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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 07-04-2008, 12.02.58   #41
Noor
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Riferimento: Lo scandalo

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Originalmente inviato da visechi
negata la partecipazione divina alle umane faccende, che cosa resta infine, se non un anodino concetto di trascendenza che nulla dice e poco racconta in ordine all’innegabile vocazione umana verso quel qualcosa che è percepito oltre la finitudine?
certo difatti siamo sempre e solo nei concetti..nei giudizi umani..
La mente che vuole comprendere e non può ,infilata nel suo circolo vizioso,perchè non può trascendere se stessa..
Cos'altro può dire?
Affidarsi ad un bene=piacere e/o osservare ad un male=dolore.
All'interno di Maya non possiamo che ragionar così,sotto queste coordinate.
Che dire? Il tuo ragionamento fila.
Peccato che sia solo un ragionamento..
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Vecchio 07-04-2008, 12.41.31   #42
espert37
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Riferimento: Lo scandalo

Carissimo Visechi,a mio avviso Dio non ha colpe ne meriti, essendo Lui una idea trascendentale che l'umano si é dovuto creare ed in alto posizionare nel tentativi di raggiungere la verità.
un caro saluto espert37
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Vecchio 07-04-2008, 15.50.41   #43
visechi
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Riferimento: Lo scandalo

Citazione:
Originalmente inviato da espert37
Carissimo Visechi,a mio avviso Dio non ha colpe ne meriti, essendo Lui una idea trascendentale che l'umano si é dovuto creare ed in alto posizionare nel tentativi di raggiungere la verità.
un caro saluto espert37
Condivido! Dio non ha né meriti né colpe. Essendo solo un concetto ad esso non possono essere ascritti né colpe né meriti, né possono essere tributati onori e glorie, così come non può essere maledetto o benedetto. Per dirla alla Feuerbach, Dio è l’oggettivazione, o ipostasi, dell’animo umano. Anche l’idea d’assoluto, romita e aliena dalle vicissitudini mondane, è un concetto, un’idea appunto. In quanto tale, né s’interessa dell’uomo, né è toccata dai suoi lamenti. L’atarassia dell’assoluto dice dell’abbandono dell’uomo a se stesso, della sua finitudine in arretrabile, dell’assenza di un fine trascendente, dell’insensatezza della vita stessa. Il fine e lo scopo sono quelli che edifichiamo nel percorso che siamo chiamati a compiere, che proietta un cono d’ombra intriso d’inquietudine e d’ansia, delineato nell’orizzonte della nostra esperienza esistenziale dalla percezione dell’ignoto e del mistero, che traduciamo in anelito divino.

L’assoluto immobile e ozioso di emmeci è un “a sé stante”, un assoluto che non ci racconta (come potrebbe essere altrimenti?) nulla di sé. Dal suo silenzio ricaviamo solo congetture, come quella che inferisce circa la sua esistenza, anche se per noi è impossibile capire se il nostro inferire sia solo un ottativo o se le nostre esclamazioni di giubilo e le nostre speranze siano ben fondate. L’eremia di Dio c’ingiunge di fare a meno di lui. L'uomo, pur non essendo sufficiente a se stesso, è forzato da questo nascondimento a contare solo su se stesso, il che equivale a decretare, finalmente, la definitiva morte di Dio.

Ciao
visechi is offline  
Vecchio 07-04-2008, 16.43.40   #44
Noor
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Riferimento: Lo scandalo

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Originalmente inviato da visechi
Anche l’idea d’assoluto, romita e aliena dalle vicissitudini mondane, è un concetto, un’idea appunto. In quanto tale, né s’interessa dell’uomo, né è toccata dai suoi lamenti. L’atarassia dell’assoluto dice dell’abbandono dell’uomo a se stesso, della sua finitudine in arretrabile, dell’assenza di un fine trascendente, dell’insensatezza della vita stessa. Il fine e lo scopo sono quelli che edifichiamo nel percorso che siamo chiamati a compiere, che proietta un cono d’ombra intriso d’inquietudine e d’ansia, delineato nell’orizzonte della nostra esperienza esistenziale dalla percezione dell’ignoto e del mistero, che traduciamo in anelito divino.
Difatti Dio non è nè un concetto nè un 'idea..
Così come l'assoluto non è mai l'idea d'assoluto..
Tu lo dai per scontato invece..

Inquietudini,lamenti,coni d'ombra ,ansie...?
Ovvero: proiezioni & serpenti.
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Vecchio 07-04-2008, 22.28.46   #45
espert37
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Riferimento: Lo scandalo

Citazione da Visechi

Condivido! Dio non ha né meriti né colpe. Essendo solo un concetto ad esso non possono essere ascritti né colpe né meriti, né possono essere tributati onori e glorie, così come non può essere maledetto o benedetto. Per dirla alla Feuerbach, Dio è l’oggettivazione, o ipostasi, dell’animo umano. Anche l’idea d’assoluto, romita e aliena dalle vicissitudini mondane, è un concetto, un’idea appunto. In quanto tale, né s’interessa dell’uomo, né è toccata dai suoi lamenti. L’atarassia dell’assoluto dice dell’abbandono dell’uomo a se stesso, della sua finitudine in arretrabile, dell’assenza di un fine trascendente, dell’insensatezza della vita stessa. Il fine e lo scopo sono quelli che edifichiamo nel percorso che siamo chiamati a compiere, che proietta un cono d’ombra intriso d’inquietudine e d’ansia, delineato nell’orizzonte della nostra esperienza esistenziale dalla percezione dell’ignoto e del mistero, che traduciamo in anelito divino.

