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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 04-05-2013, 18.28.51   #11
giuristapentito
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Messaggi: 5
Arrow Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Sarebbe quanto meno utile a livello pratico, perché perderebbero tutto il loro potere politico-sociale, smetterebbero di esistere le forze più regressive e antilibertarie presenti nella cultura a livello mondiale , intendo soprattutto cattolicesimo e islamismo.
In realtà si può confutare la teologia cristiano-islamica adottando il punto di vista neo-platonico, molto più coerente: se l'uomo ha un anima immortale, di natura immateriale, la sua sopravvivenza alla morte è indipendente dall'intervento di qualsiasi divinità, anzi la divinità stessa è della medesima natura dell'anima, che ne è soltanto una emanazione; se la divinità ci deve dare la vita eterna, vuol dire che l'anima non esiste, che siamo solo materia, che tutto è materia, ma allora se non esiste l'anima, che può essere l'unica prova empirica di una realtà transmateriale, come ritenere probabile che esista dio? Solo che chi ha fede nella religione cattolica non prenderà mai in considerazione questi argomenti razionali.
giuristapentito is offline  
Vecchio 16-07-2013, 10.02.32   #12
Duc in altum!
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

** Sapere se Dio veramente esiste, forse, potrebbe anche non essere qualcosa d'importante, mentre, per tutti, è vitale discernere qual'è, per davvero, il senso dell'esistenza, ed allora, così come quando abbiamo fame e non ci arrendiamo fin quando non ci siamo perlomeno saziati un pò, anche in questa nostra ricerca inevitabile siamo affamati, avvertiamo la fame farsi sempre più grande.
La fame di distinguere l'oggettivo senso della vita dirige le nostre scelte, la nostra fede, il nostro destino, poichè se non si scopre quale sia, avremo fame per sempre, ed è qui che entra il fatto: che sapere se Dio esiste è veramente importante.
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Vecchio 16-07-2013, 16.36.35   #13
paul11
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Citazione:
Originalmente inviato da kaoskali
Ciao a tutti,
più tempo passa è più convinco che non serve a nulla sapere se Dio esiste. Il perchè è semplice:
Cosa cambia nella mia vita?
Opzione A: Dio non Esiste
Opzione B: Dio Esiste
Bene se mi trovo nella condizione A, o mi trovi nella condizione B non posso far altro che vivere la vita al meglio delle mio possibilità, ricercando la felicità, l'amore etc...
Esiste una vita due, tre, mille...di certo qualsiasi sia l'opzione puoi solo vivere al meglio delle tue possibilità

Credo che l'unica vera domanda sia vivo al massimo delle mie possibilità? sono felice?

Poi se Dio esiste e vuole che io soffra in questa vita, di certo non riuscirò a vivere al massimo.
Se Dio non esiste cosa posso fare se non vivere...

....quindi alla domanda Dio esiste mi sento di rispondere con tranquillità chi se ne frega io mi interesso di vita

saluti


Eccome se è importante sia per chi crede che per chi non crede.
Esiste nella teologia religiosa una escatologia, cioè un senso che va dalla creazione fino al giudizio (questo almeno nelle religioni monoteiste).
Significa che i comportamenti sono condizionati dal credere.

Se io non credessi in Dio , ma credessi nella "legge della natura" non c'è morale che tenga se non quella sancita dal "patto sociale e dal contratto sociale" che istituisce le regole di convivenza divenute poi costituzioni, codici, leggi,ecc.
Ma la "forza" morale della legge che sancisce il patto umano è comunque determinato dalla violenza, perchè che sia legge divina o legge di uno stato esiste una sanzione e una pena per chi li trasgredisce.

Con una enorme differenza fra legge divina e umana.
Non posso "fare il furbo" con Dio perchè comunque "mi vede".
Posso "fare il furbo" con lo Stato e quindi i concittadini, basta "non farmi vedere", perchè la legge di natura è più forte della codificazione pattuita fra umani. Cioè il dominare, il potere sono più forti dei sentimenti morali e degli stessi valori morali.
Lo Stato non è altro che sublimazione di stati di natura cristallizzati nella legge, al fine di togliere la violenza privata ma avocando a sè il diritto della pena e della condanna per dare forza esecutiva alla legge.Quindi lo Stato è "violento" per necessità e infatti è armato.

