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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 27-06-2009, 00.25.19   #71
and1972rea
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Originalmente inviato da nexus6
Bene, ma continuo a non comprendere perché affidarsi a quelle che consideri continue farneticazioni e vaneggiamenti nel mettere addirittura in dubbio i nostri concetti di spazio e tempo, le categorie a priori kantiane necessarie al nostro intelletto o, se vuoi, più semplicemente le coordinate su cui basiamo i nostri movimenti tra i fenomeni fisici e mentali. Trovo, da questo punto di vista, maggior coerenza in ciò che dice Giorgiosan. Permetti a delle fantasticherie di dirti che non ha più senso la struttura stessa del tuo percepire? Quale autorità hanno, se non quella che il tuo stesso intelletto gli assegna? A questo punto non puoi considerare fantasticheria anche il percepire ed il tuo intelletto; oppure, forse, stai ragionando tramite il “cuore” di Pascal...
... hai colto il nocciolo duro della filosofia Pascaliana e del soggettivismo Kantiano, la cui sinergica commistione mi suggestiona parecchio; i nostri concetti di spazio e tempo rimangono in tutto e per tutto all'interno del soggetto e non v'e' alcuna relazione razionalmente conoscibile fra essi e cio' che e' fuori dal soggetto: i fenomeni sono limitati dal soggetto nel soggetto...percepire ,per Kant, non vuol dire necessariamente conoscere il mondo per come e' fatto veramente, Pascal afferma poi ( cioe' prima ) che e' il cuore a dettare gli apriori all'intelletto,..quando si dimostra un teorema della ragione, non si fa altro che affermare una credenza del cuore...,perche' i postulati dai quali procede la ragione non sono altro che dogmi di una fede matematica governata dal cuore; e quindi , in definitiva, Nexus, trascinato a nozze con Kant e Pascal, ci vai pure tu , a mio avviso, quando ironicamente obietti che le nostre fantasticherie governerebbero paradossalmente la struttura del nostro percepire e sarebbero governate a loro volta dalla fede del nostro intelletto sempre costretto ad appellarsi al cuore..., questa considerazione non e' per nulla filosoficamente peregrina.
...se la nostra fantasia disegna due facce sul contorno di una coppa e crede alle facce piuttosto che alla coppa reale che non vede, non per questo dobbiamo pensare che le nostre fantasticherie ci impediscano di muoverci nel reale con tutta l'impossibilita' di poterlo conoscere per davvero; ...e' come se le nostre congetture intorno al reale, pur non potendolo conoscere e descrivere per cio' che e',pur non avendo nulla a che vedere con esso, lo potessero , in un certo qual modo , comunque implicitamente sottointendere al fine di potercene far parte.

Ciao
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Vecchio 30-06-2009, 00.41.02   #72
nexus6
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Originalmente inviato da and1972rea
... hai colto il nocciolo duro della filosofia Pascaliana e del soggettivismo Kantiano, la cui sinergica commistione mi suggestiona parecchio; i nostri concetti di spazio e tempo rimangono in tutto e per tutto all'interno del soggetto e non v'e' alcuna relazione razionalmente conoscibile fra essi e cio' che e' fuori dal soggetto: i fenomeni sono limitati dal soggetto nel soggetto...percepire ,per Kant, non vuol dire necessariamente conoscere il mondo per come e' fatto veramente, Pascal afferma poi ( cioe' prima ) che e' il cuore a dettare gli apriori all'intelletto,..quando si dimostra un teorema della ragione, non si fa altro che affermare una credenza del cuore...,perche' i postulati dai quali procede la ragione non sono altro che dogmi di una fede matematica governata dal cuore
Sì, ma per Kant sono tutt'altro che fantasticherie scienza e conoscenza; l'impianto della Critica della ragion pura si basa proprio sul contrario. La conoscenza, l'episteme, è possibile proprio in virtù degli apriori con cui il soggetto “in-forma” l'oggetto. La scienza, nonostante possa accedere solo ai fenomeni e questo è un limite umano, è tutt'altro che illusione per Kant. Se, come vuoi, è lo “Spirito” (giusto?) e non la “ragion pura” a dettare le categorie all'intelletto, il punto è sempre lo stesso: detta fantasticherie? Per il divertimento degli Dei? Naturalmente, e ciò accomuna le religioni di ogni dove, le loro ragioni sono imperscrutabili: è la spiegazione perfetta poiché, pur non spiegando nulla, spiega invariabilmente tutto... e “l'intelletto si acquieta”, come dicevano i filosofi del passato. Mi piace Pascal quando parla della scommessa: se credi o non credi in Dio guadagni o perdi l'infinito... ed allora, indipendentemente dalla possibilità di dimostrare la sua esistenza, che cosa aspetti a credere?