L’assoluto immobile e ozioso di emmeci è un “a sé stante”, un assoluto che non ci racconta (come potrebbe essere altrimenti?) nulla di sé. Dal suo silenzio ricaviamo solo congetture, come quella che inferisce circa la sua esistenza, anche se per noi è impossibile capire se il nostro inferire sia solo un ottativo o se le nostre esclamazioni di giubilo e le nostre speranze siano ben fondate. L’eremia di Dio c’ingiunge di fare a meno di lui. L'uomo, pur non essendo sufficiente a se stesso, è forzato da questo nascondimento a contare solo su se stesso, il che equivale a decretare, finalmente, la definitiva morte di Dio.

Carissimo Visechi,Il mistero esiste,e né la spiritualità e nemmeno la scienza sono mai riuscite a venirne a capo, e siccome l'umano con l'esperienza portata dalla tradizione si era accorto ed ha stabilito che senza un Dio l'esistenza sarebbe stata un grande caos ingovernabile,ha deciso con grande consapevolezza per la Sua esistenza commettendo il grosso errore di figurarlo a sua immagine, creando cosi le grandi controversie giunte fino alla nostra contemporaneità e che anche in questo blog vengono copiosamente combattute.A mio avviso è essenziale che tutti ci convinciamo dell'esistenza di un Dio,mettendo fine ad ogni dubbio,questo per poter avere una meta importante,non solo effimera materiale per la quale viva in noi continuamente quella spinta che ci fà proseguire con la,(anche se pur vana) speranza di poterla raggiungere,
Ricorda caro Visechi che né tù né nessun altro riuscirà mai a dire con certezza:Esiste o non esiste. Percio' cerchiamo di agire a convenienza,non ti pare? Mi piacerebbe sapere quale bene si puo' ottenere insistendo sulla Sua non esistenza.
Un caro saluto espert37
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Vecchio 08-04-2008, 07.28.36   #46
emmeci
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Attento Visechi a quello che suggerisce Espert37, che mi sembra negare proprio il ruolo che il filosofo si è assunto dall’epoca dell’antica Grecia, cioè quello di cercare la verità e di comunicarla, mentre parrebbe di capire, da quelle parole (dette senza dubbio con la massima benevolenza), che è meglio dire ciò che più conviene per acquietare la nostra coscienza e per il bene della società….A meno di non voler tornare al metodo della doppia verità, lasciando cioè che la verità vera rimanga nel cervello degli incliti e colti mentre gli sprovveduti è meglio lasciarli alle loro illusioni. Ed è facile, di fronte alle ultime teste pensanti, appigliarsi al mistero, cioè mettere davanti all’aula di un concistoro “ingresso vietato ai non addetti ai lavori”, mentre qualcuno potrebbe pensare che bisogna spalancare le porte del santuario, lasciare che chiunque vi entri e veda….e se non vede nulla e quindi è indotto a ritenere che una religione non sia l’assoluta verità, almeno il filosofo rispetti quell’avventato giudizio e non gli mandi avvisi di garanzia. La fede è cosa libera, almeno in democrazia, anche se diventa materia buona in caso di elezioni o addirittura s’identifichi con la legge, come pretendono gli integralisti di tutti i continenti.
emmeci is offline  
Vecchio 08-04-2008, 11.09.31   #47
espert37
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Citazione da Emmeci,

Attento Visechi a quello che suggerisce Espert37, che mi sembra negare proprio il ruolo che il filosofo si è assunto dall’epoca dell’antica Grecia, cioè quello di cercare la verità e di comunicarla, mentre parrebbe di capire, da quelle parole (dette senza dubbio con la massima benevolenza), che è meglio dire ciò che più conviene per acquietare la nostra coscienza e per il bene della società….A meno di non voler tornare al metodo della doppia verità, lasciando cioè che la verità vera rimanga nel cervello degli incliti e colti mentre gli sprovveduti è meglio lasciarli alle loro illusioni. Ed è facile, di fronte alle ultime teste pensanti, appigliarsi al mistero, cioè mettere davanti all’aula di un concistoro “ingresso vietato ai non addetti ai lavori”, mentre qualcuno potrebbe pensare che bisogna spalancare le porte del santuario, lasciare che chiunque vi entri e veda….e se non vede nulla e quindi è indotto a ritenere che una religione non sia l’assoluta verità, almeno il filosofo rispetti quell’avventato giudizio e non gli mandi avvisi di garanzia. La fede è cosa libera, almeno in democrazia, anche se diventa materia buona in caso di elezioni o addirittura s’identifichi con la legge, come pretendono gli integralisti di tutti i continenti,

