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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 08-03-2015, 00.34.21   #71
paul11
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

Citazione:
Originalmente inviato da Ford

1.7
***scritto da paul11

[I
Le regole delle natura esistono a prescindere dall'uomo e non sono morali.
Se la genetica ha una regola di dominanza dei caratteri, se l'anomalia non ha possibilità di essere confermata, possiamo allora solo dire che l'anomalia può esistere perche c'è, ma non che sia "normale", diversamente non sarebbe anomalia.
Se ci sono speci, generi, famiglie ,ecc di piante monoiche o dioiche e animali con sessi specifici negli individui è chiaro che la regola è la eterosessualità laddove esiste un dimorfismo sessuale, quindi è la normalità.[/i]

D’accordo ma se questa è la tua posizione mi devi spiegare cosa stabilisce queste regole naturali.



Semplicemente le regole dettate dalla biologia, come il DNA e quindi dalla genetica, dalla legge di dominanza dei caratteri, ecc.
Quando non è la regola biologica, lo è quella fenomenologica.


paul11 is offline  
Vecchio 08-03-2015, 12.29.24   #72
paul11
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

Forse è meglio, visto l'andamento della discussione che a mio parere ha mischiato i diversi piani, cercare di dare una risposta compiuta.

All'interno del dominio della natura, a prescindere dall'uomo
L'incesto è possibilissimo, ma decade il gene per legge genetica e aumentano i casi di malformazione del possibile nascituro.

La zoofilia non è possibile, perchè esistono compatibilità genetiche.
Qualora il prodotto ad esempio dell'incrocio fra cavallo/a e asino/a come il bardotto e il mulo, si presentano sterili; si chiude la replicazione per via gamica.

L'uomo nella natura

A seconda dei punti di vista l'uomo o ha "tutti i due piedi "nella natura, oppure ne ha uno nella natura e uno nella trascendenza.
Ma sicuramente l'uomo stesso è un'anomalia all''interno delle leggi di natura, per le sue qualità uniche e potenti, in quanto può manipolare la natura stessa e quindi anche se stesso. In altre parole significa che l'uomo può alterare quelle leggi di natura, ma essendone parte, deve avere presenti i limiti oltre cui annienta se stesso.

Si pone allora il problema fra normalità naturale e norma sociale che devono essere compatibili per la sopravvivenza stessa dell'uomo.

Il dominio della morale è superiore a quella della natura , poichè è intrinseco all'uomo che è superiore alla natura seppur facendone parte.

I primi dettami religiosi che distinguo dallo spirituale(più individualistico e quindi meno sociale), sono norme sociali che relazionano natura e norma.
Tanto per essere chiari il Decalogo o Dieci Comandamenti, non vengono dati ad Adamo, ma a Mosè.
Semplicemente perchè quella civiltà stava decadendo a livello sociale e dove la sessualità era abuso e violenza soprattutto verso la donna, ritenuta poco più di un animale e che si scambiava con animali.

teniamo presente che quei tempi storici a prescindere dalla religioni, vigeva la schiavitù e le donne più emancipate, per così dire, erano le prostitute di corte, le future cortigiane.
Quelle del Decalogo sono norme prescrittive e coercitive, insomma proibizioni che quindi limitano il grado di libertà dentro una morale in questo caso legge.

Arriva Qualcuno che cambia il corso della storia, laddove dichiara il primo principio storico universalistico (che vale per tutta l'umanità e non un Dio= un popolo): "ama il prossimo tuo come te stesso" e lo inserisce nel libero arbitrio. La spiritualità antica (ma anche quella moderna) è soprattutto una via individualistica e non sociale.
Quì si cambia di trecentosessanta gradi il comportamento umano e la storia diventa "lineare".
Se si ama il prossimo come se stessi implica i valori di fratellanza e giustizia sociale all'interno di una uguaglianza, perchè da quel prossimo nessuno è escluso e l'uomo appartenente e confinato nella propria tradizione culturale, rompe gli argini e diventa umanità.
Allora le anomalie rientrano nell'Umanità, perchè si guarisce il muto e il sordo e si salva la prostituta alla lapidazione e si discute del "figliol prodigo".
Quella potenza morale diventa il nuovo paradigma su cui le culture e le etiche future che via via si presenteranno nella storia dell' Umanità saranno giudicate. Perchè la morale è comportamento pragmatico all'interno di una costruzione valoriale che quindi giudica i comportamenti stessi.Non sono quindi le culture a dettare le morali, se non imponendole con la forza, perchè quelle morali cadranno con la caduta della dittatura stessa.
Ma è la potenza di quel principio morale in assoluto che diventa tradizione ,che araba fenice può essere ritenuta morta durante l'oblio di una dittatura, ma ha la capacità di risorgere, e diventa la storia di liberazione delle ruolificazioni sociali, delle sottomissioni e dominanze.

