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Vecchio 25-06-2007, 17.24.14   #51
maxim
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Originalmente inviato da salvatoreR
Ci vorrà tempo, ma come per incanto un giorno gli interrogativi che ti tormentano, troveranno le sue giuste risposte e la “comprensione”dissolverà le tue nebbie.

Spero il più tardi possibile...
Non vedo tormento negli umani interrogativi.

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Originalmente inviato da salvatoreR
Un saggio disse: “ io non posso vivere senza sapere ciò che sono e per quale fine esisto.”


Io che invece saggio non sono, ci vivo lo stesso

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Vecchio 25-06-2007, 19.42.26   #52
Brucus
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Riferimento: EGO NON-EGO.... quale dilemma...

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Originalmente inviato da salvatoreR
È difficile opera trovare il padre e creatore di questo universo visibile; quando poi l’hai trovato, è impossibile parlarne ad altri.
Platone.

Il problema sta nella presunzione di Maxim e Visechi e di tutti coloro che la pensano come loro, di essere assolutamente convinti di ciò che dicono, senza che li sfiori il sia pur minimo dubbio che possa esistere qualcosa al di là della loro razionalità. Ma questo perchè per loro tutto è riconducibile alla mente, oltre essa solo il nulla, solo fantasie della stessa mente, auto-inganni, auto-suggestioni, ecc. In gran parte hanno ragione, ma non per il motivo che credono.

Esiste una realtà dell’essere della quale la mente è solo un aspetto, e l’io identificato a sua volta è un aspetto di quella mente, e la materia è una parte di quell’io, ma tutto emana da quell’unica Fonte che tutto lo contiene.

Atisha, e credo anche Yam, Mirror, Turaz, ecc., pensano che è possibile accedere a quella Fonte solo per mezzo di un percorso lungo e profondo di ricerca interiore. Io penso diversamente, credo che può anche essere spontaneo, non cercato e non ‘desiderato’, perchè l’Essere non può avere cammini privilegiati per condurre a sè ciò che è se stesso.

Comunque sia, quando si accede a quella realtà che è oltre tutte le nostre limitazioni, quando il baricentro cosciente del nostro essere si sposta dall’ego, e quindi dalla mente, all’Essenza di quella Fonte, quando si ha quella esperienza, resta impressa indelebilmente come sfondo di tutto ciò che siamo, in una profondità non raggiungibile dalla mente e la sua razionalità, anche se ne percepisce i bagliori. E’ qualcos’altro di noi che può immergersi in quella dimensione e nel percorso diventare quella realtà, l’unica, eppure così evanescente e sfuggevole a ogni interpretazione e descrizione.

Fare quell’esperienza (che esperienza non è nel senso comune del termine, ma che non trovo un’altra parola più adatta) che è l’essenza e la sintesi di tutte le esperienze cosiddette spirituali, modifica radicalmente la percezione che abbiamo di noi stessi, tuttavia non può essere traducibile in concetti razionali. Perciò abbiamo tante descrizioni spesso disaccordi e perfino contrastanti, tanti fautori di cammini diversi, gurù e maestri che si esprimono con parole che ci sembrano di una infinita saggezza e profondità, ma che indicano cose diverse da quelle dette da altri.

Il problema, e in questo aspetto hanno ragione Maxim e Visechi, è che per parlare di tutto questo dobbiamo usare per forza la mente, e la mente non può descrivere ciò che è oltre se stessa, e quindi rielabora quei ‘bagliori’ che gli giungono nell’unico modo che lo può fare, attingendo al suo patrimonio di conoscenze, concetti, ricordi, parole, pensieri, rielaborandoli e combinandoli tra loro, cosicchè alla fine ciò che ne viene fuori non e la descrizione fedele di ciò che resta irragiungibile nella profondità della nostra coscienza, ma una sua creazione, una elaborazione illusoria di ciò che non lo è, una costruzione concettuale valida solo per la mente stessa.

