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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 10-10-2002, 21.32.45   #21
Barbara
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 10-08-2002
Messaggi: 1
Question



certamente credo che la morte sia una soluzione apparente per chi non riesce a creder comunque alla continuità della propria vita - (non mi riferisco a quella biologica che terminerà in un tempo relativamente breve o lungo) certamente dovremo ricrederci più avanti comunque, in quanto attualmente non ne siamo consapevoli.

Credo fermamente, che siamo spirito ma la nostra ignoranza di questo aumenta la ns. discontinuità e disarmonia con noi stessi e con tutto il resto.
Per farla breve quella persona che ha cercato e ottenuto il suicidio, non ha cessato di vivere. La sua vita è ancora in corso, probabilemnte alla ricerca di un modo per comunicare con i suoi, che ahime probabilemnte non rusciranno a sentirlo scollegati , come sono tutti, dal proprio spirito.

Barbara is offline  
Vecchio 10-10-2002, 22.24.56   #22
Kya
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 18-09-2002
Messaggi: 63
mi ritrovo molto in quello che scrivono tammy e visechi.
ieri non mi è riuscito scrivere di piu' per spiegare quello che pensavo......ma la mente vola, a volte, la mia.......molte volte.........
un fiore per tutti voi
Kya is offline  
Vecchio 13-10-2002, 14.16.18   #23
salice
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 31-03-2002
Messaggi: 164
La depressione è cosi interiorizzata e confinata nei meandri muti e soffocati dell’Io da rendere quasi impossibile comunicarne l’inferno. E allora c’è solo il suicidio.
Styron
salice is offline  
Vecchio 13-10-2002, 14.50.45   #24
Ygramul
Anima Antica
 
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Data registrazione: 22-07-2002
Messaggi: 423
Annullamento di sé

Non mi è facile scrivere qualcosa di quest'argomento: purtroppo il mio "mestiere" è a volte una barriera per quello che è invece il mio sentire e il percepire ciò che sentono gli altri.
Purtroppo è un tema che conosco.
Direttamente, in quanto alcune volte, anni fa, il pensiero di non esistere più si trasformava in desiderio accorato e doloroso, sordo e potente come dicono essere il dolore del cancro allo stomaco.
Perchè allora sono viva? Non l'ho mai capito. Un caso, la inconsapevole vicinanza di un mio amico, cioè, no, DEL mio amico proprio in quei momenti. L'incapacità a mettere in piedi un progetto logico e "freddo" durante uno stato d'angoscia troppo "caldo", pigrizia.
Un pò tutte queste cose.
Vissuto indirettamente, anche. Sapere con certezza che la persona che stai guardando negli occhi già non c'è più, lasciarla andare via perchè non puoi materialmente fare altrimenti, rivederla dopo due giorni e scoprire che solo per un caso, impossibilità della sorte, il gesto pensato e già deciso non è stato messo in atto. E allora sostenere la risalita, ma solo allora!
E poi lo studio, certo, e la maledettissima esperienza professionale. Quando vedi quel giovane, bello come il sole, sorridente, aperto, i cui genitori avevano chiesto una visita perchè qualcosa in lui li aveva allarmati. Vedere che non c'è appiglio, vederlo davvero assolutamente sereno e anche un pò divertito della "preoccupazione eccessiva" dei genitori. E sapere il giorno dopo che era morto impiccato!
E le esperienze al limite del paranormale, anche. Per ben due volte, DUE VOLTE mio Dio! Percepire un'angoscia devastante, mortale, assolutamente non pertinente alla vita che scorreva serena, non riuscire a capire cosa stesse succedendo, un freddo nell'anima che improvvisamente alita morte. Stato che dura per qualche ora e si spegne senza ragione, così com'è arrivato. E scoprire che proprio a quell'ora un giovane s'era impiccato, ESATTAMENTE all'ora in cui io avevo cominciato a stare così male.
Per ben due volte m'è capitato: la 1° volta era un vicino di casa, la 2° un amico d'infanzia che aveva il negozio nel mio stesso isolato e lì s'era impiccato....
Cosa dire di tutto questo? Non so. Sono esperienze che mi hanno insegnato a mantenere assolutamente spento il pensiero. Troppo grande la sofferenza, troppo particolare l'angoscia, troppo intimo e personale il dolore. Non credo ci possano essere colpe, ma forse un fato che lascia uno e prende l'altro. Chissà.
Perdonate, vi prego, questo mio sfogo.

