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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 03-10-2008, 09.34.50   #11
ornella
farabutta
 
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Riferimento: Parliamo di razzismo.

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Originalmente inviato da VanLag
Se l’uomo invece di volersi raccontare di essere la centro dell’universo, invece di raccontarsi che proprio lui fa parte del popolo eletto, pigliasse come buona questa semplice frase di U.G. Krishnamurti: - Voi non siete diversi dalle zanzare che vi succhiano il sangue – gli episodi di razzismo che oggi ci piovono addosso dai giornali e dalle televisioni non ci sarebbero.

Cosa fanno i filosofi per fronteggiare l’ondata di razzismo che aleggia sul vecchio continente in questi giorni?

Stanno a sindacare sul sesso degli angeli? Discutono se la bottiglia è mezza piena o mezza vuota? Se quando noi usciamo dalla stanza, il tavolo che l’occupava è ancora dentro o non c’è più? Se è nato prima l'uovo o la gallina?

Perdonate lo sfogo, amici miei ma sarebbe bello vedere l’onda o meglio, lo tsunami, della ragione, che di fronte a certi atti si erge possente ed unanime ed urla: - Mai più discriminazioni di religione, di razza, di colore della pelle o discriminazioni di sesso. L’universalità della ragione ci rende uguali e fratelli in questo cammino umano. -

Beh!Trovo un po' forzato contrapporre le parole di Krishnamurti ad uno dei principi delle fedi monoteistiche occidentali, e ritenere che con questo ribaltamento risolveresti il problema del razzismo.
Anzi si potrebbe dire visto che la razza umana è superiore dovrebbe dimostrarlo nei fatti con nobiltà, la razza umana non viene poi nel Nuovo testamento identificata con nessun popolo.
Al contrario molti giustificano il proprio razzismo dicendo pesce grosso mangia il più piccolo, è la natura a volerlo. anche nel passo che tu hai citato c'è comunque un essere che parassita l'altro in fin fine non è proprio appropriato pur avendone compreso il senso.
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Vecchio 03-10-2008, 14.22.18   #12
odos
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Riferimento: Parliamo di razzismo.

Io credo che la filosofia abbia il dovere di comprendere il fenomeno del razzismo, a risolvere i problemi sociali non è mai stata troppo brava.

Provo a dare la mia interpretazione del fenomeno.
Secondo me esso non ha a che fare tanto con la razza in sè, ma con il diverso in generale: la razza diventa un'etichetta comoda e semplicie di identificazione (e per questo ottusa).

Il vero problema è il diverso. Esso secondo me non è un problema di stupidità, ignoranza, ma credo che abbia a che fare con la struttura del soggetto, cioè di noi tutti. Il diverso è ciò che mina la solidità del nostro mondo. Ognuno di noi da quando nasce cerca con mezzi più o meno intellettuali, ma comunque attivi, di fare coerenza. Il mondo deve essere coerente perchè ci dobbiamo fidare di esso per agire.
Ecco il diverso minaccia questa stabilità. E' il terrore che si possa diffondere un modo diverso di concepire il mondo che fa scaturire l'odio, qualsiasi esso sia.
Ora, ognuno è disposto in modo diverso a cedere parte del proprio mondo. Per me che non sono cristiano e tanto meno tengo alle tradizioni, che si diffonda l'islam non mi cambia assolutamente nulla. Facile dunque per me dare del razzista agli altri. Ma per chi ha costruito da sempre il suo mondo sui valori della propria famiglia, magari religiosi, la crescente presenza di persone in grado di cambiare questi valori, è una forte minaccia, e questo rischia di creare instabilità nel modo di concepire le cose. Io credo che l'odio non sia altro che questo. Qualsiasi persona, a prescindere dalla sua particolare individualità, rappresenta questa minaccia, e la razza è un modo pratico per identificarla.

Noi abbiamo la fortuna di vedere un'opportunità in questi diversi (e non in altri a dire la verità). Allora io credo che i filosofi in sè più di tanto non possano fare. L'unica cosa è cercare di far comprendere la nostra prospettiva nel tentativo di operare una vera e propria conversione, un nuovo modo di vedere questi diversi. Ma aimè, c'è poco che noi possiamo fare fin tanto che il principale medium attraverso cui vediamo la realtà è in mano a persone poco benevolenti.
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Vecchio 04-10-2008, 20.50.51   #13
VanLag
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Riferimento: Parliamo di razzismo.

