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Massoneria teosofica. Simbolismo, Sacralità, Esoterismo, Reminiscenza, Profanità.
di Vincenzo Tartaglia   indice articoli

 

Massoneria agonizzante, tra Iniziazione e ignoranza

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- Gennaio 2016

 

La purezza attira la purezza; piace agli Eterni; è amica del Vero. Se aspiri a conoscere la vera Massoneria spirituale, dovrai dunque purificare te stesso: con te, ossia con la tua anima, sarà purificato e spiritualizzato e rafforzato l’iniziale desiderio di avvicinarti a questa Istituzione. Raggiunta tale condizione, purificato cioè nel Cuore e nella Mente, l’eletto Fratello finalmente percepirà ed amerà la Libera Muratoria nella Verità, nello Spirito che dà vita all’Istituzione storica, “corpo ” concreto e visibile della Luce e del Fuoco invisibili.
Se schiavo delle cose materiali, se animato da sentimenti confusi ed instabili, nel migliore dei casi un Maestro proverà l’illusione d’essersi avviato verso la conoscenza iniziatica, ma non abbraccerà la Massoneria nei suoi contenuti nascosti ed essenziali. Goccia dopo goccia questi misteri si concederanno (tramite la reale Iniziazione) ai soli eletti che, avendo rischiarato la Mente e riscaldato il Cuore, saranno degni e capaci di contemplare la vera immagine dell’Amore.
Ancorché rarissimi, i Fratelli illuminati non mancano: essi sono in grado di far conoscere nel mondo profano, entro certi limiti, la Sapienza teosofica che illumina l’eterna ed amabile  Massoneria.
Chi si dà allora la pena di scovare quei Massoni ispirati, dato che il velo dell’umiltà, come volendo proteggerli, li nasconde? Affinché la nostra Istituzione non resti misteriosa e fraintesa (nel Tempio come nella profanità), anzi si riveli nelle sue forme invisibili ma altrettanto reali, è necessario che già nelle Logge la parola dei Fratelli più illuminati risuoni almeno di tanto in tanto: ciò, per il beneficio interiore di chi è atto alla comprensione e soprattutto ad amare, ed è a sua volta pronto ad accogliere l’Amore.
Appunto questa benevola disposizione animica dei Fratelli spirituali ed illuminati, ancor più delle parole ripulite e delle dotte argomentazioni, è suscettibile di accendere negli iniziandi dotati qualche scintilla d’Amore verso l’invisibile Libera Muratoria ultraterrena.
Per conoscere essenzialmente la nostra Istituzione nella pluriforme sua spiritualità, occorre dunque suscitare in noi un amore al di sopra di quello egoistico umano. Se nel corso dei Lavori è allora necessario argomentare sulla storia della Massoneria illusoria, mutevole ed agonizzante nel tempo, credo sarebbe non meno necessario e più elevante se i Fratelli esotericamente più preparati potessero ammaestrare circa la natura oltremodo divina e misteriosa dell’Amore altruistico, spirituale e sacro, la cui Forza riunisce gli esseri e persino infiamma il vero eletto fino all’autosacrificio.
Con sagge parole e soprattutto tramite comportamenti esemplari, i Maestri dovrebbero suscitare nel Tempio quella reale catena armoniosa che ci lega secondo desideri compatibili e princìpi condivisibili. Dico che le catene di Sapienza e d’Amore, in realtà due in una, debbono avvicinare realmente le anime ancor più che i corpi, per il beneficio delle stesse: durante i Lavori occorre pertanto rinvigorire le positive Forze che smussano le imperfezioni e portano sollievo alle anime, già turbate e schiacciate da tante necessità!
Bisogna anche evitare che succeda il contrario: che cioè vengano alimentati quei grezzi impulsi che infuriano nell’anima ed intralciano il percorso iniziatico, risvegliando egoismi e difetti fino allora magari sonnecchianti ed innocui! Del resto le opposte forze della Luce e delle tenebre (Compasso aperto e attivo), mai rinunciano alla lotta: non depongono le armi neppure in un Tempio massonico. Qui è pertanto necessario che la Luce prenda il maglietto del comando, affinché nei Fratelli non prevalgano le forze dell’oscurità, mai assopita e mai inattiva. Perché le Logge siano illuminate dalla Saggezza e riscaldate dall’Amore, bisogna preservare i Lavori e la Luce sacra dagli influssi della nostra peggiore natura: la Pietra Grezza.
