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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 01-12-2003, 14.07.23   #51
sarpina
luna e terra
 
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Data registrazione: 22-11-2003
Messaggi: 148
Visto quello che hai appena scritto sembri il prototipo del vero filosofo, chi, appunto tende al sapere ma non lo raggiunge, altrimenti diventerebbe sophòs, non philò-sophos, e se davvero riesci ad appagarti della sola ricerca, continua, entusiasmante, per come mi sembra che tu la presenti, sei davvero da ammirare...possibile però che il tuo obiettivo sia solo cercare, e non ti venga la tentazione, come tutti i comuni mortali,di fermarti e di avere qualche certezza, che se tu andassi avanti nella ricerca finirebbe probabilmente sgretolata dalle scoperte successive?Oppure in parte sei minimamente appagato dalle piccole certezze della scienza, ma vuoi ricercare ancora per corroborarle, o anche per sostituirle, se ne trovi di più valide?
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Vecchio 01-12-2003, 18.32.49   #52
Dunadan
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 19-11-2003
Messaggi: 978
Non ho fatto altro che riportare il pensiero del Socrate platonico, per l'appunto il folosofo per eccellenza.
Cavolo, io non sono micca un filosofo (magari), diciamo che sono affascinato dall'ideale socratico del filosofo. E cerco di tendere a quello, senza troppe illusioni.


Sentire il bisogno di fermarmi e avere qualche certezza
Si, la mia spinta verso la ricerca è proprio questo, senno non avrei uno slancio. Io sento questo bisogno, il trovare per fermarmi, ma purtroppo non trovo mai, quindi...continuo a ricercare.
Ricerca, continua ricerca.
Eppoi, apparte le domande indissolubili (chi siamo, chi ci ha creati...) anche io ho le mie certezze, ma l'importante è che queste certezze non siano CERTE TOTALMENTE, che siano sempre aperte a nuove scoperte, nuova ragione.

Pensate a Cartesio, lui dice che nemmeno la scienza gli da delle certezze, perchè i suoi sensi potrebbero ingannarlo, l'unica certezza che ha, è che lui pensa, lui pensa e dunque esiste.

Ma cosa ci da la forza di vivere senza avere certezze?
Forse è dura per una persona che vive nella povertà, magari in un paese del terzo mondo, capire gli ideali dei filosofi occidentali, questi poveretti che si sentono oppressi e anche un po' "sfigati" hanno solo un rifugio, una certezza che li sostiene: La certezza che nel cielo c'è un Dio, buono, che considera gli uomini tutti uguali e che li protegge, e che un giorno farà i suoi conti e stabilirà chi ha vissuto onestamente e chi no, ci sarà finalmente un giudizio, si faranno i conti. E chi ha oppresso questi poveretti ne pagherà le conseguenze.
(questo è anche il motivo per cui è nato il Cristianesimo, dagli oppressi di ROMA).

Queste persone hanno bisogno di questa certezza. E' in pratica la morale dei deboli di Nietzsche.

Ma apparte i poveri del mondo, cosa può dare a noi la forza di non avere certezze e vivere comunque? Niente, nemmeno noi possiamo.
Mi accorgo che per due anni, mentre elogiavo tanto Nietzsche e la perdita della morale, non ho fatto altro che crearmi UNA MIA MORALE. Morale significa che mi pongo delle regole, delle certezze, dei punti fermi. Io mi ero posto delle regole che, ora mi accorgo, differivano poco da quelle cristiane.

Dove trovare certezze?
Io le mie certezze, NELLA MIA DEBOLEZZA, le sto trovando in mio Padre. Mi accorgo che senza i suoi consigli io non saprei stare al mondo, quello che lui pensa diventa quasi la mia MORALE, le mie certezze, le regole che mi aiutano ad avere punti fermi nella vita.

Forse in questo a volte esagero, prendo quasi per buono tutto ciò che lui dice. Pensate che una volta mio fratello più grande mi ha chiesto: "ma non ti da fastidio che lui(papà) interferisca tanto nella tua vita?" nel senso che io sono così emotivamente plasmabile da lui.