In quella morale dell'ama il prossimo come te stesso, c'è il sentimento, non c'è il piatto freddo della logica cinica che si piega ai voleri dei domini. Saranno filosofie, teorie politiche come "proletari di tutto il mondo unitevi", potenti e semplici parole che unificano le diversità di razze, colori, idiomi a decidere come oggi la festa della donna, quella donna vituperata nell'antichità nel ruolo di sottomissione,sfruttamento.

L'omosessualità è destinata ad essere riconosciuta anche nelle normative, nelle legislazioni. ma l'anomalia non è normalità perchè se lo fosse la normalità diventa anomalia.
Non è fingendo nell'ipocrisia degli eufemismi sociali che noi facciamo diventare maschi e femmina uguali o l'omosessuale o il transessuale uguali, la regola morale può unire le diversità ma è la natura che ha deciso le diversità.
Se il valore di libertà è compatibile nelle regole del limite morale se soprattutto ci troviamo anche il sentimento così difficile da relegare dentro una costruzione semplicemente logica, allora se due persone si vogliono bene e si rispettano e rispettano le regole sociali nella comunità di cui fanno parte, sparisce la differenza in termini morali e sociali, ma senza perdere la propria identità. Perchè l'identità è anche il principio di affermazione del proprio essere che esiste, del"accettatemi per quello che sono e non per quello che voi vorreste che fossi", e quell'accettazione passa prima ancora che dal concetto per il sentimento, solo così i genitori accettano il figlio omosessuale, solo così la società accetta socialmente le diversità per poi diventare norma. E solo così una società si emancipa, riconoscendo all'interno del diritto di esistere una dignità come umano prima di tutto alla cui diversità e consapevole quindi sofferenza la società non può aggiungere altro dolore confinandolo nell'esclusione, ma grazie a quell'antico " ama il prossimo tuo come te stesso" che unì ciò che era diviso.

paul11 is offline  
Vecchio 10-03-2015, 13.57.23   #73
donquixote
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

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Originalmente inviato da paul11
L'uomo nella natura

A seconda dei punti di vista l'uomo o ha "tutti i due piedi "nella natura, oppure ne ha uno nella natura e uno nella trascendenza.
Ma sicuramente l'uomo stesso è un'anomalia all''interno delle leggi di natura, per le sue qualità uniche e potenti, in quanto può manipolare la natura stessa e quindi anche se stesso. In altre parole significa che l'uomo può alterare quelle leggi di natura, ma essendone parte, deve avere presenti i limiti oltre cui annienta se stesso.

Si pone allora il problema fra normalità naturale e norma sociale che devono essere compatibili per la sopravvivenza stessa dell'uomo.

Il dominio della morale è superiore a quella della natura , poichè è intrinseco all'uomo che è superiore alla natura seppur facendone parte.


La superiorità dell'uomo rispetto alla natura è un portato culturale e nient'affatto naturale. L'uomo ha deciso che è superiore, ma qualunque specie potrebbe fare altrettanto senza possibilità di essere smentita, poiché questa superiorità è valutabile solo all'interno della stessa specie e non fra specie differenti, che sono incommensurabili e non comunicano fra loro.
Sarebbe poi interessante sapere su quali basi l'uomo si ritiene superiore alla natura visto che senza di questa non esisterebbe neppure. Come faccia qualcosa di inferiore (la natura) a generare qualcosa di superiore (l'uomo) ovvero come possa un "meno" generare un "più", è davvero misterioso e inspiegabile, oltre a confliggere con la più elementare logica.
L'uomo nei fatti non è superiore a nulla, e quindi la morale va giudicata solo dal punto di vista umano e non naturale. In natura non esiste una morale paragonabile a quella umana perché in natura gli esseri "non umani" sanno perfettamente cosa fare e come comportarsi mentre l'uomo, che non lo sa, ha bisogno di "inventarselo" ogni volta e darsi delle regole.