Se allora chiamiamo “Iniziazione” il cammino verso la Luce (per la conoscenza del vero “io”), dobbiamo ragionevolmente e senza forzatura chiamare contro-iniziazione il percorso verso le tenebre, nelle quali è passibile di sprofondare il falso “io”: dico l’uomo crepuscolare ed istintivo, ad immagine della “Pietra Grezza”. I Maestri dovrebbero appunto vigilare affinché i tenebrosi e grezzi individui, una volta nel Tempio, tramite il loro scetticismo e materialismo non spezzino la catena virtuosa.
I Maestri non ignorano la loro influenza ed il potere, nella Loggia. Conoscono altrettanto bene, il loro vero ruolo iniziatico? Quelli degni del Grado, certamente sentono il dovere di mettere al servizio dei Fratelli la loro spiritualità; direi anzi l’umiltà, vero respiro di ogni virtù. Succede purtroppo che un Maestro, ancora tenebroso interiormente, a causa proprio della sua influenza dia invece il peggio anziché il meglio di sé! Del resto non possiamo manifestare ed irraggiare se non la nostra interiorità, ciò che in effetti abbiamo costruito e depositato in noi, nel bene e nel male.
Neppure mancano i Fratelli in grado di operare per l’altrui bene, quando capita… Ma persino questa condotta, apparentemente lodevole, non è considerata “massonica” da chi ha la capacità d’interpretare con verosimiglianza e spiritualità gli esoterici insegnamenti della Scienza Muratoria. Rigorosamente massonica è infatti l’operosità di chi, con l’esempio, mostra di saper rinunciare alle cose illusorie, all’effimero, per costruire l’Eterno: soccorrere dunque materialmente e di tanto in tanto un bisognoso, magari distrattamente e nella freddezza e nella pigrizia del cuore, di per sé non fornisce “mattoni” alla costruzione dell’immortalità.
A tale scopo sono invece necessari i mattoni spirituali: le azioni virtuose, ispirate agli eterni princìpi massonici. Sennonché l’Iniziazione, ormai priva di contenuti quanto la Massoneria è priva di vitalità, non è più in grado di sviluppare neppure nei Fratelli dotati la capacità di pensare ed operare spiritualmente ed altruisticamente, secondo la Forza della Luce e del Fuoco. Questa felice condizione, che distingue il vero Massone dai profani materialisti, è espressa dal sovrapporsi del Compasso alla Squadra: tale simbolica sovrapposizione sancisce infatti la vittoria dello Spirito sulla materia, e della Conoscenza sull’ignoranza.
Finché la materia prevarrà invece sul nostro spirito, resteremo in balìa delle leggi fisiche e chimiche: la morte prolungherà allora il suo potere sulla nostra fragilità, e la Luce massonica si oscurerà.
Senza abbandonarci all’enfasi spicciola possiamo ben dire che vi sono “alimenti” che nutrono esclusivamente la parte divina dell’uomo, la quale non guarda alla Terra ma al Cielo: sono quegli alimenti spirituali destinati, per affinità, alla nostra natura spirituale. Tramite la vera Luce viene per così dire nutrito appunto l’uomo incorporeo, invisibile, celeste, a discapito dell’uomo corporeo visibile, attratto dalle cose materiali che svaniscono e non entrano nella Reggia dell’Eternità. Tra le cose che alimentano vanamente l’uomo corporeo, dobbiamo senz’altro includere gli onori; i riconoscimenti in genere: in breve quei “rivestimenti” che fanno apparire grande un Maestro, pur non essendolo nell’interiorità.
La reale grandezza del Massone, sia nella capacità di cogliere l’Essenza delle cose; nella genuina volontà di nutrire, di questa Essenza, la sua anima. Non dobbiamo dunque cedere alla vanità, alle frivolezze, alle illusioni, a quant’altro esalta la nostra animalesca natura mentre, intanto, svilisce quella parte luminosa dell’anima che aspira all’Eternità, alla Pace concessa ai vincitori della morte. A tale Beatitudine, per così dire costruita attraverso tempi terreni ed ultraterreni, sono destinati i “mattoni” indistruttibili, immateriali: i nostri migliori sentimenti ed i più elevati pensieri.
Dobbiamo evitare che la brama della materialità spenga, in noi, l’Amore per le cose durature. E’ necessario invece che il Fuoco d’Amore, purificando l’anima e producendo immaterialità, renda l’anima stessa affine agli esseri divini. Soltanto in virtù di tale affinità un Fratello “rinasce” e comincia a provare avversione per le cose terrene, prima tanto amate: questa avversione, per non dire nausea, testimonia che quel Fratello è sulla giusta via della Luce!
