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Vecchio 15-09-2014, 09.57.32   #21
maral
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

La prima considerazione che mi è venuta in mente leggendo l'intervento iniziale di questa riflessione in relazione alla capacità oppositiva che rende liberi gli esseri viventi a differenza dell'accondiscendenza degli inanimati è stata che a me non pare proprio che gli esseri inanimati siano così accondiscendenti alla mia volontà, anzi spesso vi resistono e con una tenacia che quelli viventi possono solo sognarsi (basta considerare le difficoltà che insorgono quando al posto di un operatore vivente di un servizio viene messo un dispositivo automatizzato o quando il suddetto operatore opera come tale) . Tuttavia il nostro modo di pensare concepisce gli esseri inanimati, il mondo delle macchine ad esempio, privo di volontà propria e dunque privo nel modo più assoluto di libertà, ciò che ci si oppone è solo la loro essenza tecnica, dunque risolto il problema tecnico della loro ontologia ogni resistenza è superata. Infatti il progetto tecnico sul mondo ha necessità di concepire anche il vivente (vivente umano compreso) come macchina, in tal modo tutto fila liscia secondo libera e sconfinata volontà tecnica (della tecnica, non del tecnico che la maneggia e si illude ingenuamente di padroneggiarla, mentre ne è solo strumento consumabile che deve funzionare).
La libertà risulta comunque strettamente legata alla volontà di un io (soggetto) che vuole e dunque se l'io (soggetto) è illusione è certo illusione pure la libertà, come appare evidente in tutti i discorsi che pongono la questione della realtà del libero arbitrio prendendo a riferimento la realtà obiettiva e scientifica delle cose, non riescono a districare la matassa e si arrampicano sugli specchi per tentare di salvarlo.
In quest'ottica di riferimento all'io si è detto giustamente che la libertà è libertà di affermare se stessi che si attua a mezzo di una negazione da ogni altrui condizionamento e costrizione che vorrebbe usarmi come mezzo per fini che non sono miei, tragico errore poiché l'unico fine che va riconosciuto a me stesso è solo me stesso (autopoiesi della macchina biologica). Se da un lato questa considerazione vuole sottolineare la completezza che ogni ente trova in se stesso facendosi libero, dall'altro evidenzia che non si può essere liberi da se stessi, si è quello che si è e non si può volere essere altro, ossia non si può scegliere di volere ciò che si vuole. Questo implica il conoscersi fino in fondo, giù giù fino ai fantasmi dell'inconscio dove l'io svanisce e la libertà non c'è più, solo il delirio della follia più feroce e autodistruttiva.
Il problema è che quello che siamo non siamo noi a determinarlo né a volerlo, in un certo senso è sempre il mondo, l'altro da noi a determinarlo: la biologia, le pulsioni profonde, la cultura stratificata da millenni, il modo di pensare contemporaneo che ne è il prodotto, i contesti sociali e familiari in cui siamo nati e vissuti e noi non siamo liberi da questo, perché è ciò che ci sta rappresentando per quello che siamo. Dunque forse la libertà non è che il riconoscimento e l'accettazione di una necessità che ci travalica completamente, necessità di cui noi non siamo gli autori ma a cui riconosciamo di non poter dire di no, solo di accettarla e viverla con tutta la felicità di esistere.
La libertà è collegata oltre che alla volontà, alla responsabilità (il rovescio della medaglia rispetto all'inebriamento volitivo). Non si può essere liberi senza essere responsabili e in quest'ottica la responsabilità verso l'altro equivale alla responsabilità verso noi stessi, perché siamo reciprocamente responsabili della felicità di questo esistere che reciprocamente ci fonda a ogni istante.
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Vecchio 16-09-2014, 04.33.33   #22
Mymind
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

Ti ringrazio laryn, ti ho mandato un pm

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
E' impossibile quindi ritenere che la libertà sia una totale assenza di condizionamenti. Bisognerebbe che il pianeta fosse abitato...da un solo umano. Nel momento in cui ci fosse anche solo una famiglia, nasce la servitù da un sistema patriarcale o matriarcale e dai figli che devono per necessità asservire ai genitori e sottostare all'obbedienza.
In altri termini in un gruppo sociale nasce subito la necessità di regolare i ruoli e i comportamenti.

La grande difficoltà della libertà è quindi la capacità di costruire un equilibrio dinamico, in quanto se non assecondo gli altri, o divento un solitario asociale, oppure devo ridefinirmi all'interno delle loro relazioni chiarendo i termini del rispetto delle singole libertà.

