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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 04-03-2015, 10.00.23   #51
Duc in altum!
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

** scritto da Jacopus:


Citazione:
Entrare in sintonia sessualmente non significa che non debba esserci amore. Ancora una volta emerge con chiarezza il pensiero manicheo.

Finalmente, hai chiamato in causa il sentimento, l'Amore, che non ha niente a che vedere con la soddisfazione del piacere carnale, sempre se non si desidera sopravvivere nell'amore egoistico (l'importante è che io goda, passi quel che passi!); e che per sussistere, manifestarsi e svilupparsi non ha bisogno obbligatoriamente del sesso (io amo il mio miglior amico e non c'è necessità di sodomizzarlo per dimostrarglielo!), anzi, una delle espressioni più elevate sensorialmente dell'Amore è la castità eremitica, la continenza mutua di coppia (anche omosex) per sensibilizzare maggiormente il dialogo tra le coscienze individuali (le Anime per qualcuno).
Non conosco questo pensiero manicheo, ma vorrei rammentare che questa filosofia è puro cristianesimo, presente in un volume chiamato Nuovo Testamento, altrimenti finiamo per confondere le persone, così come ha detto Bergoglio, che pensano che la solidarietà, la fratellanza e l'empatia sono nati dai pensieri di Marx, e che il socialismo è nato a La Havana e non a Betlemme.


Citazione:
Se ti può far piacere saperlo non ho mai tradito mia moglie in 15 anni di matrimonio, perché la amo e credo che le farei un torto, anche se le occasioni non sono mancate, e pensa, lo faccio perchè la rispetto e non perché me lo dice un libro, o la speranza di essere ricompensato con il paradiso.

Ma questa maniera di filosofare è proprio quella che concede di affermare il pensiero opposto a quello dello scrupolo altruista: senza Dio tutto è permesso, anche tradire o denigrarmi nella lussuria, tanto a chi devo dar conto, a un libro, a una leggenda di Paradiso?
Se tu hai preso quella scelta è perché hai fiducia nel sentimento del rispetto per l'altro, domandati adesso nei riguardi di chi dovresti rispettare qualcuno? ...perché esiste questa considerazione di non far soffrire l'altro, quindi rispettiamo quel sentimento che ci unisce? ...forse è qualcosa che si vive interiormente ma non si può spiegare dettagliatamente? ...è qualcosa a cui nessuno può dare ancora una risposta esauriente senza cadere nella fede irrazionale?
Ecco siamo innanzi al Mistero, volenti o nolenti, che dirige la nostra esistenza, le nostre relazioni, la nostra sessualità e le nostre anormalità.
Cioè: l'Amore ha creato l'essere o l'essere ha inventato l'Amore?


Citazione:
Tralascio le altre tue molto discutibili affermazioni, ma almeno non attribuirmi pensieri e opinioni che non c'entrano proprio niente con me. So che questo può mettere in dubbio la tua categorizzazione delle persone, ma i non credenti non sono tutti dei perversi erotomani senza alcun principio.

Le mie allusioni sono solo esempi per comunicare in maniera diretta e far comprendere pragmaticamente il concetto, nessuna volontà di screditare o calunniare.

Io non categorizzo le persone, ognuno è complice ed autore della propria etichetta: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?» (Bergoglio)
Se si decide di non cercare il Signore in quel libro e in quella speranza che tu prima chiamavi in causa, chi è il colpevole della sua scelta d'essere?



Pace&Bene
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Vecchio 04-03-2015, 11.20.05   #52
maral
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

A me piacerebbe si riflettesse un attimo sulle conseguenze del concetto di normalità (che se estrapolato dalla sua valenza descrittiva astratta è un concetto di potenza e quindi di assoluta prevaricazione). Una volta stabilito cosa è normale (o peggio ancora naturale) e cosa no e fermo restando che ciascuno di noi entra sempre e comunque nella normalità perché così si sente (infatti considerando se stessi sono sempre gli altri a non capirci, a censurarci, a limitarci nei forum come nel traffico della vita), cosa facciamo degli altri anormali? Li sopprimiamo perché sono una minaccia sociale (come in genere accade in qualsiasi dittatura dominata dal fanatismo nichilista di un intendimento unico e assoluto)? Li spingiamo a redimersi spinti dalla dalla chiara coscienza della propria colpevolezza? Li inseriamo in un progetto rieducativo e curativo (ad esempio la castrazione volontaria incentivata per chi è omosessuale o tarato)? Li chiudiamo in un recinto, ghetto, o manicomio in attesa di "naturale" estinzione? Li consideriamo un settore di mercato quanto mai interessante ai fini del profitto che tutto domina e regola? Tentiamo di comprendere la loro anormalità cercando di scorgerne il valore anziché il difetto e anche per meglio capire la nostra?
Insomma cosa ne facciamo dell'anomalia, del prodotto uscito fuori norma nella società post industriale?
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Vecchio 04-03-2015, 11.24.13   #53
Duc in altum!
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

** scritto da Maral:

Citazione:
Dice bene Galvan:
La normalità è come la storia, la scrivono i vincitori.

