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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Neomazdeismo

di D. M. e L. D. C.
- Seconda parte

Luglio 2021


Abbiamo trattato il mese scorso del neomazdeismo in termini generali; ora, volendo rapportare quanto abbiamo scritto con le nostre ricerche sull’organizzazione esoterica che domina il mondo, una cosa che ci sembra da osservare è come - da questo punto di vista - l’idea di un influsso ermetico-sciamanico proveniente dall’Asia che impatta, nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo, con il mondo dell’esoterismo europeo in via di formazione, costituisca di per sé un non piccolo rebus.
Infatti, l’Ermetismo proveniente dall’Egitto e/o dal mondo ellenistico era già presente in Europa fin dai giorni dell’Impero romano, e stava seguendo in occidente un percorso che potremmo definire di volgarizzazione, intendendo con questo una progressiva estensione della sua audience.
Il primo passo in questa direzione, verificatosi in tempi molto antichi, può essere individuato nella stessa costituzione dell’Ermetismo come arte a sé stante, che rendeva possibile ai filosofi una forma di lavoro non manuale sugli elementi dell’Alchimia. Un secondo allargamento si era poi avuto nel Rinascimento con il sorgere del Rosacrucianesimo, primissima forma di movimento esoterico collettivo di taglio moderno (ed è questo un tema sul quale Daniele Mansuino e Paolo Del Casale, contano di pubblicare qualcosa presto); dopodiché, una terza ed ulteriore volgarizzazione si era verificata con la nascita della Massoneria, nei cui rituali gli elementi ermetici erano già incorporati ab origine (ed ancora di più in seguito all’introduzione della maestranza hiramita).
Se ci poniamo dunque dal punto di vista del progetto dell’organizzazione, viene da chiedersi che bisogno potesse esserci di nuovi apporti di Ermetismo extraeuropeo dal settecento in poi.
Una risposta potrebbe essere questa: serviva Ermetismo fresco innanzitutto perché la sua versione storicamente presente in Europa si era gradualmente annacquata - dapprima per convivere con l’egemonia della Chiesa senza troppi danni, e poi anche sotto l’influsso del Rinascimento e dell’Illuminismo. L’arte della memoria di Giordano Bruno è forse l’esempio più chiaro di quell’arte ermetica, lavoro da donne e gioco da bambini, che a contatto con l’evolvere della cultura profana in Europa si sentiva spronata a fornire sempre più brillanti esempi di splendore dell’intelletto, ma parlava sempre meno di trasmutazione interiore.
E comunque, al di là di queste considerazioni, noi crediamo che nei nuovi afflussi fosse presente anche un’esplicita volontà di rivitalizzare la componente mazdeista dell’Ermetismo: la sola in grado di spingere gli Ermetisti europei in direzione del ragionamento in termini duali, ovvero - sulla base di quanto abbiamo osservato il mese scorso - di preparare la strada a ciò che Guénon avrebbe portato.
A questo proposito, un’altra bella coppia di opposti - da aggiungere a quelle che abbiamo citato nello scorso articolo in quanto idonee a produrre tecniche di confusione - è quella utilizzata dal progetto dell’organizzazione per orientare il corso ideologico dell’esoterismo occidentale.
Si tratta, precisamente, di una coppia formata da due linee d’azione. La prima, costituita dal percorso storico Alchimia-Ermetismo-Rosacrucianesimo, adempie allo scopo della volgarizzazione dell’esoterismo; invece la seconda è formata dal percorso Qabbalah luriana-Sabbataismo-Frankismo (del quale Mansuino ha trattato in 666 e in vari articoli), ed è volta ad alimentare il progresso tecnologico nel mondo profano.
Verso la fine del diciannovesimo secolo, entrambe queste linee - dopo aver operato perlopiù separatamente per molti secoli - confluirono nella Società Teosofica; e qui occorre una parentesi per rammentare quanto abbiamo già affermato in varie occasioni, ovvero che esistono indizi di una vicinanza al movimento frankista (forse la massima forza modernizzatrice in seno all’esoterismo europeo) tanto da parte di Guénon quanto della signora Blavatsky.
