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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 10-11-2007, 09.48.24   #11
TheDruid
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Riferimento: Nichilismo

Parlando di Heidegger mi ritorna alla mente il celebre dibattito che ebbe con Junger sulla suddetta questione, riassunto dalle parole "uber die linie", e ciò che avevo provocatoriamente proposto a inizio 3d a riguardo.
I due filosofi aprono due porte derivate da una diversa diagnosi della "malattia", Junger, filo-nietzschamente, intravede nel nichilismo un ostacolo possibile(e forse inevitabilmente necessario) da superarsi mentre Heidegger si arrocca nella possibillità che esso sia una meta del pensiero.
Onestamente io sarei incline a seguire Junger, se non altro per modesta esperienza personale, e forse per mostrare a me stesso un po di ottimismo che ultimamente manca molto spesso, e come emmeci dice :"la catarsi dopo la tragedia". Tuttavia mi sento di obbiettare se veramente il dolore sia la via per assimilare il nichilismo e farlo partecipe della "volontà di potenza", o se questo iter sia in realtà una volontà di allontanamento da esso e una volontà di sviare.
Heidegger a mia modesta opinione è troppo influenzato dalla forza del neologismo, ne è affascinato, desidera eleggersi profeta zoroastriano, fuorviato anche lui dal concetto di volontà di potenza.
Emmeci ha giustamente sottolineato l'affinità verso le filosofie orientali, un anello importante che va a ricollegare anche la scienza, rendendo labile la differenza effettiva tra l'infinito e il nulla.
Ogni tassello che viene trovato a riguardo di questa questione, un altro ne viene alla luce, come un contenarsi di eventi che non sembra avere una fine ma che tuttavia segue uno schema, ciò non lo rende diverso dalle altre questioni, ma almeno ci dona la sicurezza che esso non sia solo un fantasma letterario.
Per quanto riguarda l'estensione di questo problema all'intero universo, desidero rimandare all'emblematico passo eddico che appongo come firma; il sacrificio di Odino a favore della verità lo rende conscio della totalità delle cose e di come la fisicità di Yggdrasill renda la sua intuizione legata al mondo percepito, ma anche alla divinità della totalità vista la natura dell'albero. Probabilmente anche l'uomo ha molte volte raggiunto numeri dell'equazione universale, ma non è in grado di giudicare quali facciano parti del divino e quali solo della sua immaginazione, il nichilismo è uno di questi.....
TheDruid is offline  
Vecchio 10-11-2007, 14.59.54   #12
emmeci
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Riferimento: Nichilismo

Tutto può essere compreso in quella famosa domanda, formulata per la prima volta da Sigieri di Brabante e poi ripetuta da altri filosofi: “perché l’essere invece del nulla?”, che è certamente la domanda di chi non crede nel nichilismo, anche se non mostra la certezza apodittica di Parmenide o Severino (e nemmeno quella poetica di Heidegger) sulla sovranità dell’essere, ma che in qualche modo sembra una domanda fondata, anche se sappiamo che sciami di esseri vengono ad ogni istante distrutti, che lo spazio celeste è pieno di roghi e di cadaveri, e la scienza medesima non è sicura se prima del big bang o in un buco nero c’è il nulla, e tanto meno se l’universo sarà alla fine distrutto oppure riprenderà a vivere in un andirivieni pulsante…..Ma c’è di più, tanto da dover riconoscere – noi filosofi in fieri – che, nonostante la nostra sensibilità al pensiero della morte anche d’un unico essere alle antipodi del pianeta, forse qualche ragione Parmenide e Severino ce l’hanno, perché anche il nulla in qualche modo è, e perfino il male – che Plotino e Agostino giudicavano un nulla - non possiamo dire che, se tocca noi, non sia male. Quindi anche il tuo mezzo nichilismo - Kore - sembrerebbe giustificato, almeno nella prospettiva di individui appena iniziati alla verità filosofica. E una logica un poco più spinta potrebbe dar un colpo mortale al nichilismo assoluto, in quanto proprio un nichilismo assoluto, se è davvero assoluto, sarebbe, come nel paradosso dello scetticismo, la sua controprova evidente.
E non sarebbe in questo caso solo una dimostrazione astratta anche se logica, perché, se alla fine di un’esistenza, magari nel momento dell’agonia di un filosofo, la famosa domanda “perché l’essere invece del nulla?” fosse rovesciata nella disperata domanda: “perché il nulla invece dell’essere?”, proprio questo gli farebbe capire che il nulla è vicino ma forse è solo questione di un attimo e si riaccenderà la sacra fiammella – se non in lui in un altro, se non in questo in un altro universo, e lui non avrà avuto torto a credere che, nonostante tutto, il paradiso c’è.
[Guarda, Kore, che io stesso sono un nichilista a metà, e baso anch’io le mie poche speranze sul pensiero dell’infinito, che, come avrai visto, costituisce il tema di un altro argomento del forum sul quale, forse, avrò modo di intervenire]
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Vecchio 11-11-2007, 13.53.26   #13
Παρμενίδης
φιλε&
 