Infatti, la vittoria della Croce è sempre quotidiana e contemporanea da 2000anni a questa parte.


Citazione:
Insomma cosa ne facciamo dell'anomalia, del prodotto uscito fuori norma nella società post industriale?

Lo si ama, ma dietro ad un Sì, nell'amare, ci sono 10.000 No!!



Pace&Bene
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Vecchio 04-03-2015, 12.15.14   #54
nikelise
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

Citazione:
Originalmente inviato da maral
A me piacerebbe si riflettesse un attimo sulle conseguenze del concetto di normalità (che se estrapolato dalla sua valenza descrittiva astratta è un concetto di potenza e quindi di assoluta prevaricazione). Una volta stabilito cosa è normale (o peggio ancora naturale) e cosa no e fermo restando che ciascuno di noi entra sempre e comunque nella normalità perché così si sente (infatti considerando se stessi sono sempre gli altri a non capirci, a censurarci, a limitarci nei forum come nel traffico della vita), cosa facciamo degli altri anormali? Li sopprimiamo perché sono una minaccia sociale (come in genere accade in qualsiasi dittatura dominata dal fanatismo nichilista di un intendimento unico e assoluto)? Li spingiamo a redimersi spinti dalla dalla chiara coscienza della propria colpevolezza? Li inseriamo in un progetto rieducativo e curativo (ad esempio la castrazione volontaria incentivata per chi è omosessuale o tarato)? Li chiudiamo in un recinto, ghetto, o manicomio in attesa di "naturale" estinzione? Li consideriamo un settore di mercato quanto mai interessante ai fini del profitto che tutto domina e regola? Tentiamo di comprendere la loro anormalità cercando di scorgerne il valore anziché il difetto e anche per meglio capire la nostra?
Insomma cosa ne facciamo dell'anomalia, del prodotto uscito fuori norma nella società post industriale?
Hai perfettamente ragione , questo e' il problema .
Ma non e' un grosso problema laddove l'anormalita' resta nella sfera personale e/o interiore di chi la vive senza incidere sulla vita degli altri membri della comunita .
Ma nel caso contrario cosa si fa ?

Ad esempio della cultura ROM e soprattutto dei suoi modi di vivere cosa deve fare una societa' , ad esempio come la nostra che e' fondata sul lavoro mentre la vita del Rom non lo e' ?
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Vecchio 04-03-2015, 14.13.49   #55
maral
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
Infatti, la vittoria della Croce è sempre quotidiana e contemporanea da 2000anni a questa parte.
La vittoria dell Croce fu l'affermarsi di un'anomalia rispetto al normale modo di pensare e di sentire pagano. Poi quella stessa croce tornò a essere utilizzata come strumento di torura da chi l'aveva issata a proprio vessillo di redenzione, strumento per mettere gli altri in croce e la faccenda tornò a essere tragicamente normale.

Citazione:
Lo si ama, ma dietro ad un Sì, nell'amare, ci sono 10.000 No!!
L'amore è un concetto molto pericoloso nella sua ambiguità (peraltro ampiamente sfruttata per secoli). Si può amare sentedosi in possesso di un mandato esclusivo a educare, oppure si può amare comprendendo, Si può amare per assorbire l'altro e prenderne possesso oppure per rispettarlo per come è, riconoscendo e accettando la sua irriducibile trascendenza rispetto a me. E sono 2 tipi di amore assai diversi.

Citazione:
Originalmente inviato da Nikelise
Ma non e' un grosso problema laddove l'anormalita' resta nella sfera personale e/o interiore di chi la vive senza incidere sulla vita degli altri membri della comunita .
Ma nel caso contrario cosa si fa ?

