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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 18-07-2007, 21.04.12   #21
katerpillar
Ogni tanto siate gentili.
 
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Riferimento: Pensare di cambiare il mondo cambiando noi: è attuabile?

donquixote
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Noi il mondo non l'abbiamo fatto; esisteva già milioni di anni prima della comparsa dell'uomo. Mi pare estremamente presuntuoso voler cambiare un qualcosa di cui siamo solo una piccolissima parte e che fra l'altro non riusciamo neppure a capire;chè, come ben faceva notare Vico, l'uomo può capire (razionalmente, s'intende) e intervenire solo su qualcosa che ha fatto lui. L'uomo moderno e occidentale al massimo il mondo può figurarselo, farne una rappresentazione più o meno fedele secondo i suoi parametri attraverso le scienze profane.
katerpilla

Citazione:
Voler cambiare il mondo non significa che vogliamo gli alberi di plastica, gli animali di pelusce o il sole al posto della luna; cambiare il mondo, in senso metaforico, equivale a cambiare la società: capito?
donquixote
Citazione:
veramente gli alberi di plastica già li fate e gli animali di peluche anche, per cui non è certamente a ciò che mi riferivo. Mi riferivo appunto alla società, in particolar modo quella occidentale, che quando per qualche motivo condivide in maniera maggioritaria una qualche nuova teoria sociale, per utopistica che sia, dopo averla messa in pratica tende ad esportarla, anche con la forza, in tutto il resto del mondo. Così è successo con la cultura e la lingua, che ha disgregato migliaia di culture "altre" con la scusa della civilizzazione, e poi con l'industrialismo, il capitalismo e lo "sviluppo", e ora con la "democrazia". Pensare di cambiare la società occidentale senza che i cambiamenti si riflettano sul resto del mondo è pura utopia. E siccome i cambiamenti sociali da qualche secolo in qua sono stati sempre peggiorativi, meglio sarebbe che si operasse una stabilizzazione, anzichè ulteriori rivoluzioni. Ma pensavo che lei, esperto di metafore, ci sarebbe arrivato...
katerpillar

Da quello scritto non sembrava che avessi compreso la "metafora", per cui qui ripeto quello che avevi scritto: "Noi il mondo non l'abbiamo fatto; esisteva già milioni di anni prima della comparsa dell'uomo. Mi pare estremamente presuntuoso voler cambiare un qualcosa di cui siamo solo una piccolissima parte e che fra l'altro non riusciamo neppure a capire;chè, come ben faceva notare Vico, l'uomo può capire (razionalmente, s'intende) e intervenire solo su qualcosa che ha fatto lui."
Allora: insisti ancora di aver risposto correttamente al quesito?

Vedi donquixote, io sarò anche un maestro della metafora-in senso un tantino polemico- ma ti assicuro che so prendermi la responsabilità di quello che scrivo, mentre mi sembra che tu hai qualche problemino a dover fare la stessa cosa.
Forse sono state le faccine a darti fastidio, ma qui stiamo anche per giocare e passare del tempo. In ogni caso se le cosa stanno in questo modo ti chiedo scusa, non era mia intenzione farti arrabbiare, non lo farei volutamente nemmeno per tutto l'oro del mondo. Un saluto.
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Vecchio 18-07-2007, 21.50.30   #22
katerpillar
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Riferimento: Pensare di cambiare il mondo cambiando noi: è attuabile?

Patri15
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La forza dell'individuo, al contrario di quanto accade per le masse, non dipende dalla unione con altre persone, né dalla loro presenza o dallo loro adesione alle leggi: è una forza che nasce direttamente dal suo mondo interiore, e perciò inesauribile.
katerpillar

Parole sacrosante Patri, però essere singoli, oltre che una grande forza, è anche la nostra debolezza, per questo ho portato esempi di alcuni grandi, perchè, come la storia racconta, siamo facilmente eliminabili.

Quante volte mi sono domandato: e se Martin Luter King non fosse stato ucciso, come sarebbero andate le cose in america? Magari avremmo avuto anche un presidente americano di colore.