Ne deduco molto banalmente che per chi non crede nno vedo quale "freno inibitorio" possa avere per non rubare se non il fatto di pagare una pena: non c'è morale che tenga.(Il mio è un discorso prettamente logico).

Altro ancora è asserire : io sono ateo, ma rispetto le regole in quanto queste sono relazionate ai miei sentimenti. Ma questo prescinde dalla morale e dall'etica e dal giudizio all'interno di una organizzazione umana, è semplicemente una attitudine singola,ma controprudecente in quanto "sarà fregato dal più furbo in quella organizzazione umana".
Quando si dice che sono i "più furbi" a vincere, non si ha torto se si crede solo nella materialità del mondo.
Lo Stato è contraddittorio perchè ai suoi estremi fondamentali sta la legge di natura e l'etica, ma entrambi sono pericolosi.
Per cui nella realtà storica il "furbo" è salvaguardato ,in quanto divenuto potente, il "buon cittadino" è fregato in quanto asservito e cristallizzato nella pattuizione da cui non può uscirne .

La giustizia umana e di Dio è una delle discriminanti fondamentali della fondazione dell'etica e delle morali.

E ciò condiziona fortemente la collocazione dei valori civili e dei sentimenti
umani e quindi dei comportamenti, delle nostre azioni.

Voglio finire con una provocazione e attendo in merito risposte che giustifichino e validifichino il contrario:
"Io sono ateo, e credo nella natura del mondo. Il mondo mi insegna che sopravvive l'astuto e il forte, mentre il debole soccombe.
Per cui se per essere felice e amare i miei cari per farli vivere "bene" devo sfruttare i deboli mi sento giustificato in quanto il denaro è potere e posso comprare attimi di felicità e liberarmi del tempo del lavoro e utilizzarlo per stare meglio per fare ciò che mi piace. In fondo al debole dò in cambio del denaro per vivere anche lui, ma appena sufficiente perchè continui a lavorare per me".
paul11 is offline  
Vecchio 16-07-2013, 20.51.31   #14
ulysse
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Eccome se è importante sia per chi crede che per chi non crede.
Solo una osservazione...per ora:
Credo anch'io che sia importante, ma per ragioni un po' diverse.
Per esempio: lo stato è violento perché è armato e se trasgredisci la paghi...in questa vita ovviamente.

Ora a me pare che anche la religione sia armata di forcone e violenta: forse che non postula il diavolo?...che poi il danno che ti infligge, che sia sul corpo o anche sull'anima... fà differenza?
....Per chi crede nell'anima non credo!....anzi la violenza teologica è tanto più forte: è eterna!

Quindi, se vogliamo, è sempre per paura che ci "asteniamo" dal trasgredire..se ci "asteniamo".

Comunque non è proprio così...come dici...magari sarà per una altra volta!
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Vecchio 24-07-2013, 18.34.33   #15
gyta
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Citazione:
[..]
[..]

Voglio finire con una provocazione e attendo in merito risposte che giustifichino e validifichino il contrario:
"Io sono ateo, e credo nella natura del mondo. Il mondo mi insegna che sopravvive l'astuto e il forte, mentre il debole soccombe.
Per cui se per essere felice e amare i miei cari per farli vivere "bene" devo sfruttare i deboli mi sento giustificato in quanto il denaro è potere e posso comprare attimi di felicità e liberarmi del tempo del lavoro e utilizzarlo per stare meglio per fare ciò che mi piace. In fondo al debole dò in cambio del denaro per vivere anche lui, ma appena sufficiente perchè continui a lavorare per me".