Per non dipendere da nessuno bisognerebbe vivere da Robinson Crusoe, ammesso che vi sia un atollo sul pianeta che non sia già di qualcuno....che farebbe pagare l'affitto.


Salve Paul11 ne aprofitto del tuo intervento, su cui son relativamente d'accordo,per precisare il concetto di "libertà dai condizionamenti" a cui ho fatto riferimento nel precedente intervento; che non è da intendere in senso assoluto (alla Crusoe, anche se pure lui non è libero dai condizionamenti e la sua idea di reale deriverà dal condizionamento dell'isola o dal cibo di cui si nutre, della natura che osserva anche se priva di uomini o costrutti), ma come filtraggio coscienzioso, ovvero prendendo coscienza di ciò che è condizionamento e cambiando il modo di rapportarsi ad esso, libertà dalla sua influenza, non da lui. Si può vivere nella più grande delle città e provenire da un' infanzia limitante il rapporto con se stessi e la realtà, che l'individuo coscienzioso discernerà lo "sporco" del proprio sè (vuoi passando per il nichilismo, per un'esperienza alla Crusoe, per un'illuminazione) nel ritrovar se stesso, libero di scegliere da cosa elevarsi. Sta poi al suo giudizio critico saper abbracciare i "giusti" condizionamenti (seppur solo alcuni essenziali) ed abbandonare quelli deleteri e dislocanti(perchè liberarsi dal condizionamento di un'infanzia bellissima?). Quindi nulla di assoluto e pragmatico(la libertà assoluta non esiste se non nel non-essere), ma un relativo e coscienzioso rapportarsi nel riconoscere ed elevarsi dalla causa. Metaforicamente un conservare l'indipendenza della solitudine anche in mezzo alla folla. Senza di questo la volontà non sarebbe una vera volontà dell'individuo, ma di ciò che l'ha plasmato.
Sulla difficoltà di costruire un equilibrio dinamico di libertà che non intacchino quelle altrui l'uomo si è rivelato un gigante sbadato nel quotidiano ed un monarca che plasma volontariamente i suoi servi nel potere. Ma forse in un comune elevarsi generante compassione per l'altro ed una forte indipendenza morale, storica e spirituale potrebbe concepire una certa armonia, dei piccoli Zarathustra

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Il problema è che quello che siamo non siamo noi a determinarlo né a volerlo, in un certo senso è sempre il mondo, l'altro da noi a determinarlo: la biologia, le pulsioni profonde, la cultura stratificata da millenni, il modo di pensare contemporaneo che ne è il prodotto, i contesti sociali e familiari in cui siamo nati e vissuti e noi non siamo liberi da questo, perché è ciò che ci sta rappresentando per quello che siamo

Son d'accordo col tuo intervento Maral però su questo tratto si sta forse etichettando le cause. Nel senso che non si può cambiare direzione dagli effetti delle cause, la volontà di un'indipendenza è anch'essa plasmata e vittima di una causa che non ci appartiene, non c'è libero arbitrio, però possiamo essere coscienti di questo e distinguere le cause dalle influenze, non siamo inanimati. Venire ai patti con l'inconscio (anche se non nella sua completezza) non con le cause che l'hanno plasmato. L'atto razional-coscienzioso e autoritario ha la facoltà di rapportarsi al passato (ed alla vecchia coscienza) e quindi di mutare il tipo di rapporto (rendendolo più distaccato, più vicino, più critico, più importante) e trarne la sua relativa essenza. Il modo con la quale ci si rapporta ne determina le infuenze. Il vecchio conosci te stesso e diventa ciò che sei... le influenze fanno le gabbie ma anche le chiavi e permettono al seme che le supera di fiorire al sole o se troppo forti come un terreno compatto e arido lasciarlo sotto terra. Dipende dalla coscienza di quel seme capire di essere un seme di * e dissolvere la terra sopra la sua testa. L'inconscio che da vittima diventa artefice.


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Vecchio 16-09-2014, 09.29.52   #23
maral
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

Credo che forse si potrebbe dire allora che la libertà è il riconoscimento di una realtà che si rappresenta necessariamente come soggetto che vuole ed è quindi pienamente e liberamente responsabile di ciò che vuole.
La volontà e la responsabilità sono insieme elementi imprescindibili di quella rappresentazione in atto che è la libertà del soggetto.
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Vecchio 16-09-2014, 10.33.24   #24
Duc in altum!
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

** scritto da maral:


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Credo che forse si potrebbe dire allora che la libertà è il riconoscimento di una realtà che si rappresenta necessariamente come soggetto che vuole ed è quindi pienamente e liberamente responsabile di ciò che vuole.
La volontà e la responsabilità sono insieme elementi imprescindibili di quella rappresentazione in atto che è la libertà del soggetto.