Ma quanto appena detto è ormai irrealizzabile dato che i Maestri istruttori mostrano di essere, essi stessi, incapaci di seguire il percorso iniziatico reale; d’altra parte è anche molto improbabile che un iniziando, pur dotato, possa avanzare da solo verso il Sole spirituale che i Maestri oscurano nella misura in cui il materialismo li sottomette ed acceca…
Invero le persone deboli, lontane dallo Spirito e poco desiderose di spiritualità, sono in ogni momento tentate dal mondo materiale. All’origine di questa condizione è l’ignoranza dell’anima, il suo buio interiore: più precisamente è la mancata visione della trascendenza, dei mondi spirituali e dell’Eterno. Un Maestro dovrebbe pertanto alimentare, almeno nei Fratelli più dotati, appunto l’Amore per il duraturo, grazie al quale sarà gradualmente spenta la tendenza verso le cose terrene. Fino a quando questo materialistico impulso non verrà totalmente estinto, l’anima sarà costretta a ritornare in questa vita, dall’oltretomba, al fine di soffrire e purificarsi ulteriormente nel dolore: la purificazione attenuerà, ad ogni passaggio sulla Terra, la brama delle cose materiali.
Alla purificazione delle anime sono preposti, nella Loggia, i Maestri Liberi Muratori: sono essi all’altezza della missione iniziatica, del Lavoro massonico richiesto e necessario? In una condizione di oscurità interiore si trovano infatti non soltanto i Fratelli iniziandi (la qualcosa è normale), ma sprofondano e vivacchiano anche i Maestri non illuminati secondo il Grado: sono quelli che, ai Lavori nella loro Camera, tanto necessari allo spirito, antepongono i Lavori “architettonici” nella Camera di Apprendista (gli aspetti tenebrosi della quale richiamano la materialistica vita profana, che un vero eletto deve invece trascendere secondo i dettami dell’Iniziazione massonica)!
La presenza dei Maestri, nella Camera di Apprendista, sappiamo che è ritualmente indispensabile. Tuttavia il loro Lavoro apporta reale beneficio alla Loggia soltanto se è ispirato all’umiltà, alla saggia consapevolezza di dover essi stessi ancora tanto apprendere dall’oscuro mondo del Settentrione e tanto ancora sgrezzare, nella loro anima. Ogni Maestro dovrebbe sapere che il suo Lavoro, tra gli Apprendisti, risponde a necessità iniziatiche e non deve perciò essere informato alla vanità, alla smania di apparire e lasciarsi ammirare: poiché infatti nella Camera di Apprendista la materialità si afferma soprattutto tramite le forme visibili, proprio l’organo della vista viene in modo particolare sollecitato nei neofiti.
Più che dai simboli iniziatici, in effetti l’attenzione visiva dei Fratelli meno illuminati è purtroppo catturata dai gioielli e da quelle altre cose materiali, che nella loro illusorietà risultano nocive per l’anima che aspira all’immortalità. Il fatto che i “vili metalli” debbono restare fuori del Tempio sta peraltro a significare che appunto l’anima, per la sua purificazione e salvezza, deve tenersi lontana da tutto ciò che è condannato alla polverizzazione: dico che, in quanto espressione della materia e dell’effimero e della morte, i grezzi metalli non si confanno per nulla alla Luce massonica bensì al profano mondo materialista, che del resto li rincorre con spregiudicatezza ed altrettanta avidità.
Il Maestro Libero Muratore deve saper risvegliare, iniziando dai Compagni, la capacità di riconoscere e poi respingere tutto ciò che si oppone all’Iniziazione: dico che un Compagno d’Arte deve imparare a distinguere l’illusorio, che lega gli uomini alla Terra e alla morte, dall’essenziale, attraverso cui si manifesta la Luce che conduce all’immortalità. Dunque il Compagno, nella cui anima risplende questa Eterna Luce, scopre sempre più l’illusorietà di ciò che appare (sole astronomico compreso) nello spazio; nel contempo afferra la realtà della Luce immateriale, nostro Sole spirituale e Grande Architetto.
Già all’albeggiare di questa eccelsa Entità cosmica si accende nell’anima del Fratello il primo flebile desiderio dell’invisibile, dell’ignoto, dell’infinito, della trascendenza: è così che la Luce dell’Iniziazione prenderà, via via, il posto dell’illusoria luce astronomica.
Dal simbolismo muratorio apprendiamo che, in questa fase iniziatica, il Compagno intuitivo ed immaginativo prende coscienza della sua spiritualità, della sacralità della sua natura. Egli scopre l’io religioso, l’individualità immortale che trascende la “persona” fisica vivente: il signor “Tizio”…il signor “tal dei tali”.