Non so, credo che man mano crescendo, formerò un mio carattere e che questo interferirà in qualche modo col carattere di mio padre. Però non mi pento di aver passato un'adolescenza in questo modo. A cos'altro potevo attaccarmi?

Mi sono dilungato troppo. Tutto ciò per dire che io non mi credo un essere superiore che non ha bisogno di CREDERE IN QUALCOSA, ma che CERCO DI TENDERE A QUESTO: Cercare prove razionali senza fermarmi alle opinioni.
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Vecchio 04-12-2003, 03.00.24   #53
leibnicht
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Data registrazione: 06-09-2003
Messaggi: 486
Ancora sul credere

Perdonatemi se intervengo ancora sul "credere", ma senza qualche puntualizzazione, secopndo me, il dibattito rischia di cadere al livello di pura chiacchiera.
Evito anche di fare citazioni, perchè ne dovrei fare a centinaia, ed esse risulterebbero inutili, noiose e dispersive.
Il senso della mia precisazione è il seguente: non possiamo porre il piano concettuale del "credere" in una teoria scientifica, allo stesso livello del "credere" in un intervento di un dio diretto sull'esserci o sull'operare dell'uomo.
E' come porre in alternativa il credere che il colore "rosso" sia il rosso che effettivamente io vedo, che so riconoscere, di cui ho una chiara impronta nella mia memoria, rispetto al credere che il "rosso" sia una radiazione elettromagnetica la cui lunghezza d'onda vale circa 700 millimicron.
Le due affermazioni non sono in contraddizione tra di loro, perchè rimandano a due modalità dell'aver fiducia, ritener vero, giudicare credibile, che sono sostanzialmente diverse.
Tuttavia, non posso fare a meno di notare che, mentre la prima è accessibile solo ai normo vedenti, la seconda può essere perfettamente comprensibile anche per i daltonici e i non vedenti.

Allora: esistono almeno tre aspetti concettualmente diversi in cui si declina, irriducibilmente, il fatto che "qualche cosa" possa essere oggetto di fede (o di una convinta fiducia).
Il primo livello è di tipo assiomatico, e riguarda il tipo di fiducia che viene riposta nello strumentario metodologico mediante il quale si fa ricerca: esso riguarda sostanzialmente la logica formale, la procedura e l'intuizione matematica, la computabilità e la commensurabilità degli enti che sono oggetto di indagine.
In questo ambito della fede le certezze non sono "assolute", ma semplicemente "irrinunciabili".
Cosa significa questo ?
Vuol dire che, a questo livello, se pongo il dubbio il tipo di evidenza che ricavo dall'uso immediato di questi strumenti, allora devo porre in dubbio anche la possibilità stessa di pormi "quel" dubbio. Dal momento, infatti, che gli strumenti concettuali mediante cui formulo il dubbio sono gli stessi di cui dubiterei formulando il dubbio.
In sintesi: se pongo in discussione "quel" tipo di evidenza, allora debbo porre in discussione nello stesso tempo anche il fatto di poter porre in discussione qualsiasi cosa, compresa quella per cui mi pongo in dubbio.
Risultato: un sentiero chiuso nel bosco, in cui la traccia svanisce o si perde nell'intrico dei cespugli.

Il secondo livello è di tipo pratico e riguarda la "confidenza" con l'attendibilità delle fonti da cui ricavo una conoscenza.
Questo tipo di fede riguarda i saperi naturalistici, storiografici, ma anche empirici e, in parte, scientifici.
Esso consiste di quel nutrito insieme di regole mediante le quali organizzo, in modo previsionale, la mia esistenza: certezze pratiche, ovviamente non assolute, ma neppure irrinunciabili.
La città di Palermo potrebbe, per conto mio, non esistere: io non l'ho mai vista e le immagini viste in tanti filmati e tanti atlanti l'opera di un perfido ingannatore dentro una specie di Truman show ai miei danni.
Degli strumenti intellettuali con cui convalidarne l'esistenza, però, non ho alcuna necessità di dubitare, nel momento in cui voglio dubitare che Palermo davvero esista. Soprattutto, se tra dieci giorni vi si svolgesse un congresso cui dovessi partecipare, mi ci recherei con la massima tranquillità: formulerei la "certezza pratica" che l'aereo non cadrà in mare tentando l'atterraggio su di una pista solo dipinta...
Allo stesso modo sappiamo che, secondo le conseguenze del II principio della termodinamica la coca cola che ho appena versato sul tavolo e vi si sta espandendo (sono sbadato!) potrebbe raccogliersi d'un tratto all'indietro e, con un guizzo, ritornare all'interno del bicchiere.
Tuttavia prendo una spugna e asciugo: la possibilità che il fenomeno di cui sopra accada è talmente remota da convincermi a formulare la convinzione pratica che non accadrà.