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Originalmente inviato da paul11
Arriva Qualcuno che cambia il corso della storia, laddove dichiara il primo principio storico universalistico (che vale per tutta l'umanità e non un Dio= un popolo): "ama il prossimo tuo come te stesso" e lo inserisce nel libero arbitrio. La spiritualità antica (ma anche quella moderna) è soprattutto una via individualistica e non sociale.
Quì si cambia di trecentosessanta gradi il comportamento umano e la storia diventa "lineare".

La linearità della storia dipende dal ristretto punto di vista da cui la si guarda: se la si fa iniziare con la nascita di Gesù e si pretende che finisca con il "secondo avvento" e il Giudizio universale allora è lineare, ma questo è il modo di ragionare del re Sole che diceva "apres moi, le deluge". Dopo questa umanità ve ne sarà un'altra, e la storia, che è racconto del divenire, non finirà se non quando si fermerà il tempo, ovvero quando non esisterà più l'universo. Ovvero mai, anche se non vi sarà nessuno a raccontarla.

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Originalmente inviato da paul11
Se si ama il prossimo come se stessi implica i valori di fratellanza e giustizia sociale all'interno di una uguaglianza, perchè da quel prossimo nessuno è escluso e l'uomo appartenente e confinato nella propria tradizione culturale, rompe gli argini e diventa umanità.
Allora le anomalie rientrano nell'Umanità, perchè si guarisce il muto e il sordo e si salva la prostituta alla lapidazione e si discute del "figliol prodigo".
Quella potenza morale diventa il nuovo paradigma su cui le culture e le etiche future che via via si presenteranno nella storia dell' Umanità saranno giudicate. Perchè la morale è comportamento pragmatico all'interno di una costruzione valoriale che quindi giudica i comportamenti stessi.Non sono quindi le culture a dettare le morali, se non imponendole con la forza, perchè quelle morali cadranno con la caduta della dittatura stessa.
Ma è la potenza di quel principio morale in assoluto che diventa tradizione ,che araba fenice può essere ritenuta morta durante l'oblio di una dittatura, ma ha la capacità di risorgere, e diventa la storia di liberazione delle ruolificazioni sociali, delle sottomissioni e dominanze.

In quella morale dell'ama il prossimo come te stesso, c'è il sentimento, non c'è il piatto freddo della logica cinica che si piega ai voleri dei domini. Saranno filosofie, teorie politiche come "proletari di tutto il mondo unitevi", potenti e semplici parole che unificano le diversità di razze, colori, idiomi a decidere come oggi la festa della donna, quella donna vituperata nell'antichità nel ruolo di sottomissione,sfruttamento.

Cosa significa "ama il prossimo tuo come te stesso"? Ancora prima: cosa significa "amare se stessi"?. Se vogliamo restare nella più piatta banalità significa volere il proprio bene; io amo me stesso se voglio il mio bene. Ma allora come porsi nei confronti del prossimo? Se io amandomi voglio il mio bene, amando il prossimo come me stesso non posso volere il "mio" bene anche per lui, perché in questo caso dovrò volere per lui il "suo" bene, non il mio. Bisogna tenere sempre presente la regola d'oro che afferma "non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te", e quindi non imporre agli altri un "bene" che è solo tuo ma non può essere quello di chiunque altro, perché ognuno avrà il suo. Amare il prossimo come se stessi non significa quindi adeguarsi a determinate norme morali o pensare che se a noi piace caviale e champagne dobbiamo garantirlo (o magari addirittura imporlo) a chiunque. Ognuno ha il "suo" bene che deve conoscere e perseguire, e se noi riteniamo una violenza verso noi stessi l'imposizione di certe norme, certi comportamenti, certi stili di vita dettati da altri, così dobbiamo pensare che anche per gli altri, chiunque altro, ritenga una violenza l'imposizione di una "normalità" che non gli appartiene, perché ogni ente, in ossequio al principio degli indiscernibili enunciato da Leibniz, è diverso da qualunque altro, è unico e irripetibile, e l'unica "normalità" a cui deve sottostare è la sua, uguale a quella di nessun altro.
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Vecchio 11-03-2015, 03.13.15   #74
marco alessi
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