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Riferimento: Nichilismo

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Tutto può essere compreso in quella famosa domanda, formulata per la prima volta da Sigieri di Brabante e poi ripetuta da altri filosofi: “perché l’essere invece del nulla?”

Perchè il contrario sarebbe contraddittorio per definizione: se l'essere è e il nulla non è avremmo altrimenti che l'essere non è e il nulla è il chè è evidentemente una follia, da qui la necessità che l'essere sia opponendosi totalmente al nulla che non è definibile nè pensabile
Παρμενίδης is offline  
Vecchio 13-11-2007, 00.46.25   #14
kore
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Riferimento: Nichilismo

Uhm, io non nutro una fede assoluta nella logica, che a mio avviso (e solo a mio avviso) limita fortemente, in certi casi. Mi sta simpatica la follia, che un tempo era sacra!
La domanda di una folle è: perché l'essere oppure il nulla? Perché non "l'essere e il nulla"?
Per il pricipio di identità, di non contraddizione e del terzo escluso!
E allora?
Perché non "l'essere e il nulla"?
kore is offline  
Vecchio 13-11-2007, 09.59.24   #15
emmeci
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Riferimento: Nichilismo

Che l’essere non sia e il non essere sia non mi pare una follia (come forse non pare neppure a kore) poiché l’opposto (quello che tu ritieni verità, cioè che l’essere sia e il non essere non sia) dipende da una convenzione verbale anche se gratificante per noi (come non lo sarebbe per un nichilista quale Cioran). E, in fondo, non “è” in qualche modo anche il nulla, se non altro nella copula è? Ma prova a capovolgere i termini, e che cosa cambia? Tu continui per la tua strada e chi non ci crede peste lo colga. Perché anche il folle esiste e tu non puoi confutare le sue verità se non nella spelonca di un eremita e non in un messaggio computerizzato al quale si può sempre rispondere.
Finché noi ci affidiamo alla logica (cioè a una logica schematizzata o formalizzata) non abbiamo ottenuto nessuna incontestabile verità ma solo una fugace evidenza basata su significati e connessioni esposti al sospetto. Perché non la certezza ma il dubbio è il principio della verità e bisogna sopportarlo, anche se sembra non possa aver fine (ben oltre i dubbi annacquati ammessi da Cartesio per salvarsi l’anima e chiedere l’imprimatur). Chi dimostra infatti che l’io è io, che l’essere è essere e il non essere non essere? Per adesso puoi accontentarti, ma ci sarà sempre – domani o fra mille anni – qualche filosofo che lo contesterà. Ma tu ripeterai che questa è follia. No, questo è il principio della verità, ma della verità assoluta, che proprio perché assoluta non è nel nostro cervello ma indubbiamente c’è, qualunque aspetto essa dovesse prendere (che sia verità la fisica o la metafisica, l’essere o il nulla, la logica aristotelica o quelle metalogiche e metametalogiche, alla fine la logica di parmenides o di emmeci…) e proprio perché assoluta ci spinge a cercarla, quasi che solo nel cercarla essa sia, e se non verità, il filo che può unirci ad essa….Dunque avevano ragione gli opinionisti rispetto all’eburnea certezza parmenidea? In un certo senso sì, se la verità c’è, ma sta solo nella nostra ricerca – la mia, la tua, quella di kore, e di tutti i filosofi che credono d’averla in pugno e l’hanno già persa. Al di là di questo non può andare che un Dio (anzi, è un’unica cosa, se Dio è l’assoluto, cioè quello che non possediamo ma che tutti cerchiamo).
Così forse possiamo passare ad altri argomenti, visto che l’ossessione logica rischia di condurci a una vera follia: ma forse tutto dipende dal coraggio di TheDruid nell’aver ripescato questo mio tema del nichilismo come argomento di un forum di filosofia che è, come scritto nella testata, “ricerca del senso dell’essere”.
emmeci is offline  
Vecchio 22-08-2010, 17.34.43   #16
femmefatale
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Riferimento: Nichilismo

innanzittutto saluto tutti ^^ sono nuova su questo forum,e autodidatta in filosofia.spero che vi interesseranno le cose che ho da dire.