Per chi non ha ancora fatto una esperienza simile, tutto ciò è intollerabilmente irrazionale, e se non ha il minimo dubbio sulle sue certezze e il suo affidamento alla sola ragione, inevitabilmente le rifiuterà come fantasie, fughe dalla realtà e così via. D’altra parte gli ‘spiritualisti’ si impegnano a parlare di ciò che non può essere espresso con parole e fanno eccessivo affidamento nella loro mente, ma così creano veramente solo fantasie, angeli e fantasmi mentali, e il peggio che poi credono nelle loro parole, e le parole tendono a sostituire quella realtà che vorrebbero descrivere.

Eppure non è difficile accorgersi di alcune incongruenze. Quella Fonte, quell’Essenza che si rivela a noi, è uguale per tutti, è una realtà unica e immutabile. Ciò che muta in continuazione per sua stessa natura è l’io, e perciò tante visioni diverse, tante religioni, metodi, dottrine, credenze, percorsi più o meno spirituali, esperienze che riflettono solo ciò in cui crediamo. Quindi, o abbiamo ragione solo noi in ciò che diciamo, e tutti gli altri ‘non capiscono’, oppure
dovremmo essere più umili, e parlo anche per me, e riconoscere che in realtà nulla sappiamo, anche se incominciamo a prendere coscienza di ciò che siamo. Un pò più di umiltà, che in realtà è conoscenza dei propri limiti, non guasterebbe nemmeno a Maxim e Visechi, perchè se ammettiamo che non possiamo conoscere tutto, allo stesso modo non possiamo negare in forma assolutista e con tanta dose di presunzione ciò che altri dicono di conoscere e noi no.

Vorrei finalmente lasciare in chiaro questo: il fatto di avere avuto accesso a realtà dell’essere diverse da quelle che conosciamo, non fa di noi esseri privilegiati o migliori degli altri. Nel grande disegno divino, ognuno ha il suo percorso che prevede determinate esperienze di ogni tipo, spirituali, materiali, psichiche, ecc. Nessun cammino è migliore di un altro, ma è complementare a tutti gli altri, e tutti i cammini insieme formano il percorso dell’umanità come un solo organismo.

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Vecchio 25-06-2007, 21.27.32   #53
atisha
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ps gli altri tipi di energia, quella psichica, cioè della mente ancora identificata, è data solo agli individui che hanno premura di trovare qualcosa.. trovando spesso solo la loro melma mi trovo nellamelma saggia ati? claudio

se non hai premura... direi di sì..
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Vecchio 25-06-2007, 21.29.43   #54
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Originalmente inviato da maxim


Io che invece saggio non sono, ci vivo lo stesso


beh.. non ti resta altro da fare...
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Vecchio 25-06-2007, 23.20.30   #55
Mirror
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Originalmente inviato da Brucus
Il problema sta nella presunzione di Maxim e Visechi e di tutti coloro che la pensano come loro, di essere assolutamente convinti di ciò che dicono, senza che li sfiori il sia pur minimo dubbio che possa esistere qualcosa al di là della loro razionalità. Ma questo perchè per loro tutto è riconducibile alla mente, oltre essa solo il nulla, solo fantasie della stessa mente, auto-inganni, auto-suggestioni, ecc. In gran parte hanno ragione, ma non per il motivo che credono.

Esiste una realtà dell’essere della quale la mente è solo un aspetto, e l’io identificato a sua volta è un aspetto di quella mente, e la materia è una parte di quell’io, ma tutto emana da quell’unica Fonte che tutto lo contiene.

Atisha, e credo anche Yam, Mirror, Turaz, ecc., pensano che è possibile accedere a quella Fonte solo per mezzo di un percorso lungo e profondo di ricerca interiore. Io penso diversamente, credo che può anche essere spontaneo, non cercato e non ‘desiderato’, perchè l’Essere non può avere cammini privilegiati per condurre a sè ciò che è se stesso.