(Paul11)

-con riferimento a tutto il tuo intero scritto-

Difficile smontare il tuo discorso.. impossibile smentirlo.. perché il fondamento è autentico.. la fotografia ci coglie nei limiti angusti.. e vorremmo poterla mutare anche solo di un poco.. ma non si può smentire un’analisi autentica.. Forse quell’amore, quel dio, quella giustizia umana ce la stiamo conquistando passo a passo nel gran silenzio dei nostri percorsi.. Forse siamo realmente appena nati (come umani).. La tua analisi non ha falle forse però non evidenzia bene un aspetto, l’unico forse capace di aprire uno spiraglio od uno squarcio.. : la giustizia umana (quella mancante ma desiderata) è per chi ama.. è per chi in un certo senso può permettersi quel salto di differente sentire della vita interiore, forse è per i folli, i profondamente folli.. per gli incredibili puri, per chi è profondamente in pace con se stesso, ma prendimi proprio alla lettera in questa “pace”, che significa in un certo senso sentirsi mezzo, fine e senso della vita che scorre dentro&fuori.. Non è facile esprimere alcuni sentimenti e cercare di tradurli in parole, spesso tanto più quando ancora appartengono ad una conquista alla quale si tende ma non ancora raggiunta o consolidata.. Io penso che al di sotto di tutta quella giustizia che non c’è e sembra non essere come realtà umana possibile ci sia il germe di una vita che ha appena preso coscienza di essere viva.. molti passi separano dall’essere innamorati e tutori di quella coscienza appena scoperta.. tanto da essere in grado di abbracciare ogni altra in un abbraccio autentico dove i limiti non spaventano più non rendono acerba la nostra passione, la nostra tenerezza di un essere che non è adulto né bambino ma differente da tutto questo.. divinamente umano.. Quando avremo imparato il coraggio di essere, quando avremo smesso di avere paura, quando ci sentiremo nell’essere eterni (nell’essere, non nel blà blà) allora (forse?) quella realtà, la medesima che assaporata ci rende incredibilmente ineguagliabilmente felici, ci apparterrà per davvero.. [e forse da sempre ci appartiene, in attesa di venire liberata].. Ma l’amore è bramato di nascosto, la giustizia rinnegata, forse la lotta con le tenebre è proprio qui e adesso, quelle tenebre dove il piacere spaventa e più è profondo e maggiormente rifuggito.. No, senza capacità profonda di amarci (noi stessi interi) siamo come un fiore che mai si aprirà, la nostra intelligenza non è capace di cogliere quel piacere necessario a fornirci quella energia per esigere dai noi stessi quel coraggio ed esserla quella giustizia e cogliere il buio con la tristezza di una madre che non dispera che i propri figli prima o poi abbiano la pace dalla febbre paralizzante.. Non mi piace estrapolare da una riflessione sentita oracoli che personalmente mi risbattono a limitare le cose in un prima dopo durante.. ma è necessaria una profondissima mutazione nella mente coscienza per giungere a quella pace passione felicità interiore di essere sé affinché la giustizia esista come necessità.

Troppe botte, troppi massacri, troppi condizionamenti mentali, i valori invertiti, siamo come dal buio emergendo alla luce, non so perché (esistenzialmente) e non mi frega ora, senza un cervello pulito le teorie rispecchiano quell’emersione.. Credo nell’umano perché provo nella coscienza l’esserlo ma la strada è lunga anche se potrebbe essere lì, dietro l’angolo.. La paura ci ha fottuti, la paura ci fotte ed ancora la paura ci fa invidiare un potere nefasto contro un potere invisibile al nefasto.. Mi sento molto il risonante retoriche.. ma come si fa a parlare, come, quando la maggior parte dei nostri cuori sono spezzati, le nostri menti ottenebrate, ed il massimo del piacere è scordare per un attimo più o meno lungo forse una vita –ma scordare non non-provare!- il tremore che ci assale all’idea che ogni ambizione più profonda non sia che mero trastullo di un infante immaturo.. :tutto si è capovolto.. Forse allora dovremmo iniziare a camminare al contrario per mettere meno spazio possibile tra una mente non più drogata ad una capace di.. pensiero.. autentico pensiero, non reciclato pensiero, non pensiero coatto..