Per quanto riguarda Guénon, al di là delle sue amicizie con Bo Yin Ra e con Sir Basil Zaharoff, alle quali Mansuino ha accennato in René Guénon e l’organizzazione, un altro indizio di frequentazioni frankiste risiede proprio nell’avvenimento che i guenoniani celebrano come il suo ricollegamento alla tradizione: ovvero la sua iniziazione al Sufismo, avvenuta per mano del pittore anarchico Ivan Agueli (1869-1917 - già discepolo di Petr Alekseevic Kropotkin, 1842-1921), che si era convertito all’Islam conquistato dagli aspetti libertari del pensiero di Ibn Arabi (del quale il lettore di questa rubrica potrà ristorarsi dedicando uno sguardo al suo Trattato dell’Unità).
Rimane infatti da chiarire perché Agueli avesse battezzato la tariqa da lui fondata Akbaryya (ovvero col nome dell’associazione dei seguaci di Ibn Arabi, che non è una tariqa), se non allo scopo di confondere le acque riguardo alla provenienza della linea di successione da lui detenuta. A questo proposito, Louis de Maistre sposa la tesi che il contatto col Sufismo di Agueli fosse avvenuto attraverso gli auspici del dottor Enrico Insabato (1878-1963), agente segreto italiano e suo datore di lavoro in Egitto, che lo avrebbe messo in contatto con ambienti sufi albanesi; e quando si parla di Sufismo albanese, si parla in nove casi su dieci della Bektashiya, riguardo ai cui rapporti col Frankismo abbiamo accennato il mese scorso e in varie altre occasioni.
La convalida più forte di questa ipotesi viene dal fatto che lo stesso Guénon, pochi anni dopo, avrebbe dimostrato di coltivare coi vertici bektashi albanesi rapporti tanto buoni da essere incaricato di una missione diplomatica presso di loro (anche a questa vicenda ho accennato brevemente in René Guénon e l’organizzazione).
Va infine osservato che era quasi certamente un frankista Alfred Kubin (1877-1959), l’autore del romanzo L’altra parte (1909): un’allegoria della modernità (ambientata nel Turkestan) contenente, secondo Louis de Maistre, le indicazioni cifrate in base alle quali Guénon avrebbe messo a punto l’impianto teorico dell’esoterismo tradizionale.
Riguardo poi alla signora Blavatsky, negli anni della sua gioventù (dei quali ella scrisse: from 17 to 40, I took care during my travels to keep away all traces of myself wherever I went) è noto che si affidò a degli istruttori i cui nomi non vengono ricordati nelle bibliografie della Società Teosofica; ed i suoi vagabondaggi di quel periodo (Europa, Asia Minore, Siria, Egitto, America del Nord…) si svolsero su percorsi, ed in modi, del tutto analoghi a quelli dei missionari frankisti.
Comunque sia, il modello operativo fondato sulla tecnica di confusione attraversa come un filo rosso la storia del Mazdeismo, del Sabbataismo e del Frankismo; ed è a uno degli usi di questa tecnica da parte dei Frankisti che allude de Maistre inL’Enigme René Guénon et les Superieurs Inconnus, quando dice il existe, dans les doctrines sabbataistes et frankistes les plus secrètes, un coté occulte qui concerne la figure de l’Antéchrist et de ses satellites personnages chargés de faciliter l’accès à la Das (il termine Das viene reso da de Maistre come gnose, ma è una semplificazione: si tratta, in realtà, del nocciolo degli insegnamenti esoterici dei Frankisti) …à travers les régions désolées des royaumes d’Edom et d’Ismael(ovvero: per mezzo del mondo cristiano e di quello mussulmano).