E quante volte ho pensato che un presidente americano si potrebbe considerare veramente un grande, solo se restituisse parte delle terre rubate agli indiani d'america, facendo ricostituire una nazione distrutta con tutte le loro tradizioni, invece di voler portare la giustizia e la democrazia in casa d'altri a suon di bombe?

Tutti pensieri è vero, e per tale motivo ho lanciato questa discussione, ma vedo che di proposte concrete, fino ad ora, ce sono poche. Magari è anche per questo che il mondo non cambierà mai: chissa? Un abbraccio. Kater.

Ultima modifica di katerpillar : 18-07-2007 alle ore 23.43.58.
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Vecchio 18-07-2007, 22.32.56   #23
Mary
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Riferimento: Pensare di cambiare il mondo cambiando noi: è attuabile?

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Patri15
katerpillar
Quante volte mi sono domandato: e se Martin Luter King non fosse stato ucciso, come sarebbero andate le cose in america? Magari avremmo avuto anche un presidente americano.
......
Tutti pensieri è vero, e per tale motivo ho lanciato questa discussione, ma vedo che di proposte concrete, fino ad ora, ce sono poche. Magari è anche per questo che il mondo non cambierà mai: chissa? Un abbraccio. Kater.

Sapessi quante volte me lo sono domandata anch'io. Ma niente accade per caso, tutto serve al nostro progredire anche quando ...... regrediamo.

Imparare imparare imparare attraverso esperienze e relativi errori.
Ma sono in troppi a divertirsi con il fango per avere la tentazione di lavarsi.

Proposte concrete?

La mia è proprio concreta concreta, la metto in pratica ogni giorno, ovviamente ogni giorno è unico, come unico è quello che faccio.

Guardare chi ti sta davanti, ascoltare chi ti parla. E' super facilissimo.... quando riesci a farlo.

Ogni tanto mi ritrovo con qualche novità nel mio lavoro e vado in pallone: "non ce la farò mai!" mi dico sconfortata. " E' troppo difficile, non ci capisco niente... mollo, mollo tutto......
Ma quando, non senza tanta fatica e pazienza, riesco a imparare mi do della scema matricolata perché...... non sapevo fare una cosa tanto semplice ?????

Sorridere senza sforzo e senza neppure rendersene conto è facilissimo, credetemi, quando tu diventi sorriso.

Quando entri in contatto con il sorriso che è dentro di te, come fai a non farlo traboccare dal tuo viso, dalla bocca, dagli occhi, dal suono della tua voce?

Ecco, questo è già il mondo degli umani che cambia. E la Terra non può che gioirne. Perchè se sai ascoltare, se sai guardare, se sai sorridere con il cuore allora Madre Natura tira un sospiro di sollievo.
Perchè l'uomo capace di questo non può distruggere, ma solo amare il mondo che lo ospita.

Quando sorridi nel tuo cuore non hai bisogno di niente altro, stai così bene che vorresti vedere tutti sorridere.

L'avvertenza è doverosa: questo non rende immuni dagli errori, dal dolore, dalla sofferenza, dalla paura, dalla collera ecc.ecc. Si resta sempre esseri umani, con il male ed il bene dentro, cambia solo l'uso che se ne fa e la maggiore consapevolezza che li accompagna.
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Vecchio 19-07-2007, 09.53.23   #24
jumpjack
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Riferimento: Pensare di cambiare il mondo cambiando noi: è attuabile?

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Originalmente inviato da Mary
Sapessi quante volte me lo sono domandata anch'io. Ma niente accade per caso, tutto serve al nostro progredire anche quando ...... regrediamo.

Imparare imparare imparare attraverso esperienze e relativi errori.
Ma sono in troppi a divertirsi con il fango per avere la tentazione di lavarsi.

Proposte concrete?
La mia è proprio concreta concreta, la metto in pratica ogni giorno, ovviamente ogni giorno è unico, come unico è quello che faccio.

