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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 23-08-2013, 00.33.10   #21
Parva
Ospite
 
Data registrazione: 12-08-2013
Messaggi: 33
Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Citazione:
Originalmente inviato da kaoskali

Poi se Dio esiste e vuole che io soffra in questa vita, di certo non riuscirò a vivere al massimo.
Se Dio non esiste cosa posso fare se non vivere...

....quindi alla domanda Dio esiste mi sento di rispondere con tranquillità chi se ne frega io mi interesso di vita

saluti

Ma dai, lo sai benissimo perchè la gente cerca Dio, é perchè ha paura di finire con la morte. Vuole sapere che può sopravvivere.

Un tempo c'erano i Sacri Misteri per cui chi non si trovava soddisfatto con la religione andava oltre, e lì gli smontavano tutto per poi fargli ritrovare un qualcosa che gli faceva passare la paura di morire.

Purtroppo con le religioni presenti niente Sacri Misteri, e gli studi filosofici inerenti sono esercizi mentali che finiscono per portarti fuori di testa (ne ho visti di studiosi cabalisti dare i numeri).

La tua mente per ora ha chiuso la domanda, ma non è detta l'ultima...
Parva is offline  
Vecchio 23-08-2013, 16.15.03   #22
paul11
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Data registrazione: 17-12-2011
Messaggi: 899
Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

E'' come dire che ci si appassiona di matematica per vincere un terno al lotto. Forse, invece ci si appassiona perchè si cerca di utilizzarla per capire dei problemi

E 'banale oltre che superficiale pensare che si creda in Dio solo per una vita eterna o per paura della morte.
Dipende quale risposta noi diamo al fatto di essere quì nel mondo e quale senso abbia, compreso il dolore, la sofferenza come l'amore.
paul11 is offline  
Vecchio 23-08-2013, 18.43.02   #23
Duc in altum!
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

** scritto da Parva:

Citazione:
Ma dai, lo sai benissimo perchè la gente cerca Dio, é perchè ha paura di finire con la morte. Vuole sapere che può sopravvivere.


Mi dispiace ma nessuno può cercare Dio, qualsiasi sia la sua motivazione, prima che Dio non l'abbia accarezzato, è Gesù che sceglie i suoi discepoli, altrimenti si arrischia di confrontarsi col diofaidate, è quello sì che diventa sopravvivere.
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Vecchio 24-08-2013, 13.34.58   #24
ulysse
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L'avatar di ulysse
 
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
E'' come dire che ci si appassiona di matematica per vincere un terno al lotto. Forse, invece ci si appassiona perchè si cerca di utilizzarla per capire dei problemi

E 'banale oltre che superficiale pensare che si creda in Dio solo per una vita eterna o per paura della morte.
Dipende quale risposta noi diamo al fatto di essere quì nel mondo e quale senso abbia, compreso il dolore, la sofferenza come l'amore.
Magari i più evoluti pensano come te al "senso" della vita!
Ed, in effetti, il senso è veramente diverso...a seconda che credi o non credi...che poi equivale al pensare che Dio esista o non esista.
infatti:

1)- se credi, ti aspetti che il senso della vita te lo dia Dio...o almeno te lo indichi...e sia, comunque, una emanazione divina.

2)- se non credi, il senso è quello che tu ti dai...nel perseguire la tua evoluzione etica e culturale...e se ci tieni alla tua autorealizzazione, questo secondo aspetto è assai più proficuo...per il perseguimento di una società civile.

In ogni caso è vero che Gesù, ai primi discepoli, promise il Paradiso...un mondo migliore dopo la morte: "Il mio regno non è di questa terra!...rispose a Pilato che lo interrogava.

Ma forse riteneva che il livello culturale e spirituale di quei primi discepoli non fosse al livello sufficiente... e non li avrebbe catturati se non prometteva in concreto: stavano male!...volevano star bene!