Tradotta nel linguaggio corrente e contestualizzata nel discorso del suo libro, l’ipotesi di de Maistre è che nel Das frankista fosse presente una chiave specificamente volta ad applicare la tecnica di confusione ai prodotti della moderna industria mediatica; ed era appunto questo il fenomeno destinato, secondo il progetto dell’organizzazione, ad essere incrementato dall’innesto nel corpus dell’esoterismo occidentale dalla nuova ondata di ermetismo mazdeista.
Ma dove sono i neomazdeisti oggi? Nella sua prefazione al Manoscritto dello yoga caucasico, il conte Walewski dichiara che il misterioso gruppo esoterico rivendicante la proprietà intellettuale del libro aveva nome Mas Das Nin; ma in realtà, il nome corretto di questo gruppo è Mazdaznan (che nell’antica lingua persiana significherebbe pensiero maestro), ed era stato fondato a Chicago nell’anno 1900 da Otoman Zar-Adusht Ha’nish, al secolo Otto Hanisch (1844-1936), esoterista iraniano di madre tedesca.
I Mazdaznan, che esistono ancora oggi, vengono definiti in rete una religione; ma si tratta di un sistema esoterico per certi versi somigliante alla Massoneria, nel quale i tre gradi inferiori conferiscono qualcosa di analogo a una maestranza e c’è poi una serie di perfezionamenti per chi voglia approfondire.
Si dicono zoroastriani, ma il modello delle loro pratiche può essere rintracciato nel Mazdakismo: movimento persiano del sesto secolo, fondato dal riformatore persiano Mazdak, che combinava nel suo insegnamento Manicheismo e Mazdeismo.
La dottrina di Mazdak sarebbe forse sparita dalla storia, non fosse per i suoi aspetti protocomunisti, che hanno attirato l’attenzione degli studiosi fino ai nostri giorni: i Mazdakisti praticavano infatti la comunanza dei beni e delle donne, motivando questa scelta con l’idea che il desiderio di possesso sia la causa di tutti i mali dell’umanità.
Le stesse convinzioni libertarie, aggiornate alle esigenze dei nostri tempi, si possono ritrovare nei Mazdaznan di oggi, la cui opera mira a trasformare la Terra in un giardino dove l’umanità può cooperare e conversare con Dio. Questa ambiziosa meta può essere ottenuta attraverso gli esercizi di respirazione raccolti da Hanisch nella versione originale del Manoscritto dello yoga caucasico (che era intitolata The power of breath), combinati a una dieta vegetariana ed a pratiche sessuali segrete.
Va detto, purtroppo, che la loro dottrina dichiara la superiorità della razza bianca, sebbene i libri di Otto Hanisch vengano oggi pubblicati con una nota che dichiara la contrarietà dei Mazdaznan ad ogni forma di discriminazione razziale; ed in effetti questo risvolto del messaggio di Hanisch, per quanto biasimevole, non si discosta dal rigoroso pacifismo che anima i Mazdaznan, e non risulta persecutorio nei confronti delle altre razze - semplicemente, viene detto che ogni razza presente sulla Terra sarebbe contrassegnata da una particolare missione, e quella della razza bianca sarebbe la più elevata.
Per sottolineare l’importanza da loro attribuita alla libertà, i Mazdaznan hanno l’abitudine di tenere in casa gabbie per uccelli aperte, il che mi ricorda un bell’aneddoto legato a Garrincha (1933-1983), forse la più grande ala destra della storia del calcio, che era cresciuto nelle foreste dell’Amazzonia ed era considerato un uomo di scarsa intelligenza. Quando nel 1958 - in gran parte per merito suo - la nazionale brasiliana vinse il mondiale, il presidente gli disse chiedimi quello che vuoi e lo avrai; ed allora Garrincha, invece di chiedere qualcosa per sé, gli chiese di liberare un uccellino che il presidente teneva in gabbia.