Comunque sia, quando si accede a quella realtà che è oltre tutte le nostre limitazioni, quando il baricentro cosciente del nostro essere si sposta dall’ego, e quindi dalla mente, all’Essenza di quella Fonte, quando si ha quella esperienza, resta impressa indelebilmente come sfondo di tutto ciò che siamo, in una profondità non raggiungibile dalla mente e la sua razionalità, anche se ne percepisce i bagliori. E’ qualcos’altro di noi che può immergersi in quella dimensione e nel percorso diventare quella realtà, l’unica, eppure così evanescente e sfuggevole a ogni interpretazione e descrizione.

Fare quell’esperienza (che esperienza non è nel senso comune del termine, ma che non trovo un’altra parola più adatta) che è l’essenza e la sintesi di tutte le esperienze cosiddette spirituali, modifica radicalmente la percezione che abbiamo di noi stessi, tuttavia non può essere traducibile in concetti razionali. Perciò abbiamo tante descrizioni spesso disaccordi e perfino contrastanti, tanti fautori di cammini diversi, gurù e maestri che si esprimono con parole che ci sembrano di una infinita saggezza e profondità, ma che indicano cose diverse da quelle dette da altri.

Il problema, e in questo aspetto hanno ragione Maxim e Visechi, è che per parlare di tutto questo dobbiamo usare per forza la mente, e la mente non può descrivere ciò che è oltre se stessa, e quindi rielabora quei ‘bagliori’ che gli giungono nell’unico modo che lo può fare, attingendo al suo patrimonio di conoscenze, concetti, ricordi, parole, pensieri, rielaborandoli e combinandoli tra loro, cosicchè alla fine ciò che ne viene fuori non e la descrizione fedele di ciò che resta irragiungibile nella profondità della nostra coscienza, ma una sua creazione, una elaborazione illusoria di ciò che non lo è, una costruzione concettuale valida solo per la mente stessa.

Per chi non ha ancora fatto una esperienza simile, tutto ciò è intollerabilmente irrazionale, e se non ha il minimo dubbio sulle sue certezze e il suo affidamento alla sola ragione, inevitabilmente le rifiuterà come fantasie, fughe dalla realtà e così via. D’altra parte gli ‘spiritualisti’ si impegnano a parlare di ciò che non può essere espresso con parole e fanno eccessivo affidamento nella loro mente, ma così creano veramente solo fantasie, angeli e fantasmi mentali, e il peggio che poi credono nelle loro parole, e le parole tendono a sostituire quella realtà che vorrebbero descrivere.

Eppure non è difficile accorgersi di alcune incongruenze. Quella Fonte, quell’Essenza che si rivela a noi, è uguale per tutti, è una realtà unica e immutabile. Ciò che muta in continuazione per sua stessa natura è l’io, e perciò tante visioni diverse, tante religioni, metodi, dottrine, credenze, percorsi più o meno spirituali, esperienze che riflettono solo ciò in cui crediamo. Quindi, o abbiamo ragione solo noi in ciò che diciamo, e tutti gli altri ‘non capiscono’, oppure
dovremmo essere più umili, e parlo anche per me, e riconoscere che in realtà nulla sappiamo, anche se incominciamo a prendere coscienza di ciò che siamo. Un pò più di umiltà, che in realtà è conoscenza dei propri limiti, non guasterebbe nemmeno a Maxim e Visechi, perchè se ammettiamo che non possiamo conoscere tutto, allo stesso modo non possiamo negare in forma assolutista e con tanta dose di presunzione ciò che altri dicono di conoscere e noi no.

Vorrei finalmente lasciare in chiaro questo: il fatto di avere avuto accesso a realtà dell’essere diverse da quelle che conosciamo, non fa di noi esseri privilegiati o migliori degli altri. Nel grande disegno divino, ognuno ha il suo percorso che prevede determinate esperienze di ogni tipo, spirituali, materiali, psichiche, ecc. Nessun cammino è migliore di un altro, ma è complementare a tutti gli altri, e tutti i cammini insieme formano il percorso dell’umanità come un solo organismo.

Condivido in toto. Complimenti, Brucus!