«La libertà consiste nel rendersi responsabili di fronte alla verità». - (P. Benedetto XVI)

Il problema è che ognuno ha la propria di "verità", quindi, forse, sempre secondo i propositi di Einstein:- "Se i fatti e la teoria non concordano, cambia i fatti"-; se non ci si sente liberi (davvero liberi, fino a divenire una quotidiana realtà) rendendosi responsabili nei confronti della nostra verità, di ciò che teorizziamo sia la verità, bisogna cambiarla, ogni qualvolta, ovviamente, la tristezza, la disperazione e l'angoscia, sono dovute ad una prigionia interiore od a una oppressione politica-sociale-economica.


Pace&Bene
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Vecchio 16-09-2014, 12.30.55   #25
mariodic
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
La libertà ha una definizione complessa nell'ambito umano , investe praticamente tutti i piani:esistenziale individuale, il rapporto sociale, gli ordinamenti organizzati umani, l'economia, la psicologia e persino la spiritualità.

Senza negare il valore "pratico" della definizione di PAUL11, ne suggerisco una secondo me, assoluta della libertà: sta nella espansione della Conoscenza da parte del "titolare" dell'universo che è l'Osservatore , cioè l'IO.Col tendere della Conoscenza verso zero, del pari ia libertà va a zero e l'Universo cessa d'essere.
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Vecchio 18-09-2014, 20.07.37   #26
SinceroPan
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

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Originalmente inviato da Socrate78
Non scrivo nel forum da molto tempo (dal 2009 precisamente), ho deciso comunque di tornare per condividere con voi alcune mie riflessioni.
La mia riflessione parte da questo quesito/problema:In che cosa consiste la libertà dell'uomo? Com'è possibile definirla? Ecco, riflettendoci a lungo, io sono arrivato a questa conclusione: ciò che mi determina come persona, come individuo e mi fa essere libero è oppormi alla volontà altrui, è il dire NO alle richieste, comandi, ordini dell'altro.
Infatti il regno dell'accondiscendenza (del SI insomma) è proprio quello degli oggetti inanimati: un computer o un robot è come se dicesse sempre SI, perchè dipende totalmente dai desideri di chi lo usa, ma il discorso vale per qualsiasi oggetto; nel momento in cui io mi oppongo ad una richiesta è come se dicessi: "Io voglio qualcosa di diverso da te perchè sono una persona libera, non un oggetto senza personalità", di conseguenza è l'opposizione che mi determina.
Ne consegue che è proprio nella relazione conflittuale che la mia volontà si rafforza e si afferma, ovviamente il conflitto deve arrivare ad una risoluzione, ma se mi limito ad acconsentire agli altri mi riduco ad una specie di robot pensante. E' corretto il mio ragionamento?

concordo sul punto => Libertà = Volontà di Potenza.. non solo verso l'Altro Uomo.. ma anche verso la Natura (posso mangiare o non mangiare la mela sul tavolo senza che nessuno me lo ordini/impedisca)..

FENOMENOLOGIA
il problema è che, come dicono giustamente (a mio parere) Kant e Severino la Libertà è una Fede perchè Non appare Fenomenologicamente.. infatti Appare il Ricordo che Tentennavo se Mangiare o Non Mangiare.. ed Appare il Ricordo che Scelsi di Non Mangiare.. ma Non Può Apparire il Ricordo che Avrei Effettivamente Potuto Mangiarla.. se per dimostrarlo faccio come Aristotele e cioè la Mangio Ora.. allora mi Illudo di Dimostrare la Libertà ma non è così perchè Non Mangio Più Quella Stessa Mela x cui fui Indeciso.. perchè gli Atomi all'Interno ed All'Esterno della Mela, di Me, e del Mondo che ci Circonda si sono nel frattempo Modificati miliardi di volte.. e le loro Relazioni miliardi al cubo.. la Vera Prova Fenomenologica del 9 sarebbe Poter Tornare Indietro nel Tempo e Fare la Scelta che Non Feci.. ma ciò è Impossibile.. indi la Libertà è una Fede di cui Fenomenologicamente Ignoriamo la Verità / Falsità..