Otto Hanisch dichiarò sempre che i Mazdaznan non erano opera sua, essendovi stato iniziato in Persia, però - analogamente, se vogliamo, al caso di Von Sebottendorff e della Scienza delle Chiavi - non si sono mai trovate tracce dei suoi predecessori; il che non vuol dire che se li fosse inventati, perché nei paesi islamici i movimenti eterodossi si attengono ad un livello di segretezza per noi inimmaginabile.
Nel loro corpus teorico annoveriamo tre personaggi principali: Jehoshua, Zarathustra e Ainyahita.
Jehoshua è ovviamente il Gesù del cristianesimo, il cui vero nome è Gah-Llama (il Gaya-Lhama dello yoga caucasico che abbiamo visto il mese scorso), ovvero l’Intelligenza o l’aria che si respira.
Non sono previsti culti specifici a lui dedicati, e si crede che il modo migliore per onorarlo consista nello svolgere gli esercizi di respirazione e condurre una vita sana e pura.
I Mazdaznan credono che l’insegnamento di Jehoshua sia stato corrotto da San Paolo, ma lo si possa ritrovare, in una versione più pura, negli insegnamenti di Zarathustra.
Invece Ainyahita, la bambina che parlava con Dio, è il corrispettivo dell’antica dea iraniana Anahita, la pura. Secondo Wikipedia, la sua figura può essere associata a Venere, alla vedica Sarasvati (colei che possiede le acque) e alla babilonese Ishtar, ovvero l’Astarte di cui abbiamo segnalato il mese scorso il collegamento con Astaroth e le tecniche di confusione; ma non c’è niente di satanico in questa amorevole dea fanciulla, l’antichità della cui adorazione è testimoniata dalle rovine di vari notevoli templi.
Nelle sue raffigurazioni antiche, Anahita appare abbigliata con un mantello di castoro coperto di gioielli, scarpette e copricapo dorati, collane e orecchini. I suoi riti di invocazione prevedevano offerte di rami verdi e di giovenche bianche, e veniva considerata la governatrice degli eventi meteorologici.
Anche l’Anahita di oggi, ovvero l’Ainyahita dei Mazdaznan, è una fanciulla timorata degli dei, che nel corso della sua ricerca intrattiene colloqui con varie entità superiori, tra le quali Mazda e Mithra. Le sue avventure nel regno dello spirito sono contenute in un bellissimo romanzo di ventitré capitoli, che costituisce uno dei libri sacri dei Mazdaznan.
Ainyahita viaggia intorno al mondo su un cocchio trainato da quattro cavalli bianchi, ed è forse da questo simbolo che i Mazdaznan hanno tratto la convinzione di dover simbolicamente esplodere e trasformarsi in un sole: per conoscere la propria vera natura e manifestarla, per creare il proprio sistema solare e nutrire i pianeti intorno.

Secondo una testimonianza diretta da noi ricevuta, il maestro dei Mazdaznan italiani amava raccontare di Ainyahita assisa su un trono scavato nella roccia, al centro del nostro sistema solare, che osservava la terra pennellata di blu intenso, e della sua immensa gioia quando intravedeva il colore più prezioso e raro: IL VERDE
Lui diceva: Dio è una bambina seduta su un trono al centro dell’Universo, batte le mani e ride... questo capovolge la nostra visione di Dio come Padre: Dio diventa figlio, addirittura figlia, e necessita di accudimento, protezione, cura, gioco.
Ciò implica che riscattando la Terra, creazione imperfetta, riscattiamo il suo Creatore.
Il Verde, in arabo Al Khidr, è il corrispettivo islamico del profeta Elia, molto amato dai Sufi. Dando implicitamente ragione a Guénon quando affermava che il dualismo mazdeista è il velo di un’Unità superiore, secondo i Mazdaznan esiste un Uno assoluto che manifesta il suo verbo con i profeti e il suo soffio con il maestro dei profeti, Elia o Al Khidr.