Infine, vi è un terzo livello, quello della "presunzione di verità".
Esso è parte integrante di qualsiasi procedura di indagine e costituisce il fondamento di ogni "ricerca", scientifica o filosofica.
Esso consiste nel fatto di raccogliere in uno sguardo di insieme un certo numero di elementi e di cercarvi una forma di "ordine", cioè delle "correlazioni" che mi permettano diattribuire un senso a quella raccolta e/o di formulare delle previsioni sulla raccolta stessa intesa come se fosse un "sistema" organizzato.
Formulo cioè delle ipotesi, ma debbo avvalermi di tale ipotesi "come se" essa fosse una certezza al fine di raccogliere delle conoscenze.
Si tratta, quindi di certezze scettiche, "sospese", sempre criticamente riformulabili e, soprattutto, non pratiche, oltrechè non assolute e non irrinunciabili.
E' questa quella componente del sapere scientifico che induce le anime semplici a credere che le certezze della scienza siano una specie di collezione di teorie che, nel corso del tempo, sistematicamente cadano incenerite per poi da queste risorgere in forme diverse, come l'araba fenice.
Una teoria scientifica fissa solo, in corso d'opera, un processo dialetticamente aperto.
Contiene certezze del primo, secondo e terzo tipo.

La fede in dio appartiene a quel "terzo" tipo di certezza, ma non può essere considerata, oggi, come una teoria scientifica, perchè, sebbene possa ispirare molti convincimenti pratici, manca del tutto di garanzie assiomatiche.
Ritenevano che le avesse gli scolastici, ma il pensiero di Kant ha definitivamente destituito di credibilità teoretica la prova ontologica: ed è giusto rimarcare che si tratta di una tra le poche "dimostrazioni" scientifiche fornite nei secoli dalla filosofia.
Non per nulla, da Kant in avanti, è dilagata la rinuncia alla ricerca logica, matematica, dell'esistenza di dio.
Essa è percepita assai più come una convinzione morale, come un'ipotesi della ragione che valga a regolare speranze e attese dell'uomo.
Per questo, secondo me, la disputa evoluzionismo-esistenza di dio è semplicemente un falso problema: le due posizioni non sono nè alternative, nè contraddittorie e neppure coniugabili insieme.
Così come la teoria del decadimento del protone non esclude, non contrasta e non dimostra che bere due litri di coca cola al giorno mi fa bene.
Ciao a tutti.
leibnicht is offline  
Vecchio 04-12-2003, 13.12.06   #54
Dunadan
Ospite abituale
 
L'avatar di Dunadan
 
Data registrazione: 19-11-2003
Messaggi: 978
Son d'accordo con ciò che dici, e questa discussione l'ho creata apposta per far notare, per capire, il fatto che molta gente va a scuola a studiare scienze e allo stesso tempo non rinuncia alle sue credenze. Capire come possa convivere questo conflitto di interessi nella testa delle persone.

ciao
Dunadan is offline  
Vecchio 05-12-2003, 09.43.50   #55
maurizio pierpaolo
ppm
 
Data registrazione: 13-09-2003
Messaggi: 66
dualismi e crednze.............

carissimo,sono facce della stessa faccia................non lasciarti gabbare!ciao
maurizio pierpaolo is offline  

 



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