Ad esempio della cultura ROM e soprattutto dei suoi modi di vivere cosa deve fare una societa' , ad esempio come la nostra che e' fondata sul lavoro mentre la vita del Rom non lo e' ?
Nikelise, quello che siamo non resta mai chiuso e sigillato nella nostra intimità, noi siamo comunque espressione per gli altri e gli altri sono espressione per noi, negare questa espressione è negare gli enti stessi per come sono.
Dunque cosa si fa? Si tenta di assumere la posizione e il modo di sentire dell'altro, si tenta di immaginarsi Rom (pur nella coscienza di non esserlo) per tentare di cogliere le ragioni del loro modo di vivere e di sentire mettendo in discussione il proprio, non erigendolo ad assoluto. Ovviamente è tutt'altro che facile, ma non c'è alternativa se si vuole rispettare l'alternità che è valore fondamentale per noi stessi, non fosse altro perché noi siamo l'altro dei nostri altri e dunque siamo pure la loro anomalia.
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Vecchio 04-03-2015, 16.54.55   #56
nikelise
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Dunque cosa si fa? Si tenta di assumere la posizione e il modo di sentire dell'altro, si tenta di immaginarsi Rom (pur nella coscienza di non esserlo) per tentare di cogliere le ragioni del loro modo di vivere e di sentire mettendo in discussione il proprio, non erigendolo ad assoluto. Ovviamente è tutt'altro che facile, ma non c'è alternativa se si vuole rispettare l'alternità che è valore fondamentale per noi stessi, non fosse altro perché noi siamo l'altro dei nostri altri e dunque siamo pure la loro anomalia.
E come si fa ad assumere la posizione di chi non fondi la propria sopravvivenza sul lavoro ? Accettando ( non vedo come altrimenti ) il loro modo di vivere fondato ormai sul parassitismo di questa nostra societa' indolente e pigra ? visto che il nomadismo si e' ormai estinto con l'uso dei campi stanziali ?
Con il paradosso che quello che non e' garantito a chi e' integrato nella societa' lo si debba ( obbligo ) garantire a chi non solo non vuole integrarsi ma anzi sfrutta questa posizione di comodo restando ai margini senza contribuire in alcun modo ....anzi ?

Ma poi come si fa a mettere in discussione un nostro comportamento normale che corrisponde alla media del volere della gente ? Non si puo' mettere in discussione un comportamento medio , si puo' solo discutere di singoli comportamenti individuali adattatisi alla media .

Quindi a livello di convivenza sociale a me pare giusto che come valga il principio di maggioranza cioe' della media dei voleri piu' uno , principio che fino a prova contraria e' servito a rendere tollerabile il vivere insieme , cosi' debba prevalere il principio adottato secondo la media : nel caso specifico che per vivere si debba lavorare senza tentennamento alcuno .

Diverso invece e' quell'ambito , che c'e' ed esiste , come quello delle inclinazioni sessuali ed altri ambiti personalissimi , dove la media non ha alcuna ragione di essere presa in considerazione .
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Vecchio 04-03-2015, 19.41.11   #57
maral
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

E questo è comunque il frutto della tua personale prospettiva per come l'educazione e la cultura storica ha agito determinando ciò che sei e ritieni normale essere. Il lavoro ad esempio è diventato un valore con l'affermarsi storico delle classi borghesi, in una società aristocratica il lavoro non è mai stato un valore, anzi era qualcosa di ignobile in linea di principio fornire servizi in cambio di denaro. E questo vale anche per il mondo classico.
Certo hai ragione quando parli di media del volere della gente, le prospettive culturali locali o globali che siano non possono venire trascurate, esiste un valore anche nella capacità di adattamento, ma questo non toglie la consapevolezza della loro relatività e nemmeno la possibilità di interpretare e comprendere le prospettive di senso esistenziale altrui non fermandosi alla superficie immediata di ciò che appare intollerabile. Si tratta di trovare nuove prospettive di senso che non escludano quelle altrui, ma le reinterpretino alla luce delle nostre e delle loro. E' un percorso molto complesso per entrambe le parti, faticoso e continuo, ma credo ne valga la pena, perché l'alternativa è solo quella dell'odio reciprocamente annientante (e lo abbiamo visto infinite volte nella storia questo odio).
Tra l'altro oggi proprio quel valore del lavoro, così sentito dalle classi borghesi del secolo passato, appare sempre più appannato proprio tra le masse giovanili dell'Occidente. il lavoro è stato svalutato dalla visione economica del mondo dominata dalla prospettiva tecnico finanziaria e il peggio è che non abbiamo alternative, non abbiamo valori alternativi, men che meno quelli delle antiche società aristocratiche. I valori delle minoranze sono proprio le alternative che servono a evitare questo degrado che si presenta come totale insensatezza nell'esistere.
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Vecchio 04-03-2015, 20.41.24   #58
CVC
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