Guardare chi ti sta davanti, ascoltare chi ti parla. E' super facilissimo.... quando riesci a farlo.

Ogni tanto mi ritrovo con qualche novità nel mio lavoro e vado in pallone: "non ce la farò mai!" mi dico sconfortata. " E' troppo difficile, non ci capisco niente... mollo, mollo tutto......
Ma quando, non senza tanta fatica e pazienza, riesco a imparare mi do della scema matricolata perché...... non sapevo fare una cosa tanto semplice ?????

Sorridere senza sforzo e senza neppure rendersene conto è facilissimo, credetemi, quando tu diventi sorriso.

Quando entri in contatto con il sorriso che è dentro di te, come fai a non farlo traboccare dal tuo viso, dalla bocca, dagli occhi, dal suono della tua voce?

Ecco, questo è già il mondo degli umani che cambia. E la Terra non può che gioirne. Perchè se sai ascoltare, se sai guardare, se sai sorridere con il cuore allora Madre Natura tira un sospiro di sollievo.
Perchè l'uomo capace di questo non può distruggere, ma solo amare il mondo che lo ospita.

Quando sorridi nel tuo cuore non hai bisogno di niente altro, stai così bene che vorresti vedere tutti sorridere.

L'avvertenza è doverosa: questo non rende immuni dagli errori, dal dolore, dalla sofferenza, dalla paura, dalla collera ecc.ecc. Si resta sempre esseri umani, con il male ed il bene dentro, cambia solo l'uso che se ne fa e la maggiore consapevolezza che li accompagna.
gia'.
"basterebbe" che tutti seguissero queste leggi:

pongono il loro onore nel meritare fiducia
sono leali
si rendono utili e aiutano gli altri
sono amici di tutti e fratelli di ogni altra [persona]
sono cortesi
amano e rispettano la natura
sanno obbedire
sorridono e cantano anche nelle difficoltà
sono laboriosi ed economi
sono puri di pensieri, parole e azioni


Sapete chi è il soggetto di queste frasi?

Ultima modifica di jumpjack : 19-07-2007 alle ore 10.37.10.
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Vecchio 19-07-2007, 09.59.34   #25
donquixote
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Riferimento: Pensare di cambiare il mondo cambiando noi: è attuabile?

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Originalmente inviato da Patri15
Mi stupisce questo VOI, come se tu, donquixote, non appartenessi al nostro medesimo mondo.

Ho riflettuto abbastanza sul quesito posto da Katerpillar, nonostante il caldo di Bologna, e vorrei esprimere meglio ciò che credo al riguardo.

La forza e le potenzialità dell''individuo sono calpestate dalla collettività, perché nelle caratteristiche del singolo, le masse leggono una esplicita minaccia al mantenimento dello status quo, la loro condizione prediletta.

Se da una parte è vero che <l'unione fa la forza>, dall'altra è anche vero che la passione e la volontà che il singolo impiega per il perseguimento dei propri scopi - sprigiona una forza enorme.
La società può essere forte perché è costituita dalla unione di molti differenti elementi - si potrebbe paragonare ad un composto chimico

Non mi riferisco all'individuo come essere umano preso isolatamente, ma a chi è riuscito a costruirsi una propria individualità.

La forza dell'individuo, al contrario di quanto accade per le masse, non dipende dalla unione con altre persone, né dalla loro presenza o dallo loro adesione alle leggi: è una forza che nasce direttamente dal suo mondo interiore, e perciò inesauribile.

Ecco perché mi trovo così spesso d'accordo con Monica e Mary: sono sicura che loro hanno capito.

