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Cristianesimo esoterico

Tradotto per Riflessioni.it da Paola M.

 

Pag.1 - La tradizione esoterica

         - L’allontanamento dall’insegnamento originario di Gesù

Pag.2 - Il concetto di Cristo

         - Il trionfo dello pseudo-Cristianesimo

Pag.3 - L’eresia di Nicea e il Canone

         - La Metanoia e la rinascita

Pag.4 - Iniziazione ai Misteri Supremi

         - Il battesimo spirituale

 

 

L’eresia di Nicea e il Canone

 

Così, nel 325 e.V., l’imperatore Costantino elesse 322 vescovi incaricandoli di elaborare un credo in grado di mettere fine a quei battibecchi teologici. Fu lo stesso imperatore ad aprire il concilio, mentre indossava un ampio abito viola e un diadema d’argento. Il concilio di Nicea chiarì che il Cristianesimo andava doverosamente distinto dall’eresia pagana di Platone. Tutti i Cristiani furono chiamati a credere che Gesù Cristo è fatto della stessa sostanza di Dio (in altre parole, che egli stesso è un dio), e che l’essere umano può trovare la sua salvezza solo attraverso una fede cieca nella figura di Cristo e nel sacrificio che egli adempì per liberare l’umanità dal peccato.
Mentre l’ortodossia dottrinale decretata dai Concili di Nicea diveniva l’ideologia ufficiale della Chiesa romanizzata, coloro che diffondevano il messaggio originario di Gesù – fondato sul concetto di trasformazione – furono costretti ad iniziare a operare clandestinamente. Questa tradizione occulta è ciò che noi oggi chiamiamo Cristianesimo Esoterico.

 

"Il Cattolicesimo è stato a lungo ostile al concetto di potere spirituale o illuminazione, a parte quello conferito dai suoi stessi rituali. La visione ufficiale è che i sacramenti sono sia necessari che sufficienti per la salvezza; parlare di verità superiori, di sapere iniziatico, o comunque di qualsiasi cosa si allontani dalla dottrina Cattolica, viene considerato sovversivo. La Chiesa tende a guardare alla tradizione esoterica non come a un aspetto più profondo della facciata superficiale della chiesa stessa, bensì come a una quinta colonna nemica". (Richard Smoley, Inner Christianity)

 

Nonostante la Chiesa ufficiale di Roma andasse decretando quali erano i dogmi ufficiali, le resistenze rappresentate da un ampio numero di scritti su Gesù, che ne delineavano un’immagine assai differente, persistevano. Poiché  l’Impero Romano aveva il controllo sull’aspetto esteriore, e distorto, degli insegnamenti di Gesù, trasformando così la Chiesa in una tirannia, questa selezionò soltanto quegli scritti che potessero rafforzare il suo potere autocratico.

 

Nel IV secolo e.V., la Chiesa Cattolica di Roma stabilì quali libri avrebbero costituito le Scritture Ufficiali – il Canone. A quel punto, i libri esclusi dalle Scritture ufficiali furono definiti non-canonici.

 

Clemente di Alessandria, Marcione, Valentino, Origene, e gli altri seguaci dell’insegnamento originario di Gesù, crearono i loro “Vangeli”, la buona novella (6), selezionando quegli scritti che consideravano essenziali per comprendere l’insegnamento del loro maestro. Inclusero così materiale che non è presente nel Nuovo Testamento ortodosso (come finì per essere chiamata la scrittura ufficiale).

 

Durante il XIX e il XX secolo, sono stati scoperti moltissimi testi cristiani (7), non-canonici. Molti di questi derivano dalla tradizione cristiana non ortodossa, soprattutto da quella gnostica. Se vogliamo comprendere la tradizione esoterica del Cristianesimo, è importante che prendiamo in considerazione queste fonti extra-canoniche.

 

“Il Signore creò ogni cosa nel mistero… Egli disse: ‘Io sono giunto affinché ciò che è in basso sia come ciò che è in alto, e ciò che esterno sia come ciò che è interno. Io sono giunto per riconciliare ogni cosa’”. (Nag Hammadi Library, The Gospel of Philip) [Ndr vedi: tavola smeraldina]

 

Molti elementi del Novo Testamento sono dogmi aggiunti successivamente da alcuni settari per giustificare i loro pregiudizi personali. Per esempio, molti dei riferimenti alle azioni di Gesù, che vennero utilizzati come testimonianza dell’adempimento delle profezie dell’Antico Testamento, furono aggiunti da persone che tentavano di provare che Gesù era il Re, il Messia. Se esaminiamo attentamente il Nuovo Testamento, troviamo elementi che suonano falsati, alcuni “miracoli” supposti ed eventi mitologici che avvolgono Gesù in una luce poco chiara.