...Per quanto, sembra che anche oggi il livello dei più non sia poi di tanto più elevato!

Ultima modifica di ulysse : 24-08-2013 alle ore 18.14.39.
ulysse is offline  
Vecchio 24-08-2013, 16.43.25   #25
paul11
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Messaggi: 899
Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Magari i più evoluti pensano come te al "senso" della vita!
Ed, in effetti, il senso è veramente diverso...a seconda che credi o non credi...che poi equivale al pensare che Dio esista o non esista.
infatti:

1)- se credi, ti aspetti che il senso della vita te lo dia Dio...o almeno te lo indichi...e sia, comunque, una emanazione divina.

Dico per quello che ne penso io, Ulysse,

Se credessi in Dio e pensassi che il senso della vita la dia Dio, penserei di essere una marionetta che fa cruciverba enigmistici: non penso che funzioni così. E' molto più semplice e complesso nello stesso tempo, perchè è costruito su consapevolezze e coscienze e su più linguaggi(logica,emozione, spiritualità).

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
2)- se non credi, il senso è quello che tu ti dai...nel perseguire la tua evoluzione etica e culturale...e se ci tieni alla tua autorealizzazione, questo secondo aspetto è assai più proficuo...per il perseguimento di una società civile.
E su quale costrutto etico e culturale è fondata la cosiddetta società civile se non nella legge della giungla con qualche semaforo non certo peri potenti che passano sulle berline"blu".
Sulla legge del più forte, del più furbo. La società civile è la sublimazione degli istinti primordiali, una finta pacificazione dove regna internamente la stratificazione e lo sfruttamento,la ruolificazione e l'alienazione umana.
L'uomo non è mai riuscito a costruire società alternative: comuniste, autogestionarie, fasciste, naziste, le comuni, ecc. Perchè alla fine esce la prevaricazione di qualcuno su qualcunaltro.

Purtroppo per te la mia formazione culturale è molto laica e quindi ho studiato le strutture sociali, dall'etica alla politica all'economia diritto e sociologia, in maniera anche parecchio pragmatica e quindi so rispondere a tono agli "atei".
Siete più in contraddizione voi se avete fiducia nell'uomo attuale e nell'evolversi di una società civile come questa:collasserà su se stessa in infinite guerre con armi o guerre economiche senza armi, se nno cambia la "coscianza" umana:altro che transumanesimo io vedo già il "Grande Fratello" orwelliano da tempo come la "Fattoria degli animali".

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
In ogni caso è vero che Gesù, ai primi discepoli, promise il Paradiso...un mondo migliore dopo la morte: "Il mio regno non è di questa terra!...rispose a Pilato che lo interrogava.

Ma forse riteneva che il livello culturale e spirituale di quei primi discepoli non fosse al livello sufficiente... e non li avrebbe catturati se non prometteva in concreto: stavano male!...volevano star bene!

...Per quanto, sembra che anche oggi il livello dei più non sia di tanto più elevato!

Seguo questo tuo discorso.... e secondo te alla fine colui che ha un'idea di questo genere si fa ammazzare in croce? Un masochista...

Il nostro livello è cresciuto grazie alla tecnologia e alla cultura che ne sta alla base. Siamo cresciuti tecnicamente su un determinato tipo di sapere.
Ma l'ESSERE umano ...non è mai cambiato e quelle parole scritte duemila anni fa hanno ancora la stessa "forza" perchè non siamo mai cambiati.
Gesù diverrebbe obsoleto se fossero superate le contraddizioni che stanno alla base della natura umana e che costituiscono anche quell'ESSERE che cammina in uno spazio/tempo più da troglodita tecnologicizzato spietato e "cannibale" che da umano consapevole dei propri limiti innanzitutto e che matura una coscienza in altri linguaggi che non ha mai evoluto se non per scelte individuali : quello dei sentimenti e dello spirito.
paul11 is offline  
Vecchio 24-08-2013, 20.42.14   #26
jador
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Messaggi: 154
Citazione:
Originalmente inviato da paul11
E'' come dire che ci si appassiona di matematica per vincere un terno al lotto. Forse, invece ci si appassiona perchè si cerca di utilizzarla per capire dei problemi

E 'banale oltre che superficiale pensare che si creda in Dio solo per una vita eterna o per paura della morte.
Dipende quale risposta noi diamo al fatto di essere quì nel mondo e quale senso abbia, compreso il dolore, la sofferenza come l'amore.