P.S. Mirror non pensa che sia possibile accedere a quella Fonte solo per mezzo di un percorso lungo e profondo di ricerca interiore.
Può accadere che in molti casi questo succeda, ma non necessariamente.
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Vecchio 25-06-2007, 23.30.38   #56
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Originalmente inviato da Brucus
Atisha, e credo anche Yam, Mirror, Turaz, ecc., pensano che è possibile accedere a quella Fonte solo per mezzo di un percorso lungo e profondo di ricerca interiore. Io penso diversamente, credo che può anche essere spontaneo, non cercato e non ‘desiderato’, perchè l’Essere non può avere cammini privilegiati per condurre a sè ciò che è se stesso.

condividendo tutto quanto hai ben espresso, tengo a precisare che accedere a quella Fonte non è sempre affatto merito di un lungo percorso..
anzi, personalmente mai detto niente di simile.. ne sono anch'io una "scomoda" prova vivente..
certo è che accade raramente in modo spontaneo..
e da ciò che ho osservato, quella spontaneità è quasi sempre supportata da qualche sofferenza o situazione della vita che "rompe" alcuni circuiti.. lasciando spazio di risalita verso la Sorgente senza tanti sentieri preconfezionati..
karma di ognuno?

contrariamente a ciò che ho scritto, è anche un lungo, continuo ed infinito percorso..
perchè raggiunta quella Sorgente, la coscienza si espande giorno dopo giorno..
cresce di continuo, si dilata.. si raffina la nuova percezione..
aggiunge sempre nuove vette..

questo mi è dato vedere..
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Vecchio 26-06-2007, 09.43.39   #57
maxim
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Originalmente inviato da Brucus
Il problema sta nella presunzione di Maxim e Visechi e di tutti coloro che la pensano come loro, di essere assolutamente convinti di ciò che dicono, senza che li sfiori il sia pur minimo dubbio che possa esistere qualcosa al di là della loro razionalità. Ma questo perchè per loro tutto è riconducibile alla mente, oltre essa solo il nulla, solo fantasie della stessa mente, auto-inganni, auto-suggestioni, ecc. In gran parte hanno ragione, ma non per il motivo che credono.

Nel grande disegno divino…

Non sono assolutamente convinto di ciò che dico tant'è che non sono ateo! Come potrei esserlo se penso che sia tutto frutto della nostra mente?
Hai indubbiamente ragione quando dici che esiste qualcosa al di la della razionalità... ha anche un nome…si chiama irrazionalità!

Il grande disegno divino (qualora dovesse essercene uno) è talmente fallace che se l’avesse progettato l’ingegnere della diga del Vajont sarebbe riuscito senz’altro meglio...qui qualcuno ci deve delle scuse!

