interventi di chirurgia estetica? Qual'è il motivo "recondito" che spinge alla persecuzione
dei medici (mi hai fatto vedere la cosa sotto un punto di vista al quale non avevo mai pensato)?
Non credi che, una volta eclissate le "grandi narrazioni" (la religione come l'ideologia politica), l'uomo
non possa più che aggrapparsi ad una aspettativa di lunga, e sana, vita? Come ad una lunga giovinezza?
Non credi che al medico, in quanto scienziato (e la scienza è l'unica Verità rimasta...), non "possa" essere
perdonata, diciamo, l'incapacità di non conoscere la Verità?
Come può, un medico, essere considerato un uomo? E come può, la medicina, essere considerata fallibile?
E ancora: come possono non svilupparsi comportamenti (io, perdonami, mai li chiamerei "distorsioni patologiche
del comportamento") che trovano nel gioco d'azzardo la loro più tipica espressione?
Voglio dire: in una economia "sana" (o più o meno sana...) il desiderio di ricchezza si esprime nel lavoro.
Oggi, che il lavoro è diventato una chimera, la gente vede nel gioco d'azzardo (che ha davvero raggiunto
livelli parossistici) l'unica opportunità di arricchirsi.
Ugo Grozio, durante il 1500, elencò quelli che secondo lui erano i diritti "naturali" dell'individuo: "la
vita, la libertà e la proprietà, essi sono diritti naturalmente riconosciuti e validi anche se, cosa empia,
Dio non esistesse" (la frase è davvero di quelle che segnano la storia...).
E oggi, come fanno quei "diritti" di cui parlava Grozio ad essere "riconosciuti e validi" se, oltre alla
inesistenza di Dio, abbiamo decretato anche l'inesistenza di qualsivoglia "narrazione", sia essa politica,
etica o semplicemente "umanistica"?
Siamo ancora propensi a considerare quei diritti, o altri diritti, come "naturali"? E la natura, cos'altro
è se non la "physis" di cui parlavano gli antichi Sofisti?
Ecco perchè il Diritto (giurisprudenzialmente inteso) è sempre più sotto attacco. Ecco perchè esso è
"strutturalmente" incapace di far valere le proprie istanze (il caso dell'ILVA di Taranto è emblematico, ma
non è certo il solo).
Se il "nomos" è eclissato, la "physis" prende il sopravvento. E la "physis" altra regola non ha se non quella
dettata dalla volontà di potenza (ti rimando, per quest'aspetto, alla mia risposta a Maral).
ciao
(sono tornato terribilmente raffreddato...)
0xdeadbeef is offline  

 



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