Il voi si riferisce direttamente al noi espresso da Katerpillar. Ma presuntuosamente voleva essere anche una presa di distanza da una forma mentis in cui sono cresciuto ma che non mi appartiene. L'individualismo esasperato della società occidentale crea una serie indefinita di contraddizioni sociali, poichè tutti tendono alla propria "realizzazione" che è necessariamente in contrasto con l'idea, legittima, che ne hanno altri. Se non esiste un principio di unificazione sociale condiviso e l'uniformità sociale si realizza solo nel rispetto delle leggi non vi potrà mai essere armonia e serenità. Per questo motivo si continua a parlare di cambiare la società. Ma anche in questo thread tutti danno per scontato che bisogna cambiare ma nessuno dice perchè e quale sarebbe il punto di arrivo di questo cambiamento. Ogni individuo in se stesso non è nulla, per quanta forza interiore possa avere, poichè qualunque sia il suo concetto di perseguimento dei propri scopi deve necessariamente fare i conti con tutto ciò che lo circonda; non può prescindere dal contatto con la natura o con gli altri uomini, e quindi deve trovare con queste altre forze un compromesso, oppure tentare di distruggerle; ma così facendo distrugge anche se stesso. Il paragone del composto chimico si presta all'elementare osservazione che se gli elementi che lo formano sono eterogenei la reazione finale sarà incontrollabile e distruttiva; se invece sono omogenei allora il risultato sarà qualcosa di più e di meglio della loro somma. Fuor di metafora se in una società gli individui, pur nelle loro specificità, hanno un obiettivo comune e un principio ispiratore condiviso allora tutti remeranno nella stessa direzione e l'armonia sociale sarà raggiunta; al contrario se ogni individuo tirerà dalla propria parte e vedrà gli altri come pericolosi concorrenti o avversari sulla strada della propria realizzazione prevarrà la massificazione, la disgregazione sociale e la frustrazione individuale, come del resto succede nelle nostre società da qualche secolo in qua.

p.s.: potresti chiarire questa espressione?

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Originalmente inviato da Patri15
Non mi riferisco all'individuo come essere umano preso isolatamente, ma a chi è riuscito a costruirsi una propria individualità.
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Vecchio 19-07-2007, 10.26.02   #26
donquixote
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Originalmente inviato da katerpillar
donquixote
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donquixote
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Da quello scritto non sembrava che avessi compreso la "metafora", per cui qui ripeto quello che avevi scritto: "Noi il mondo non l'abbiamo fatto; esisteva già milioni di anni prima della comparsa dell'uomo. Mi pare estremamente presuntuoso voler cambiare un qualcosa di cui siamo solo una piccolissima parte e che fra l'altro non riusciamo neppure a capire;chè, come ben faceva notare Vico, l'uomo può capire (razionalmente, s'intende) e intervenire solo su qualcosa che ha fatto lui."
Allora: insisti ancora di aver risposto correttamente al quesito?

Vedi donquixote, io sarò anche un maestro della metafora-in senso un tantino polemico- ma ti assicuro che so prendermi la responsabilità di quello che scrivo, mentre mi sembra che tu hai qualche problemino a dover fare la stessa cosa.
Forse sono state le faccine a darti fastidio, ma qui stiamo anche per giocare e passare del tempo. In ogni caso se le cosa stanno in questo modo ti chiedo scusa, non era mia intenzione farti arrabbiare, non lo farei volutamente nemmeno per tutto l'oro del mondo. Un saluto.