Secondo me concettualmente la normalità di fatto esiste. Vado direttamente al sodo, uno psicologo riesce a definire ciò che è anormale e ciò che non lo è. Certo questa deduzione non viene dal nulla ed è a mio parere banale e rindondante ripetere: chi può decidere la normalità o,chi può decidere ciò che è naturale da ciò che non lo è?!?
Queste frasi sono certamente vere, come sappiamo non esiste la verità con la v maiuscola, però l'uomo, per determinati elementi, il più palese che mi viene a mente è l'istinto di sopravvivenza, cerca di determinare in una certa cerchia ciò che è in e ciò che è out. Quindi ritornando all'esempio dello psicologo, appurato il fatto che egli non opera per volontà divina, non determina ciò che è anormale grazie al volere del signore, egli riesce a distinguere, e di fatto lo fa, ciò che è normale.
in realtà dobbiamo ben distinguere queste due parole: naturale e normale.
Normalmente vengono usati come sinonimi: il naturale scorrere degli eventi ecc.
però non sempre sono sinonimi: il naturalismo (corrente di pensiero), la natura dei selvaggi, la natura psicologica ecc.
insomma quando la parola natura si vuole distinguere da quella di normale, il significato che incarna non è di tipo distintivo ma descrittivo: così è (ne da una definizione, quindi non si preoccupa nel dare una distinzione tra una cosa e un altra).
quindi uno psicologo che determina ciò anormale da ciò che lo è, lo fa utilizzando dei parametri, che per esempio può essere l'indice di sopravvivenza: per l'umanità quanto è utile questo soggetto? appure: per lui stesso quanto è utile questa situazione?
Quindi raggiunte certe vette all'interno di una certo insieme il soggetto, o meglio la caratteristica del soggetto in questione può essere considerata: o normale o anormale; e ciò non significa che sia innaturale, anzi è naturale che il fenomeno studiato sia anormale.
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Vecchio 11-03-2015, 11.07.51   #75
Duc in altum!
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

@marco alessi

Come ci si comporta quando si determina che anche lo "psicologo" è anormale?!?!
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Vecchio 12-03-2015, 08.31.34   #76
paul11
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

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La superiorità dell'uomo rispetto alla natura è un portato culturale e nient'affatto naturale. L'uomo ha deciso che è superiore, ma qualunque specie potrebbe fare altrettanto senza possibilità di essere smentita, poiché questa superiorità è valutabile solo all'interno della stessa specie e non fra specie differenti, che sono incommensurabili e non comunicano fra loro.
Sarebbe poi interessante sapere su quali basi l'uomo si ritiene superiore alla natura visto che senza di questa non esisterebbe neppure. Come faccia qualcosa di inferiore (la natura) a generare qualcosa di superiore (l'uomo) ovvero come possa un "meno" generare un "più", è davvero misterioso e inspiegabile, oltre a confliggere con la più elementare logica.
L'uomo nei fatti non è superiore a nulla, e quindi la morale va giudicata solo dal punto di vista umano e non naturale. In natura non esiste una morale paragonabile a quella umana perché in natura gli esseri "non umani" sanno perfettamente cosa fare e come comportarsi mentre l'uomo, che non lo sa, ha bisogno di "inventarselo" ogni volta e darsi delle regole.



La linearità della storia dipende dal ristretto punto di vista da cui la si guarda: se la si fa iniziare con la nascita di Gesù e si pretende che finisca con il "secondo avvento" e il Giudizio universale allora è lineare, ma questo è il modo di ragionare del re Sole che diceva "apres moi, le deluge". Dopo questa umanità ve ne sarà un'altra, e la storia, che è racconto del divenire, non finirà se non quando si fermerà il tempo, ovvero quando non esisterà più l'universo. Ovvero mai, anche se non vi sarà nessuno a raccontarla.