No, la religione così come in genere la si conosce è buio profondo. Cerchiamo Dio perché cerchiamo la nostra radice nascosta e dimenticata, perché come appena nati alla luce vogliamo sapere figli di chi siamo, a chi dovremo assomigliare, chi diventare.. quale germe, quale valore contagia il nostro cuore (e quando dico cuore dico mente ma tutta!) [radice di in o disi- insegnamento questa prioritò di valutazione del padre-figlio, seppure elaborazione sopportabile, passaggio sopportabile, simbolicamente persino fertile]

Scorciatoie non esistono. “Fragilità il tuo nome è.. umano” (sorriso di metà volto)

Il problema, e meno male, è che ci rispecchiamo l’uno nell’altro.. nel bene e nel male.. questa è la nostra gioia e la nostra (nella fase embrionale) condanna. Perché facciamo i conti con ogni buio ed ogni luce.. Però.. c’è un però.. abbiamo la capacità di creare o meglio di far nascere.. : abbiamo il potere sorprendente del ragionamento che come qualità è scevro da colori.. così procedendo per esperimenti di inserimento dati giungeremmo –volendo e per rispecchio- a concretizzare quante vergogne e quante bugie alleviamo silenti in noi..

Non è necessario un Dio delle religioni, per incontrare ciò che non ha parole forse può essere persino sufficiente soffermarsi su di quei pochi dati della fantastica osservazione del mondo infinitamente piccolo e più graaande.. Come, se proviamo ciò che proviamo tutto questo non può essere che fondamentalmente morto e non esplosione di un’immaginazione inesauribile.. di passione pura di un viaggio psicadelico (pur in ciò che immaginiamo essere un universo buio e magari freddo)? Crediamo troppo alle nostre parole ristrette al campo di azione di estensione massima del paio di km da casa nostra o di più solo se virtuali.. Qualcosa è luce e qualcosa è buio, questo l’ho sperimentato. Perché dovrebbe l’infelicità, la pochezza, essere la nostra condizione, se proprio si esprime come dicendo ‘sei nel posto sbagliato’ ed il posto sei tu..] ? Non mi piace guardare dall’alto dopo aver solo sbirciato non mi piacciono somme che non mi appartengono.. mi fermo a ciò che sperimento o sento di poter sperimentare.. Quanta paura abbiamo di esprimere chi siamo.. Come anestetizzati da un certo livello in poi verso l’interno.. E come potremmo credere ad una giustizia se non crediamo nemmeno a noi? Come puoi gioire se non credi nella gioia? Se non credessimo in una parte della ragione potremmo ragionare? Non siamo scatole ad acquisizione.. altro è.. Lo specchiarci, certo.

Dio, Ateismo? Ma che significa? Prima diamo i nomi o prima urge la necessità di un nome a cercare di individuare meglio (possedere.. non prendiamoci in giro) ciò che già ci appartiene?

Allora perché chiedersi “esiste” “non esiste”? Cosa?

Quale livello di coscienza si sta ponendo quelle domande? Quale autoconoscenza sensoriale (ovvero mentale!) siamo scesi a scoprire nell’intimità del rispetto dell’autoconoscenza (già “auto” mi sta da eczema.. comunque ogni tanto per capirsi)..

Speriamo di non riprendere il nomignolo di folcloristica.. che fa rima con minoranza inquietosa (non inquietante.. troppo aperto inquietante).. (sorriso-riso-moderato-serio)

Parliamo di dei e non dei, il linguaggio-parola l’ho usato, la sintassi impossibile, la riflessione intima da cogliere per chi sente dolce coglierla, nessun discorso altisonante, non vorrebbe essere esibizione, quanto solo l’unica modalità di intimo che conosco.

Ciao. (forse questo si capisce, ma che vuol dire? (qui ci sta bene)

Imparare a sentire..

..
gyta is offline  
Vecchio 25-07-2013, 14.43.32   #16
paul11
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Cara Gyta,
scusami se continuerò la provocazione (di quello che non sono).
La spietatezza e il cinismo sono vincenti, conditi da astuzia e ipocrisia.
Il sentimento del buono e del bello ben poco hanno a che fare con le regole della natura.

La giustizia umana?
L’unica cosa evolutivamente serio che ha avuto a che fare storicamente è la costituzione del diritto, inteso come diritto sociale, civile, politico.
Ma i principi teorici e sanciti anche per iscritto nel momento in cui sono applicati…comincia il raggiro.
Inizia che “quella legge uguale per tuti” in realtà divide i privilegiati dai sottomessi.