Puoi dare tu una risposta al senso della nostra esistenza che non dia adito al superficiale e banale pensare che si creda in Dio solo per una vita eterna o per paura della morte?
Ossia, credi in Dio senza che tu prenda minimamente in considerazione la possibilità della vita eterna o addirittura che tu abbia sconfitto la paura della morte indifferente alla possibilità o meno di una vita eterna'?
Voglio dire, se a te, Paul11 venisse rivelato da Dio il senso della vita, ma senza poi la vita eterna, vinceresti immediatamente la paura della morte e accetteresti di buon grado il nulla a seguire?
La tua fede rimarrebbe identica?

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
** scritto da Parva:




Mi dispiace ma nessuno può cercare Dio, qualsiasi sia la sua motivazione, prima che Dio non l'abbia accarezzato, è Gesù che sceglie i suoi discepoli, altrimenti si arrischia di confrontarsi col diofaidate, è quello sì che diventa sopravvivere.

E quelli non accarezzati da Dio che fine faranno?
Anzi, che fine gli farà fare Dio?
Come funziona? Lo cerco ma non serve a nulla se non ha cercato me, o magari mi sceglie ma io non voglio, e quindi non insiste?
jador is offline  
Vecchio 25-08-2013, 01.38.43   #27
paul11
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Ciao Jador.
Domande ostiche ed intelligenti.

Ti rispondo subito dalla domanda finale.
Ho una enorme stima di atei e/o agnosti che hanno comportamenti etici e che ne hanno fatto una scelta di vita, forse più ancora dei credenti, proprio perchè non avocano sopra di sè un qualcuno , un' entità superiore a cui rispondere, rispondono solo a se stessi e fanno forza sui loro valori interni: per questo li stimo molto e rappresentano per me l'unica possibilità di uscita da questo mondo affollato da stupidità e idiotismo con sembianze di acculturato trogloditismo, più ancora di chiese ,chiesuole e culture confessionali, poichè sono più liberi dalle condizioni storico culturali. Ma attenzione è difficilissimo mantenere una etica da ateo in un mondo in cui "tutto ha un prezzo" e dove l'onestà umana e culturale è da "oasi protetta del WWF", in questo sistema la corruzione è insita e implicita tanto più si salgono le scale della sottomissione ai poteri.