Non si è mai acquietato il mio intelletto con proposte del genere, ma credo di comprendere quanti la pensino in modo differente: in fondo la nostra vita in questa forma è piuttosto breve, uno starnuto ed è meglio ipotecare per tempo il fazzoletto che ci pulirà via. Si sa mai.

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Originalmente inviato da andrea
e' come se le nostre congetture intorno al reale, pur non potendolo conoscere e descrivere per cio' che e',pur non avendo nulla a che vedere con esso, lo potessero , in un certo qual modo , comunque implicitamente sottointendere al fine di potercene far parte.
E' questo il punto, di cui ho sempre sentito l'urgenza di una spiegazione. Cosa è che vede l'uomo? Un pallido riflesso di una realtà necessaria? Un quadro psichedelico? La realtà universale che in qualche modo riesce a scorgere nel particolare? O una universale "illusione"? E che vorrebbe dire? Non si tratta certo di una spiegazione, ma solo di una etichetta per catalogare la nostra ignoranza, allo stesso modo delle divine ragioni imperscrutabili. Non spiega il collegamento, comprendi? Perché collegamento, come fai intendere anche tu, vi deve pur essere. Anche Dio, quello dei teologi, non può essere solo metafisico, ma si fa (deve farsi) "carne".
Ho sentito che sia questo senso di separazione da un supposto "ciò che è" la chiave. Almeno quella che, per qualche istante, acquieta il mio di intelletto.
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Vecchio 30-06-2009, 19.05.29   #73
Giorgiosan
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Originalmente inviato da nexus6
Anche Dio, quello dei teologi, non può essere solo metafisico, ma si fa (deve farsi) "carne".
Ho sentito che sia questo senso di separazione da un supposto "ciò che è" la chiave. Almeno quella che, per qualche istante, acquieta il mio di intelletto.

Si può dedurre e si deve dedurre, si può dedurre e si possono esprimere le deduzioni metafisicamente, si può dedurre ed esprimere fenomenologicamente, si può dedurre ed esprimere matematicamente, fisicamente, criticamente, psicologicamente, criticamente .... ma partendo dalla storia, dalla vita, dall'esistenza...dalla carne, in una parola.

Se l'Assoluto, se Dio, se la Verità, se la Filosofia non si è fatta carne e non si fa carne, tutto è futile, fatuo, infantile, superbo, presuntuoso e risibile, sterile e noioso gioco dialettico.
Il Logos, come dici tu o come io proietto nelle tue parole, deve farsi carne, necessariamente. Perciò si è fatto carne fin dall'inizio e si fa carne fino alla fine.
Quello che esprimi, nexus6, se è questo che esprimi, lo lo trovo umile e sublime e non può che acquietare l'inquieto intelletto.

