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Arte - Commenti, recensioni, raccolte di...
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Vecchio 22-07-2005, 22.53.14   #11
uranio
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Data registrazione: 22-10-2004
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l'arte migliore nasce dalla sofferenza

Ciao Bean per me l'arte è una forma di espressione, però non è detto che la migliore nasce solo con la sofferenza, conosco pittori che nei loro quadri sfoggiano colori e raggi di luce talmente intensi che ti colpiscono a tal punto di sognare e di entrare nei loro paesaggi tranquilli e ricchi di felicità es. guarda il sito di Paolo Veneziani. Le sua arte nonè niete male......
uranio is offline  
Vecchio 23-07-2005, 16.02.34   #12
Vaniglia
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Messaggi: 752
L'arte non sempre nasce dalla sofferenza...puo' nascere da un lato fantasioso di noi stessi, da un'immaginazione che va oltre....una creativita' speciale...ma e' anche vero che uno stato di sofferenza porta a compiere opere bellissime....a scrivere....a dipingere....a scolpire....pensate a un Leopardi...a tanti nostri poeti o scrittori....
Ciao
Vaniglia
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Vecchio 25-07-2005, 00.48.19   #13
cannella
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Data registrazione: 21-09-2003
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Eppure... ho l'impressione che questa ispirazione sofferta sia un'eredità romantica tipicamente moderna.

Le biografie di molti artisti a cavallo fra 800 e 900 evidenziano casi umani a iosa: fra orecchi tagliati, suicidi, lutti, guerre e fidanzate che si buttano di sotto c'è effettivamente da convincersi che l'Arte abbia una causa effetto quasi matematica.

Ma non era così quando la committenza era prerogativa delle signorie o del papato: artisti come Botticelli sono semmai andati sull'orlo della crisi di nervi dopo la caduta del loro committente personale.

Scultori e pittori erano contesi al pari di calciatori di serie A, erano onorati nelle corti di tutta Europa.

Con questo ribadisco che la sofferenza non è a mio parere conditio sine qua non alla produzione di vera Arte, ma può essere incanalata laddove ne esistano i presupposti talentuosi.

Anche in musica esistono sia gli "allegro maestoso" che gli "adagio" che i "lento"; quindi credo che un'artista, come tutti, viva tutte le condizioni dell'anima, solo che può (se ne è capace) esprimerle.
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Vecchio 25-07-2005, 14.17.06   #14
Fragola
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Messaggio originale inviato da cannella
Eppure... ho l'impressione che questa ispirazione sofferta sia un'eredità romantica tipicamente moderna.

Le biografie di molti artisti a cavallo fra 800 e 900 evidenziano casi umani a iosa: fra orecchi tagliati, suicidi, lutti, guerre e fidanzate che si buttano di sotto c'è effettivamente da convincersi che l'Arte abbia una causa effetto quasi matematica.

Ma non era così quando la committenza era prerogativa delle signorie o del papato: artisti come Botticelli sono semmai andati sull'orlo della crisi di nervi dopo la caduta del loro committente personale.

Scultori e pittori erano contesi al pari di calciatori di serie A, erano onorati nelle corti di tutta Europa.

Con questo ribadisco che la sofferenza non è a mio parere conditio sine qua non alla produzione di vera Arte, ma può essere incanalata laddove ne esistano i presupposti talentuosi.

Anche in musica esistono sia gli "allegro maestoso" che gli "adagio" che i "lento"; quindi credo che un'artista, come tutti, viva tutte le condizioni dell'anima, solo che può (se ne è capace) esprimerle.

Sì, l'idea molto diffusa che l'arte nasca solo dalla sofferenza è effettivamente un'eredità romantica. Ma non è che nel rinascimento gli artisti fossero tutti felici e contenti! Dante, Caravaggio. Tanto per dirne un paio famosi, non coevi, e che hanno vissuto traversie molto differenti!

Diciamo piuttosto che nel rinascimento l'arte era più che altro un mestiere. I pittori, ad esempio, venivano messi "a bottega" da bambini e imparavano. Esattamente come un artigiano imparava a fare tavoli. Della stragrande maggiornza di loro non conosciamo nemmeno i nomi. L'approrccio all'arte (e alla fruizione dell'arte) era completamente diverso da quello che è ora. Ora ci aspettiamo, dall'artista, l'ispirazione più della tecnica. Il turbamento più della gradevolezza. L'arte non serve più a glorificare dio o il mecenate di turno. E' diventata un'altra cosa. Dall'arte per l'arte a una via per eslorare la natura umana.
Quindi, se è cambiato il concetto di arte, è probabilmente cambiata anche la vena psichica che la alimenta.


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Vecchio 25-07-2005, 20.18.53   #15
nevealsole
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Messaggio originale inviato da cannella
Ma non era così quando la committenza era prerogativa delle signorie o del papato: artisti come Botticelli sono semmai andati sull'orlo della crisi di nervi dopo la caduta del loro committente personale.


Interessante lettura di quella che fu la crisi successiva alla morte di Lorenzo il Magnifico ed altri avvenimenti coevi che portò al crollo del sistema che vedeva l'uomo al centro dell'universo e ad un modo totalmente nuovo di vedere l'arte prima col manierismo, poi col barocco.

