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Vecchio 04-04-2007, 09.09.23   #51
Mirror
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Citazione:
Originalmente inviato da Yam
Questo forum sta diventando un incubo, qui sto perdendo tempo. Daltronde il mio inglese puo' migliorare, mi sa che migro da qualche altra parte.
Mirror ha capito perfettamente cosa intendo.
Si penso che il tuo discorso fosse un po' buttato la ma comunque significativo ed emblema di un certo stato d'animo del ricercatore nostrano.

In realtà si nota benissimo, anche qui dentro, che quel che interessa molti forumisti molto attivi nel postare è soprattutto il cercare la conferma o l'affermazione dei propri dogmi, delle proprie credenze, il sostegno alla chiesa di appartenenza, più che la conoscenza di se stessi.
A questo punto diventa difficile confrontarsi, dialogare... perché con questi comportamenti, fideismo ideologico si è perso lo spirito ed il senso della ricerca interiore.
Rimane allora solo uno sventolare di bandiere e versetti, di verità 'assolute', oltre che di minacciosi proclami sul futuro delle anime uscite dal gregge.
Per cui comprendo la tua disaffezione crescente a questo andazzo che non può più dare stimoli interessanti a chi ama approfondire senza pregiudizi, sperimentare direttamente fuori dal conformismo spirituale dominante.

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Vecchio 04-04-2007, 09.28.28   #52
VanLag
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Un grazie cumulativo a tutti quelli che hanno provato a rispondere alle mie domande….. Siete un po’ tutti miei maestri, anche se le risposte non hanno ancora ovviato le domande........ ma magari ci tornerò sopra.

Per Yam

Citazione:
Originalmente inviato da Yam
Daltronde il mio inglese puo' migliorare, mi sa che migro da qualche altra parte.
Qualcuno diceva: - what brings you here will certainly take you somewhere else. - (Quello che ti ha portato qui, ti spingerà certamente da qualche altra parte).


X krjisoul



a tutti e un

Ultima modifica di VanLag : 04-04-2007 alle ore 10.05.26.
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Vecchio 05-04-2007, 03.26.30   #53
krjisoul
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Originalmente inviato da Yam
L'ego e' l'ego, il Se' e' il Se' e non ci si puo' sbagliare se il lavoro e' impostato bene. Non solo il gruppo vede ogni volta che l'ego viene fuori ma tu stessa te ne accorgi quasi immediatamente, per quanto sottile sia la manifestazione dell'ego.


Grazie Yam per la risposta, mi spiace non essere riuscita a rispondere prima.

La differenza tra l’ego e il Sé la conosco, una è la personalità esteriore, quella nella quale ci identifichiamo e che usiamo per rapportarci agli altri, e che ci siamo costruiti come difesa….
Mentre il Sé è ben altro, è la nostra vera essenza, la nostra Anima…

Dicendo che può venir fuori, a seconda con chi ci confrontiamo, talvolta l’angelo talvolta il diavolo, tu mi fai notare che quello è solo l’ego che si manifesta, che peraltro io pensavo fosse sempre in accezione negativa, e nulla ha a che fare con il Sé….penso di aver capito da dove è partito l’errore, devo aver pensato che una volta ‘scoperta’ la personalità dominante, (che invece è sempre l’ego), in quella situazione, questa doveva essere la nostra Essenza…. che pensavo poteva manifestarsi luminosa o oscura, in rapporto a ciò che viene appunto portato fuori in relazione a chi ci sta di fronte…..(ed invece non c’entra nulla, la nostra Vera Essenza è sempre la stessa, giusto?...o forse no, se ci purifichiamo qualcosa cambia….)
Questo almeno è quanto ho visto in rapporto alle mie esperienze di gruppo, o anche a due, in cui mi sono trovata in differenti contesti, e nelle quali mi trovo tuttora; poi vi è certamente molta differenza in un contesto di gruppo legato a Yoga e meditazione, dopo una meditazione l’ego è sempre molto più ‘contenuto’…..
Però a questo punto una domanda sorge spontanea…la nostra vera Essenza è forse sempre luminosa? Da quanto ne so vi sono anime che sono tutt’altro che luminose…..


Spero di non aver aggiunto confusione alla confusione….forgive me, please!!!