Ciao
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Vecchio 30-06-2009, 22.27.16   #74
and1972rea
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Sì, ma per Kant sono tutt'altro che fantasticherie scienza e conoscenza; l'impianto della Critica della ragion pura si basa proprio sul contrario. La conoscenza, l'episteme, è possibile proprio in virtù degli apriori con cui il soggetto “in-forma” l'oggetto. La scienza, nonostante possa accedere solo ai fenomeni e questo è un limite umano, è tutt'altro che illusione per Kant. Se, come vuoi, è lo “Spirito” (giusto?) e non la “ragion pura” a dettare le categorie all'intelletto, il punto è sempre lo stesso: detta fantasticherie? Per il divertimento degli Dei? Naturalmente, e ciò accomuna le religioni di ogni dove, le loro ragioni sono imperscrutabili: è la spiegazione perfetta poiché, pur non spiegando nulla, spiega invariabilmente tutto... e “l'intelletto si acquieta”, come dicevano i filosofi del passato. Mi piace Pascal quando parla della scommessa: se credi o non credi in Dio guadagni o perdi l'infinito... ed allora, indipendentemente dalla possibilità di dimostrare la sua esistenza, che cosa aspetti a credere?

...invece sì Nexus, per Kant la conoscenza fenomenica e' una colossale fantasticheria collettiva, della quale il grande Soggetto Universale di cui facciamo parte puo' garantirne l'oggettivita' solo in ragione di una Verita' Assolutamente Comune a tutti, ma non certo perche' e' riferita alla cosa in se',..il noumeno e' inconoscibile e soltanto intuitivamente pensabile come limite negativo proprio perche' irriferibile in se' e' per se' a qualsiasi categoria spazio temporale del soggetto; in definitiva...una grande illusione collettiva che per il solo fatto di appartenere ad un soggetto universale diventa oggettiva....come fai allora, Nexus, a non chiamare tutto cio' fantasticherie? Se ti aggrada di piu'..., chiamale suggestioni, intuizioni dell'intelletto oppure ...ragioni del cuore !
...ed e' solo grazie a quella sorta di “intuizione” Pascaliana, a cui Kant accenna brevemente ma a cui non da' troppa importanza, che noi possiamo “intuire” al di la' del tempo e dello spazio, credere cioe' ad un Oggettivo in quanto in se' e per se' e non soltanto in quanto Universalmente soggettivo.
...La scommessa Pascaliana...poi... non ha nulla a che vedere con l'opportunismo logico -razionale di cui Pascal e' fatto vittima dai luoghi comuni di chi non lo ha mai letto...: nella sua scommessa Pascal vuole semplicemente ribadire che il valore della fede sta nel mettersi in gioco, nello scommettere se' stessi, chi non gioca gioca comunque e rischia di perdere la partita a tavolino, chi non sceglie ha gia' scelto , ha gia' creduto, ha gia' avuto un'altra fede in cui credere, siamo in gioco, dobbiamo metterci in gioco, scommettere per forza, e non siamo in condizione di fare altrimenti...

Saluti
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Vecchio 01-07-2009, 13.40.42   #75
Gaffiere
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...invece sì Nexus, per Kant la conoscenza fenomenica e' una colossale fantasticheria collettiva, della quale il grande Soggetto Universale di cui facciamo parte puo' garantirne l'oggettivita' solo in ragione di una Verita' Assolutamente Comune a tutti, ma non certo perche' e' riferita alla cosa in se',..il noumeno e' inconoscibile e soltanto intuitivamente pensabile come limite negativo proprio perche' irriferibile in se' e' per se' a qualsiasi categoria spazio temporale del soggetto; in definitiva...una grande illusione collettiva che per il solo fatto di appartenere ad un soggetto universale diventa oggettiva....come fai allora, Nexus, a non chiamare tutto cio' fantasticherie? Se ti aggrada di piu'..., chiamale suggestioni, intuizioni dell'intelletto oppure ...ragioni del cuore !
...ed e' solo grazie a quella sorta di “intuizione” Pascaliana, a cui Kant accenna brevemente ma a cui non da' troppa importanza, che noi possiamo “intuire” al di la' del tempo e dello spazio, credere cioe' ad un Oggettivo in quanto in se' e per se' e non soltanto in quanto Universalmente soggettivo.
...La scommessa Pascaliana...poi... non ha nulla a che vedere con l'opportunismo logico -razionale di cui Pascal e' fatto vittima dai luoghi comuni di chi non lo ha mai letto...: nella sua scommessa Pascal vuole semplicemente ribadire che il valore della fede sta nel mettersi in gioco, nello scommettere se' stessi, chi non gioca gioca comunque e rischia di perdere la partita a tavolino, chi non sceglie ha gia' scelto , ha gia' creduto, ha gia' avuto un'altra fede in cui credere, siamo in gioco, dobbiamo metterci in gioco, scommettere per forza, e non siamo in condizione di fare altrimenti...

