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Vecchio 29-04-2004, 09.42.48   #61
Agora
Ospite abituale
 
Data registrazione: 23-01-2004
Messaggi: 278
!!!

Sono d’accordo con quanto afferma Mary. La domanda era soltanto retorica.
Ma chi può dirmi che io mi stia illudendo se scelgo il salato anziché il dolce? Se preferisco l’arte rinascimentale a certi scarabocchi di Picasso?
Diciamo che il bene e il male provengono da una stessa fonte, tuttavia questa separazione di fatto è avvenuta, qualche migliaio di anni fa, e simbolicamente la Bibbia ce ne parla.
Adamo ed Eva non conoscevano il male, ma non conoscevano neanche il bene, o almeno non lo conoscevano come tale. Probabilmente questa è stata una tappa obbligatoria nel percorso dell’evoluzione umana, che ci ha permesso di prendere coscienza di ciò che costituisce l’unità, e soltanto adesso, soltanto dopo questa constatazione, possiamo affermare “con cognizione” che il dualismo viene dall’Uno.
In effetti non è illusorio riconoscere come tali i singoli elementi di questo Tutto, l’illusione consiste semmai nel ritenere che queste due categorie siano assolute e sulla base di ciò operare una dicotomia radicale.
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Vecchio 29-04-2004, 12.13.26   #62
visir
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Data registrazione: 02-05-2002
Messaggi: 436
Prospettiva soggettiva

Il "male" ed il suo opposto "Il bene", sono da sempre stati oggetto di discussione e di analisi.
Tutte le società si basano su questo dualismo per regolare la vita sociale.
Se vivessimo su un'isola deserta non si porrebbe neanche il problema.
Quindi è un problema legato alla vita di relazione, alle convenzioni, ai condizionamenti ecc. ecc.

Diverso è invece voler considerare se esiste il male p il bene in senso assoluto. Se dico sempre di si ad un bambino capriccioso faccio il suo bene o il suo male?
Se condanno il criminale faccio il suo bene o il suo male? o faccio il bene o il male della società, delle vittime?

Il senso soggettivo e semplicistico il bene è il mio bene (a prescindere da qualsiasi valutazione), similmente il male è il mio male, ma noi sappiamo cosa è bene o male per noi stessi?
Io penso di no.

La saggezza della vita ha una visione così diversa del nostro bene che sempre le illusioni dell'uomo sono infrante dalla realtà.

Solo alla fine della catena degli eventi (ma c'è una fine?) si potrebbe dire se un dato evento o azione hanno sortito un progresso sul piano di esistenza più vasto possibile.
C'è da farsi venire il mal di testa.

Più il nostro sguardo riesce a vedere lontano più il nostro passo sarà nella direzione giusta, ma quanto vediamo lontano è sempre un limite al quale dobbiamo arrenderci.

Solo grazie allo stupore ed al mistero nei confronti della vita e della sua, a volte incomprensibile saggezza, è possibile forse aprire quello spiraglio che ci permette di attraversare la concezione soggettiva del bene e del male, che, a me pare, una stanza troppo piccola per contenere lo spirito dell'Uomo.
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Vecchio 29-04-2004, 23.49.26   #63
irene
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 474
Domanda...

Qual è la "giusta" prospettiva in cui porsi, tra l'indignazione per ciò che "sappiamo" e "sentiamo" essere male ( la sopraffazione, gli omicidi, le guerre, etc) e la capacità di osservazione "senza giudizio"?
I due piani coesistono?
E in che termini si realizza ( o si dovrebbe realizzare) la loro coesistenza?