Citazione:
Originalmente inviato da Yam
Ho lavorato in diversi contesti di gruppo e se c'e' silenzio interiore lo specchio funziona in modo pressoche perfetto. Parlo di Satsang dopo una meditazione silenziosa. Tuttavia anche in un Satsang senza meditazione l'ego e' sempre ben visibile.
E' triste come in Italia non ci siano Satsang o comunque pochi. Nel resto dell'europa, in una grande citta', devi solo scegliere dove andare. Parlo di situazioni aperte dove di solito c'e' qualcuno che e' in grado di condurre anche dei principianti. Partecipo a due Satsang la settimana a volte come conduttore ed e' una esperienza che mi sta dando molto di piu' che anni ed anni di meditazione, che comunque mi hanno dato la capacita' di sostenere un gruppo.


Penso di capire cosa intendi, io ho creduto nel gruppo da sempre, praticavo yoga, o quello che si pensa sia yoga…., da parecchi anni, così pensai di cercare altre persone con cui praticare, alle quali avrei dato quel poco che sapevo, al momento non accadde nulla, poi dopo circa un anno, quando neppure ci pensavo più, ricevetti delle telefonate, e così si cominciò….poichè sapevo che le mie conoscenze erano comunque limitate ad uno yoga fisico, sapevo di voler e dover approfondire, così cominciai a frequentare una scuola per insegnanti….è veramente una bella esperienza, da un lato si è allievi, dall’altro si insegna e sperimenta assieme….mi dà veramente tanto.


Citazione:
La bilancia pende sempre dalla parte dell'ego e' inutile raccontarsela, non per l'insegnante pero', altrimenti il lavoro non funziona. Un lavoro ben fatto ti porta ad essere consapevole dei condizionamenti tuoi particolari, cosa che puoi fare anche con un lavoro di tipo psicologico, ma in questo caso si tratta di imparare a testimoniare attraverso la consapevolezza i condizionamenti. Questo e' un lavoro ben preciso. Postero' appena ho tempo un bel insegnamento di Ramana Maharshi.
Il presupposto e' il riconoscimento del Se' o consapevolezza, se non c'e' quello il lavoro scade in psicologismi.


Uhmm, in pratica vuoi dire che in un contesto di gruppo si dovrebbero vedere per forza le pecche? E se di una persona invece anche in più osservatori ne
vedessimo le virtù, cosa vorrebbe dire? Io avrei un'idea.....


Per quanto riguarda i siti in lingua inglese, anche io ero curiosa di vedere cosa ci fosse in giro, mah, mi sà che tutto il mondo è paese....







Per Van, grazie della bella immagine di JK
krjisoul is offline  
Vecchio 05-04-2007, 15.20.41   #54
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Originalmente inviato da VanLag
Se, in accordo con gli insegnamenti di maestri come Ramana Maharishi e Nisargadatta Maharaji, il progresso, diciamo spirituale, consiste nella conoscenza di se stessi provo a chiedere qui, secondo i cultori di questa strada, come si attua questa conoscenza?
Cioè come si fa ad essere certi che stiamo vedendo noi stessi e non ciò che ci piace vedere di noi stessi? Ed inoltre come si ingoiano le “brutte cose” che possiamo scoprire su di noi?


Di nuovo torno alla tua domanda con lo scopo di dare una risposta anche a me stesso.

Sai van, in questi giorni mi sono successi dei piccoli terremoti a livello emotivo, riguardo a donne lavoro al non senso o meglio all'inutilità che ha la mia vita.

A differenza delle altre volte che iniziavo a speculare astraendomi nel bene e nel male ho cominciato ad agire anche commettendo degli errori e provando a ripararli.

Nella mia vita ho sempre vissuto a caso oppure ritirandomi e rifugiandomi in me stesso e iniziando a speculare...a speculare quasi sul niente visto che in realtà non stavo vivendo nulla perchè scappavo e tutt'ora scappo dalla maggior parte delle situazioni, ovvero non riuscivo ad accettare il dolore la sofferenza l'angoscia la paura la gioia ( per paura che svanisse ) di ciò che mi accadeva o che dovevo affrontare.

E mi sono accorto che proprio tutto questo ora è la mia vita, e se mi mettessi di nuovo a speculare cercando Dio o la verità in maniera astratta sarebbe come pretendere di essere Einstein senza saper neppure svolgere un'equazione banale.