Saluti

Ma all'interno di questa fantasticheria può darsi una scienza, rigorosa e sistematica, intersoggettivamente condivisibile.
Oltretutto andrebbe discussa la legittimità di questa separazione tra l'ambito soggettivo e oggettivo del conoscere, giustificata solo a partire da una concezione strumentalistica della mente. Se la mente è uno strumento di cui l'uomo si serve per conoscere allora è inevitabile che le conseguenze siano quelle riportate da Kant. Se è uno strumento è cioè una cosa tra le cose, cioè passibile di condizionamenti e dunque inevitabilmente incapace di una presa limpida sulla realtà. Questo presupposto naturalistico-antropologico della mente, che ne fa un "prodotto" del cervello (e in generale un contenuto del mondo tra i molti possibili), è tolto dall'idealismo tedesco.
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Vecchio 01-07-2009, 21.28.32   #76
and1972rea
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Originalmente inviato da Gaffiere
Ma all'interno di questa fantasticheria può darsi una scienza, rigorosa e sistematica, intersoggettivamente condivisibile.
Oltretutto andrebbe discussa la legittimità di questa separazione tra l'ambito soggettivo e oggettivo del conoscere, giustificata solo a partire da una concezione strumentalistica della mente. Se la mente è uno strumento di cui l'uomo si serve per conoscere allora è inevitabile che le conseguenze siano quelle riportate da Kant. Se è uno strumento è cioè una cosa tra le cose, cioè passibile di condizionamenti e dunque inevitabilmente incapace di una presa limpida sulla realtà. Questo presupposto naturalistico-antropologico della mente, che ne fa un "prodotto" del cervello (e in generale un contenuto del mondo tra i molti possibili), è tolto dall'idealismo tedesco.

...ridurre la realta' al pensiero e' un atto di arroganza del tutto irragionevole che Kant non ebbe il coraggio di compiere fino in fondo, avendo il pudore ed il buon senso di salvaguardare l'umilta' dell'uomo dinanzi al creato. Vogliamo davvero credere che tutto cio' che e' razionale e' pure reale e viceversa?...che c'e' di così limpido ed evidente nel nostro pensiero razionale che non sia sconfessabile da uno solo dei postulati del cuore?...nulla di razionalmente dimostrabile puo' prescindere dalle inconoscibili ragioni del cuore; lo spazio, il tempo, il divenire , in questo caso, diventano intuizioni della nostra abitudine che ci portano a fondare razionalmente un sacco di fantasie che ormai non trovano piu' riscontri nell'esperienza di cio' che chiamiamo reale...

Saluti
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Vecchio 01-07-2009, 23.39.05   #77
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...ridurre la realta' al pensiero e' un atto di arroganza del tutto irragionevole che Kant non ebbe il coraggio di compiere fino in fondo, avendo il pudore ed il buon senso di salvaguardare l'umilta' dell'uomo dinanzi al creato. Vogliamo davvero credere che tutto cio' che e' razionale e' pure reale e viceversa?...che c'e' di così limpido ed evidente nel nostro pensiero razionale che non sia sconfessabile da uno solo dei postulati del cuore?...nulla di razionalmente dimostrabile puo' prescindere dalle inconoscibili ragioni del cuore; lo spazio, il tempo, il divenire , in questo caso, diventano intuizioni della nostra abitudine che ci portano a fondare razionalmente un sacco di fantasie che ormai non trovano piu' riscontri nell'esperienza di cio' che chiamiamo reale...