Noi non smetteremo mai di aver paura, perché la paura è il segnale che esistiamo, che siamo in nguardia contro ciò che potrebbe attaccarci:l’altrui, le catastrofi naturali,l’imponderabilità dell’evento.
Le assicurazioni vivono e “pascolano” sulle nostre paure e timori facendo il calcolo delle probabilità dell’evento e calcolando il premio per il rischio: la paura è un “affare”.
La paura è insita nell’istinto di sopravvivenza.

Il cercare di vivere in pace è un’attitudine, un’ indole o una propr ia educazione a volte una scelta di vita.
Ma la scelta di una dimensione esistenziale di questo genere è masochistica.
Prova a mettere insieme persone pacifiche e mettici anche sola 1 “guerriera” : quest’ultimo sarà il vincente.
L’Occidente ha vinto non per cultura , ma per indole “guerriera”, non siamo meditativi e contemplativi, non stiamo nel nostro”brodo”, noi andiamo a rompere le scatole a tutte le culture e nazioni di popoli(che non sono Stati) distruggendoli e conquistandoli: siamo assetati più degli altri di potere. Così come nei mammiferi sociali il capobranco dominante ha i privilegi , ma sa anche che sarà sfidato continuamente, fino alla sua inevitabile sconfitta.
Ma è meglio “un giorno da leone” che cent’anni da pecora?

Io credo nell’uomo , ma non ne ho fiducia cieca.
Vuol dire che quell’umano finchè rispetta , finchè prova sentimenti, ne ho un rapporto fiduciario. Se comincia la cinica ipocrisia ,”ha chiuso” la porta: deve allora riconquistarla la fiducia.
La fiducia cieca , il credere , porta “alla vocazione al martirio”. Allora diventa piacevole essere maltrattati?

E io invece dico che serve Dio , delle religioni bisognerebbe più approfondire la ragione storica.

Perché se hai fiducia che nell’uomo esista nei suoi sentimenti e ragioni la possibilità che capisca che evolva e maturi anche moralmente vai contro quello che si evidenzia storicamente. Così come l’idea di progresso sta scemando, anche l’idea di una evoluzione storica è già stata messa in discussione.
Io ne vedo più una ciclicità all’interno di una dualità.
Il cuore si espande e si contrae , i polmoni inspirano ed espirano, noi diamo e abbiamo, accumuliamo e ci spogliamo, analisi e sintesi, gioiamo e soffriamo, il sereno e la tempesta, le reazioni anaboliche di costruzione e quelle cataboliche di distruzione del nostro metabolismo.

Quel Dio delle religioni, serviva dare identità culturale e morale ai popoli che dopo il nomadismo del cacciatore, diventano stanziali e agricoltori.

Ma io intendo un Dio che non è interpretabile dai catechismi , ma come principio anche morale.
C’è chi crede che noi abbiamo la morale dentro di noi : tanti auguri. E c’è chi crede ,come le religioni, che quell’uomo lupo o pecora abbia bisogna del pastore , per essere portato per la “transumanza” della storia.
Ne hanno ben donde , pur io stesso abbia moltissime critiche

Io temo che il Dio esterno e morale serva ancora oggi.
Non è ancora il tempo che l’uomo non necessiti della legge e della morale esterna.

Perché è insito nell’uomo la scelta di essere grano o gramigna, di separare il bene e il male.
Qualcuno ha creduto all’aldilà del ben e del male…follia.
Ma non possiamo essere morali nell’immoralità, vincerà quest’ultima e detterà la legge del domani e …del dopodomani.

Ho già citato l’incipit dell’Ecclesiaste: “Vanità delle vanità , il tutto è vanità”. Conosciamo la storia e sappiamo degli errori dei inostri padri e noi rifacciamo gli stessi scempi ed orrori, di generazione in generazione… Noi non abbiamo imparato dalla storia, o semplicemente vediamo e ascoltiamo ciò che ci fa comodo, seguendo “ la pancia” , poco la ragione e i sentimenti che si “piegano” alla volontà di potenza.
Allora l’amore diventa possesso e proprietà, gelosia e invidia.