E il continuare a voler essere come Einstein mi porterebbe all'illusione perchè sarebbe solo un gioco mentale.
Mi dirai ma come facciamo ad accorgerci di quando è un'illusione? magari al momento non ce ne si accorge neppure ma bisogna andare avanti per capirlo, senza continuarsi a fermare per paura di non capire.

Infatti ho pensato; quando andavo a scuola c'erano due modi di studiare: uno a memoria in maniera nozionisica oppure capendo; ma anche volendo come fa uno a sapere quando a realmente capito qualcosa? lo sa quando si trova da solo ad affrontare un'intorragozione o un compito in cui il professore mette in discussione proprio quello che gli dici alle cose che ti chiede.

E non c'è altro modo, certo c'è anche la riflessione personale ma il confronto è decisamente più solido come metodo di conferma...

E se tu non capissi qualcosa, pazienza, vorrà dire che in quel momento non sarai pronto e magari non lo sarai mai.
Ma non ci si può dannare la vita per non essere in grado di diventare come questi grandi " maestri ".

Ed è la stessa identica cosa di uno che si danna per non essere bello o intelligente o simpatico come qualc'un altro e spreca la propria vita per diventarlo... e vedere questo sforzo è già secondo me una parte di quel meccanismo che porta alla conoscenza di se stessi.

La tua stessa domanda dovrebbe portarti ad un gradino di conoscenza di te stesso più alto, perchè ti fa vedere la tua necessità la tua sete di sapere come si fa, quindi in un qual modo la tua incertezza di fronte alla vita e di nuovo accettare o non accertare questa incertezza ti porterà ad un altro gradino di conoscenza di te stesso e cosi via.

Vedersi per come si è, senza prospettive i senza sapere cosa fare è tutto parte del processo di conoscenza di se stessi.

E quando dici come si fa ad ingoiare le cose brutte, anche qui conosci te stesso vedendo la tua incapacità a farlo o a non volerlo in realtà fare.
Perchè tu magari chiedi come si fa, ma in realtà tu non lo vuoi fare e questo è di nuovo conoscere se stessi.

Tutta questa risposta è assolutamente rivolta a me. Non è una risposta che voglio dare a te come soluzione, questo è quello su cui ho riflettuto in questi giorni...e la cosa strana ma forse non tanto è che mi sono venute frequentando una ragazza straniera che fa la lap nei serali ( prego astenersi da pregiudizi )...
Notavo la differenza tra me e lei, lei era tutta azione io invece solo pensiero..e ti dirò che nell'affrontare certi discorsi che in teoria dovevano essere pane per i miei denti ero in difficoltà e li mi sono reso conto di quante molte mie conclusioni fossero appunto solo nozionistiche e non vissute, comprese davvero, perchè non ero in grado di sostenerle fino in fondo.

E anche nel caso della " spiritualità " la prima cosa da notare è il nostro atteggiamento verso di essa...perchè vogliamo essere spirituali? la butto lì: perchè abbiamo paura della grettezza della nostra vita ??!!!

Insomma conoscersi non è solo giungere a delle conclusioni ma imparare a vedere come ci muoviamo, e se abbiamo paura di non arrivare alla verità prima di morire, dobbiamo vedere questa riconoscere questa nostra paura...non si tratta credo di dire come ingoiare certe cose, nessuno ti obbliga a farlo e vedere che tu stesso potrai decidere di ritrarti, ingoiarle o altro, ti farà capire se seguendo una strada o l'altra ti avvicinerai o ti allontanerai da quello che dentro senti essere " giusto "...e di nuovo vedere tutto questo meccanismo in atto ti porterà ad un nuovo livello di comprensione, e questo è di nuovo un ulteriore livello di conoscenza di me stesso.

Insomma non possiamo pretendere di conoscere la " verità assoluta " senza nemmeno conoscere le piccole cose che ci stanno davanti nell'immediato;
e forse quando J.K diceva che il primo passo è anche l'ultimo intendeva proprio questo.

E aveva ragione anche quando diceva che la conoscenza dev'essere diretta e trasformarsi in azione come quando ci troviamo di fronte ad un serpente; la nostra risposta è azione immediata diretta, non si stà li a speculare.

E cosi dev'essere difronte a noi stessi, quando la speculazione ci verrà a noia e capiremo che noi vogliamo davvero capire cosa ci stà succedendo e non più speculare, allora compiremo immediatamente l'azione che ci porterà a ciò che vogliamo.