 

È nostra responsabilità determinare cosa c’è di genuino e cosa è contraffatto negli scritti del primo Cristianesimo, esattamente come dobbiamo fare nei confronti di tutte le altre forme di sapere. Alcuni degli scritti del Nuovo Testamento, e altri testi antichi, sono testimonianza di esperienze spirituali riproducibili nella nostra vita. Questo è particolarmente vero nell’insegnamento che è alla base di questi scritti e che auspica una rinascita a una coscienza superiore.

 

“La vera Gnosi… è una conoscenza mistica e un’esperienza che trascende l’apparenza di quelle cose che un individuo comune considera come unica realtà possibile”. (W. Kingsland, The Gnosis or Ancient Wisdom in the Christian Scriptures)

 

Gli insegnamenti di Gesù inerenti la necessità di una rinascita spirituale sono inequivocabilmente paralleli agli scritti ermetici e platonici – e ad altre espressioni della Tradizione Perenne, come l’alchimia e il Sufismo. Platone considerava la filosofia (la ricerca della saggezza) come il raggiungimento effettivo di uno stato di coscienza superiore ottenuto attraverso l’autodisciplina e la contemplazione mistica. Secondo Platone, la filosofia è la pratica effettiva dell’imparare ad abbandonare il corpo e a vivere nell’anima: il corpo spirituale. Molti dei seguaci degli insegnamenti originari di Gesù, come Clemente di Alessandria, Marcione, Valentino e Origene, furono profondamente influenzati dai concetti mistici espressi da Platone. È anzi corretto identificarli tanto come Platonici che come Cristiani.

 

Quando la fede cristiana si trasformò in un’autocrazia secolarizzata, sacerdotale, che dava man forte all’imperatore romano ormai corrotto – Costantino –, la gerarchia di preti e di autorità ecclesiastiche ritenne necessario elaborare un sistema di dogmi finalizzato a separare definitivamente la teologia cristiana dalla filosofia platonica. Fu da qui che nacquero diversi concili – tra cui quello di Nicea – e le conseguenti distorsioni dottrinali.

 

 

La Metanoia e la rinascita

 

Se analizziamo il Nuovo Testamento e i principali scritti extra-canonici, risulta chiaro come Gesù andasse insegnando che l’uomo è figlio di Dio e che può realizzare la sua condizione di figlio attraverso una speciale iniziazione a un’esperienza di rinascita spirituale. Questo insegnamento rientra inequivocabilmente in quelli facenti parte della Tradizione Perenne (8).

 

La buona novella (vangelo) che Gesù diffuse fu che gli esseri umani sono tutt’uno con Dio e che essi possono realizzare questa unità attraverso un’iniziazione esoterica che si verifica in seguito a un cambiamento totale del modo di pensare e di agire.

 

Il termine utilizzato per descrivere questa trasformazione radicale era metanoia, vocabolo che i traduttori cattolici di Roma storpiarono traducendola come “pentimento” (9). È impossibile comprendere a fondo cosa significhi lo straordinario concetto di metanoia, a meno che non si risalga alle sue origini greche. Metanoia  richiede che una persona si stacchi dalla sua vita ordinaria e che le sue idee e i suoi sentimenti vecchi perdano il loro solito valore. L’esperienza di metanoia conduce a un nuovo significato e guida verso una nuova direzione. L’essere umano muore completamente al suo vecchio modo d’essere e, quando sperimenta l’esperienza di rinascita, diventa – letteralmente – una persona nuova.

 

L’esperienza esoterica di rinascita può produrre un effetto benefico sull’anima del neofita solo se egli, precedentemente, ha modificato il suo universo di esperienza e di coscienza. Per entrare nella vita dello Spirito, e quindi nel Mondo Superiore, è necessario prima mettere in atto una trasformazione radicale e totale del proprio modo di pensare, di sentire e di essere, in generale.