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Originalmente inviato da ornella
Beh!Trovo un po' forzato contrapporre le parole di Krishnamurti ad uno dei principi delle fedi monoteistiche occidentali, e ritenere che con questo ribaltamento risolveresti il problema del razzismo.
Solo un assioma può detronizzare un altro assioma indipendentemente se ad enunciarlo sia un Krishnamurti qualsiasi piuttosto che il figlio, o un profeta di Dio. Tra l’altro il Krishnamurti, (U.G. come Jiddu), per molti indiani è un illuminato che nell’induismo equivale a dire che è Dio stesso e non solo il suo profeta. Come vedi con le religioni è molto facile fare voli pindarici nel campo del pensiero.

Poi, come ho già avuto modo di sottolineare, le parole di U.G. Krishnamurti potrebbero non voler abbassare l’uomo al livello degli insetti ma anzi, tenderebbero ad alzare l’insetto a livello dell’uomo. In entrambi i casi c’è la volontà di detronizzare l’uomo dal ruolo di creatura prediletta che si è auto-assegnato e questo, secondo me, è il valore di quella frase.

Sul fatto di risolvere i problemi del razzismo solo ribaltando un enunciato di una struttura, (filosofica o religiosa), se ne può parlare. Io credo che dipende da dove si trova quell’enunciato nella piramide di pensiero, se alle origini o alla fine. Il mito del popolo prediletto da Dio, (la cui genesi storica è rintracciabile), è situato alle origini del corpus dei testi delle religioni monoteistiche, ed è così profondo che è diventato un archetipo che fa parte dell’”inconscio collettivo” o della “coscienza collettiva”, di quei popoli. La superiorità dell’uomo poi, sulle altre razze, è assolutamente data per scontata nella nostra cultura, infatti sono abbastanza certo di suscitare oltre il disappunto anche lo stupore dei più. Comunque per restare in tema, incidere su un archetipo significa cambiare la storia.
Aspetta ….. non stò delirando, tutti quanti cambiamo la storia continuamente, anzi, possiamo dire che, la storia si compone in base agli apporti di ciascuno di noi e quindi tutti noi siamo artefici della storia e possiamo modificarla, ma il nostro apporto comune, quotidiano, è in superficie, è minimo. Incidere sulle idee originarie, sugli archetipi, invece, significa colpire la storia vicino alle radici portando cambiamenti che, a secondo del grado di incisioni, possono essere estremamente vaste ed epocali.

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Vecchio 04-10-2008, 21.12.22   #14
VanLag
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Riferimento: Parliamo di razzismo.

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Originalmente inviato da odos
Io credo che la filosofia abbia il dovere di comprendere il fenomeno del razzismo, a risolvere i problemi sociali non è mai stata troppo brava.

Provo a dare la mia interpretazione del fenomeno.
Secondo me esso non ha a che fare tanto con la razza in sè, ma con il diverso in generale: la razza diventa un'etichetta comoda e semplicie di identificazione (e per questo ottusa).

Il vero problema è il diverso. Esso secondo me non è un problema di stupidità, ignoranza, ma credo che abbia a che fare con la struttura del soggetto, cioè di noi tutti. Il diverso è ciò che mina la solidità del nostro mondo. Ognuno di noi da quando nasce cerca con mezzi più o meno intellettuali, ma comunque attivi, di fare coerenza. Il mondo deve essere coerente perchè ci dobbiamo fidare di esso per agire.
Ecco il diverso minaccia questa stabilità. E' il terrore che si possa diffondere un modo diverso di concepire il mondo che fa scaturire l'odio, qualsiasi esso sia.
Ora, ognuno è disposto in modo diverso a cedere parte del proprio mondo. Per me che non sono cristiano e tanto meno tengo alle tradizioni, che si diffonda l'islam non mi cambia assolutamente nulla. Facile dunque per me dare del razzista agli altri. Ma per chi ha costruito da sempre il suo mondo sui valori della propria famiglia, magari religiosi, la crescente presenza di persone in grado di cambiare questi valori, è una forte minaccia, e questo rischia di creare instabilità nel modo di concepire le cose. Io credo che l'odio non sia altro che questo. Qualsiasi persona, a prescindere dalla sua particolare individualità, rappresenta questa minaccia, e la razza è un modo pratico per identificarla.