E comunque anche capire o meglio vedere questo nostro continuo speculare, senza giudicare se sia giusto o meno, è ancora comprensione di se stessi.

Ultima modifica di individuo : 05-04-2007 alle ore 18.20.00.
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Vecchio 05-04-2007, 19.09.21   #55
Yam
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Citazione:
Originalmente inviato da krjisoul
Grazie Yam per la risposta, mi spiace non essere riuscita a rispondere prima.

La differenza tra l’ego e il Sé la conosco, una è la personalità esteriore, quella nella quale ci identifichiamo e che usiamo per rapportarci agli altri, e che ci siamo costruiti come difesa….
Mentre il Sé è ben altro, è la nostra vera essenza, la nostra Anima…

Per almeno 20 anni avrei detto le stesse cose, ma non sapevo veramente, dentro di me cosa significassero.

Citazione:
devo aver pensato che una volta ‘scoperta’ la personalità dominante, (che invece è sempre l’ego),

Se ti osservi bene non hai un ego solo, una sola personalita', ma molte e le esibisci a seconda del momento. Io ne ho tantissime, tante quante le persone che conosco e quando ho a che fare con qualcuno che non conosco il computer inizia la ricerca del personaggio piu' adatto. Oggi...tuttavia sono un tantino cambiato....ma mi accorgo, se capita, delle ricadute.


Citazione:
la nostra Vera Essenza è sempre la stessa, giusto?

Gia'...

Citazione:
Questo almeno è quanto ho visto in rapporto alle mie esperienze di gruppo

Dover parlare ad un gruppo di meditazione di 20-25 persone mi ha svelato all'improvviso, una sera, una profonda verita'. Se e' il mio Se', vero, a parlare le parole fluiscono spontanee e non utilizzo la memoria....a volte e' come se mi vedessi parlare.... alla fine non ricordo neanche quello che ho detto, ma l'atomosfera che si e' creata ha prodotto "comprensione" in me e negli altri. Se faccio ricorso alla memoria, cioe' utilizzo la mente concettuale, e' un disastro...e mi e' capitato e mi capita anche questo, ma me ne accorgo istantaneamente e piuttosto non parlo o dico poco. Questo ora e' chiaro a tutti (o quasi sic!) gli elementi del gruppo. La crescita accade proprio perche' c'e' qualcuno che e' li e fa da specchio agli altri. Si puo' imparare a parlare dal sentire spontaneo del cuore. E' una esperienza di grande liberta' ed emerge una Conoscenza spontanea...la vera discriminazione tra Se' e non se'.


Citazione:
poi vi è certamente molta differenza in un contesto di gruppo legato a Yoga e meditazione, dopo una meditazione l’ego è sempre molto più ‘contenuto’…..

E' piu' difficile in una riunione di lavoro ma anche li ho avuto la stessa esperienza....e' possibile...


Citazione:
poichè sapevo che le mie conoscenze erano comunque limitate ad uno yoga fisico, sapevo di voler e dover approfondire, così cominciai a frequentare una scuola per insegnanti….è veramente una bella esperienza, da un lato si è allievi, dall’altro si insegna e sperimenta assieme….mi dà veramente tanto.

Credo proprio che sia una cosa importante, ogni momento di condivisione e' importante.


Citazione:
Uhmm, in pratica vuoi dire che in un contesto di gruppo si dovrebbero vedere per forza le pecche? E se di una persona invece anche in più osservatori ne
vedessimo le virtù, cosa vorrebbe dire? Io avrei un'idea.....

Le virtu', per esempio le sei perfezioni o paramita del Buddismo, sono qualita' spontanee del Se'. Se c'e' l'ego che fa il virtuoso non e' vera virtu'.

Citazione:
Per quanto riguarda i siti in lingua inglese, anche io ero curiosa di vedere cosa ci fosse in giro, mah, mi sà che tutto il mondo è paese....