 

Per la maggior parte delle persone, si tratta del mondo empirico delle cose materiali; per loro l’esistenza di un mondo superiore è semplicemente fantasia, puro pensiero, un’idea. Non è reale. Poiché non si può toccare né sentire, non è “reale”.

 

"Ora, sul processo di rinascita c’è e c’è sempre stata una scienza esatta e ben definita, una conoscenza appannaggio di pochi appartenenti a una minoranza che, per ovvie ragioni, non è stata divulgata alla moltitudine, sebbene coloro che hanno aspirato ardentemente ad essa, l’hanno sempre trovata. Le scuole misteriche dell’antichità, almeno nei giorni precedenti alla loro degenerazione, possedevano questa conoscenza e l’amministravano; essa costituiva la raison d’etre della loro esistenza, poiché essa era ben conosciuta dalle comunità del tempo di cui ogni membro si preparava ad abbandonare la vita da profano e ad applicarsi a una vocazione superiore che ad essa desse l’accesso. Il Cristianesimo dei primi due secoli amministrò questa dottrina e la sua relativa scienza, ne fu testimone e la diffuse in seguito all’avvento di Cristo; ma alla fine la perse e la sostituì con una teologia dottrinale e dogmatica che imperò nei secoli successivi ed ebbe influenza sulla storia dell’Europa. Il risultato fu che il Cristianesimo popolare ha finito con l’ignorare l’esistenza di tale scienza. I teologi e i sacerdoti, invece, conoscono molto bene la necessità di rigenerazione professata dal loro Maestro". (M. A. Atwood, Hermetic Philosophy and Alchemy)

 

In un certo qual modo, sarebbe un’altra l’idea che ci sarebbe dovuta pervenire: un messaggio da parte di una persona che era a conoscenza di un Mondo Superiore. Questa persona spiegava che, se si riesce a cambiare radicalmente il proprio modo di pensare e di agire, si può avere accesso a una relazione totalmente differente con la realtà. Coloro che restano ostinatamente legati al concetto ordinario di realtà non potranno mai comprendere tale idea. Non vorranno nemmeno ascoltarla. Queste persone sono state definite dai maestri Perennialisti, anche da Gesù, come aventi orecchie per sentire ma non per ascoltare e occhi per guardare ma non per vedere. Di conseguenza, l’occasione di rinascita attraverso un’iniziazione a loro non viene offerta, altrimenti la sprecherebbero, la ignorerebbero o ne farebbero un cattivo uso.

 

Eppure esistono persone profondamente interessate ad ascoltare questo concetto; in esse c’è una zona interiore, di origine divina, che è insoddisfatta. Esse aspirano a una comprensione più ampia della loro esistenza. E sono capaci di attuare la trasformazione radicale che è necessaria alla nuova e straordinaria esperienza di morte alla vecchia vita e di rinascita ad una nuova. In queste persone cambia radicalmente anche la consapevolezza della realtà circostante.

 

“La verità è in te, ma non soltanto nel tuo corpo. Il tuo vero Sé è superiore al semplice ‘tu’ e ‘io’. La parte visibile che tu definisci Sé è limitata nello spazio, il vero Sé è illimitato. Perché, dolce Perla, continui a fremere chiusa nel tuo guscio? Non considerarti una semplice canna da zucchero, ma sentiti zucchero, vero. Questo tuo Sé esteriore è straniero al tuo vero Sé. Stringiti al tuo vero Sé e abbandona il tuo doppio Sé”. (Rumi, The Mathnavi)

 

 

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NOTE

(6) Il termine greco usato per il vangelo è euangelion, l’enunciazione della buona novella.

(7) Horace H. Bradley elenca 538 scritti che si riferiscono al primo Cristianesimo. Vd. Il suo libro, Fragments of the New Testament.

(8) Vd. Cap. I in The Perennial Tradition, “The Perennial Tradition”.

(9) Il termine “pentimento”, di origine latina, significa: provare rimorso, contrizione, auto-accusa per aver fatto qualcosa o per non essere riusciti a farne un’altra. È chiaro perché, nel sistema autocratico della Chiesa cattolica di Roma, dove i penitenti (come erano chiamati i fedeli) erano costretti a pentirsi confessando i propri peccati, fosse usato questo termine. Il prete diveniva così il mediatore necessario tra Dio e il penitente Cristiano.

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