Io non credo in Dio dalla metafisica, ma dalla vita, sono più kantiano che un metafisico della scolastica, tanto per intenderci.
Semplicemente non credo che "questo caos organizzato" che è il mondo o se si vuole allargarlo all'universo, sia nato così come una probabilità fra le moltissime e senza un qualcosa o un qualcuno che lo abbia originato.
Siamo condannati a darne un senso e un significato così come le scienze studiano i fenomeni con la logica deduttiva, noi umani abbiamo anche altri linguaggi come quello sentimentale e spirituale ( scusate se mi ripeto da altri post). Ma la deduzione è il linguaggio del confronto , quello dei sentimenti e ancor più dello spirito appartengono ad una intimità singola che ne costituisce una identità unica.Ogni individuo nasce ,vive e muore biologicamente , ma la sua esperienza e come lo ha prodotta è unica è"incomunicabile".
Noi possiamo solo comunicare l'amore come linguaggio universale, ma come lo viviamo è una singolarità esistenziale e incomunicabile , solo la poesia ne arriva nelle prossimità, è la difficoltà che ha incontrato Heidegger nel rifiutare la metafisica greca e declinarla nell'orizzonte umano pensando alla morte.Ma mancano poi le parole, il linguaggio per definire qualcosa che appartiene allo spirito.
Io credo che bisogna seguire un'etica e quella che ha insegnato Gesù la ritengo fondamentale.Rispetto ad un ateo ho questa possibilità in più , di avere un punto di riferimento che non sia "caduco" ,che si possa perdere nelle vie del mondo della propria esistenza . Se esiste una vita eterna o un Paradiso, a mio parere è una conseguenza della propria esistenza, non ne deve essere una condizione, poichè se fosse condizione mi perderei nelle teologie infinite ed interpretative di tutte le chiese e "sottochiese"cristiane e quant'altro.
Gesù ha insegnato che basta anche un semplice atto d'amore per rimediare ad una intera esistenza "barcollante". E a mio personalissimo avviso, se esiste un Paradiso vi entreranno forse tutti quanti e sicuramente anche coloro che pur nno credendo nella loro vita si sono comportati eticamente. Questo per me è sufficiente a nno dividere l'umanità nelle religioni e culture così come non deve essere divisa la filosofia e la scienza, poichè siamo tutti umani , credenti, atei filosofi o scienziati , in quanto "gettati nel mondo".

Io temo la morte e ritengo fondata la possibilità che noi umani potenzialmente potremmo creare il Paradiso quì sulla Terra. Dovremmo adottare la semplice legge di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi e se riuscissimo ad arrivare a quel ama il prossimo tuo come te stesso sarebbe automatico il Paradiso. Se un umano è eticamente forte nno ha più bisogno di leggi esterne a sè e poteri che gli impongano cosa deve fare o pensare.
Per questo gli uomini che nella storia avevano principi legati "all'orizzonte" della propria morte e cioè tali da essere essenza della propria esistenza era impossibile corromperli e vincerli, li hanno dovuto sopprimere fisicamente.
Sono "arrabbiato " con il troglodita umano proprio perchè sono convinto che possa essere nelle nostre potenzialità costruire un mondo felice e debellare la sofferenza esistenziale e affettiva e il dolore fisico. ma così come esite una energia potenziale distinta dalla cinetica, l'uomo nella realtà si comporta egoisticamente fregandosene sempre più speso del prossimo.
Per me evoluzione non è avere l'ultimo ritrovato tecnologico, ma saper comunicare con l'anima empaticamente. Comunicare affetto e vicinanze anche senza dire una parola.

Spesso ho scritto di essere Nessuno ed esercitare il dubbio e questo è uno spirito laico e ritengo libero dal credere in Dio.
Ripeto, io temo la morte fisica, come mancanza di relazione affettiva con coloro a cui ho avuto rapporto nella mia esistenza, dai genitori a fratelli e sorelle ai figli ,dagli amici alla compagna della mia esistenza. ma siamo destinati a finire.per questo io credo in un amore che non può essere possessivo, ma nella "leggerezza dell'essere", cioè nell'amore sapendo che domani potrebbe essere tutto finito. Ma soprattutto in quel tipo di amore dove si conoscono i limiti e i difetti dell'amato e non li si fanno pesare: amare è anche attendere.
Ma se esiste questo amore che lega vite , relazioni, che costruisce memorie, ricordi, pensiamo davvero che tutto finisca in un pugno di polvere o in un corpo fisico destinato a concime per piante? Il corpo se ne va, certo, ma non lo spirito. Ci sono armonie che conosciamo solo nell'intimo e nelle meraviglie del creato che cerchiamo di capire scientificamente, asetticamente, ma creano dentro di noi forti emozioni, come un bel paesaggio che mostri la maestosità della natura. Tutto ha un senso perchè tutto non può essere nato così come atto casuale che perennemente sia casuale come un eterno succedersi di eventi casuali e quindi privi di senso. Ma se esiste un senso e la logica deduttiva è uno strumento per leggere il mondo ad esempio della fisicità, per quale motivo allora esiste anche un senso che detta il procedimento logico? Intendo dire che il mondo ci dà la possibilità di essere "letto", di carpirne i segreti e a nostra volta di essere artefici, mostrandoci la potenza della volontà. Ebbene se ciò ontologicamente c'è ed epistemologicamente ne dà metodi significa che fenomenologicamente noi siamo dentro "nel senso e nei significati del mondo che vengono letti". Allora, daccapo, significa che noi siamo "nell'orizzonte" dell'esistenza che ci mostra un senso che va al di là del mondo fisico e appartiene al linguaggio dei sentimenti e dello spirito.