Saluti

Importa poco che si tratti di arroganza, ciò che importa è se si tratti di un'operazione legittima o meno: è di fronte alla legittimità che l'arroganza è o meno tale, così come la violenza è vera violenza nella misura in cui intende negare la verità, non certo a seconda degli usi, dei costumi, delle volontà, decisioni, fedi, convinzioni storico-circostanziali dei mortali. Per esempio, va molto di moda negare verità incondizionate e indignarsi per la violazione dei diritti dell'individuo: ora, a parte l'ipocrisia di chi pretende di tener ferma l'una e l'altra tesi (giacchè non si capisce il motivo per cui non si dovrebbe devastare l'uomo nel momento in cui si rifiuta di abbracciare "tesi somme", anche la negazione della sua distruzione verrebbe infatti a perdere ogni significato, divenendo solo un'ipotesi condivisibile o meno, cioè non vincolante), ma che plausibilità hanno (innanzitutto) queste tesi? sono in grado di tener fermo il contenuto che propongono con sensatezza ed evidenza? Perchè è questa la domanda che ci si deve porre quando si discute di filosofia, se la filosofia intende pronunciarsi a prescindere dall'accidentale, dall'opinabile, dall'emotivo e non ridursi a salotto, chiacchiera, curiositas..
Che Kant non abbia avuto il coraggio di spingere fino in fondo la coerenza del suo discorso filosofico è un conto (la sua frigida formazione/educazione cristiana ha fatto il suo gioco), d'altra parte si tratta di un'incoerenza sua considerando la destinazione inevitabile di quel percorso speculativo (cioè poi l'attualismo gentiliano), ma (e questo è un altro paio di maniche) in base a quali motivazioni ciò (il rifiuto di perseguire nella coerenza) implicherebbe attestati di merito, valore, pudore, buon senso? Qui non si tratta di aver fede nel fatto che razionale e reale stiano in equazione, proprio perchè non è sul fondamento della fede che l'idealismo tedesco rileva la contraddittorietà dell'atteggiamento naturalistico con cui Kant interpreta l'apparire del mondo, né sul fondamento della fede che si rileva l'insensatezza dell'impensabilità di un pensato, dell'inconcepibilità di un concetto concepito.
Tu scrivi, seguendo Kant, che spazio, tempo e categorie siano soggettive. Ma, chiedo, qual'è il fondamento di questa affermazione? se alla radice di questa convinzione sta l'idea che la mente possa essere condizionata nella sua attività rivelatrice, ebbene questo è un presupposto, il cui toglimento non è oggetto di fede ma di ragione. Presupposto ancor più grave, nel caso di Kant, considerando che lui stesso introduce il carattere trascendentale dell'Io (cioè la sua insuperabilità, totale incondizionatezza intenzionale, ed è proprio qui il conflitto con la soggettività fenomenica della percezione del mondo). Ossia il fondamento del circolo di razionale e reale è la ragione, non la fede, giacchè pensare che vi sia una realtà che non appaia e che l'essere stia al di là dell'apparire è un concetto autonegantesi: è sul fondamento del suo apparire che se ne nega l'apparire, tale cioè che la negazione non può nemmeno vivere, dovendo ammettere l'affermazione per costituirsi. L'autocoscienza dello Spirito rinvia alle parole dell'eleate: lo stesso è pensare ed essere, perchè è impossibile pensare che si dia una realtà che non sia realtà che appaia, ne è possibile che l'apparire sia apparire unicamente di sè, o sarebbe un nulla d'apparire.
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Vecchio 02-07-2009, 16.57.39   #78
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Originalmente inviato da and1972rea
...invece sì Nexus, per Kant la conoscenza fenomenica e' una colossale fantasticheria collettiva...
Se fosse così non si spiegherebbe perché spese la sua vita per dimostrare la possibilità e la modalità con cui costruiamo una scienza, matematica e fisica, “pura”, fuor di dubbio, come per Kant erano le proposizioni matematiche e la meccanica di Newton e d'altronde non si spiegherebbe neanche perché procede, tramite analoghi argomenti, con la morale, fondata anch'essa oggettivamente “addirittura” sull'uomo e non su Dio.
Credo che le parole conservino ancora un certo valore e significato: c'è ben più che una sfumatura di differenza tra 'fantasticheria', 'illusione', 'suggestione' o 'intuizione' . Queste differenze, così come i fraintendimenti a cui sarebbe andato in contro, Kant li aveva bene in mente se nei Prolegomeni scriveva che
Citazione:
“[...] si può facilmente respingere l'obiezione facile a prevedersi, ma vana: <che cioè dalla idealità dello spazio e del tempo l'intero mondo sensibile sarebbe ridotto a una pura parvenza>. Infatti essendo prima stata distrutta ogni esatta cognizione filosofica della natura della conoscenza sensitiva, col porre la sensitività solo in una specie di rappresentazione confusa, per la quale noi pur conosceremmo le cose come sono, senza però avere la facoltà di portare tutto a conoscenza chiara in questa nostra rappresentazione; ed, al contrario, essendo stato da noi dimostrato che la sensitività non consiste in questa distinzione logica della chiarezza od oscurità, ma nella distinzione genetica della origine stessa della conoscenza, poiché la conoscenza sensitiva non ci rappresenta affatto le cose come sono, ma soltanto il mondo in cui essi eccitano i nostri sensi; ed essendo stato quindi dimostrato che questa dà all'intelletto, perché vi rifletta, non le cose ma soltanto i loro fenomeni: dopo questa necessaria rettifica muovere quella obbiezione è partire da un malinteso imperdonabile e quasi fatto a bella posta, come se la mia dottrina riducesse tutte le cose del mondo sensibile a pura parvenza*” (pg. 83, 85 ed. Laterza).
Non vi è nel fatto che io [le rappresentazioni sensitive dell'intelletto] le ritengo semplici fenomeni, la minima istigazione all'errore o una parvenza, giacché, nonostante ciò, esse possono essere collegate esattamente nella esperienza secondo le regole della verità. (pg. 87)
Si potrebbero citare tanti altri pezzi in cui Kant tenta di dissolvere, più o meno chiaramente, i dubbi ed i fraintendimenti a cui può andare incontro: non accediamo, per lui, a rappresentazioni confuse delle cose in sé, né la nostra conoscenza è pura illusione, anzi l'idealità (soggettiva in quanto del soggetto) di spazio e tempo e delle altre categorie a priori, lungi dall'essere “cervellotiche chimere” (pg. 89), sono le condizioni -necessarie- affinché si dia una conoscenza vera cioè “l'unico mezzo per impedire quella parvenza trascendentale, da cui è stata sempre finora ingannata la metafisica e da cui appunto questa è stata indotta ai puerili sforzi di cercar di acchiappare delle bolle di sapone, perché si prendevano per cose in sé dei fenomeni che pur sono delle semplici rappresentazioni.” (pg. 89)