Vedi, è abbastanza evidente che, se guardiamo ai fatti storici, ogni volta che la nostra civiltà elabora un nuovo concetto di organizzazione sociale o una nuova "verità", ci pare normale esportarla con ogni mezzo in tutto il mondo. E' capitato con la cristianizzazione forzata del continente americano, poi con la colonizzazione e la "civilizzazione" dei "selvaggi" d'africa, asia e australia; ed ora con l'esportazione in punta di baionetta della democrazia e soprattutto della civiltà dei consumi ovunque ci pare normale farlo, anche presso società molto più "significative" della nostra e che hanno principi totalmente differenti e più sensati. Trovo quindi normale che quando si parla di cambiare la nostra società, tale cambiamento si debba riflettere, prima o poi, su tutto il resto del mondo. Quindi da questo punto di vista ritengo corretto assimilare idealmente il "cambiare la società" con il "cambiare il mondo". E per mondo non intendo ovviamente solo la conformazione fisica del pianeta, su cui peraltro stiamo già facendo notevoli danni, ma soprattutto il "mondo interiore" dei nostri simili, il loro immaginario collettivo.
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Vecchio 19-07-2007, 11.37.18   #27
Elijah
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Quante volte mi sono domandato: e se Martin Luter King non fosse stato ucciso, come sarebbero andate le cose in america? Magari avremmo avuto anche un presidente americano di colore.
Ciao ,
quanto bene conosci la storia di MLK?
Chiedo, in quanto non è un mistero che MLK era in declino (a livello di fama e successo) quando venne ucciso.
Infatti il fatto che l'abbiamo ucciso solo nel '68 non ha molto senso (ma dietro alla sua morte, il perché, il chi, etc. ci sono misteri inspiegabili). Questo in quanto non rappresentava più un serio pericolo ai tempi, non quanto negli anni precedenti.
La sua morte è stata in un certo senso quasi un bene. È infatti tramite l'assassinio che MLK ha potuto diventare una sorta di icona. Senza, non saprei che fine avrebbe fatto (con la sua campagna per la povertà... e non più solo esclusivamente per i neri). Avrebbe rischiato di scomparire nel nulla o altro ancora. Basta vedere la fine che fece il suo movimento dopo la sua morte (provarono a fare una campagna contro la povertà, in memoria ed onore di Martin, ma fallirono alla grande).

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Originalmente inviato da katerpillar
Vedo che di proposte concrete, fino ad ora, ce sono poche. Magari è anche per questo che il mondo non cambierà mai: chissa? Un abbraccio. Kater.
Non so se resto in tema, ma onestamente, basta solo osservare la questione "votazioni", per capire come la pensa la gente in genere al giorno d'oggi sul "poter cambiare le cose partendo dal proprio piccolo". Qual è la percentuale infatti delle persone che va a votare? E quanti credono che il loro voto sia importante? Sempre meno, sono sempre meno le persone che ci vedono un senso nell'andare a votare.
Perché mai?
Perché cosa vuoi che sia un singolo misero voto, rispetto a tutti gli altri messi assieme!
Nulla, o no?

Beh, forse in realtà il singolo ha più potenzialità di quanto crede, solo che non ne è consapevole, o non lo vuole essere, o meglio ancora è troppo sfaticato da mettersi là per un qualcosa che richiete parecchia fatica e parecchio impegno, senza che poi ci sia per forza una ricompensa.

Ma come diceva il mitico fachiro mezzo nudo:

Non importa quanto insignificante possa essere la cosa che dovete fare: fatela meglio che potete, prestatele tutta l'attenzione che prestereste alla cosa che giudicate più importante.

Lui è riuscito a cambiare la sua India? Beh, a quanto pare, sì, eppure era un semplice "fachiro mezzo nudo" - secondo gli inglesi - che, come tutti "i big", iniziò dal "piccolo".