La normalità potrebbe non essere altro che il frutto dell'umana tendenza all'imitazione. Perchè è meglio avere torto in molti che aver ragione in pochi. E' il conformismo che vuole farci tendere all'omogeneità, perchè se qualcuno osa pensare in proprio, poi deve confrontarsi con idee che non sono avvallate dai più. Meglio pescare dove pescano tutti, così, se non si pesca niente, si avrà la consolazione di aver fallito in molti, piuttosto che arrischiarsi in qualche zona poco battuta dove si potrebbe trovare una pesca favolosa oppure lo stesso niente che è capitato ai molti. Ci si dimentica che ciò che ora diamo per scontato, le grandi scoperte dell'umanità, sono per gran parte il frutto di spiriti solitari, di bastian contrari che si sono esposti al ludibrio dei lebbrosi pur di difendere le proprie idee. Oramai impera il dogma dello spirito di gruppo, come se tutta l'umanità fosse una squadra di calcio che lotta e si sacrifica per il bene comune. Ci si dimentica pure che qualcuno disse che "non ci sono pasti gratis", ed il successo di qualcuno richiede la sconfitta di altri. La normalità è il livellamento generale in cui ci si consola a vicenda della propria mediocrità. E' l'eliminazione del rischio cui vuole condurci la finanza globale, finanziando ad oltranza chi si indebita sapendo di non corrispondere mai ciò che deve. Sono le banche che speculano e poi falliscono e poi si rifanno finanziare dalle tasche dello stato, questa è la normalità. Il coraggio di guardare in faccia il rischio con i suoi annessi e connessi, l'onesta di dire "ho sbagliato, è giusto che paghi", questo è veramente anormale.
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Vecchio 04-03-2015, 22.54.26   #59
nikelise
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

Citazione:
Originalmente inviato da maral
E questo è comunque il frutto della tua personale prospettiva per come l'educazione e la cultura storica ha agito determinando ciò che sei e ritieni normale essere. Il lavoro ad esempio è diventato un valore con l'affermarsi storico delle classi borghesi, in una società aristocratica il lavoro non è mai stato un valore, anzi era qualcosa di ignobile in linea di principio fornire servizi in cambio di denaro. E questo vale anche per il mondo classico.
Certo hai ragione quando parli di media del volere della gente, le prospettive culturali locali o globali che siano non possono venire trascurate, esiste un valore anche nella capacità di adattamento, ma questo non toglie la consapevolezza della loro relatività e nemmeno la possibilità di interpretare e comprendere le prospettive di senso esistenziale altrui non fermandosi alla superficie immediata di ciò che appare intollerabile. Si tratta di trovare nuove prospettive di senso che non escludano quelle altrui, ma le reinterpretino alla luce delle nostre e delle loro. E' un percorso molto complesso per entrambe le parti, faticoso e continuo, ma credo ne valga la pena, perché l'alternativa è solo quella dell'odio reciprocamente annientante (e lo abbiamo visto infinite volte nella storia questo odio).
Tra l'altro oggi proprio quel valore del lavoro, così sentito dalle classi borghesi del secolo passato, appare sempre più appannato proprio tra le masse giovanili dell'Occidente. il lavoro è stato svalutato dalla visione economica del mondo dominata dalla prospettiva tecnico finanziaria e il peggio è che non abbiamo alternative, non abbiamo valori alternativi, men che meno quelli delle antiche società aristocratiche. I valori delle minoranze sono proprio le alternative che servono a evitare questo degrado che si presenta come totale insensatezza nell'esistere.
Non e' il frutto della mia personale prospettiva , perché quella conterebbe 1 cioè' nulla ma della prospettiva della maggioranza più 1 . Quello che è' vero e' che la tutela delle minoranze oggi esiste solo intanto in quanto integrate , cioe' conformi alla regola media . Per le altre la costituzione italiana ma tutte le costituzioni del mondo credo non lasciano spazio e dove non ci sono le costituzioni credo sia ancora peggio . Quando si dice che la Repubblica e' fondata sul lavoro si impone che un tanto lo sia per chiunque voglia vivere nella Repubblica . E per gli altri ? Non c'è' spazio pare , anche se il lavoro come fondamento della società sarebbe il vero antidoto verso quelle tendenze tecnico finanziarie che la avvelenano oltre ai principi di solidarietà che la costituzione stessa non manca di esaltare pur se lavoro e solidarietà sono strettissimamente legati : uno in funzione dell'altro . Fuori da questo schema non vi dovrebbe essere tutela tenendo presente che le società aristocratiche erano ancora peggio .
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Vecchio 04-03-2015, 23.47.43   #60
maral
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

Citazione:
Originalmente inviato da nikelise
Non e' il frutto della mia personale prospettiva , perché quella conterebbe 1 cioè' nulla ma della prospettiva della maggioranza più 1 .

Infatti di come la maggioranza attuale ti ha insegnato a costruire la tua prospettiva.
Citazione:
Quello che è' vero e' che la tutela delle minoranze oggi esiste solo intanto in quanto integrate , cioe' conformi alla regola media .

Cioè sono da tutelare nella misura in cui vivono e la pensano come la maggioranza (o nell'ambito di una minima variabilità ammessa, a meno che non siano occasioni per il mercato che alla fine assorbe tutto).
Citazione:
Quando si dice che la Repubblica e' fondata sul lavoro
Che attualmente è una balla colossale, ma fa ancora la sua bella figura
Citazione:
tenendo presente che le società aristocratiche erano ancora peggio .
Sempre dal nostro particolare punto di vista non più aristocratico da diversi secoli.
maral is offline  

 



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