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Vecchio 25-08-2007, 21.17.21   #21
VanLag
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

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Originalmente inviato da renzananda
La conoscenza di se stessi è sofferta in quanto crea un "me stesso" nell'atto stesso di conoscermi. Sofferenza in quanto masochismo, rimedio peggiore del male...
Ok che se vivi uno stato di unità non conosci la sofferenza, il problema è che, la maggior parte delle persone, oggi, 25 agosto 2007 ore 21.14, 36 secondi e sei decimi, vive quello stato dialogico o duale o di coscienza divisa, o di “illusione” o quello che lo vogliamo chiamare e ricordargli che ci sono rimedi peggiori dei mali non mi sembra di grande aiuto.

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Vecchio 25-08-2007, 23.45.41   #22
renzananda
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

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Originalmente inviato da VanLag
Ok che se vivi uno stato di unità non conosci la sofferenza, il problema è che, la maggior parte delle persone, oggi, 25 agosto 2007 ore 21.14, 36 secondi e sei decimi, vive quello stato dialogico o duale o di coscienza divisa, o di “illusione” o quello che lo vogliamo chiamare e ricordargli che ci sono rimedi peggiori dei mali non mi sembra di grande aiuto.



Il rimedio peggiore del male è proprio la ricerca dello stato di unità ed il rifiuto della sofferenza. Nell'accettazione della sofferenza, nell'essere "uno con" ciò che accade, nel passare totalmente dalla parte della sofferenza non esiste più "chi" soffre o chi cerca uno stato di unità "contro" la sofferenza. Un rimedio peggiore del male, appunto

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Vecchio 26-08-2007, 11.32.05   #23
Mirror
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

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Originalmente inviato da renzananda
Il rimedio peggiore del male è proprio la ricerca dello stato di unità ed il rifiuto della sofferenza. Nell'accettazione della sofferenza, nell'essere "uno con" ciò che accade, nel passare totalmente dalla parte della sofferenza non esiste più "chi" soffre o chi cerca uno stato di unità "contro" la sofferenza. Un rimedio peggiore del male, appunto.



Ottimo. Profonda intuizione. Con questa visione siamo nella totale non dualità.

Non ti ispiri, per "caso" a Karl Renz, Ananda?

Non c'è problema, siamo tutt'Uno!

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Vecchio 26-08-2007, 16.28.38   #24
VanLag
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

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Originalmente inviato da renzananda
Il rimedio peggiore del male è proprio la ricerca dello stato di unità ed il rifiuto della sofferenza.
Nell'accettazione della sofferenza, nell'essere "uno con" ciò che accade, nel passare totalmente dalla parte della sofferenza non esiste più "chi" soffre o chi cerca uno stato di unità "contro" la sofferenza. Un rimedio peggiore del male, appunto
Non è chiara la tua esposizione.
Prima dici che la ricerca di uno stato di unità è il rimedio peggiore del male.
Poi dici che nell’accettazione della sofferenza non esiste più chi soffre e dopo questa esposizione riprendi la frase: - Un rimedio peggiore del male, appunto –

Quello che non mi è chiaro è se, secondo te, il rimedio peggiore del male sarebbe la ricerca dell’unità, oppure se il rimedio peggiore del male, sarebbe la “risposta” a questa ricerca, cioè lo stato dove il soggetto non esiste più.

P.S. continuo a vedere poco cosa tutto ciò c’entri con la l’insegnamento di tanti maestri di conoscere “chi o cosa siamo” e con l’idea che questa conoscenza, passerebbe per un percorso a volte “sofferto”.

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Vecchio 26-08-2007, 18.00.59   #25
renzananda
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

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Originalmente inviato da VanLag
Non è chiara la tua esposizione.
Prima dici che la ricerca di uno stato di unità è il rimedio peggiore del male.
Poi dici che nell’accettazione della sofferenza non esiste più chi soffre e dopo questa esposizione riprendi la frase: - Un rimedio peggiore del male, appunto –

Quello che non mi è chiaro è se, secondo te, il rimedio peggiore del male sarebbe la ricerca dell’unità, oppure se il rimedio peggiore del male, sarebbe la “risposta” a questa ricerca, cioè lo stato dove il soggetto non esiste più.

P.S. continuo a vedere poco cosa tutto ciò c’entri con la l’insegnamento di tanti maestri di conoscere “chi o cosa siamo” e con l’idea che questa conoscenza, passerebbe per un percorso a volte “sofferto”.



Il rimedio peggiore del male è la ricerca di uno stato di unità "altro" dall'accettazione incondizionata dell'alterità, dall'essere uno con la sofferenza al punto da vanificare l'idea di "un sofferente".