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Vecchio 26-06-2007, 10.24.21   #58
visechi
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Originalmente inviato da BrucusIl problema sta nella presunzione di Maxim e Visechi e di tutti coloro che la pensano come loro, di essere assolutamente convinti di ciò che dicono, senza che li sfiori il sia pur minimo dubbio che possa esistere qualcosa al di là della loro razionalità. Ma questo perchè per loro tutto è riconducibile alla mente, oltre essa solo il nulla, solo fantasie della stessa mente, auto-inganni, auto-suggestioni, ecc. In gran parte hanno ragione, ma non per il motivo che credono.
Oddio, qui veramente siamo al paradosso. Se fosse vero quel che affermi, cioè che faccio appello alla sola razionalità, dovresti ribaltare il concetto, poiché la razionalità che è il fondamento della scienza e non della spiritualità, si fonda proprio sul dubbio. Esse, la scienza e la razionalità, speculano nel buio della realtà e della percezione, tanto da poter affermare che se non ci fosse il dubbio non potrebbe esserci alcuna scienza, poiché tutto sarebbe già noto. La scienza tende a dipanare i dubbi che rileva nella realtà delle cose, e da qui, una volta risolto l’enigma, procedendo per successive approssimazioni, afferma, quando le afferma, delle certezze empiriche, cioè riproducibili, osservabili e misurabili (in me permangono non pochi dubbi anche in ordine alle certezze della scienza – basta dare una piccola e fugace scorsa alla meccanica quantistica). Viceversa, la religione o la spiritualità in genere, pur non svelando alcunché, non affondano le proprie radici nel dubbio, piuttosto nella certezza non empirica, non osservabile, non misurabile. Mi darai atto che vi sia una gran bella differenza. La scienza mette a disposizione dell’universalità della specie i risultati cui approda; la religione li trattiene in sé e li rende solo ai pochi adepti che condividono quest’impostazione fondata sulla certezza e non sul sano dubbio.Al più potresti affermare che il mio sia un dubbio razionale che diverge notevolmente dalle vostre certezze irrazionali.Se fosse vero quel che affermi, che la spiritualità è fondamentalmente un percorso costellato di dubbi, beh, mi spiace contraddirti, io sarei forse il più spirituale di tutti voi messi insieme, poiché non riescono a convincermi neppure le certezze della scienza, figurati un po’ tu quelle della spiritualità. L’approdo, l’esito, l’epilogo sono sempre, a detta mia, predetti dal metodo, e il metodo è il macchinoso costrutto di una percezione fondamentalmente fallace.
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Esiste una realtà dell’essere della quale la mente è solo un aspetto, e l’io identificato a sua volta è un aspetto di quella mente, e la materia è una parte di quell’io, ma tutto emana da quell’unica Fonte che tutto lo contiene.
In questa circostanza esprimi troppe certezze che io non mi sento di condividere. In estrema sintesi riproponi il concetto di “realtà esplicata” e “realtà implicata”, molto cara alla scienza quantistica. Altri hanno, nel passato, espresso un concetto assai diverso, ovverosia che la realtà sia solo quella percepita – anche inconsciamente - <<esse est percepi>>. Chi di noi due ha più certezze?
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Il problema, e in questo aspetto hanno ragione Maxim e Visechi, è che per parlare di tutto questo dobbiamo usare per forza la mente, e la mente non può descrivere ciò che è oltre se stessa, e quindi rielabora quei ‘bagliori’ che gli giungono nell’unico modo che lo può fare, attingendo al suo patrimonio di conoscenze, concetti, ricordi, parole, pensieri, rielaborandoli e combinandoli tra loro, cosicchè alla fine ciò che ne viene fuori non e la descrizione fedele di ciò che resta irragiungibile nella profondità della nostra coscienza, ma una sua creazione, una elaborazione illusoria di ciò che non lo è, una costruzione concettuale valida solo per la mente stessa.
Non credo sia una tua scoperta. Nel passato, in ben due thread diversi, ho espresso con enfasi l’impossibilità per il linguaggio di esprimere e raccontare il respiro dell’anima. Anima che io però, a differenza di voi altri, non percepisco come un qualcosa di divino e trascendente, ma solo come il fondo di un baratro che abita l’uomo. Caro Brucus, prima di esprimere giudizi o pareri sì tanto errati nei confronti di un tuo interlocutore, dovresti prima informarti meglio. I tuoi pareri, per quel che mi concerne, sono affrettati e del tutto fuori luogo. Per averne un minimo di cognizione potresti leggere il Thread “A N I M A” e poi anche “Un venditore di parole”. Poi, forse, potrai farti un’idea un po’ diversa.
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Per chi non ha ancora fatto una esperienza simile, tutto ciò è intollerabilmente irrazionale, e se non ha il minimo dubbio sulle sue certezze e il suo affidamento alla sola ragione, inevitabilmente le rifiuterà come fantasie, fughe dalla realtà e così via.
Difficilmente esprimo certezze, più spesso solo dubbi, anche se credo abbastanza razionali. Mi pare, invece, di leggere qui un eccesso di certezze.
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Eppure non è difficile accorgersi di alcune incongruenze. Quella Fonte, quell’Essenza che si rivela a noi, è uguale per tutti, è una realtà unica e immutabile. Ciò che muta in continuazione per sua stessa natura è l’io, e perciò tante visioni diverse, tante religioni, metodi, dottrine, credenze, percorsi più o meno spirituali, esperienze che riflettono solo ciò in cui crediamo. Quindi, o abbiamo ragione solo noi in ciò che diciamo, e tutti gli altri ‘non capiscono’, oppure dovremmo essere più umili, e parlo anche per me, e riconoscere che in realtà nulla sappiamo, anche se incominciamo a prendere coscienza di ciò che siamo. Un pò più di umiltà, che in realtà è conoscenza dei propri limiti, non guasterebbe nemmeno a Maxim e Visechi, perchè se ammettiamo che non possiamo conoscere tutto, allo stesso modo non possiamo negare in forma assolutista e con tanta dose di presunzione ciò che altri dicono di conoscere e noi no.
Non puoi dunque negare un fatto che in sé è addirittura tautologico. Un’esperienza dimostra e certifica soltanto che si è vissuta quella determinata esperienza, non certo che essa sia una realtà o una verità, diversamente dovremmo accettare come veraci anche i deliri e le esperienze vissute in condizioni di allucinazione. Vedi, io ho addirittura il dubbio che un’esperienza possa dimostrare la verità dei fatti. Pensa quanto sono lontano dall’affermare certezze, quelle che rilevo in te. Ma se l’umiltà si coniuga nel dubbio, non sarebbe forse il caso di iniziare a dubitare di te e delle tue esperienze? C’è chi ha vissuto l’esperienza del volo, ma poi il terreno ha negato che si trattasse di un’esperienza reale e sincera… insomma, la realtà delle cosa l’ha tradito.