Caro Emmeci,molto probabilmente mi sono espresso male,oppure tù mi hai male interpretato, o peggio, tentato di travisare cio' che ho detto. Chiarisco la mia intenzione: Non ho mai detto che é meglio dire cio' che conviene,bensi' che ci conviene agire a convenienza, il quale ha un tutt'altro significato.
Mi é caro informarti che io vivo ed agisco nel costante tentativo di dare un mio contributo al miglioramento dell'esistenza della società di cui faccio parte,e non con l'unico,(anche se lodevole scopo) di approfondire la mia personale conoscienza.Cio' che io ritengo di primaria importanza é questa nostra esistenza terrena,per cui ritengo sia ragionevole tentare di risolvere i tanti problemi che quotidianamente l'assillano. Tutto il resto lo lascio ai tanti grandi pensatori,con i loro cospicui ed importanti risultati che notiamo ogni giorno.

Un amichevole saluto espert 37
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Vecchio 08-04-2008, 11.54.41   #48
Noor
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Originalmente inviato da emmeci
qualcuno potrebbe pensare che bisogna spalancare le porte del santuario, lasciare che chiunque vi entri e veda….e se non vede nulla e quindi è indotto a ritenere che una religione non sia l’assoluta verità.
Almeno che guardi...non che "pensi" di guardare..
Questo è da cogliere secondo me,caro emmeci..
Questo è ciò che sto cercando di comunicare..so che non è facile,perchè significa abbondonare tutte
le proprie certezze (il "pensiero su..") a favore dell'Ignoto che non ha nome.
E' un atto di coraggio..di estrema spoliazione.
Non è un ragionamento o un giudizio su ciò che non si conosce..
Ma a ciò si arriva quando il pensiero si sfinisce e abbandona..si arrende..
Quando la mosca che si dibatte dentro la sua boccia, cade stecchita,
e la boccia svanisce come per incanto..
Questo Arrendersi è in fondo la Chiave di ogni religione.
Un atto di coraggio..non di eroismo:questo lasciamolo ai fumetti.
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Vecchio 08-04-2008, 14.52.56   #49
emmeci
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Mi pare che con tante interessanti e ingegnose perifrasi siamo giunti a dimenticare il tema vero di questo argomento, cioè quello che ho chiamato “lo scandalo”, e siccome io sono tenace e Noor chiede un atto di coraggio, ebbene oso riproporlo alla vostra attenzione.
Scandalo: una parola che i vangeli citano per indicare l’imperdonabile colpa di chi col suo atteggiamento induce altri – addirittura i bambini - a commettere colpa raddoppiando o moltiplicando la propria grave responsabilità ….Ebbene, qual è il grande scandalo che si pone davanti agli occhi di chi legge la Bibbia convinto di trovarvi la verità? Non è l’evidenza che Dio – quel Dio che al settimo giorno si riposò - ha creato non un mondo buono ma un mondo cattivo? Dov’è la santa natura? La grazia di un mattino di primavera, quando in quel momento milioni di esseri ne azzannano altri e ne riducono il cuore in poltiglia per poi distendersi al sole a giocare con teneri cuccioli e poi divorarli? Non è tutta la bella natura una lotta dannata e un martirio di cuori e speranze, alla fine solo un cercare una preda da assassinare per far esistere noi? E’ qui il segreto di tanta ricchezza di vita, del suo proliferare dovunque possibile, fin nei deserti e sui ghiacci, quasi che soltanto una tale abbondanza possa soddisfare la fame del mondo o quella di un Dio che si nutre di sacrifici?
Naturalmente sento nei miei orecchi le voci indignate dei benpensanti… Ebbene, è questo proprio il Dio delle chiese, il giusto e il misericordioso, l’onnipotente creatore, colui che dà scandalo perché col suo immenso potere ha dimostrato che è glorioso dare la vita e insieme la morte, inducendo re e popoli ad imitarlo: ed è contro questo groppo di santità e crudeltà che si indirizza il gemito delle sue creature.
Eppure qualche difesa è possibile, meno vana delle giaculatorie devote e di ogni insensata e melensa teodicea: forse l’assassinio è stato inventato un attimo dopo il fiat creatore e si è fissato indelebilmente nelle forze e nel divenire del mondo, o forse qualche cosa di ancora più dolce e più puro risparmia a Dio quell’accusa che sembra fiorire dai cuori in agonia sulla terra e nei cieli: che in ogni caso la morte è la grazia che tutto cancella, cioè tutto il dolore e il male del mondo. Ed è questo, allora, il lavacro della creazione.
emmeci is offline  
Vecchio 08-04-2008, 17.36.02   #50
Noor
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Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
la morte è la grazia che tutto cancella, cioè tutto il dolore e il male del mondo. Ed è questo, allora, il lavacro della creazione.
Alla Creazione non importa un fico secco se muore un bambino od una mosca.
Lo scandalo è per chi si sente vittima del ciclo vita-morte.
Noor is offline  

 



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