LOGICA ONTO-LOGICA
se poi ci spostiamo sul punto Logico (come fa Severino).. allora potremmo tentare di Dimostrare addirittura che la Libertà Non Esiste (esiste come Illusione).. infatti.. essere Liberi non significa dire NO.. bensì Poter decidere se dire Sì o No.. ma il problema Logico è quella o..

se la intendi booleaneamente come Or allora essa è Vera non solo quando ho 1 0 e 0 1.. ma anche quando ho 1 1.. ovvero è Vero che la Potevo Mangiare ed è Vero che (la Stessa) Non la Potevo Mangiare.. ma allora dico A = NON A.. cioè Violo PRincipio di Non Auto-Contraddizione.. quindi la Libertà è Impossibile..

se invece intendi quella o come Xor boolenana.. allora essa è vera Solo quando ho 1 0 oppure 0 1.. cioè non ammette 1 1.. ma allora sto dicendo che Una delle Due Possibilità era Falsa in Radice.. ovvero dico che era Necessariamente Vera solo 1 delle 2.. ovvero dico la Necessità allora nego il suo opposto che è la Libertà..

pensonalmente sono convinto , dopo lungo meditato travagliare, che la Libertà sia un'Illusione Necessaria in cui tutti, incluso io, viviamo.. ma che in Radice sia Impossibile.. Ammetto che questa convinzione (che sembra il Fatalismo Turpe denunciato da Nice) sia di pochissimi.. ritengo invece che il punto sulla Non Apparizione Fenomenologica dell'Evento Libertà.. e quindi della Libertà come Postulato Fede.. possa essere condivisa da molti.. se ci riflettono con calma.. e senza pregiudizi portati dall'abitudine e dal desiderio di voler poter scegliere il nostro futuro.. ma.. x coerenza.. concludo dicendo che se la riterrete una Pazzia ciò sarà dovuto solo al nostro Diverso Destino..


saluti
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Vecchio 19-09-2014, 00.44.55   #27
paul11
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

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Originalmente inviato da SinceroPan

LOGICA ONTO-LOGICA
se poi ci spostiamo sul punto Logico (come fa Severino).. allora potremmo tentare di Dimostrare addirittura che la Libertà Non Esiste (esiste come Illusione).. infatti.. essere Liberi non significa dire NO.. bensì Poter decidere se dire Sì o No.. ma il problema Logico è quella o..

se la intendi booleaneamente come Or allora essa è Vera non solo quando ho 1 0 e 0 1.. ma anche quando ho 1 1.. ovvero è Vero che la Potevo Mangiare ed è Vero che (la Stessa) Non la Potevo Mangiare.. ma allora dico A = NON A.. cioè Violo PRincipio di Non Auto-Contraddizione.. quindi la Libertà è Impossibile..

se invece intendi quella o come Xor boolenana.. allora essa è vera Solo quando ho 1 0 oppure 0 1.. cioè non ammette 1 1.. ma allora sto dicendo che Una delle Due Possibilità era Falsa in Radice.. ovvero dico che era Necessariamente Vera solo 1 delle 2.. ovvero dico la Necessità allora nego il suo opposto che è la Libertà..

pensonalmente sono convinto , dopo lungo meditato travagliare, che la Libertà sia un'Illusione Necessaria in cui tutti, incluso io, viviamo.. ma che in Radice sia Impossibile.. Ammetto che questa convinzione (che sembra il Fatalismo Turpe denunciato da Nice) sia di pochissimi.. ritengo invece che il punto sulla Non Apparizione Fenomenologica dell'Evento Libertà.. e quindi della Libertà come Postulato Fede.. possa essere condivisa da molti.. se ci riflettono con calma.. e senza pregiudizi portati dall'abitudine e dal desiderio di voler poter scegliere il nostro futuro.. ma.. x coerenza.. concludo dicendo che se la riterrete una Pazzia ciò sarà dovuto solo al nostro Diverso Destino..


saluti

Accostare Severino e la sua visione a Kant, bhe siamo agli antipodi.