Ciao
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Vecchio 26-06-2007, 12.26.17   #59
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[quote=maxim]
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Hai indubbiamente ragione quando dici che esiste qualcosa al di la della razionalità... ha anche un nome…si chiama irrazionalità!

No, è la sovrarazionalità. L'irrazionalità è ancora aldiqua.

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Il grande disegno divino (qualora dovesse essercene uno) è talmente fallace che se l’avesse progettato l’ingegnere della diga del Vajont sarebbe riuscito senz’altro meglio...qui qualcuno ci deve delle scuse!

Non è un disegno, è una danza continua.

Anche l'ingenere è una sua espressione, come lo sono i denigratori e i ciechi di spirito, a chi dunque doverebbe chiedere scusa, se non c'è che Esso?

Maxim, da dove trai ispirazione per i tuoi dubbi, umani troppo umani, all'osteria?

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Vecchio 26-06-2007, 12.44.00   #60
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Originalmente inviato da salvatoreR
Un gradino di conoscenza in più per MAXIM:
Nell’economia della vita, il dolore è, nel tempo stesso, strumento di perfezionamento e equilibratore. Il dolore matura l’uomo, lo distacca dalle cose banali e fa comprendere le verità prima trascurate e non comprese.
L’esperienza del dolore è per l’uomo tra le più pesanti e amare, ma è la più utile ai fini della propria evoluzione. La funzione del dolore nell’esistenza è santa perché porta l’uomo a elevarsi dal piano materiale a quello spirituale.
Se non ci fosse il dolore, l’uomo non si chiederebbe perché vive.
È il dolore che spinge a cercare la spiegazione delle proprie sofferenze e lo scopo della vita stessa.
Mentre dura il godimento e il piacere, l’uomo è immerso in quello e vorrebbe che durasse sempre.
Quanto più si è avanzati nell’evoluzione, tanto più si sente il vuoto del piacere materiale e si cerca oltre. Il dolore è il grande maestro della vita.

A proposito di eccessiva sicurezza, quest’intervento sul dolore e le sue facoltà addirittura taumaturgiche è esantematico di una visione forzata e surreale della realtà e dell’esistenza. Ho sempre nutrito qualche sana diffidenza nei confronti della teologia del dolore patrocinata dal cristianesimo - anche se almeno in quell’ambito è sufficientemente argomentata e giustificata, riferita com’è ad un evento storico il cui significato può essere creduto o rifiutato per sola fede -, per non farmi cogliere da un moto di repulsa ogni qualvolta m’imbatto in siffatte perentorie dichiarazioni che io riterrei quasi offensive nei confronti di chi è sopraffatto dal dolore.