Cosa significa "ama il prossimo tuo come te stesso"? Ancora prima: cosa significa "amare se stessi"?. Se vogliamo restare nella più piatta banalità significa volere il proprio bene; io amo me stesso se voglio il mio bene. Ma allora come porsi nei confronti del prossimo? Se io amandomi voglio il mio bene, amando il prossimo come me stesso non posso volere il "mio" bene anche per lui, perché in questo caso dovrò volere per lui il "suo" bene, non il mio. Bisogna tenere sempre presente la regola d'oro che afferma "non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te", e quindi non imporre agli altri un "bene" che è solo tuo ma non può essere quello di chiunque altro, perché ognuno avrà il suo. Amare il prossimo come se stessi non significa quindi adeguarsi a determinate norme morali o pensare che se a noi piace caviale e champagne dobbiamo garantirlo (o magari addirittura imporlo) a chiunque. Ognuno ha il "suo" bene che deve conoscere e perseguire, e se noi riteniamo una violenza verso noi stessi l'imposizione di certe norme, certi comportamenti, certi stili di vita dettati da altri, così dobbiamo pensare che anche per gli altri, chiunque altro, ritenga una violenza l'imposizione di una "normalità" che non gli appartiene, perché ogni ente, in ossequio al principio degli indiscernibili enunciato da Leibniz, è diverso da qualunque altro, è unico e irripetibile, e l'unica "normalità" a cui deve sottostare è la sua, uguale a quella di nessun altro.

Mai scritto che l’uomo è fuori dalla natura, diciamo che è un essere un poco speciale per essere solo dentro la natura.

Diversamente non si capisce come i virus dell’Ebola possano avere coscienza morale o una coscienza di classe e la pecora Dolly si è autoreplicata e anzi ha studiato il genoma umano:attenzione alle pecore, niente zoofilia con loro mi raccomando, vi estraggono il DNA rischiando di trovare un “vostro voi stesso” andando dal giornalaio o al bar.

Straordinaria l’elucubrazione su quell’ ama il prossimo come te stesso.
Se ne evince , arrivando alle conseguenze del ragionamento ,che Gesù è stato il più grande narcisista della storia e che in fondo è giusto il comportamento in quelle società dove si fa “contemplazione ombelicale,” mentre passano vacche sacre, un poco più in là bambini crepano di fame. E chi se ne frega, ad ognuno il proprio: ma che bella morale, anzi, pardon, a-morale .
Gesù avrebbe dovuto farsi gli affaracci suoi e lasciare questa umanità fatta da miliardi di individui pseudo intelligenti che ammorbano e infestano il pianeta Terra, succhiandone l’energia fino a spegnersi come una candela.

L’uomo è uno strano essere, un fantastico essere che riesce a lavorare anche di fantasia.
Utilizza la ragione molto spesso per complicarsi la vita.
Così mentre l’uomo consapevole si chiede dei paradigmi, il leprotto senza corsi di educazione sessuale copula tranquillamente senza porsi problemi, senza sapere in quale categoria tassonomica è collocato e non si pone problema del prima e del dopo e per istinto segue l’attimo dopo attimo.

Era meglio nascere animali? Che senso ha avere una ragione.
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Vecchio 13-03-2015, 01.34.39   #77
marco alessi
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

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Originalmente inviato da Duc in altum!
@marco alessi

Come ci si comporta quando si determina che anche lo "psicologo" è anormale?!?!
Non è importante che lo psicologo sia normale o meno, ciò che importa è il sistema utilizzato. Noi esseri umani creiamo, inventiamo, per necessita, dei Sistemi il qual fine è quello di decidere cosa sta fuori e cosa sta dentro. Per esempio: Il soggetto che mangia le feci è considerato schizofrenico, ed è Naturale che sia così. La parola normale e anormale in questo caso non si caricano di ideologia discriminante, ma di discriminazione scientifica, cioè adottati determinati mezzi standardizzati io considero, fino a prova contraria, questo fenomeno, fra tutti i fenomeni, anormale.
Secondo me è importante in questi casi definire la parola normale e anormale, perchè queste due parole acquistano un peso differente in base alle varie situazioni.
Ps: è naturale che l'uomo, per semplificarsi la vita, discrimini con astrazioni insiemistiche i fenomeni intorno a lui. In sostanza è naturale che l'uomo crei un insieme immaginario di cose, fenomeni, normali, nella media, in modo da riconoscere in modo più efficiente i fenomeni anormali, Anomali (questa secondo me è un punto di vista da tenere in considerazione).
marco alessi is offline  
Vecchio 13-03-2015, 10.53.51   #78
Duc in altum!
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** scritto da marco alessi:

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Per esempio: Il soggetto che mangia le feci è considerato schizofrenico, ed è Naturale che sia così. La parola normale e anormale in questo caso non si caricano di ideologia discriminante, ma di discriminazione scientifica, cioè adottati determinati mezzi standardizzati io considero, fino a prova contraria, questo fenomeno, fra tutti i fenomeni, anormale.