Mirror, è Karl Renz che si ispira a "me". In fondo siamo Uno (ma molto in fondo, quando non resta neppure più qualc-uno)
renzananda is offline  
Vecchio 26-08-2007, 22.24.25   #26
TippetE
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

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Originalmente inviato da VanLag
Perché molti maestri, vedi, Ramana Maharishi, Nisargadatta Maharaji, ma anche Douglas E. Harding e in alcuni passaggi anche U.G. Krishnamurti, hanno raccomandato la “conoscenza di se stessi”, o, se volete, l’indagine dentro se stessi, e dei propri processi mentali, come metodo per trascendere la psiche ed andare oltre l’ego?


Ciao.

Spero di seguirla 'sta discussione perchè finalmente sto per partire anche io per una settimanella.
Dal mio punto di vista un essere umano proprio perchè tale necessita di inseguire e perseguire la sua felicità.
Poi forse, questa è una parola un pò roboante dove, probabilmente, si è costruito intorno ad essa anche troppo. Tuttavia, rimane questa perenne ricerca e, tutti la facciamo; chi seguendo una strada e chi un'altra, chi attraverso l'arte -tanto per dirne una- e chi attraverso una passione che dura una vita, chi la cerca in un'altra vita o dimensione e chi in una esistenza futura.

Ora, se la ricerca della felicità, di una qualità di vita migliore non si realizza, o se si manifestano malattie, guai e tutto quello che ti viene in mente, viene fuori la sofferenza la quale, inevitabilmente, costringe l'umano a guardarsi dentro arrestando anche gran parte dell'attività dinamica.

Rimane poco da fare in quei casi.

E' normale che un individuo quando soffre si chiede perchè, ed è naturale che si ponga il dilemma di dove ha sbagliato e cosa deve cambiare di sè per alleviare quella sofferenza perchè, la rassegnazione o accettazione (mi da più respiro questo termine) è un evento successivo.
Anche da un punto di vista di fede: in Dio, Maometto o chiunque altro esso/a sia, si arriva "all'incontro", all'elevazione della propria spiritualità, attraverso un processo di sofferenza il quale, dopo una logorante ricerca sul sè, fa giungere l'uomo al dialogo con il divino.

Quindi, il punto è "se stessi"; si va dall'analista, in chiesa e, in generale, dal medico per sapere solo ed esclusivamente di sè.

Per me, almeno, è ovvio che conoscere se stessi può darti non una marcia o due in più ma, una velocità di crociera diversa, appagante e sopratutto, lucida.
Tempo fa ascoltai in TV una frase che mi rimase impresa "....i greci sono i padri del nostro modo di essere..." e a parte ciò che dicevano Socrate & C., la ritengo giusta e saggia proprio perchè, nonostante siano trascorsi qualche migliaio di anni, è attuale, è una strada che funziona...ma questo tu non lo chiedi nella tua domanda.

Scusa se sono stato eccessivamente sintetico o poco chiero.

Ciao ciao.
TippetE is offline  
Vecchio 26-08-2007, 22.44.17   #27
ozner
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

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Originalmente inviato da ozner
Certo "conosci te stesso" è il concetto principe, che ha sempre affascinato l'uomo, ma fondamentale e bello (non sempre), per me, sarebbe conoscere "quello dicono gli altri di noi", o meglio, "chi siamo per gli altri" .
Ozner
Ritorno a me stesso perchè, a parte le allusioni riproduttive fatte , forse non mi sono spigato bene, ma adesso ci provo.
La conoscenza di se stessi per me è fondamentale, non tanto per raggiungere quel certo stato?, ma per vincere le nostre debolezze e paure per raggiungere quel certo stato di completezza.
Faccio un esempio, se io ho paura del buio, per poterla vincere devo fare una introspezione conscia e capire i motivi che mi causano questa paura, se ci riesco bene altrimenti devo ricorrere all'aiuto di qualcun altro, perchè? Perchè spesso non sono in grado di capirne il motivo, specialmente se queste paure si sono sedimentate nel mio inconscio sin dall' infanzia, che ne so per qualche trauma che non riesco ad individuare, quindi non riesco a portandola a livello conscio per poterla rimuovere.
Questo per dire che potremmo passare una vita intera senza conoscerci o conoscere parti di noi.
E' per questo che ho detto che sarebbe interessante sapere anche cosa gli altri pensano di noi, per poi verificare, qualora non l'avessimo già fatto,se quello che ci viene detto corrisponda o no all'idea che noi ci siamo fatti.
ozner
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Vecchio 26-08-2007, 23.25.26   #28
VanLag
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

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Originalmente inviato da renzananda
Il rimedio peggiore del male è la ricerca di uno stato di unità
ok…. In questo caso, il problema riguarda chi cerca uno stato di unità. Qui stavamo parlando di chi, seguendo l’insegnamento di alcuni grandi maestri, o magari istintivamente, sta cercando di conoscere se stesso.