Ho pure pensato all'irrazionalità (in quanto per me è irrazionale) che ci sia un nulla. Ma può nascere un'esistenza dal nulla e terminare nel nulla?
paul11 is offline  
Vecchio 26-08-2013, 07.24.39   #28
jador
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Voglio finire con una provocazione e attendo in merito risposte che giustifichino e validifichino il contrario:
"Io sono ateo, e credo nella natura del mondo. Il mondo mi insegna che sopravvive l'astuto e il forte, mentre il debole soccombe.
Per cui se per essere felice e amare i miei cari per farli vivere "bene" devo sfruttare i deboli mi sento giustificato in quanto il denaro è potere e posso comprare attimi di felicità e liberarmi del tempo del lavoro e utilizzarlo per stare meglio per fare ciò che mi piace. In fondo al debole dò in cambio del denaro per vivere anche lui, ma appena sufficiente perchè continui a lavorare per me".

Ho una enorme stima di atei e/o agnosti che hanno comportamenti etici e che ne hanno fatto una scelta di vita, forse più ancora dei credenti, proprio perchè non avocano sopra di sè un qualcuno , un' entità superiore a cui rispondere, rispondono solo a se stessi e fanno forza sui loro valori interni: per questo li stimo molto e rappresentano per me l'unica possibilità di uscita da questo mondo affollato da stupidità e idiotismo con sembianze di acculturato trogloditismo, più ancora di chiese ,chiesuole e culture confessionali, poichè sono più liberi dalle condizioni storico culturali.

Prima lanci una provocazione agli e sugli atei, e poi affermi di stimarli.

Non hai risposto però alla mia precisa e specifica domanda:
Se ti venisse data la certezza assoluta dell'esistenza di Dio e che il senso della vita fosse la vita stessa, senza paradiso e vita eterna, la tua fede rimarrebbe la stessa?
I tuoi valori rimarrebbero gli stessi, sapendo che quella e' la volontà di Dio?

Oppure, oltre che sapere che Dio esiste, e' importante sapere se i suoi progetti su di noi corrispondono alle nostre aspettative?

Magari senza troppi giri di parole.
jador is offline  
Vecchio 26-08-2013, 07.51.41   #29
gyta
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..essere o non essere: questo è il succo..

Se per realtà divina o Dio intendiamo la realtà che si svela all’apertura della nostra mente alla comprensione allora è vero che solo nell’aprire la nostra mente all’intelligenza possiamo incontrare il reale. Alla luce della intelligenza che è apertura alla comprensione non superficiale è permesso il toccarci nel momento in cui siamo noi stessi a permettere l’incontro. Se siamo chiusi in una visione impotente della comprensione la nostra mente non è aperta all’intelligenza non superficiale ma va a rappresentare una mappatura finita del reale che limitata in se stessa non resta che ad un incontro apparente col reale. Riconoscendo le maschere dei ruoli mentali che la mente assume è possibile giungere all’incontro profondo col reale in una conoscenza che è riconoscimento del potere radicale che queste celano. Molto spesso crediamo di conoscere qualcuno attraverso la conoscenza delle sue maschere e lo conosciamo e lo riconosciamo attraverso queste. Ma questo incontro non è reale ma solo una danza che cela la natura intima profonda, la realtà, la sua autenticità radicale.