Noi abbiamo la fortuna di vedere un'opportunità in questi diversi (e non in altri a dire la verità). Allora io credo che i filosofi in sè più di tanto non possano fare. L'unica cosa è cercare di far comprendere la nostra prospettiva nel tentativo di operare una vera e propria conversione, un nuovo modo di vedere questi diversi. Ma aimè, c'è poco che noi possiamo fare fin tanto che il principale medium attraverso cui vediamo la realtà è in mano a persone poco benevolenti.
Secondo me hai ragione dove enunci la tua teoria della coerenza, (....Il mondo deve essere coerente perchè ci dobbiamo fidare di esso per agire), ma sbagli dove dici che il diverso è una minaccia ai nostri valori (..... ma per chi ha costruito da sempre il suo mondo sui valori della propria famiglia, magari religiosi, la crescente presenza di persone in grado di cambiare questi valori, è una forte minaccia).

La minaccia la sente chi è abituato ad imporre i suoi valori agli altri ma, c’è gente, magari intere culture, che ama vivere secondo i suoi valori per se stesso e senza sentire la necessità di propagare quei valori, anche perché, diciamocelo, se una cosa ha valore attrarrà inevitabilmente gli altri se non ha valore sarà dura che la propaghiamo.

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Vecchio 10-10-2008, 09.41.20   #15
ornella
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Riferimento: Parliamo di razzismo.

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Originalmente inviato da VanLag
Solo un assioma può detronizzare un altro assioma indipendentemente se ad enunciarlo sia un Krishnamurti qualsiasi piuttosto che il figlio, o un profeta di Dio. Tra l’altro il Krishnamurti, (U.G. come Jiddu), per molti indiani è un illuminato che nell’induismo equivale a dire che è Dio stesso e non solo il suo profeta. Come vedi con le religioni è molto facile fare voli pindarici nel campo del pensiero.

Poi, come ho già avuto modo di sottolineare, le parole di U.G. Krishnamurti potrebbero non voler abbassare l’uomo al livello degli insetti ma anzi, tenderebbero ad alzare l’insetto a livello dell’uomo. In entrambi i casi c’è la volontà di detronizzare l’uomo dal ruolo di creatura prediletta che si è auto-assegnato e questo, secondo me, è il valore di quella frase.

Sul fatto di risolvere i problemi del razzismo solo ribaltando un enunciato di una struttura, (filosofica o religiosa), se ne può parlare. Io credo che dipende da dove si trova quell’enunciato nella piramide di pensiero, se alle origini o alla fine. Il mito del popolo prediletto da Dio, (la cui genesi storica è rintracciabile), è situato alle origini del corpus dei testi delle religioni monoteistiche, ed è così profondo che è diventato un archetipo che fa parte dell’”inconscio collettivo” o della “coscienza collettiva”, di quei popoli. La superiorità dell’uomo poi, sulle altre razze, è assolutamente data per scontata nella nostra cultura, infatti sono abbastanza certo di suscitare oltre il disappunto anche lo stupore dei più. Comunque per restare in tema, incidere su un archetipo significa cambiare la storia.
Aspetta ….. non stò delirando, tutti quanti cambiamo la storia continuamente, anzi, possiamo dire che, la storia si compone in base agli apporti di ciascuno di noi e quindi tutti noi siamo artefici della storia e possiamo modificarla, ma il nostro apporto comune, quotidiano, è in superficie, è minimo. Incidere sulle idee originarie, sugli archetipi, invece, significa colpire la storia vicino alle radici portando cambiamenti che, a secondo del grado di incisioni, possono essere estremamente vaste ed epocali.