Sempre in accordo con lo stesso testimone, erano quattro le tecniche specificamente consacrate all’adorazione dell’Uno, che si eseguivano in presenza di una o più candele accese.
Prima di entrare nella sala di pratica, ci si soffermava e ci si poneva le tre “domande della soglia”: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?
Il primo livello consisteva di quattro riti: 1 - il Nun (l’oceano primordiale, la matrice) in cui si prendeva contatto con il ritmo del respiro; 2 - il Si-Fa (ermetismo puro, scuola pitagorica: “si” nota musicale della Luna, “fa” nota musicale del Sole. Si respirava cadenzando il movimento dell’assenso con la testa - musica e alleanza, ascolteremo e faremo); 3 - la Croce (era una tecnica consistente di quattro respiri, combinati alla recitazione di mantra e a una sequenza di movimenti del capo: alto, basso, sinistra, destra… a croce, appunto. Venivano praticati ad una velocità sempre maggiore, ed era come fare l’amore: la respirazione gradatamente conduceva l’energia in modo spontaneo sino al climax ... era una cosa molto fisica, la mente non c’entrava proprio); 4 - il Daat-Elohim (“evocazione dell’Alleanza” e circolazione magnetica del respiro, che a quel punto era un “respiro maestro”, unione delle due “colonne”).
Il respiro del padre, cioè del ritorno a casa, era misurato dal Padre Nostro. Inspirazione ed enunciazione del Padre Nostro in un’unica espirazione: questa era la “giusta misura”, il tempo che permetteva di entrare nel tempio-cuore ... (manifestatasi nel mondo) quando i discepoli chiesero a Gesù come pregare (Luca 11:1-2).
Dopo una buona espansione negli Stati Uniti e a Santo Domingo, i californiani David e Frieda Ammann importarono i Mazdaznan in Europa nel 1907. Sorsero gruppi in Francia, in Germania e in Spagna; questi ultimi, grazie ai buoni uffici di Al Khidr, estesisi presto anche nell’Africa mussulmana.

In Germania, il più illustre dei nuovi iscritti fu il pittore Johannes Itten (1888-1967 - tra i fondatori del Bauhaus), che ne trasse ispirazione per la sua arte, coinvolgendo nel movimento (a livelli diversi di intensità) personaggi del calibro di Georg Muche, Gertrud Grunow, Paul Klee e Vasilij Kandinskij.
Nel 1935, i Mazdaznan vennero messi al bando dai Nazisti per il loro pacifismo. Sarebbero stati risvegliati nel 1946, e il movimento tedesco è oggi il primo al mondo, con migliaia di seguaci, davanti a quello ungherese.
Nel 2001 il movimento americano si assonnò, e la pratica venne proseguita a livello di piccoli gruppi. A partire dal 2007, Peter de Boer lo ha risvegliato in Canada, ed i nuovi Mazdaznan hanno in rete un sito molto suggestivo e multicolore.
In Italia, le attività dei Mazdaznan negli anni novanta - passate sotto silenzio per il loro alto livello di riservatezza - erano caratterizzate tanto da un lavoro interiore assai scrupoloso (le tecniche di gruppo venivano praticate una volta alla settimana) quanto da un’attività culturale di livello estremamente elevato. Gli incontri con i gruppi degli altri paesi erano intensi e frequenti, ed inoltre i Mazdaznan nostrani erano in contatto diretto con turuq sufiche annoveranti nelle loro pratiche esercizi analoghi (la Scienza delle Chiavi?).
Sforzandosi di attenersi alla tradizione dei Cercatori della Verità (il corpo rituale dei Mazdaznan prevede anche il lavoro sull’enneagramma), un ramo importante delle attività dell’associazione consisteva negli studi sull’antico Egitto, condotti a livello universitario, con la partecipazione di egittologi di fama italiani e stranieri.
Un tratto di notevole rilievo consisteva nei viaggi - eseguiti periodicamente in gruppo - nei quali i Mazdaznan italiani si recavano a praticare esercizi nel tempio di Luxor, potendo godere di risultati sul piano psichico assolutamente eccezionali.