Ultima modifica di Elijah : 19-07-2007 alle ore 16.04.46.
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Vecchio 19-07-2007, 12.49.42   #28
Patri15
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Il voi si riferisce direttamente al noi espresso da Katerpillar. Ma presuntuosamente voleva essere anche una presa di distanza da una forma mentis in cui sono cresciuto ma che non mi appartiene. L'individualismo esasperato della società occidentale crea una serie indefinita di contraddizioni sociali, poichè tutti tendono alla propria "realizzazione" che è necessariamente in contrasto con l'idea, legittima, che ne hanno altri. Se non esiste un principio di unificazione sociale condiviso e l'uniformità sociale si realizza solo nel rispetto delle leggi non vi potrà mai essere armonia e serenità. Per questo motivo si continua a parlare di cambiare la società. Ma anche in questo thread tutti danno per scontato che bisogna cambiare ma nessuno dice perchè e quale sarebbe il punto di arrivo di questo cambiamento. Ogni individuo in se stesso non è nulla, per quanta forza interiore possa avere, poichè qualunque sia il suo concetto di perseguimento dei propri scopi deve necessariamente fare i conti con tutto ciò che lo circonda; non può prescindere dal contatto con la natura o con gli altri uomini, e quindi deve trovare con queste altre forze un compromesso, oppure tentare di distruggerle; ma così facendo distrugge anche se stesso. Il paragone del composto chimico si presta all'elementare osservazione che se gli elementi che lo formano sono eterogenei la reazione finale sarà incontrollabile e distruttiva; se invece sono omogenei allora il risultato sarà qualcosa di più e di meglio della loro somma. Fuor di metafora se in una società gli individui, pur nelle loro specificità, hanno un obiettivo comune e un principio ispiratore condiviso allora tutti remeranno nella stessa direzione e l'armonia sociale sarà raggiunta; al contrario se ogni individuo tirerà dalla propria parte e vedrà gli altri come pericolosi concorrenti o avversari sulla strada della propria realizzazione prevarrà la massificazione, la disgregazione sociale e la frustrazione individuale, come del resto succede nelle nostre società da qualche secolo in qua.

p.s.: potresti chiarire questa espressione?

Sono d'accordo sull'obiettivo comune, ma uno dei problemi è proprio questo: posso avere io il medesimo obiettivo di un Bush, o anche solo del mio vicino di casa che usa gli alberi per potarne i ramoscelli da bruciare nel barbecue?

Ma anche: siamo ancora in gradi di avere obiettivi?

Per tornare alla domanda di chiarire che mi hai fatto, ci provo volentieri.

Credo che, prima di svilupparci e crescere interiormente, sia necessario adeguarci al mondo che ci circonda, adattarci all'ambiente, alle sue regole, alle leggi che altri - prima di noi - hanno stabilito.

Nella prima parte della nostra vita, tutti noi siamo chiamati a compiere un processo di adattamento, fondamentale alla nostra sopravvivenza.

In seguito l' '"individuazione" diventa uno scopo importante: individuarsi significa soprattutto sentirsi, essere diversi dagli altri - distinguibili per le nostre particolarità, essere unici.
Il corso della esistenza tende a livellare, a smussare i tratti più specifici della nostra personalità e così viviamo in modo sterile, anonimo, arrivando addirittura a sentirci inutili e a disprezzare il vivere perché troppo monotono e ripetitivo.

Ripeto, caro Donquixote, che secondo me, ogni individuo per diventare tale, deve percorrere il proprio cammino, trovando il coraggio di portare sulle proprie spalle il peso di scelte e decisioni del tutto personali.

Jumpjack fa riferimento ai lupetti ed alle coccinelle, ai boschi, alla natura, al sapere fare nodi, cuocere il pane in mezzo ai boschi, dormire nei sacchi a pelo, dopo avere costruito la propria tenda.

Bellissimo lo scoutismo (peccato che anche questo sia stato incamerato dalla Chiesa Cattolica).

Lo scoutismo è una risposta: esiste il gruppo, ma è l'individuo che deve fare la sua parte: non solo, se non si impegna a farla, il gruppo stesso ne sarà danneggiato. E, anziché livellare tutti gli appartenenti al gruppo, se ne distinguono i meriti e le capacità.

Chissà che non dobbiamo tutti ritornare o cominciare a fare i boys scout?
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Vecchio 19-07-2007, 13.59.50   #29
donquixote
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Originalmente inviato da Patri15
Sono d'accordo sull'obiettivo comune, ma uno dei problemi è proprio questo: posso avere io il medesimo obiettivo di un Bush, o anche solo del mio vicino di casa che usa gli alberi per potarne i ramoscelli da bruciare nel barbecue?

Ma anche: siamo ancora in gradi di avere obiettivi?

Per tornare alla domanda di chiarire che mi hai fatto, ci provo volentieri.

Credo che, prima di svilupparci e crescere interiormente, sia necessario adeguarci al mondo che ci circonda, adattarci all'ambiente, alle sue regole, alle leggi che altri - prima di noi - hanno stabilito.