Più semplicemente credo che il razzismo sia frutto del narcisismo che in alcuni casi può esprimersi e rafforzarsi all'interno di un gruppo(Vedi narcisismo collettivo di Fromm).è nella ricerca dell'equilibrio interiore, nell'amore per la vita la cura al razzismo(Sempre di Fromm "Psicologia dell'amore"tra necrofilia e biofilia).
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Vecchio 10-10-2008, 10.22.58   #16
Noor
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Originalmente inviato da ornella
Più semplicemente credo che il razzismo sia frutto del narcisismo che in alcuni casi può esprimersi e rafforzarsi all'interno di un gruppo(Vedi narcisismo collettivo di Fromm).è nella ricerca dell'equilibrio interiore, nell'amore per la vita la cura al razzismo(Sempre di Fromm "Psicologia dell'amore"tra necrofilia e biofilia).
Certo..la radice è il narcisismo,ma..c'è qualcuno che può definirsi non-narcisista?
Siccome questi è innato e ce lo portiamo dall'infanzia,allora serve conoscerlo/si.
Da ciò può radicarsi quell'equilibrio interiore che indica ornella da cui l'amore per la vita,per se stessi dunque per gli altri..
Non vedo altri rimedi.
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Vecchio 10-10-2008, 21.59.26   #17
VanLag
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Originalmente inviato da ornella
Più semplicemente credo che il razzismo sia frutto del narcisismo che in alcuni casi può esprimersi e rafforzarsi all'interno di un gruppo(Vedi narcisismo collettivo di Fromm).è nella ricerca dell'equilibrio interiore, nell'amore per la vita la cura al razzismo(Sempre di Fromm "Psicologia dell'amore"tra necrofilia e biofilia).

Credo che il divario tra il mio punto di vista ed il tuo è che tu indaghi le “pulsioni” interiori del singolo individuo, assumendo che una società è il prodotto del sentire di tutti i componenti, (cosa per altro abbastanza vera), mentre io vedo il singolo individuo, influenzato dalle filosofie e dalle religioni della cultura in cui vive, per cui indago in queste ultime due. Le società non sono tutte ugualmente cattive e razziste e, forse, le civiltà più belle, quelle delle Americhe, le abbiamo praticamente cancellate dal pianeta.

VanLag is offline  
Vecchio 11-10-2008, 08.12.52   #18
Noor
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vedo il singolo individuo, influenzato dalle filosofie e dalle religioni della cultura in cui vive, per cui indago in queste ultime due.
Quindi filosofie,culture..non sono prodotto del singolo-massa ,ma viceversa?
Cos'è,ci piovono dall'alto?
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Vecchio 11-10-2008, 18.45.24   #19
VanLag
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Originalmente inviato da Noor
Quindi filosofie,culture..non sono prodotto del singolo-massa ,ma viceversa?
Diciamo che c’è una continua e costante coproduzione; i singoli-massa producono le filosofie e le religioni e le filosofie e religioni forgiano i pensieri dei singoli. Il modo con la quale, (le idee), influenzano i singoli è dato dalla debolezza del singolo e dalla forza delle idee. Idee che sono diventate archetipi, (come ad esempio l’idea di essere superiori, che per me deriva dall’infelice idea di essere speciali agli occhi di Dio), sono molto più forti e riescono a condizionare maggiormente i singoli.

(Visto che ho parlato di “debolezza del singolo” specifico che qui misuro questa debolezza in base al grado di conoscenza che ciascuno ha di se stesso, e non certo sul grado di successo sociale o di riuscita apparente nella vita, ma anche questo è un discorso infinito e qui rimarrei sul tema delle religioni e delle filosofie che guidano il genere umano e che, se male usate, possono diventare l'embrione del razzismo).

VanLag is offline  
Vecchio 11-10-2008, 19.34.53   #20
Giorgiosan
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Riferimento: Parliamo di razzismo.

Il razzismo vero e proprio è la presunzione della superiorità di una razza rispetto ad un'altra, fondata su presupposti di ordine biologico.

Ciò che ridicolizza ogni ideologia razzista è che siamo tutti "bastardi", "meticci" ,"ibridi" ... non esistono razze pure e probabilmete non sono mai esistite.

Spero che nessuno si offenda, non è questa l'intenzione.
Giorgiosan is offline  

 



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