si,io mi definisco NICHILISTA.lo sono dal 2003 ormai.mio malgrado...vorrei non esserlo...!
Il pensatore che più mi ha influenzato è stato Cioran,con il suo ideale di "fardello", del corpo malato,da trascinare,di colpa,di nulla...poi Stirner,con la sua idea del "io sono il mio tutto e la mia causa" e poi Herzen.Io la penso come loro,sono molto sull'idea della contemplazione del Nulla, sul dover assistere al Nulla e non poter fare niente...anche Kierkegaard mi ha influenzato tantissimo con la sua visione del dolore nella "malattia mortale".Essere se stessi nel proprio tormento...
IO lo sono...

io intendo il Nulla come fine ultimo della vita perchè tutto ciò che si fa o si vorrebbe fare finisce per l'appunto nel Nulla...niente rimane
..in fondo non vale la pena fare o costruire nulla..
io poi vedo il mio corpo e il mio spirito come Nulla, come cose mai perfette...
I teologi dell'Anti-Dio e Klossowski incitano molto al senso di distruzione,più che alla pura contemplazione del Nulla..Caraco poi...è puro genocidio furente...

ho letto Junger,Nietzsche,e poi altri pensatori come Severino,Ortega y gasset, Spirito,Sartre,...ma per me sono pensatori che danno una visione meno cupa del Nulla, li trovo più "speranzosi"...

mi scuso per i termini troppo semplici a cui riduco le mie osservazioni ma sono un pò intimorita...non mi sento acculturata a sufficienza,mi manca ancora la necessaria preparazione... mi mancano ancora un pò di autori ^^
femmefatale is offline  
Vecchio 31-08-2010, 20.59.28   #17
Soren
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Riferimento: Nichilismo

per me già il fatto che alcuni credano in dio e altri no è la prova innegabile della verità del nichilismo: in un mondo dotato di un senso, come si potrebbe dubitare di esso ? mentre nel nulla del senso, si può arrivare a dire qualsiasi cosa ( come infatti succede ): mi reputo nichilista al 100%, e ne sono più che felice.
pensateci un attimo: un robot troverebbe bello un fiore, o attraente una ragazza ? no. siete mai riusciti a far traboccare un bicchiere travasandovi un liquido da un bicchiere più piccolo con la sola fede ? non credo.
per inciso, tuttavia, non credo affatto che cercare un senso sia sbagliato: credo che la vita un senso proprio lo abbia, ed è la sopravvivenza della specie ( ovvero del dna ): tutto parte da lì. nel mio modo di pensare, è la vita ad essere portatrice di un senso e non la realtà, che invece è insensata.
questo non gioca a sfavore di un senso della vita ma anzi ci da totale libertà sulla costruzione dei nostri sensi, di ciò che noi vogliamo. e certo poi, essendo la realtà insensata, facciamo sempre in tempo a venire asfaltati quando usciamo di casa et similia: che poi uno voglia vedere un dio che ci manderà in paradiso o da qualche parte se ci comportiamo bene, beh sono contento per lui perchè perlomeno sta tranquillo. io, intanto, i miei sensi ( ovvero, azioni che mi servono a realizzare fatti o interpretazioni ) cerco di costruirmeli da solo.
Soren is offline  
Vecchio 01-09-2010, 13.30.13   #18
emmeci
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Riferimento: Nichilismo

E’ strano, ma parlando di nichilismo siamo stati indotti – forse era ovvio - a trattarlo filosoficamente. Perché dico strano? Perché il nulla è sempre prossimo a noi, e ci sono filosofi che sostengono addirittura che la filosofia è nata come un tentativo di erigere un muro davanti al nulla che ci minaccia e fatalmente ci distruggerà: altro che puro bisogno di verità, come mi pareva: l’essenza della filosofia è legata piuttosto a quell’emozione primordiale che agitava i nostri antenati quando uscivano da una spelonca per affrontare i pericoli della foresta. E così…ecco i mezzi usati dai filosofi per proteggerci da questa ossessione mortale: trasformare l’essere parmenideo nel ruscello del divenire, affidarsi non alle miserie del corpo ma alla serenità dello spirito e, coraggiosamente, trasformare le forze della natura nelle imprese della cultura, a cui hanno contribuito con particolare successo da una parte la religione e dall’altra la scienza….Eppure ce l’abbiamo ancora vicino quel solenne e tragico nichilismo: non c’è bisogno di leggere l’Ecclesiaste, e neppure di avere un genio superiore alla media per arrivare a questa semplice verità: che noi l’abbiamo vicina, quest’ombra del nichilismo, che essa è là, dietro la tenda…. E allora forse Severino ha ragione: la filosofia non è la ricerca della verità, ma un grande esorcismo praticato contro l’incubo della morte. Anche se qualche volta è più simile all’ombra di un angelo che quando ci sfiora è passato: un breve singhiozzo e perfino una grazia.
Per quello che mi riguarda, io ho esitato a riprendere questo argomento che avevamo iniziato in tempi passati, perché ora che ho, come tutti, più vicina la morte, la sento nel contempo così lontana. Come nel film di Wim Wenders: “in weiter Ferne, so nah…”
emmeci is offline  
Vecchio 02-09-2010, 01.03.46   #19
Il_Dubbio
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Riferimento: Nichilismo