Nella logica di Severino infatti non esiste una vera libertà e la libertà non è un atto costrittivo ridotto ad una scelta o no di una cosa, ma dove invece si interviene negli eventi, "rompendo" una sequenza meccanicistica.
Un conto è fare una crocetta su una scheda elettorale fatta e costruita da altri e farla passare per libertà e un conto è partecipare ad un evento democratico, cioè essere agente attivo e non passivo.
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Vecchio 19-09-2014, 15.07.57   #28
maral
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

Se appare evidente che il determinismo ineluttabile della logica esclude ogni possibilità di scelta e quindi, mostrando l'illusione della libertà, libera radicalmente da qualsiasi responsabilità, dall'altro non mi sentirei di dire che Severino pur basandosi sulla assoluta logica del principio di non contraddizione, neghi la libertà come verità. Ogni ente è l'ente che è e non ha campi di scelta su cosa essere, ma resta sempre la scelta a disposizione dell'ente di potersi illudere di essere ciò che non è, ossia la scelta di potersi contraddire dicendo il falso ove questa scelta appare come volontà di potenza contrapposta alla volontà del destino, che significa scegliere come stanno le cose senza contraddirle illudendosi di poterle forzare a non stare come stanno.

Per quanto riguarda invece la fenomenologia del libero arbitrio esso ci appare come strettamente legata alla coscienza (all'apparire dell'apparire delle cose) e spesso è stato detto che in realtà la coscienza si limita a rappresentare il già accaduto ove essa appare, senza esserlo, autore in prima persona di questo accadere quando tutto è già successo secondo una sequenza automatica subconscia di stimolo- risposta. In realtà il problema non mi pare così semplificabile perché la risposta allo stimolo (che possiamo vedere come uno stato alterato dell'omeostasi di un soggetto) può non essere univoca e la molteplicità di reazioni possibili può sicuramente includere risposte tra loro in contrapposizione fenomenologica e tali da negarsi tra loro. Se questo accade l'unica risposta automatica attuabile in modo immediato è la non risposta, ossia la paralisi emotiva (come accade quando si è in preda al panico di fronte a un pericolo o ci si trova davanti a una situazione del tutto sconosciuta che si avverte assai inquietante) che però non sopprime la pressione dello stimolo, ma l'aumenta ulteriormente. La via di uscita da questa paralisi è la deviazione verso una serie di rappresentazioni che attivano una presa di coscienza a livello superiore simulando le varie possibilità di reazione, tra le quali, in base agli effetti simulati che appaiono in ciascuna di esse, prevarrà quella che meglio rappresenta la neutralizzazione dello stimolo. Fin qui tuttavia abbiamo sempre un meccanismo automatico di risposta sia pure più complesso di quello del riflesso condizionato, ma a questo punto interviene il feed back della soluzione attuata. Nella percezione del feed back vi potrà sempre essere una differenza rispetto alla rappresentazione originaria degli effetti e in questa discrepanza si può inserire la possibilità di una scelta effettiva che consisterà appunto nel mantenere comunque il livello rappresentativo raggiunto come sufficientemente soddisfacente (e quindi fissarlo come modello operativo subconscio immediatamente condizionante), oppure continuare a rielaborarlo per ottimizzarlo ulteriormente.
Quindi la libera scelta, se questo modello che propongo fosse verificabile, potrebbe essere tra una rappresentazione sufficientemente adeguata da diventare automatismo e una continua rielaborazione rappresentativa di tipo critico su ogni rappresentazione. Ovviamente in entrambi i casi vi sono pro e contro, si tratta appunto di scegliere.
maral is offline  
Vecchio 19-09-2014, 20.15.23   #29
paul11
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

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Originalmente inviato da maral
Se appare evidente che il determinismo ineluttabile della logica esclude ogni possibilità di scelta e quindi, mostrando l'illusione della libertà, libera radicalmente da qualsiasi responsabilità, dall'altro non mi sentirei di dire che Severino pur basandosi sulla assoluta logica del principio di non contraddizione, neghi la libertà come verità. Ogni ente è l'ente che è e non ha campi di scelta su cosa essere, ma resta sempre la scelta a disposizione dell'ente di potersi illudere di essere ciò che non è, ossia la scelta di potersi contraddire dicendo il falso ove questa scelta appare come volontà di potenza contrapposta alla volontà del destino, che significa scegliere come stanno le cose senza contraddirle illudendosi di poterle forzare a non stare come stanno.