A Luxor c'è un cartiglio nel tempio che indica il valore del respiro come movimento elastico di innalzamento dell’energia e rigenerazione: giunco-ape-cobra femmina-avvoltoio femmina...
Durante le tecniche eseguite nelle varie posizioni rituali (Il Faraone assiso sul trono, o nella postura del guerriero che avanza - erano importanti tanto la posizione quanto le prese delle mani), il praticante cercava proprio quel “Re-spiro” - procedeva lungo la via per trovare il suo regno, e diventare Re-Faraone della sua anima.
È da notare come in questa descrizione la terminologia dei Mazdaznan risulti piuttosto coincidente con quella utilizzata da René Adolphe Schwaller de Lubicz (1887-1961) nel suo capolavoro Il tempio dell’uomo; ma è comunque un fatto che questo colossale esoterista francese - entrato nella storia dell’esoterismo come alchimista, astrologo ed egittologo e collaboratore di quel Julien Champagne (1877-1932) che era probabilmente Fulcanelli - venga rivendicato dai Mazdaznan come uno di loro.
Daniele Mansuino ha sempre considerato Schwaller de Lubicz un vicino di casa, perché trascorse la seconda parte della sua vita a Grasse, incantevole cittadina della Costa Azzurra non lontana da Sanremo e a tre quarti d’ora di macchina dalla Piramide di Falicon: un enigmatico monumento del quale l’antichità è dubbia, ma del quale sembra accertato che in tempi più o meno recenti fosse teatro di riti dedicati al culto mitraico.
L’Egitto è una preghiera-respiro di quarantamila anninon è un luogo geografico è uno stato di coscienza raggiunto attraverso il “ricordo” del cuore ...
(A Luxor) dall’inizio alla fine sentivi il tempio che si edificava dalle tue ossa, dai piedi, dalla testa, da tutti i tuoi organi interni, e la muscolatura che racchiudeva la costruzione coprirsi con l’epitelio ... e poi, finalmente, le acque dei fluidi iniziare il loro movimento con il primo respiro ... insomma, ogni passo che facevi all’interno di Luxor era un passo dentro di te, e contemporaneamente uno sguardo verso le stelle e le loro corrispondenze.
si procedeva con le spiegazioni dei simboli, delle iscrizioni e delle posizioni delle statue (ed in particolare, si analizzava il simbolismo delle posizioni del corpo). Ogni cosa prendeva vita, venivi trasportato indietro nel tempo ... i canali si riempivano di acqua, i sacerdoti celebravano i loro riti, tu eri lì con loro, partecipe di quella vita
Personalmente, siamo rimasti particolarmente colpiti dalla rivelazione che le posizioni dello yoga caucasico sarebbero ricalcate sulle posture delle statue egizie, e che la loro esecuzione in una data sequenza equivarrebbe - né più né meno - a un processo di trasmutazione interiore.
Se questo è vero, c’è da chiedersi se valga solo per quanto concerne la tradizione egizia, o se analoghe sequenze possano essere ricercate nelle opere di altre civiltà antiche, come del resto de Lubicz affermò riguardo ai Maya.
In ogni caso, si tratterebbe senza dubbio della più antica tecnica trasmutatoria giunta intatta fino a noi; e sarebbe veramente auspicabile che non soltanto noi esoteristi, bensì anche il mondo dell’archeologia ufficiale si impadronisse del suo codice - allo stesso modo in cui già si impadronì dei geroglifici - per poter impiegare i suoi potenti mezzi di indagine nella scoperta di chissà quanti altri segreti (e se consideriamo le conoscenze di cui de Lubicz godeva nell’ambiente dell’egittologia, non è da escludere che qualcuno lo stia già facendo).