Il fatto è che prima si pensa a riempire la pancia, dopo si pensa ad esprimere se stessi.
E' logico che chiunque subisca i condizionamenti del committente, però è nella libera espressione che si hanno i risultati più sconvolgenti (dura lotta per Michelangelo affrescare la Sistina come la voleva lui), ripeto basta pensare ad un Michelangelo o ad un Tiziano dei primi anni e degli ultimi.
Lo stesso Botticelli cambiò molto il suo modo di fare arte.
Sono le emozioni che ci fanno creare opere di straordinaria grandezza. La sofferenza può essere anche di un momento, non importa vivere l'intera esistenza in stato di perturbamento psichico.
Ad esempio un Modigliani (che pure io amo molto) è assolutamente minore di un Picasso, anche se ha sofferto - almeno nell'immaginario collettivo - infinitamente di più (anche di invidia verso il primo, dichiarato all'epoca il re di Parigi)...
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Vecchio 20-08-2005, 11.00.04   #16
Mr. Bean
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Interessante lettura di quella che fu la crisi successiva alla morte di Lorenzo il Magnifico ed altri avvenimenti coevi che portò al crollo del sistema che vedeva l'uomo al centro dell'universo e ad un modo totalmente nuovo di vedere l'arte prima col manierismo, poi col barocco.

Il fatto è che prima si pensa a riempire la pancia, dopo si pensa ad esprimere se stessi.
E' logico che chiunque subisca i condizionamenti del committente, però è nella libera espressione che si hanno i risultati più sconvolgenti (dura lotta per Michelangelo affrescare la Sistina come la voleva lui), ripeto basta pensare ad un Michelangelo o ad un Tiziano dei primi anni e degli ultimi.
Lo stesso Botticelli cambiò molto il suo modo di fare arte.
Sono le emozioni che ci fanno creare opere di straordinaria grandezza. La sofferenza può essere anche di un momento, non importa vivere l'intera esistenza in stato di perturbamento psichico.
Ad esempio un Modigliani (che pure io amo molto) è assolutamente minore di un Picasso, anche se ha sofferto - almeno nell'immaginario collettivo - infinitamente di più (anche di invidia verso il primo, dichiarato all'epoca il re di Parigi)...

Non sempre è così...
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Vecchio 24-08-2005, 23.30.13   #17
hypocras
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non credo che l'arte migliore nasca dalla sofferenza..per me l'arte è una splendida forma di indagine e di conoscenza della natura, della storia, della filosofia, del Divino, nella quale i grandi artisti ci comunicano con il colore e con la bellezza delle immagini la grande Bellezza ed armonia del cosmo, e tutto questo non credo sia ispirato dalla sofferenza ma dall'Amore
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Vecchio 29-08-2005, 10.58.24   #18
Mr. Bean
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non credo che l'arte migliore nasca dalla sofferenza..per me l'arte è una splendida forma di indagine e di conoscenza della natura, della storia, della filosofia, del Divino, nella quale i grandi artisti ci comunicano con il colore e con la bellezza delle immagini la grande Bellezza ed armonia del cosmo, e tutto questo non credo sia ispirato dalla sofferenza ma dall'Amore

Mah, sai.... io credo che gli artisti debbano imparare a guardare dentro di sè per potersi esprimere. la sofferenza è un aiuto a guardare dentro di sè. In questo senso io intendevo quando ho posto il quesito. In pratica: artisiti si nasce o si diventa? Cosa spinge la persona a ricercare, perfezionare, ecc...?
E' anche vero che ci sono stati artisti (soprattutto nel campo della musica moderna) che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti, grazie alle quali (così afferma qualcuno) ci hanno regalato pagine di musica indimenticabili. Mi riferisco, per esempio a Syd Barrett (Pink Floyd), Janis Joplin, Jimi Hendrix.... forse in quel caso l'uso di sostanze stupefacenti poteva servire per alleviare una sofferenza? Secondo me sì.
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Vecchio 29-08-2005, 14.17.32   #19
rodi
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però non tutte le persone che soffrono o hanno sofferto 'positivizzano' questa esperienza interiore trasformandola in arte o nella capacità di creare arte...
alcuni scelgono forme di distruzione e non di creazione...
artisti si diventa...se la materia di base è adatta...
rodi is offline  
Vecchio 06-09-2005, 16.03.41   #20
neveaprimavera
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io penso che c'è un legame tra emozioni e arte, un legame inscindibile, nel senso che vedo l'arte, tutte le forme di arte, come la capacità di esprimere le emozioni con i mezzi più diversi, le parole, i suoni, i colori, le immagini, ma non solo.
anche un gesto, una espressione sono arte quando esprimono in modo consapevole una emozione profonda.
il dolore, la sofferenza, certo che c'entrano, sono spesso i nostri vissuti più forti, quelli che sanno suscitare le emozioni che non riusciamo a tenerci dentro, le emozioni che dobbiamo esprimere, e che in questo modo diventano espressioni artistiche.
quando poi l'espressione delle emozioni diventa arte???? io credo quando riusciamo a darci un linguaggio che arriva diritto al cuore di un altro, senza necessariamente passare attraverso la logica ...
neveaprimavera is offline  

 



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