Esatto, discriminazione scientifica, la cultura dello scarto secondo Bergoglio, quindi siamo punto e accapo, un gruppo di uomini pieni di anomalie, che decidono cosa sia anomalo negli altri uomini.
Forse andrà bene per catalogare l'individuo che ingerisce le feci (anche se poi ci sarebbe da discutere se queste feci fossero l'unico elemento vitale per quell'individuo, in una particolare circostanza), ma la discriminazione scientifica non può determinare cosa sia normale o anomalo nell'etica e nella morale (questo secondo me è un punto di vista da tenere in considerazione).
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Vecchio 13-03-2015, 18.24.59   #79
marco alessi
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Riferimento: Cos'è la normalità? E soprattutto in base a cosa viene stabilita?

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** scritto da marco alessi:



Esatto, discriminazione scientifica, la cultura dello scarto secondo Bergoglio, quindi siamo punto e accapo, un gruppo di uomini pieni di anomalie, che decidono cosa sia anomalo negli altri uomini.
Forse andrà bene per catalogare l'individuo che ingerisce le feci (anche se poi ci sarebbe da discutere se queste feci fossero l'unico elemento vitale per quell'individuo, in una particolare circostanza), ma la discriminazione scientifica non può determinare cosa sia normale o anomalo nell'etica e nella morale (questo secondo me è un punto di vista da tenere in considerazione).

Fatto sta che la discriminazione esiste, che comunque è utilizzata ed utile per comprendere come agire e in quale senso utilizzare i nostri mezzi.
Non facciamo l'errore di dare una connotazione negativa alla parola anormale, vediamolo solo come un modo di studiare meglio il fenomeno in questione. Tutti gli uomini lo fanno dall'inizio dei tempi, la natura ci ha dato questa capacità, di creare una media di fenomeni in modo da rispondere meglio, e focalizzare meglio quei fenomeni che sono anomali e quindi da tenere in considerazione.
Comunque dato che siamo a fare filosofia cerchiamo di distinguere la parola morale dalla parola etica, come ben sapete le due cose, dove nel linguaggio di tutti i giorni sono sinonimi in filosofia e nella scienza sono molto diversi.
Ps: che discriminare sia poco etico dal punto di vista filosofico non è un argomento che adesso ho preso in considerazione, io ho semplicemente risposto all'esistenza o meno della normalità e quali sono gli elementi che prendiamo in considerazione (inserisco in un insieme una media dei fenomeni presi in considerazione, o l'immaginazione di essi ciò che è più o meno diverso dalla cerchia dei fenomeni e in base ai criteri utilizzati più o meno scientifici determina l'anormalità (l'anomalia) del fenomeno fra i tanti preso in questione).
marco alessi is offline  
Vecchio 14-03-2015, 12.01.06   #80
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** scritto da marco alessi:

Citazione:
Ps: che discriminare sia poco etico dal punto di vista filosofico non è un argomento che adesso ho preso in considerazione, io ho semplicemente risposto all'esistenza o meno della normalità e quali sono gli elementi che prendiamo in considerazione (inserisco in un insieme una media dei fenomeni presi in considerazione, o l'immaginazione di essi ciò che è più o meno diverso dalla cerchia dei fenomeni e in base ai criteri utilizzati più o meno scientifici determina l'anormalità (l'anomalia) del fenomeno fra i tanti preso in questione).

Caro @Marco che prendi in considerazione, e non che prendiamo. Dunque è un punto di vista personalmente umano, in questo caso addirittura scientifico (quindi non oggettivo per tanti), che tu dai alla normalità e alla susseguente anomalia.
Infatti tu stesso ammetti che non hai preso in considerazione l'aspetto etico (e quindi anche morale) della discriminazione della relativa anomalia, quindi in base a quale etica è normale discriminare?


Pace&Bene
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