irene is offline  
Vecchio 30-04-2004, 09.17.03   #64
Agora
Ospite abituale
 
Data registrazione: 23-01-2004
Messaggi: 278
Il Buddha trovò per caso la risposta a questa domanda, dopo aver oscillato tra la vita mondana e la privazione assoluta. Osservando una suonatrice di non ricordo quale strumento a corde, notò che se la corda è troppo lenta lo strumento emette un suono sgradevole, mentre se si tira troppo può spezzarsi.
E' una constatazione ovvia, certo, ma applicarla alla nostra vita è un'altra cosa.
Ecco, io credo che attualmente la maggior parte di noi può sentire soltanto indignazione per le guerre, le sopraffazioni, ecc., perchè ancora non abbiamo accordato bene il nostro strumento. Ed è ovvio che sia così, visto che la scissione tra il bene e il male ormai l'abbiamo messa in atto. Esiste senz'altro una via di mezzo, ma Buddha ne ha fatta di strada prima di arrivarci. Per ora posso soltanto dare risposte razionali, non sono in grado di capire bene, a livello di sentimenti, di emozioni cosa sia esattamente la Giusta Via. Se mi metto in cammino so già che non sarà facile, magari oscillerò varie volte tra i due estremi e dovrò muovermi senza pormi troppe domande "razionali", altrimenti resteranno solo quelle.
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Vecchio 30-04-2004, 19.56.25   #65
Mirror
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Data registrazione: 23-11-2003
Messaggi: 1,733
Re: Domanda...

Citazione:
Messaggio originale inviato da irene
Qual è la "giusta" prospettiva in cui porsi, tra l'indignazione per ciò che "sappiamo" e "sentiamo" essere male ( la sopraffazione, gli omicidi, le guerre, etc) e la capacità di osservazione "senza giudizio"?
I due piani coesistono?
E in che termini si realizza ( o si dovrebbe realizzare) la loro coesistenza?


Per me i due piani coesistono. Però il piano dell'Osservatore deve essere "realizzato".
Dal piano chiamato umano "senti e sai" e ti indigni, e agisci in base a tutti i condizionamenti ed identificazioni dai quali non riesci a prescindere, e come minimo ne sei notevolmente influenzato e continui a dibatterti fra il bene ed il male, non venendone mai a capo, tormentandoti nella speculazione filosofica
e morale.
Invece, é solo riuscendo ad esprimere quello stato di Coscienza, ma questo é possibile solo dopo averlo "realizzato" in se stessi, e senza il quale si rimane intrappolati nella visione dualistica, quel piano che io chiamerei Divino (Impersonale), si può Osservare senza giudicare.
Solo portando consapevolezza (Luce e chiarezza) nel proprio pensare e agire, che s' illumina di presenza mentale oggettiva il comportamento, che come conseguenza assume una qualità diversa, lucida, autentica e compassionevole. Stato di consapevolezza che non può operare in modo "maligno", perché ne vede l'assurdità, l'inutilità, la bruttezza e disarmonia. Perché vede "oltre"...
Quando i "due" piani coesistono in equilibrio, l'agire umano non é più
soggetto all'oscurità dell'inconscio, degli squilibri e deviazioni mentali, quindi diventa un "non agire" caratterizzato da spontaneità e naturalezza, liberato dal "male".
Mirror is offline  
Vecchio 03-05-2004, 12.36.39   #66
visir
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Data registrazione: 02-05-2002
Messaggi: 436
Le parole non sono mai vergini

Concordo nelle opinioni di Agora e Mirror.

Ovvero da sempre ad un lato luminoso, palese si accompagna un lato oscuro, nascosto.

Quello che ci sfugge è la complementarietà di questi due elementi che in realta sono uno.
Come il camminare è formato da due passi. Quale sia il primo e quale il seguente si dissolvono nell'atto di camminare.
Armonizzare, comprendere, abbandonarsi a queste due energie (male-bene, amore-odio, dottrina-compassione) con l'esatta percezione che sono espressione di una cosa sola, la sostanza di cui tutto è fatto nel costante divenire, non è cosa di poco conto.

Farne esperienza è l'unico modo di comprensione fermo restando che quando c'è l'esperienza io non ci sono, e la parola scritta o parlata non posso racchiudere un'antitesi così grande.

Così solo l'Uomo che nel medesimo tempo contempla la meravigliosa maschera e il volto mostruoso celato, con grazia e dignità, saprà suonare il doppio flauto della vita e della morte (Pirandello).
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Vecchio 03-05-2004, 21.59.34   #67
Golden
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Vecchio 07-05-2004, 05.38.03   #68
irene
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 474
Applaudo anche io agli ultimi interventi.
Qui davvero si è giunti alle soglie dell'ineffabile, in cui la parola cede il passo e ci consegna alla necessità di vivere contemplando, se posso permettermi di parafrasare Pirandello, la coessenzialità di meraviglia e di orrore.
Probabilmente, al di là di tutti i semplicistici estetismi salottieri, fare della propria vita un'opera d'arte significa esattamente questo...


Ultima modifica di irene : 07-05-2004 alle ore 05.40.06.
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