Umanamente , cara Gyta, è inutile, la penso come te, ma mi sento “perdente”.
Non credo alla ragione dei sentimenti, quella “voce” della coscienza, che può fare di un uomo: un santo, un martire, un cinico, un folle …o un serial killer.
Perché tutti provano sentimenti e tutti ragionano, a loro modo.
paul11 is offline  
Vecchio 28-07-2013, 03.53.22   #17
leibnicht
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Originalmente inviato da giuristapentito
Sarebbe quanto meno utile a livello pratico, perché perderebbero tutto il loro potere politico-sociale, smetterebbero di esistere le forze più regressive e antilibertarie presenti nella cultura a livello mondiale , intendo soprattutto cattolicesimo e islamismo.
In realtà si può confutare la teologia cristiano-islamica adottando il punto di vista neo-platonico, molto più coerente: se l'uomo ha un anima immortale, di natura immateriale, la sua sopravvivenza alla morte è indipendente dall'intervento di qualsiasi divinità, anzi la divinità stessa è della medesima natura dell'anima, che ne è soltanto una emanazione; se la divinità ci deve dare la vita eterna, vuol dire che l'anima non esiste, che siamo solo materia, che tutto è materia, ma allora se non esiste l'anima, che può essere l'unica prova empirica di una realtà transmateriale, come ritenere probabile che esista dio? Solo che chi ha fede nella religione cattolica non prenderà mai in considerazione questi argomenti razionali.

Difficile capire a quale neo-platonismo ci si debba esattamente riferire. Jo ci ho provato a seguire e capire l'evoluzione dell'"accadere" in italia. Ma trovo insensato che a caso la gente si faccia un'idea morale di chi la rappresenta, in funzione di criteri idioti.
Capisco che l'Italia abbia particolari problemi nel mettere insieme i troppi popoli che compongono le volontà di costruire esperienze condivisibili in questa penisola, come laboratorio del mondo.
"Il vino scalda il cuore dei vecchi".
Oggi anche il lavoro ci ubriaca.
E ubriachi possiamo guardare.
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Vecchio 28-07-2013, 09.18.41   #18
Giorgiosan
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Originalmente inviato da giuristapentito
Sarebbe quanto meno utile a livello pratico, perché perderebbero tutto il loro potere politico-sociale, smetterebbero di esistere le forze più regressive e antilibertarie presenti nella cultura a livello mondiale , intendo soprattutto cattolicesimo e islamismo.
In realtà si può confutare la teologia cristiano-islamica adottando il punto di vista neo-platonico, molto più coerente: se l'uomo ha un anima immortale, di natura immateriale, la sua sopravvivenza alla morte è indipendente dall'intervento di qualsiasi divinità, anzi la divinità stessa è della medesima natura dell'anima, che ne è soltanto una emanazione; se la divinità ci deve dare la vita eterna, vuol dire che l'anima non esiste, che siamo solo materia, che tutto è materia, ma allora se non esiste l'anima, che può essere l'unica prova empirica di una realtà transmateriale, come ritenere probabile che esista dio? Solo che chi ha fede nella religione cattolica non prenderà mai in considerazione questi argomenti razionali.

Salvezza, termine centrale della fede cristiana, non rappresenta l’eternità della vita in contrapposizione alla vita limitata dalla morte “biologica”.
L’intuizione della vita eterna, che supera quel limite, è presente sia nella filosofia che in ogni manifestazione religiosa in tutta la storia dell’umanità.
Nella Sacra Scrittura ebraico-cristiana la sopravvivenza oltre la morte è testimoniata in molti passi per cui il significato della resurrezione di Cristo non è l’inaugurazione dell’evento “continuazione della vita” ma salvezza della vita.
E’ questo il punto determinante.
Un pensiero superficiale infantile e incosciente potrebbe concludere che non importa la qualità della vita, come si vive, cosa si vive … purché si viva.
L’esperienza esistenziale dovrebbe insegnarci che vivere non è sinonimo di felicità, di serenità, di piacere,
ma che la vita è avvelenata da una infinità di cause, quelle, per usare categorie antiche, che si chiamano vizi e per cui tutti, in una misura o nell’altra, siamo afflitti e affliggiamo il nostro prossimo
Sinonimo di salvezza è giustificazione che, nel suo significato più autentico, significa essere resi giusti ed in quanto resi giusti godere dalla bellezza e bontà della vita, qui ed ora e per l’eternità … nella misura della nostra giustizia.
In sintesi la concezione cristiana è questa. Il pensiero platonico non la inficia ma non è che un pallido riflesso della rivelazione primitiva.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 28-07-2013, 17.05.13   #19
gyta
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

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Originalmente inviato da paul11
Cara Gyta,
scusami se continuerò la provocazione (di quello che non sono).
La spietatezza e il cinismo sono vincenti, conditi da astuzia e ipocrisia.
Il sentimento del buono e del bello ben poco hanno a che fare con le regole della natura.