Ancora, pare che i Mazdaznan non si limitino a fornire il significato delle statue egiziane, ma anche di alcuni affreschi: esisterebbe infatti, secondo il nostro contatto, un gruppo di affreschi detti della quinta sosta, nei quali sono raffigurate figure femminili, che sono delle dee in procinto di “magnetizzare Osiride”; gli agganci simbolici corrispondono al quinto segno dello Zodiaco, il Leone, e vi è raffigurata (per chi sa leggerla) una tecnica di risveglio sessuale...
L’affresco di cui ti ho accennato fa parte del “Libro delle Caverne”, che è diverso dal “Libro delle Porte”, ovvero non incluso nel viaggio nella “Duat”, in cui si parla dello Zodiaco celeste: l’aura terrestre e la domificazione astrologica si riferiscono invece all’“Amduat”.
Il viaggio non si svolge su una barca ma sopra un serpente, su un terreno desertico da vivificare: è il viaggio di Osiride che risveglierà Horus-Ra.
La quinta caverna, collegata al Leone-Sole-cuore, è la più delicata e pericolosa, poiché può, sì, avviare il principio di rigenerazione attraverso l'indirizzamento di potenti energie; contemporaneamente, però, se non si usano le dovute cautele, può dissolvere la “cerniera” che lega il fisico all’astrale, al prezzo della perdita dell'individualità.
Le figurazioni parlano di una creazione spirituale che può aver luogo tramite la coppia, dalla quale il figlio spirituale che nasce è il “Figlio di Ra”, la luce divina che si fa strada nelle tenebre, tramite la tecnica che nel medioevo l’Alchimia battezzò operazione a due vasi, e che richiama le tecniche del Tantrismo orientale e del Taoismo - ed è talmente ovvio che ci sentiamo un po’ sciocchi a scriverlo, ma c’è davvero da chiedersi in che misura le istruzioni di quell’affresco possano corrispondere agli Arcana Arcanorum della scuola napoletana: i quali erano contenuti, è sempre bene non dimenticarlo, proprio in quel Rito di Misraim che Von Sebottendorff aveva imparato in Turchia.
Le “lei” raffigurate nell’affresco simboleggiano una funzione del femminile, e conoscono il segreto della rigenerazione. Il mio maestro diceva che la Regina di Saba rappresentava questo, come i Magi rappresentano il passaggio di una tradizione da oriente ad occidente.
Anche la Regina “risveglia” Salomone e gli consegna qualcosa, ma soltanto dopo che lui ha dovuto rispondere a dei quesiti; è stato messo alla prova, iniziato.
A riguardo del “magnetizzare Osiride”, è notevole ciò che ci ha scritto Loris Bagnara: la "magnetizzazione" di Osiride ricorda in effetti la pratica magica con cui Iside ridona brevemente vita a Osiride, riuscendo a unirsi con lui per concepire Horus, vendicatore del padre e restauratore dell'ordine cosmico. Questo si ricollegherebbe bene alla vicenda della Regina di Saba, che avrebbe generato un figlio con Salomone; e non è questo, ci va di aggiungere, il solo legame della quinta sosta col simbolismo della Massoneria, in quanto la maestranza hiramita - ovvero il più diffuso rituale massonico esistente al mondo - ricalca (con le dovute varianti) il mito del corpo di Osiride fatto a pezzi, che Iside ricompone pietosamente.
Nessuno sa di preciso da dove il rituale hiramita sia saltato fuori; fatto sta che venne introdotto, nella Gran Loggia d’Inghilterra dai Moderns (prima del 1751, anno in cui la scissione tra Antients e Moderns fu messa in atto) allo scopo di allargare la base dei Maestri, in contrapposizione allo scarso numero di Maestri che caratterizzava la Massoneria operativa.
È più che lecito, quindi, considerarlo una sorta di dichiarazione di intenti della Massoneria speculativa; e proprio per questo, il fatto che il suo fine originario fosse dar vita a Horus perché vendicasse il padre e restaurasse l’ordine cosmico dà molto da pensare!