Lo ribadisco perché si può cercare molte cose in ambito, diciamo spirituale, (ma anche umano). Si può cercare Dio, si può cercare l’amore verso gli altri, la fede, si può cercare l’unità o stati estatici, esperienze mistiche, poteri, piani trascendenti, risvegli iniziatici etc… e come sono tante gli obbiettivi della ricerca così sono tante le strade indicate. Esempi vari: Entrare in un chiesa e raccogliersi in preghiera, fare il vuoto mentale, concentrarsi, meditare, fare esercizi yoga, ripetere formule sacre, esercitarsi nel fare il bene…etc…etc…

Di queste strade stavamo analizzandone i perché di una e cioè, perché ci è stata indicata da più di un maestro di rilievo ed in epoche e contesti completamente diversi, la via della conoscenza di noi stessi, come via principe per assurgere alla conoscenza?

Personalmente chiedevo, solo i “perché” e null’altro, perché una volta stabilito che questa è una buona strada si potrebbe chiedere i dettagli tecnici e cioè “come si attua quella ricerca?”, “come si deve procedere nell’indagine?” Tutte cose che, potrebbero servire sia a chi cerca veramente per ricevere e sia a chi conosce veramente per dare, permettendo così all’energia, di fluire.

Cosa c’è in fondo a questa strada, invece, lo lascerei a chi ha fatto questo percorso fino alla fine, ammesso e non concesso che alla fine del percorso abbia ancora le parole per comunicare quello che ha trovato e soprattutto abbia qualche cosa da comunicare e che abbia desiderio di comunicarlo.

VanLag is offline  
Vecchio 27-08-2007, 01.19.01   #29
renzananda
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

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Originalmente inviato da VanLag
ok…. In questo caso, il problema riguarda chi cerca uno stato di unità. Qui stavamo parlando di chi, seguendo l’insegnamento di alcuni grandi maestri, o magari istintivamente, sta cercando di conoscere se stesso.

Lo ribadisco perché si può cercare molte cose in ambito, diciamo spirituale, (ma anche umano). Si può cercare Dio, si può cercare l’amore verso gli altri, la fede, si può cercare l’unità o stati estatici, esperienze mistiche, poteri, piani trascendenti, risvegli iniziatici etc… e come sono tante gli obbiettivi della ricerca così sono tante le strade indicate. Esempi vari: Entrare in un chiesa e raccogliersi in preghiera, fare il vuoto mentale, concentrarsi, meditare, fare esercizi yoga, ripetere formule sacre, esercitarsi nel fare il bene…etc…etc…

Di queste strade stavamo analizzandone i perché di una e cioè, perché ci è stata indicata da più di un maestro di rilievo ed in epoche e contesti completamente diversi, la via della conoscenza di noi stessi, come via principe per assurgere alla conoscenza?

Personalmente chiedevo, solo i “perché” e null’altro, perché una volta stabilito che questa è una buona strada si potrebbe chiedere i dettagli tecnici e cioè “come si attua quella ricerca?”, “come si deve procedere nell’indagine?” Tutte cose che, potrebbero servire sia a chi cerca veramente per ricevere e sia a chi conosce veramente per dare, permettendo così all’energia, di fluire.

Cosa c’è in fondo a questa strada, invece, lo lascerei a chi ha fatto questo percorso fino alla fine, ammesso e non concesso che alla fine del percorso abbia ancora le parole per comunicare quello che ha trovato e soprattutto abbia qualche cosa da comunicare e che abbia desiderio di comunicarlo.



Ok, lasciamo perdere la ricerca dell'unità e dedichiamoci al me stesso, ancora più fantomatico dell'unità. Il "me stesso", mai me e mai lo stesso ma solo una manciatina di sensazioni, percezioni, concetti cui solo la memoria - una memoria che si basa sulla rimozione e sulla cesura/censura e dunque ricorda quanto mai è davvero stato - conferisce un'apparenza di sostanzialità. Quanto più lo si cerca, ci si cerca, quanto meno "ci" si trova. Ma la lucidità di uno sguardo senz'occhio e senza sguardo è dura a sopportare e dunque si sostituisce una stampella con un'altra, il Sè, l'Atman, la Realtà. Un rimedio peggiore del male, ancora...
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Vecchio 27-08-2007, 04.00.33   #30
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Riferimento: Una domanda sulla "conoscenza di se stessi"

La conoscenza di se stessi non ha fine.
Non essendoci fine, non ha piu' inizio.
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