Ti do dei link...poi mi dici:
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Ultima modifica di Yam : 05-04-2007 alle ore 20.28.42.
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Vecchio 05-04-2007, 19.24.15   #56
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Smettere di raccontarsela, di "speculare" e' smettere di dare ascolto a quei pensieri ricorrenti che ci rendono tristi, per esempio, , sei daccordo?
Non si tratta di voler essere come questo o quel Maestro, ma di aver compreso qualcosa di se stessi e magari a questo dovrebbero servire le parole del Maestro.
Quando tutto ci frana addosso e' un buon momento per scoprire cio' che non e' mai franato. Cio' che frana e' sempre il falso se. Dall'altra parte c'e' qualcuno che vede questa frana di dolore, ma non ne e' toccato.
L'esperienza della frana per me e' importante. Ogni tanto franano intere montagne dentro di me e sento nella regione vicino al cuore fisico un tremendo strazio...ma anche uno spazio che inghiotte tutto....per sempre.
Un'altro pezzo di ego se ne e' andato, grazie al nostro fallimento....ma da quella cenere, da quella polvere risorge qualcosa che ha una grande energia....e' la Vita stessa che e' in noi...che ora sa di essere Vita.....alata direbbe qualcuno.
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Vecchio 05-04-2007, 21.43.10   #57
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Smettere di raccontarsela, di "speculare" e' smettere di dare ascolto a quei pensieri ricorrenti che ci rendono tristi, per esempio, , sei daccordo?


L'hai detto tu: smettere di speculare è smettere di dare ascolto.

Speculare è appunto una cosa, dare ascolto e basta un'altra.
Per me speculare nella sua accezione negativa è per esempio parlare " dell'amore" senza andare a fondo in concreto alla questione, oppure parlare di Dio ( per chi crede o crede di credere ) senza preoccuparsi direttamente della fede.

Per me, per ora le discussioni più importanti sono quelle che mi aiutano eventualmente a fare chiarezza se ho confusione su qualcosa, ma parlare in maniera fine a stessa di cosa sia l'io, l'amore, la verità o altro mi rendo conto ( ovviamente per me ) che porta solamente fuori strada, o meglio rischia di complicare davvero tanto la già tanta confusione che c'è. ( ripeto è una sensazione personale che sento di avere in questo periodo, poi magari alla prossima provocazione speculatoria sarò lì presente )

Mentre se io credo una cosa o ho dei dubbi su qualcosa allora parlare mi aiuta.
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Vecchio 05-04-2007, 22.52.59   #58
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L'hai detto tu: smettere di speculare è smettere di dare ascolto.

Speculare è appunto una cosa, dare ascolto e basta un'altra.
Per me speculare nella sua accezione negativa è per esempio parlare " dell'amore" senza andare a fondo in concreto alla questione, oppure parlare di Dio ( per chi crede o crede di credere ) senza preoccuparsi direttamente della fede.

Sono perfettamente daccordo su quanto dici, io pero' dicevo di non dare ascolto ad una certa forma pensiero che nulla ha a che fare con la speculazione filosofica.

Ho esteso volontariamente il significato si "specul-azione" a qualcosa di piu'.

Per esempio io posso speculare su come catturare una bella ragazza attratto dalla sua forma fisica....oppure osservare il mercato finanziario e alla prima occasione speculare per guadagnare del denaro.

L'etimo della parola ci riporta ad un luogo di osservazione.
C'e' tuttavia qualcosa che scatta e dall'osservazione si passa all'azione. Quell'azione da cosa e' motivata?

In ogni caso considero speculazione anche la marea di pensieri che ci assale dopo aver vissuto una brutta esperienza, cioe' dopo essere caduti in preda di quel meccanismo che ho descritto sopra...che secondo buddha e' la prima nobile verita': l'origine della sofferenza.
A quei pensieri non bisogna dare ascolto...ma osservarli, accettarli e possibilmente vedere i meccanismi che ci hanno portato li.
C'e' un'altra forma di pensiero che e' funzionale all'uomo, quella forma pensiero e' liberata dalla brama.

Se hai voglia mi piacerebbe approfondire questa cosa che hai detto:

Citazione:
E aveva ragione anche quando diceva che la conoscenza dev'essere diretta e trasformarsi in azione come quando ci troviamo di fronte ad un serpente; la nostra risposta è azione immediata diretta, non si stà li a speculare.

Ciao.

Ultima modifica di Yam : 05-04-2007 alle ore 23.41.35.
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Vecchio 06-04-2007, 15.02.31   #59
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E aveva ragione anche quando diceva che la conoscenza dev'essere diretta e trasformarsi in azione come quando ci troviamo di fronte ad un serpente; la nostra risposta è azione immediata diretta, non si stà li a speculare.