Per quanto riguarda invece la fenomenologia del libero arbitrio esso ci appare come strettamente legata alla coscienza (all'apparire dell'apparire delle cose) e spesso è stato detto che in realtà la coscienza si limita a rappresentare il già accaduto ove essa appare, senza esserlo, autore in prima persona di questo accadere quando tutto è già successo secondo una sequenza automatica subconscia di stimolo- risposta. In realtà il problema non mi pare così semplificabile perché la risposta allo stimolo (che possiamo vedere come uno stato alterato dell'omeostasi di un soggetto) può non essere univoca e la molteplicità di reazioni possibili può sicuramente includere risposte tra loro in contrapposizione fenomenologica e tali da negarsi tra loro. Se questo accade l'unica risposta automatica attuabile in modo immediato è la non risposta, ossia la paralisi emotiva (come accade quando si è in preda al panico di fronte a un pericolo o ci si trova davanti a una situazione del tutto sconosciuta che si avverte assai inquietante) che però non sopprime la pressione dello stimolo, ma l'aumenta ulteriormente. La via di uscita da questa paralisi è la deviazione verso una serie di rappresentazioni che attivano una presa di coscienza a livello superiore simulando le varie possibilità di reazione, tra le quali, in base agli effetti simulati che appaiono in ciascuna di esse, prevarrà quella che meglio rappresenta la neutralizzazione dello stimolo. Fin qui tuttavia abbiamo sempre un meccanismo automatico di risposta sia pure più complesso di quello del riflesso condizionato, ma a questo punto interviene il feed back della soluzione attuata. Nella percezione del feed back vi potrà sempre essere una differenza rispetto alla rappresentazione originaria degli effetti e in questa discrepanza si può inserire la possibilità di una scelta effettiva che consisterà appunto nel mantenere comunque il livello rappresentativo raggiunto come sufficientemente soddisfacente (e quindi fissarlo come modello operativo subconscio immediatamente condizionante), oppure continuare a rielaborarlo per ottimizzarlo ulteriormente.
Quindi la libera scelta, se questo modello che propongo fosse verificabile, potrebbe essere tra una rappresentazione sufficientemente adeguata da diventare automatismo e una continua rielaborazione rappresentativa di tipo critico su ogni rappresentazione. Ovviamente in entrambi i casi vi sono pro e contro, si tratta appunto di scegliere.
Non voglio entrare in discussione infinite dove la volonta' e' attribuita sempre come potenza in quanto il destino ha un suo disegno per cui la libertà sarebbe un'illusione.
Mi limito a dirti che tu hai scelto con la tua volonta' e in piena libertà di seguire iil pensiero di Severino, così come hai scritto questo post in piena liberta' e con volontà, oppure hai tirato i dadi per sequenziare tutte le parole che hai scritto e di nuovo per puro caso hai legato segni simboli e significati?

paul11 is offline  
Vecchio 20-09-2014, 09.22.09   #30
SinceroPan
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Riferimento: La libertà consiste nella negazione?

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Originalmente inviato da paul11
Accostare Severino e la sua visione a Kant, bhe siamo agli antipodi.

Nella logica di Severino infatti non esiste una vera libertà e la libertà non è un atto costrittivo ridotto ad una scelta o no di una cosa, ma dove invece si interviene negli eventi, "rompendo" una sequenza meccanicistica.
Un conto è fare una crocetta su una scheda elettorale fatta e costruita da altri e farla passare per libertà e un conto è partecipare ad un evento democratico, cioè essere agente attivo e non passivo.


ciao Paul.. il mio intervento era diviso in 2 punti..

Fenomenologico : Kant sostiene che la Prova Libertà Non è Visibile Sensorialmente e quindi l'Esistenza della Libertà è Atto di Fede:su questo punto Severino e Kant sono Simili.. lo stesso Severino spesso lo cita a proprio favore..

Logico/Ontologico: Kant e Severino Divergono Totalmente.. Kant anche se non può nè vederla nè dimostrarla Crede che la Libertà (con tutte le implicazioni Morali che ne discendono) Esista..
vs Severino che Crede che Non Esista.. ed anzi si spinge a dire che ha Dimostrato Logicamente che Non Esista.. ed a rigore Severino và pure oltre la Successione Deterministica che Nega la Libertà ma cmq Accetta l'esistenza del Tempo (Democrito : tutto ciò che Avviene, avviene x Necessità).. mentre Severino è Estremo e dice -. che Tutto già e per sempre è.. un pò come diceva Qoeleth nella Bibbia.. Parmenide tra i presocratici.. od in versione scientifica Einstein con le Linee Universo che Vedono Tutto lo Spazio E Tutto il Tempo Passato e Futuro..

PS: qualunque Similitudine tra Pensatori e Linee di Pensiero è Similitudine.. Non è Assoluta Identità.. Non è Assoluta Diversità..
ma per me è essenziale..
SinceroPan is offline  

 



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