Anche le normali sedute di gruppo dei Mazdaznan portavano spesso risultati fuori dal comune:

Io posso dirti cheiniziarono a verificarsi dei fenomeni durante le sessioni, all’inizio di natura psichica, poi fisicae se quelli psichici un po’ me li aspettavo, quelli fisici mi colsero di sorpresa
Dopo un po’ che praticavo le tecniche, avvennero dei fenomeni di varia natura: a volte udivo come il rombo di un tuono, altre iniziavo a sentire dal basso ventre un ronzio che saliva e a mano a mano aumentava di intensità, altre volte - e questa cosa era molto intensa - una forza inesorabile, che io avvertivo o al plesso solare o in mezzo alla fronte, mi trascinava verso qualcosa che visualizzavo come un occhio ...
La gentile persona che ci ha fornito queste informazioni descrive la potenza dell’ipnosi che si manifestava durante le riunioni dei Mazdaznan, in grado di produrre visioni all’insegna del più assoluto realismo: nell’ultimo periodo, si veniva trasportati in un deserto dove una carovana stava viaggiando verso una destinazione da scoprire; queste sedute erano veramente estenuanti, e la sensazione molto intensa. I viaggiatori della carovana si fermavano raramente, e per aumentare la loro resistenza usavano dei solidi compatti, a metà tra il minerale e il vegetale, che trituravano in una specie di mortaio; poi il composto veniva miscelato con del liquido e ingeritosi viveva la vita di questi personaggi, si avvertiva che non c'era molto tempo a disposizione (dovevano fare una consegna, e allo stesso tempo cercavano qualcosa)
fino a quando non arrivammo sulla sponda di un fiume immenso, impetuoso. Lì si presentarono due entità - la prima era sulla sponda che avevamo raggiunto, e si presentò come Sobek; la seconda era sull’altra sponda, in attesa.
Sobek chiese di qualificarci, voleva il nome di chi chiedeva il passaggio; poi accadde qualcosa, dall’interno della mia testa esplose il nome e mi sdoppiai: una parte di me era dentro una sfera sospesa, e osservava dall’alto il panorama come una mappa; accanto invece, alla mia destra, percepivo la presenza dell’entità che avevo visto in attesa sull’altro lato del fiume
Il mio maestro pronunciò il suo nome, ma il passaggio fu negato. Prima di tornare ad essere una sola persona guardai il fiume, e notai che scorreva contemporaneamente nelle due direzioni opposte.
Poche ore dopo la fine di questa trance, la radio annunciò di una tragedia avvenuta in Florida: si trattava di un aereo da turismo precipitato in acqua, i cui occupanti erano stati divorati dai coccodrilli; allora il maestro disse che Sobek aveva avuto il suo pedaggio.
Può essere molto suggestivo il confronto di questa trance con il simbolo massonico del passaggio del fiume, che viene attuato in forma di rito nell’ambito di numerosi corpi massonici (anche qualcuno di più rispetto a quelli che Mansuino ha citato nei due omonimi articoli): si tratta di un rito dei più caratteristici tra quelli riconducibili alla seconda edificazione del Tempio, in quanto gli Ebrei con quel passaggio rientravano in Terra Santa.
Oggi anche in Italia i Mazdaznan hanno sospeso le loro attività di gruppo. Esistono ancora, tuttavia, praticanti isolati, che si mantengono in contatto tra loro e con i gruppi stranieri.
Non ci sentiamo autorizzati a svelare il nome di colui che fu il più celebre Mazdaznan italiano - medaglia d’oro della Resistenza, geologo, esploratore e archeologo autore di importanti scoperte.
Mazdaznan - respiro che, attraverso il sincretismo di ogni principio religioso, rinnova il camminoperché non devi mai dimenticare che i tuoi piedi sono piantati nella sabbia di quel Deserto sul quale è eretto il portale del Tempio, che attende la giusta domanda.

 

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