Dunque è vana parvenza solamente pretendere che il fenomeno possa rappresentarci le cose in sé e non invece le nostre rappresentazioni della natura le quali, proprio tramite la funzione “ordinatrice” ed unificante della soggettività comune ad ogni uomo in quanto dotato di “ragion pura”, permettono di acquisire conoscenza certa ed indubitabile: così tentava di disinnescare le critiche degli scettici riguardo alla possibilità di conoscenza, tentando pure, ed anche questo lo chiarisce esplicitamente, di non cadere nelle secche dell'idealismo (dei suoi contemporanei). Non ti puoi sottrarre a questo argomento, visto che anche tu ammetti che il “cuore” detti/ordini/infonda a priori all'intelletto le sue “ragioni”: Kant ti chiede perché il cuore ingannerebbe l'intelletto con “cervellotiche chimere” e lo confonderebbe con mere fantasticherie.
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Vecchio 02-07-2009, 17.00.29   #79
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Si può dedurre e si deve dedurre, si può dedurre e si possono esprimere le deduzioni metafisicamente, si può dedurre ed esprimere fenomenologicamente, si può dedurre ed esprimere matematicamente, fisicamente, criticamente, psicologicamente, criticamente .... ma partendo dalla storia, dalla vita, dall'esistenza...dalla carne, in una parola.