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
E allora forse Severino ha ragione: la filosofia non è la ricerca della verità, ma un grande esorcismo praticato contro l’incubo della morte.


Quando nacque il primo filosofo, nelle caverne, non si curò di scoprire cosa c'era oltre, lo dedusse. Il nulla del nichilista è una deduzione, non la verità.

Soren dice che vive bene con questa deduzione, proprio come direbbe un credente che deduce invece un "essere" (Dio) al posto del nulla.

Quando la filosofia nacque evidentemente lo scopo era quello di erigere un muro, contro le paure della morte. Ma quando quel muro verrà oltrepassato la verità giungerà. Sarà quel nulla di cui sarà impossibile accorgersi, o quell'essere di cui si avrà finalmente piena coscienza?

Chi può dirlo, certo non è la filosofia che può aiutarci. Forse l'indizio principale che il nulla possa essere l' essere (e non essere questa una contraddizione), lo siamo proprio noi... che avvertiamo il nulla ancora prima di raggiungerlo, pur credendoci esseri.

Non è che mi piaccia questa idea di: esseri che camminano nel nulla, o come nulla che cammina come se fosse un essere. Filosoficamente è meglio usare il principio di non contraddizione (per non impazzire): oggi siamo esseri e domani nulla...anche se mi piace più questa: siamo sempre esseri, oppure soltanto e sempre nulla!

qualche ragionamento:
Come dicevo da un'altra parte, prendiamo la proposizione che identifica io sono io; questa proposizione non significa che IO sia un essere. Ciò risulta ovvio dalla constatazione che non è possibile definire l'Io compiutamente tramite la filosofia (o altra ragione umana). Quindi l'Io si perde nel nulla o è il nulla. Anche il nulla è indefinibile (si può dire che il nulla sia nulla, come io sono io), quindi è ovvio che se dico che il nulla è la fuori, dietro il muro creato dalla filosofia, sto parlando di me, cioè IO...essere per antonomasia che sarebbe al di qua del muro.
Saremmo tutti vicino al confine... l'Indefinibile confine!?!
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 02-09-2010, 14.04.33   #20
Soren
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Riferimento: Nichilismo

il pensiero è sempre di per sè costruzione di senso, _credenza_, pensare implica credere, se no non si può pensare assolutamente nulla.
tu parli di nulla come deduzione, ma io il nulla non l'ho dedotto: è un'esperienza che fa parte del mio vissuto, il totale annullamento di qualunque senso percepito: e lì ho trovato questo.
il nulla di cui parlo io non è quello su cui si fa filosofia, ma quello che si sente alcune volte nella vita: non è raro, ad esempio, nel caso in cui ad un uomo muoia una persona molto cara ( es, la moglie ) che si dica di lui che perde ogni interesse nella vita: e io non mi riferisco quindi alla verità del nulla come concetto ma alla verità del nulla come sentimento, ovvero nessun sentimento, il disvelo da ogni senso in cui si muove la volontà.
la verità del nulla come concetto arriva dopo: sia chiaro che io non vivo la mia vita in modo nichilistico, dicendomi *tanto non cè nulla che conti* ma *qualsiasi cosa che per me conta, allora conta veramente* proprio perché essendo quel nulla di cui parlo prima del pensiero, allora cè spazio in esso per qualsiasi cosa, qualsiasi sentimento: e come l'essere credo sia illusione, e noi stessi rispetto a quel nulla della realtà siamo illusione, spero si capisca che la mia non è affatto una posizione nichilistica in senso classico: la reputo anzi una condizione *sentimentale*, non nella chiave romantica, ma in quella di funzionalità logica del termine.
non so se mi sono spiegato bene, spero di sì; se no, vedrò di spiegarmi un po meglio.
Soren is offline  

 



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