L’esperienza del dolore è un presagio di morte. Contratto in una smorfia di dolore, l’uomo avverte la propria finitudine e caducità, avverte come un greve soffio, un sospiro ammorbante, in foggia di pre-sentimento, l’approssimarsi della fine. Il dolore ripiega l’essere in se stesso e colà non è detto sia reperibile il senso dell’esistenza, piuttosto è più probabile che si rinvengano le tracce del non-sense della vita. Il dolore, oltre ad essere il miasma della vita, è la misura e la cifra di un sentimento instillato nell’animo umano, che è ben lungi dal condurlo all’estasi contemplativa di una vita impregnata di pianto e gemiti. Il dolore non ha nulla a che vedere con il godereccio godimento dei piaceri della vita, non è il suo alterego, e la sua assenza non suggerisce all’uomo solo il lato edonistico dell’esistenza. Il dolore è un’eccedere del sentimento, un suo trabocco; è l’ombra che attanaglia il cuore; non svela e non mostra gli enigmi della natura, tantomeno può essere ritenuto lo strumento privilegiato per conseguire un perfezionamento, come se fosse possibile tendere alle vette più eccelse e inviolabili dell’esistenza camminando su un terreno sdrucciolevole che frana ad ogni passo.

La strada dell’uomo è costellata di sofferenza perché la natura stessa n’è impregnata, essendo imperfetta e perfettibile, e mai potrà essere perfetta. Se la vita – quasi fosse stata interrogata ed avesse risposto alle nostre suppliche – avesse come scopo di trovare risposte adeguate a se stessa, cioè al suo fine teleologico attraverso l’impulso propulsivo della sofferenza, sarebbe davvero un gioco crudele perpetrato a nostro danno da chi avesse preteso tutto ciò. Interrogarsi su stessi equivale sempre ad interrogarsi sulla Vita. Ma che necessità ha la Vita di trovare risposte su se stessa? Che necessità dovrebbe avere l’uomo di porsi un fine, uno scopo, d’interrogarsi in ordine al suo essere nel mondo se l’area che deve necessariamente violare e penetrare fosse quella presidiata dal patimento e dalla sofferenza, se in ciò non fosse istigato da una forza primordiale precipuamente umana di conoscere oltre se stesso? Dubito che l’uomo tenda alla conoscenza in virtù di un’esortazione divina che si esplica attraverso il dolore (“Logos spermatikos” anche in questo caso?), ho l’abitudine a ritenere che la sete di conoscenza sia insita nell’uomo per via della sua abitudine innata radicata nella sua capacità di condurre le proprie esperienze a livello cosciente, cioè speculativo. In ciò non vi sarebbe alcuna istigazione divina.

Non credi anche tu che sarebbe stato molto più semplice e meno capzioso se Colui che ha disposto tutto ciò non avesse previsto la domanda sul dolore, evitandoci così la sofferenza, instillandoci una tensione che prescindesse dalla necessità del pianto? In assenza di sofferenza non vi sarebbe quesito, in difetto d’interrogativo non vi sarebbe risposta ad una domanda non necessaria, e la Vita avrebbe un fine prescindente dal dolore. Ma che incredibile loop è questo? La Vita, l’uomo stesso è stato creato per rispondere al quesito sul dolore, e, una volta che avesse risposto positivamente all’enigma sulla sofferenza, ritrova il proprio scopo e il proprio posto nel mondo … come se la sofferenza e il dolore non fossero posti in essere e voluti dal medesimo creatore… mi domando, ma non poteva fare a meno di questa strana ed incomprensibile spirale? Non credo ad una teleologia la cui risposta all’enigma sarebbe inscritta e ben celata fra le spire della sofferenza, e la traccia del percorso da seguire impressa sul costato di Cristo, marchiata col sangue e lubrificata col pianto di ciascun essere vivente.

Meglio nulla, grazie.

Ciao
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