Nella prima parte della nostra vita, tutti noi siamo chiamati a compiere un processo di adattamento, fondamentale alla nostra sopravvivenza.

In seguito l' '"individuazione" diventa uno scopo importante: individuarsi significa soprattutto sentirsi, essere diversi dagli altri - distinguibili per le nostre particolarità, essere unici.
Il corso della esistenza tende a livellare, a smussare i tratti più specifici della nostra personalità e così viviamo in modo sterile, anonimo, arrivando addirittura a sentirci inutili e a disprezzare il vivere perché troppo monotono e ripetitivo.

Ripeto, caro Donquixote, che secondo me, ogni individuo per diventare tale, deve percorrere il proprio cammino, trovando il coraggio di portare sulle proprie spalle il peso di scelte e decisioni del tutto personali.

Jumpjack fa riferimento ai lupetti ed alle coccinelle, ai boschi, alla natura, al sapere fare nodi, cuocere il pane in mezzo ai boschi, dormire nei sacchi a pelo, dopo avere costruito la propria tenda.

Bellissimo lo scoutismo (peccato che anche questo sia stato incamerato dalla Chiesa Cattolica).

Lo scoutismo è una risposta: esiste il gruppo, ma è l'individuo che deve fare la sua parte: non solo, se non si impegna a farla, il gruppo stesso ne sarà danneggiato. E, anziché livellare tutti gli appartenenti al gruppo, se ne distinguono i meriti e le capacità.

Chissà che non dobbiamo tutti ritornare o cominciare a fare i boys scout?

Non è questione di avere un obiettivo in comune con Bush, poichè lui, come tantissimi altri, hanno obiettivi diversi. Potrai trovare un obiettivo comune con altre persone ma questo sarà necessariamente in contrasto con altri di altri gruppi, e così via all'infinito. E fino a quando questi obiettivi saranno indirizzati al perseguimento di beni materiali (fra i quali vanno inclusi la carriera, la fama ecc.) la situazione non potrà che peggiorare.
Riguardo alla seconda parte del tuo messaggio posso notare che se passi una parte della vita ad adeguarti alle convenzioni sociali, alle leggi e al "way of life" dominante senza avere come riferimento alcun principio superiore che li trascenda è estremamente probabile che la successiva "individuazione" sia chiaramente condizionata da queste convenzioni, queste leggi e questo "way of life", salvo una completa rivoluzione che rifiuta tutto ma che non porta da nessuna parte. Mi pare incisivo l'esempio di Nietzsche, che seguiva pedissequamente i dettami sociali dell'epoca e le sue leggi, nonchè le maniere sino all'esasperazione, ma nella sua testa vi era un totale rigetto di quelle formule ipocrite e moraliste. Ha prodotto grandi opere, dal punto di vista della critica sociale ad ampio raggio, ma ne è uscito completamente pazzo e senza trovare soluzione ai problemi che aveva posto.
Meglio allora seguire l'esempio dei saggi cinesi, che hanno due "codici" diversi per diversi periodi della vita, assolutamente compatibili fra loro in quanto provenienti dalla medesima intuizione intellettuale: il confucianesimo e il taoismo. Il primo presiede l'organizzazione sociale con regole ferree ma di assoluto buonsenso, e il cinese è tenuto e seguirle e rispettarle quando, nella prima fase della sua esistenza, deve adempiere ai doveri sociali (contribuire allo sviluppo sociale, metter su famiglia, fare dei figli e crescerli ecc.) mentre il secondo è più direttamente riferibile all'individualità umana che si rapporta con lo scopo della vita e si ricollega all'eterno, tanto è vero che moltissimi di questi saggi, una volta adempiuti i propri doveri, abbandonano la famiglia per ritirarsi in meditazione, in cammino, o comunque ovunque possano realizzarsi. Da notare che il loro concetto di realizzazione è totalmente differente da quello cui siamo abituati noi.
E' chiaro che pur conformandosi alle regole del confucianesimo, il saggio non perde mai di vista i principi superiori espressi dal taoismo, che del resto presiedono le regole enunciate dal primo.