Ultima modifica di Ygramul : 13-10-2002 alle ore 14.54.00.
Ygramul is offline  
Vecchio 13-10-2002, 17.07.51   #25
neverforever
Ospite abituale
 
Data registrazione: 03-04-2002
Messaggi: 70
x ygramul

Non chiedere scusa x il tuo sfogo. Ogni tanto, tutti ne abbiamo bisogno. Anche tu.
Ora capisco.
neverforever is offline  
Vecchio 13-10-2002, 19.12.40   #26
LADYVAMPIRIE
Ospite
 
L'avatar di LADYVAMPIRIE
 
Data registrazione: 22-09-2002
Messaggi: 25
Citazione:
Messaggio originale inviato da Barbara


certamente credo che la morte sia una soluzione apparente per chi non riesce a creder comunque alla continuità della propria vita - (non mi riferisco a quella biologica che terminerà in un tempo relativamente breve o lungo) certamente dovremo ricrederci più avanti comunque, in quanto attualmente non ne siamo consapevoli.

Credo fermamente, che siamo spirito ma la nostra ignoranza di questo aumenta la ns. discontinuità e disarmonia con noi stessi e con tutto il resto.
Per farla breve quella persona che ha cercato e ottenuto il suicidio, non ha cessato di vivere. La sua vita è ancora in corso, probabilemnte alla ricerca di un modo per comunicare con i suoi, che ahime probabilemnte non rusciranno a sentirlo scollegati , come sono tutti, dal proprio spirito.


tu credi nelle tue personalissime convinzioni.
Ma da qui a pensare che siano gisute e corrette per tutti ce ne passa.
Abbiamo solo delle certezze concrete e riguardano questa dannata materilissima vita.... di tutto il resto che possiamo credere possiamo farci molto.... teoricamente tutto quel che vogliamo ma solo a livello teorico.... a livello pratico siamo un corpo che un giorno smette di funzionare e per quel che ne sappiamo a livello scientifico (per ora) noi smetteremo di esistere con quel corpo.

Non credo che chi decide per il suicidio non creda nella continuità della vita.... può darsi che ci creda oppure no......
è la sofferenza e la disperazione e il coraggio e a volte anche la responsabilità che portano al suicidio.
Non le credenze religiose o di spirito e materia.
Il suicidio forse è una di quelle esperienze che chi non l'ha mai desiderata per se non può nemmeno lontanamente immaginare.
Troppo intima personale e delicata.

e non c'entra nulla con nessuna teoria della continuazione della vita....... e il suicidio non rappresenta mai una soluzione.... ma semplicemente il minor male per se e sopratutto per gli altri.
LADYVAMPIRIE is offline  
Vecchio 11-11-2002, 16.21.31   #27
crazy
M'illumino d'immenso.
 
L'avatar di crazy
 
Data registrazione: 08-11-2002
Messaggi: 36
Unhappy nn è proprio così...

passeggiando quà e là x il sito ho notato questo messaggio che già dal titolo mi ha subito colpito...

...allora, inizio dicendo che non sono del tutto d'accordo su quello che ha scritto inizialmente tammy e ladyvampirie...secondo me il suicidio non è un atto di coraggio e di responsabilità...bensì il contrario. il gesto del suicidio è portato da una mancanza di responsabilità e coraggio nell'affrontare i problemi.

Lo si può fare solo per due motivi: per curiosità o per disperazione.... cominciando dal primo, si può dire che è un motivo stupido rischiare la propria vita solo per provare "un brivido" o per dire di averlo fatto . Riguardo al secondo, riconferma la mia affermazione iniziale.
crazy is offline  
Vecchio 11-11-2002, 17.50.45   #28
diestop
Ospite abituale
 
Data registrazione: 04-11-2002
Messaggi: 92
Mamma mia...che dire...concordo perfettamente col solito VISECHI e con TAMMY...e con quasi tutti gli altri...
NEVERFOREVER mi ha girato lo stomaco dalla tristezza...stefy che dirti...non devi avere sensi di colpa...ma questo razionalmente già lo sai...è l'inconscio che schiaccia e per alleviare, anche se di niente, ti abbraccio...è una banalità ma forse l'uomo ha sempre avuto "solo" bisogno di solidarietà e amore...

Vi scrivo una paesia che ho letto nel libro "il rifiuto di vivere":

Educare.