Mentre dunque i Fratelli materialisti sono convinti della realtà delle apparenze, che essi stessi sono in grado di percepire e constatare direttamente, quell’eletto Compagno intuisce la realtà del Sole spirituale che non si manifesta oggettivamente nello spazio fisico! Esattamente dal momento in cui questo Sole troneggia nell’io, il Compagno comincia ad assaporare la pace duratura che la superficialità dei materialisti invece non merita: chi infatti si accontenta della falsa luce, deve parimenti accontentarsi di una falsa tranquillità scambiata per vera.
Il Maestro dovrebbe accendere nei Fratelli, Compagni in questo caso, la Luce della Conoscenza esoterica attraverso la quale le cose mostrano il vero volto, i misteriosi legami con l’Anima e con lo Spirito.
Le difficoltà del Lavoro iniziatico consistono appunto nel fatto, che la Luce massonica non si manifesta tramite le apparenze, superficialmente. Invero essa, come emergendo dall’oscurità, appare attraverso ciò che si nasconde nei simboli e nelle velate parole dei Rituali, e che le anime elette già custodiscono nello scrigno delle reminiscenze più lontane. Questa parte nascosta della Massoneria, quasi totalmente ignorata, è la sua stessa entità ultraterrena, intendo la sua Anima ed il suo Spirito: all’Anima è riconducibile quanto della Massoneria è legato al mondo della Luna, nonché al sentimento, ed è inoltre mutevole e sottoposto al divenire; allo Spirito è riconducibile quanto è legato all’incorporeo Sole, all’invariabile e all’eterno, alla sfera del pensiero assimilabile alla Mente del Grande Architetto.
Per ricevere efficacemente i raggi di questa Luce bisogna lottare e lavorare incessantemente, accendendo condizioni di coscienza sempre più elevate che permettono di vivere su livelli progressivamente spiritualizzati: occorre pur vincere la resistenza dello Spirito che, nel proteggere se stesso, si avvolge di mistero e di oscurità per scoraggiare e confondere le deboli anime, immature per l’Iniziazione.
Lo Spirito è vita; è tutto. Si dona a chi ama la Vita onniforme, ed ha fede in essa; si rivela a chi, dotato di umiltà e coraggio e della capacità di perseverare, avvalendosi dell’intuizione del trascendente affronta l’ignoto rinunciando alle traballanti certezze terrene! In breve dico che lo Spirito della Massoneria discende sul Fratello che è pronto a morire pur di ritrovare l’Origine, la NOTTE senza fine, MADRE di ogni oscurità e di ogni luce, in alto come in basso.
La voce del simbolismo dice che la MADRE è incarnata simbolicamente dal Maestro delle Cerimonie, considerato nella condizione in cui è tutt’uno con l’oscurità del Tempio: è la fase che precede quindi i Lavori. Infatti questa è la condizione che maggiormente si addice all’AMORE, FUOCO sempre oscuro eppur infinitamente ed incessantemente ardente, irraggiante ed inalterabile.
All’eletto Fratello che persevera nella difficile costruzione di se stesso, riesce davvero difficile tollerare la superficialità e la pigrizia conoscitiva dei profani e dei Fratelli materialisti, a cominciare dai Maestri. Di questi ultimi quel Fratello ancora disapprova la sufficienza e l’arroganza, mai simpatiche e mai vicine alla simpatia. Dal canto loro quegli stessi Maestri, purtroppo sordi ai richiami dell’ignoto, s’irrigidiscono e mostrano perplessità di fronte all’audacia degli esoteristi: i quali, come volessero rinunciare al certo (visibile) per l’incerto (invisibile), e preferissero camminare nella notte anziché di giorno, mostrano spiccate affinità con l’occulto!
Eppure l’Iniziazione esige proprio questo: che l’iniziando s’incammini nell’immateriale mondo ignoto (Luce oscura), nel quale gli occhi fisici sono insufficienti anzi inutili, per non dire nocivi! Infatti gli occhi vedenti, necessari per avanzare verso la Conoscenza di quell’oscuro mondo, sono quelli dell’anima e dello spirito: quanti Maestri, sono in grado di accendere nell’iniziando la visione immateriale?
L’affinità ed i contatti con l’ultraterreno conferiscono sacralità all’esistenza degli illuminati. Il Maestro verace evita l’eccessiva visibilità ed ispira riservatezza: chi infatti mostra di amare le apparenze, non può nel contempo insegnare ad amare l’occulta Realtà. Se un Maestro fosse autentico testimone e messaggero della Luce, si guarderebbe dal far leva sull’appariscenza elargita dal Grado; piuttosto si preoccuperebbe di offrire (comunque sdegnando la platealità, gli atteggiamenti debordanti) qualcosa della sua entità nascosta e vera.