Credo che quando Gesù affermava che il regno di Dio non era di questo mondo a questo si riferiva: la realtà, Dio, non è/non appartiene/non viene svelato dal mondo dell’apparenza, dal mondo dove la maschera mentale del ruolo viene scambiata come la reale identità dell’essere, come autenticità del reale.

Non è esattamente che Dio o il reale accarezza alcuni esseri e non altri secondo capriccio o cos’altro ma che la legge di ‘autodeterminazione (del conoscere)’ consente differenti livelli di apertura alla propria capacità di conoscere e di fare esperienza. Ciò che crediamo reale lo diviene. Se pensiamo che il ruolo mentale sia l’identità reale degli esseri tale diviene il mondo reale. Ed in tale modo si stabilisce il rapporto con questo e con gli esseri.

Se ci riconoscessimo reciprocamente come intelligenza profonda non ci fermeremmo reciprocamente alle maschere mentali ma scenderemmo sino alla fonte di questa qualità, di questo conoscere e la stupidità e la limitatezza non sarebbero che passaggi di esplorazione dei nostri bisogni autentici e non di copertura.

In una conoscenza dove la maschera mentale viene intesa come reale, la morte è la realtà dell’essere, la sua realtà intrinseca. In questa visione, in questo intendere, Dio non può essere che, non può che assumere che i connotati di quest’aspirazione profonda celata al reale così inteso. Ecco allora che Dio o il reale assoluto diventa qualcosa fuori di noi, da raggiungere, da compiacere, da invocare o da rinnegare e non la qualità essenziale autentica da disseppellire nella mente atrofizzata.

Quando amiamo ci accade nella mente, interiormente, qualcosa di miracoloso che spezza ogni vincolo di finitezza, che ci libera da ogni maschera apparente: riconosciamo noi e la realtà nel nostro potere profondo, ci sentiamo privi di limiti e facciamo esperienza dell’idea della morte come qualcosa di impossibile, di profondamente assolutamente irreale. L’acqua dell’immortalità ci ha resi immortali, la qualità dell’autenticità ci ha reso alla vita: siamo nati al reale dove le maschere mentali sono riconosciute per ciò che sono e liberate dalla luce del conoscere.

Le guerre e le incomprensioni sono scatenate dal rapportarci l’uno all’altro e dal riconoscerci tramite maschere mentali accarezzando ed illuminando la superficie dei nostri bisogni. Là dove miriamo alla nostra identità autentica il rispetto ai nostri bisogni autentici non può essere negato essendo a specchio il medesimo per ognuno e le maschere riconosciute come tali non restano che a rappresentare il mondo abbandonato della superficialità limitante e soffocante l’ intelligenza creativa autentica.

Perché spesso non lo si fa/ non lo si è fatto?
Forse per il medesimo motivo attraverso cui l’essere umano matura fisicamente ma resta interiormente atrofizzato allo stadio iniziale di identificazione genitoriale. Il ruolo materno e paterno viene interiorizzato senza reale coscienza cosicché le maschere apparenti che ne animano i pensieri e la visione vengono sostituite alla reale essenza dei ruoli come funzioni cosicché a tramandarsi sono le visioni mentali (di coloro che hanno animato quei ruoli) e non la capacità di elaborare, di cogliere il senso dietro e dentro il significato.

Così ci sono rapporti fra coscienze di visioni mentali e non rapporti fra consapevolezze mentali,
allora il mio mondo e il tuo hanno un limite, hanno il confine della visione mentale condivisa e non la coincidenza del senso come riconoscimento reciproco autentico del potere di essere.

Così il mondo procede fra liberati (miracolati) e non miracolati.
I liberati che colgono e muovono alle fondamenta
e i non miracolati che colgono e muovono all’edificato,
chi si identifica col linguaggio e chi si identifica con colui che lo usa,
chi conosce il linguaggio e chi conosce a cosa serve (cosa rappresenta).