Voleva sempre spiegare le cose.
Ma nessuno gli dava retta.
Allora disegnò.
Altre volte avrebbe voluto farlo ma non c'era niente da disegnare.
Voleva inciderlo sulla pietra o scriverlo nel cielo.
Avrebbe voluto sdraiarsi sull'erba e guardare su nel cielo.
E ci sarebbe stato solo lui ed il cielo e le cose dentro di lui che voleva dire.
E fu dopo ciò che dipinse il quadro.
Era un quadro stupendo.
Lo teneva sotto il cuscino e non lo avrebbe lasciato vedere a nessuno.
E lo avrebbe guardato tutte le notti e avrebbe pensato a lui.
E quando era buio e i suoi occhi erano chiusi riusciva a vederlo lo stesso.
Ed era tutto per lui e lo amava.
E quando cominciò ad andare a scuola lo portò con sè.
E non per mostrarlo a qualcuno ma solo per averlo con sè come un amico.
Era curioso della scuola.
Si sedette in un banco quadrato marrone uguale a tutti gli altri banchi quadrati e marroni ed egli pensava che avrebbero dovuto essere rossi.
E la sua aula era un'aula quadrata e marrone.
Come tutte le altre aule.
Ed era stretta e chiusa e rigida.
Odiava tenere in mano la matita e il gesso.
Con il braccio rigido e i piedi piatti sul suolo.
Rigido mentre la maestra guardava, guardava.
La maestra si avvicinò e cominciò a parlargli.
Gli disse di mettere una cravatta come tutti gli altri ragazzi.
Lui rispose che non gli piacevano.
E lei disse che ciò non le importava niente.
Dopo di che egli disegnò.
Disegnò tutto di giallo e ciò che sentiva di quella mattina.
Era un disegno bellissimo.
Venne la maestra e gli sorrise.
"Che cosa è questo?" domandò.
"Perchè non ne disegni uno come quello di Ken? Non è bello?".
Dopo ciò sua madre gli portò una cravatta.
E lui disegnò sempre razzi e piante come tutti gli altri.
E getto via il vecchio quadro.
E quando lui si sdraiava da solo a guardare il cielo questo era grande e blu e
tutto di tutto.
Ma egli non c'era più.
Era quadrato dentro.E marrone e le sue mani erano rigide.
E le cose dentro di lui che volevano essere dette smisero di volerlo.
Non premevano più.
Erano rimaste schiacciate.
Rigide.
Come tutto il resto.

Richerd era un bambino nero di 11 anni, viveva nel Bronx di New York; si è tolto la vita pochi mesi dopo aver scritto questa paesia.

L'unica cosa che non si può fare riguardo al suicidio è del moralismo...
diestop is offline  
Vecchio 13-11-2002, 17.07.07   #29
moorinne
Clandestina di Argo
 
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Data registrazione: 29-07-2002
Messaggi: 39
Mmh, sarà che quando si parla di cose che mi colpiscono non riesco mai a tenere la bocca chiusa.

Beh, in un certo senso anch'io mi sono dovuta confrontare con questo "argomento", sia indirettamente e sia in modo piuttosto diretto e personale.

Credo che ilsuicidio sia l'atto più estremo che un uomo possa commettere e che, in quanto tale, richieda molto coraggio.
Ma non saprei dire se, dal punto di vista etico, sia un atto di viltà o un atto di coraggio.
Non posso stabilirlo e non ci provo nemmeno, perchè sono d'accordo con voi quando dite che è il gesto più personale e intimo che possiamo compiere nei confronti di noi stessi.

Credo che nessuno possa togliere il diritto a un uomo di agire sulla propria esistenza, anche quando questo diritto consiste nello sceglere di privarsene.

Ho una concezione molto laica del suicidio, come dell'eutanasia.

Ma mi ha colpito una frase in un libro, che mi ha aiutato a farmi una personale idea in merito a questo agromento.
Il concetto era che il suicidio è un atto poco creativo; perché se una persona è abbastanza disperata da decidere di compiere un gesto così drastico come togliersi la vita, allora sarà abbastanza disperata da compiere un qualsiasi altro atto estremo, ma un po' meno drastico del suicidio....come svaligiare una banca e andare a vivere per sempre in un altro paese senza lasciare traccia di sé.

Magari questa è una fesseria, ma una volta (per fortuna parlo di molti anni fa), quando anch'io mi sono trovata a viverlo quell'attimo fatale in cui stai per abbandonarti all'idea che tutto intorno e dentro di te cessi definitivamente, beh, mi è venuta in mente questa frase.

Non so cosa sia successo, ma in quel momento ho smesso di guardare verso il basso, ho richiuso la finestra e....ho acceso la mia prima sigaretta.

E' così che ho iniziato a fumare.


Adesso continuo a fumare (ed evito accuratamente le finestre nei momenti neri ); ma gli anni che probabilmente non avrei vissuto se quel momento fosse durato un secondo di più mi hanno insegnato una cosa: che valeva la pena di accendersela, quella sigaretta, in quel momento.
moorinne is offline  
Vecchio 14-11-2002, 17.37.04   #30
tammy
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come dire

evitiamo di morire subito, ma di prolungare l'agonia con un cancro da qui a venire (evitando la finestra e cominciando a fumare o a bere o a drogarsi o....ecc.ecc.) Dov'è la differenza? Che nn si muore all'istante e si aspetta l'inesorabile "trapasso"? Non per "nostra" volontà, ma perchè fatale o inevitabile? (diranno gli altri) Mah! In un modo o nell'altro chi ha deciso di morire (lasciarsi andare) prima o poi troverà la Sua pace, in un modo o nell'altro.
tammy is offline  

 



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