Se l'Assoluto, se Dio, se la Verità, se la Filosofia non si è fatta carne e non si fa carne, tutto è futile, fatuo, infantile, superbo, presuntuoso e risibile, sterile e noioso gioco dialettico.
Il Logos, come dici tu o come io proietto nelle tue parole, deve farsi carne, necessariamente. Perciò si è fatto carne fin dall'inizio e si fa carne fino alla fine.
Quello che esprimi, nexus6, se è questo che esprimi, lo lo trovo umile e sublime e non può che acquietare l'inquieto intelletto.

Ciao
Sono sempre stato da una parte affascinato dall'altro atterrito dal problema della conoscenza; non so se il Logos di cui parli non sia altro che espressione della nostra razionalità e del nostro modo di scegliere, ordinare ed unificare la natura, di infondervi una forma. Non so se l'uomo sia in realtà un terminale, un passaggio, un filtro, uno specchio o un creatore... forse nessuna di queste cose. Comunque, indipendentemente da ciò, siamo nel mondo, viviamo, riusciamo a rispondere a molte delle nostre domande e ai nostri bisogni, possiamo costruire un certo numero di conoscenze condivise ed intersoggettive, abbiamo la possibilità di percepire l'universo come un 'Kosmos'. Come e perché avviene questo? Perché esiste questa possibilità? A volte mi dico che è necessario sia così, visto sarebbe assurdo pensare ad un padre ed un figlio o due gemelli che non si comprendessero. Altre volte mi dico che, in realtà, non c'è separazione tra il soggetto e l'oggetto che tentano disperatamente di raggiungersi.

Sembra che in fondo parte del lungo percorso della filosofia non sia che un tentativo di fornire delle risposte a queste domande.

Se ho capito cosa hai voluto intendere stiamo dicendo, penso, cose differenti... o no, visto che probabilmente l'unico reale modo per illuminare questo mistero, oltre a puntellarlo con la nostra filosofia e la nostra scienza, sia viverlo, considerato che è in questa forma che si realizza in noi.
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Vecchio 02-07-2009, 22.46.12   #80
and1972rea
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...cerchero' di ribadire quanto gia' espresso...:quando dico che per Kant le idealita' di spazio e tempo sono fantasticherie collettive, intendo dirlo allo stesso modo di come direi, in veste di paziente del Dr.House, che le secrezioni ghiandolari salivari sono un banalissimo sputacchio !!...non capisco quale obiezione vogliate muovere all'uso di questi termini usando le parole dello stesso Kant , il quale non esita ad affermare che la conoscenza oggettiva si ferma al mondo delle percezioni del soggetto, e non alla conoscenza delle cose in se', come a dire che le verita' immutabili non riguardano le “cose non cose” che (non si sa come) determinano il mondo sensibile, ma soltanto quello; e' chiaro che una siffatta conoscenza sara' pure oggettiva ,coerente, universale in se', ma diverra' pazza fantasticheria se riferita alle noumeniche “cose non cose” davvero vere che sono il principio e la sorgente continuamente attiva ma noeticamente irraggiungibile dell'esperienza sensibile, e questo, Kant, lo sottointende chiaramente nelle parole che citate, ma egli non approfondisce; e' il paradosso di questo mondo non conoscibile ma che fornisce sempre continua rinnovata materia alla conoscenza delle cose sensibili che offre il destro alle critiche dell'idealismo tedesco,il quale spazza via definitivamente e irragionevolmente anche l'ultimo barlume inspiegato di metafisica rimasto in Kant. Solo Pascal avrebbe potuto aiutare Kant a sciogliere quel paradosso fra metafisica e idealismo...,infatti non si da' alcun sistema chiuso di idee che possa razionalmente autosostenersi senza il puntello della fede in un qualche assioma , in un qualche principio indimostrabile alla ragione dell'intelletto, solo l'irrazionale capacita' del cuore puo' generare la possibilita' di un sitema ideale di poter giungere al Reale oltre il razionale.

Saluti
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