Debbo dire che l’“esteriorismo” inganna, per fortuna!, solo gli esterioristi. Sicché può persino succedere che un Apprendista fortemente intuitivo, precoce, incline all’essenzialità, veloce sul reale cammino iniziatico, colga una disarmonia non da poco tra ciò che certi Maestri sono interiormente, nella realtà dell’io, e quanto invece mostrano attraverso il Grado.
I Liberi Muratori che si lasciano catturare dalle apparenze ed ammirano il sole nel cielo come l’unico possibile e reale, in effetti voltano le spalle al Sole immateriale dell’Iniziazione. Avendo purtroppo occhi per l’illusorio,  essi vedono ciò che non dovrebbero vedere e sono ciechi, invece, proprio di fronte alla Luce spirituale e vera: il divino SPIRITO del Grande Architetto! In breve i Massoni, ai quali mi riferisco, non percepiscono il Sole degli iniziati, la parte invisibile ed immateriale del sole fisico.
Non ammettere pertanto questo Sole oscuro è come negare i benefìci e la storicità, meglio direi la realtà stessa dell’Iniziazione massonica: percorrendo infatti il cammino iniziatico, afferrando  l’Essenza Eterna e nascosta della Massoneria, un Fratello affonda l’immateriale visione proprio in quel Sole invisibile. Questo, simbolicamente sonnecchiante nel Libro Sigillato, possiamo anche chiamarlo differentemente: Spirito Universale; Fuoco; ma anche Realtà sovraessenziale; Padre; Principio; Creatore; Manifestatore; Causa; misterioso “Ciò”…
Tutte queste espressioni, ed altre simili, sono invero sintetizzate in una sola: Grande Architetto dell’universo (solare), nostra Luce.
Orbene il “Ciò” che simbolicamente dorme (Libro Sigillato) nella condizione totalmente spirituale, unitaria ed omogenea, tramite il differenziante Movimento binario (Compasso che si apre) si trasforma e si divide. Una parte (come fedele allo SPIRITO) resta omogenea, invisibile ed eterna. Ancorché occulta ed irraggiungibile nella totalità, questa parte costituisce tuttavia l’aspetto vero e reale del “Ciò”: dunque rappresenta il fine stesso dell’Iniziazione.
L’altra parte è materiale, visibile ed illusoria: è la sola percepita ed accettata, dai materialisti in genere.
Se lo SPIRITO si manifesta anche attraverso forme materiali ed illusorie (il sole fisico, tra queste), è affinché i mortali, spiritualizzando e purificando se stessi, possano da quelle false immagini risalire all’Immagine reale: l’Iniziazione massonica appunto si configura come il cammino dell’anima, dal fittizio al Reale. Lungo questo percorso la visione del mondo viene gradualmente per così dire capovolta: per esempio il nostro sole, che sorge all’oriente ogni giorno per portare luce e vita sulla Terra, appare sempre più come un corpo illusorio.
Il suo prototipo è il Sole invisibile, ma realmente vero. E’ lo SPIRITO centrale dell’universo nostro, al quale alludono le seguenti parole del Rituale:
“ Siccome il sole appare in Oriente per dar principio al giorno e irradiare la terra, così il Venerabile siede all’Oriente per dirigere i Lavori e illuminare la nostra Loggia.”
Attraverso queste parole, profferite dal 1° Sorvegliante in risposta ad una domanda del Venerabile, la Scienza Muratoria eleva il sole fisico a simbolo vivente ed eccellente del Sole invisibile. Infatti proprio il sole, meraviglioso pur nel suo aspetto illusorio, racchiude e riunisce i tratti eterni e spirituali del Grande Architetto: esattamente questi tratti, che non si manifestano attraverso gli avanzamenti di Grado, costituiscono i raggi della Luce iniziatica dalla quale saranno interiormente trasformati i Fratelli eletti.
Se un Fratello “trasformato” si limitasse a descrivere con parole la sua metamorfosi, susciterebbe scetticismo e sarcasmo! Come potrebbe rimediare, almeno in parte? Certamente operando altruisticamente, per il comune bene: l’albero si riconosce dai frutti. Chi raggiunge infatti una condizione spirituale elevata, si libera dalla necessità di parlare tanto: egli ha contemplato il volto del vero Sole; ne ha assimilato gli eterni attributi; è disposto persino all’autosacrificio…
… Cosa ha ormai da spiegare, e con quale vantaggio? Quale virtù è più forte, convincente e magnetica del suo Amore spirituale?

 

   Vincenzo Tartaglia

 

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