Afferma una battuta attribuita ad Einstein:
“ La teoria è quando si sa tutto e niente funziona,
la pratica è quando tutto funziona e nessuno sa perché.

Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica:
niente funziona e nessuno sa perché! “

Forse quella teoria e quella pratica indagano livelli differenti di realtà (o di linguaggio).
Forse sappiamo (molto) bene ciò che funziona, come funziona e perché.

Spesso affermiamo con convinzione di conoscere molto bene i nostri limiti
salvo esserne poi smentiti dagli eventi.
Se conoscessimo davvero i nostri limiti sapremmo cosa li rende tali
e cesserebbero* di essere tali.

Questo significa conoscere il linguaggio ma non il senso preposto al linguaggio.
Allora pratica e teoria non coincidono. Conosciuto ed esperienza sono separati.

Ma può il conosciuto essere diverso dall’esperienza?
No, a meno di non dare significati differenti al linguaggio e tralasciarne il senso preposto.

Non possiamo che augurarci di ambire all’intelligenza profonda, alla comprensione non apparente delle cose, a quella conoscenza che porta direttamente a svelare il cuore prezioso dell’essere, quel divino che nei sedimenti abbiamo consegnato al trascendente e fondamentalmente negato, in noi stessi, nell’altro e nei rapporti. Anche in quelli che paradossalmente chiamiamo di conoscenza e d’amore.

Ma cosa significa “intelligenza profonda”? Cosa, “comprensione non apparente”?
Significa innanzi tutto conoscenza del nostro mondo mentale personale, di come funziona, su quali concetti e visioni gira, si muove, prende o viene preso al laccio. Significa che facciamo una distinzione suu contenuti del nostro mondo mentale e la nostra capacità, la nostra attitudine al conoscere. Questa coscienza profonda ci rende mano a mano artefici del nostro pensare e coscienti delle nostre identificazioni col pensato. Così da giungere infine a cogliere noi stessi e l’altro non nelle nostre identificazioni ma nel nostro tendere sotterraneo, nella nostra purezza, nella nostra attitudine ad animare ed a essere animati. Nella nostra qualità incontaminata del conoscere autentico.

Cosa può spingerci a questa trasparenza del vedere e di essere?
Il gusto. Il gusto di assaporare l’autenticità di noi stessi.

Non ciò che appare, non i sintomi ma ciò che li anima dal profondo.
Ciò che siamo per davvero.
La nostra autenticità.


(*) con cognizione di causa. In tal caso rammentare che caratteristiche e limiti indicano significati differenti.
Il limite non è caratteristica e viceversa per quanto concerne questo mio discorso.
gyta is offline  
Vecchio 26-08-2013, 11.22.27   #30
paul11
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Riferimento: Ma è veramente importante sapere se Dio esiste?

Citazione:
Originalmente inviato da jador
Prima lanci una provocazione agli e sugli atei, e poi affermi di stimarli.

Non hai risposto però alla mia precisa e specifica domanda:
Se ti venisse data la certezza assoluta dell'esistenza di Dio e che il senso della vita fosse la vita stessa, senza paradiso e vita eterna, la tua fede rimarrebbe la stessa?
I tuoi valori rimarrebbero gli stessi, sapendo che quella e' la volontà di Dio?

Oppure, oltre che sapere che Dio esiste, e' importante sapere se i suoi progetti su di noi corrispondono alle nostre aspettative?

Magari senza troppi giri di parole.

Bel modo di proporti Jador.... ti ringrazio per la conferma che mi dai di quello che penso su certi umanoidi ....
Io rispondo alle provocazioni ,ma non le lancio per primo e questo per i valori in cui credo.

La mia fede rimarrebbe la stessa.
I miei valori sono da sempre gli stessi, aprescindere da Dio e da te.
I suoi progetti contattali tu .....
paul11 is offline  

 



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