La giustizia umana?
L’unica cosa evolutivamente serio che ha avuto a che fare storicamente è la costituzione del diritto, inteso come diritto sociale, civile, politico.
Ma i principi teorici e sanciti anche per iscritto nel momento in cui sono applicati…comincia il raggiro.
Inizia che “quella legge uguale per tuti” in realtà divide i privilegiati dai sottomessi.

Noi non smetteremo mai di aver paura, perché la paura è il segnale che esistiamo, che siamo in nguardia contro ciò che potrebbe attaccarci[..]

Nella spiritualità della via induista chiamata ‘non duale’ si dice che
una volta che abbiamo consapevolezza che non ci sono un dentro ed un fuori assoluti (‘reali’)
allora individuare un dio fuori di noi od in noi non porta alcuna differenza adattandosi questa differenza unicamente alle esigenze del momento e del carattere dell’individuo che cerca quella connessione intima col ‘reale’. Fromm d’altro canto individua la rappresentazione di dio nello sviluppo della psiche e dell’interiorità umana: sino ad un determinato momento dello sviluppo interiore dell’uomo ci sarà bisogno di un dio (esterno) ad immagine e rappresentazione di un padre (o madre) che consiglia, istruisce, ‘alleva’, premia o disapprova i differenti comportamenti di quello che viene ad individuarsi come figlio del cielo, l’uomo. Ecco allora che la linea sia morale che di consapevolezza dell’intimità umana procede in entrambe le visioni per gradi e sviluppo dell’interiorità umana; così come un essere appena nato necessita di un riferimento e di un appoggio esterno al quale appoggiarsi, rispecchiarsi e formare - in un primo tempo per aderenza, in un secondo per contrasto- la propria individualità, consolidando quell’io psichico indispensabile ad intraprendere e proseguire il cammino dell’ esperienza della vita di individuo.

Attraverso la conoscenza scientifica del cosiddetto universo reale ci è facile pur giocando coi limiti sensoriali essere comunque intimamente coscienti di quanto il fuori ed il dentro siano espressioni relative e di comodo e non rappresentino una reale distinzione nell’ambito della materia tangibile né di quella che nell’infinitamente piccolo più trasparentemente ci sfugge. Questa consapevolezza, seppure apparente o di superficie, ci è di grande aiuto nello sviluppo di una coscienza di sé e delle cose maggiormente critica e responsabilizzante. In quest’ottica di connessione profonda delle cose il nostro posto come individuo non è più confinato ad una sorta di fatale passività vittima di destini ma svolge un ruolo decisivo nel concatenarsi degli eventi. Noi e il fuori, noi e gli altri non siamo più così distanti ma legati -seppure quasi invisibilmente- da un filo sottile dove la più piccola deviazione di uno tocca e si ripercuote su di ogni altro. Se lo vogliamo sapere, lo sappiamo. Nessuno da solo ‘cambia il mondo’ ma nessuno da solo non può non mutarlo. Non si tratta della vincita ai mandati, né di un conto su piccole distanze temporali. Si tratta della struttura intrinseca del reale che man mano si configura secondo il porsi individuale, che la cosa sia o meno direttamente visibile. L’intelligenza esiste, la mancanza di sviluppo nell’intelligenza anche. Possiamo coltivare e ricercare l’una oppure l’altra. Non c’è molta scelta. Questo è il nostro potere. Questo è in nostro potere.