Chiedevi se siamo in grado di avere obiettivi. Ma certo che siamo in grado! Siamo talmente in grado che ognuno di noi ne ha uno diverso...
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Vecchio 19-07-2007, 21.50.02   #30
katerpillar
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Patri15
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La forza dell'individuo, al contrario di quanto accade per le masse, non dipende dalla unione con altre persone, né dalla loro presenza o dallo loro adesione alle leggi: è una forza che nasce direttamente dal suo mondo interiore, e perciò inesauribile.
Katerpillar

Ho ripreso in mano parte del tuo post per aggiungere qualcosa, visto che hai la preziosa peculiarità di far riflettere le testoline piccole, ed ora anche le grandi.

La forza dell'individuo. Il punto sta proprio in questa forza o personalità del singolo individuo che voglio analizzare insieme a voi. Se ci voltiamo indietro non facciamo altro che vedere singoli individui che hanno cambiato il mondo stando solo con la propria anima.

Ce qualche storico in mezzo a noi che vuol fare un'elenco di tutti gli uomini singoli che hanno saputo cambiare il mondo, dandogli una sferzata? Certamete tutto il globo era irragiungibile, quindi ognuno cambiava il proprio mondo a portata di cavallo, di barca, di nave.

Ricordiamo l Faraoni, Mosè, Gesù, Cesare, Adriano, Carlo Magno, Maometto, Cristoforo Colombo, Ghandi, ecc. ecc. ecc.
Allora mi sono domandato: ma come mai che questi grandi si sono esauriti con il passar del tempo? E' possibile che madre natura non ne abbia più procreati?
Forse il mondo sta diventando vecchio per procreare solo tipi come Berlusconi e tantissimi altri di destra, di sinistra e di centro?

Continuando a guardarmi indietro, mi sono accorto di uno strano personaggio che combatteva contro i mulini a vento: un certo Don Chisciotte della Mancia, accompagnato dal suo servitore ed un ronzino per cavallo, ideato dalla mente abbastanza contorta di un certo Miguel de Cervantes Saavedra, e allora mi sono detto che potrebbe essere stata proprio quella parodia a far si che, in seguito, nessuno volesse prendersi più le responsabilità sulla propria pelle di voler cambiare il mondo, correndo a cercare il consenso degli altri.

Immaginate a quale sciagura siamo andati incontro, perché mentre prima sapevamo con chi prendercela, ora non vi sono più responsabilità ad personam. Naturalmente la mia è una ricostruzione favoleggiata, perché è quella che noi chiamiamo democrazia che è stata l'artefice, nella buona e cattiva sorte, della scomparsa di quelle meravigliose personalità; ma ho voluto calcare la mano solo per far emergere l'arguto pensiero di Patri, la quale ha inquadrato una situazione di uomini ormai passata, è vero, ma che potrebbe ripresentarsi come per incanto anche ai giorni nostri, il singolo che cambia il mondo: chissa?

Elijah

Citazione:
Ma come diceva il mitico fachiro mezzo nudo:

Non importa quanto insignificante possa essere la cosa che dovete fare: fatela meglio che potete, prestatele tutta l'attenzione che prestereste alla cosa che giudicate più importante.

Lui è riuscito a cambiare la sua India? Beh, a quanto pare, sì, eppure era un semplice "fachiro mezzo nudo" - secondo gli inglesi - che, come tutti "i big", iniziò dal "piccolo".
katerpillar

Come volevasi dimostrare Elijah, un mezzo uomo che, con l'esempio e le parole, è riuscito a cambiare il suo mondo. Speriamo che ne vengano altri come lui e come tutti gli altri coraggiosi e intelligenti uomini del passato.

Ma con questa merce che gira per il mondo (Bush), ho grossissimi dubbi che ciò possa avvenire...haime.
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