Ci sono stati dei momenti quando stavo male ( era uno stato di angoscia mista a paura e tanta confusione, non che adesso non ci sia più ) in cui tendevo a mettermi a pensare su cosa fare o non fare fino a quando il pensiero era come se si staccasse da quello stato emotivo e mi diventava impossibile venirne a capo; in seguito ho capito che quel mio " speculare " in realtà era una sorta di fuga da quel dolore che non volevo affrontare in maniera diretta; infatti quando quel dolore si faceva forte io quasi come un automatismo mi mettevo a pensare e i pensieri potevano concatenarsi in una sequenza negativa o positiva.
Alla fine ricadevo sempre nello stesso errore, affrontavo il problema con gli stessi pensieri, gli uni che si contraddivano con gli altri, e questo perchè il dialogo con me stesso era come se si fosse staccato dal problema stesso e si riduceva ad una cosa astratta.

Un giorno poi, mi è successo che dolore paura angoscia hanno raggiunto livelli che a loro volta mi hanno provocato una paura tale che il modo in cui li ho affrontati doveva per forza essere qualcosa di concreto, non so bene cosa mi è successo, so solo che la paura di cadere in quel vortice è stata tale che la mia attenzione a tutto quel disordine per la prima volta era non era più semplice attenzione logica, era un'attenzione dettata da una reale percezione del pericolo...per la prima volta non avevo tramutato il tutto in pensieri, e non avevo nemmeno represso nulla, anche se credo che non sarebbe stato possibile reprimere quello stato.
Non chiedermi cosa mi è successo esattamente perchè farei fatica a descriverti la mia esatta reazione...quello che ti posso dire è che percepivo con tale intensità e chiarezza quel pericolo che è come se per la prima volta non sentissi più quella scissione-frattura che normalmente avverto e che forse produco io stesso tra i miei pensieri e quello che provo.

Per dirla in altre parole, se tu hai un pò fame e sei per strada cominci a cercare il bar che ti piace di più, guardi se dentro c'è quello che vorresti mangiare ecc ecc...ma se la fame diventa insopportabile ti fiondi nel primo posto in cui sai che puoi trovare cibo.

cosi come quando cerchi un bagno: lo cerchi fino a quando ti puoi permettere di trovarlo, ma quando diventa insopportabile...il bagno non lo cerchi nemmeno più.

Insomma il proverbio che dice mi sembra di necessità si fa virtù potrebbe essere quello che J.K. ha detto in altri termini.

C'è una cosa da sottolineare: ci sono delle volte, anzi direi tante, che questo processo non si innesca e per quanto mi riguarda avviene perchè è come se in certi momenti mi fossi talmente abituato a certi miei stati d'animo che li ritengo talmente facenti parte di me che mi paradossalmente mi spaventa persino abbandonare la sofferenza.

Ecco direi che anche su questo aspetto c'è da fare molta attenzione, ovvero bisogna stare attenti a non abituarsi troppo al dolore perchè si corre il rischio che diventi cronico e si arrivi a credere che quella sia " davvero " la nostra condizione e che non ne siano possibili altre.

Con questo non voglio dire che oltre il dolore ci sia sicuramente il " nirvana " che non so neppure cos'è, ma senz'altro ci sono altri stati e pure questi probabilmente anzi forse sicuramente non sono definititvi.
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Vecchio 06-04-2007, 15.45.46   #60
VanLag
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Ci sono stati dei momenti quando stavo male ( era uno stato di angoscia mista a paura e tanta confusione, non che adesso non ci sia più ) in cui tendevo a mettermi a pensare su cosa fare o non fare fino a quando il pensiero era come se si staccasse da quello stato emotivo e mi diventava impossibile venirne a capo; in seguito ho capito che quel mio " speculare " in realtà era una sorta di fuga da quel dolore che non volevo affrontare in maniera diretta; infatti quando quel dolore si faceva forte io quasi come un automatismo mi mettevo a pensare e i pensieri potevano concatenarsi in una sequenza negativa o positiva.
Alla fine ricadevo sempre nello stesso errore, affrontavo il problema con gli stessi pensieri, gli uni che si contraddivano con gli altri, e questo perchè il dialogo con me stesso era come se si fosse staccato dal problema stesso e si riduceva ad una cosa astratta.
Ciò che dici ha senso. Credo anche io che non sin tratti di ragionare sui nostri processi interiori bensì di “vedere” o di aderire a queste cose che abbiamo dentro, cercando di individuarle con sempre maggiore chiarezza.

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