Se ci sentiamo perdenti prediligendo l’intelligenza più profonda delle cose non possediamo l’intelligenza più profonda delle cose. Nessun male. Significa che vediamo ma non ancora abbastanza bene. Significa che soffriamo ma non abbiamo ancora compreso il significato profondo e la portata del male. Non sono dio e posso solo dire ciò che vedo e che intravedo, non posso parlare di ciò che ancora non riesco a vedere od avere coscienza affatto. Non ho nemmeno una specie di sponsor per poter dire qualcosa che suoni tipo ‘questo procedere giungerà al paradiso y nel tempo z o dimensione k’. Posso solo affermare ciò che sento essere ragionevole e ciò che sento letale. Posso solo dire che zero sommato a zero virgola zero zero zero zero zero uno non consegna una somma nulla. Forse nel poco vedere questo dovrebbe bastarci perlomeno nella consapevolezza nero su bianco che un qualche senso una determinata posizione l’ha.

Nella maggior parte dei casi il pianeta degli umani continua a prevalere in stronzaggine? Ok, dato di fatto; parametro da inserire nella considerazione degli eventi: parametro, non risultato.

La giustizia siamo noi, a noi stessi dobbiamo chiedere ciò che funziona e ciò che no. Forse la maggior parte ha gettato la spugna tirando le somme fuori, così vanificando sviluppi possibili. Ad ognuno secondo misura dovrebbe essere la nostra coscienza. Sapere di procedere secondo ciò cui siamo in grado mano a mano trasparentemente di sperimentare. Nessun don Chisciotte ma neppure deleganti coscienze e vite.

La rivoluzione, se di rivoluzione possiamo parlare è politica ovvero individuale.. perché il nostro sentire, la nostra coscienza, la vita che sentiamo scorrerci è intimamente individuale, personale: a questa dobbiamo rispondere. Al nostro livello di coscienza rispondiamo, null’altro. Possiamo vanificare l’embrione intelligenza che ci appartiene (ma lo possiamo?) oppure puntare alla verità di noi stessi, di chi siamo, di ciò che sentiamo, di ciò che ci abita e non delegare a percentuali da manualetti da quattro soldi la nostra coscienza politica ed individuale. Nessuno ci premia? E cosa/chi ci dovrebbe premiare se non la brama di essere null’altro che noi? A che pro? A che contro?!! E qui ritorniamo sui passi della visione del benessere in relazione al percorso di conoscenza psicoanalitico più serio e fondato. Non perché soli siamo felici e contenti ma perché è attraverso la conoscenza intima di ciò che sentiamo e viviamo nel nostro profondo che possiamo rapportarci con intelligenza all’esterno trovando quella corrispondenza che ci necessita per proseguire un percorso in grado di gratificarci per davvero e di non vanificare l’energia investita.

Questa è l’unica risposta sensata che sono in grado di dare verso una realtà la cui prospettiva alla quale fare riferimento non potrà mai essere sostituita ad una presunta oggettività indeclinabile.

La paura è il metro della nostra ombra sconosciuta.


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gyta is offline  
Vecchio 28-07-2013, 22.12.43   #20
donquixote
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Citazione:
Originalmente inviato da giuristapentito
Sarebbe quanto meno utile a livello pratico, perché perderebbero tutto il loro potere politico-sociale, smetterebbero di esistere le forze più regressive e antilibertarie presenti nella cultura a livello mondiale , intendo soprattutto cattolicesimo e islamismo.
In realtà si può confutare la teologia cristiano-islamica adottando il punto di vista neo-platonico, molto più coerente: se l'uomo ha un anima immortale, di natura immateriale, la sua sopravvivenza alla morte è indipendente dall'intervento di qualsiasi divinità, anzi la divinità stessa è della medesima natura dell'anima, che ne è soltanto una emanazione; se la divinità ci deve dare la vita eterna, vuol dire che l'anima non esiste, che siamo solo materia, che tutto è materia, ma allora se non esiste l'anima, che può essere l'unica prova empirica di una realtà transmateriale, come ritenere probabile che esista dio? Solo che chi ha fede nella religione cattolica non prenderà mai in considerazione questi argomenti razionali.

Che cosa ci sia di razionale, e di conforme al principio di non contraddizione, nel pretendere una prova empirica di una realtà transmateriale è difficile capirlo, e credo che anche chi non ha fede faccia una certa fatica a prendere in considerazione quegli argomenti
donquixote is offline  

 



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